Corte di Cassazione Sentenza 11 gennaio 2019 n. 519

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  1. Corte di Cassazione Sentenza 11 gennaio 2019 n. 519

Sentenza 11 gennaio 2019 n. 519[modifica | modifica sorgente]

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 11 gennaio 2019, n. 519 Avvocato – Attività libero professionale – Reddito inferiore ai limiti minimi per l’iscrizione alla Cassa di Previdenza – Obbligo di iscrizione alla Gestione separata Inps

Fatti di causa

1. La Corte d’appello di Lecce, con sentenza del 7 giugno 2016, ha confermato la pronuncia di primo grado, che aveva ritenuto insussistente l’obbligo di iscrizione dell’avvocato C.D.R. alla gestione separata, dal 1° gennaio 2005, con versamento dei relativi contributi richiesti dall’INPS con avviso di accertamento.

2. La Corte di merito accertava, in fatto, che l’avvocato D.R., già titolare di pensione INPS, acquisita la partita IVA (il 1° luglio 2005) per lo svolgimento dell’attività di avvocato (cessata nel dicembre 2006) nel secondo semestre del 2005, aveva svolto attività libero professionale di avvocato, iscritto al relativo Albo, conseguendo un reddito inferiore ai limiti minimi per l’iscrizione alla Cassa di Previdenza ed Assistenza e per il versamento del contributo soggettivo, provvedendo a versare il contributo integrativo, in relazione ai redditi prodotti nel 2005, alla Cassa Nazionale di previdenza e Assistenza Forense; riteneva, pertanto, insussistenti i presupposti per l’iscrizione alla gestione separata, non ravvisando alcuno dei presupposti prescritti dall’art. 18, comma 12, del d.l. n.98 del 2011, convertito in legge n. 111 del 2011.

3. Ricorre contro tale statuizione l’INPS, con un unico motivo; resiste con controricorso, C.D.R..

4. Entrambe le parti hanno depositato memorie.

Ragioni della decisione

5. Con l’unico motivo, denunciando violazione e falsa applicazione dell’art. 2, commi 26-31, legge n. 335 del 1995, dell’art. 18, commi 1 e 2, d.l. n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, in legge n. 111 del 2011, dell’art. 53, d.P.R. n. 917 del 1986, modificato dal d.lgs. n. 344 del 2003, degli artt. 10, 11, 22 legge n. 576 del 1980, dell’art. 21, comma 10, legge n. 247 del 2012, l’INPS censura la sentenza per non avere ritenuto sussistente l’obbligo di iscrizione alla gestione separata di avvocato iscritto all’albo ma non alla cassa, ante legge n. 47 del 2012.

6. Il ricorso è fondato.

7. La questione principale, oggetto del motivo proposto, concerne l’obbligo di iscrizione alla Gestione separata presso l’INPS degli avvocati non iscritti obbligatoriamente alla Cassa di previdenza forense alla quale hanno versato esclusivamente un contributo integrativo, in quanto iscritti agli albi, cui non segue la costituzione di alcuna posizione previdenziale a loro beneficio, è già stata decisa, sebbene riferita alla categoria professionale degli ingegneri ed architetti, da questa Corte di cassazione con le sentenze, nn. 30344 del 2017, n. 30345 del 2017, n. 1172 del 2018, n. 2282 del 2018, n. 1643 del 2018, con le quali si è affermata la sussistenza dell’obbligo in discorso.

8. Ciò premesso va rilevata l’insussistenza di ragioni valide per rimettere il ricorso al Primo Presidente, ai sensi dell’art. 374, secondo comma, cod. proc. civ., al fine della sua trattazione da parte delle Sezioni Unite della Corte, posto che non si è in presenza di questioni di diritto già decise in senso difforme dalle sezioni semplici; inoltre, ad avviso di questa Corte, la questione, seppure complessa, non mostra reali margini di controvertibilità, per cui non si ravvisa una questione di massima di particolare importanza che presuppone che la questione giuridica, suscettibile di riproporsi in un numero considerevole di casi, presenti profili controvertibili e, per non essere stata esaminata in precedenza da parte della Corte di cassazione, se ne ravvisi, per ciò solo, l’opportunità di investire le Sezioni Unite.

9. Il Collegio ritiene di dover dare seguito ai propri specifici precedenti in ragione, oltre che di quanto nei medesimi affermato, anche di considerazioni più ampie sollecitate dall’estensione, della questione oggetto del ricorso in esame, a diverse categorie di professionisti (avvocati, praticanti avvocati, commercialisti) che, al pari degli ingegneri e degli architetti, svolgono attività per cui è necessaria l’iscrizione ad albo o ad elenco e per i quali esiste una cassa che gestisce l’assicurazione obbligatoria di categoria alla quale chi esercita l’attività professionale, pur senza esservi iscritto per varie ragioni, versa obbligatoriamente un contributo integrativo.

10. Le tesi, reciprocamente contrapposte, poggiano sull’affermazione, o negazione, della permeabilità del sistema professionale di categoria rispetto alla regola fissata dall’art. 2, comma 26, legge n. 335 del 1995, laddove risulti che il reddito prodotto attraverso l’esercizio della professione de qua non sia inciso da obbligo contributivo utile a costituire una posizione previdenziale in favore dello stesso professionista.

11. Esiste, dunque, una questione di fondo, comune alle singole tipologie professionali nei cui confronti l’Inps ha fatto valere l’obbligo di iscrizione alla Gestione separata, la cui soluzione impone, da un lato, la verifica dell’ambito di concreta, attuale, operatività di tale Gestione e, quindi, l’individuazione della sua funzione all’interno del sistema della previdenza; dall’altro, il confronto del risultato di tale verifica con l’ambito di concreta operatività della gestione affidata dalla legge alle apposite Casse professionali (in ragione del disposto del d.lgs. n. 194 del 1994 o del d.lgs. n. 103 del 1996).

12. Giova ricordare, in riferimento al caso di specie, che per l’iscrizione alla Cassa di Previdenza ed Assistenza Forense, al tempo in cui si colloca la fattispecie, occorrevano due requisiti: l’iscrizione all’albo professionale e l’esercizio della professione con carattere di continuità.

13. Non potevano usufruire della previdenza forense coloro che esercitavano la libera professione in modo occasionale pur rimanendo iscritti all’albo professionale.

14. L’obbligo di iscriversi alla Cassa Forense, con conseguente obbligo di contribuzione nei limiti fissati dal Comitato dei Delegati della Cassa, conseguiva al raggiungimento, nel corso dell’anno, di un reddito netto e di un volume di affari (Iva) superiore ai limiti determinati, anno per anno, sempre dal Comitato dei Delegati.

15. Com’è noto, questa Corte di cassazione, con la sentenza a Sezioni unite n. 3240 del 2010 che, per questo aspetto, continua ad esprimere arresti condivisibili e non contrastati, ha affermato i passaggi di seguito riportati, a proposito della legge 8 agosto 1995, n. 335, art. 2, comma 26, il cui testo dispone: «26. A decorrere dal 1 gennaio 1996 sono tenuti all’iscrizione presso una apposita gestione separata, presso l’Inps, e finalizzata all’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, i soggetti che esercitino, per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo, di cui al T.U. delle imposte sui redditi approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 49, comma 1, e successive modificazioni e integrazioni, nonché i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, di cui all’art. 49, comma 2, lett. A), medesimo testo unico e gli incaricati alla vendita a domicilio. Sono esclusi dall’obbligo i soggetti assegnatari di borse di studio, limitatamente alla relativa attività»:

con la creazione della nuova gestione separata si è inteso estendere la copertura assicurativa, nell’ambito della cd. «politica di universalizzazione delle tutele», non solo a coloro che ne erano completamente privi, ma anche a coloro che ne fruivano solo in parte, a coloro cioè che svolgevano due diversi tipi di attività e che erano coperti dal punto di vista previdenziale, solo per una delle due, facendo quindi in modo che a ciascuna corrispondesse una forma di assicurazione; la caratteristica della norma, che si evince dal testo, è l’aver assoggettato ad assicurazione non più determinate categorie di lavoratori sibbene due tipi di reddito da lavoro autonomo: quelli di cui all’art. 49, comma 1, del TUIR, che derivano dall’esercizio, abituale ancorché non esclusivo, di arti e professioni, e quelli di cui al secondo comma dello stesso articolo, derivanti dagli uffici di amministratore e sindaco di società e da altri rapporti di collaborazione coordinata e continuativa; la Gestione separata presenta, per tale motivo, aspetti diversi rispetto alle altre (la gestione dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti e le gestioni dei lavoratori autonomi, ossia commercianti, artigiani, coltivatori diretti), che sono caratterizzate da una definizione compiuta del proprio campo di applicazione, corrispondente all’attività lavorativa svolta;

