Giusnaturalismo

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< Glossario del conflitto sociale >



Il giusnaturalismo è una dottrina volontaria del diritto che, a seconda della corrente filosofica vede nella natura umana, o nell'aspetto razionale o nel soprannaturale l'unica possibilità di legittimità del fenomeno giuridico in quanto legato alla giustizia che scaturisce dal fenomeno umano o dal divino.

Il giusnaturalismo nasce in contrapposizione con il fenomeno giuridico "reale" denominato giuspositivismo o diritto oggettivo.

In passato il potere esecutivo era esercitato dal monarca che in forma autoritaria era titolare anche del potere legislativo è giudiziario, quindi il giusnaturalismo serviva quale legittimazione originaria del diritto positivo prodotto.

Questo perché il diritto positivo è pacificamente associato alla legalità ma non alla giustizia.


Come nasce il diritto[modifica | modifica sorgente]

La tesi sostenuta in questa wiki è che l'ordinamento è il risultato del conflitto sociale legale.

Il fenomeno sociale trova un ordine sociale, ossia un modo di condizionare i fenomeni volontari al termine di un conflitto, che può essere un dialogo al termine del quale, chi detiene il potere, decide.

La gestione dell'ordine si riduce alla giurisdizione che non ha nulla a che vedere con la giustizia.

Documenti[modifica | modifica sorgente]

http://www.statominimo.it/ma-insomma-chi-ha-ragione-il-giusnaturalismo-o-il-giuspositivismo/

Dialoghi[modifica | modifica sorgente]

2020 02 05[modifica | modifica sorgente]















Ancora sul diritto naturale.

I fenomeni sono o naturali o artificiali.

Solo l'uomo opera con arte, quindi i fenomeni artificiali sono fenomeni umani contro natura.

Il diritto naturale sarebbe quindi costituito da regole della natura che disciplinano i fenomeni artificiali.

Non tutto quello che fa l'uomo è artificiale, quando respira o beve, fa un fenomeno naturale.

I fenomeni naturali o artificiali possono diventare legali.



i fenomeni umani naturali e i fenomeni umani artificiali necessari all'uomo per sviluppare la sua natura di persona umana, se sono razionali e nella misura in cui sono razionali, DEVONO essere legali, finché non ne sia provata l'irrazionalità o non sia provata l'irrazionalità delle loro conseguenze. Se sono resi illegali oltre questi limiti di ragionevolezza, siamo nell'àmbito della legge ingiusta.



Matteo Maro sto andando avanti nello studio, quello che mi ha sorpreso è che quasi tutto quello che fa l'uomo, è artificiale, contro natura, ma determinato dalla sua volontà. Mentre tutti gli altri fenomeni sono determinati dal caso, e quindi irrazionali e fatti da irresponsabili, quelli umani artificiali, sono VOLUTI, e quindi gli effetti sia positivi che negativi DEVONO essere valutati dall'uomo.



Ora, a parte il fenomeno animale, i fenomeni naturali seguono delle leggi fisico-matematiche assolute. Si applica il metodo sperimentale. Per il fenomeno umano artificiale, io uso anziché legge, il termine "regola di condotta" che vale per tutte le discipline/dottrine, mentre per il diritto diventa "regola di condotta legale".



Quindi, la regola di condotta ha la funzione di limitare il libero arbitrio e di imporre una volontà esterna all'uomo. L'obbedienza ad una regola di condotta può scattare per libera scelta di volere praticare una dottrina. Vado ad un corso di musica, mi danno delle regole, se le applico ho dei risultati, altrimenti faccio piovere ed allontano tutti.

Quindi per tutte le dottrine libere, non obbligatorie, l'uomo applica le regole di condotta per ottenere un risultato gratificante per sé e per gli altri.



Se io suono benissimo, ma all'una di notte e disturbo tutti, nasce l'esigenza di una regola di condotta legale, che prova a condizionare la mia volontà, ossia a farmi suonare di giorno e con moderazione. Quindi quella che chiami LEGGE RAZIONALE LEGITTIMA, è una regola di civile convivenza imposta con la forza (LEGALE) da una istituzione per ottenere una società artificiale pacifica.



Quindi il DIRITTO è la dottrina che sviluppa l'ordine sociale limitando i fenomeni umani artificiali e che impone una volontà esterna. Questo è il DIRITTO POSITIVO che ha un punto debole, la LEGITTIMAZIONE. Nel tempo si è passati dalla FORZA a DIO, alla NATURA, al CONTRATTO SOCIALE, alla COSTITUZIONE. L'ordinamento attuale, costituzionale, è spesso illegittimo, per questo hanno inventato la Corte Costituzionale.



La regola di condotta e di civile convivenza preesiste alla legalità che la codifica. Nasce dal buon senso di dare rispetto per ottenere rispetto. La regola di convivenza si afferma naturalmente senza necessità di imposizione coercitiva e prima che si formi alcuna istituzione. Qualcuno potrebbe dimostrare che, prima che si formasse un'istituzione in grado di imporlo con la forza, gli uomini si disturbassero reciprocamente nel sonno? È ragionevole supporre che, ben prima che emergesse l'istituzione legale, gli uomini fossero già abbastanza intelligenti da non disturbarsi reciprocamente nel sonno. Evidentemente si presentano alla società anche degli àmbiti particolarmente urgenti o complessi, nei quali assecondare il naturale (ma lungo) processo di formazione spontanea delle regole di civile convivenza può essere sconveniente e pericoloso: ed è lì che può essere necessario che i consociati riconoscano un terzo, un arbitro, che fissi delle regole convenzionali che accelerino il processo.



Nel diritto positivo, la giustizia delle regole di condotta non esiste, esiste la legittimità. La giurisdizione è l'applicazione delle regole di condotta, ma applicare la pena non è fare giustizia ma piegare la volontà. Se io non ho dormito per via del vicino, anche se gli fanno la multa e mi da dei soldi, non recupero il danno subito, sono dei palliativi. E ci potrebbe essere il caso in cui ho l'insonnia e magari mi faceva compagnia con della buona musica.



Il diritto positivo è autoreferenziale. La Corte Costituzionale non risolve il problema della legittimità. Può essere corrotta, iniqua ed emanare sentenze ingiuste che sono peggiori delle leggi ingiuste.La Corte Costituzionale non ci dà la giustizia. Nessuna istituzione legale ci dà la giustizia. Solo la naturale interazione dei soggetti di diritto secondo ragione, può creare criteri ragionevoli e umani di condotta, perché sperimentati dagli uomini e non invece concepiti a tavolino da sadici burocrati quali generalmente sono indotti ad essere tutti coloro ai quali viene conferito il potere di dettare le regole di condotta agli altri!

