Giambattista Scirè

Da const.

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Ho depositato su richiesta del presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, una dettagliata relazione sullo stato pietoso delle università italiane in fatto di mancanza di trasparenza e di legalità, per conto di Trasparenza e Merito. Tutto questo avviene nel silenzio assordante delle forze politiche che, in questa inconsistente e pessima campagna elettorale, non hanno mai toccato, nemmeno per errore, preferendo il silenzio che significa collusione al sistema di potere accademico, il tema dell’importanza di cambiare radicalmente l’università italiana, in calo di qualità scientifica, di offerta formativa didattica, di iscritti tra gli studenti e di credibilità all’estero e presso i cittadini. Ne ha scritto ieri Gloria Riva in un articolo-inchiesta dal titolo “Università uguale omertà. Si moltiplicano le indagini sui concorsi truccati. Se ne occupa anche l’antimafia. Tutti sanno, pochi denunciano, per paure delle ritorsioni”, pubblicato su L’Espresso, in cui si affronta il problema della corruzione negli atenei d’Italia, della possibilità di infiltrazioni mafiose, e nel quale si dà voce ad alcune vittime ai concorsi (come i colleghi Oreste Gallo, Luciano Demasi, Giulia Romano) che, dopo aver denunciato, con elementi inequivocabili, si trovano isolati, emarginati, negli atenei dove lavorano, derisi dai colleghi per aver fatto la coraggiosa e scelta di denunciare dei concorsi truccati, lanciano il loro appello di giustizia e legalità nel deserto del silenzio e dell’omertà di un paese ormai alla deriva! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo Casa Editrice Chiarelettere

2019 03 12[modifica | modifica sorgente]

Sono disgustato. "Si abbassò i pantaloni della tuta e le mutande e mi chiese di baciarlo…lì", fa mettere a verbale la studentessa ai carabinieri. All'assistente il docente dice: "Obiettivamente mi sono divertito, però non pensavo che andasse così (…) Pensavo che la sera stessa crollava (…) C'era la sudditanza psicologica (…) Cioè la situazione era perfetta (…) Dico io, ti è passato il treno della vita (…) Ti è passato l'Eurostar Roma-Bari diretto, cazzo buttati sopra (…) Se si fidanzava con me la potevo aiutare in qualche altro esame, nel senso che se diventava ufficialmente, tra virgolette, la mia amante, eccetera, sarei stato sensibile a qualche richiesta, è normale (…) La donna come nel caso di specie ha una sudditanza psicologica, è molto più portata, è normale, ovviamente stiamo parlando di donne di serie B, non di donne di serie A, non dico che le donne sono tutte uguali, per carità, però la donna si sa che dietro un uomo di potere ci sbava un po' (…)" (tratto da: Ricatti e molestie ma il professore resta in cattedra, "Repubblica", 25 maggio 2019). Un professore associato di diritto civile è imputato di concussione, tentata concussione, violenza sessuale aggravata e tentata violenza sessuale nei confronti di due studentesse. E' ancora in servizio perchè l'Università di Bari ha fino ad oggi rimandato le decisioni, sfruttando la lunga impasse giudiziaria: la richiesta di rinvio a giudizio è arrivata solo qualche mese fa. Secondo l'accusa , in più di un'occasione, tra maggio 2014 e giugno 2015, avrebbe spinto una studentessa a subire atti sessuali nel suo studio professionale privato e poi chiedendo anche del denaro altrimenti non avrebbe potuto continuare gli studi. Non ci sono parole. Premesso che il reato dovrà essere accertato al processo e che l'imputato è innocente fino alla sentenza, ma se un ateneo non interviene a sospendere in via preventiva un docente dopo queste registrazioni e dopo un rinvio a giudizio con un capo di imputazione così pesante, significa che l'università italiana è davvero irrecuperabile. E' mai possibile che tutto all'università, dai concorsi truccati a situazioni estreme di questo tipo, debba funzionare secondo la logica omertosa nel silenzio di tutto l'ambiente e secondo la regola che "i panni sporchi vanno lavati in casa"? Se rimane un po' di dignità a queste istituzioni, chiediamo al ministro e al viceministro al Miur una chiara presa di posizione e possibilmente un intervento immediato. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo https://www.trasparenzaemerito.org/notizie/all-universit%C3%A0-di-bari-hanno-un-problema-un-docente-a-giudizio-per-reato-sessuale-resta-in-servizio


2022 05 11[modifica | modifica sorgente]

Si parano il c..o gli uni con gli altri, i membri del "nobilato di Stato" che in fondo sono una casta, dove si cooptano gli uni con gli altri. La depenalizzazione dell'abuso d'ufficio è la legittimazione del fare i propri interessi personali con le risorse pubbliche. Sfruttano il fatto che la gente è in parte distratta da altre faccende e in parte è inconsapevole di essere raggirata. Vergogna!


Lo stato di diritto ( che offre garanzie pari a men che zero ) riesce con la bacchetta magica delle leggi pilotate a trasformare i trasgressori in martiri e viceversa, non posso e non mi azzardo a dire nulla sulla vicenda in questione perché sconosco le carte ma sulla degenerazione del sistema non nutro più dubbi🇮🇹


Non sono solo i titoli e tutto il racconto giornalistico che è superficiale, fuorviante. La storia della depenalizzazione sostanziale dell'abuso d'ufficio Andrebbe raccontata nei dettagli. Ma non c'è nessun interesse ad approfondire per far comprendere.

