Controllando i controllori

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AD PERPETUAM REI MEMORIAM "Così nessuno potrà dire che non sapeva"

OGGETTO: COMMISSIONE DI INCHIESTA SU CASSA PREVIDENZIALE ED ORDINI PROFESSIONALI DEGLI AVVOCATI. SEGNALAZIONI (LE NOTE COSTITUISCONO PARTE INTEGRANTE E SOSTANZIALE).

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Premessa; “(…) La tutela dei diritti – e a maggior ragione – la tutela dei diritti umani è uno dei doveri essenziali dell‘avvocato.” - cit. Guido Alpa, giurista e avvocato italiano, Presidente del Consiglio Nazionale Forense dal 2004 al 2015, ne “L’Avvocatura italiana al servizio dei cittadini” [1]; Relazione di apertura dell XXX Congresso nazionale forense, Genova, 25 novembre 2010.

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Spett.li Autorità, Faccio seguito alle mie precedenti note denunce per significare quanto segue: La diffusione, nel nostro Paese, del fenomeno della collusione tra criminalità organizzata, privati e professionisti è cosa oramai conclamata ed è sotto gli occhi di tutti. Eppure, per certi versi, anche solamente toccare l’argomento della contiguità tra reati associativi, metodo mafioso e mondo dei professionisti, specie quando in posizioni Apicali ed appartenenti a “ben precise” categorie, rimane un tema regolarmente relegato, ancora adesso, ad argomento tutto da indagare – direi persino impronunciabile se non al prezzo di essere emarginato, sommerso da querele, citazioni per richieste di risarcimento danni ed altre vergognose rappresaglie [2] – e che trova manforte proprio nelle energiche reticenze della politica. Così, mi rivolgo, un’altra volta, sempre riallacciandomi alle molteplici mie richieste e denunce di cui ai precedenti scritti, già in vostro possesso, e che qui devono intendersi tutti per integralmente trascritti, al mondo degli affari pubblici o, perlomeno, a quella parte che regolarmente si spende, e incessantemente si reclamizza, come “politica del cambiamento”: vogliamo istituirla una benedetta commissione d’inchiesta sulle Casse previdenziali e gli Ordini professionali?! e così quantomeno “provare” a smantellare la fitta “rete affaristica” che gira intorno al comparto forense e tutto quanto ad esso collegato? Oppure vogliamo continuare, nell’inerzia colpevole di chi deve vigilare sulla legalità del nostro sistema, a chiudere gli occhi e dar spago ai tanti giocarelli, come, ad esempio, quelli tante volte inseriti quasi di nascosto in leggi che non c’entrano nulla ma sempre con la precisa finalità di “spalleggiamento tra cointeressati” o, come in questi giorni, il tentativo “ignobile”, di certuna politica [3] di correre “in soccorso” a taluni soggetti dell’Ordine forense e disinnescare la recente pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione. La Sent. n. 32781 del 19-12-2018 che, a ben vedere, dice, e lascia “intravedere”, esattamente quello che in tanti ormai andiamo denunciando da tempo: “(…) 30. Evidentemente, la norma valuta come da evitare per quanto più possibile il pericolo di una cristallizzazione di posizioni di potere [4] nella gestione di queste a causa della protrazione del loro espletamento ad opera delle stesse persone: protrazione che è, a sua volta, fornite o incentivo di ben prevedibili tendenze all'autoconservazione a rischio di prevalenza o negativa influenza su correttezza [5] ed imparzialità dell'espletamento delle funzioni di rappresentanza. Al contrario, questo dovrebbe necessariamente essere sempre ispirato, per le stesse pubblicistiche esigenze che presiedono alla loro strutturazione in sistema ordinistico, a particolare correttezza e rigore nell'esercizio delle professioni così strutturate (…)” [6]. Contesto ancora più evidente in queste ore [7] dove, nonostante un decreto legge che introduce misure urgenti e indifferibili sulla ineleggibilità per chi ha svolto il doppio mandato nei Consigli degli Ordini circondariali forensi (d.l. adottato dal Consiglio dei Ministri n. 37, nella seduta del 10 Gennaio 2019, confermando pienamente quanto sancito dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 32781/2018), certa avvocatura continua a lavorare, imperterrita e senza sosta, calpestando i più basilari valori della funzione sociale dell’avvocato pur di scongiurare il crollo del personale “sistema affaristico-clientelare” oramai di dominio Pubblico e non più nascondibile. Persino il Consiglio Nazionale Forense, e chi per lui, ovverosia il suo presidente Andrea Mascherin, che lo presidia da tempo abusando della funzione Pubblica rivestita, ed