diversamente, nel citato art. 2, comma 26, il riferimento è invece eteronomo e supportato esclusivamente dalla norma fiscale (i citati articoli del TUIR), per cui, nella gestione separata, l’obbligazione contributiva è basata sostanzialmente sulla mera percezione di un reddito: più che un contributo destinato ad integrare un settore previdenzialmente scoperto, i conferimenti alla gestione separata hanno, piuttosto, il sapore di una tassa aggiuntiva su determinati tipi di reddito, con il duplice scopo di fare cassa e di costituire un deterrente economico all’abuso di tali forme di lavoro; la nuova tutela previdenziale può, quindi, essere “unica”, in quanto corrispondente all’unica attività svolta, oppure “complementare” a quella apprestata dalla gestione a cui il soggetto è iscritto in relazione all’altra attività lavorativa espletata;

la compatibilità, per i percettori dei redditi di cui all’art. 46 del TUIR, della doppia iscrizione è testualmente prevista dalla legge 27 dicembre 1997, n.449, art. 59, comma 16, laddove, all’interno della gestione separata, è prevista una differente aliquota per coloro i quali sono iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria e quanti non lo sono; le peculiarità indicate comportano differenze fondamentali fra la gestione separata e tutte le altre sopra indicate e cioè: a) contribuzione basata sul criterio di cassa e non di competenza; b) mancanza di un minimale contributivo, esistente invece, oltre che per l’AGO, anche per l’assicurazione commercianti (per cui, quale che sia il reddito ricavato, la contribuzione non può scendere al di sotto di una certa soglia, cfr. L. 31 dicembre 1991, n. 415, art. 6, comma 7); c); la negazione del principio dell’attività prevalente; nella Gestione separata la contribuzione si commisura, esclusivamente, ai compensi percepiti ed i decreti ministeriali a cui fa rinvio la L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 30, ossia il D.M. 24 novembre 1995 ed il successivo d.m. 2 maggio 1996, n. 281, dettano i criteri per il versamento della contribuzione, distinguendo tra i redditi di cui art. 49, comma 1, TUIR, che sono quelli da lavoro autonomo derivanti dall’esercizio di arti o professioni, per i quali il soggetto onerato del versamento della contribuzione è lo stesso soggetto percettore (come previsto per gli altri lavoratori autonomi iscritti nelle gestioni Inps artigiani, commercianti e coltivatori diretti), e i redditi di cui al secondo comma del medesimo art. 49, che derivano dagli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società e dagli altri rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, per i quali il soggetto obbligato al versamento della contribuzione è invece il soggetto erogatore dei compensi (come prescritto per la gestione AGO dei lavoratori dipendenti) attraverso un meccanismo analogo a quello previsto per il sostituto di imposta (il d.P.R. n. 917 del 1986 è stato modificato dal d.lgs. 12 dicembre 2003, n. 344, con effetti dal primo gennaio 2004, ma l’impianto fondamentale, per quanto interessa, è rimasto lo stesso); la regola generale è quindi che all’espletamento di duplice attività lavorativa, quando per entrambe si prevede la tutela assicurativa, deve corrispondere la duplicità di iscrizione e non si ha, peraltro, duplicazione di contribuzione, perché a ciascuna fa capo una attività diversa. Inoltre ciascuna delle obbligazioni contributive viene parametrata sulla base dei compensi rispettivamente percepiti, che non si cumulano, ma restano distinti e sottoposti alla rispettiva aliquota di prelievo.

16. Alle conclusioni cui pervennero le Sezioni Unite n. 3240 del 2010, può aggiungersi, consolidandole e rendendole attuali, che la finalità di conseguire l’estensione delle tutele attribuita alla gestione separata sin dalla sua costituzione, si è accentuata (tanto da realizzare, secondo una condivisibile opinione, una sorta di positiva eterogenesi dei fini rispetto all’originaria mera finalità di cassa) attraverso un’opera di costante ampliamento delle categorie di lavoratori tenute a detta iscrizione.

17. Si è giunti, dunque, all’estensione dell’obbligo assicurativo a quasi tutti i lavoratori autonomi, ricomprendendovi non solo i lavoratori definiti parasubordinati (lavoratori coordinati e continuativi secondo il d.lgs. n. 81 del 2015), ma anche, con interventi normativi mirati, varie altre categorie, quali: addetti a servizi turistici, addetti ad attività di intermediazione, incaricati di vendite a domicilio, beneficiari di borse di studio per la frequenza ai corsi di dottorato di ricerca (art. 1, legge n. 315 del 1998), associati in partecipazione (art. 43, d.l. n. 269 del 2003, conv. in l. n. 326 del 2003 ed art. 1, comma 157, l. n. 311 del 2004); (art. 44, comma 2, del d.l. n. 269 del 2003), lavoratori autonomi occasionali al di sopra di una certa soglia di reddito (euro 5.000); spedizionieri doganali non dipendenti (l. n. 230 del 1997); assegnisti di ricerca; amministratori locali; beneficiari di borse di studio a sostegno della mobilità internazionale degli studenti (solo da maggio a dicembre 2003) e degli assegni per attività di tutorato, didattico-integrative, propedeutiche e di recupero, i medici con contratto di formazione specialistica, i volontari del Servizio Civile Nazionale (avviati dal 2006 al 2008).

18. Il presupposto da cui deriva l’obbligo di iscrizione dei suddetti soggetti è, in linea di principio, strettamente correlato alla qualificazione fiscale dei redditi che essi percepiscono ed all’entità dei medesimi, che diventa irrilevante se inferiore alla soglia di cui all’art. 44, comma 2, d.l. n. 269 del 2003.

19. Tale complessivo ed articolato quadro normativo, che si è correttamente ricondotto ad una consapevole scelta legislativa di estensione della copertura assicurativa anche attraverso il piano oggettivo, perché ancorata direttamente alla produzione di redditi qualificati secondo la disciplina tributaria, induce a ritenere che la copertura previdenziale realizzata attraverso l’istituzione della Gestione separata non è limitata alla protezione nominativa di singole figure di lavoratori autonomi, rimaste prive di tutela assicurativa ed emergenti, via via, a seconda dell’evoluzione del sistema economico e produttivo, ma ha assunto una funzione di chiusura del sistema che si rivolge alle aree soggettive e oggettive non coperte da altre forme di assicurazione obbligatoria e che risponde all’obbligo dello Stato di dare concretezza al principio di universalità delle tutele assicurative obbligatorie relative a tutti i lavoratori (art. 35 Cost.), rispetto agli eventi indicati nell’art. 38, secondo comma, della Costituzione, nei modi indicati dal comma quarto dello stesso articolo 38 della Costituzione.

20. Sono lavoratori tutti coloro che traggono dalla loro personale attività professionale i mezzi necessari a soddisfare le esigenze di vita proprie e familiari, ivi compresi anche i lavoratori autonomi ed i liberi professionisti, secondo il dettato costituzionale, per cui essi vanno tutelati dal punto di vista previdenziale al verificarsi di una delle situazioni di bisogno individuate dallo stesso art. 38 Cost.

21. Su queste premesse va verificata la sostenibilità, rispetto alla appena enunciata regola dell’universalizzazione delle tutele, della contraria tesi secondo cui, in applicazione del disposto dell’art. 2, comma 26, l. n. 335 del 1995 come interpretato dall’art. 18, comma 12, d.l. n. 98 del 2011 conv. in l. n. 11 del 2011 (ndr l. n. 111 del 2011), si sottrae all’obbligo di iscrizione alla gestione separata il professionista che, per svariate ragioni dovute alle specifiche discipline previdenziali di categoria, non sia soggetto alla iscrizione presso la cassa professionale di riferimento benché soggetto all’obbligo di versamento del contributo integrativo.

22. La risposta non può essere positiva proprio in quanto la funzione assunta nel sistema dalla Gestione separata risponde ad una logica di copertura universale, soggettiva ed oggettiva, delle attività umane produttive di reddito organizzative dello Stato in materia previdenziale, sottesa all’attribuzione alle casse professionali (sia privatizzate che di nuova istituzione) della gestione dei rapporti assicurativi degli iscritti.

23. In altri termini, il principio di universalizzazione soggettivo e oggettivo della copertura assicurativa obbligatoria si traduce operativamente nella regola secondo la quale l’obbligo (ex art. 2, comma 26, l. n. 335 del 1995) di iscrizione alla gestione separata è genericamente rivolto a chiunque percepisca un reddito derivante dall’esercizio abituale (anche se non esclusivo), ma anche occasionale (entro il limite monetario indicato nell’art. 44, comma 2, del d.l. n. 269 del 2003) di un’attività professionale per la quale è prevista l’iscrizione ad un albo o ad un elenco, anche se il medesimo soggetto svolge anche altra diverse attività per cui risulta già iscritto ad altra gestione.

24. Tale obbligo viene meno solo se il reddito prodotto dall’attività professionale predetta è già integralmente oggetto di obbligo assicurativo gestito dalla cassa di riferimento.