Qui a seguire metto alcune delle dichiarazioni che ho rilasciato a Meridionews e Fatto quotidiano ieri. Ovviamente a me , da storico, piace parlare dopo aver letto i documenti... quindi le motivazioni della sentenza.. sinceramente non capisco che senso abbiano titoli ad effetto tipo "ribaltata la sentenza", quando già nel dispositivo perfino chi non è un giurista sa leggere la differenza tra "il fatto non costituisce reato" e "il fatto del reato non sussiste"...nel primo caso l'abuso rimane ma non viene perseguito perché non è più reato, nel secondo caso invece non avrebbero commesso proprio il reato, ma non è questo il caso..le irregolarità e gli abusi sono stati ormai certificati in tutte le sentenze amministrative e contabili, ora penalmente l'abuso di ufficio non è più reato se nel capo di imputazione non si indica la violazione della legge (e non solo quella del regolamento, del bando e del decreto ministeriale che ci sono state eccome!).


Giambattista Scirè una rettifica questo articolo la merita. Ciò che era reato oggi non lo è più. Potremmo chiamarla legge ad personam.


2022 05 05[modifica | modifica sorgente]

Il Secolo XIX: Genova: concorsi pilotati all’Università, l’ombra di una talpa sull’indagine. Il pm: “I prof sapevano di essere intercettati”. https://www.ilsecoloxix.it/genova/2022/05/05/news/genova-concorsi-truccati-l-ombra-di-una-talpa-i-prof-sapevano-di-essere-intercettati-1.41421258

2022 05 01[modifica | modifica sorgente]

“Baroni senza scrupoli e concorsi truccati: il sistema di potere dell’università italiana”, ecco il titolo. Questa domenica mattina, Primo Maggio, esattamente alle ore 9, non prendete impegni! Vi aspetto tutti per seguire la puntata sulla Mala università che andrà in onda nella storica trasmissione “Mi manda Rai Tre”, condotta da Federico Ruffo. Sarà una puntata pesantissima e durissima, che susciterà sicuramente aspre polemiche. Ci saranno due lunghi e interessanti servizi del bravissimo Alessio Aversa con le intercettazioni e le interviste dell’inchiesta Università allegra all’ateneo-policlinico di Palermo, ci sarà la coraggiosissima ClaraStella Vicari che sarà presente in studio intervistata dal conduttore sull’inchiesta “Magnifica” dell’ateneo di Reggio Calabria, e infine ci sarò io che, a nome di Trasparenza e Merito, ho rilasciato alla redazione una lunga intervista sul sistema di potere accademico che tiene in ostaggio l’università pubblica, rivolgendo un appello alla ministra dell’università Messa (sul contenuto integrale della lettera inviata alla ministra che è stata pubblicata OGGI in sintesi sul Fatto quotidiano, vi rimando a questo comunicato sul sito: https://www.trasparenzaemerito.org/post/sul-fatto-la-lettera-appello-di-tra-me-alla-ministra-messa-contro-il-malaffare-all-universit%C3%A0 ) affinché, di fronte allo scempio che sta devastando l’istituzione universitaria, dal Nord al Sud, passi dalle parole ai fatti (come più volte ha dichiarato e promesso, di recente alla trasmissione di Presa Diretta sui Rai Tre, condotta da Riccardo Iacona) e prenda provvedimenti pesanti con multe, sanzioni, procedimenti disciplinari sul piano dell’etica pubblica nei confronti di chi ha abusato, commissariamenti e costituzioni come parte civile ai processi contro gli atenei “viziosi”, prima che sia troppo tardi, oppure si dimetta. Seguiteci numerosi in trasmissione e condividete il più possibile: per cambiare questa università c’è bisogno del contributo e dell’appoggio di tutti i cittadini perbene di questo paese. Avanti tutti insieme! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo Mi Manda Rai Tre Casa Editrice Chiarelettere Alessio Aversa Clarastella Vicari Aversa https://www.trasparenzaemerito.org/post/mi-manda-rai-tre-tra-me-nella-puntata-i-baroni-e-il-sistema-di-potere-dell-universit%C3%A0-italiana

2022 04 22[modifica | modifica sorgente]

“E’ tornata alla carica quella grandissima buttana” (leggete meglio i dettagli nel link). Così definisce in una intercettazione il rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Clara Stella Vicari Aversa. E’ la persona che aveva fatto ricorso al Tar per un concorso truccato. E’ la persona dalla cui denuncia è partita l’inchiesta “Magnifica” della Procura di Reggio che ha portato alla interdizione di rettore ed ex rettore oggi prorettore, 6 docenti, personale amministrativo, oltre ad una cinquantina di indagati per vari reati, accusati di aver messo su una "associazione a delinquere" accademica, stesse accuse di Catania, di Firenze, di Perugia, di Milano, di Palermo, etc. Mi vergogno, mi viene da vomitare, che un docente, per di più in posizioni apicali, possa usare questo linguaggio verso una collega e possa utilizzare quei metodi. Eppure lo abbiamo letto tante, troppe volte, come ho raccontato nei miei post mille volte (vi consiglio di scorrere indietro sul mio profilo per una rassegna impressionante di cosa si è ridotta l'università italiana, del "bestiario" di certi accademici). Certe persone, con atti e prove alla mano, al di là delle risultanze dei processi giudiziari che faranno il loro corso, dovrebbero essere allontanati dall’università per mancanza di etica pubblica, perché sono un disvalore e un esempio negativo per gli studenti e per le future generazioni. E poi nelle università organizzano i “Gender Equaliy” e le giornate per le pari opportunità…quanta ipocrisia accademica, quanto squallore. Vorrei sapere cosa ha da dire e soprattutto da fare la Ministra Messa di fronte a scempi come questo e come altri che si susseguono a ritmo allarmante e pericoloso negli atenei d’Italia. Ne parlerò presto in una trasmissione e in un servizio televisivo della Rai. Più devastante e vergognoso è che dopo 14 anni il concorso da ricercatore, annullato cinque volte dal Tar, sia ancora aperto. Nel frattempo il candidato "predestinato" dagli accademici ma sanzionato dai giudici, e ora indagato, ha proseguito la sua carriera universitaria. Un classico del sistema di potere! Al contrario lei dall'università è dovuta fuggire: «Mi chiamano ancora in Spagna, ma qui le porte sono chiuse. Mi è stato detto: non c’è niente da fare per te. Perché combatto? Non per me, non ci credo più. Per l’università, per mia figlia che ha 16 anni, per chi verrà dopo». Aggiungo che sono orgoglioso e onorato di essere amico e collega di Clarastella, del quale concorso (che ha portato all’inchiesta) ho già scritto in tempi non sospetti prima nel sito dell’associazione poi nel libro Mala università (pp. 172-173, vi allego le due pagine). Bisogna avere coraggio, amici e amiche, e denunciare pubblicamente prima delle inchieste delle procure, come ho fatto io, come fa Trasparenza e Merito. Mi rivolgo, infine, ai docenti universitari che hanno un po’ di dignità, mi rivolgo a tutti i cittadini: è questo l’unico modo per cambiare l’università italiana, per migliorare la società. Avanti! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo Casa Editrice Chiarelettere

