Doppio mandato

Da const.



< Indice >

< prec > < succ >

Spoliazione della giustizia (indice)

Il Tempo: Elezioni, il sogno dei 21 scissionisti del M5S a caccia del terzo mandato. Ma pure Luigi Di Maio è a rischio. https://www.iltempo.it/politica/2022/07/31/news/elezioni-limite-due-mandati-m5s-salvezza-luigi-di-maio-scissionisti-candidatura-difficile-grillo-32594636/


Il Tempo: Controcorrente, Francesco Verderami svela il vero piano di Beppe Grillo: “Vuole gli incapaci in Parlamento”. https://www.iltempo.it/personaggi/2022/07/30/news/francesco-verderami-beppe-grillo-m5s-limite-due-mandati-incapaci-parlamento-controcorrente-32593761/


https://www.ilgiornale.it/news/politica/grillo-blinda-i-due-mandato-panico-i-pentastellati-finisce-2053493.html


2021 03 19[modifica | modifica sorgente]

Il COSTO DELLA DIFESA DI UN'OCCUPAZIONE ABUSIVA.

Se non fossimo nell'avvocatura italiana, penserei che è uno scherzo, un film, un cartone animato. Invece no, accade sul serio ed accade ad avvocati.

Accade che membri della più alta istituzione forense, decidano di farsi eleggere violando la legge.

Già questo potrebbe bastare, ma non è finita.

Accade, che una manciata di avvocati, 20 su 250mila, più due o tre sparsi che agivano per entrare al posto degli illegali, decida, a proprie spese, di far rispettare la legge a quei signori, quelli che sono membri della più alta istituzione forense e che stanno la' contro la legge, pagati anche lautamente con i soldi degli avvocati italiani, i 250mila di cui sopra che però fanno spallucce...quelli...

No, no...giuro che è vero e che non è finita qui!

Accade ancora che quelli di sopra, i signori pagati dai 250mila, resistano in giudizio, nonostante pure il portiere di casa mia, abbia chiaro che non vi è nulla da resistere, ma non finisce qui...

Dice:«ma come non è finita? » No, adesso arriva il bello:

Accade, che il CNF, ossia la più alta istituzione dei 250mila avvocati, l'istituzione che ha la rappresentanza dei 250mila, decida di costituirsi in proprio, nei giudizi contro gli illegali.

Dice:«si sarà schierato al fianco di chi voleva che rispettassero la legge?» No! Si è costituito in difesa degli illegali e non è finita...

Accade che per costituirsi, il CNF, si sia servito di avvocati, ovviamente, e che ovviamente, il CNF e gli illegali, abbiano poi perso tutte le cause, nonostante si siano fatti difendere da "la crem de la crem"🙂.

Il punto è:

-chi paga gli avvocati che il CNF, rappresentante di 250mila avvocati, organo pagato dagli avvocati, ha voluto ingaggiare per difendere non i 250mila ma i propri membri illegali indifendibili?-

Dice :« avranno fatto una colletta al CNF per pagarsi la difesa non richiesta e non dovuta degli indifendibili?»- Eh no! Li hanno pagati con i soldi degli avvocati, i 250mila, e non finisce qui...

Dice: « vabbè ma vi avranno reso conto di quei pagamenti, di quelle parcelle, delle ragioni per cui hanno scelto quegli avvocati invece che altri? »

Eh no, gli hanno dovuto fare causa perché non ce lo volevano dire🤣🤣🤣 No! non è uno scherzo, non ce lo volevano dire, perché dice che se chiedevamo di sapere quanto hanno speso dei nostri soldi per pagare avvocati che difendessero, senza alcuna necessità di farlo, posizioni indifendibili, eravamo dei "guardoni".🙂

Dice: « no vabbè, ma che film... E chi avrebbe poi pagato gli avvocati che nel giudizio dovevano sostenere davanti ad un Giudice che chi chiedeva conto dei propri soldi era un "guardone"?»

🤣🤣🤣Gli avvocati! I 250mila di cui sopra!!! Giuro che è vero! E che parcelle...delle signore parcelle😉

Dice « e i 250mila paganti inconsapevoli?».

MUTI! 🙂

Ora, provate a raccontarlo voi a qualcuno e vediamo chi vi crede😉


2020 10 04[modifica | modifica sorgente]

CNF: il Tribunale di Roma conferma la ineleggibilità di Mascherin & Co. Riportiamo l'intervento di apertura della newsletter di ANF Pescara, probabilmente del Direttore Marcello Pacifico. Ci rallegriamo, naturalmente, della presa di posizione della sede locale pescarese, o meglio del direttore della newsletter, ma osserviamo che - se si esclude un comunicato stampa prontamente emesso dal segretario generale Pansini nell'intento di cavalcare la tigre - non si sono registrate posizioni decise di ANF o di suoi esponenti (pur numerosi anche nei COA) nel corso dei giudizi da noi promossi, nè oggi. Facile, quindi, cantare a cose fatte....da altri.... Aspettiamo di vedere se il Consiglio nazionale di ANF riunito in questo fine settimana, avrà preso una posizione e se, soprattutto, tutti i consiglieri e iscritti ANF che siedono sereni nei COA, si faranno portavoci di una linea di legalità anche nei loro consigli, provocando dibattito e pronunce sul tema. Aspettiamo anche AIGA, che era in Congresso a Bologna, sempre in questi giorni...... e che nulla ha detto e dice...... Aspettiamo anche UCPI e le altre associazioni "storiche", che pure hanno taciuto e tacciono.... salvo poi vestirsi dei panni di tutori della legalità quando le vicende non riguardano noi..... Ma tant'è.....altrimenti, forse, non saremmo arrivati fin qui...... A Il Tribunale di Roma ha dichiarato l'ineleggibilità di nove consiglieri del Consiglio Nazionale Forense, compreso l'ormai ex presidente, Andrea Mascherin. Con la decisione n. 1275/2020 del 25 settembre il giudice Francesco Oddi ha infatti accolto parzialmente il ricorso presentato da vari avvocati e da alcune associazioni forensi. Come si ricorderà, l’elezione dei componenti del CNF tenuta a fine 2018 costituì oggetto di impugnazione dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, in particolare la deliberazione n. 580 del 22 febbraio 2019 di proclamazione degli eletti. Il giudice amministrativo, con la sentenza n. 12176/19 pubblicata il 23 ottobre 2019, respinse il ricorso quanto alle censure fondate su asserite situazioni di incompatibilità di alcuni componenti della Commissione e dichiarò il difetto di giurisdizione in favore del giudice ordinario, trattandosi di questione afferente diritti soggettivi perfetti quanto alla censura riguardante la proclamazione di nove consiglieri asseritamente ineleggibili per violazione dell’art. 34 L. n. 247/2012 (divieto di doppio mandato consecutivo). Il giudizio è stato riassunto dinanzi al Tribunale di Roma prima in fase cautelare, conclusa con l’ordinanza 13.03.2020 che ha disposto la sospensione cautelare del Presidente Mascherin e di altri 8 consiglieri, poi nel merito col provvedimento del 25.09.2020 che ne ha appunto dichiarato l’ineleggibilità “per violazione del divieto di appartenenza dell’eletto, per più di due mandati consecutivi, allo stesso COA facente parte di un distretto con meno di diecimila iscritti (art. 34, comma 3, l. n. 247/2012)”. Si conclude così una delle pagine più buie che l’avvocatura italiana abbia conosciuto negli ultimi anni. L’ostinato rifiuto da parte di taluni eletti a voler prendere atto di quanto disposto dalla L.F. (che pure tutti o quasi avevano contribuito ad approvare al Congresso di Bari), ossia il divieto a candidarsi per coloro che avevano rivestito per più di due mandati consecutivi per cariche consiliari in seno ai COA, è stato sanzionato da vari organi di giustizia con pronunce conformi, che oltre ad averne sancito la illegittimità hanno anche stigmatizzato l’atteggiamento degli interessati. Nella decisione del Tribunale di Roma si legge tra l’altro che “Senza aver proposto reclamo ai sensi dell’art. 669-terdecies c.p.c. all’ordinanza del 13 marzo 2020 e senza addurre alcuna specifica ragione in proposito, i resistenti sostengono l’erroneità delle motivazioni su cui riposa la decisione. In buona sostanza l’errore del provvedimento cautelare risiederebbe nel non aver condiviso le tesi sostenute dai resistenti: modalità davvero singolare di sottoporre a critica la decisione assunta, che non merita ulteriori repliche”. Un atteggiamento, quello di Mascherin & Co., che ha arrecato grave, gravissimo danno all’avvocatura italiana, che ormai da due anni si vede rappresentata da un vertice delegittimato, maldestramente intento a difendere le proprie prerogative piuttosto che gli interessi di una categoria alle prese con una crisi profonda, aggravata dalla pandemia che nel settore giustizia ha arrecato danni più ingenti che in altri. Gli “incandidabili” faranno ricordare all’avvocatura uno dei suoi momenti più oscuri e con loro quanti hanno ritenuto di sostenerli in un percorso non solo carente dal punto di vista della legalità quanto anche discutibile per il mancato rispetto di elementari principi democratici. Della gestione Mascherin, oltre a questo pessimo epilogo, ricorderemo altri aspetti negativi, a cominciare dall’arrogante ed antidemocratica gestione del Congresso, per proseguire con la vicenda dei gettoni di presenza e delle indennità consiliari, e poi ancora con la fallimentare iniziativa editoriale de “Il Dubbio” (che guarda caso a questa decisione del Tribunale ha dedicato spazio irrisorio). Per non dire dell’assenza di valide idee e significativi progetti a tutela della professione, come confermano le irrisolte problematiche in tema di specializzazioni, di formazione, etc. C’è adesso l’esigenza, come ha sottolineato il S.G. di ANF Gigi Pansini, di “… una stagione nuova e di reale riforma della professione, fortemente "scossa", al pari di tutte le altre, dall'emergenza sanitaria, dall'assenza di forme organizzative e di welfare adeguate al mutato contesto sociale nonché dalla mancanza di una visione del futuro a tutela delle colleghe e dei colleghi (e dei professionisti) più giovani". A questo punto occorrerà attendere che ad attivarsi sia il Ministro di Giustizia in quanto con la stessa decisione il Tribunale di Roma non ha accolto la richiesta di "scorrimento della graduatoria" e la proclamazione dei primi dei non eletti, e ciò poichè la normativa vigente "non prevede il rimedio attivabile in caso di dichiarata ineleggibilità di un componente, tanto dei COA quanto del CNF", evidenziando al riguardo una "una lacuna normativa" che non consente l’applicazione di tale principio consultazioni elettorali svolte secondo un sistema maggioritario uninominale e fortemente connotato dal carattere personalistico della votazione". Al Ministro Alfonso Bonafede, pertanto, il compito di avviare il procedimento che porterà, si spera al più presto, alla ripetizione delle elezioni dei componenti il CNF. Non c’è da farsi comunque grandi illusioni, a monte c’è infatti un sistema elettorale per nulla democratico che senza serie riforme lascia pochi margini all’aspettativa di un reale cambiamento

2020 09 26[modifica | modifica sorgente]

IL “GIORNALE” DELL’AVVOCATURA E LA LIBERA STAMPA........SCOPRITE LE DIFFERENZE!!!!! Per “festeggiare” la pronuncia di ieri e anticipare le nuove elezioni nei distretti interessati, l’editore CNF non trova di meglio che pubblicare con grande risalto una intervista che qualcuno oggi ha efficacemente definito “sdraiata” (Domenico Monterisi) in cui il peggior ministro della storia ascrive a proprio grande successo una riforma inutile e controproducente che, a tacer d’altro, il parlamento non ha mai approvato (e mi pare neppure discusso....o sbaglio??) La libera stampa pubblica, seppure con varie imprecisioni, la notizia della accertata illegittimità dei ben noti consiglieri.... E poi, purtroppo, dobbiamo ancora registrare qualche ironico commento di alcune “sacerdotesse” dell’inutile, che pontificano stabilmente su FB, e ancora non hanno capito che se il pesce “puzza” dalla testa, occorre fare pulizia se si vuol provare a costruire qualcosa di nuovo nella realtà, e non solo con post pensati per fare “sensazione”...... Ma del resto se siamo arrivati fin qui dovrà pur esserci un motivo.......


https://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/guidaAlDiritto/dirittoCivile/2020-09-25/tribunale-roma-consiglieri-cnf-ineleggibili-nuove-elezioni-senza-scorrimento-graduatoria-185653.php


SIAMO STATI FACILI PROFETI: QUALCUNO NON HA PERSO TEMPO PER CERCARE DI “METTERCI IL CAPPELLO” ......