ha in tutta fretta già provveduto, “furbescamente”, a farsi rinnovare la carica dai fidi consiglieri in scadenza, ha cominciato a correre in soccorso dei suoi galoppini: e lo ha fatto, ad esempio, riammettendo, in composizione giurisdizionale, le candidature degli “ineleggibili” in corsa alle elezioni per il rinnovo del COA di Roma (rif. Rg. nr. 1/2019 del Consiglio Nazionale Forense: provvedimento cautelare la cui correttezza è stata messa in dubbio dal Procuratore delle Repubblica obbligato per legge ad assistere alle sedute; e poi successivamente confermato, sempre dal Cnf, ugualmente nel merito). E tra le personalità recalcitranti ad abbandonare sono tanti quelli da sempre totalmente immuni ai procedimenti disciplinari le cui sanzioni, come ho rappresentato già in mie precedenti comunicazioni e denunce, diverrebbero ostative al mantenimento – o il conseguimento – delle poltrone e delle cariche raggiunte. Ma la cosa più vergognosa è che spesso si assiste ad una vera e propria immunità alla “responsabilità penale” nonostante i plateali e gravi abusi e le omissioni d’ufficio denunciate. E per inerzia compiacente, e deplorevole, di chi è parte di quel sistema ad un diverso “livello”. Si pensi anche semplicemente alle registrazioni audio integrali [8] [9] custodite dalla Cassa previdenziale forense da me più e più volte denunciate nel silenzio di chi sarebbe preposto a controllare e sanzionare certe condotte degli avvocati. E non solamente quelle di rilievo deontologico ma altresì, lo si ripete, quelle di rilievo penale (v. infra). Soggetti che se non si proteggessero “a vicenda” avvantaggiandosi della fitta “rete” che hanno creato negli anni e, soprattutto, non fossero spalleggiati dalle Autorità – ma anche dalle Alte Istituzioni del Paese – che dovrebbero vigilare e controllare su talune condotte, si ritroverebbero sicuramente “fuori dall’Albo”. E così chi chiamato a sfoltire per tornaconti amicali e personali verrebbe a ritrovarsi a sua volta “sfoltito” per aver infranto i “doveri obblighi” della professione e della funzione rivestita [10] [11] [12]. Molteplici questioni tutte legate dal un filo conduttore: quello dell’interesse amicale e dei vantaggi personali intrecciati tra più livelli e differenti comparti [13] che nota dopo nota, denuncia dopo denuncia, ho cercato di sviluppare con modalità beneducate – forse anche troppo – ed atte ad agevolare una inversione di rotta che non vi è stata. Ultimamente, ad esempio, si è persino parlato tanto della "manina" che ha inserito nell’ultimo decreto fiscale, varato dal governo, un articolo che assegnava 84 milioni alla Croce Rossa Italiana, ormai privatizzata, fino ad arrivare, a seguito di ulteriori avvenimenti [14], ad ottenere le dimissioni del capo di Gabinetto di Tria, “Roberto Garofalo”. Ma è difficile comprendere tanta ingenua meraviglia da parte di tanti esponenti di spicco. E non già perché si tratta di un nome che ho già toccato, insieme a quello di Guido Alpa “ed altri”, in mie risalenti e “formali” note denunce. Ma perché sono “parecchi anni” che nei corridoi dei Tribunali italiani giudici togati mormorano ad alta voce dei comportamenti ritenuti “illeciti” e che ruotano intorno al collega in aspettativa e che passano per la gestione della Casa editrice, i corsi per i concorsi e quant’altro collegato (v. infra). E se a noi, minuscoli, arrivano i mormorii, ed i collegamenti con i nomi di spicco della avvocatura italiana vecchia e nuova, figuriamoci nelle vostre più alte stanze il livello di “consapevolezza”. Ma il sistema funziona proprio così: si presidiando vertici ed organi di controllo dall’interno (v. infra e le connesse note). Forma e facciata sono sempre salve, e poco importa se la sostanza scricchiola a comando “in violazione di diritti”. E basta sbirciare appena i curricula. Sempre quello del predetto magistrato del Consiglio di Stato, a dimostrazione: codirettore della Treccani Giuridica [15]; presidente della Commissione istituita dal Presidente del Consiglio per l'elaborazione di misure di contrasto, anche patrimoniale, alla criminalità; coordinatore della Commissione ministeriale per l'elaborazione di misure per la prevenzione e il contrasto della corruzione. E non aggiungo altro se non che suona da beffa la colpevole inerzia di chi di dovere ad ogni mia denuncia. Ed è davvero arduo non domandarsi se anche in questo caso la politica “del momento”, nel caso specifico, in cambio delle dimissioni, non abbia concesso una sorta di “salvacondotto” considerato che tutto, come da copione, è tornato a tacere. Una