25. Per tale ragione non è corretto adottare, nella ricerca della soluzione della questione, una logica limitata ad un mero riparto di competenze tra Gestione separata e cassa professionale con la pretesa di paralizzare il pieno dispiegarsi del principio di universalizzazione delle tutele, improntato a precisi obblighi derivanti dalla Costituzione, per effetto dell’attribuzione alla cassa professionale del compito di gestire il rapporto assicurativo dei propri associati.

26. Va, infatti, rimarcato che il principio di autonomia riconosciuto alle Casse professionali dal d.lgs. 509 del 1994 realizza, nel rispetto della natura pluralista dell’intero sistema previdenziale, il diverso scopo di rispettare le istanze del gruppo professionale nella gestione dell’assicurazione obbligatoria, all’interno dello spazio assegnato loro dalla legge (art. 3, comma 12, l. n. 335 del 1995), senza il concorso finanziario da parte dello Stato.

27. L’art. 2 del d.lgs. n. 509 del 1994 ha attribuito autonomia gestionale, organizzativa e contabile a tali associazioni o fondazioni, con i limiti dovuti «alla natura pubblica dell’attività svolta» (art. 2, 1° co.); così i nuovi soggetti fruiscono di autonomia statutaria e regolamentare (art. 1, 4° co.), si finanziano attraverso i versamenti contributivi dei propri iscritti, con divieto di contribuzioni pubbliche (art. 1, 1° e 3° co.) ma permane, nei loro confronti, il controllo pubblico (art. 3).

28. Tale controllo si è, anzi, rafforzato con modifiche alla legge di sistema (v. leggi 30 luglio 2010, n. 122 e 15 luglio 2011, n. 111) e con leggi di settore che, per specifici aspetti, hanno attratto le attività delle Casse nel proprio ambito oggettivo.

29. La dottrina, che aveva approfondito la natura degli enti previdenziali, sin da prima della privatizzazione di quelli di tipo professionale, aveva colto la differenza tra quelli gestori di forme di tutela per i lavoratori dipendenti e quelli gestori di alcune forme di tutela per i lavoratori autonomi e, in particolare, il tratto differenziale era stato colto nella diversa struttura e nella disciplina di scelta degli organi di governo.

30. Tanto chiarito quanto alla struttura, sotto il profilo funzionale rimane la considerazione che, in realtà, entrambi gli enti si pongono nello stesso modo nei riguardi dello Stato, giacché seppure, in passato, poteva ritenersi che il fine della solidarietà all’interno della categoria fosse proprio, ed esclusivo, della stessa categoria protetta, con il nuovo assetto costituzionale la copertura assicurativa previdenziale è divenuto un compito diretto dello Stato al quale spetta fissare i limiti delle tutele.

31. La giurisprudenza costituzionale conforta tale assunto, essendo stato rilevato che la trasformazione in soggetti privati ha lasciato «immutato il carattere pubblicistico dell’attività istituzionale di previdenza ed assistenza svolta dagli enti, articolandosi invece sul diverso piano di una modifica degli strumenti di gestione e della differente qualificazione giuridica dei soggetti stessi: l’obbligo contributivo costituisce un corollario, appunto, della rilevanza pubblicistica dell’inalterato fine previdenziale. L’esclusione di un intervento a carico della solidarietà generale consegue alla stessa scelta di trasformare gli enti, in quanto implicita nella premessa che nega il finanziamento pubblico o altri ausili pubblici di carattere finanziario» (v. Corte Cost. n. 248/1997).

32. Il Giudice delle leggi ha pure chiarito, quanto alla natura della contribuzione obbligatoria, che non si tratta di finanziamento pubblico ma del “corollario della rilevanza pubblicistica del fine previdenziale”; che costituisce lo strumento per abilitare, facilitare promuovere l’auto-organizzazione di una comunità di professionisti in fatto di previdenza e, conseguentemente, l’equilibrio di un sistema previdenziale basato su una “solidarietà endo – categoriale” o “comunanza d’interessi”; che l’appartenenza obbligatoria all’ente privatizzato non lede la libertà negativa di associazione, riconosciuta dall’art. 18 Cost., in quanto è funzionale alla «tutela di altri interessi costituzionalmente garantiti», «purché non siano altrimenti offesi libertà, diritti e principi costituzionalmente garantiti (diversi dalla libertà negativa di associarsi)», e risulti, al tempo stesso, che tale previsione «assicura lo strumento meglio idoneo all’attuazione di finalità schiettamente pubbliche, trascendenti la sfera nella quale opera il fenomeno associativo costituito per la libera determinazione dei privati” (sentenza n. 40/1982), o di un fine pubblico «che non sia palesemente arbitrario, pretestuoso o artificioso» (Corte Cost. sentenza n. 20/1975; e cfr. anche le sentenze n. 120/1973 e n. 69/1962).

33. Ed ancora, Corte Cost. n. 15/1999 rammenta che «la privatizzazione degli enti pubblici di previdenza e assistenza è inserita nel contesto del complessivo riordinamento o della soppressione di enti previdenziali, in corrispondenza ad una direttiva più generale volta ad eliminare duplicazioni organizzative e funzionali nell’ambito della pubblica amministrazione», e che le Casse sono sfuggite a questo processo di “razionalizzazione organizzativa” o “fusioni ed incorporazioni” in quanto «enti che, non usufruendo di alcun sostegno finanziario pubblico, intendono mantenere la loro specificità ed autonomia, assumendo la forma dell’associazione o della fondazione».

34. Da ultimo, con la sentenza n. 7/2017 la Corte costituzionale ha ribadito che la trasformazione delle Casse operata dal decreto legislativo n. 509 del 1994, «pur avendo inciso sulla forma giuridica dell’ente e sulle modalità organizzative delle sue funzioni, non ha modificato il carattere pubblicistico dell’attività istituzionale di previdenza ed assistenza. Peraltro, la Corte delle leggi ricorda come il principio del buon andamento di cui all’art. 97 Cost. stia alla base del portato normativo del citato decreto legislativo n. 509, essendo la riforma stata ispirata dall’esigenza di «percorrere una strada alternativa di tipo mutualistico rispetto alla soluzione «generalista» della previdenza».

35. Risulta, per quanto sin qui detto, allo stesso modo errato e fuorviante il richiamo ai precedenti di questa Corte, nn. 3622 del 2007, 11634 del 2007 e 13218 del 2008, che miravano a stabilire se una certa attività (quella delle guide turistiche) dovesse o meno essere inquadrata nell’ambito della Gestione separata e, quindi, erano orientati a definire i soli profili soggettivi dell’obbligo assicurativo presso la Gestione separata e non la ben diversa ipotesi, qui trattata, della possibile esistenza di un vuoto di obbligo assicurativo relativo all’attività professionale del libero professionista iscritto ad un ordine professionale per cui esiste una cassa previdenziale di riferimento.

36. Sulle premesse sin qui esposte va esaminato il disposto dell’art. 18, comma 12, del d.l. n. 98 del 6 luglio 2011, convertito dalla legge n. 111 del 15 luglio del 2011, che, esplicitando l’intento di voler chiarire quali liberi professionisti siano tenuti alla iscrizione alla gestione separata, dispone che il comma 26 del citato art. 2 della I. 335 del 1995 va inteso nel senso che «i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo tenuti all’iscrizione presso l’apposita gestione separata INPS sono esclusivamente i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia subordinato alla iscrizione ad appositi albi professionali ovvero attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11 in base ai rispettivi ordinamenti, con esclusione dei soggetti di cui al comma 11».

37. La congiunzione “ovvero” può avere sia funzione meramente esplicativa, per cui sarebbero tenuti alla iscrizione i soggetti che esercitano una attività professionale per il cui esercizio non è richiesta l’iscrizione agli albi professionali, e che dunque non sono tenuti al versamento di alcuna contribuzione alle casse professionali, sia funzione disgiuntiva, per cui sarebbero tenuti alla iscrizione i soggetti che esercitano una attività professionale per il cui esercizio non è richiesta l’iscrizione agli albi professionali ed altresì coloro che, pur iscritti agli albi, non sono tenuti al versamento di alcuna contribuzione alle casse professionali.

38. Dal punto di vista astratto, è possibile, poi, intendere il versamento contributivo, come riferito al contributo soggettivo o anche a quello integrativo, giacche viene messo in dubbio se il versamento che esonera dalla iscrizione sia solo quello soggettivo, finalizzato alla creazione di una posizione previdenziale o anche quello integrativo (che viene versato da tutti coloro che sono iscritti agli albi ma non alle casse). Quest’ultimo versamento in quanto sterile, perché non produttivo di alcuna prestazione per il soggetto tenuto al pagamento, avrebbe una mera finalità solidaristica in senso lato.