Non vi preoccupate, cari amici, le pecore nere hanno da tempo allestito un grande carro: da oggi in poi saranno in molti a volerci salire....... 😂😂🤣🤣

,----

GIUSTIZIA; PANSINI (ASS. NAZ. FORENSE): BENE DECISIONE TRIBUNALE DI ROMA CHE HA DICHIARATO INELEGGIBILI I VERTICI DEL CNF. CHIUSA GIUSTAMENTE BRUTTA PAGINA AVVOCATURA. LA PROFESSIONE HA BISOGNO DI RIFORME STRUTTURALI

“Il Tribunale di Roma ha dichiarato l’ineleggibilità di nove consiglieri del Consiglio Nazionale Forense, compreso l’ex Presidente, Andrea Mascherin; è una decisione che è entrata nel merito della questione dell’applicabilità del limite del doppio mandato alla massima istituzione forense nazionale, che ha confermato il provvedimento cautelare di marzo scorso e che adesso deve essere attuata senza se, senza ma e senza atteggiamenti pilateschi e di comodo. Questa pagina nera dell’Avvocatura va chiusa velocemente. Inoltre, quello di oggi è un provvedimento che deve far riflettere perché si inserisce in un momento storico negativamente caratterizzato dalla crisi delle forme di autogoverno di avvocatura e magistratura e perché evidenzia come, nell’avvocatura, ancora vi sia chi a livello locale e nazionale, pur esaltando ruolo costituzionale e funzione sociale dell’avvocato, ritiene che pluralismo democratico e partecipazione al governo dell’avvocatura non siano valori e principi che devono caratterizzare innanzitutto l’operato di coloro che ricoprono cariche istituzionali” – così Luigi Pansini, Segretario Generale dell’Associazione Nazionale Forense a seguito della pronuncia di oggi del tribunale capitolino sull’ineleggibilità di alcuni componenti del Consiglio Nazionale Forense. “È necessario – continua Pansini – che il Ministero della Giustizia provveda ora all’adempimento dei procedimenti necessari per adeguare la situazione di fatto attuale alla decisione del Tribunale e per assicurare all’Avvocatura una massima istituzione che, nel pieno dell’effettività di tutti i suoi componenti e con tutte le componenti dell’avvocatura, voglia e sappia promuovere una stagione nuova e di reale riforma della professione, fortemente “scossa”, al pari di tutte le altre, dall’emergenza sanitaria, dall’assenza di forme organizzative e di welfare adeguate al mutato contesto sociale nonché dalla mancanza di una visione del futuro a tutela delle colleghe e dei colleghi (e dei professionisti) più giovani”. “Non c’è tempo e non c’è spazio per personalismi dannosi e pretestuosi; le riforme della giustizia e della professione rappresentano priorità che necessitano di un’Avvocatura autorevole e rispettosa dei principi democratici più basilari” – conclude Pansini.

Roma, 25 settembre 2020.




E adesso ? Dopo l ' ordinanza ? Che cosa cambia ? Cambia che finalmente , per una volta , qualcuno si accorge che certi comportamenti esecrabili si annidano anche al vertice delle Istituzioni forensi . Cambia che l ' ordinanza ha applicato una Legge voluta - da qualcuno e molti sanno da chi - proprio per evitare " pericolose incrostazioni " . Cambia che le Istituzioni forensi territoriali devono imparare , anche loro , a rispettare la Legge . Cambia che i Consigli dell ' Ordine devono imparare a non sacrificare , sull ' altare delle amicizie , delle alleanze , delle cordate , non solo il valore della Legge , ma anche quello della propria Dignità ( ma che figura hanno fatto i Distretti che , sapendo e dovendo sapere della ineleggibilità , hanno chiuso gli occhi e oltraggiato l ' Avvocatura ? ) . Cambia che gli avvocati , tutti , professionisti , mi sia consentito , prima che lavoratori , apprendono che la Legge esiste anche per loro ma che devono fare sapiente uso del proprio diritto di voto ed eleggere ai Consigli solamente coloro della cui Fede sono affatto certi . Cambia che la Dignità dell ' avvocato , il cui primo tutore è l ' avvocato stesso , oggi apprende che non è più tempo di soprusi , di connivenze , di silenzi . Cambia , che se tutti gli avvocati , ciascun avvocato non esercita i propri diritti , di voto e di controllo , non sempre quel migliaio scarso di avvocati che scendono in campo , principalmente nelle Associazioni , a combattere ogni giorno le ingiustizie riusciranno a fare applicare la Legge , a consegnare all ' Avvocatura la certezza della sua Dignità , della sua Funzione sociale , del suo dovere di partecipare alla Formazione delle Leggi , dei suoi Diritti quale collettività di Lavoratori autonomi . Il contributo di ciascuno di noi è fondamentale . Vedremo già alle prossime elezioni se qualcosa è cambiato o no . Ma prima occorrerà vedere la reazione degli ineleggibili sperando che abbiano il buon gusto di rinunziare alle rispettive proprie elezioni , piuttosto che pervicacemente insistere nei percorsi giudiziari . #CNF #ConsiglioNazionaleForense #TribunalediRoma #avvocati #ineleggibili #ineleggibilità #ConsigliodellOrdine #elezioni #dignità #rappresentanza




"La pietra nello stagno."

Tutte le istituzioni forensi, tutti i Coa italiani, tutte le Unioni regionali dei Coa italiani, accoglieranno con particolare apprezzamento l'ordinanza n. 1275 emessa in data odierna dal Giudice Oddi, dove viene dichiarata l'ineleggibilità del presidente del Cnf e degli altri consiglieri del Cnf ultramandatari. Un provvedimento storico, una pronuncia diretta a sottolineare il rispetto della regola del doppio mandato come principio di civiltà giuridica, diretto a garantire l'alternanza dei ruoli nelle istituzioni forensi, una pronuncia sulla Legalità e sul rispetto della Legalità imposto agli avvocati, ai presunti tutori e garanti della Legalità che siedono nelle istituzioni forensi e a coloro che li hanno "acclamati e tollerati ". Una pietra miliare per il futuro di tutta la comunità forense, in un momento in cui il futuro è un' amara proiezione e conseguenza dei disastri perpetrati e reiterati dalle attuali istituzioni forensi. Un provvedimento che va esaminato anche dal punto di vista "numerico"...avendo tratto origine dall'azione giudiziaria intrapresa da soli VENTUNO AVVOCATI SU 250 MILA. "Una pietra nello stagno" , volendo riprendere l'espressione utilizzata ultimamente dal personaggio politico tanto contestato dagli avvocati in questi giorni. Non mi dilungo oltremisura perché non mi sovvengono purtroppo idonee espressioni del Calamndrei e del De Nicola... idonee a celebrare degnamente questo momento e semplicemente reitero i complimenti ai Ventuno Ricorrenti per l'azione intrapresa, nella fiduciosa attesa che tributo maggiore del mio, sarà accordato da tutte le istituzioni forensi che agiscono nel rispetto e a tutela della Legalità. In fiduciosa...e consapevole attesa della vergogna in Costituzione... Avv. Franca Giordano

2020 09 24[modifica | modifica sorgente]

➡️ riceviamo e pubblichiamo comunicato stampa

🔴20 "QUISQUE DE POPULO" SALVANO L'ONORE DELL'AVVOCATURA ITALIANA.🔴

<<Il Tribunale di Roma, con Ordinanza odierna, ha accolto anche nel merito la domanda da noi proposta dichiarando ineleggibili al #CNF, per il mancato rispetto del divieto del superamento del doppio mandato, gli avvocati Andrea Mascherin, Andrea Pasqualin, Giuseppe Picchioni, Giovanni Arena, Salvatore Sica, Maurizio Magnano Di San Lio, Stefano Savi e Carlo Orlando; precisando, inoltre, che spetta al Ministero della Giustizia di attivare la procedura per le nuove elezioni.

E' stato cosi' ripristinato il rispetto delle regole, oltre che negli Ordini territoriali, anche al Consiglio Nazionale Forense, cosa che per noi ricorrenti era la normalità.

Come specificato nel provvedimento la "compromissione dell'immagine di una categoria con evidenti dannose ricadute" non discende certo dal contenuto dell'Ordinanza né dalla domanda proposta (come sostenuto dai resistenti), bensì dalle "singolari" pretese degli ineleggibili.

Auspichiamo una pronta esecuzione del provvedimento - anche se temiamo che così non sarà - per poter considerare conclusa questa vicenda.

Spiace la consapevolezza di aver dovuto combattere da soli una battaglia di legalità che ogni singolo avvocato avrebbe dovuto sentire come propria e doverosa.

Da ultimo, ma non per ultimo, ringraziamo i nostri difensori, avvocati Fabrizio Nastri, Romano Cerquetti e Camilla Baldassarre, per la brillante ed appassionata difesa.>>

I 20 Ricorrenti.