https://www.lacnews24.it/amp/153441/cronaca/quella-grandissima-butt-cosi-il-rettore-di-reggio-apostrofava-la-ricercatrice-che-ha-fatto-scoppiare-lo-scandalo.html

https://www.trasparenzaemerito.org/post/concorsi-truccati-uni-reggio-calabria-interdizione-per-rettore-e-prorettore-6-docenti-23-indagati

2022 04 05[modifica | modifica sorgente]

https://www.trasparenzaemerito.org/post/polizia-e-democrazia-merito-e-trasparenza-nelle-universit%C3%A0-chimere-intervista-a-scir%C3%A8

2022 02 02[modifica | modifica sorgente]

E’ da dieci anni che aspettavo questo momento.

Se fossimo stati in un paese con una università espressione di correttezza e di legalità, questa notizia avrei potuto scriverla sul mio profilo il 1 gennaio 2015 o, al limite, nel gennaio 2018 (dopo l’ottemperanza), o quanto meno nel febbraio 2020.

Qualcuno, di recente, mi ha detto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago ma non che tu, Scirè, dopo quello che hai fatto in questi anni (si riferiva, naturalmente, alle mie denunce e alla mia pubblica azione di contrasto alla corruzione accademica), possa essere reintegrato all’università.

Ebbene, oggi devo deludere la sfiducia (o il cinismo) di quel tale perché ho da comunicarvi una cosa molto importante.

E’ come una iniezione di fiducia, una di quelle notizie che può costruire e alimentare una narrazione dirompente:

ho ottenuto finalmente, dopo anni infiniti di lotta senza tregua, la PROROGA del mio contratto da ricercatore in storia contemporanea all’ateneo di Catania!

Mi sento come se avessi combattuto una guerra mondiale, infinita, sfiancante, ma alla fine ho vinto. Vi sembrerà incredibile, visti i precedenti, ma dal 1 febbraio 2022 ho preso servizio all’università. Purtroppo sembra incredibile qualcosa che avrebbe dovuto essere normale, logico, sensato fare 7 anni fa. Ecco perché si tratta di una vittoria solo in parte, un balsamo sulle ferite, che bruciano e che lascia tanto l’amaro in bocca.

Provate a riflettere con me un attimo:

la fiducia o la sfiducia, spesso, possono essere contagiose come un qualsiasi virus, si diffondono nelle vite, nelle esistenze delle altre persone contribuendo a determinare pensieri, azioni, scelte, individuali, perfino corali a volte.

Per anni la sfiducia dovuta al mio mancato reintegro, nonostante i tanti risultati giudiziari, pubblici, e tutte le sentenze a mio favore, aveva avuto il sopravvento.

Oggi la situazione si capovolge, una volta per sempre. Come può accadere in certe storie strazianti e drammatiche di ingiustizia, ma poi per fortuna a lieto fine, e quindi come tali epiche ed emozionanti.

La mia storia la conoscete tutti ormai (e non solo qui!).

Da 10 anni denuncio e ottengo ragione da parte di tutti i tribunali dello Stato (4 sentenze amministrative: 3 del Tar + 1 del Consiglio di giustizia - 2014, 2015, 2017, 2021, una sentenza penale di condanna in primo grado - 2019 -, un decreto di imputazione coatta - 2020 -, una sentenza della Corte dei Conti - 2020 - che ha condannato i commissari a restituire i soldi del danno erariale), per l’abuso commesso da una commissione che ha truccato platealmente un concorso di storia contemporanea facendo vincere un’architetta (2011) e successivamente per le ingiustizie commesse da un ateneo che non ha dato corretta esecuzione alle sentenze. Vittorie all’apparenza solo sulla carta, dunque, papiri da appendere alla parte o medaglie al valore (come la bella lettera di risposta del presidente Mattarella), ma concretamente fino ad oggi l’ateneo, con i precedenti rettori (Pignataro e Basile, ora a processo per “Università bandita”), non si era piegato a riconoscere il bene primario, fondamentale, quel diritto al reintegro nel posto di lavoro, per poter tornare a fare il ricercatore di storia e il professore all’università.

Cosa è accaduto, dunque, di recente, al punto da giungere a questo esito?

Ebbene, dopo l’ennesimo accesso agli atti, ho scoperto che la sede distaccata di Ragusa, già all’epoca (2015), a seguito della prima sentenza, aveva dato parere favorevole per prorogare il mio contratto ma l’ateneo, nella nota di diniego scritta abusivamente dall’ufficio legale (censurata dal tribunale ordinario e annullata dal Tar), ha finto di non conoscere l’esistenza di questo importante documento.

Tutto nella mia storia è stato grave, gravissimo, fin dall’inizio, ma qui andiamo oltre l’immaginazione giù fervida.

Il decreto del tribunale è stato risolutivo. Grazie, dunque, alla magistratura, che ha fatto luce e chiarezza sui fatti.

