Bibliometria

    Da const.


    Documenti[modifica | modifica sorgente]

    2019 10 19[modifica | modifica sorgente]

    https://www.roars.it/online/scandalo-tributaristi-anvur-era-davvero-andata-contro-le-baronie/

    https://www.roars.it/online/the-italian-scientific-miracle-is-an-illusion/


    2019 09 26[modifica | modifica sorgente]

    “Recherche scientifique: le faux miracle italien”: Sylvestre Huet nel suo blog ospitato sul sito di Le Monde spiega ai suoi lettori il (falso) miracolo italiano, una nazione che taglia risorse destinate alla ricerca ma che ciò nonostante ne scala i ranking. Come mostrato nel recente articolo di Baccini, De Nicolao e Petrovich (https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0221212), i ricercatori italiani hanno imparato a "citarsi addosso" per centrare gli obiettivi bibliometrici anvuriani. Nell’ultima frase, Huet non esita a definire “asineria governamentale” le politiche di valutazione della ricerca italiane che hanno innescato un fenoneno di doping bibliometrico collettivo: les « bons » chiffres en nombre d’articles et de citations sont le résultat d’une duperie collective provoquée par l’ânerie gouvernementale. [le “buone” cifre in numero di articoli e citazioni sono il risultato di un inganno collettivo provocato dall’asineria governamentale.]

    https://www.lemonde.fr/blog/huet/2019/09/25/recherche-scientifique-le-faux-miracle-italien/


    https://left.it/2019/04/23/i-costi-della-falsa-scienza/


    http://scuola24.ilsole24ore.com/art/universita-e-ricerca/2019-03-12/-qualita-ricerca-e-valutabile-piu-modi--185816.php?uuid=ABPb0NdB

    Facebook[modifica | modifica sorgente]

    2019 09 12[modifica | modifica sorgente]






    Povera università (parafrasando povera patria...)

    Ma dai, veramente? E noi che lo avevamo sempre detto per scherzo! Addirittura apprendiamo oggi, di prima mattina, in due articoli pubblicati sul Fatto quotidiano che è proprio vero, che l'università italiana e la ricerca scientifica italiana se la passerebbero davvero male. In un pezzo dal titolo "Ricerca, le troppe autocitazioni gonfiano i risultati top dell'Italia" (ne ha parlato anche Stella sul Corriere) scopriamo (sic!) che i risultati della ricerca universitaria italiana sarebbero drogati perché falsati dal fatto che ricercatori e docenti citano se stessi o gli amici e si scambiano opportunisticamente questi favori per far crescere la propria collocazione in termini di impatto delle pubblicazioni in vista delle procedura di abilitazione scientifica nazionale. Le solite furbate all'italiana, dirà qualcuno, non è una pratica illecita al limite solo un po' immorale. Se non fosse per il fatto che il reclutamento e i concorsi sono tutti predeterminati anche attraverso questa droga delle auto-citazioni, ma per qualcuno, ovviamente, non si uccide mica nessuno, non si commettono omicidi, quindi è un problema di secondo piano. Povera Italia. In un altro pezzo leggiamo, a proposito dell'inchiesta di diritto tributario sull'abilitazione scientifica nazionale che ha fatto tanto parlare alla fine del 2017, "Il processo ai baroni inizia senza le istituzioni, il Miur e il Comune". Udienza preliminare per i prof di diritto tributario, il ministero dell'istruzione e il municipio non sono fra le parti civili, mentre il rettore di Firenze che all'epoca aveva annunciato in pompa magna la costituzione e il diritto di risarcimento del danno specialmente all'immagine, nicchia. Dunque ricapitoliamo: concorsi farsa cioè predeterminati e pilotati, come dimostra l'inchiesta "Università bandita", docenti e ricercatori che pompano e drogano i loro curriculum con il metodo dell'autocitazione, istituzioni che dicono una cosa e poi fanno l'esatto contrario. Cos'altro deve accadere, l'invasione delle cavallette o il diluvio universale, affinché qualcuno capisca che bisogna totalmente invertire la rotta all'università? Non da domani, da subito. Noi che ancora (forse siamo solo degli illusi?) crediamo in un cambiamento possibile, dedichiamo questa canzone di Franco Battiato "Povera patria" a tutti coloro che ancora, insieme a noi, agiscono, combattono, lottano, fino alla morte: https://www.youtube.com/watch?v=gfHpWwWu-qY Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo


    Arrivati a questo punto, io vorrei anche chiedere delucidazioni in merito alla 'qualità sceintifica' di certe riviste che l'Anvur ha piazzato in classe A, ovvero come certe scelte siano state orientate e da chi. Cito un episodio che mi ha vista coinvolta. La rivista si chiama "Hortus Artium Medievalium". Vi scrive una collaudata cricca accademica italo-croata che decide a priori chi può pubblicare nella rivista e chi no. Io ebbi gran difficoltà per essere ammessa al meeting annuale (al tempo, ingenuamente, pensai che i croati fossero semplicemente dei gran cialtroni, dato che dovetti scrivere più volte per sapere se il mio abstract fosse arrivato e se fosse stata soddisfatta la mia richiesta di partecipazione). Me ne andai al meeting pensando che fosse stata soltanto 'cialtroneria' e così continuai a pensare anche per tutto il tempo in cui l'articolo, che due mesi dopo inviai subito, non riceveva nessun tipo di referaggio (nonostante i miei solleciti all'avvicinarsi dell'uscita della pubblicazione annuale). Conclusione: la rivista è uscita (inutile precisare che i nomi della cricca c'erano tutti, anche quelli di persone a me molto vicine e oppositive), ma del mio articolo non ho più saputo nulla. Dopo molta insistenza sono riuscita ad avere un solo 'pseudo' referaggio di 10 righe che non diceva nulla, scritto da chi evidentemente non aveva letto l'articolo e non aveva dimestichezza con il metodo, su file word creato il giorno stesso e che concludeva affermando che l'articolo 'non era da publicare'. Ho chiesto ripetutamente spiegazioni al direttore, a tutto il comitato scientifico e alla casa editrice, con più e-mail collettive che ancora conservo. Nessuno ha mai risposto. Ho contattato l'Anvur molte volte, anche telefonicamente, segnalando il caso, ma in tutta risposta mi è stato detto 'e noi cosa possiamo farci'? Questa rivista, dove NON ESISTE un seria attività di referaggio e che,a quanto pare, è totalmente priva anche di un serio e professionale comitato scientifico, brilla ancora in classe A e rappresenta un porto sicuro per chi sta compiendo la scalata accademica. Aspetto ancora una risposta.


    Serena Zanetto io abolirei totalmente le distinzioni di riviste di fascia a o b, se una rivista è scientifica ed ha un comitato scientifico composto da docenti di riconosciuto valore nel settore, che però faccia vere valutazioni e referaggio, non farsesche cone spesso accade, non c'è bisogno di differenziare o creare livelli, o è scientifica o non lo è



    Sono d'accordo. Ho ricevuto referaggi degni di questo nome da riviste che in Italia sono relegate alla serie 'b' e non ho mai capito come fosse possibile....



    Giambattista Scirè infatti, io scrivo cose meravigliose in riviste classificate in fascia B con un comitato scientifico internazionale eccezionale, composto dai nomi più grandi della scienze umanistiche internazionali. Ed è di fascia B semplicemente perché il curatore della rivista e l'editore se ne fottono di queste classificazioni calcistiche! E' il contenuto quello che conta non la fascia!


    Collegamenti[modifica | modifica sorgente]

    https://it.m.wikipedia.org/wiki/Fattore_di_impatto


    https://it.m.wikipedia.org/wiki/Fattore_di_impatto




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