Mirella Casiello, Massimiliano Cesali, Elisabetta Rampelli, Michelina Grillo, Romano Zipolini, Giovanni Battista Cugurra, Gianluca Liut, Maurizio Basilio Condipodero, Cristina Cassigoli, Paolo Rosa, Antonella Maria Matricardi, Giovanni Savigni, Angela La Marca, Salvatore Lucignano, Alberto Cocco-Ortu, Rita Dedola, Emilio Greco, Angelo Lattarulo, Filippo Lerario, Giovanni Tartaglia

2020 06 30[modifica | modifica sorgente]

COMUNICATO “AL CONTADINO NON FAR SAPERE….. “ Con richiesta di accesso agli atti i sottoscritti avvocati, tra i ricorrenti che hanno conseguito in sede cautelare dal Tribunale di Roma la sospensione del Presidente del CNF e di altri otto consiglieri per violazione del divieto di elezione oltre il doppio mandato, hanno chiesto al Consiglio Nazionale Forense, quali cittadini e anche quali iscritti ai rispettivi albi, di ottenere il rilascio di copia delle delibere adottate dall’Ente, per il conferimento degli incarichi di patrocinio legale in n. 7 diversi e distinti procedimenti, nei quali si è discusso di questioni afferenti la violazione del principio di divieto di elezione oltre il secondo mandato. Procedimenti tutti che hanno avuto ampio risalto sulla stampa, locale e non. Soltanto in un paio di tali giudizi i richiedenti avevano rivestito o rivestono il ruolo di parti. Oltre alle delibere di conferimento degli incarichi, i richiedenti l’accesso hanno esteso l’ottenimento di copia anche al preventivo presentato dai professionisti poi nominati e ad eventuali atti di pagamento dei compensi relativi a detti giudizi. Era apparso doveroso ai richiedenti, poter verificare le motivazioni delle delibere di autorizzazione della costituzione dell’Ente, la regolarità quindi del conferimento degli incarichi di che trattasi, relativi alla difesa del Consiglio Nazionale Forense in procedimenti nei quali si dibatteva quella questione anche in contrasto con autorevoli precedenti giurisprudenziali, nonché verificare, nell’interesse dell’avvocatura, i relativi oneri economici sostenuti dal Consiglio Nazionale. Trattasi infatti di documenti che, ai sensi dell’art. 15 del D.Lgs. 33/13, che si applica pacificamente anche agli Ordini Professionali, avrebbero dovuto poter essere rinvenuti, perché regolarmente pubblicati, sul sito dell’Ente Pubblico, ma a quella data non ivi reperiti. Anche ad oggi del resto nella sezione “Amministrazione Trasparente” del sito CNF, in perenne costruzione, non si rinviene traccia di incarichi a professionisti per assistenza legale in procedimenti contenziosi di sorta. In data 25 giugno, è pervenuto ai richiedenti identico riscontro, che si pubblica per opportuna conoscenza, con il rigetto delle richieste ritenendo: a) che le stesse esorbitino dalla previsione dell’art. 5 della normativa richiamata e non siano dirette al soddisfacimento di un interesse pubblico; b) che sulla richiesta prevalga il diritto di protezione dei dati personali contenuti in tali documenti, a maggior ragione per la protezione rafforzata con riferimento agli atti giudiziari etc. (punto 5 del diniego), con prevalenza dell’interesse privato da salvaguardare, “anche al fine di tutelare la libertà concorrenziale del singolo offerente servizi di assistenza legale”; c) che con riferimento ai procedimenti ove i richiedenti erano o sono parti avverse al CNF difeso dai controinteressati legali nominati, la pretesa di accesso sia “lesiva non soltanto dell’integrità del patrocinio dell’amministrazione, ma anche dei doveri di lealtà e correttezza che presiedono i rapporti di colleganza, atta a minare il più sereno dispiegarsi dell’attività difensiva nonché il più efficace e leale confronto giudiziario”. Nel lasciare ai colleghi la valutazione delle motivazioni poste alla base del diniego, si osserva che la libertà concorrenziale, in senso generale, è esattamente uno dei valori che la normativa in tema di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni intende sia pur indirettamente tutelare e salvaguardare, e che proprio la pubblicazione dei preventivi di spesa e dei compensi corrisposti possono garantire non solo la conoscenza dei criteri sulla base dei quali, in aggiunta alla fiducia, si è pervenuti alla individuazione del professionista cui affidare l’incarico, ma anche consentire che il principio di concorrenza tra più potenziali candidati all’incarico sia effettivamente rispettato. Peraltro appare quanto meno originale il richiamo ai doveri di correttezza e lealtà di un Ente Pubblico che si regge coi contributi anche dei sottoscritti e che, invece di restare del tutto indifferente rispetto alla vicenda del doppio mandato (l’Ente dovrebbe avere il suo unico interesse nella legittimità della composizione dell’organo stesso) , ha scelto di sostenere la posizione dei Consiglieri sospesi ! E, ai ricorrenti, non è dato verificare nemmeno le modalità di conferimento dell’incarico ai difensori costituiti per controparte ! Ci si riserva infine ulteriori informative, qualora l’azione disciplinare nei confronti dei richiedenti, che pare venir sollecitata, effettivamente dovesse venire da qualcuno avviata, sulla scia di quanto recentemente pare avvenga con frequenza nell’avvocatura a fronte di manifestazioni di contrasto o di dissenso. Mirella Casiello – Michelina Grillo – Cristina Cassigoli - Romano Zipolini – Gianluca Liut – Salvatore Lucignano – Angela La Marca – Emilio Greco – Filippo Lerario - Giovanni Savigni

2020 03 17[modifica | modifica sorgente]

Il primo atto della reggenza imposta dalla Legge è stata, in data odierna, una dichiarazione criptata in perfetto legalese istituzionale . In realtà è una dichiarazione aperta di "continuità " con la precedente gestione illegale del Cnf... e non poteva essere altrimenti. La rappresentanza continuerà ad essere "infedele" ed in linea ed in sostegno dei membri illegali momentaneamente sospesi. La vicenda doppio mandato non si è affatto conclusa "ma continua" , nel silenzio omertoso di tutti i Coa Nazionali che sono stati chiamati "a raccolta per solidarizzare". La piovra sta avocando a sé esecutori e picciotti nello spirito di servizio "unico" che tiene unita tutta la famiglia...la tolleranza dell'illegalità. La Legge è un'altra cosa...


Dopo il Triveneto, i Fori siciliani. Il CNF "...continuerà a costituire una guida ferma e sicura per coloro che nella Giustizia riconoscono un fondamentale valore di Democrazia."

le sentenze del cnf restano tutte valide nonosntante la decapitazione di mascherin l'ineleggibile. diversa sorte per gli atti firmati dal presidente incompatibile

questa e' la legge 👻

2020 03 16[modifica | modifica sorgente]

Franca Giordano


La continuità ed il silenzio.

La sentenza degli Ermellini di dicembre scorso, la Corte Costituzionale, i reclami elettorali...a poco sono serviti per imporre all'interno del sistema ordinistico italiano il rispetto della regola del doppio mandato. Solo l'azione giudiziaria promossa dai soli 21 Avvocati del Foro Italiano è servita a sospendere dall'incarico il presidente illegale del Cnf e gli altri componenti in analoga situazione di illegalità. L'intero sistema ordinistico si è uniformato in sentiti ringraziamenti agli illegali per l'attività prestata, anche in detta posizione di illegalità, nonché in auspici di continuità con la vecchia gestione. Nessun apprezzamento per il risultato dell'attività svolta dai 21 Avvocati. Nulla di diverso poteva prevedersi per un sistema che , dagli Ermellini ad oggi, non ha mai mostrato di slegarsi dalla tolleranza dell'illegalità. Detto sistema, anziché mostrare solidarietà alle iniziative dirette al ripristino del rispetto delle regole...il rispetto lo ha taciuto...in attesa di goderne, da parte di chi solo lo ha invocato, comunque dei benefici..."senza figurare". Se i ringraziamenti "ordinistici" potevano avere un senso , dal solo punto di vista istituzionale, dall' altro bisognava invocare discontinuità e mostrare apprezzamento per l'esito delle azioni giudiziarie intraprese. L' Avvocatura italiana, in questo momento di crisi profonda , sta pagando lo scotto di una rappresentanza infedele che non è stata in grado di porre la nostra categoria al centro del dibattito politico istituzionale e le frammentate ed insufficienti misure, in tema di "tempi della giustizia" e le inesistenti misure a sostegno reddituale per la crisi economica che attanagliera' l' avvocatura nei prossimi mesi, ne sono la prova. Cnf, Ocf e Cassa Forense , ripeto, in un sistema coordinato di scopi , di interessi ed intenti, avrebbero dovuto unirsi sotto un'unica voce a tutela della classe. L 'avvocatura italiana, invece, dovrà fare i conti con le riforme concordate dalle nostre rappresentanze illegali ed i successori , che in continuità e nel rispetto delle istruzioni impartite, continueranno nel percorso segnato. L 'avvocatura italiana dovrà fare i conti con la frammentazione degli interventi "a singhiozzo" di volta in volta suggeriti dall'esito delle "rappresaglie tra bande." La rappresentanza è infedele...

Scrivere fa bene...scrivere è liberarsi; scrivere è denunciare... e comunque la si voglia interpretare, questa esigenza appaga il desiderio di manifestare sempre e comunque la propria opinione seppur nella consapevolezza della irrilevanza ed impossibilità di cambiare le cose. Meglio scrivere...che tacere.

Buon viaggio nel segno della discontinuità sempre... a chi vorrà intraprenderlo.


Da non avvocato, penso di essere l'unico al mondo a seguire le vostre vicende da anni. Il danno che ritengo sia veramente grave, non è alla vostra categoria, che mi interessa poco, ma al paese intero. Chi non lo vede è il 99%.

2020 03 14[modifica | modifica sorgente]

https://www.giustizianews24.it/2020/03/14/avvocati-cnf-decapitato-e-mascherin-disarcionato-per-il-tribunale-di-roma-e-stato-violato-il-vincolo-del-doppio-mandato/

Lettera dell’Unione Triveneta alla Vice Presidente del CNF avvocata Maria Masi ed ai Consiglieri tutti

Pregiatissima Vice Presidente, carissima Maria, personalmente e a nome di tutta l’Unione Triveneta dei Consigli dell’Ordine degli Avvocati, esprimo il sostegno per l’impegno che il Tuo ruolo, alla guida del Consiglio Nazionale Forense, Ti impone da oggi di svolgere. L’Unione, che ho l’onore di Presiedere offre a Te e a tutto il Consiglio il massimo supporto conseguente ad un provvedimento giudiziario che appare inopportuno ed intempestivo nella drammaticità della situazione in essere e volto ad indebolire la rappresentanza Istituzionale dell’Avvocatura. Nel drammatico momento che la Nazione sta vivendo’ l’Avvocatura Italiana, più che mai ora, deve essere compatta per fronteggiare le conseguenze dell’emergenza sanitaria in atto. Non è’ questo il momento per sconfortarci delle decisioni dell’Autorita’ Giudiziaria perche altre sono le impellenti necessità prima fra tutte quella di assicurarsi che il Governo emetta provvedimenti inequivocabili a garanzia dei diritti dei cittadini chiarendo tutte le incertezze scaturenti dalle norme deliberare in tema di sospensione dell’attività giudiziaria. Nella certezza che la nostra massima rappresentanza Istituzionale saprà far fronte, nel segno della continuità, alle criticità conseguenti la delicata situazione in essere, l’Avvocatura Triveneta ringrazia tutto il Consiglio Nazionale Forense impegnato, in prima linea ed incessantemente, nella gestione delle conseguenze che l’emergenza sanitaria in corso comporta per la nostra professione. A Te e a tutti i Consiglieri del CNF un sincero augurio di buon lavoro. Il Triveneto è’ e sarà sempre al Vostro fianco Venezia, 14 marzo 2020 La Presidente dell’Unione Triveneta Alessandra Stella

https://www.avvocatitriveneto.it/lettera-unione-triveneta-alla-vice-presidente-avvocata-maria-masi-ed-ai-consiglieri-del-cnf/

2020 03 13[modifica | modifica sorgente]

http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/guidaAlDiritto/dirittoCivile/2020-03-13/tribunale-roma-decapita-cnf-sospesi-presidente-mascherin-e-8-consiglieri--153453.php

2020 02 20[modifica | modifica sorgente]

https://docs.google.com/document/d/1cyIkIxz5BQE8Ubr5rFM_hXT_ohJFmmoqxFoMW2agF0Q/mobilebasic

In questo documento sono riportate in maniera dettagliata le vicende che vedono Francesco Oddi, Presidente della sezione II del tribunale di Roma che ha in carico la decisione del ricorso ex art 700 CPC in discussione in questo momento, in stretta collaborazione e vicinanza con Savi e Pasqualino, due degli otto contro cui agiamo. L'astensione sarebbe doverosa e rispettosa del diritto, anche perché si vocifera che Oddi abbia una forte amicizia con Pasqualin, uno dei capi massoneria più potenti che oggi si è costituito in proprio nel giudizio. Noi confidiamo nel buon senso e nella giustizia, ma è bene che si sappia che sappiamo 😉, perché ogni decisione che contraddica il precedente della medesima sezione, sarà oggetto di doverosa segnalazione agli organi di controllo della Magistratura. Noi non ci fermiamo!