Ed ecco che oggi, con 7 anni di ritardo, dopo l’ennesima sentenza non eseguita (luglio 2021), dopo l’ennesima diffida e denuncia (ottobre), dopo l’ennesima scorribanda mediatica (a novembre con la troupe di Presa diretta della Rai), finalmente l’obiettivo che ho sempre perseguito con ostinazione, e per il quale, in cuor mio, non ho mai perso la speranza, è stato raggiunto:

il rettore Priolo, seppure in estremo ritardo, ha promosso l’attivazione della proroga, la sede distaccata di Ragusa ha così votato all’unanimità a favore della proroga del mio contratto, lo stesso ha fatto il dipartimento di scienze umanistiche di Catania al quale essa afferisce, consentendo al senato accademico e al consiglio di amministrazione di deliberare per la proroga. Ho allegato 2560 pagine di relazione sull’attività didattica e di ricerca svolta al 31 dicembre 2014: la commissione ha prorogato. Touché.

Questo esito - che è una chiara ammissione di colpevolezza da parte dell’ateneo - non cancella affatto il danno da me patito. Tutti i colleghi che all’epoca vinsero il posto in quella tornata concorsuale, come avrei dovuto vincere anche io se il mio concorso si fosse svolto correttamente, o quanto meno se l’ateneo, dopo, avesse eseguito correttamente le sentenze dei tribunali, oggi sono divenuti professori associati, quindi docenti di ruolo. Perché hanno potuto produrre, pubblicare, lavorare, conseguire l’abilitazione scientifica nazionale, a differenza mia, impegnato a tempo pieno con le carte dei processi. Può mai un cittadino affrontare il calvario di anni di ricorsi e denunce per vedersi riconosciuta la ragione soltanto dopo sette lunghissimi anni?

Non dimentico, posso anche perdonare, ma non dimentico.

Ricordo agli smemorati in malafede che mi imputano di non aver prodotto lavori scientifici in questi ultimi anni che ho sempre lavorato con impegno e sacrificio in qualunque campo mi sia speso (per esempio con Tra-Me), e che alla data del 2012, cioè l’anno del misfatto, avevo all’attivo importanti monografie di storia contemporanea come La democrazia alla prova, Il divorzio in Italia, L’aborto in Italia, Il mondo globale come problema storico, Gli indipendenti di sinistra, ma poi da quel momento, accademicamente, c’è stato un muro nei miei confronti, tutto si è fermato.

Ho dovuto spendere le mie forze e le mie energie su altro. Qualcuno mi aveva consigliato di cambiare lavoro, dedicarmi ad altro, ne avrei avuto certo le possibilità e le capacità. Ma ho proseguito testardo, imperterrito, perché in quel caso l’avrebbero avuta vinta loro, i miei nemici, i detrattori. Certo, non è stato facile. Anzi è stato durissimo. Potete fare rapidamente il calcolo voi stessi del danno materiale ingente che ho subito al mio lavoro e alla mia carriera, ma soprattutto quello morale e psicologico, alla mia vita, alle relazioni sociali: in una parola, incalcolabile. Si può mai riportare l’orologio indietro di dieci anni, sarà mai possibile?

E’ comunque importante che questo passaggio (cioè la proroga del contratto), se pure con colpevole ritardo, sia fatto, in modo che io venga messo nelle condizioni di poter tornare a fare ricerca storica, che era all’epoca la mia grande passione. Su questo voglio sperare che l’ateneo, il rettore, il dipartimento, d’ora in poi, diano garanzie pubbliche affinché io eviti di diventare, negli anni a venire, carne accademica da macello.

In realtà sono perfettamente consapevole che nel mio caso c’è qualcosa di più. Pensateci un attimo meglio.

Mai rinnovo di contratto o reintegro è stato più travagliato, combattuto, sofferto e, credo, anche meritato. Ma non era affatto scontato, anzi. Paradossalmente (e provocatoriamente) oggi mi sento quasi di dover “ringraziare” i miei “carnefici”, perché senza le loro ingiustizie e i loro abusi non avrei mai dato vita, insieme a un gruppo di coraggiosi colleghi, all’associazione Trasparenza e Merito e non avrei mai innescato una battaglia campale nella lotta alla corruzione accademica e per il cambiamento di tutta l’università italiana, che sta prendendo oggi il significato di una vera e propria rivoluzione culturale.

E’ già in atto il cambiamento dell’università italiana, lo abbiamo innescato. Ma occorre insistere, alzare la posta, lottare senza sconti per cambiare realmente il sistema di potere universitario. Probabilmente, se quel concorso non fosse andato nel modo che sapete, sarei diventato un normale, anonimo, ricercatore o docente di storia, bravo come tanti ce ne sono, ma nulla più, senza infamia e senza lode, e non avrei dato un contributo, credo, determinante, a questa efficace attività di cittadinanza attiva, di educazione civica, all’università.

Questo risultato è, in particolare, il raggiungimento di un traguardo enorme, importantissimo, soprattutto a livello simbolico.

In questi lunghi anni non ho combattuto “solo” per il mio caso singolo ma ho fatto una guerra campale, complessiva e di sistema, scrivendo post e comunicati quasi ogni giorno, con denunce pubbliche verso tanti atenei, tanti rettori, tanti dipartimenti, tante commissioni, tanti settori scientifici. Ho cercato di dare una mano a tutti gli altri colleghi che si sono trovati a fare ricorsi, a denunciare, a dover fare il contenzioso contro coloro che agiscono illegalmente. L’attività di Trasparenza e Merito ha suscitato inchieste delle procure, ha prodotto sentenze dei tribunali. Infine, più recentemente, senza l’esito di quel maledetto (o forse dovrei dire benedetto?) concorso, non avrei mai scritto Mala università, un libro che ha squarciato il velo dell’ipocrisia sul mondo accademico e che è divenuto una sorta di bibbia per qualsiasi studioso e ricercatore universitario onesto e corretto che agisce contro il “sistema di potere all’università”.