commistione quella che lega funzionari politico istituzionali ed Apicali del comparto forense ed interessi privati, tra i più disparati (v. le mie note denunce dal 2011 al 2018), che ruotano intorno all’industria finanziaria, alle case editrici, alle software house giuridico professionali, agli eventi formativi su concorsi, alla formazione e l’aggiornamento professionale, assicurazioni, e quant’altro di vostra completa conoscenza. Oramai per andare avanti in questo Paese bisogna essere figli e/o amici “della persona giusta”. Come è accaduto anche per l’ultima Legge di bilancio dove tra le varie proroghe in materia di giustizia, vi è quella che ha rinviato un’altra volta “di un ulteriore anno” (al 2 febbraio 2020) l'entrata a regime della nuova disciplina per l'iscrizione all'albo dei cassazionisti degli avvocati. Tale misura agevola miratamente “il figlio di…” che prontamente ne usufruirà per iscriversi agevolmente nell'albo delle giurisdizioni superiori secondo la previgente normativa. E “sfuggendo” alla nuova disciplina congegnata a per ampliare il contesto “alimentare” di chi orbita nella predetta “rete affaristica” che, proprio a tavolino, crea torte ed allarga le fette da spartirsi. Gli stessi avvocati, infatti, negli anni non sono certo “figliati” e per opera dello Spirito Santo ma unicamente per le “gravi responsabilità” di chi ha lucrato, e tuttora lucra, impunemente, sui medesimi con l’appoggio di chi governa ed amministra ai più alti livelli dello Stato. Infatti, sicuramente, i Vigilanti e i Controllori che mi leggono conoscono molto bene che, originariamente, l'esame di avvocato avveniva attraverso un concorso il cui numero di posti veniva fissato dal Ministro di Grazia e Giustizia, su parere del Consiglio Nazionale forense che riportava, a sua volta, le indicazioni fornitegli dai singoli Consigli dell'Ordine. Tale disposizione è stata sospesa "temporaneamente" (ed i commi 1 e 2 abrogati) dal D.Lgs. D.Lgt. 7-9-1944, n. 215. E la situazione è stata, poi, lasciata “degenerare” negli ultimi due decenni. Ma tornando alle Casse previdenziali, da sempre amministrate, proprio come quella degli avvocati, dai medesimi che negli anni si sono avvicendati ed incrociati, e ancora adesso, e in conflitto di interessi, ed al di la dei codici etici e di condotta di “mera facciata” (v. infra), tra gli incarichi e le poltrone dei medesimi enti, società, associazioni, fondazioni, organismi di controllo deontologico e tutto il rimanente: è credibile, ed anche tollerabile, che Vigilanti e Controllori facciano sempre finta di non conoscere i reali motivi che impediscono al c.d. “Regolamento investimenti” di essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale? La COVIP il 18 ottobre [16] scorso ha presentato il documento di sintesi sui dati relativi al patrimonio delle Casse professionali e alla loro gestione finanziaria al 31 dicembre 2017. Ebbene. COVIP non ha mancato, ancora una volta, di segnalare le “gravi carenze” normative intanto che un regolamento sugli investimenti non risulta ancora adottato benché predisposto e da circa 6 anni è pronto per la pubblicazione [17] (v. anche infra e sempre le relative note di supporto). E a tal riguardo suona alquanto curioso sentire, ripetutamente, da certi Presidenti – e forse sarebbe anche l’ora che la smettessero – il racconto della solita “filastrocca” della redditività. Che l’investimento sbagliato ci può stare e che, in fondo, puntare d’azzardo 50milioni di euro “imposte” [15] dei contribuenti per le mancanze e le gravi responsabilità di coloro i quali hanno contribuito ad imboscare il predetto Regolamento, anche arrivando a perderli per intero, ci può stare e, comunque, non è sicuramente un problema “suo”. E infatti proprio Alberto Oliveti, Presidente nazionale della fondazione ENPAM, e da poco riconfermato Presidente dell’Adepp – l'associazione degli “Enti previdenziali pubblici [18] [19] [20]” chiamati privati per celare ed agevolare la lenta “spoliazione” dei contribuenti a vantaggio di una ristretta cerchia che condiziona da tempo lo Stato e tutte le sue istituzioni e articolazioni –, anche dopo la recente inchiesta della trasmissione Report [21] di Rai3, continua a puntare il dito della discolpa alla “media della rendita degli investimenti” e, dunque, alle “ceste” che arrivano ben piene a destinazione. Ma a parte la banale considerazione che con il predetto Regolamento determinati investimenti non sarebbero stati mai e poi mai possibili e quindi le perdite sarebbero state pari ad € “0/00”! Lo sguardo andrebbe posto proprio su quello che