2019 12 12[modifica | modifica sorgente]

CONTENZIOSO ELETTORALE COA AL CNF - FORSE CI SI AVVIA FINALMENTE ALLA FINE!! Resocontò di oggi al CNF: A Roma stamattina si è discusso il reclamo elettorale del COA di Castrovillari. Il CNF era in seduta giurisdizionale e trattava anche altri ricorsi disciplinari. Il consiglio era presieduto da Mascherin. Quando, poi, si è trattato del ricorso COA Castrovillari presiedeva Maria Masi. Qualcuno si è allontanato (il consigliere sub judice di Catania Magnano di San Lio); non so se Picchioni fosse presente o meno: certamente non c’erano Baffa, Pasqualin ed altri. In sostanza niente consiglieri sub Judice. Il Procuratore Generale (era una donna, ma non sono riuscita a sapere il nome) ha chiesto l’accoglimento del ricorso ma, quello che che ha meravigliato (e mi dicono abbia mandato in tilt i reclamati e i loro avvocati presenti) e’ stato il contenuto della requisitoria, che neppure il migliore e più preparato avvocato dei ricorrenti-reclamanti avrebbe potuto esporre. Ha letteralmente demolito la pretestuosa richiesta di rimessione degli atti alla Corte di Giustizia Europea; ha ricordato nel dettaglio la sentenza della Corte Costituzionale e i suoi effetti sull’ordinamento anche europeo. Una cosa, insomma, che ha lasciato un po’ tutti a bocca a aperta. Il bello e’ che nelle precedenti sedute relative a questo reclamo (poi rinviate per la integrazione del contraddittorio) i PG presenti avevano sempre chiesto il rigetto del reclamo ma senza esporre alcunché. Per cui gli avvocati dei reclamati, presenti, nel loro intervento hanno chiesto le ragioni al Pg (persona fisica diversa) del mutamento di richiesta . Mi hanno detto che la soddisfazione di sentire una requisitoria come quella di stamattina vale tutto il reclamo. Si sono ovviamente riservati per la decisione. Ipotizzo anch’io, come altri, che i ritardi nelle decisioni siano dipesi dal fatto che abbiano inteso aspettare la trattazione dell’ultimo reclamo (quello di oggi) per poi decidere in un sol colpo tutti i ricorsi. Ora le decisioni, a un anno esatto dalla sentenza della Consulta, dovranno pur arrivare, anche per impedire che nei COA continuino a sedere soggetti che non ci dovrebbero essere. I nodi finalmente vengono al pettine! Basta avere pazienza....e noi ne abbiamo fin troppa....e non ci fermiamo!

2019 12 04[modifica | modifica sorgente]

ALM Io trovo davvero osceno che i tribunali italiani debbano occuparsi di ripristinare la legalità all'interno dell'avvocatura, come trovo indecente che chi ha diritto a ricoprire dei ruoli istituzionali, sia costretto a ricorrere ad ogni mezzo giudiziario possibile per ottenere ciò che gli spetterebbe naturalmente, se una manica di arroganti assediati al potere illegalmente, desistessero dal rincorrere ragioni inesistenti. Così, oltre al reclamo già pendente e non ancora deciso, l'avv. Altieri, presenta istanza di revoca dell'ordinanza presidenziale che ha sospeso inaudita altera parte, l'ordinanza che in via cautelare lo ammetteva al cnf in luogo del plurimandatario Baffa. E da 58 giorni si attendono decisioni che stranamente non arrivano...

PR

la vicenda è politica

http://avvocati.today/ricorso-su-elezioni-del-cnf-per-il-distretto-di-catanzaro-da-58-giorni-si-attende-la-decisione-del-tribunale-di-roma/

2019 11 27[modifica | modifica sorgente]

SE 50 GIORNI VI SEMBRAN POCHI

Dal 7 ottobre il Tribunale di Roma ha assunto in riserva il reclamo nel procedimento ex art. 700 cpc Baffa/Altieri. Sono passati 50 giorni (anzi 51) e non si ha alcuna notizia della decisione. Si è anche vociferato di contrasti interni al Collegio, e probabilmente la "fuga in avanti" del presidente di sezione col suo provvedimento inaudita altera parte non ha aiutato. Tutti desideriamo che un provvedimento così importante, che può fungere da precedente in una questione che interessa molti, dentro e fuori l'Avvocatura, sia motivato in maniera analitica ed esaustiva. Ma stiamo pur sempre parlando di un provvedimento d'urgenza, cioè della risposta più celere che l'ordinamento può dare di fronte a una richiesta di giustizia. Ciò dimostra, quantomeno, che l'idea del Ministro Bonafede di accelerare i tempi del processo intervenendo sul rito è soltanto una pia illusione (non vale solo per i 700; a gennaio ho depositato, non a Palermo, un banalissimo 702 bis per il quale ancora non è stata trattata la prima udienza, slittata due volte per problemi organizzativi del Tribunale, e ancora non si sa quando verrà celebrata). O forse, più semplicemente, il Tribunale -al di là delle sorti dei due contendenti- non trova il coraggio di affermare, anche solo implicitamente, la sgradevole verità secondo cui il CNF ha al suo interno dei componenti eletti illegittimamente?


O forse il Tribunale il composizione collegiale vuole rendere una decisione stabilizzante e quindi molto argomentata. Cosa che la decisione di Corrias non era


l'avvocatura , nel panorama nazionale, è un microcosmo da rifondare ma PRIMA va rifondare lo stato e gli italiani.


Io trovo il ritardo eccessivo per un provvedimento d'urgenza. Oltre allo schiaffo al senso stesso del procedimento d'urgenza, credo che ci siano ragioni politiche che ostacolino la pubblicazione della decisione. Io non dimentico mai che l'Italia è tra i paesi più corrotti al mondo.

2019 11 23[modifica | modifica sorgente]

Modifica con l'app Documenti Effettua gli ultimi ritocchi, inserisci commenti e condividi con altre persone per apportare modifiche contemporaneamente. NO, GRAZIEUSA L'APP

    • MA, QUANDO C’ENTRA IL CNF, QUALI SONO I TEMPI DELLA GIUSTIZIA E A CHI SERVONO?**


    • MA, QUANDO C’ENTRA IL CNF, QUALI SONO I TEMPI DELLA GIUSTIZIA E A CHI SERVONO?**

Come tutti ormai sapete, per vedere ripristinare la legalità nei vertici dell’avvocatura siamo dovuti arrivare all’intervento delle magistrature superiori in riforma della non giustizia del CNF.

Tutto parte dalla sentenza della Cassazione a Sezioni Unite n. 23781/2019: in solo due settimane (15 GIORNI), la Suprema corte ribaltava la decisione del CNF che cercava di salvare il terzo mandato nei COA. La causa era stata discussa il 4.12.2018 e decisa il 19.12.2018 (vedi qui A https://www.dropbox.com/s/vxc18ip5tzddi0u/R-ss-uu-32781%20-18.pdf?dl=0 )


Poi il CNF aveva riprovato a negare il divieto di terzo mandato, ed aveva sollevato eccezione di incostituzionalità, ma la Consulta, dopo aver ridotto i termini per l’udienza, in soli 22 GIORNI, depositava la sentenza n. 173/2019 . Ancora una volta il Consiglio Nazionale Forense veniva sconfessato. La Corte costituzionale chiariva che lo stesso il principio espresso dalla Cassazione per i COA (con il divieto del terzo mandato consecutivo) vale anche per il CNF. L'udienza davanti alla Corte costituzionale si teneva il 18.6.20189 - con comunicato stampa contestuale - e la motivazione giungeva il 10.07.2019 ( vedi qui B https://www.dropbox.com/s/k5dwgrrm9egnl69/Q%20CONSULTA-173-2019.pdf?dl=0)

In agosto, il primo dei non eletti al CNF per un Distretto calabrese, si rivolgeva al Tribunale di Roma per chiedere tutela d’urgenza contro l’illegalità del CNF stesso: giunge così l’ordinanza ex art. 700 CPC che in soli 6 GIORNI aveva ribadisce l’esistente illegalità di ben 9 dei 34 consiglieri della massima rappresentanza forense. Udienza tenuta il 27.8.2019 e provvedimento del 2.9.19 (vedi il provvedimento qui: C https://www.dropbox.com/s/g3nvnv0mpen18d7/A%20OrdinanzaCorrias.tif.pdf?dl=0).

E infine siamo arrivati alla resistenza ad oltranza: il CNF (oltre a tenere in riserva eterna i reclami dei COA discussi dinanzi a sé mesi fa) propone reclamo al Tribunale di Roma e riesce anche ad ottenere un provvedimento inaudita altera parte in sospensiva del decisum del giudice monocratico. Provvedimento in contrasto con i principi già enunciati da Consulta e Cassazione Sezione Unite, nonché dal TAR del Lazio in tema di legittimazione all’azione (qui la sentenza del TAR, emessa dopo una settimana (7 GIORNI) di riserva ((il provvedimento lo leggi qui https://www.dropbox.com/s/e8jhmodf51ax1g7/TAR%20LAZIO.pdf?dl=0 ) Ed ecco che la celerità della Giustizia si ferma! Il reclamo è stato discusso il 7.10.2019...... e ad oggi sono passati 46 giorni…. senza risposte! Ancora in riserva!

(il reclamo del consigliere illegale lo leggete qui E https://www.dropbox.com/s/v74iste4ubkya2g/D%20BAFFA%20CNF%20RECLAMO%20EX%20ART%20669-1.pdf?dl=0 e la sospensiva inaudita altera parte la trovate qui F https://www.dropbox.com/s/g2pv9c98rcsbsue/E%20attoACQ-3.pdf?dl=0, il reclamo pure del medesimo CNF di ben 44 pagine, lo leggete qui G https://www.dropbox.com/s/nnfsxn90ka58eed/F%20Reclamo%20CNF%20Tribunale%20%20Altieri%20%281%29.pdf?dl=0 ).