Il diritto positivo significa che pochi eletti impongono agli altri le proprie regole. Il diritto naturale non è la legge di natura o il "comportamento naturale e istintivo". No, è un fraintendimento. Il diritto naturale è quello che in modo naturale si forma dall'interazione naturale tra i soggetti, creando consuetudini e buone prassi che si consolidano. È un diritto sperimentale, sottoposto a continui e costanti test nelle diverse interazioni umane ripetute nel tempo. Grazie alle continue sperimentazioni,si va aggiustando continuamente e l'errore ha molte meno probabilità di resistere. Nel diritto naturale, nessuno pretende di avere la verità su ciò che va fatto e di poterlo imporre ai consociati in virtù del potere legale. Nel diritto positivo, se il legislatore sbaglia, costringe tutti a sbagliare! Nel diritto naturale, se i miei vicini sbagliano, io farò tesoro della loro esperienza e non commetterò il loro stesso errore. Il diritto positivo è, per natura, presuntuoso. Il diritto naturale è umile, perché nasce dal basso.

Tuttavia, il mutamento delle società ci mette davanti a situazioni che necessitano di una convenzione immediata che non può essere rimandata, la cui soluzione non può posticiparsi frattanto che si va affermando la migliore prassi possibile. Occorre dunque, in tali casi, la norma di diritto positivo, convenzionalmente fissata da istituzioni convenzionali munite del potere coercitivo. È necessario, tuttavia, che il ricorso alla normazione sia residuale, il più possibile ridotto e circoscritto, lasciando i consociati liberi di autodeterminarsi secondo le loro nature nella maggior parte dei casi. Diversamente diventa l'abuso legale nel quale viviamo, in cui il cittadino è fagocitato da un labirintico ginepraio di leggi e leggine, aggiornamenti capricciosi e bisbetiche modifiche.

Minima normazione, massimo buon senso. Questo è ragionevole, questo è "secondo natura".



Il diritto senza la legalità, ossia senza una istituzione che fa applicare le regole di condotta, non esiste. Se in una orchestra uno stona, non si raggiunge il risultato di civile, pacifica convivenza. Quindi interviene la legalità del maestro che ha il potere di cacciare l'indisciplinato o incapace. Quello che chiami diritto naturale, sarebbe la disponibilità di tutti gli altri ad aiutarli a studiare se è rimasto indietro o a comportarsi civilmente se è indisciplinato. Ma la volontà dell'altro non viene per forza piegata con il dialogo. Quindi, se sto nel giusto del diritto naturale, senza la forza continuerò a subire un sopruso. Quindi il diritto naturale non è un diritto che risolve una situazione, ma un bagaglio di regole di condotta che possono essere prese per sviluppare una civile convivenza e in via residuale, dal diritto positivo.



Premesso che il diritto spazia su tutto, secondo ma in linea di massima parliamo di due campi di azione diversi. Il diritto positivo su una istituzione universale come lo Stato o l'unione europea, crea uno spazio di "civile" convivenza, in base ad una volontà esterna a tutti, mentre le regole di condotta che si instaurano tra le persone sono limitate agli equilibri che si creano tra i pochi con cui si è in contatto.



Non corrisponde al vero che il diritto senza la legalità non esista. Il senso naturale di ciò che è giusto, preesiste alla formazione di qualunque istituzione. Questo è vero anche storicamente. Io so che non è giusto pestare i piedi al prossimo, disturbarlo mentre dorme, impedirgli di andare di corpo o di respirare, assai prima che io conosca nemmeno dell'esistenza di un potere legale in grado di costringermi a rispettare questi diritti di natura. Li interiorizzo da bambino, con l'esperienza o con l'insegnamento degli adulti.

L'orchestra suona anche da sola, abbiamo band e big band nell'ambito del jazz/rock/pop che si accordano da sole senza maestri.

Certo, la volontà dell'altro non viene per forza piegata con il dialogo, per questo un'istituzione che coordina è necessaria. Il problema si crea quando essa pretende di normare anche tutte quelle materie che possono essere lasciate alla naturale interazione tra le persone. Essa sconfina in un terreno di cui è usurpatrice e fagocita anche i diritti naturali manipolandoli e comprimendoli. Così diventa ossessiva. oppressiva, bulimica, invadente, ingombrante, arrogante, quale normalmente è e sempre di più, decennio dopo decennio.

Se il diritto positivo arretra, il diritto naturale emerge. Il diritto naturale, cioè la ragione e la naturale interazione tra le persone, è ciò che risolve la maggior parte delle situazioni della vita di una persona, che - grazie a Dio - può passare una vita intera risolvendo autonomamente i conflitti col prossimo senza portarlo in tribunale. I conflitti umani che arrivano in tribunale sono una minoranza, grazie a Dio.

La necessità del diritto positivo è sovrastimata, e - sovrastimarla - è preciso interesse del legislatore che vuole apparire indispensabile, prezioso, insostituibile.



Il potere di creare lo spazio di civile convivenza risiede nelle persone che si regolano spontaneamente da millenni, non nello Stato. Lo Stato può intervenire a livello sussidiario, per arbitrare casi particolarmente ostili. Ma l'arbitro, se spadroneggia, diventa arbitrario. n tal caso meglio giocare la partita senza arbitro. Chi controllerà l'arbitro? La Corte Costituzionale? La Corte delle Corti? La Supercorte del Sistema Solare? Il potere che si ingerisse anche delle questioni che possono essere lasciate alla libera contrattazione individuale, e che pretendesse di disciplinare tutto in ogni dettaglio (come succede oggi) sarebbe contro natura e meriterebbe di essere rovesciato, o perlomeno corretto. Occorre individuare i pochi casi in cui l'arbitrato legale è imprescindibile, e restituire tutto il resto alla libertà negoziale delle persone, com'è in natura.



Matteo Maro poiché la storia non mi sembra che sia testimonianza di civile convivenza, hanno applicato solo il diritto positivo. Il problema è, il diritto naturale, riesce ad emergere?



Questa è una pura fallacia di ragionamento. Nella storia dell umanità si sono succedute miliardi di miliardi di interazioni sociali che si sono risolte naturalmente, senza il ricorso ad alcuna giurisdizione. Naturalmente, i conflitti passano alla storia, non passa alla storia il modo in cui le condomine del terzo e del quarto piano si accordano su come e quando stendere i panni dalla finestra. Lo ripeto: la maggior parte delle persone trascorre la maggior parte della sua vita senza portare nessuno in tribunale. La totalità assoluta delle persone che hanno calpestato il Pianeta Terra, ha fatto ricorso alla tutela giurisdizionale contro la minoranza assoluta delle persone con cui ha avuto a che fare nella vita. La quasi totalità delle situazioni umane si risolvono in modo naturale, senza l intervento legale, accontentandosi di buon senso, buone prassi e consuetudini. Siccome però il diritto positivo ha sempre un firmatario che vuole trarne vanto, esso tende a millantare la propria importanza e i benefici che comporta. Il diritto naturale, al contrario, essendo di tutti e di nessuno, non ha tronfi estensori a difenderlo.