cade, e “dove” cade, dalle ceste, anche se, e quando, pani ed i pesci, come affermano i Presidenti, arrivano, o quantomeno sembrano sempre arrivare, a destinazione. Ricordo a chi legge che Alberto Oliveti è colui che come Presidente dell’Adepp ha avuto il coraggio di formalizzare al Ministero dell'Economia e delle Finanze, Direzione Generale per le Politiche Previdenziali, di non possedere i dati sulla “sostenibilità [22]” degli Enti previdenziali! (v. la nota nr. 23 e il documento allegato Prot. 199/16 a firma Alberto Oliveti). Lascio a voi ogni eventuale ed ulteriore commento. Ma resta comunque singolare che con una “pletora” di Vigilanti e Controllori, e con Presidenti lautamente pagati per gestire la contribuzione previdenziale seguendo i principi di “sana e prudente gestione”, ben nr. 2 investimenti “consecutivi” vengono fatti – qui nello specifico di Enpam – nei progetti immobiliari di un unico soggetto sull’orlo del fallimento. Ed il secondo dopo che il primo era stato già svalutato del 50%! I Presidenti dovrebbero ben spiegarci il perché quando scocca l’ora del “conflitto di interesse” gli “organi di garanzia” non funzionano mai! [24] [25]. Mi piacerebbe comprendere per quali motivi – o forse sarebbe meglio dire “magie?” – quando qualcosa cade dalle ceste, cade sempre nelle mani di alcuni piuttosto che di altri (v. infra gli esempi). Possiamo domandarcelo legittimamente o qualcuno si infastidisce se lo si fa anche solo notare? Ed anche capire perché il Presidente Oliveti quando a mezzo stampa afferma che “alti e bassi sono fisiologici” e sbandiera il rendimento medio annuo – giungendo a qualificare come utile quello che in realtà è un avanzo di amministrazione – non raffronta mai i dati con “il costo del debito pubblico” prima di esibirli. Forse per evitare che si possa anche comprendere che risultati e performance reali sarebbero differenti e, a quel punto, i rischi non confacenti ai doveri della gestione prudenziale degli Enti previdenziali? Perché Vigilanti e Controllori, ad esempio, non spiegano come mai nel processo che prende il nome di “Asset Allocation Strategica” il mandato per gestire il risparmio previdenziale viene dato sempre ai soliti e non vi è alcuna concorrenza?! E sono tante, forse anche troppe, le cose dette da chi di dovere che, poi, ad una verifica non sembrano quadrare (v. note). Ad esempio da un articolo di ItaliaOggi del 31/10/2018, pag. 36, accanto ad un bel primo piano del presidente Nunzio Luciano, si apprende che per il 2019 la somma che la Cassa – forense in questo caso – destinerà al welfare sfiorerà i 68 mln di uro (66 milioni e 800 mila euro è stata la somma destinata nel 2018); dimostrazione, allora, che le risorse per rendere la Cassa degli avvocati “inclusiva [26]” e non esclusiva ci sono tutte qualora i gestori si adoperassero ad un tempo per l’interesse Pubblico e quello degli iscritti e si sganciasse dall’inseguire quello personale ed elitario. Ed ancora – non quadrano – i dati riguardanti il c.d. “indice di concentrazione” del patrimonio della Casse con tutte le dichiarazioni rilasciate alla stampa ed ai Colleghi sulla magnificata “diversificazione”. Infatti, come ci spiega l’avvocato Paolo Rosa, ex Presidente della Cassa previdenziale degli avvocati [27], quello dell’Ente previdenziale forense è al 59,0%. Dunque l’indice di concentrazione del patrimonio di Cassa Forense resta molto alto. E più la percentuale è elevata e più è alto il “rischio” che il cattivo andamento di un asset trascini con sé tutti gli altri (v. relazione COVIP a Pag. 13 del quadro di sintesi https://www.covip.it/?p=14092 ). Se dunque a parole il Presidente di Adepp e quello dell’Ente previdenziale degli avvocati ribadiscono che si diversifica ma, poi, se la realtà è quella che si compera “asset correlati”, in realtà il patrimonio si concentra e così se uno va male rischiano di flettere in molti. Ed uno dei rischi sottovalutati “in assenza di regole e controlli” stringenti è proprio questo: comperi azioni di un tipo e poi diversifichi comprando fondi azionari, ma se questi contengono le stesse azioni non decorreli assolutamente nulla, e se le azioni vanno male ti porta giù all’istante anche il fondo! Il fatto, poi, che persino i commercialisti, che queste cose dovrebbe insegnarle, hanno un tasso di concentrazione ancora ancora più alto e pari al 70,7% sicuramente non è rassicurante. Tuttavia una cosa si evince, ancora una volta, e cioè che anche qui i giochi ruotano sempre e soltanto con gli stessi “marpioni” della industria finanziaria! (cfr. le note). Le Casse dei