Ecco perché il significato, il segnale, di questa tardiva ma epica vittoria, è un messaggio fortissimo, anzi assordante: è un colpo micidiale che viene inferto alla mafia accademica di tutto il paese. E’ la sua disfatta, la Caporetto, in questa guerra.

Contemporaneamente, è un auspicio positivo per chiunque abbia subito finora abusi e ingiustizie ed è rimasto timoroso in silenzio.

Ma, più in generale, è un appello per tutti i cittadini: abbiate il coraggio e la fiducia di denunciare i soprusi, anche se provengono da mondi, ambienti o sistemi che sembrano all’apparenza imbattibili o intoccabili, perché alla fine, presto o tardi, avrete giustizia, sarete risarciti del danno e avrete riconosciuto il posto di lavoro che meritate. E soprattutto, sarete di esempio per tanti altri!

Esiste infatti una parte dell’università, un sottosuolo accademico, in forte crescita (quanto consistente lo vedremo presto…oggi siamo già 852), che dimostra di credere nella trasparenza, nella legalità, nel merito e che sta cominciando a venire allo scoperto per far sentire la propria voce in modo sempre più forte.

Come accade nello sport, alle olimpiadi, o nella scalata della montagna più alta, dove vince il più forte per i suoi soli meriti, qualche volta può accadere anche in questa università: non fatevi pecore, non siate servili, non cercate di prevalere attraverso raccomandazioni, accordi, fazioni, cordate, ma abbiate il coraggio di imporvi con coerenza, correttezza e onestà solo per i vostri meriti, senza scendere a compromessi al ribasso. Questo è quello che mi sento di dire oggi a tutti, dalla vetta più alta della montagna più difficile da scalare! (Sì, proprio come nella foto qui sotto).

Questo importantissimo risultato deve essere una ulteriore spinta e stimolo per mandare avanti e migliorare, rendendone ancora più solida e forte la struttura, le attività di Trasparenza e Merito, indirizzandola sempre più verso un percorso di ricerca scientifica che indaghi proprio sulle regole sbagliate del sistema e sulla mala università (come iniziato a fare con il libro). Tra-Me è l’unico baluardo rimasto nel contrasto all’illegalità accademica, per la proposta di un cambiamento radicale dell’attuale sistema di potere accademico e per una seria ed efficace riforma universitaria, che è la base di partenza per rilanciare il futuro di questo paese. Perché l’università dovrà diventare davvero il “motore del paese”, come non lo è mai stato: sempre più un propulsore di scienza, di cultura, di eccellenza, ma soprattutto un bene pubblico, e come tale appartenente non ai soli docenti che lo usano in modo autoreferenziale (e troppo spesso clientelare) ma a tutti i cittadini, agli studenti, alle famiglie, e da questi soggetti deve essere riappropriata.

Patire una grave ingiustizia, l’immensa sofferenza, il grande sacrificio, cambia inesorabilmente la vita di una persona, ma rende migliori, permette di capire e riconoscere il vero senso della vita, delle cose veramente importanti: i sentimenti, il rapporto con gli altri, con le persone care, e con la natura, con quello che ci sta attorno, hanno valore più di qualsiasi altra cosa, sicuramente più dell’ambizione, del prestigio, dei soldi. L’amore, la famiglia, l’amicizia, il lavoro nobilitano l’esistenza umana, non il potere.

Ringrazio l’associazione Trasparenza e Merito, perno e cardine di ogni mia azione, i miei genitori che mi hanno sempre sostenuto e appoggiato in questi anni di sacrifici e di lotta, alcuni amici e amiche in particolare che mi sono stati vicini nei momenti più duri, i miei avvocati amministrativisti e penalisti (in particolare Giuliano, Giuseppe) che mi hanno supportato con grande professionalità, coraggio e competenza, l’editore Chiarelettere che ha pubblicato il volume che ha permesso di rendere nota la mia storia e quella dell’associazione ad un più vasto pubblico, quei giornalisti (in ultimo Iacona, con Presa diretta, che manderà in onda il 7 FEBBRAIO una bellissima puntata sulla mala università, parlando anche del mio caso) che mi hanno dato voce nei momenti in cui mi pareva di gridare in mezzo al deserto.

E ringrazio tutti voi, che mi siete stati vicini con commenti e messaggi nei momenti più difficili della mia vita quando, incassate le gravi ripercussioni emotive e psicologiche per gli abusi e le ingiustizie subite (come ricorderete ho passato un periodo di forte esaurimento psicologico), ho rischiato davvero di mollare. Ma non l’ho mai fatto. Sono andato avanti, a testa alta, con dignità e coraggio, come sempre. E come sempre sono qui con voi, stavolta, per condividere la mia grande gioia, come in passato ho condiviso coraggio, speranza, rabbia, paure, dolore.

Nel link trovare l’articolo di oggi su Repubblica scritto da Corrado Zunino (che ringrazio, come sempre): https://www.repubblica.it/cronaca/2022/02/02/news/universita_anche_scire_rientra_nell_universita_che_non_lo_voleva-336044591/

Vi chiedo gentilmente di condividere tra i vostri contatti e fare girare questa importantissima notizia: che possa essere di speranza e di esempio. AD MAIORA!

Un abbraccio a tutti/e.

GB

Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

Casa Editrice Chiarelettere

Corrado Zunino

Ric Iacona

PresaDiretta



Commento


Sono felicissimo di essere stato smentito.

Ora sei un collega di tutti i delinquenti che stanno all'università.

Il conflitto sociale legale è nei contenuti che sforna l'università ad uso e consumo delle istituzioni di spoliazione legale .

2021 12 16[modifica | modifica sorgente]

Appunti “storici” per la lotta di liberazione dalla mala università dentro l’istituzione universitaria.