Matteo Maro tu consideri ogni interazione avvenuta, come se si è svolta secondo il "diritto" naturale, quindi giusta. Se così fosse non avrebbero inventato il diritto positivo.

Ma a me interessa a questo punto, un altro aspetto.

Il fenomeno umano non è che la somma di tutti gli altri fenomeni, che quindi seguono le leggi assolute della scienza assoluta, con la differenza che l'uomo decide, con la sua intelligenza l'ordine con cui devono accadere e le conseguenze che si debbono avere. Poiché esiste il libero arbitrio e la volontà, e le interazioni e la razionalità, non esiste una legge che mi dice come devo agire, da quando mi alzo fino alla sera. La condotta è libera, in questo senso si comprende che chiamare legge sia la legge assoluta di una scienza che la legge del diritto, è fuorviante.



Io non ho detto che "ogni" interazione avvenuta nella storia si sia svolta secondo natura, ho detto che - per certo - la maggioranza assoluta di esse si è risolta naturalmente, come avviene tuttora nella vita di chiunque, senza ricorrere a coercizione o violenza.

Il diritto positivo è emerso naturalmente per disciplinare situazioni recalcitranti a risolversi da sole tanto rapidamente quanto era necessario. Inoltre, il diritto positivo si afferma per opera delle élite che impongono il loro volere con la violenza. La sua necessità inderogabile, la sua importanza, i suoi successi, sono tutti puntualmente millantati dal potere che detiene l uso della violenza legale.

Pensare di partecipare al "conflitto sociale legale" per entrare nel processo legislativo, è ingenuo: il potere non permette interventi incisivi, anche mediante la tattica del "divide et impera" che pone gli interessi delle persone gli uni contro gli altri perchè, si sa, come insegna la saggezza popolare, tra i due litiganti il terzo gode. L'unica possibilità è ricercare la verità logica e razionale anche nella morale, perché la verità ha una sua forza naturale che prima o poi si impone contro le menzogne, che non resistono per sempre nella coscienza delle persone. La verità è a disposizione di chiunque ragioni, rifletta e ricerchi. Trucco assai astuto del potere è convincerci che la verità non esista, per imporci la sua. Non sarà arrenderci ai capricci che ci salverà, che siano capricci di un'élite o capricci di gruppi di miseri interessi contrapposti che elemosinano qualche briciola di prevaricazione.

La questione terminologica non mi pare particolarmente stimolante. La legge è il fenomeno atteso con una certa regolarità. La legge morale è il comportamento atteso dalla persona coscienziosa, saggia e ragionevole. La legge è ciò che dovrebbe verificarsi, di norma. Vi possono essere eccezioni e, nei fenomeni umani, ve ne sono parecchie perché non tutti sono saggi e ragionevoli, o almeno non sempre.


Ciao, non so se lo hai capito, ma io scrivo il mio libbrone mentre faccio questi dialoghi con chi incontro sul web.

Tu mi hai aperto un mondo ed ho impostato una decina di nuove voci, che vanno ragionate, riviste, affinate. Come dicevo, mi creo un glossario personale con il quale costruisco dei ragionamenti.

Il diritto naturale razionale, penso possa essere definito come una dottrina che seleziona i comportamenti, le condotte che, nelle interazioni sociali, determinano uno svolgimento pacifico e moralmente giusto per tutti. (Dovrebbe essere una definizione sintetica :) ).

Tornando all'esempio della musica è come se tra gli infiniti suoni che si possono emettere con degli strumenti, solo quelli che creano un accordo orecchiabile fanno parte del diritto naturale razionale, se costruiti nella libertà di tutti, quindi con il dialogo.

Il diritto positivo sono invece gli spartiti scritti da un grande maestro e fatti suonare a tutti. Può venire fuori un grande concerto, un capolavoro apprezzato da tutti, oppure un obbrobrio subito da tutti.

Quello che non è chiaro è che tutte le altre dottrine non obbligatorie fanno la stessa cosa nel loro campo, ossia se decido di fare musica con alcuni, stabilisco delle cose che ritengo giuste e le pratico in gruppo, se non vado d'accordo, cambio disciplina.

Quindi tutte le dottrine non sono altro che diritto naturale razionale.





Matteo Maro ma lei è un poeta!





Questo è un conflitto tra un poeta e un ingegnere, si fonda su un dogma. L'uomo è il padrone della natura o fa parte della natura?





Mario Paolo Rossi non direi conflitto ma al massimo aspirazione ad una sintesi dialettica. E nessun dogma ma solo ragionamento a partire da evidenze. L antitesi padrone o parte della natura è fittizia. Ad un livello generale, l'uomo fa parte della natura, in quanto creatura. Tuttavia, nella natura, esso è anche un'eccezione, perché ha una "sua natura" specifica, che consiste nell'essere immagine di Dio o cmq, per chi non crede, nell'essere capace di Ragione. Padrone della natura è solo Dio ma l'uomo ha obiettivamente le capacità di soggiogarla. Queste capacità, concettualmente, non sono contro natura perchè sono cmq una manifestazione della natura. Il punto fondamentale che ci interessa è che l'uomo ha la sua natura razionale, la quale può essere onorata o calpestata.




"Nessun dogma" come Puccini fa cantare a Calaf nella Turandot 😂😂😂




Matteo Maro noi ingegneri spesso facciamo i ragionamenti "al limite". Se il corpo diventa un semplice supporto hardware, il "fenomeno umano" si può definire intelligenza e coscienza, e per alcuni anima e dignità. Quindi le interazioni o i conflitti sociali sono interazioni di intelligenze, coscienze ecc. Ora, i cultori delle "scienze sociali", che io chiamo "discipline volontarie", vorrebbe trovare le leggi, che io chiamo "regole di condotta" e tu "diritto naturale razionale" osservando la natura umana. Ora, io sono d'accordo con te nel senso che delle intelligenze non possono che trovare sempre nuovi equilibri, quindi il diritto naturale razionale non è prevedibile ma solo una presa d'atto della storia. Quindi, da ingegnere, razionalmente, il diritto naturale razionale, non esiste. È storia. Come lo è l'economia, la politica, il diritto e tutte le altre scienze volontarie. Fissare delle leggi per queste scienze significa che l'uomo ha una intelligenza col freno tirato. La morale e la giustizia sono figlie del tempo e delle circostanze, della coscienza e delle intelligenze che si incontrano.