professionisti restano gli unici investitori istituzionali affrancati da una regolamentazione unitaria, nonostante gestiscano contribuzione previdenziale obbligatoria per “miliardi”. Dunque, diversamente dalla normativa sui fondi pensione, la cui adesione è semplicemente “volontaria”, e la sua disciplina è stringente e sta anche ulteriormente evolvendo grazie al recepimento in Italia della Direttiva IORP II, le Casse dei professionisti dispongono di una “normazione primaria obsoleta” e di una “normazione secondaria assente”. Con grande gioia di operatori e investitori che possono fare praticamente ciò che vogliono con quasi 90 miliardi di euro costituiti da contribuzione previdenziale obbligatoria [15] [28]: con una “GESTIONE DIRETTA” delle risorse “contributive obbligatorie” di 68,5 miliardi cioè pari allo 80,3% e di cui oltre la metà in OICR! Vigilanti e Controllori che leggono hanno il coraggio di affermare che, ancora una volta, è mero caso se regole inflessibili e requisiti di professionalità sono richieste per i fondi ma non per le Casse dove la previdenza obbligatoria è lasciata alla “discrezione” del management?! Si fa presente che siamo al 15 gennaio 2019 e siamo ancora senza una “Commissione parlamentare di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale” operativa [29]. Ed ancora, perché i soggetti – nominati – che la compongono possiedono curricula dai quali risultano tutti completamente a digiuno della materia previdenziale oggetto dei controlli da compire? Un Ente che ha come compito “controllare” che non capisce nulla di ciò che deve “verificare”! (v. sempre la nota nr. 29). Perché si è continuato a rinviare, di seduta in seduta, la nomina del Presidente della Commissione e così impedendo di avviare “l’attività ispettiva” proprio mentre continuano a verificarsi determinati eventi? Ancora nessuno che si prenda carico di far emergere quelle precedente le gravi responsabilità del precedente organismo – v. allegati – che ha impantanato ogni denuncia dello scrivente. Compresa quella riguardante la seduta di approvazione del bilancio tecnico attuariale della Cassa degli avvocati (seduta di mercoledì 10 maggio 2017, Presidenza della vicepresidente Titti DI SALVO, relatore l’on. Giuseppe Galati). Assente l’allora on. Lello (Raffaele) Di Gioia che era personalmente a conoscenza dei miei atti ed assentandosi ha evitato di incorrere nei reati legati a specifici doveri d’ufficio. Poco sopra i due nominativi sono evidenziati per una ragione ben precisa: L’ex on. Di Gioia, ultimo Presidente operativo della predetta Commissione di controllo, quella della XVII legislatura, a quanto pare è completamente sparito dai radar della politica nazionale. E si tratta dello stesso soggetto verso cui l’attuale Camera ha autorizzato a procedere, dando il consenso all’utilizzo di intercettazioni, nel recente caso dei presunti esami truccati per l’abilitazione all’esercizio della professione di dottore commercialista ed esperto contabile nel capoluogo dauno [30]. Località in cui i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari hanno anche eseguito, per i medesimi fatti, nei confronti del Presidente della Commissione Tributaria Provinciale di Foggia nonché giudice presso la terza sezione della stessa, un’ordinanza applicativa di misura interdittiva dal ruolo di giudice tributario. Lo stesso Di Gioia che in passato è stato oggetto di una informativa della Questura di Foggia che mise in evidenza i presunti legami tra l’ex parlamentare ed ambienti malavitosi [31]. Ed ancora, il medesimo già al centro di un’altra inchiesta – qui giornalistica – che fece emergere la vicenda dell’assunzione della figlia a Poste Vita come specialista in “previdenza e assistenza”, gli stessi argomenti di cui si occupava da presidente della Commissione parlamentare, nonché l’affitto da parte della moglie di un appartamento di proprietà dell’Enpam, la Cassa di previdenza dei medici del succitato “Oliveti”. Quanto all’ex vice-presidente della medesima Commissione di controllo, Giuseppe Galati, è indagato per ‘ndrangheta! [32]. Non male come biglietto da visita per una Commissione parlamentare che ha “autonoma soggettività” ed i cui atti, segnalazioni e denunce non passano neppure per il tramite del Protocollo centrale della Camera dei deputati! Sono questi i requisiti di cui devono essere dotati coloro i quali sono chiamati a rivestire specifiche “funzioni di controllo” in nome e per conto dello Stato, ed i quali avrebbero dovuto essere impegnati, sia come organo che come funzionari, sul fronte del “contrasto alla criminalità e delle connivenze e dei rapporti con il livello politico”? Così ad una delle mie recenti note ho dato come oggetto “QUIS CUSTODIET IPSOS CUSTODES?”