Ovviamente lascia un pò sorpresi vedere che, quando l’organo apicale dell'avvocatura si costituisce a difesa della denunciata illegalità di un suo componente (ma anche di altri), la giustizia si congela e il suo corso procede molto più lentamente. Per questo, siamo certi che ciascuno di coloro che leggeranno il sentiero tracciato dai documenti allegati saprà farsi le domande giuste e darsi le risposte conseguenti.

Per questo, abbiamo la miglior fiducia nella Giustizia.

Similis cum similibus.

Libero Calamaio Unione Libera Avvocatura


https://docs.google.com/document/d/1NCFzlVvZausrrhmMxv74TvwGtTXK1xTwjpCe4inCpPg/mobilebasic#heading=h.eti1zumu7dod


28 07 2019

Ogni tanto bisogna tornare indietro, ripercorrere gli accadimenti per comprendere i fenomeni e per non dimenticare. Di omissione in omissione, la vicenda della palese illegittimità del CNF è arrivata ad oggi, generando uno stato caotico di proporzioni immense nelle istituzioni forensi, per il quale non esiste organo legittimato in senso tecnico alla sorveglianza ed al controllo. I COA circondariali allo sbando, la giurisdizione domestica con gravissimi vulnus di legittimità. Tutto ebbe inizio da una commissione elettorale in palese conflitto di interessi, lasciata lì dal silenzio del Ministro Bonafede. Era febbraio e l'onorevole Antonino Iannone chiedeva conto al Ministro Bonafede di cosa intendesse fare circa le segnalazioni pervenute, da alcuni avvocati, sulla condizione di conflitto di interessi in cui versavano taluni membri della commissione elettorale cui era affidato il compito di controllare i requisiti di eleggibilità dei membri del CNF. Il seguito lo conoscete... di silenzio in silenzio, di omissione in omissione....

Ecco il testo dell'interrogazione del senatore Antonino Iannone era il 7 febbraio scorso:

<<Interrogazione a risposta scritta al Ministro della Giustizia

Premesso che

• con Decreto ministeriale del 03.12.2018 Ella ha provveduto alla nomina in sostituzione di componenti della commissione ministeriale incaricata dell'accertamento dei risultati delle elezioni per il rinnovo del Consiglio Nazionale Forense; • nello specifico, sulla base delle ragioni esposte dal Consiglio Nazionale Forense nella nota del 23.11.2018, ha sostituito i componenti avvocati Aldo Pannain, Stefano Gattamelata e Goffredo Maria Barbantini con gli avvocati Claudio Neri, Luigi Angiello e Bruno Meoli; • la Commissione risulta pertanto attualmente così composta: - Avv. Mario Sanino, Avv. Patrizio Leozappa, Avv. Claudio Neri, Avv. Luigi Angiello, Avv. Bruno Meoli; • la predetta Commissione ha il compito ai sensi dell'art. 11 del DLGT 23.11.1944, n. 382, previa verifica dell'osservanza delle norme di legge, di accertare e proclamare il risultato complessivo delle votazioni per il rinnovo del Consiglio Nazionale Forense; • la Commissione si accinge a svolgere il suo compito con riferimento alle votazioni appena concluse nei mesi di dicembre 2018/gennaio 2019 in ogni distretto di Corte d'appello; • ogni membro della Commissione, quale incaricato di pubblico servizio è tenuto a produrre la DICHIARAZIONE SULL'INSUSSISTENZA DI SITUAZIONI DI CONFLITTO DI INTERESSE E DI CAUSE DI INCOFERIBILITA' E INCOMPATIBILITA' (ai sensi dell'art. 53, comma 14 del DLGS 165/2001 e dell'art. 20, del DLGS 39/2013); • vi sono molti componenti del Consiglio Nazionale Forense uscente, compreso lo stesso Presidente Avv. Andrea Mascherin, i quali si sono ricandidati e sono stati votati alle ultime elezioni per il rinnovo del Consiglio Nazionale Forense svolte nei vari distretti;

per sapere se • Ella è a conoscenza dei fatti di seguito descritti che riguardano i singoli componenti della Commissione e che rappresentano un sospetto di vulnus della terzietà che dovrebbe contraddistinguere detta Commissione: 1) Avv. Bruno Meoli – L'Avv. Meoli è coautore di almeno due testi scritti assieme all'Avv. Salvatore Sica: a) “Commentario alla legge 8 marzo 2017, n. 24, 2018, ESI; 2) “Manuale di Diritto Provato, 2017, Giappichelli e come risulta attraverso il motore di ricerca www.italgiure.giustizia.it si è recentemente domiciliato per ben n. 6 giudizi in Corte di Cassazione presso lo studio in Roma dello stesso Avv. Salvatore Sica il quale è consigliere uscente del CNF e nuovamente candidato alle ultime elezioni per il suo rinnovo; 2) Avv. Mario Sanino – Risulta dal sito web della Giustizia Amministrativa che nel 2015 (quindi durante l'ultima consiliatura CNF) che l'Avv. Mario Sanino abbia ricevuto n. 2 incarichi di difesa dal Consiglio Nazionale Forense innanzi al TAR del Lazio ed n. 1 incarico innanzi al Consiglio di Stato; 3) Avv. Claudio Neri – Il sito web del CNF riporta lo stesso Avv. Neri come attuale componente esterno della Commissione Consigli Giudiziari e CSM; 4) Avv. Patrizio Leozappa – Il profilo Linkedin dello stesso Avv. Leozappa lo riporta come “Membro dell'Osservatorio Permanente del Consiglio Nazionale Forense sull'esercizio della giurisdizione”; 5) Avv. Luigi Angiello – Risulta dal sito web del CNF essere stato nominato il 23.10.2015 (durante l'ultima consiliatura): “Presidente della Commissione d'esame per la verifica finale dei frequentanti dei corsi per l'iscrizione nell'albo speciale degli avvocati cassazionisti”; • Ella, alla luce delle suesposte circostanze, ritenga opportuno procedere alla revoca della nomina dei componenti della sopra citata Commissione ministeriale con relativa loro sostituzione.

Roma, 07.02.2019 Sen. Antonio Iannone >>

22 07 2019

https://www.mondoprofessionisti.it/primo-piano/ricorso-elezioni-consiglio-nazionale-forense-fissata-udienza-al-16-10-2019/


20 07 2019


In corso l'assemblea di OCF. Questa la proposta di deliberato di Melania Delogu sulla questione del doppio mandato. Al momento unico intervento diretto al rispetto della legge ed al ripristino della legalità nelle istituzioni forensi.

L'organismo Congressuale Forense

riunito in assemblea nella seduta del 19 luglio 2019,

                                                                                         considerato

- che l'intervento della Corte Costituzionale con la Sentenza n. 173/2019, successiva all'intervento interpretativo del Legislatore ed a quello delle SS. UU. della Cassazione, chiude il lungo iter interpretativo della disciplina normativa inerente il limite del doppio mandato per i componenti dei Consigli dell'Ordine circondariali;

- che la Consulta afferma la conformità del suddetto limite ai principi costituzionali, escludendo, così come già affermato dalle SS. UU. della Cassazione, la natura retroattiva della norma impositiva del limite;

- la Corte Costituzionale afferma che il limite dei mandati consecutivi è un principio di ampia applicazione per le cariche pubbliche di membri elettivi, ed è principio di portata generale nell'ambito degli ordinamenti professionali, evidenziando espressamente che lo stesso si applica anche al Consiglio Nazionale Forense (peraltro Giudice dei reclami relativi alle elezioni circondariali);

-che gli Avvocati sono, per loro naturale funzione, i garanti della corretta applicazione della legge e che, pertanto, il mancato rispetto della stessa assume, nei loro confronti, sicuro rilievo deontologico;

                                                                                             ritenuto 

che l'Organismo Congressuale Forense, quale rappresentante della massima assise dell'Avvocatura, il Congresso, debba farsi garante della stabilità, legittimità e piena legittimazione anche degli organi di rappresentanza istituzionale forense, al fine di vederne assicurata la loro autorevolezza.

Tanto rilevato e ritenuto,

                                                                                             CHIEDE

che i Consiglieri dell'Ordine circondariali in condizione di ineleggibilità /incandidabilita' presentino immediate dimissioni, a prescindere dalla pendenza di contenzioso elettorale;

che analogo contegno sia tenuto dai Consiglieri Nazionali Forensi, nelle medesime condizioni, ripristinando la piena autorevolezza e legittimità del massimo organo istituzionale forense, in particolare nell'esercizio delle sue prerogative in ambito di giurisdizione domestica.


https://www.mondoprofessionisti.it/lettere-direttore/sul-deposito-dellistanza-di-fissazione-del-merito-al-tar-del-lazio/


Il corriere del Mezzogiorno, parla dei tre consiglieri Napoletani ancora indifferenti alle pronunce della Magistratura. Parlo di Maurizio Bianco, Salvatore Impradice e Roberto Fiore che ad oggi non hanno battuto ciglio, fingendo l'indifferenza tipica di chi ha il cadavere sotto il letto. Tace tutto il Consiglio sulla questione, nessun consigliere ad oggi ha affrontato il problema chiedendo le immediate dimissioni dei tre irriducibili.

Attendiamo la seduta consiliare di martedì, poi cominceremo con le denunce alla commissione elettorale e l'impugnazione di tutti gli atti del Consiglio...attendiamo martedì nella speranza che Napoli voglia rispettare la legge, diversamente sarà un' estate assai infuocata.


https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/19_luglio_11/avvocati-napoli-tre-consiglieri-dell-ordine-devono-dimettersi-f185a3f6-a3a5-11e9-95e5-bc1bcb579b95.shtml




Non ho mai pubblicato nulla del #DUBBIO. Oggi, dopo la notizia di ulteriori 650mila euro di buco, vale la pena di notare che la sua capacità di cogliere le notizie rilevanti è al collasso. La sentenza 173/2019 della Corte Costituzionale che sancisce la necessità di rinnovo dei consigli forensi è relegata in un box senza firma sul fondo di pag. 4. Se serviva qualcosa per capire il fallimento dell'iniziativa editoriale e la sua gestione scollata dalla realtà, ora lo abbiamo tutti davanti agli occhi! Già il titolo è sbagliato: la notizia non è che la Consulta spiega il NO. La Consulta ha rigettato senza possibilità di fraintendimenti l'eccezione di incostituzionalità sollevata proprio dal CNF nel tentativo, per nulla occulto, di salvare terzi e quarti mandati!! Ovviamente anche qui, nel box, non diciamo che è strano che un ente pubblico, invece di applicare la legge ed i principi delle Sezioni Unite, si faccia promotore di un esperimento reazionario per cancellare proprio le decisioni di giurisprudenza e parlamento. Per converso, sfogliando il "giornale", troviamo un'intera pagina (firmata) in celebrazione della vita della "nota diva" Valentina Cortese, morta a 96 anni. Un bel coccodrillo che tutti nell'avvocatura sentivamo come necessità informativa da sostenersi a nostre spese. E questa sarebbe la voce libera ed autorevole dell'avvocatura? Anche NO!