Altrimenti la natura ci obbligherebbe a suonare sempre la stessa musica, ma ogni uomo è una storia a sé.

Mauriizio Rodinò Vanna Renella Angela La Marca Ulisse Io Giambattista Scirè Barbara Balanzoni Paolo Spalluto Luca Maria Blasi Luca Cerioni Paolo Rosa




La "legge naturale" può essere intesa in senso "descrittivo" e cioè come la collezione dei comportamenti che, in base alla naturale esperienza millenaria di chi ci ha preceduto, hanno mostrato di funzionare, di avere senso, logica e coerenza; ma anche in senso "prescrittivo", perché i comportamenti descritti come validi vengono anche consigliati e raccomandati. Dire che il diritto naturale non esista, è affermazione senza significato scientifico perché equivale a dire che non esista quel bagaglio di comportamenti, considerati naturali o di buona creanza, che gli uomini tendono ad adottare quando sono dotati di senno e di buon senso.

Cercherò di spiegarlo una volta per tutte, perché davvero dire che il diritto naturale non esista offende l'intelligenza di chi lo afferma e grida vendetta.

Secondo il positivismo giuridico, io ho diritto di fare qualcosa nella misura in cui c'è una qualche istituzione che mi autorizza o non me lo vieta e non ho il diritto di farlo solo se essa me lo vieta.

Secondo il naturalismo, al contrario, ANCHE IN ASSENZA DI QUALSIVOGLIA AUTORITÀ TERZA, io ho il diritto di fare tutto quello che, in coscienza, non reputo recare torto a nessuno, anche se non c'è chi mi autorizzi, mentre non ho il diritto di fare quello che obiettivamente reca torto a qualcuno, a prescindere che nessuna autorità me lo vieti.

Così, io ho - letteralmente - un diritto naturale di andare di corpo quando ne sento il bisogno (entro ovvie limitazioni che per semplicità non menziono) e non devo attendere che qualche istituzione me ne conferisca apposita autorizzazione: perché - nell'andare di corpo in una situazione ordinaria - io non faccio torto a nessuno, per questo ne ho diritto. Allo stesso tempo, non ho diritto di sodomizzare il dissenziente anche se, per assurdo, un giudice o un legislatore dovessero dire che il diritto ce l'ho: perché - qualunque cosa ne dovesse dire il giudice o il legislatore - io cmq farei certamente un torto al sodomizzato dissenziente.

È per questo che i gerarchi di Hitler, pur agendo nel rispetto delle leggi naziste, lo hanno fatto senza diritto, senza ragione, senza giustizia.

Fingere che occorra SEMPRE l'intervento di un'autorità per capire se io faccio torto a qualcuno, è follia o ipocrisia. Fingere che io non possa MAI capire da solo se faccio un torto o no, è follia o ipocrisia. Certo, ci sono dei casi complicati in cui l'intervento del terzo può essere dirimente ma non tutti i casi sono complicati e, sostenerlo, sarebbe indice di mala fede. Nella stragrande maggioranza delle circostanze della vita io so, in coscienza, se sto facendo torto a qualcuno e, se non me ne rendo conto e mi viene fatto notare, sono in grado di riconoscerlo e chiedere scusa. Ammettere, com'è logico, che l'intervento dell'autorità non è SEMPRE necessario per capire se ho torto e che, nella maggior parte delle circostanze della vita, sono in grado di capirlo da solo, significa ammettere l'esistenza del diritto naturale.

Il diritto naturale è il senso di giustizia innato in ogni essere umano. È perché esiste questa intuizione del diritto che noi siamo in grado di considerare ingiuste determinate leggi, come quelle razziali. Se non esistesse questo sentimento naturale, sarebbe da considerarsi giusto solo quello che è scritto che sia giusto.

Lo scienziato, cioè colui che ricerca e ama la verità, non accetta che qualcun altro gli dica cosa sia vero o no: vuole capirlo con la sua testa, sperimentando e mettendo alla prova quella data teoria. Allo stesso modo, colui che ha sete di giustizia, non si accontenta che sia qualcuno a dirgli cos'è giusto: lo vuole sperimentare da sé nella propria coscienza illuminata dalla ragione.

Il positivismo giuridico è la morte del diritto perché è come partecipare ad un concerto in cui una massa di alienati applaudono ad un operaio che trivella un plinto di cemento con il martello pneumatico: sentire descrivere come meravigliosa questa performance non ci convincerà mai che lo sia.





2020 02 02[modifica | modifica sorgente]



Il giusnaturalismo esiste! È una dottrina!



Matteo Maro se non fossi esperto delle assurdità dette dagli avvocati sul lavoro, mi sarei arreso al primo articolo di Luca Maria Blasi. Ora che ho strutturato il libbrone ed ho un glossario stabilito, mi sembra assurdo che fior di filosofi celebrati da secoli, possano aver partorito il giusnaturalismo razionale. Accostare le due parole è come dire che il caldo è freddo, che il bianco è nero, che la morte è vita e viceversa. Se il diritto è una dottrina, non può essere razionale, a meno che per razionale non intende quello che le pare, basta essere d'accordo sui termini. Lei parte dal principio che la natura ha una legge giusta per ogni situazione. Ricordo sempre con piacere, dopo la spiegazione delle equazioni differenziali, l'applicazione che ne fecero all' equilibrio predatore preda. Si vedeva che in natura non esiste un equilibrio stabile ma si passa da una esplosione di prede ad una di predatori. Se i predatori sono pochi gli erbivori si moltiplicano, ma una volta aumentati portano all'aumento dei predatori che hanno molto cibo. Arriva il punto in cui questi iniziano a sterminare le prede e rimanendo senza cibo si riducono naturalmente. E così si dimostrava per prima cosa che in natura non esiste un equilibrio stabile, ossia l'opposto di quello che è il fine del diritto. Ma lei mi dirà che se esiste l'uomo con la sua voglia di stabilità e pace, esiste una legge giusta non disvelata che regola questo equilibrio perché la natura è giusta. Ma gli animali prede non hanno il diritto di non finire nel piatto dei predatori? Prendiamo una montagna che se ne sta placida senza disturbare nessuno. I fenomeni atmosferici la aggrediscono per milioni di anni e la fanno diventare polvere. Il diritto naturale che dice, cosa è giusto, chi ha ragione? Se cade una frana e si crea un lago alpino, il fiume si arrabbia? Quindi ci sono fenomeni naturali che accadono senza che nessuno si ponga il problema se sono giusti o meno, se è garantita la convivenza di tutti. Ora, razionalmente si dice che il fenomeno umano è come un qualsiasi fenomeno assoluto (non naturale, anche l'uomo è naturale). Ossia se il movimento di una roccia che cade, segue una legge, poiché la legge naturale è giusta per definizione, anche l'uomo che si muove deve seguire la legge giusta. La differenza tra fenomeno assoluto e fenomeno volontario è che uno può seguire solo la legge assoluta della natura e gli effetti non sono giudicati da nessuno secondo principi morali, nel secondo caso si invoca un principio di coesistenza pacifica chiamato giustizia per determinare la condotta volontaria giusta tra le infinite possibili. Penso sia chiara la differenza tra dottrina e scienza. La scienza descrive i fenomeni assoluti a prescindere dalla giustizia degli effetti morali e fisici che essi determinano, mentre le dottrine determinano gli effetti morali e fisici dei fenomeni volontari umani. Alla fine, anche l'uomo non è che un insieme di atomi organizzati in cellule che agiscono secondo la chimica organica. L'unica differenza con il resto degli esseri viventi e della materia inerte, è l'anima ossia la volontà. Ora il diritto naturale sarebbe la legge che guida l'anima. Se tutto si svolge automaticamente come la caduta di un grave, dov'è la responsabilità dell'uomo? Allora nel giudizio universale dirà a Dio, guarda che ha fatto tutto la natura. Io non sono responsabile di nulla, non era la mia volontà, ho solo rispettato il diritto naturale razionale. Secondo il diritto naturale razionale io non devo disturbare l'altro e devo tutelare i miei interessi per massimizzare la mia sopravvivenza, anche se le due cose sono in conflitto. Quindi razionalmente ci sarà una legge naturale che mi permette di rompere ma non troppo. La realtà è che l'uomo è l'unico essere che ha la capacità di distruggere il mondo. Il diritto positivo ha il fine di rimandare quanto più possibile tale evento o, in passato di accelerare tale obiettivo. Mauriizio Rodinò