39. Queste ulteriori questioni derivate dalla legge interpretativa, come già sottolineato dai precedenti specifici di questa Corte nn. 30344 del 2017, n. 30345 del 2017, n. 1172 del 2018, n. 2282 del 2018, n. 1643 del 2018, vanno risolte, necessariamente, alla luce della ricostruzione sistematica sopra rappresentata perché un’interpretazione meramente letterale non potrebbe mai giungere a soluzioni certe essendo il termine versamento contributivo, senza ulteriore specificazione, del tutto ambiguo, così come la valenza della congiunzione ovvero.

40. Per tale ragione va certamente condivisa l’impostazione dei precedenti specifici di questa Corte già ricordati nei paragrafi che precedono, che hanno correttamente rimarcato che la legge interpretativa non può essere letta senza considerare la norma che si intende interpretare e sul cui contenuto, di centrale rilievo sistematico, si è sin qui detto.

41. La norma interpretata, infatti, significativamente intitolata all’armonizzazione degli ordinamenti pensionistici, pur nel rispetto della pluralità degli organismi assicurativi (art. 1, comma 1° l. n. 335 del 1995), ha chiaramente indicato la volontà di estendere l’area della tutela assicurativa attraverso l’istituzione della Gestione separata, facendone un principio dell’intera riforma.

42. Il principio ha trovato sostanziale, seppure non totale, concretizzazione nei sensi sopra ricordati, e la sua portata deve incidere anche sulla disciplina sostanziale delle previdenze di categoria, ridimensionando in caso di sua negazione, i criteri di autonomia e di separazione delle tutele, che caratterizzano il provvedimento sulla privatizzazione, adottato dal d.lgs. n. 509 del 1994.

43. Pertanto, l’unica forma di contribuzione obbligatoriamente versata che può inibire la forza espansiva della norma di chiusura contenuta nell’art. 2, comma 26, l. n. 335 del 1995 come chiarita dall’art. 18, comma 12, d.l. n. 98 del 2011, non può che essere quella correlata ad un obbligo di iscrizione ad una gestione di categoria, in applicazione del divieto di duplicazione delle coperture assicurative incidenti sulla medesima attività professionale.

44. Per tale ragione la contribuzione integrativa, in quanto non correlata all’obbligo di iscrizione alla cassa professionale, ed a prescindere dalla individuazione della funzione assolta all’interno del sistema di finanziamento delle attività demandate alla cassa professionale, non attribuisce al lavoratore una copertura assicurativa per gli eventi della vecchiaia, dell’invalidità e della morte in favore dei superstiti, per cui non può essere rilevante ai fini di escludere l’obbligo di iscrizione alla Gestione separata presso l’INPS.

45. La conclusione qui esposta non è contraddetta, infine, neanche dalle considerazioni, evocate soprattutto in sede di discussione, circa la eventuale non utilità della contribuzione versata dal professionista presso la Gestione separata a seguito della sua iscrizione d’ufficio, posto che questa Corte di cassazione ha avuto modo da tempo (Cass. n.10396 del 2009) di ribadire che dall’obbligo introdotto dall’art. 2, comma 26, l. n. 335 del 1995 e dal successivo comma 32, che regola l’emanazione di norme regolamentari, si trae la deduzione che la nuova gestione separata è chiamata fondamentalmente a rappresentare un’ulteriore gestione della assicurazione generale obbligatoria, che si aggiunge a quelle preesistenti per i lavoratori dipendenti e i lavoratori autonomi dell’agricoltura, commercio e artigianato.

46. Peraltro, anche gli sviluppi recenti della legislazione (v. l. n. 228 del 2012 e l. n. 232 del 2016) si sono mossi nel senso di ampliare la sfera della cumulabilità della diversa contribuzione, non coincidente, maturata da ciascun lavoratore secondo le proprie valutazioni di convenienza.

47. Si tratta certamente di una estensione della copertura assicurativa e non può certo confondersi la funzione dell’imposizione dell’obbligo dell’iscrizione alla Gestione separata con la concreta valorizzazione della contribuzione maturata da ciascun iscritto, come tale legata alle peculiarità della vita lavorativa di ciascuno, in assenza un rapporto di indefettibile corrispondenza tra le pensioni e le retribuzioni e tra le pensioni e l’ammontare della contribuzione versata, ed in presenza di «una tendenziale correlazione, che salvaguardi l’idoneità del trattamento previdenziale a soddisfare le esigenze di vita» (Corte Cost. n. 259 del 2017).

48. In definitiva, la sentenza impugnata che non si è conformata ai predetti principi va cassata e, per non essere necessari ulteriori accertamento in fatto, la Corte, decidendo nel merito, rigetta la domanda di C.D.R..

49. La novità della questione al momento di instaurazione della lite determina la compensazione delle spese dell’intero processo.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda di C.D.R.; spese compensate dell’intero processo.

Commento[modifica | modifica sorgente]

Premessa[modifica | modifica sorgente]

Questa sentenza ha una importanza capitale nell'economia di questa wiki.

Essa è il riconoscimento della analisi giuridica svolta fin dal 2012, contro tutto l'apparato giudiziario, ordinistico, sindacalistico e delle casse di previdenza nonché del sistema universitario ad esso collegato.

In questi anni decine e decine di esperti si sono succeduti a sostenere l'insostenibile fino alla sentenza di Cassazione 519/2019 che spazza via tutte le falsità propagandate fin dal 1996, anno di istituzione della Gestione separata INPS.

Negli anni si sono succeduti fior di avvocati, ai quali hanno dato riscontro decine di sentenze dei Tribunali del lavoro, nonostante la legge fosse chiara fin dalla prima uscita.

Alla fine della pagliacciata italiana, dopo 23 anni si arriva alla conclusione finale ove si chiarisce definitivamente il fine della legge e gli obblighi che vanno rispettati.

Poiché ho iniziato a studiare la materia solo nel 2012, nel 2014 avevo spiegato su Wikipedia alla voce Gestione Separata INPS la ricostruzione che dopo 5 anni è stata fatta propria, come conclusione dalla Cassazione, anche se con una ricostruzione sistematica illogica.

Nel frattempo abbiamo avuto il sindacato INAREDIS che ha cavalcato l'onda dicendo di tutelare gli ingegneri e gli architetti che erano incappati nella disavventura.

Bisogna dire che le Istituzioni Cassa Forense e Inarcassa, hanno sempre sostenuto l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS per le casistiche indicate e che la ricostruzione errata è stata fatta spesso da giudici del lavoro incompetenti che leggevano solo una riga di una legge.

Ma sulla lettura della legge estrapolata dal contesto, decine e decine di Giudici del lavoro di primo grado ed in appello, hanno dato ragione ai malcapitati di turno.

Il sindacato più coinvolto nella vicenda è INAREDIS che infatti ha reagito in questo modo: INAREDIS Lettera aperta ai Giudici del Lavoro dei Tribunali d'Italia 9 febbraio 2019.

La ricostruzione sistematica secondo lo schema costituzionale di sistema pensionistico pubblico[modifica | modifica sorgente]

Il Diritto della previdenza sociale nello schema costituzionale di Stato sociale prevede che in un Sistema pensionistico pubblico a redistribuzione dei tributi il Rapporto giuridico di diritto pubblico di contribuzione previdenziale obbligatoria non è in una correlazione indefettibile con il Rapporto giuridico di diritto pubblico di prestazione di previdenza in quanto si è in Assenza di rapporto sinallagmatico tra contributi previdenziali obbligatori e prestazioni previdenziali.

I contributi obbligatori per le assicurazioni obbligatorie sono una imposta e pertanto solo la legge può stabilire il soggetto contribuente, l'oggetto imponibile e le aliquote di contribuzione.

La motivazione dell'obbligo di contribuzione non può discendere dalla erogazione di un servizio pubblico al quale non è correlato sillagmaticamente.

Nel caso in oggetto, di un avvocato con pensione INPS e attività di libero professionista si doveva valutare la soggezione o meno al rapporto giuridico di contribuzione con la Gestione separata INPS.

La individuazione del soggetto si ha nell'art. 2 comma 26 della L. 355/1995.

La legge infatti individua l'obbligo di iscrizione ad un ente previdenziale individuandone i requisiti del contribuente mentre altri articoli stabiliscono le aliquote contributive.

Nel 2011 si è avuta una legge di interpretazione, D.L. n. 98 2011 art. 18 c. 12 dell'art. 2 comma 26 della L. 355/1995.

Ora, poiché nella legge di interpretazione si parla di esenzione di chi è già soggetto a versamento contributivo agli enti, alcuni hanno interpretato la legge di interpretazione come se il contributo integrativo sia sufficiente a giustificare l'esenzione.

Bisogna premettere che le casse dei liberi professionisti forniscono la tutela previdenziale solo sui redditi correlati alla attività per cui sono state istituite.

Quindi vi erano dei redditi che sfuggivano alla imposizione contributiva che nel caso delle casse è denominata contributo soggettivo.

Bisogna inoltre chiarire che il contributo integrativo non viene versato dagli iscritti alle casse, ma viene riversato in qualità di sostituto d'imposta che va ripetuta sul committente.