➡️ RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

🔴<<LA #CORTECOSTITUZIONALE TRAVOLGE GLI INCANDIDABILI DEI CONSIGLI DELL'ORDINE E DEL #CNF>>🔴 (Ph. Titolo del Sole24Ore dell'articolo sulla sentenza della Consulta)

<<Per tutti coloro che dopo la sentenza della Cassazione e dopo la legge di interpretazione autentica ancora arzigogolavano, per coloro che “il comunicato stampa dice che la norma non è retroattiva” e per chi attendeva di leggere le motivazioni della Consulta ecco, chiara, lineare e rispettosa del delicato ruolo dell’avvocatura, la sentenza 173 / 2019 della Corte costituzionale che chiarisce in maniera inequivocabile che la normativa vigente ad oggi impedisce lo svolgimento di più di due mandati consecutivi nelle elezioni forensi.

Ne consegue che tale norma -non è incostituzionale; -non è retroattiva; -è di ampia applicazione per le cariche pubbliche; -è di portata generale nel più specifico ambito degli ordinamenti professionali.

La chiarezza lapidaria della sentenza non lascia adito a dubbi: “Il divieto del terzo consecutivo mandato favorisce il fisiologico ricambio all’interno dell’organo, immettendo “forze fresche” nel meccanismo rappresentativo e – per altro verso – blocca l’emersione di forme di cristallizzazione della rappresentanza in linea con il principio del buon andamento dell'amministrazione, anche nelle sue declinazioni di imparzialità e trasparenza, riferito agli ordini forensi, e a tutela altresì di valori di autorevolezza di una professione oggetto di particolare attenzione da parte del legislatore, in ragione della sua diretta inerenza all’amministrazione della giustizia e al diritto di difesa.”

Su questo dovrebbero meditare tutti coloro che avevano commentato con livore la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione .

E, pertanto, non è compito di un ente pubblico scendere nell’agone politico; non è compito di un ente pubblico assumere iniziative editoriali generaliste.

Al più, doverosamente, si deve operare a favore degli avvocati, nell’interesse degli avvocati, per conto degli avvocati. E questi principi valgono, con un esempio espresso con chiarezza, per tutte le rappresentanze dell’avvocatura istituzionale. Anche per il CNF.

Non possiamo permetterci di avere degli esponenti istituzionali che antepongono la propria autoaffermazione alla corretta interpretazione di un delicato ruolo istituzionale.

L’avvocatura da questa vicenda non ne esce affatto bene. Le responsabilità sono chiare. Pochi debbono farsi indietro perché tutta l’avvocatura italiana faccia un grande passo in avanti.

Ed ora: - dobbiamo arrivare al commissariamento di rappresentanze inadeguate?

- dobbiamo essere costretti ad intraprendere una campagna politica sui mezzi di comunicazione in cui segnaliamo in ogni singolo Foro, ad ogni singolo iscritto i membri dei COA e del CNF in posizione di ineleggibilita'?

- dobbiamo attendere che le istituzioni forensi vengano travolte da altri inevitabili interventi della magistratura?

Non c'è più tempo da perdere, concediamo l'onore delle armi anche a chi non lo merita: attendiamo le dimissioni immediate degli "irregolari" per riportare le rappresentanze forensi nella legalità.>>

  1. Coordinamento #nazionale delle #associazioni #forensi".

🔶 MF (Movimento Forense) 🔶 NAD (Nuova Avvocatura Democratica) 🔶 Avvocati a NordEst 🔶AvvocatiOra 🔶AzioneForense 🔶Futuro@Forense di Bari 🔶AFNI (Associazione Forense Nazionale Italiana) 🔶AssociazioneDiciassettedodici 🔶Adelante - Avvocati in Movimento 🔶Unione degli Avvocati della Sardegna 🔶 M.I.A. - Movimento Indipendente per l'Avvocatura 🔶 I Ricorrenti Mirella Casiello Massimiliano Cesali Michelina Grillo Romano Zipolini Giovanni Battista Cugurra Gianluca Liut Cristina Cassigoli Paolo Rosa Giuseppe Riccio Alberto Corto Ortu Giovanni Savigni Emilio Greco



🔴 RICORSO ELEZIONI CNF PER IL DISTRETTO DI CATANIA: IL TAR LAZIO DICHIARA IL PROPRIO DIFETTO DI GIURISDIZIONE | IL RICORRENTE FAVI: "RIASSUMERÒ"🔴

Pubblicato il 11/07/2019 N. 09177/2019 REG.PROV.COLL. N. 05990/2019 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) ha pronunciato la presente SENTENZA ex art. 60 cod. proc. amm.; sul ricorso numero di registro generale 5990 del 2019, proposto da Francesco Favi, rappresentato e difeso dall'avvocato Gianluca Rossitto, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio (“Avvocati-Associati – Studio Improda”) in Roma, via Barberini, 67; - Consiglio Nazionale Forense, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Francesco Cardarelli, Ferruccio Auletta e Giuseppe Colavitti, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio del primo in Roma, via G. P. Da Palestrina, 47; - Ministero della Giustizia, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso cui è domiciliato “ex lege” in Roma, via dei Portoghesi, 12;

- Commissione Ministeriale ex art. 11 del d.lgs. lgt. n. 382/1944, non costituita in giudizio; - Maurizio Magnano di San Lio, rappresentato e difeso dall'avvocato Giovanni Arena, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia; - Mario Sanino, Patrizio Leozappa, Claudio Neri, Luigi Angiello, Bruno Meoli, Andrea Mascherin, Andrea Pasqualin, Antonio Baffa, Giuseppe Picchioni, Stefano Savi, Giovanni Arena, Carlo Orlando, Salvatore Sica, non costituiti in giudizio; - del verbale del 20.02.2019 redatto dalla Commissione ministeriale di cui all'art. 11 del d.lgs. lgt. 23.11.1944 n. 382, recante l'accertamento del risultato delle operazioni elettorali per il rinnovo dei componenti del Consiglio Nazionale Forense; - della nota del 21.02.2019 del Ministero della Giustizia con la quale il detto Ministero ha trasmesso copia del verbale del 20.02.2019 redatto dalla Commissione ministeriale di cui all'art. 11 del d.lgs. lgt. 23.11.1944 n. 382, recante l'accertamento del risultato delle operazioni elettorali per il rinnovo dei componenti del Consiglio Nazionale Forense; - della conseguente Delibera di proclamazione degli eletti del Consiglio Nazionale Forense n. 580 del 22.02.2019, pubblicata sul Bollettino Ufficiale del Ministero della Giustizia in data 15/03/2019; - nonché di ogni ulteriore atto presupposto, connesso e conseguente, ancorché non conosciuto; Visti il ricorso e i relativi allegati; Visti gli atti di costituzione in giudizio del Consiglio Nazionale Forense, del Ministero della Giustizia e di Maurizio Magnano di San Lio, con la relativa documentazione; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Visti gli artt. 11 e 60 cod. proc. amm.; Relatore nella camera di consiglio del 3 luglio 2019 il dott. Ivo Correale e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.; Rilevato in fatto e considerato in diritto quanto segue; Rilevato che, con rituale ricorso a questo Tribunale, l’avv. Francesco Favi impugnava – chiedendone l’annullamento previa sospensione – i provvedimenti concernenti l’esito dell’elezione dei componenti del Consiglio Nazionale Forense (“CNF”), indetta con comunicazione del 20 novembre 2018 ad opera del Direttore Generale del Dipartimento per gli Affari di Giustizia del Ministero della Giustizia; Rilevato che, in particolare, il ricorrente evidenziava di ricoprire la carica di Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati (“COA”) di Siracusa e di aver partecipato, in tale veste, all’elezione del componente di diritto relativo al Distretto di Corte di Appello di Catania, ove era risultato secondo nel numero di preferenze, dopo l’avv. Maurizio Magnano di San Lio, Presidente del COA di Catania; Rilevato che l’avv. Favi, in merito, richiamava l’art. 34 della l. n. 247/2012, il quale, al comma terzo, stabilisce che “...non può appartenere per più di due mandati consecutivi allo stesso ordine circondariale il componente eletto in tali distretti...” e che, avendo il COA di Catania già espresso per i due precedenti e consecutivi mandati elettorali un proprio iscritto quale componente del CNF, il ricorrente aveva titolo ad essere lui proclamato eletto in luogo dell’avv. Magnano di San Lio, contrariamente a quanto, a conclusione della procedura, era risultato deliberato dal CNF dopo la trasmissione del relativo verbale di accertamento delle operazioni elettorali da parte della competente commissione ministeriale; Rilevato che il ricorrente lamentava, in sintesi, con un primo motivo di ricorso, la violazione del suddetto art. 34, comma primo, l n. 247/2012 e varie forme sintomatiche di eccesso di potere, in quanto il tenore letterale della norma è chiaro nell’escludere l’eleggibilità dei componenti che abbiano

espletato due mandati consecutivi e, non dettando una disciplina intertemporale, doveva applicarsi anche ai mandati svolti sotto il regime previgente alla “riforma” di cui a tale legge del 2012; Rilevato che, oltre all’avv. Magnano di San Lio, il ricorrente individuava altri quattro avvocati in situazione confliggente con tale norma e che, richiamando i principi affermati dalla Corte di Cassazione con la sentenza resa dalle Sezioni Unite n. 32781/2018, da cui si era dato luogo all’interpretazione autentica della legge del 2012 sul rinnovo degli ordini circondariali, evidenziava che la “ratio” di tale norma era quella di avvicendamento e “par condicio” nell’accesso agli organi di vertice dell’avvocatura, da applicarsi senza alcun differimento; Rilevato che l’avv. Favi lamentava, con un secondo motivo di ricorso, anche la violazione del comma terzo del richiamato art. 34, oltre a diverse forme di eccesso di potere, in quanto, nelle elezioni dei componenti del CNF, si deve osservare, oltre al limite “soggettivo” dei due mandati consecutivi anche il diverso limite, “oggettivo”, dall’appartenenza del componente eletto per non più di due mandati consecutivi al medesimo ordine circondariale del distretto, al fine di consentire a tutti i circondari di un medesimo distretto di poter esprimere un componente nel massimo organo di rappresentanza dell’avvocatura, garantendo così il pluralismo ed il confronto dialettico generale, specie con riferimento agli ordini appartenenti a circondari di più ridotte dimensioni; Rilevato che, per il ricorrente, anche tale condizione non era stata rispettata, dato che la preferenza per lo stesso avv. Magnano di San Lio era stata espressa da più di due mandati consecutivi dallo stesso ordine circondariale; Rilevato che si costituivano formalmente in giudizio il CNF e il Ministero della Giustizia; Rilevato che entrambi depositavano distinte memorie per la fase cautelare; Rilevato che il Ministero evidenziava come, alla stregua delle norme vigenti, il compito della commissione ministeriale nominata ai sensi dell’art. 11 del d.