Mario Paolo Rossi, il Suo modo di ragionare mi rattrista moltissimo perché è molto pernicioso . Parto dall'inizio.

Una dottrina non può essere razionale? Una dottrina è una collezione di proposizioni: per quale ragione non dovrebbe poter essere razionale ciascuna di esse? per quale ragione non dovrebbe poter essere razionale, cioè logica, la mutua connessione tra le proposizioni?

Il diritto naturale è cosa ben diversa da una legge naturale a cui gli esseri umani si conformino automaticamente. Non consta che né le montagne né i fiumi abbiano la capacità di scegliere tra cos'è giusto e cos'è sbagliato. Il concetto di "giusta condotta" si applica a chi abbia la capacità di scegliere. Il diritto naturale non è una legge che si autorealizza come una legge di natura: è semmai una spinta verso il bene, che opera nella coscienza del'uomo e a cui ciascuno, in base alle proprie inclinazioni, sceglie in concreto se aderire o no.

Il fatto che esista un sentimento di giustizia innato, non significa che non esistano i prepotenti. Il fatto che esistano i prepotenti, non esclude l'esistenza di un sentimento di giustizia innato. Nella maggior parte dei casi, il prepotente è consapevole di non aver agito secondo giustizia. Infatti, tranne il caso di pura pazzia, non vorrebbe mai che, nei suoi confronti, la vittima dei suoi misfatti agisse in quello stesso modo.

Il sentimento di giustizia innato non pone in atto deterministicamente i comportamenti umani, dunque non esclude né la responsabilità individuale né il libero arbitrio. Ogni persona scegli se agire secondo giustizia o se agire contro giustizia.

Tutelare i miei interessi e "massimizzare la mia sopravvivenza", non entra necessariamente in conflitto con la necessità di non disturbare l'altro - che è il mio primo interesse, per non essere disturbato a mia volta.

Il fatto che l'uomo sia capace di distruggere il mondo, non dimostra che non esista il sentimento di giustizia innato. Affermare che il diritto positivo abbia il fine di rimandare quanto più possibile la distruzione del mondo per mano dell'uomo e che, in passato, abbia avuto il fine di accelerare tale distruzione, è - con tutto il rispetto, mi perdoni la franchezza - un'idiozia sesquipedale. Il diritto positivo ha - sempre e soltanto - il fine di attuare i desiderata del Potere di turno, usurpatore o legittimo che sia. Se il diritto positivo riesce ad allontanare la prospettiva della distruzione del mondo, è solo nella misura in cui aderisce a principi razionali e al sentimento di giustizia innato. Nulla pax sine iustitia: infatti, la mancanza di giustizia reciproca è, ipso facto, occasione di lite, di rivendicazione, dunque di conflitto. Questo dev'essere chiaro! Il diritto positivo, come tale, attraverso i suoi arnesi legali, può imporre tutto il bene e tutto il male. La storia ce l'ha dimostrato. Praticamente tutto il male che è stato compiuto nella storia, è stato compiuto in forza di un qualche diritto positivo, cioè di una deliberazione irrazionale voluta da qualche sovrano. Hitler ha condotto la sua politica mediante la promulgazione di provvedimenti di diritto positivo, idem Mussolini, Napoleone, il direttorio francese negli anni del Terrore, Maria la sanguinaria. Nel nome di Dio, Lei non può dire "il diritto positivo ha il fine di rimandare la distruzione del mondo!. Il diritto positivo ha il fine di imporre semplicemente il cavolo che gli pare, a seconda di chi lo emetta. Se il diritto positivo impone cose giuste, è perché attinge alla giustizia. Se il diritto positivo impone cose sbagliate, è perché non attinge alla giustizia. Il diritto positivo, più volte nella storia, ha imposto cose sbagliate. Nulla - SOTTOLINEO: NULLA - ci assicura che il diritto positivo - SCOLLEGATO DA UNA RIFLESSIONE SU COSA SIA GIUSTO E RAZIONALE - non possa di nuovo, oggi e in futuro, imporre cose sbagliate. NULLA! Solo una ingenua, idiota, fiducia nei legislatori.

Affermare che solo il diritto positivo sia da prendere in considerazione, implica che "Se non è scritto da nessuna parte, non può essere rivendicato come diritto". Quindi, il comportamento che in coscienza uno considerasse "giusto" - se non è previsto dal codice - è ingiusto. Punto. Questa fu la difesa dei gerarchi nazisti a Norimberga, come spiega ottimamente Luca Maria Blasi nel suo utilissimo articolo: il diritto positivo emanato dal governo legittimo, ci obbligava a compiere quegli atti, e non prevedeva possibilità di obiezione. Dunque abbiamo agito secondo diritto, non possiamo aver fatto niente di male.

Se ieri il diritto positivo ha fatto male, è perché non è stato razionale, almeno non abbastanza. Né più né né meno.