Inoltre il contributo integrativo è una imposta sui ricavi, ossia sul fatturato, mentre il contributo soggettivo è sul reddito da lavoro.

Si può fare come esempio per chiarire il significato delle diverse contribuzioni il parallelo con IVA e IRPEF. Sono due imposte, ma la prima è sul consumatore finale, la seconda sul reddito.

L'art. 2 comma 26 della L. 355/1995, tra i requisiti che fanno scattare l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS, individua come imponibile cui fare riferimento, e che quindi vanno tassati, non il fatturato bensì il reddito da lavoro ossia, come indicato nel ricorso INPS, all'art. 53 D.P.R. 917/1986 come aggiornato all'epoca dei fatti.

Se fosse rimasto in vigore il precedente art. 53, avrebbe avuto ragione l'avvocato in quanto in esso si faceva riferimento ai ricavi e di conseguenza al contributo integrativo.

Ma fin dalla versione originale della legge, i redditi sottoposti a tassazione contributiva, sono sempre stati i redditi da lavoro di cui all'art. 49 D.P.R. 917-1986.

Quindi non vi sono mai stati dubbi sulla applicazione della legge di istituzione della Gestione separata INPS, circa chi aveva l'obbligo di iscrivervisi ossia chi produce i lavoratori autonomi che producono redditi non soggetti ad iscrizione ad altro ente previdenziale, secondo il principio di non duplicare la tassazione sui medesimi redditi.

La ricostruzione sistematica della Corte di Cassazione[modifica | modifica sorgente]

Nella ricostruzione sistematica operata dalla Corte di Cassazione si ragiona al contrario.

Si va a vedere se il contributo versato genera una posizione previdenziale (e non l'obbligo di iscrizione come evidenziato correttamente dall'INPS nel ricorso).

Poiché il contributo integrativo, non genera una posizione previdenziale, esso è sufficiente a dimostrare che non ho assolto agli obblighi contributivi per quei redditi sfuggiti alle casse come contributo soggettivo (ovvio che sfuggano in quanto non iscritto).

Nella sentenza si ribadisce che non esiste un rapporto sinallagmatico tra contributi versati e prestazione sociale:

"47. Si tratta certamente di una estensione della copertura assicurativa e non può certo confondersi la funzione dell’imposizione dell’obbligo dell’iscrizione alla Gestione separata con la concreta valorizzazione della contribuzione maturata da ciascun iscritto, come tale legata alle peculiarità della vita lavorativa di ciascuno, in assenza un rapporto di indefettibile corrispondenza tra le pensioni e le retribuzioni e tra le pensioni e l’ammontare della contribuzione versata, ed in presenza di «una tendenziale correlazione, che salvaguardi l’idoneità del trattamento previdenziale a soddisfare le esigenze di vita» (Corte Cost. n. 259 del 2017)."

Cioè si cita una sentenza che avvalora la ricostruzione precedente ove si dice che "Si tratta certamente di una estensione della copertura assicurativa e non può certo confondersi la funzione dell’imposizione dell’obbligo dell’iscrizione alla Gestione separata.

In definitiva si ha la conferma delle conclusioni della ricostruzione precedente pur in assenza di una analisi del rapporto giuridico di contribuzione:

43. Pertanto, l’unica forma di contribuzione obbligatoriamente versata che può inibire la forza espansiva della norma di chiusura contenuta nell’art. 2, comma 26, l. n. 335 del 1995 come chiarita dall’art. 18, comma 12, d.l. n. 98 del 2011, non può che essere quella correlata ad un obbligo di iscrizione ad una gestione di categoria, in applicazione del divieto di duplicazione delle coperture assicurative incidenti sulla medesima attività professionale.

44. Per tale ragione la contribuzione integrativa, in quanto non correlata all’obbligo di iscrizione alla cassa professionale, ed a prescindere dalla individuazione della funzione assolta all’interno del sistema di finanziamento delle attività demandate alla cassa professionale, non attribuisce al lavoratore una copertura assicurativa per gli eventi della vecchiaia, dell’invalidità e della morte in favore dei superstiti, per cui non può essere rilevante ai fini di escludere l’obbligo di iscrizione alla Gestione separata presso l’INPS.

La Corte dice al p.to 43 che per i medesimi redditi non vi può essere la duplicazione delle coperture assicurative ossia una duplice iscrizione alla quale seguirebbe una doppia contribuzione.

Viceversa, al solo contributo integrativo non corrisponde, nel caso in oggetto, nessuna iscrizione alla cassa, quindi si dice che i redditi esclusi dalla contribuzione alla cassa vanno ricondotti alla gestione separata.

In conclusione, secondo la Corte, la tutela previdenziale dipende dall'obbligo della iscrizione ad un ente previdenziale al verificarsi di specifiche condizioni, in conseguenza del quale si possono valutare gli effetti della contribuzione sulla posizione previdenziale del soggetto.

Quello che non rileva la Corte è che il contributo integrativo non è una imposta sui redditi previsti dalla norma per l'iscrizione alla gestione separata, bensì sul fatturato ed è a carico del committente, quindi secondo la Corte, l'esclusione avviene in quanto il contributo integrativo non attribuisce una copertura assicurativa e non perché non esplica una tassazione previdenziale dei redditi prodotti dai lavoratori autonomi.

La legge 335 1995 art. 2 c. 26[modifica | modifica sorgente]

Il primo punto da analizzare è se la legge che riforma, estendendolo, il sistema pensionistico per milioni di persone è così incomprensibile visto che centinaia di giudici non l'hanno saputa interpretare.

Tale articolo è quello che definisce il rapporto giuridico di diritto pubblico di contribuzione previdenziale obbligatoria al un nuovo sistema previdenziale pubblico denominato Gestione separata INPS.

La nuova legge dice semplicemente che vi rientrano tutte le attività di lavoro autonomo svolte in forma non esclusiva.

Se faccio il dipendente e aggiungo un lavoro extra da autonomo, devo iscrivermi alla gestione separata INPS.

Se faccio l'architetto ed ho una seconda laurea, per il lavoro aggiuntivo da autonomo mi devo iscrivere alla nuova gestione pensionistica.

Se sono un dipendente ingegnere è faccio attività di libero professionista, mi devo iscrivere in quanto con la nuova legge del 1995, si voleva estendere la tutela previdenziale.

Ora, gli ingegneri e gli architetti dipendenti non possono iscriversi ad Inarcassa, quindi significa che per l'attività aggiuntiva di liberi professionisti non avevano copertura previdenziali ma versavano come sostituto d'imposta il solo contributo integrativo.

Ci sono state delle persone che non hanno capito l'applicazione della legge ed hanno chiesto chiarimenti.

Nel 2011, con l'interpretazione autentica della legge, la confusione è aumentata anziché diminuire.

i soggetti che svolgono attivita' il cui esercizio non sia subordinato all'iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero attivita' non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11, in base ai rispettivi statuti e ordinamenti, con esclusione dei soggetti di cui al comma 11.

Come si dovrebbe leggere "ovvero"?

i soggetti che svolgono attivita' il cui esercizio non sia subordinato all'iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero (i soggetti il cui esercizio sia subordinato all'iscrizione ad appositi albi professionali che svolgono n.d.r.) attivita' non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11 (casse dei liberi professionisti n.d.r.), in base ai rispettivi statuti e ordinamenti, con esclusione dei soggetti di cui al comma 11 (liberi professionisti pensionati delle Casse n.d.r.).


La diversa interpretazione di ovvero come esplicitazione del contenuto precedente, significa trasformarlo in ossia.

i soggetti che svolgono attivita' il cui esercizio non sia subordinato all'iscrizione ad appositi albi professionali, ossia (i soggetti il cui esercizio non sia subordinato all'iscrizione ad appositi albi professionali che svolgono n.d.r.) attivita' non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11 (casse dei liberi professionisti n.d.r.), in base ai rispettivi statuti e ordinamenti, con esclusione dei soggetti di cui al comma 11 (liberi professionisti pensionati delle Casse n.d.r.).

Ecco che la interpretazione rasenta l'assurdo, in quanto una legge fatta per estendere le tutele, dimenticherebbe i lavoratori liberi professionisti, ma non i pensionati liberi professionisti che ancora lavorano.

Si andrebbe a rafforzare, con il nuovo rapporto giuridico di contribuzione chi ha già le tutele.

Amen al Parlamento che si sarebbe bevuto il cervello.

Ma la Cassazione è stata capace di cadere nel tranello degli avvocati e di andare a disquisire di una situazione assurda.