. Perché sono oramai parecchi gli accadimenti che continuano a passare del tutto inosservati e che non diventano mai oggetto di approfondimento da parte delle Autorità. Come se venissero appositamente agevolati per poter “sfuggire” a quei controlli, anche da parte di Procure della Repubblica e DDA, che evidenzierebbero le loro “abitudini” tra le quali quelle gravemente omissive già dettagliatamente evidenziate e documentate in diverse note denunce. Giusto qualche ulteriore esempio per portare all’attenzione, ed agevolare la comprensione di alcuni passaggi, focalizzando su alcuni dettagli di rilevanti accadimenti. Particolari contenuti in video presenti sulla Web TV della Camera che ho spesso allegato e indicato evidenziandone i punti salienti e provare a facilitare, quantomeno per le Procure della Repubblica, una generale comprensione e fornire comodi punti di partenza per poter trovare il bandolo di una matassa che tocca “differenti” gomitoli. Si veda la Seduta n. 73 di giovedì 21 settembre 2017 della predetta Commissione Bicamerale di controllo: l’audizione del Direttore Generale per le Politiche previdenziali e assicurative del Ministero del lavoro, la dott.ssa Concetta FERRARI [33]: Chi avesse letto miei esposti si accorgerebbe che l’ex on. Di Gioia, “scherzando e ridendo”, sta mandando dei “precisi” segnali ad un peculiare esponente del Ministero del lavoro. Ed ancora una volta si fa riferimento al Regolamento investimenti e si “gioca” su determinati e apparenti particolari ed equivoci (v. supra ed infra e le relative note di supporto) quali la natura giuridica delle Casse e quella dei contributi degli iscritti agli Enti – pubblici – previdenziali che promanano dagli Ordini o Collegi professionali “pubblici”. E qualcuno, a questo punto, dovrebbe chiarirci a nome di chi parla e, soprattutto, chi rappresenta(va) l’allora on. Di Gioia quanto dice "La Nostra Legge"[18]. Ma… la nostra di chi? E soprattutto: per tutelare “quali” interessi?! L’espressione abbattuta del momento di chi rappresenta in quel momento il Ministero del lavoro è quasi “surreale”. Ma in quanti siamo a comprendere il “dramma” che c’è dietro?! Troppo pochi è la risposta. Ed è la ragione per la quale ognuno continua a fare gli “affaracci” suoi senza temere nulla. E permettendosi di “abusare” della posizione e/o della carica rivestita per danneggiare chi denuncia: il malaffare ha sempre bisogno di “silenzio”. Poi tanto per scongiurare che qualcuno anche solo per caso possa arrivare a comprendere qualcosa, alcuni video, per il momento ne indico in particolare due, dell’archivio della web tv della Camera, e che sono allacciati a fatti e problematiche oggetto di alcuni precisi esposti e ripetute denunce che sono “spiegabilmente” spariti! Quello della Seduta del 10 maggio 2017, ore 14:40, e quello della seduta antimeridiana n. 60 di giovedì 16 febbraio 2017, entrambi della Commissione parlamentare per il controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza. Il primo riguardante la seduta di approvazione del bilancio tecnico attuariale della Cassa nazionale avvocati, il secondo l’audizione dell’allora ex sottosegretario al Ministero del lavoro, l’on. Massimo Cassano, il quale sosteneva in nome e per conto del Ministero del Lavoro che le Casse sono Pubbliche [18] [19] [33]. Purtroppo ho ben compreso come funzionano i meccanismi degli “imbroglioni” istituzionalizzati; e come leggendomi, di volta in volta, si adoperano di nascosto per correre ai ripari e profittando dell’incapacità/difficoltà a comprendere “con ampio campo visivo” di coloro che li dovrebbero perseguire (v. anche a pagina nr. 23 e 24 di questo scritto). Ma di cosa si occupa – o dovrebbe – precisamente questa Commissione? La Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale è stata istituita dall’articolo 56 della legge n. 88 del 9 marzo 1989. Tra i suoi compiti vi è quello di esercitare la vigilanza sull’operatività delle leggi in materia previdenziale e sulla coerenza del sistema con le linee di sviluppo dell’economia nazionale.” [34]. Dal sito del Parlamento Italiano si legge: “La Commissione, a norma del citato articolo 56 comma 1, esercita il controllo parlamentare sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale. Il successivo comma 2 del citato articolo 56 – comprensivo delle modifiche integrative apportate con la legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Legge