Quando Lei si reca in un paese lontano, di cui ignora le leggi, e deve andare di corpo, va tranquillamente o prima si informa se si possa andare di corpo anche i giorni pari o soltanto i giorni dispari? Potrebbe essere una legge del luogo, non crede? Meglio informarsi, piuttosto che commettere un reato magari. Perché la possibilità di una legge simile, è così improbabile? La ragione è che andare di corpo quando se ne sente il bisogno, è un diritto NATURALE e un luogo dove questo diritto NATURALE fosse negato o compresso, sarebbe un luogo INVIVIBILE. Lei non ha perciò motivo di immaginare che sia possibile un divieto di andare di corpo quando se ne abbia bisogno. Dà per scontato che sia così, COSI' COM'E' NATURALE. La ragione per cui Lei si permette di andare di corpo in un Paese che non conosce, non è perché Lei ne abbia studiato le normative a menadito! LEI NON CONOSCE IL DIRITTO POSITIVO DI QUEL PAESE! E nemmeno si è posto il problema di chiedere cose del genere ai residenti. Perché? Perché il contrario Le sembrerebbe assurdo, INNATURALE. La ragione per cui Lei si permette di andare di corpo è soltanto che Lei presume di avere il diritto di fare una cosa che è naturale fare. LEI CIOE' PRESUME CHE LA LEGGE DEL LUOGO RECEPISCA UN DIRITTO NATURALE, UN DIRITTO OGGETTIVAMENTE NATURALE (andare di corpo quando se ne abbia il bisogno). Non è che Lei va di corpo perché abbia appreso che la legge del luogo gliene dà il diritto. Lei va di corpo perché presume che la legge del luogo corrisponda ad un diritto di natura: andare di corpo quando se ne sente il bisogno.

Supponiamo che tutto il diritto positivo del mondo sia cancellato in una conflagrazione nucleare, e non ne rimanga traccia. Tre persone si ritrovano in una landa desolata. Due di esse sono attratte sessualmente, o sono imparentate, o comunque sono ben coese tra loro. Il terzo è uno sfigato. I due decidono che il terzo dovrà lavorare per loro e che, se non lavorerà, lo cannibalizzeranno. Lui, per paura, sottostà al sopruso. È giusto questo? Qualcuno potrebbe ragionevolmente affermare che questo sia giusto? E' la norma fissata da questa comunità tripersonale: lo sfigato deve fare tutto quello che vogliamo noi. E' giusto? Non è giusto. Perché non è giusto? Perché la vita dello sfigato non vale meno di quella dei due coalizzati, i quali possono considerare loro diritti solo quelli che sono diritti anche dello sfigato.

La discussione su cosa sia razionale e cosa no nel diritto, è vitale. Di norme irrazionali, sono zeppi i codici.

"Se è scritto, è legge, qualunque cosa sia" è il principio che ci ha regalato l'olocausto. Per S.Agostino, al contrario, la legge ingiusta non è nemmeno legge. SE I GERARCHI NAZISTI AVESSERO CONSIDERATO LEGGE DEL LORO CUORE IL PRINCIPIO AGOSTINIANO, NON AVREMMO AVUTO L'OLOCAUSTO. Poiché invece hanno ragionato come ragiona Lei, con ossequio al diritto positivo come tale, senza nessuna considerazione per la razionalità della legge, abbiamo avuto l'olocausto. Con questo Suo modo di ragionare in apologia del diritto positivo, Lei è complice dell'olocausto. Lo è realmente! Perché Lei dice: siccome non sta scritto da nessuna parte che io possa obiettare alla legge razziale, allora NON NE HO ALCUN DIRITTO. E dunque ottempera con zelo ai doveri che il diritto positivo Le impone. Perché non dovrebbe ottemperare, se il diritto di esimersene - non essendo scritto - non esiste?

Con tutto il rispetto per la Sua persona e le Sue convinzioni, disprezzo profondamente questo modo di ragionare, e Le auguro che questa Sua ostinata, idolatrica, fede nel diritto positivo come tale (indipendentemente dalla razionalità) non si ritorca mai contro di Lei!



Matteo Maro Dal 2012, dopo che ho scoperto alcune profondissime ingiustizie del diritto positivo, che Luca Maria Blasi invece difende con le unghie e con i denti, ho iniziato uno studio a ritroso, partendo dalle ingiustizie, passando per la legge, gli autori della legge, ed infine approdando alla filosofia del diritto con la ricerca della giustizia e della legittimità della legge. Il titolo che gli ho dato è "Il conflitto sociale legale" e questo per dire che non bisogna credere al diritto positivo e se non si vuole vivere da imbecilli indotti, bisogna partecipare al conflitto sociale legale. Se ci fosse un diritto naturale, basterebbe leggere il libro della natura, come fanno gli scienziati per le scienze assolute. Le dottrine possono sviluppare dei passaggi razionali, ma i principi sono fissato a priori come dogmi e non ammettono discussioni. Ci sono situazioni che non permettono una sintesi di civile convivenza perché ognuno è libero di credere nella dottrina che vuole. Se un gruppo è per la monogamia ed un gruppo per la poligamia, non esiste una legge naturale che risolve la questione se non la guerra, ossia la legge del più forte. Lei ha fatto il processo alle intenzioni quando io ho il più totale scetticismo nei confronti del diritto positivo, nel senso che è come una qualsiasi scoperta dell'uomo che può avere risvolti da molto positivi a molto negativi. Quello che lei chiama ricerca della giustizia, io la chiamo partecipazione degli imbecilli indotti alla redazione del diritto positivo al fine di tutelare i propri interessi che, per esperienza, sono ignorati sia dai cultori del diritto positivo che del diritto naturale. In una parola, fatevi i cazzi vostri, che gli altri si fanno i loro, ma nel senso che se non rompi i coglioni, non avrai mai nulla.



Mario Paolo Rossi non dire falsità. Dove sono le "profondissime ingiustizie del diritto positivo" che difenderei "con le unghie e con i denti"? Warning: le pratiche scorrette o manipolatorie conducono all'esclusione dal gruppo.



Quali sarebbero le ingiustizie del diritto positivo che Luca Maria Blasi difende con le unghie e con i denti?

Benissimo che non si debba credere al diritto positivo se non si vuol vivere da imbecilli, ma anche partecipare al conflitto sociale legale può essere da imbecilli - se permette: guardi solo quanti inutili starnazzamenti si fanno nei talk show e nelle tribune politiche, in cui tutti hanno ragione, tutti hanno torto e non si arriva mai a niente, perfetto specchio della realtà, in cui nulla mai cambia veramente il proprio verso di scivolamento!