L'equivoco della Corte d'Appello[modifica | modifica sorgente]

Si dice al p.to 2 della sentenza:

2. La Corte di merito accertava, in fatto, che l’avvocato D.R., già titolare di pensione INPS, acquisita la partita IVA (il 1° luglio 2005) per lo svolgimento dell’attività di avvocato (cessata nel dicembre 2006) nel secondo semestre del 2005, aveva svolto attività libero professionale di avvocato, iscritto al relativo Albo, conseguendo un reddito inferiore ai limiti minimi per l’iscrizione alla Cassa di Previdenza ed Assistenza e per il versamento del contributo soggettivo, provvedendo a versare il contributo integrativo, in relazione ai redditi prodotti nel 2005, alla Cassa Nazionale di previdenza e Assistenza Forense; riteneva, pertanto, insussistenti i presupposti per l’iscrizione alla gestione separata, non ravvisando alcuno dei presupposti prescritti dall’art. 18, comma 12, del d.l. n.98 del 2011, convertito in legge n. 111 del 2011.

Ora, è noto che il contributo integrativo non si versa in relazione ai redditi da lavoro (come previsto per individuare l'obbligo di iscrizione ad un ente previdenziale), bensì in base al fatturato ossia ai ricavi.

Quindi tutta la sentenza sviluppa la ricostruzione sistematica senza mai rilevare una falsa attestazione delle sentenze precedenti.

Il punto saliente non spiegato dalla Cassazione[modifica | modifica sorgente]

La Corte di Cassazione giustifica la decisione dicendo che il contributo integrativo è versato da un non iscritto e non genera una posizione previdenziale.

Quindi la Corte di Cassazione, nella ricostruzione sistematica di un sistema pensionistico a redistribuzione dei tributi, basato sul modello Costituzionale del sistema pensionistico non va a vedere come nasce il rapporto giuridico di contribuzione che non è immediatamente collegato al rapporto giuridico di prestazione previdenziale.

Se ciò fosse stato vero, anche al versamento del contributo integrativo sarebbe dovuto corrispondere per qualche altro soggetto un rapporto giuridico di prestazione previdenziale.

Altro esempio eclatante della fallacia di questa assunzione è il caso dei lavoratori dipendenti che versano direttamente con una aliquota del 9% mentre il datore di lavoro effettua i restanti versamenti contributivi arrivando anche oltre il 35% del costo del lavoro.

Sarebbe stato opportuno premettere che ci sono situazioni in cui gli iscritti agli albi o elenchi, ancorché liberi professionisti, non sono obbligati ad iscriversi agli enti previdenziali corrispondenti, pertanto non hanno le tutele previdenziali corrispondenti a quei redditi prodotti.

Se tali redditi non generano un rapporto giuridico di contribuzione alle Casse, ecco che rientrano in quelli oggetto di espansione del sistema pensionistico con la Gestione Separata INPS.


Nella ignoranza generale non viene evidenziato che il contributo integrativo è posto a carico del committente come una vera e propria imposta e che il lavoratore libero professionista la versa in qualità di sostituto d'imposta.

Questo punto è invece affermato nella Corte di Cassazione Sentenza 18 dicembre 2017 n. 30344.

Viceversa si afferma erroneamente che il contributo integrativo è dovuto da tutti gli iscritti agli albi, mentre nel caso di Inarcassa è versato, sempre come sostituto d'imposta anche dalle società di ingegneria.

E' come se per i lavoratori dipendenti, il versamento che fa il datore di lavoro del 9% del contributo previdenziale obbligatorio posto in carico al dipendente e versato dal datore di lavoro faccia sorgere dei diritti al datore di lavoro!

Nella Sentenza 30344/2017 si dice:

Ne è conferma l’art. 6, d.m. n. 281/1996, che, nel recare la prima disciplina delle modalità e dei termini per il versamento dei contributi dovuti ai sensi dell’art. 2, comma 26, I. n. 335/1995, ha espressamente chiarito che «non sono soggetti alla contribuzione di cui al presente decreto i redditi già assoggettati ad altro titolo a contribuzione previdenziale obbligatoria».

Quindi, la contribuzione che si va a versare, è riferita ad un reddito che non sia già stato soggetto a contribuzione.

Ma il contributo integrativo non è riferito al reddito da lavoro bensì ad un ricavo!

Si dice ancora nella Sentenza 30344/2017:

Costoro, conseguentemente, non sono tenuti al versamento del contributo soggettivo, bensì unicamente al versamento del contributo integrativo, dovuto da tutti gli iscritti agli albi di ingegnere e architetto, indipendentemente dall’iscrizione all’INARCASSA, nella forma di una maggiorazione percentuale che dev’essere applicata dal professionista su tutti i compensi rientranti nel volume di affari e versata alla Cassa indipendentemente dall’effettivo pagamento che ne abbia eseguito il debitore, salva ripetizione nei confronti di quest’ultimo (art. 10, I. n. 6/1981, riprodotto negli stessi termini dall’art. 5 del Regolamento di previdenza INARCASSA). Ora, non è revocabile in dubbio che il versamento di tale contributo, in difetto di iscrizione all’INARCASSA, non possa mettere capo alla costituzione di alcuna posizione previdenziale a beneficio del professionista che è tenuto a corrisponderlo: la cassa di previdenza eroga le prestazioni previdenziali esclusivamente agli iscritti (art. 3, Statuto INARCASSA) e chi è iscritto ad altra forma di previdenza obbligatoria non può esserlo (cfr. da ult. Cass. n. 23687 del 2015). Ma se così è, è inevitabile concludere che il suo versamento non può esonerare il professionista dall’iscrizione alla gestione separata INPS: la regola generale conseguente all’istituzione di quest’ultima è che all’espletamento di una duplice attività lavorativa, quando per entrambe è prevista una tutela assicurativa, deve corrispondere una duplicità di iscrizione alle diverse gestioni (così ancora Cass. S.U. n. 3240 del 2010, cit.). Né ciò comporta alcuna duplicazione di contribuzione a carico del professionista, giacché il contributo integrativo, la cui istituzione si giustifica esclusivamente in relazione alla necessità dell’INARCASSA di disporre di un’ulteriore fonte di entrate con cui sopperire alle prestazioni cui è tenuta, è ripetibile nei confronti del beneficiario della prestazione professionale e dunque è in realtà posto a carico di terzi estranei alla categoria professionale cui appartiene il professionista e di cui l’INARCASSA è ente esponenziale (v. in tal senso Corte cost. n. 132 del 1984).

La malafede di INAREDIS[modifica | modifica sorgente]

La battaglia giuridica portata avanti da INAREDIS si basa sulla definizione letterale della legge ossia sul termine "di versamento contributivo".

Se tutto l'ordinamento si dovesse interpretare con questo criterio vivremmo nel totale paradosso per un semplice motivo: in genere non esiste un glossario dei termini giuridici e i legislatori hanno spesso usato gli stessi termini con significati diversi.

In questo caso, va ricordato che il contributo integrativo va versato anche dai non iscritti, come ad esempio sono le società di ingegneria, e che fino a poco tempo fa, questi non avevano alcuna funzione previdenziale.

Ora, secondo INAREDIS, la locuzione "versamento contributivo" significa qualsiasi versamento fatto all'ente, a prescindere dalla titolarità del soggetto, della iscrizione all'ente, del tipo di contributo obbligatorio o facoltativo, soggettivo o integrativo, volontario o di solidarietà, da riscatto o figurativo, in quanto in versamento contributivo, se uno fa la ricostruzione letterale, come da loro preteso, ci possono rientrare tutti i rapporti economici con l'ente, che abbiano in testa la parola contributo.

Ma la malafede si vede in modo eclatante dal modo in cui nascondono le sentenze dei giudici del lavoro.

Sentenze piene di errori nel campo del diritto della previdenza sociale, che andrebbero invece studiate nei corsi di giurisprudenza per far capire come si svolge la spoliazione legale.

E sono il classico esempio in cui l'orientamento della massa non significa affatto stare nella ragione.

Le centinaia di sentenze assurde[modifica | modifica sorgente]

La sentenza in oggetto ha una particolarità: essa interviene, come si dice nel gergo, a ribaltare centinaia di sentenze di giudici del lavoro di tutta Italia, dopo che per anni si era affermata la modalità di interpretazione sostenuta anche da INAREDIS.

Infatti, di fronte alla tesi sostenuta dall' INPS ci sono stati centinaia di giudici che sembra che hanno avallato la ricostruzione letterale.

Ma ciò non è vero, infatti se so va a leggere le varie sentenze, nessuna fa la ricostruzione letterale ma spesso la motivazione del giudice fa riferimento a situazioni inesistenti, ossia si dice che il soggetto era iscritto alle Casse quando ciò non è vero e che pertanto aveva versato il contributo integrativo dovuto in base a detta iscrizione inesistente.

Un esempio è nella sentenza del 9 maggio 2013 del tribunale di Rieti dove si dice che un architetto lavoratore dipendente era contemporaneamente iscritto ad Inarcassa, quando ciò è vietato dallo Statuto.

Quindi, per almeno 5 anni, in centinaia di aule di tribunale, si sono consumati dei giudizi farsa, tutti sulla ignoranza eclatante dell'ordinamento previdenziale.