Per fare un paragone storico, nulla somiglia di più della lotta di liberazione dal fascismo durante la guerra civile spagnola alla lotta di liberazione dalla mala università che stiamo compiendo oggi, da qualche anno, dentro l’istituzione universitaria, con un gruppo di coraggiosi ricercatori e ricercatrici, cioè quelli di Trasparenza e Merito. Le sentenze suscitate, a seguito di ricorsi da parte di alcuni candidati, le inchieste delle procure emerse dopo le denunce di altri, non hanno ancora prodotto finora una grande vittoria schiacciante, cioè una vera rivoluzione culturale ed etica, ma hanno creato una falla, una breccia, nel muro del reclutamento universitario, attraverso la quale la lava dello scontento che si è accumulato da parte di moltissimi degli studiosi con curriculum scientifici ponderosi (e spesso internazionali), ma costretti a soccombere nel gioco perverso e meschino dei concorsi pilotati e predeterminati, ha cominciato a erompere, a fuoriuscire, a zampillare. Nel corso degli ultimi mesi, dopo anni di pressioni e azioni, proprio come durante l’evolversi di una rivoluzione o l’eruzione di un vulcano, la situazione è divenuta esplosiva. Proprio come nel corso della guerra civile spagnola, dentro il gruppo dei rivoluzionari c’erano gradazioni diverse di attacco al sistema messo in piedi dall’insurrezione dei generali franchisti, e allo stesso modo la reazione dell’opinione pubblica fu immediata e spontanea. Nell’ambito della liberazione antifascista la guerra di Spagna rimane la sola causa che ha mantenuto intatta nel corso di due secoli la sua purezza e la sua cogenza ideale. Da lì, da quella che fu una grande sconfitta ma vissuta combattendo ebbe inizio l’idea della necessità di una alleanza unitaria internazionale contro il fascismo mondiale, che portò alla fine alla vittoria. Allo stesso modo nella nostra lotta di liberazione dalla mala università esistono nel gruppo sfumature diverse di purezza, aggressività e coerenza, allo stesso modo l’opinione pubblica si è sollevata in nostro appoggio, anche in questo caso potrebbe partire da questa lotta una grande guerra di trasparenza e merito, più in generale, nella pubblica amministrazione, o perché no, per l’intero paese. A questo proposito, dedico ai miei amici e alle mie amiche che continuano oggi a lottare e a combattere al mio fianco per una università migliore, le parole di Elio Vittorini in un articolo dal titolo “La guerra civile di Spagna e noi” pubblicato sul Politecnico nello storico “numero primo” del 29 settembre 1945 che ho acquistato in originale in una bancarella parigina molti anni fa: “Questo fu scuola per la massa di noi: quanto si poteva afferrare tendendo l’udito, di dentro alla cuffia di un apparecchio a galena, verso le prime voci non fasciste che finalmente giungessero fino a noi: Madrid, Barcellona. Ricordate l’inverno del ’36-37? Ogni operaio che non fosse un ubriacone, e ogni intellettuale che avesse le scarpe rotte, passarono curvi sulla radio a galena ogni loro sera, cercando nella pioggia che cadeva sull’Italia, ogni notte dopo ogni sera, le colline illuminate di qui due nomi. Ora sentivano che nell’offeso mondo si poteva essere fuori dalla servitù e in armi contro di essa, con trombe contro di essa. Venivano le notizie delle Bastiglie non espugnate, e pioveva nella notte tra le finestre illuminate, ma sempre, da mille e cento chilometri di profondità dentro la pioggia e i lumi, una voce era, alla radio, un canto insopprimibile di gallo, “mas hombre”, in una sconosciuta lingua, in spagnolo. E la scuola continuò nelle stesse file di coloro che vennero chiamati “legionari”: i ragazzi affamati con fame anche di città nuove e mondo da vedere, non di pane e sigarette soltanto, che, le mani in tasca, le pupille sfuggenti o cupe, furono portati su eterni chilometri di strade, in colonne di camions dai fari che ruggivano di luce nella pioggia, fino a Guadalajara, fin dove appresero quello che d’altro può esservi nel mondo, e può esse nuovo da vivere, non solo da vedere. Così si è formata l’educazione di chi vuole costruire un paese nuovo. E fu perché la guerra civile di Spagna ci aveva insegnato anche a cercare.”

Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo


Caro Giambattista Scirè un unico appunto: queste battaglie di civiltà si vincono con la sensibilizzazione e la rivolta delle vittime finali del sistema ovvero i cittadini. La carta vincente non è la magistratura e non sono le inchieste delle procure o le sentenze. E la Tua esperienza depone in tal senso. Depongono in tal senso tutte le derubricazioni (così in non gergo forense). Sparisce l'abuso, sparisce l'associazione a delinquere. Si va e si viene dalla Cassazione. Sentenze contrastanti, interpretazioni contrastanti. Norme interpretate ad usum delphini. Nella Tua battaglia, a mio modestissimo avviso, dovresti dire che la impunità di questi signori è garantita e assicurata da un sistema giudiziario che stritola aiuta a stritolare chi si ribella alla baronia.


Carmela Gioscia parole sante

Xxxxxxx


NOTIZIA DELL'ULTIMA ORA!

Comunicato di Trasparenza e Merito

Procura Catania, ricorso in Cassazione: associazione a delinquere per docenti di Università bandita.

La Procura di Catania ha presentato ricorso alla Suprema Corte di Cassazione contro la sentenza emessa dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Catania con la quale è stato dichiarato il non luogo a procedere per il reato di associazione a delinquere (art. 416 c.p.) nei confronti dei docenti dell'Università di Catania, Barone, Basile (nella qualità di rettore), Cavallaro, Drago, Gallo, Monaco, Pennisi, Pignataro (nella qualità di rettore), Sessa (mentre la posizione di Magnano San Lio, già condannato in primo grado per il reato di abuso di ufficio, è stata stralciata), che si sarebbero associati allo scopo di commettere più reati di turbata libertà del procedimento amministrativo, abuso di ufficio, induzione indebita a promettere utilità, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, falso ideologico, finalizzati a garantire la nomina come docenti, ricercatori, dottorandi e personale amministrativo di soggetti preventivamente individuati.

