Comitato No ENPAF

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https://www.pensionioggi.it/notizie/previdenza/pensioni-per-i-farmacisti-dipendenti-cumulo-difficile-5434534


MEDICI E FARMACISTI DIPENDENTI A CONFRONTO. L'ANOMALIA DEL DOPPIO OBBLIGO PREVIDENZIALE INPS/CASSA DI CATEGORIA

✅La previdenza dei dipendenti e dei liberi professionisti.

Oggi in Italia la legge prevede che i liberi professionisti non iscritti ad un Albo debbano iscriversi alla Gestione separata INPS, mentre quelli iscritti ad un Albo devono essere iscritti obbligatoriamente alla relativa Cassa previdenziale (D.Lgs. 509/94 e D.Lgs. 103/96).

✅Le Casse previdenziali altro non sono che gli Enti previdenziali privati e privatizzati cui fanno riferimento i liberi professionisti e quindi per definizione NON dovrebbero essere di pertinenza dei professionisti con lavoro dipendente.

Ricordiamo infine che l'INPS gestisce il sistema previdenziale della maggior parte dei dipendenti. Detto questo vogliamo sottolineare l'anomalia della “duplicazione previdenziale” che colpisce unicamente Farmacisti dipendenti, Medici dipendenti nonché i Veterinari dipendenti iscritti all'Albo prima del 1991. Questi ultimi infatti possono cancellarsi dall'Enpav, grazie a quanto previsto dalla legge di riforma dell'Ente del 1991, ma solo se iscritti per la prima volta all'Albo dei Veterinari proprio dopo tale anno.

✅D.LGS.C.P.S. 13 SETTEMBRE 1946, N. 233 La norma che stabilisce l'obbligo dell'iscrizione d'ufficio alla Cassa previdenziale privatizzata di categoria per “tutti” gli iscritti agli Albi professionale dei Medici, dei Farmacisti e dei Veterinari (anche se svolgono lavoro dipendente), è data dall'Art.21 del DECRETO LEGISLATIVO DEL CAPO PROVVISORIO DELLO STATO 13 settembre 1946, n. 233

👩‍🔬Quanti sono i Farmacisti in Italia. Sono circa 100.000 i farmacisti iscritti all'Albo nel 2020. Di questi i liberi professionisti sono circa un terzo mente i 2/3 hanno un rapporto di lavoro dipendente. Più del 70% degli iscritti sono donne. L'ente non prevede aliquote contributive in nessun caso. Si tratta di un “unicum”nel panorama previdenziale: un sistema a quota fissa e prestazione definita.

I farmacisti dipendenti pagano già Inps dalla loro busta paga.

Tutti i farmacisti iscritti all'Albo devono una quota intera di 4.500 euro, anche se i dipendenti e i disoccupati iscritti all'Albo possono chiedere una riduzione e pagare la quota ridotta al massimo all'85% (extra busta paga ben 718 euro) se si sono iscritti all'Albo dei Farmacisti prima del 2004 o al 3%( 173 euro sempre extra busta paga) se sono iscritti per la prima volta all'Albo dal 2004 in poi. E' prevista un'ulteriore riduzione all'1% per i disoccupati ma solo se iscritti all'Albo dal 2004. Per motivi di sintesi non scendiamo in dettagli. Questa riduzione per dipendenti e disoccupati però non spetta in maniera automatica e non basta la domanda all'Ente per poterla ottenere. L'Ente chiede infatti dei requisiti dettati da farraginose norme contenute nell'art 21 del regolamento Enpaf . Il risultato? Ogni anno centinaia di farmacisti dipendenti e disoccupati non riescono ad ottenere la riduzione, e sono costretti a pagare all'ente cifre più alte, cioè la quota di 2.300 euro ma anche quella di 4.500 euro, anche con redditi molto esigui o assenti.

👨‍🔬QUANTI SONO I MEDICI IN ITALIA. In Italia ci sono 403.454 medici iscritti all'ordine. Per quanto riguarda le professioni che svolgono, 131.695 sono medici ospedalieri, 114.806 medici specialisti in attività privata e 43.927 medici di medicina generale. 17.852 sono invece i medici in Casa di Cura. (fonte dalla rete)

ENPAM. Il pagamento della Quota A è dovuto da tutti i medici abilitati alla professione e scatta in automatico dal momento in cui ci si iscrive al proprio Ordine. Gli importi della quota A aggiornati al 2020 sono: •€ 230,65 all’anno fino a 30 anni di età •€ 447,70 all’anno dal compimento dei 30 fino ai 35 anni •€ 840,14 all’anno dal compimento dei 35 fino ai 40 anni •€ 1551,59 all’anno dal compimento dei 40 anni fino all’età del pensionamento di Quota A •€ 840,14 all’anno per gli iscritti oltre i 40 anni ammessi a contribuzione ridotta (a questa categoria appartengono solo gli iscritti che hanno presentato la scelta prima del31 dicembre 1989. Dal 1990 non esiste più la possibilità di chiedere la contribuzione ridotta). Il reddito da libera professione è coperto dai contributi previdenziali di Quota A fino a un certo importo. Superata questa soglia si devono pagare i contributi di Quota B.”

⚖️Trattandosi delle uniche categorie di dipendenti, che svolgendo un unico lavoro da dipendente, sono costrette ad un doppio obbligo previdenziale sarebbe auspicabile porre fine a questa discriminazione contributiva, e che il contributo previdenziale verso la cassa di categoria venga reso facoltativo. Inoltre sarebbe utile la conversione delle quote, versate sino ad ora, nella quota INPS o, per chi voglia, come quota di riscatto anni di laurea. ✅Se condividi questa proposta metti un like e condividi questo post. Comitato No Enpaf.