Ossia i giudici del lavoro che dovrebbero essere i depositari esperti della conoscenza delle leggi, hanno dimostrato di non capirci nulla.

Ma se non ci capiscono nulla gli esperti, come fa un normale cittadino, per il quale non è ammessa l'ignoranza della legge, a rispettarla?

L'assenza della politica[modifica | modifica sorgente]

In questi anni ha brillato l'assenza della politica.

La prima osservazione è che la vicenda si riferisce a redditi del 2005.

Vogliamo competere con il mondo e lo Stato sia attraverso l'INPS, i giudici, il parlamento, gli avvocati, riesce a dare una risposta, ancorché piena di errori, dopo 14 anni, e parliamo di redditi inferiori a delle soglie minime.

I sindacati, gli ordini e le Casse hanno fatto la loro parte di confusione, ma la politica è stata assente.

A fronte di decine di migliaia di casi, non ha voluto vedere se tra i furbi non ci fossero anche chi effettivamente non ha pagato i contributi per la incomprensione della legge o per necessità, esponendosi a sanzioni pari all'80% del non versato.

Stiamo parlando non di soggetti che fatturano decine di migliaia di euro, ma di situazioni marginali.

Dove tra prelievi contributivi e sanzioni si arriva oltre il 50% di reddito spesso sotto la soglia della povertà.

Solo ora, forse con la cosiddetta pace fiscale, ossia con il condono di tutte le imposte non versate, soprattutto per importi modesti, si può chiudere la partita della Operazione Poseidone.

Una seconda osservazione è dovuta in quanto si è ritenuto di intervenire con una legge di chiarimento, di fatto non chiarendo nulla per i giudici del lavoro visto che hanno hanno continuato a scrivere sentenze su conoscenze errate dell'ordinamento.

La ricostruzione sistematica tradita[modifica | modifica sorgente]

La ricostruzione sistematica operata nella decisione è quanto di più avanzato mi sarei potuto aspettare, dal punto di vista logico, per avvalorare i contenuti della wiki.

Quindi un plauso alla Cassazione salvo leggere nel dispositivo l'uso delle interpretazione letterale di altre leggi, senza continuare nella ricostruzione sistematica.

Mi riferisco alla descrizione delle Casse come privati o ai contributi previdenziali come se non fossero delle imposte, e quindi un aiuto di Stato, cosicché la Corte di Cassazione è la prima costruttrice delle fake news che portano in errore centinaia di giudici del lavoro.

Oppure si insiste sul non finanziamento delle Casse da parte dello Stato, cosa regolarmente smentita dai fatti, recenti e passati, ignorando palesemente la Costituzione

Si dice infatti:

39. Queste ulteriori questioni derivate dalla legge interpretativa, come già sottolineato dai precedenti specifici di questa Corte nn. 30344 del 2017, n. 30345 del 2017, n. 1172 del 2018, n. 2282 del 2018, n. 1643 del 2018, vanno risolte, necessariamente, alla luce della ricostruzione sistematica sopra rappresentata perché un’interpretazione meramente letterale non potrebbe mai giungere a soluzioni certe essendo il termine versamento contributivo, senza ulteriore specificazione, del tutto ambiguo, così come la valenza della congiunzione ovvero.

I contributi sono una imposta[modifica | modifica sorgente]

Si dice al punto 15 :

più che un contributo destinato ad integrare un settore previdenzialmente scoperto, i conferimenti alla gestione separata hanno, piuttosto, il sapore di una tassa aggiuntiva su determinati tipi di reddito, con il duplice scopo di fare cassa e di costituire un deterrente economico all’abuso di tali forme di lavoro;

Ed ancora:

la regola generale è quindi che all’espletamento di duplice attività lavorativa, quando per entrambe si prevede la tutela assicurativa, deve corrispondere la duplicità di iscrizione e non si ha, peraltro, duplicazione di contribuzione, perché a ciascuna fa capo una attività diversa. Inoltre ciascuna delle obbligazioni contributive viene parametrata sulla base dei compensi rispettivamente percepiti, che non si cumulano, ma restano distinti e sottoposti alla rispettiva aliquota di prelievo.


Senza il concorso finanziario dello Stato[modifica | modifica sorgente]

26. Va, infatti, rimarcato che il principio di autonomia riconosciuto alle Casse professionali dal d.lgs. 509 del 1994 realizza, nel rispetto della natura pluralista dell’intero sistema previdenziale, il diverso scopo di rispettare le istanze del gruppo professionale nella gestione dell’assicurazione obbligatoria, all’interno dello spazio assegnato loro dalla legge (art. 3, comma 12, l. n. 335 del 1995), senza il concorso finanziario da parte dello Stato.


. Work in progress

Allegati[modifica | modifica sorgente]

INAREDIS Lettera aperta ai Giudici del Lavoro dei Tribunali d'Italia 9 febbraio 2019

Normativa[modifica | modifica sorgente]

L. 335/1996 art 2 c. 26[modifica | modifica sorgente]

26. A decorrere dal 1 gennaio 1996, sono tenuti all'iscrizione presso una apposita Gestione separata, presso l'INPS, e finalizzata all'estensione dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidita', la vecchiaia ed i superstiti, i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorche' non esclusiva, attivita' di lavoro autonomo, di cui al comma 1 dell'articolo 49 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni ed integrazioni, nonche' i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, di cui al comma 2, lettera a), dell'articolo 49 del medesimo testo unico e gli incaricati alla vendita a domicilio di cui all'articolo 36 della legge 11 giugno 1971, n. 426. Sono esclusi dall'obbligo i soggetti assegnatari di borse di studio, limitatamente alla relativa attivita'. (9a) (12a) (14) (17) (21) (24) (27) (36) (28) 27.

D.L. n. 98 2011 art. 18 c. 12[modifica | modifica sorgente]

12. L'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, si interpreta nel senso che i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorche' non esclusiva, attivita' di lavoro autonomo tenuti all'iscrizione presso l'apposita gestione separata INPS sono esclusivamente i soggetti che svolgono attivita' il cui esercizio non sia subordinato all'iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero attivita' non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11, in base ai rispettivi statuti e ordinamenti, con esclusione dei soggetti di cui al comma 11. Resta ferma la disposizione di cui all'articolo 3, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103. Sono fatti salvi i versamenti gia' effettuati ai sensi del citato articolo 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995.

Art.53 D.P.R. 917-1986 agg.4[modifica | modifica sorgente]

Testo in vigore dal:

1-1-2004

al: 14-8-2017 (agg.4)


Art. 53 ((Redditi di lavoro autonomo

1. Sono redditi di lavoro autonomo quelli che derivano dall'esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti e professioni si intende l'esercizio per professione abituale, ancorche' non esclusiva, di attivita' di lavoro autonomo diverse da quelle considerate nel capo VI, compreso l'esercizio in forma associata di cui alla lettera c) del comma 3 dell'articolo 5.

2. Sono inoltre redditi di lavoro autonomo:

a) LETTERA ABROGATA DALLA L. 21 NOVEMBRE 2000, N.342;

b) i redditi derivanti dalla utilizzazione economica, da parte dell'autore o inventore, di opere dell'ingegno, di brevetti industriali e di processi, formule o informazioni relativi ad esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o scientifico, se non sono conseguiti nell'esercizio di imprese commerciali;

c) le partecipazioni agli utili di cui alla lettera del comma 1 dell'articolo 41 quando l'apporto e' costituito esclusivamente dalla prestazione di lavoro;

d) le partecipazioni agli utili spettanti ai promotori e ai soci fondatori di societa' per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilita' limitata;

Art. 53 D.P.R. 917-1986 agg. 3[modifica | modifica sorgente]

Testo in vigore dal:

1-1-1996

al: 31-12-2003 (agg.3)

Art. 53 Ricavi

1. Sono considerati ricavi:

a) i corrispettivi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi alla cui produzione o al cui scambio e' diretta l'attivita' dell'impresa;


b) i corrispettivi delle cessioni di materie prime e sussidiarie, di semilavorati e di altri beni mobili, esclusi quelli strumentali, acquistati o prodotti per essere impiegati nella produzione;

c) i corrispettivi delle cessioni di azioni o quote di partecipazioni in societa' ed enti indicati nelle lettere a), b) e d) del comma 1 dell'articolo 87, comprese quelle non rappresentate da titoli, nonche' di obbligazioni e di altri titoli in serie o di massa, che non costituiscono immobilizzazioni finanziarie, anche se non rientrano tra i beni al cui scambio e' diretta l'attivita' dell'impresa; (49)

d) le indennita' conseguite a titolo di risarcimento, anche in forma assicurativa, per la perdita o il danneggiamento di beni di cui alle precedenti lettere;

e) i contributi in denaro, o il valore normale di quelli in natura, spettanti sotto qualsiasi denominazione in base a contratto;

((f) i contributi spettanti esclusivamente in conto esercizio a norma di legge.)) ((57))

2. Si comprende inoltre tra i ricavi il valore normale dei beni di cui al comma 1 destinati al consumo personale o familiare dell'imprenditore, assegnati ai soci o destinati a finalita' estranee all'esercizio dell'impresa.