Non è al conflitto sociale legale che bisogna partecipare bensì al conflitto sociale razionale! Il conflitto sociale legale (proprio perché legale) finisce con l'essere un pantano dove ogni buona idea finisce con l'affogare nella melma dell'élite al potere. Al contrario, partecipare al conflitto sociale legale in quanto modo di partecipazione al conflitto sociale razionale, è cosa sacrosanta. È la partecipazione al conflitto sociale razionale che conta, sia che avvenga entro il binario del conflitto sociale legale, sia che avvenga - al di fuori di esso - negli spazi naturali, come hanno fatto da sempre i liberi pensatori e le carbonerie. Partecipare al conflitto sociale legale senza partecipare al conflitto sociale razionale, è tempo perso, significa lavorare per l'élite, è un'altra manifestazione di quello che Lei chiama imbecillocrazia, immagino.

Non corrisponde al vero che «Se ci fosse un diritto naturale, basterebbe leggere il libro della natura, come fanno gli scienziati per le scienze assolute»: al contrario, (proprio come nella scienza!)il libro della natura va interrogato con molta pazienza e razionalità, studiato oltre le apparenti contraddizioni che la natura stessa ci presenta: non tutta la natura si è resa chiara agli scienziati nello stesso momento, e quanti aspetti ancora non lo sono e chissà per quanto tempo ancora! Occorre sperimentare con fiducia, e - nei limiti del possibile - lasciare sperimentare, affinché la razionale natura umana emerga e si affermi sopra le irrazionalità, le assurdità, i soprusi, gli abomini, le aberrazioni!

Non è vero che i principi delle dottrine siano fissati a priori e non ammettano discussioni. Vi sono dottrine che hanno questa caratteristica, ma altre che invece ritengono razionali i loro stessi fondamenti che, in quanto razionali, devono essere in grado di resistere alle obiezioni - come le verità scientifiche. La Chiesa Cattolica, ad esempio, «professa ed insegna che Dio, principio e fine di tutte le cose [dunque anche della sua dottrina], può essere conosciuto con certezza dal lume naturale della ragione» (Pio IX, Dei Filius, Cap.II-primo paragrafo).

Concordo che in certi casi la sintesi di civile convivenza non sia né semplice né immediata ma La invito a partire dal presupposto che ogni volta che la questione deve essere decisa a maggioranza, si ha in verità una sconfitta per l'umanità, perché si compie una violenza, ancorché legale - che non dubito Lei possa cogliere. L'obiettivo unico e reale, dunque, dovrebbe essere quello di raggiungere assemblearmente livelli così completi, cristallini, lucidi, condivisi, incontrovertibili di comprensione delle realtà umane via via occorrenti, da poter conseguire un consenso tendenzialmente unanime. Finché ci sono obiezioni, c'è una sofferenza, una resistenza. I punti che oggi, nel mondo occidentale, consideriamo assodati, sono certamente una buona notizia, perché danno prova di punti di partenza comuni, che rappresentano la trascrizione di diritti che consideriamo innati.

Ben venga - ovviamente - la partecipazione di tutti alla «redazione del diritto positivo al fine di tutelare i propri interessi», e tuttavia stia attento: questa non è l'unica via per perseguire la ricerca della giustizia! Coloro che non hanno la forza per partecipare a questa redazione, non è comunque giusto che ne restino esclusi (pensi ad esempio ai disabili!)! E coloro che non si avvedono dei diritti in cui vengono calpestati? È giusto non aiutarli ad acquisirne consapevolezza? Ognuno di noi, dunque, nella propria coscienza, ha il dovere di interrogarsi su cosa sia giusto e razionale anche - perché no - confrontandosi con l'opinione dei suoi simili per raggiungere un pensiero quanto più vasto e integrale. In questo modo possono essere posti in discussione problemi di cui quelli stessi che ne sono affetti non hanno l'energia o il tempo per dolersi. È proprio questo che facevano gli antichi cavalieri: difendere i deboli, dare voce a chi non l'aveva.

Costituisce per me sofferenza la Sua insistenza sull'inesistenza del diritto naturale, o sul fatto che esso sia una dottrina come un'altra, perché è un insulto alla Sua intelligenza. Le ripeto: quando Lei va in un Paese di cui ignora le Leggi, Lei non si prende la libertà di andare di corpo il giorno che preferisce all'ora che preferisce perché vi sia un diritto positivo che Le abbia indicato di poterlo fare. Le si prende questa libertà perché confida che questo diritto NATURALE non sia contraddetto dalla legge del luogo. Come individuo, Lei va di corpo non perché ci sia una legge umana che glielo permette. Lei va di corpo perché ha un diritto naturale a farlo e non ritiene di dover attendere una legge civile che l'autorizzi in tal senso. Lo fa, di diritto, per natura. Poi certo, la legge civile potrebbe sopraggiungere a circoscrivere questo diritto, per specifiche ragioni, ma entro certi limiti ragionevoli, non Le pare? Oltre quei limiti, la displicina della defecazione sarebbe innaturale, oppressiva, vessatoria, irrazionale, ingiusta.

Cari auguri per la Sua ricerca, che Le raccomando sia "razionale" e logica prima ancora che sociale, diversamente sarà sempre la vittoria del più forte, cioè la vittoria di quel gruppo che - con mezzi manipolatori - riuscirà a convincere gli altri gruppi che il suo interesse sia anche il loro interesse! E questa sì che è una bella forma di imbecillocrazia! Come può la partecipazione degli imbecilli non restare imbecillocrazia? Come potrebbe combattere l'imbecillità se non proprio con la razionalità e la logica? Assicurare la partecipazione degli imbecilli non risolve l'imbecillocrazia! Ciò che la risolve è aiutare gli imbecilli a recuperare la propria ragionevolezza la quale non si esaurisce nella difesa del proprio interesse immediato ma nella comprensione più vasta possibile della realtà umana di cui fanno parte.

Care cose



Tempo sprecato, Matteo



Luca Maria Blasi ma ne abbiamo parlato, io sono per la chiusura delle casse dei liberi professionisti e la loro confluenza in INPS. Basta che segui la vicenda INPGI e ti rendi conto della truffa. Tu stesso hai postato lo scandalo FICO di Bologna. Li c'è Cassa Forense. Il presidente della cassa dei medici prende 560mila euro l'anno, il doppio dei 240 mila euro come tetto per la p.a I presidenti dei ragionieri e degli infermieri sono in galera, la cassa degli infermieri è commissariata. Così, tanto per dirne un centesimo.



Matteo Maro ha visto l'importanza del dialogo? Lei è stato eccezionale! Concordo su quasi tutto quello che ha detto, molto è scritto nel mio libro. (A parte l'esempio sulla dedicazione). Se vuole il libro è gratis sul web, proprio perché credo nel riscatto degli imbecilli indotti. Proprio perché mi sento come un cavaliere che ha delle responsabilità per quello che sa. Per questo per me lei non è un avversario, perché è aperto al dialogo in modo costruttivo e razionale, a differenza di Luca Maria Blasi.