lgs. lgt. n. 382/1944 risulti circoscritto unicamente ad accertare l'osservanza delle disposizioni della legge elettorale e il risultato della votazione, ma non anche alla proclamazione dei vincitori, demandata invece al Consiglio “uscente”, con conseguente carenza di legittimazione passiva della commissione e, per essa, del Ministero costituito, anche quale mero organo straordinario, a cui non è imputabile il risultato della consultazione elettorale; Rilevato che il Ministero si soffermava anche sul merito della controversia, illustrando le ragioni di infondatezza delle censure proposte dal ricorrente; Rilevato che il CNF, nella sua memoria, eccepiva l’inammissibilità del ricorso sotto vari profili: a) per violazione dell’art. 41 c.p.a., data la mancata notificazione al Ministero della Giustizia; b) per difetto delle condizioni dell’azione, in quanto il ricorrente, designato ma non eletto nel distretto di Catania, non vantava alcuna posizione differenziata o qualificata che lo legittimasse a contestare i risultati delle elezioni che si erano svolte nei distretti di Corte di Appello diversi da quelli di Catania (Bologna, Catanzaro, Trieste e Venezia), a cui appartenevano gli altri quattro avvocati di cui pure era contestata l’elezione, fermo restando che, nella controversia sulla legittimità

dei risultati elettorali del CNF, il soggetto che può astrattamente vantare una posizione giuridica qualificata e differenziata è il solo Consiglio dell’Ordine al quale il voto spetta o, a tutto voler concedere, il designato non eletto nel distretto di Corte di appello, ma al solo fine di contestare il risultato relativo a quel singolo distretto; c) per mancata impugnazione delle deliberazioni degli altri COA del distretto di appartenenza dell’avv. Favi che avevano designato l’avv. Magnano di San Lio; d) per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, vertendosi in materia di diritti soggettivi in ordine alla sussistenza, o meno, dei requisiti di eleggibilità in capo a taluni componenti; Rilevato che il CNF si soffermava anche esso sul merito della controversia, contestandone la fondatezza;

Rilevato che si costituiva in giudizio anche l’avv. Magnano di San Lio, proponendo eccezioni e argomentazioni di merito sostanzialmente

coincidenti con quelle del CNF;

Rilevato, che, rinviata la prima camera di consiglio su istanza di parte ricorrente, in prossimità della successiva, costui depositava una memoria principalmente a confutazione delle eccezioni delle parti costituite, soffermandosi, ai fini dell’evidenziato difetto di giurisdizione, sull’osservazione per la quale il presente contenzioso attiene alla regolarità del procedimento elettorale, che comprende la fase di verifica dei requisiti degli eletti; Rilevato che, alla camera di consiglio del 3 luglio 2019, la causa, previo avviso alle parti ex art. 60 c.p.a., era trattenuta in decisione; Considerato che la controversia può definirsi ai sensi della ora richiamata norma con sentenza in forma “semplificata”, data la evidente inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione, secondo la relativa eccezione, da esaminarsi per prima perché assorbente quelle ulteriori sollevate dalle parti; Considerato, infatti – e in disparte la circostanza per cui il Ministero della Giustizia si è costituito in giudizio, sanando l’eventuale difetto di notificazione di cui all’eccezione di inammissibilità ex art. 41 c.p.a. supra richiamata sub a) – che lo stesso ricorrente, a pag. 6 del ricorso, nell’impostare le proprie difese e richiamando il contenuto dell’art. 34 cit., ha affermato che “...Vi è in sostanza un ulteriore limite di eleggibilità che riguarda in questo caso il singolo componente e si aggiunge a quello riferito all’ordine di appartenenza...”, così evidenziando che di questione di “eleggibilità” si controverte nel presente contenzioso; Considerato che, infatti, nel gravame non si rinvengono censure orientate a contestare lo svolgimento delle operazioni elettorali in quanto tali, in relazione a conteggio di preferenze, legittima presenza di componenti della commissione ministeriale o altro ma solo sulla possibilità degli avvocati indicati di potere essere valutati in possesso dei requisiti di elettorato passivo specifico; Considerato che la Corte di Cassazione Civile a Sezioni Unite, con sentenza 6.2.2006, n. 2451, ha avuto modo di precisare, proprio in relazione a elezione

al CNF, di aver già rilevato (sentenza 12.3.03, n. 3601) che in tema di contenzioso elettorale amministrativo le controversie aventi ad oggetto in modo diretto l'accertamento della titolarità o meno del diritto di elettorato attivo/passivo in capo alle persone ammesse alla votazione o a essere votate sono devolute alla giurisdizione del Giudice ordinario, quale che sia la natura (pubblica o privata) dell'ente interessato, atteso che i diritti di elettorato rilevano quali diritti soggettivi pubblici e, in quanto tali, non possono essere degradati dalla Pubblica Amministrazione;

Considerato, pertanto, che la Suprema Corte ha pure chiarito in senso generale che sono devolute al Giudice amministrativo le controversie in tema di “operazioni elettorali”, mentre spetta al Giudice ordinario la cognizione delle controversie concernenti l'ineleggibilità, le decadenze e le incompatibilità dei singoli (Cass. SSUU, 4.5.04, n. 8469 e 1.7.92, n. 8084); Considerato che appare utile riportare il pensiero del Supremo Consesso, laddove, nella sentenza del 2006 sopra richiamata, ha specificato ancor meglio che “...In altri termini, la giurisdizione in tema di contenzioso elettorale amministrativo è distribuita tra Giudice amministrativo e Giudice ordinario, spettando al primo le controversie che riguardano le operazioni elettorali e al secondo le questioni che, ancorché insorte nel procedimento elettorale preparatorio, attengono alla eleggibilità (Cass. sez. un. 22 gennaio 2002, n. 717), sì che le controversie aventi ad oggetto, in modo diretto, l'accertamento della titolarità o meno del diritto di elettorato attivo in capo alle persone ammesse alla votazione, sono devolute alla giurisdizione del Giudice ordinario (Cass. sez. un., 12 marzo 2003, n. 3601)”; Considerato che in quel caso le SSUU conclusero per la giurisdizione del g.a. ma solo perché in contestazione in quella sede – a differenza del caso di specie – vi era la verifica, da parte della Commissione di cui all’art. 11 del d.lgs.lgt. n. 382/44, delle modalità di svolgimento della competizione elettorale e, in particolare, dell'accertamento della data in cui si erano svolte presso i vari Consigli dell'ordine professionale, le elezioni per la nomina dei

membri del Consiglio Nazionale Forense, contestazione che non riguardava, pertanto, la eleggibilità alla detta "carica";

Considerato che nel caso in esame nella presente sede, invece, è in contestazione proprio il profilo di elettorato passivo relativo alla “eleggibilità” o meno dell’avv. Magnano di San Lio (e degli altri quattro avvocati indicati), con conseguente questione che coinvolge un diritto soggettivo perfetto e non posizioni di interesse legittimo, riscontrabili soltanto in quelle strettamente inerenti alle votazioni, all'apertura e alla chiusura dei seggi e a tutte quelle riguardanti gli atti che concorrono a formare il complesso procedimento elettorale, il quale è disciplinato da norme poste a tutela dell'interesse pubblico all'ordinato svolgimento della competizione; Considerato, come detto, che nel caso di specie non è in contestazione lo svolgersi delle operazioni elettorali, sia pure in senso lato, ma solo il diritto di elettorato passivo, e la conseguente eleggibilità dei soggetti individuati dal ricorrente; Considerato che non può condividersi la tesi di quest’ultimo a sostegno della giurisdizione del g.a., secondo il quale il presente contenzioso attiene alla regolarità del procedimento elettorale, che comprende la fase di verifica dei requisiti degli eletti, in quanto ciò farebbe rientrare nell’ambito delle operazioni elettorali anche i profili “a monte” concernenti l'ineleggibilità, le decadenze e le incompatibilità dei singoli, invece esplicitamente riconosciuti dalla Corte di Cassazione come relative a diritti soggettivi, non di pertinenza della g.a.; Considerato, infatti, che la giurisprudenza ha avuto modo di precisare, sotto questa prospettiva, che, in ordine al criterio cardine del “petitum sostanziale”, spetta all’ a.g.o. la cognizione delle controversie concernenti la decadenza, l'ineleggibilità e l'incompatibilità, in quanto si tratta di questioni inerenti l'elettorato passivo che, come tali, concernono la tutela di posizioni di diritto soggettivo perfetto e che la giurisdizione del g.o. non incontra limitazioni o deroghe per il caso in cui la questione di eleggibilità venga introdotta

mediante impugnazione del provvedimento di convalida degli eletti o di proclamazione, perché anche in tale ipotesi la decisione verte comunque non sull'annullamento dell'atto amministrativo in quanto tale per vizi di legittimità, bensì sul diritto soggettivo perfetto inerente l'elettorato attivo o passivo (Cons. Stato, Sez. IV, 8.5.13, n. 2502; v. anche: Cass. Civ., SSUU, 9.11.09 n. 23862);

Considerato, pertanto, che trattandosi di questione inerente a diritto soggettivo e non ravvisandosi alcuna ipotesi di giurisdizione esclusiva di questo Tribunale, la giurisdizione in “subiecta materia” non può che ricadere sull'a.g.o., a cui la causa deve pertanto essere rimessa ai sensi dell’art. 11 c.p.a.; Considerato che la novità e peculiarità della questione giustifica eccezionalmente la compensazione integrale delle spese di lite; P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima), definitivamente pronunciando ai sensi dell’art. 60 c.p.a. sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile per difetto di giurisdizione. Rimette ai sensi dell’art. 11 c.p.a. la causa al competente Tribunale Civile, avanti al quale dovrà essere riassunta entro il termine perentorio di mesi tre dal passaggio in giudicato della presente decisione, pena, in difetto, l’estinzione degli effetti processuali e sostanziali delle domande formulate nel corso del presente giudizio. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 3 luglio 2019 con l'intervento dei magistrati: Carmine Volpe, Presidente Ivo Correale, Consigliere, Estensore Lucia Maria Brancatelli, Primo Referendario L'ESTENSORE IL PRESIDENTE

Ivo Correale

Carmine Volpe IL SEGRETARIO

Salvatore Lucignano 20190710[modifica | modifica sorgente]