Questa decisione della Procura di Catania rappresenta un atto di portata storica.

Dal nostro canto c'è il convincimento che questo atto possa supportarci, con ancora maggior impegno e dedizione, nella meritoria e costante attività di osservatorio, controllo e pungolo sul sistema universitario. Ricordiamo che Trasparenza e Merito è stata ammessa parte civile al processo “Università bandita” a supportare le vittime del “sistema di potere” accademico e, più in generale, a rappresentare la cittadinanza propositiva e attiva che crede in una università più corretta, più trasparente, più legale (la nostra presenza al processo è resa ancor più significativa dall'assenza, a nostro avviso del tutto ingiustificata, del Ministero e dell'Ateneo di Catania).

Il quadro di illegalità diffusa nel sistema di reclutamento presente in più atenei d'Italia, come stanno a dimostrare le recenti inchieste di alcune Procure (Firenze, Perugia, Milano) e come è stato tratteggiato con dovizia di particolari nel libro Mala università, trova un ulteriore riscontro e conferma in questo passaggio. Il sistema delinquenziale e criminoso ricostruito mediante la certosina attività di indagine dell'inchiesta catanese non appare peraltro ristretto all'ateneo etneo ma si estende anche ad altri atenei nazionali, i cui docenti, nel momento in cui sono stati selezionati per fare parte delle commissioni esaminatrici, si sono preoccupati di “non interferire” sulla scelta del futuro vincitore compiuta preventivamente dalla sede, favorendo il candidato interno che è risultato prevalere anche nei casi in cui non fosse meritevole. A dimostrazione di un “sistema di potere” che va ben oltre il processo di Catania.

Il nostro augurio è che la Suprema Corte di Cassazione accolga il ricorso della Procura di Catania.

Catania,

7 dicembre 2021

Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

Leggi il comunicato sul nostro sito:

2021 12 04[modifica | modifica sorgente]

Cocò e l’università. “L’UNIVERSITA’ sembra fatta a posta per educare all’immoralità. Professori ufficiali, specialmente delle facoltà di giurisprudenza e di medicina, sono avvocati, o esercitano la professione, o fanno gli affaristi: è facile quindi, trovare il magistrato, il banchiere, l’elettore influente, il cliente danaroso, il socio d’affari, che con una raccomandazione metta a posto qualche altro esame. Ed ecco come l’Università sforna ogni anno medici e avvocati, professori di lettere e di scienze, dei quali la più parte non è assolutamente capace di scrivere dieci righe senza almeno dieci errori di grammatica ed è intellettualmente abbruttita e moralmente disfatta. Questa vergogna non è peculiare di una università. Tutte le università italiane sono più o meno ammalate. Prevalgono gli affaristi sugli scienziati. Così la corruzione avanza e impesta tutta l’Italia. Nel mezzogiorno la corruzione propinata dal governo centrale si accumula a quella che pullula nella vita locale e tutto il paese si sprofonda in una fetida palude di anarchia morale e di volgarità. E in tutto questo processo patologico una parte grandissima di responsabilità tocca ai professori dell’Università, che sono venuti meno spesso al loro dovere di far servire l’Università a selezionare intellettualmente e moralmente senza debolezze e senza colpevoli pietà la borghesia meridionale; e hanno lasciato che essa funzionasse come una SCUOLA SUPERIORE DI MALA VITA” No, non è un passo di Mala università, anno 2021. L’autore non è quel pazzo, invidioso, visionario, sovversivo, “terrorista”, “utile idiota” che vi sta scrivendo adesso, così definito in privato e in pubblico da tanti ex colleghi accademici, servi del potere. Volete sapere davvero chi scrive queste cose e quando le scrive? Gaetano Salvemini, un pericoloso storico e politico, che usava parole sferzanti nei confronti di certa classe politica del suo tempo. Queste parole le ha riservate all’accademia e all’università e sono scritte in un suo articolo pubblicato sulla rivista “La Voce” dal titolo “Cocò all’Università di Napoli o la scuola della malavita”. Era il 3 gennaio 1909. Null’altro da aggiungere, se non che l’università di oggi non è affatto cambiata da allora, anzi è peggiorata. Il brano si commenta già da solo.

Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo Casa Editrice Chiarelettere



Se cerchi nel libbrone, vedrai che la spoliazione legale era già descritta da Marco Porcio Catone 2000 anni fa.


Marco Porcio Catone -

« I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori » (Marco Porcio Catone, citato in Aulo Gellio, Notti attiche


Il concetto è stato ripreso da Bastiat ne La Legge del 1850 che distingueva tra spoliazione illegale (che non lo interessava) e la spoliazione legale .

2021 12 03[modifica | modifica sorgente]