di stabilità 2014) – stabilisce che la Commissione vigila: • sull'efficienza del servizio in relazione alle esigenze degli utenti, sull'equilibrio delle gestioni e sull'utilizzo dei fondi disponibili, anche con finalità di finanziamento e sostegno del settore pubblico e con riferimento all'intero settore previdenziale ed assistenziale; • sulla programmazione dell'attività degli enti e sui risultati di gestione in relazione alle esigenze dell'utenza; • sull'operatività delle leggi in materia previdenziale e sulla coerenza del sistema previdenziale allargato con le linee di sviluppo dell'economia nazionale. (…) Una successiva disposizione introdotta con la legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di stabilità 2015) prevede inoltre che nell'ambito delle competenze della Commissione rientrano (ferme restando le attribuzioni della Commissione di vigilanza prevista dall'articolo 3 del regio decreto 2 gennaio 1913, n. 453) anche le funzioni di vigilanza sulla gestione separata della Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. di cui all'articolo 5, comma 9, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, relativamente ai profili di operazioni di finanziamento e sostegno del settore pubblico realizzate con riferimento all'intero settore previdenziale e assistenziale.”. Quanto sopra evidenziato, unitamente alle mie note denunce, dovrebbe di per se essere sufficiente a far si che le Autorità preposte – quantomeno le competenti Procure si spera – comprendano la “gravità” di quanto sta avvenendo in danno non solo degli iscritti agli ordini professionali e alle gestioni previdenziali, ma come questo si ripercuota anche in danno del Cittadino e del bene Pubblico: Commissione Bicamerale di controllo disattivata e/o alimentata da analfabeti della specifica materia; regolamento investimenti “prigioniero” nel cassetto; bilanci tecnici attuariali farlocchi i quali non si basano mai sui dati reali ma, sempre ed unicamente su quelli attesi, e che si conosce essere ipotesi irrealizzabili ed irrealistiche, oltre che redatti in violazione della normativa vigente (v. allegati e/o mie precedenti e documentate denunce). Ed a questo punto, avviandomi alle conclusioni, qualche breve considerazione, e segnalazione, su Presidente della Cassa avvocati che riceverà, come di consueto, questa mia nota nel tempo di qualche giorno per mezzo del Ministero competente. Non sto a ripetere quanto già documentato nel silenzio istituzionale se non qui ripetere di ritenere assolutamente deprecabile per un avvocato identificare il merito con la forza reddituale dei Colleghi arrivando persino a stravolgere il concetto stesso di “lavoro” [35] quale elemento fondante della Repubblica [36] [37] [38]. Ma mi domando fino a che punto sia corretto andare in giro a fare disinformazione dichiarando che i Colleghi anche se dimostreranno di versare in gravi difficoltà economiche, e aderiranno alle agevolazioni messe in atto da questo Governo [39], non si vedranno riconosciute le annualità contributive. O ancora dichiarare che la Cassa è ancorata al sistema contributivo quanto la verità, ed anche una delle gravi responsabilità del management che ha gesto l’Ente in questi anni, è proprio quella di essere rimasta al retributivo per agevolare non c’erto l’interesse di tutti gli iscritti ed al contempo quelli Pubblici. Ed ancora, e lo domando ai Vigilanti e Controllori che leggono: ma è normale che a seguito delle mie denunce, che hanno evidenziato e documentato le violazioni da parte del Presidente del Codice Etico adottato dal Consiglio di Amministrazione del 20 aprile 2017, Prot.76741, nonché del Modello di Organizzazione Gestione e Controllo ai sensi del Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231, ed averlo segnalato più volte anche all’Organismo di Vigilanza dell’Ente previdenziale forense [40] i medesimi si organizzano e, in Cassa, trovano il tempo, quindi unitamente a chi le norme come Pubblico Ufficiale [12] le ha già violate, e provvedono a modificare nell’inerzia delle Autorità: il Codice della trasparenza (atto del Consiglio di Amministrazione dell’8 novembre 2018, Prot. 191038); il Codice etico e di condotta (atto del Consiglio di Amministrazione del 6 dicembre 2018, Prot. 218236); il Codice disciplinare (atto del Consiglio di Amministrazione del 6 dicembre 2018, Prot. 218237); il Modello di Organizzazione Gestione e Controllo ai sensi del Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 (atto del Consiglio di Amministrazione, seduta del 6 dicembre 2018, Prot. 218233). Alla