RICHIESTA URGENTE DI COMMISSARIAMENTO DEL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE

Egregio Capo di Gabinetto del Ministro della Giustizia

Ormai da mesi sono costretto a rivolgermi alle autorità statali italiane per ottenere giustizia nei confronti di una vera e propria associazione per delinquere, attualmente insediata all’interno del Consiglio Nazionale Forense. Le vicende che questa associazione ha portato avanti, negli ultimi sei anni, hanno fatto parte di un unico disegno criminoso, volto alla sistematica violazione delle leggi italiane, al fine di mantenere al potere i componenti di questa associazione, che assume forme, connotati e pericolosità sociale non minore dei fenomeni di criminalità organizzata definiti “mafie” e che si caratterizza ormai per la sua mafiosità intrinseca, tale da poter assimilare l’Ordine degli Avvocati e le sue istituzioni apicali ad una vera e propria “Cosa Nostra”: la “Cosa Nostra Forense”. Ripercorrere con questa mia ennesima denuncia tutti i passaggi contenuti negli atti già inviati agli uffici di questo Ministero sarebbe ultroneo. Valga solo il richiamo a quanto accaduto all’interno dell’avvocatura italiana a partire dal 2014, quando una serie di atti, eversivi, criminali, coordinati ed uniti da finalità illecite unitarie, hanno fatto del Consiglio Nazionale Forense il garante, la cupola, la commissione capi mandamento della criminalità forense italiana. Il Consiglio Nazionale Forense infatti, costituito ed eletto illegalmente, continua da anni a tentare di sottrarre se stesso e gli Ordini circondariali degli avvocati dal limite di due rielezioni consecutive, apparentemente per ragioni di giustizia, ma in realtà solo ed esclusivamente per brama di potere. Tale tentativo peraltro fa seguito ad altri atti, già compiuti dal Consiglio Nazionale Forense negli ultimi anni, tutti tesi a conservare all’interno dell’avvocatura italiana un assetto rappresentativo ancorato a valori antitetici a quelli costituzionali, che proprio il Vostro Ministero ha il compito di difendere da abusi e prevaricazioni. Uno di questi valori, che si va affermando con forza nell’ordinamento, è proprio il limite del doppio mandato all’interno degli Ordini professionali. Un limite che ha visto in questi ultimi anni il costante favore della Suprema Corte di Cassazione, che ha provato, con univoco e pregevole orientamento, a consentire agli appartenenti agli ordini professionali italiani di superare le sclerotizzazioni, le clientele, le asimmetrie di potere, che di fatto impediscono a chi non faccia parte delle “Cose Nostre” ormai presenti in tali enti, di concorrere democraticamente e liberamente alla determinazione delle sorti delle proprie categorie professionali. E’ in tale contesto che, ormai da anni, al pari di molti altri avvocati, sofferenti e mortificati, esattamente come me, sono costretto a combattere contro gli abusi compiuti dall’Organo che più di ogni altro dovrebbe garantirmi di far parte di una categoria rispettosa delle leggi e dei principi costituzionali dello Stato, ovvero il Consiglio Nazionale Forense. Per contrastare la deriva autoritaria ed eversiva che si è verificata nell’avvocatura italiana, riscontrata più volte l’assoluta indisponibilità delle istituzioni forensi a dare ascolto alla ragionevolezza, al pudore ed al rispetto delle leggi della nostra Repubblica, mi sono visto costretto a procedere ad innumerevoli denunce, che hanno investito, in ogni ambito, giudiziario e politico, il malaffare e lo sviamento a cui si è prestato l’Ordine Forense, principalmente per mezzo dell’ente che spadroneggia al suo interno, incurante di ogni legge, ovvero il Consiglio Nazionale Forense. Faccio parte di quella sparuta pattuglia di avvocati, che già negli anni scorsi ha dovuto combattere, avversato illegittimamente proprio dal Consiglio Nazionale Forense, perché all’interno del nostro Ordine si potessero svolgere elezioni rispettose dei diritti delle minoranze. Una battaglia lunga, sfibrante, spesso umiliante, perché condotta in condizioni di assoluta ed infamante minorità, in un quadro istituzionale omertoso e colluso con le mire totalitarie del Consiglio Nazionale Forense e dei Consigli circondariali degli Avvocati. Quella battaglia, grazie all’intervento della giustizia amministrativa, per fortuna è stata vinta. Abbiamo ottenuto che i padroni e i padrini dell’avvocatura italiana non potessero prendersi “tutto”, all’interno dei consessi che rappresentano gli avvocati. Oggi però siamo impegnati in un’altra battaglia, che tenta di ottenere l’affermazione di un principio che ormai fa parte del patrimonio culturale ed ideale di qualsiasi giurista e cittadino che voglia dirsi rispettoso della Costituzione Repubblicana, ovvero che: “qualsiasi ruolo di servizio, se detenuto arbitrariamente e senza adeguati limiti di tempo, si trasforma in un ruolo di potere”. Questo principio, che sto provando a difendere ad ogni costo, anche mettendo in gioco il mio futuro professionale, è stato ribadito e difeso anche di recente, dalla pregevolissima pronuncia della Suprema Corte di Cassazione, la sent. n. 32781/18, che ha affermato, tra l’altro:

In particolare, è chiara la valutazione del legislatore della protratta consecuzione dei mandati come idonea a fondare, con la permanenza nella gestione degli interessi di categoria, un rischio di sclerotizzazione delle compagini rappresentative e di viscosità o remore anche inconsapevoli nell’ottimale esercizio delle istituzionali funzioni di rappresentanza e vigilanza. Evidentemente, la norma valuta come da evitare per quanto più possibile il pericolo di una cristallizzazione di posizioni di potere nella gestione di queste a causa della protrazione del loro espletamento ad opera delle stesse persone: protrazione che è, a sua volta, fomite o incentivo di ben prevedibili tendenze all’autoconservazione a rischio di prevalenza o negativa influenza su correttezza ed imparzialità dell’espletamento delle funzioni di rappresentanza. Al contrario, questo dovrebbe necessariamente essere sempre ispirato, per le stesse pubblicistiche esigenze che presiedono alla loro strutturazione in sistema ordinistico, a particolare correttezza e rigore nell’esercizio delle professioni così strutturate. Pertanto, per valutazione legislativa ogni prolungato esercizio del mandato, come dalla norma individuato per tempo pari alla durata di due mandati consecutivi (purché ognuno non inferiore a due anni e cioè, per gli Avvocati, in ragione della metà della durata del mandato ordinario), preclude la (immediata) rieleggibilità del consigliere, al fine di impedire la cristallizzazione della sua rendita di posizione e di porre almeno un limite o correttivo a quella che da taluni si è definita come l’evidente asimmetria di potere tra esponenti già in carica -soprattutto se da anni e per un mandato già rinnovato – e nuovi aspiranti alla carica. Quanto affermato dalla Suprema Corte si è dunque non solo posto come baluardo di puro diritto, a difesa degli avvocati più deboli ed impossibilitati a concorrere su un piano paritario e davvero democratico per le determinazioni delle sorti della nostra classe, ma ha finalmente posto all’attenzione delle nostre istituzioni repubblicane il tema, non più rinviabile o eludibile, del rapporto, ormai malato e corrotto, che lega la degenerazione del servizio nell’esercizio arbitrario del potere. Sulla base di questo impianto, giuridico e culturale, che personalmente, da cittadino e da avvocato, credo faccia ormai parte di quei principi costituzionali da difendere ad ogni costo, la pronuncia a SS. UU. n. 32781/2018 ha impedito che, con un artificio cavilloso, un vero e proprio garbuglio, gli esponenti apicali della “Cosa Nostra Forense” potessero rinviare, ancora di anni, il loro doveroso passaggio di consegne, cedendo quel potere illegittimamente detenuto, spesso da lustri e decenni, sotto le mentite spoglie del servizio e del sacrificio nei confronti della classe forense. Oggi però, nella guerra contro la criminalità organizzata che fa capo al Consiglio Nazionale Forense, è intercorso un fatto ed un elemento nuovo, ovvero la Sentenza emessa dalla Corte Costituzionale n. 173/2019. Questa pronuncia chiarisce, senza ombra di dubbio, che i criminali che hanno inscenato il disegno denunciato a questo Ministero, fatto di atti palesemente illeciti, che hanno il solo scopo di mantenere gli appartenenti alla cosca criminale forense nei propri ruoli di potere, non possono in alcun modo essere ritenuti ancora soggetti dotati di legittimazione per una interlocuzione con il Ministro della Giustizia. Scrive tra l’altro la Consulta: “3.1.3.1.– Pur essendo effettivamente non pertinente l’analogia tra il divieto di rielezione dei consiglieri dell’ordine circondariale forense e quello relativo ai sindaci, sta di fatto che la previsione di un limite ai mandati che possono essere espletati consecutivamente è un principio di ampia applicazione per le cariche pubbliche − membri elettivi del Consiglio superiore della magistratura (CSM); componenti del Consiglio degli avvocati e procuratori dello Stato; membri del Consiglio nazionale forense; componenti del Consiglio nazionale del notariato, tra gli altri − ed è, comunque, un principio di portata generale nel più specifico ambito degli ordinamenti professionali.” Nei miei precedenti atti avevo già segnalato a questo Ministero che la posizione di dieci componenti del CNF è attualmente illegittima, ma è tutto l’ente ad essere qualificabile come un’unica associazione per delinquere. L’illegalità infatti, non trova alcun componente disposto a compiere gli atti necessari a contrastarla. Attualmente sono in attesa del verbale di proclamazione dell’ultimo ufficio di presidenza, che ha indicato il capo di questa associazione, Avv. Andrea Mascherin, a capo della cosca, a seguito di acclamazione unanime del consesso da lui capeggiato. Oggi la Consulta chiarisce che non esiste alcuna possibilità di considerare la rimessione operata dall’associazione criminosa che fa capo al CNF come un semplice “errore”. Gli elementi che indicano il dolo infatti, sono assai risalenti nel tempo, affondano la propria qualificazione negli atti illegali compiuti in difesa del regolamento elettorale illecito, D. M. n. 170/2014, proseguono con i rigetti dei ricorsi fondati, in materia di limite di doppio mandato, e ancora, sono provati dalle pressioni operate presso i parlamentari della Repubblica, per cercare di ottenere una normativa che contrastasse con il dispositivo della Sent. n. 32781/2018 SS. UU., e poi ancora, dalla rimessione alla Consulta della normativa contenuta nella Legge n. 12/2019. La stessa Corte Costituzionale, pur non potendo prendere in esame l’intero disegno criminoso operato dal CNF, mostra l’incongruenza dell’autorità rimettente, quando fa notare all’ente che il principio del limite del doppio mandato è presente in una normativa regolamentare emanata dallo stesso ente: “Mentre in ordine all’elezione dei membri dei consigli distrettuali di disciplina, quali componenti dell’organismo cui spetta l’esercizio dell’azione disciplinare nei confronti degli avvocati, l’art. 2, comma 2, del regolamento del Consiglio nazionale forense 31 gennaio 2014, n. 1 (Elezione dei componenti dei Consigli distrettuali di disciplina), stabilisce un divieto di elezione per più di due mandati consecutivi, analogo a quello recato dalla disposizione che lo stesso Consiglio censura ora come giudice speciale.“ (Cfr. Sent. Corte Cost. n. 173/2019) Tutto quanto sta accadendo non può più costituire motivo di attacco alla dignità, alla ragionevolezza, alla professionalità degli avvocati italiani onesti. Questa associazione per delinquere deve essere immediatamente sciolta, il CNF va commissariato ed il presente atto costituisce diffida formale nei confronti del Ministro della Giustizia, affinché adotti immediatamente gli atti connessi ai suoi doveri di vigilanza sul CNF, ai sensi dell’art. 24 della L. n. 247/2012. Pertanto, tutto quanto premesso e considerato, chiedo formalmente che il Ministro della Giustizia, On.le Alfonso Bonafede, constatata la natura unitaria delle azioni illecite compiute dal CNF, sia quello in carica, sia quello precedentemente in carica, nel quadriennio pregresso, preso atto delle sentenze richiamate, Voglia immediatamente procedere al commissariamento del Consiglio Nazionale Forense, a causa dell’impossibilità per l’ente, nella sua attuale composizione, di perseguire i fini per i quali è stato costituito. La presente vale anche come diffida nei confronti del Ministro vigilante. In attesa di un riscontro porgo i miei più cordiali saluti. Napoli, 10 luglio 2019 Avv. Salvatore Lucignano


Sentenza Corte Costituzionale n. 173 2019[modifica | modifica sorgente]

https://www.mondoprofessionisti.it/intervento/lavvocatura-che-resiste-al-limite-del-doppio-mandato/

Collegamenti[modifica | modifica sorgente]


Spoliazione della giustizia (indice)

< Indice >

< Indice >