Conflitto sociale legale/Disinformacrazia (definizione)

Da const.
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La disinformacrazia (dall'italiano: disinformazione e dal greco antico: κράτος, krátos, "potere") etimologicamente significa "governo sui disinformati", (attenzione, non dei disinformati) ovvero sistema di governo in cui la sovranità emana dal popolo di disinformati inconsapevoli (N.B. La disinformazione non è che il risultato della ignoranza artificiale), generalmente identificati con la maggioranza dei cittadini, viene fatta esercitare ai rappresentanti, ossia agli eletti a mezzo di votazioni che non permettono una libera scelta (liste bloccate, maggioritario, collegi territoriali anziché nazionali, quorum inaccessibili di firme) in modo che si arrivi alla elezione di un gruppo di rappresentanti, denominati "disinformatori", che non rispondono ad un programma ed ad un partito ma ad un gruppo di potere con interessi confliggenti con la maggioranza di disinformati inconsapevoli che li ha eletti.

Non bisogna confondere l'idea che le votazioni servano a selezionare il più disinformato inconsapevole tra il popolo in quanto si ricadrebbe nella casistica della democrazia rappresentativa. Esse servono a conferire la legittimità del potere ai disinformatori che vessano la maggioranza che li ha eletti.

Il disinformatore agisce quindi in totale autonomia nel mandato di rappresentanza tutelando gli interessi delle lobby che hanno gestito la sua elezione.

La disinformacrazia si regge con la tecnica della spoliazione legale.

La disinformacrazia è l'equivalente di quella che lo storico Emilio Gentile ha definito democrazia recitativa o al totalitarismo rovesciato del politico teorico Sheldom Wolin.



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