quale adesso “si aggiunge” la c.d. Procedura gestione Whistleblowing. Una procedura per la gestione delle segnalazioni delle condotte illecite ai sensi del D.Lgs 231/01, gestione e controllo (atto del Consiglio di Amministrazione del 6 dicembre 2018, Prot. 218239). Poi qualcuno si offende se si afferma che non si ha davvero più “vergogna” di nulla. Lo stesso Presidente che, poi, evidentemente non ha il tempo per far pubblicare il nuovo bilancio tecnico attuariale trova il tempo per contattare colleghi per chiedere la rimozione del link al proprio curricula minacciando di denunciarli. Quanto si trattava di un curriculum Pubblico visibile e disponibile sul sito della “seacb” [41]. Come mai tanta foga di far scomparire proprio questo curricula? Perché a questo punto visto che è datato 15-11-2014 e dunque in piena presidenza all’Ente previdenziale. E sempre su sito dell’Ente non è dato reperire alcuna informazione circa attività volte all’avvenuto controllo di conflitti di interesse. Mentre proprio nel curriculum rilasciato in quel periodo, e non si capisce neppure il perché, alla S.E.A – Servizi Ed Ambiente S.p.A. –, una società "in house" del Comune di Campobasso S.p.A., si legge che lo studio: “(…) Annovera tra i suoi clienti numerose società per azioni, anche di primaria importanza nazionale, che operano nel settore delle telecomunicazioni, bancario ed assicurativo. - La materia prevalente è quella civile, penale ed anche amministrativa.. Numerosi sono i rapporti di consulenza legale con società che in ambito locale e non. - Nell'anno 2009 è divenuto amministratore dell'ente di previdenza dell'avvocatura italiana, fondazione privata “Cassa Forense”, con patrimonio di circa 7 miliardi di euro. Nell'anno 2011 è stato eletto Vice Presidente Vicario di tale ente. Nell'anno 2013 diventa componente del componente dell'Advisory Committee del Fondo F2i. Il Fondo F2i – Fondo Italiano per le Infrastrutture – composto di 9 membri, “scelti tra esponenti autorevoli del mondo industriale e finanziario italiano ed internazionale”. In data 04.10.2013 è stato nominato componente del Comitato Conflitti del Fondo F2i. Nel gennaio 2014 è diventato Presidente della Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza, divenendo nel maggio 2014 poi componente e Presidente del Fondo Immobiliare Cicerone. Ricopre da alcuni mesi la carica di componente del direttivo dell'Adepp che è l'Associazione cui aderiscono tutte le casse dei liberi professionisti”. Un quadro non certo rassicurante se consideriamo quanto avvenuto negli ultimi anni nel comparto forense e non solo in quello. Cos’altro dire. Difficile avere parole quando, come non mai in questi giorni, ci troviamo intrappolati nella morsa di Colleghi che hanno perso il senso della misura. Soprattutto abbiamo proprio dimenticato quale era il senso e lo spirito di determinate norme come, ad esempio, quella, che qui voglio ricordare sulle attività ritenute incompatibili a norma dell’art. 3 R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, con le professioni forensi. Le quali non erano caratterizzate dalla professionalità, ossia dalla normalità del loro esercizio in vista dell’attitudine a produrre reddito, bensì dalla “idoneità ad incidere negativamente sulla libertà del professionista, idoneità che poteva, di volta in volta, derivare dall’essere esse dirette alla cura di interessi che potevano interferire nell’esercizio delle suddette professioni, ovvero dalla subordinazione che esse determinano nei confronti di terzi, ovvero, infine, dai poteri che esse comportavano su chi le esercita”. Ed anche qui chi deve intendere potrà senz’altro intendere e spero anche “vergognandosi”; che in certe circostanze non farebbe certo male. Non resta che accomiatarmi, in ogni caso, ed ancora una volta, esortando Vigilanti e Controllori ad adoperarsi, alla luce dei miei precedenti esposti documentati, per adempiere ai “doveri” d’ufficio ed attenzionare tutte le “gravi omissioni”, gli abusi, i conflitti di interesse e le violazioni alle “norme di legge”, anche disciplinari, che ho da tempo dettagliatamente denunciato in un assordante silenzio e menefreghismo. Cordialità di rito. Italia, addì 19 Gennaio 2019. Avv. Pisellino Verde “Inviata a mezzo P.e.c. la firma è apposta digitalmente ad ogni effetto di legge.”

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Quando perdiamo il diritto di essere differenti, perdiamo il privilegio di essere Liberi – cit.
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Note:

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