(13) 2-bis. Ai fini delle imposte sui redditi i beni di cui alla lettera c) del comma 1 non costituiscono immobilizzazioni finanziarie se non sono iscritti come tali nel bilancio. (49) ---------------

AGGIORNAMENTO (13) Il D.L. 27 aprile 1990, n. 90, convertito con modificazioni dalla L. 26 giugno 1990, n. 165, ha disposto (con l'art. 14, comma 2) che "Le disposizioni dell'articolo 1, comma 1, lettere f), i), l-bis) e l-ter), si applicano dal periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto; per il periodo d'imposta precedente a quello in corso alla predetta data, per il quale la dichiarazione dei redditi e' presentata dopo il 31 dicembre 1989, ferma la misura della elevazione prevista dalla predetta lettera i ), nella ipotesi di beni gia' utilizzati da parte di altri soggetti, l'ammortamento anticipato puo' essere eseguito nell'esercizio in cui i beni sono entrati in funzione per la prima volta presso l'ultimo utilizzatore e nei due successivi, a condizione che detto ammortamento anticipato non sia gia' stato fiscalmente dedotto per tre periodi d'imposta da parte dei precedenti possessori, ovvero per i residui periodi d'imposta, nel caso in cui i precedenti possessori abbiano dedotto l'ammortamento anticipato per uno o due periodi d'imposta". ---------------


AGGIORNAMENTO (49) Il D.L. 29 giugno 1994, n. 416 convertito con modificazioni dalla L. 8 agosto 1994, n. 503 ha disposto (con l'art. 2, comma 1) che le presenti modifiche si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso alla data del 30 dicembre 1993. ---------------

AGGIORNAMENTO (57) La L. 28 dicembre 1995, n. 549 ha disposto (con l'art. 3, comma 107) che la presente modifica "si applica a decorrere dal periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore della presente legge".) le indennita' per la cessazione di rapporti di agenzia.

f) i redditi derivanti dall'attivita' di levata dei protesti esercitata dai segretari comunali ai sensi della legge 12 giugno 1973, n. 349.

3. Per i redditi derivanti dalle prestazioni sportive oggetto di contratto di lavoro autonomo, di cui alla legge 23 marzo 1981, n. 91, si applicano le disposizioni relative ai redditi indicati alla lettera a) del comma 2.))

Art. 49 D.P.R. 917-1986 agg.2[modifica | modifica sorgente]

Testo in vigore dal:

1-1-2001

al: 31-12-2003 (agg.2)

Art. 49 Redditi di lavoro autonomo

1. Sono redditi di lavoro autonomo quelli che derivano dall'esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti e professioni si intende l'esercizio per professione abituale, ancorche' non esclusiva, di attivita' di lavoro autonomo diverse da quelle considerate nel capo VI, compreso l'esercizio in forma associata di cui alla lettera c) del comma 3 dell'articolo 5.

2. Sono inoltre redditi di lavoro autonomo:

a) ((LETTERA ABROGATA DALLA L. 21 NOVEMBRE 2000, N.342));

b) i redditi derivanti dalla utilizzazione economica, da parte dell'autore o inventore, di opere dell'ingegno, di brevetti industriali e di processi, formule o informazioni relativi ad esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o scientifico, se non sono conseguiti nell'esercizio di imprese commerciali;

c) le partecipazioni agli utili di cui alla lettera del comma 1 dell'articolo 41 quando l'apporto e' costituito esclusivamente dalla prestazione di lavoro;

d) le partecipazioni agli utili spettanti ai promotori e ai soci fondatori di societa' per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilita' limitata;

e) le indennita' per la cessazione di rapporti di agenzia.

f) i redditi derivanti dall'attivita' di levata dei protesti esercitata dai segretari comunali ai sensi della legge 12 giugno 1973, n. 349.

(3) 3. Per i redditi derivanti dalle prestazioni sportive oggetto di contratto di lavoro autonomo, di cui alla legge 23 marzo 1981, n. 91, si applicano le disposizioni relative ai redditi indicati alla lettera a) del comma 2. ---------------

AGGIORNAMENTO (3) Il D.L. 14 marzo 1988, n. 70, convertito con modificazioni dalla L. 13 maggio 1988, n. 154, ha disposto (con l'art. 4, comma 3) che la presente modifica ha effetto ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, dal 1 gennaio 1973, e, ai fini delle imposte sui redditi, dal periodo di imposta iniziato successivamente al 31 dicembre 1987.


Interrogazione parlamentare[modifica | modifica sorgente]

🔴ROMA, 06.03.2019 - GESTIONE SEPARATA INPS: IL SEN. ANTONIO IANNONE DEPOSITA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE 🔴

<<AL MINISTRO PER LO SVILUPPO ECONOMICO E AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta scritta

Premesso che:

a partire dal 2011 con la c.d Operazione Poseidone l'Inps di propria iniziativa ha preteso dagli avvocati, ma la situazione riguarda anche altre categorie professionali, l'iscrizione alla gestione separata Inps istituita con la legge n. 335/ del 1995 (legge Dini);

l’inps con un'interpretazione autonoma ha spedito migliaia di avvisi con sanzioni pari, a volte, all'80% del richiesto procedendo all'iscrizione coattiva alla Gestione separata di circa 800 mila professionisti;

la c.d. operazione Poseidone, trae origine dalla illegittima pretesa impositiva del versamento contributivo al fine di estendere (a fondo perduto, ossia senza previsione e possibilità alcuna di avvalersi di ipotetico cumulo, totalizzazione o ricongiunzione) la copertura previdenziale e assistenziale a soggetti esercenti autonoma attività di libera professione, erroneamente considerati sprovvisti, per effetto di una falsa e distorta interpretazione della normativa che regola la disciplina di settore e in spregio del potere di autoregolamentazione delle rispettive autonome Casse d’appartenenza (che concedevano al di sotto di una determinata soglia reddituale la facoltà di esenzione dal versamento di oneri contributivi ad eccezione del contributo“integrativo” versato)nonché della statuizione di cui all’art. 18 co.12 della L. 111/11, norma di interpretazione autentica dell’art. 2 comma 26 della L. 335/95, come da RELAZIONE DEL SENATO DI CONVERSIONE IN LEGGE N. 2814, XVI LEGISLATURA;

nonostante pronunce a favore degli avvocati da parte di vari Tribunali di merito italiani, l'Inps sebbene soccombente ha continuato con l’emissione di atti esecutivi e nonostante numerosi esposti alle Corti dei Conti per danno erariale nel tentativo di arginare l’emorragica esposizione finanziaria che sta subendo l’intera collettività, per speco di danaro pubblico, l’Inps ha continuato nell’azione illegittima anche in violazione dell’art 24, comma 3, del Dlgs n. 46/1999;

nonostante la Corte di legittimità, con la sentenza n. 27950 del 31.10.2018 e successive ordinanze n 4329/2019 e la 5379/2019, in ottemperanza alla regola fissata dall’art. 18 co. 4 d.l.vo 9.7.1997 n. 241, ha ritenuto la maggior parte delle pretese illegittime dell’Inps prescritte, l’Ente continua ad arrecare danno sia ai contribuenti-professionisti che alle casse dello Stato.

Chiede:

se il Governo intende attivarsi affinché l’Inps, nel rispetto della legge e della relazione del Senato di conversione, annulli le iscrizioni d’ufficio alla gestione separata Inps dei professionisti;

se il Governo ritiene di intervenire affinchè i professionisti, che nelle more abbiano intrapreso azioni giudiziali, possano ottenere annullamenti in autotutela;

se il Ministro competente in attuazione della previsione legislativa ex art 18 co.12 della L. 111/11, norma di interpretazione autentica dell’art. 2 comma 26 della L. 335/95,(ante riforma legge professionale n. 247/2012) e ex art 18, comma 4, dlvo n 241/1997 e succ. modif art 17 del dpr 435/2001 ratione tempori vigenti, valuti di impedire il proseguire dell’azione dell’Inps anche con un intervento normativo ad hoc.>>

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

https://www.pensionioggi.it/notizie/previdenza/gestione-separata-il-governo-rinvia-una-decisione-sull-iscrizione-d-ufficio-dei-professionisti-con-cassa-563453543


I requisiti per la iscrizione ad Inarcassa


http://www.cfnews.it/previdenza/avvocati-ed-iscrizione-alla-gestione-separata-inps/?cookieLawRefresh=1


https://www.inps.it/bussola/VisualizZADOC.aspx?sVirtualURL=/messaggi/messaggio%20numero%209740%20del%2014-06-2013.htm&iIDDalPortale=48033

Collegamenti[modifica | modifica sorgente]

INAREDIS Indice