La differenza si vede nel tempo che lei ha perso con me, scrivendo un libro di motivazioni, che ho approfondito e nel frattempo mi hanno fatto aggiungere una decina di pagine su giustizia, legalità, fenomeni, leggi ecc.

https://const.miraheze.org/wiki/Il_conflitto_sociale_legale

La differenza di gli altri è che il libro che sto scrivendo è modificabile, emendabile, liberamente da tutti, proprio perché, razionalmente, penso che possa contenere degli errori.

Fino ad ora non è stato segnalato nulla o corretto nulla se non cose insignificanti.

Tutti i pensatori, tirano fuori una dottrina, come fosse una legge naturale, ma non può esserlo perché le dottrine per definizioni partono da dogmi. Altrimenti non sarebbero dottrine.

La mia non è una dottrina perché ho agito al contrario, sono partito dal fondo, la realtà, e la ho descritta, fino a trovare quello che c'è a monte.

Il libro è uno studio sulle discipline sociali, diritto, politica, economia.

Tanto per fare un esempio, ho iniziato dicendo che il giusnaturalismo non esiste, poi ho capito che è una dottrina.

Quindi non ho dogmi da difendere.

Può darsi che se continuo, divento giusnaturalista, dipende da cosa si intende con questa parola.

Io prima parto facendo un glossario.

Nei vocabolari e nelle enciclopedie, ogni parola ha più significati.

Io cerco di fissarne uno e basta.

Con il mio glossario faccio un ragionamento, poi quello che viene viene.

Normalmente vengo bannato perché il mio glossario da fastidio in quanto cambia totalmente le convinzioni degli imbecilli indotti.

Poi ho fatto la nuova voce su "spoliazione legale" che non esiste in nessun vocabolario o enciclopedia, e che Google ha inserito come risposta automatica nel suo vocabolario.



Mario Paolo Rossi io sono per la capitalizzazione individuale per tutti. Che c'entra il diritto positivo e la sua difesa?



Luca Maria Blasi una volta a regime, quale sarebbe, secondo lei, l'entità del patrimonio di previdenza in rapporto al PIL dello Stato italiano? E quanto rispetto alla capitalizzazione della borsa italiana?



Mario Paolo Rossi La ringrazio per non considerarmi un avversario ma La inviterei sinceramente a deporre la Sua ostilità nei confronti di Luca Maria Blasi, amministratore di questo spazio che Le ha dato ospitalità, e del quale - francamente - comprendo le difficoltà a dialogare con Lei, perché Le confesso di averle sperimentate io stesso. In ogni caso, riconosco che la Sua disponibilità a cambiare opinione Le faccia onore e mi auguro si avveri. Approfitto anche per rispondere qui a Mauriizio Rodinò che il diritto naturale non ha nulla a che vedere con la crudeltà della natura. Poter andare di corpo quando se ne sente il bisogno è un diritto naturale, come pure potersi addormentare. Certamente il diritto positivo può intervenire, in determinate condizioni, a porre dei limiti. Ad esempio, potrebbe decretare che, per ragioni di sicurezza, i giovani trai 20 e i 30 anni non devono dormire di notte al fine di fare le sentinelle contro il nemico. Del resto, non si ha nemmeno diritto di addormentarsi mentre si è alla guida. Oppure, per ragioni di intasamento fognario si potrebbe addirittura impedire di andare di corpo in certi giorni o in certi luoghi. Tuttavia, porre un limite eccessivo ad un diritto di natura diventerebbe irragionevole e oppressivo proprio perché contrario alla natura. Quello che è certo, lo ripeto, è che quando ci si reca in un paese straniero e si va di corpo in un giorno qualunque ad un orario qualunque, non lo si fa in virtù di un diritto positivo che lo permetta, nel senso che non si è a conoscenza della legge locale che lo permette e nemmeno che non esista una legge locale che lo vieti. Lo si fa invece in forza di un diritto naturale (quello ad evacuare) che si presume la legge locale recepisca o comunque non contraddica, proprio per la sua naturalità cui sarebbe irragionevole opporsi. Se la legge locale nulla disponesse né sul diritto ad andare di corpo, né sul diritto alla vita, sarebbe cmq ragionevole presumere di avervi diritto, cioè di poterlo fare, così come si fa in natura. Posso addormentarmi alle ore 20? Non è che la legge del luogo me lo vieta? Finché non scopro la norma che me lo permette, non ne ho diritto o ho comunque ragione a presumere di averne diritto perché è NATURALE che io abbia facoltà di addormentarmi in quella circostanza? Se mi addormento prima di avere scoperto la norma che me ne dà licenza, sono un abusivo?

Il fatto stesso che si dica che «l’uomo se solo lo vuole è in grado di regolare con giustizia le relazioni tra gli uomini» rivela che si confida in un sentimento innato di giustizia che è proprio l'intuizione razionale del diritto di natura, cioè conforme a ragione, che è la natura dell'uomo (a prescindere che spesso e volentieri, in tanti casi, ce ne si discosti)



Matteo Maro per i cannibali è quindi espressione del diritto naturale mangiare carne umana ... ma mi esprimo meglio ... se, per una epidemia selettiva, i cannibali fossero sulla terra la maggioranza quale sarebbe la norma di diritto naturale che vale in questa situazione ??



Non tutto ciò che è istintivo rientra necessariamente nel diritto di natura. Rientra nel diritto di natura ciò che resiste alla riflessione razionale. Risolvere l conflitti con le mani può essere istintivo in certi contesti ma questo non lo rende un diritto di natura. Prendere con la forza la donna che ci attrae senza interrogarsi se lei sia d'accordo, può far parte dell'istinto ancestrale dell'homo sapiens ma questo non lo rende un diritto di natura. Il diritto di natura parte dal presupposto (che mi pare razionale) di non fare agli altri quello che non si vorrebbe gli altri facessero a noi. Perciò nessuno ha diritto di cannibalizzare il prossimo proprio perché non ne vorrebbe essere cannibalizzato; e così come a noi non piacerebbe essere sodomizzati dal primo gorilla che ci vede di spalle, nello stesso modo impariamo a non approfittare delle donne quando non ci corrispondono. Il diritto di natura è cosa diversa dallo stato di natura che - per definizione - non è uno stato di diritto ma uno stato brado, in cui vige la legge del più forte. Il diritto di natura è quello che permette al più forte di non essere sopraffatto quando smettesse di essere il più forte.



Devo chiudere anche questo thread gemello, per le stesse ragioni dell'altro




  1. Giuspositivismo
  2. Diritto positivo


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