ATTENZIONE IMPORTANTE! Guardate attentamente questo foglio. E’ tratto da un verbale di consiglio di un dipartimento di un ateneo italiano, del quale siamo entrati in possesso. Sappiate in anticipo che questa è la prassi generale, accade ovunque così, questo è solo un esempio, con prova. Guardate, dunque, con i vostri occhi come nell’università italiana si truccano e si pilotano i concorsi addirittura fin dalla pianificazione, dalla programmazione stessa, prima che siano fatti i bandi di concorso e vadano in gazzetta ufficiale. Non truccano abitualmente soltanto le commissioni di concorso che fanno carte false per far vincere chi deve vincere, ma truccano “ab origine” i dipartimenti, come si dice in gergo giuridico. Tenete presente che si trattava, in questo caso, di posti per ricercatore (RTDA a, a tempo determinato, 3 anni + 2) di tipo “junior”, dunque il primo passaggio di un concorso dopo la laurea e il dottorato di ricerca, un concorso che dovrebbe essere, secondo la legge 240/2010, assolutamente aperto a tutti coloro i quali abbiano i requisiti per partecipare. Stiamo parlando, per ogni settore scientifico disciplinare dunque, di centinaia di potenziali candidati. Spessissimo, anzi quasi sempre, se ne presenta soltanto uno, quello che deve vincere, perché è già tutto deciso. Guardate infatti come i dipartimenti truccano le carte fin dall’inizio. E’ bene rendersi conto, plasticamente, platealmente, con i propri occhi di questi metodi abusivi e illegali. Noi ovviamente abbiamo esattamente presenti i nomi dei candidati predestinati in questo caso, i nomi dei settori scientifico-disciplinari messi a bando, il nome del dipartimento e dell’ateneo (si può leggere ateneo di Pisa). Siccome si tratta di un documento riservato che sarà ovviamente affidato all’autorità giudiziaria, abbiamo deciso di oscurare alcuni dati per una questione di privacy. Ma ciò che conta è il metodo illegale che vogliamo porre all’attenzione della magistratura e dell’opinione pubblica. Sotto la voce Mediane in neretto oscurato c’è il settore scientifico disciplinare, cioè la materia per il quale si bandisce il concorso. Poi trovate le voci Pi (pubblicazioni), Ci (citazioni), Hc (H-index), quindi i valori bibliometrici del curriculum scientifico del candidato, poi trovate sotto la voce “nomi” il termine “interno”, significa che si tratta di un candidato interno all’ateneo e al dipartimento che metterà a bando il posto, poi trovate addirittura l’età del candidato, e poi accanto oscurato in neretto l’anno per il quale si intende bandire il concorso. Dall’insieme di questi elementi (settore scientifico, indici bibliometrici ed età del candidato), in pratica, c’è già scritto il nome e il cognome del candidato per il qual viene bandito il posto, che vincerà con certezza matematica del 100% il concorso stesso. Considerate dunque che la futura commissione farà delle valutazioni puramente farsesche perché tanto il nome del vincitore è già scritto in questo verbale del dipartimento, quindi si tratta di un documento ufficiale. Questa è la burla, la farsa, dei concorsi nell’università italiana. Come capite si tratta della conferma fattuale di quello che noi abbiamo sempre sostenuto. Altro che pec con i nomi dei vincitori e dei commissari, altro che bandi sartoriali, qui c’è la controprova dell’illegalità pianificata dalla mafia accademica. Si tratta di una cosa gravissima, inaudita, a danno di tutti i cittadini, sulla quale chiediamo un intervento immediato della magistratura e un commento nel merito dell’attuale ministra, siamo proprio curiosi di sapere cosa dirà. Ne abbiamo le scatole piene di una università che delinque e viola apertamente la legge, addirittura nella programmazione stessa. Ci rivolgiamo direttamente ai cittadini affinché si mobilitino per fermare subito questo scempio. Oltretutto siamo a conoscenza del fatto che, proprio in queste ore, questi signori dell’accademia, con la complicità della classe politica, stiano affinando metodi e meccanismi per aggirare ulteriormente la legge. Ne ho già parlato in Mala università, ne parleremo presto più in dettaglio sul sito di Trasparenza e Merito e se ne parlerà nella trasmissione Presa diretta. Intanto è bene far girare tra i cittadini questo schifo per far capire a tutti che questa università va radicalmente cambiata fin dai basilari e affidata nella guida a persone perbene, oneste, rispettose della legge e delle regole, dell’etica pubblica, oltre che competenti scientificamente, per il bene di tutti. Condividete se possibile e fate girare la notizia…Avanti! GB Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2021 11 28[modifica | modifica sorgente]

La mala pianta (o anche l’atavica epidemia) della italica corruzione.

Mentre Bruxelles rafforza la protezione per chi denuncia episodi di corruzione e malversazioni sul lavoro (e in particolare nelle amministrazioni pubbliche), in Italia, come al solito, si va nella direzione esattamente opposta. E’ naufragato infatti, pochi giorni fa, l’emendamento del ministero della Giustizia (in commissione Bilancio alla Camera) per recepire la normativa UE sul whistleblowing (a tutela del “fischiatore” cioè quel cittadino-lavoratore che segnala, a vantaggio della collettività, un abuso o una illegalità commessa nel suo ambito lavorativo), di cui ho parlato più volte con Trasparenza e Merito e nel libro Mala università. La motivazione ufficiale sarebbe che l’argomento non rientra nel Pnrr, piano nazionale di ripresa e resilienza (sì certo, come no…) ma le ragioni vere sembrano altre e, come si dice, a pensar male spesso non si sbaglia. Proprio un bel segnale dato al mondo, esattamente mentre, contemporaneamente, nella relazione sullo stato di diritto l’UE ha appena allertato, come ha sottolineato dalle nostre parti il procuratore Gratteri, uno dei massimi esperti in contrasto a questi meccanismi, che la pandemia ha fatto crescere in Italia il rischio di corruzione. Più che meritata, qualora giungesse, la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia! Non starò a scomodare gli elevatissimi indici di percezione della corruzione nel nostro paese (secondo i dati di Transparency International e della World Bank), ma basta attenersi ai fatti più che alle percezioni. E i fatti sono questi. I corrotti hanno vita facile nel nostro paese, in particolare nell’ambito della cosiddetta “mafia dei colletti bianchi”, per cui non esiste una legislazione che permetta di perseguire realmente questi reati e condannare a pagare chi li commette (come ha dichiarato più volte il giudice Davigo). Ma questo accade perché la politica, con la p rigorosamente minuscola, ha rinunciato al suo compito di controllo e piuttosto finisce col minimizzare, quando non addirittura coprire, nei fatti, al di là delle belle parole, certi comportamenti, attraverso un intrico normativo assurdo, volutamente pericoloso. Paradossalmente sono coloro che apertamente, nei fatti, contrastano i corrotti ad essere criticati o messi ai margini, e mi riferisco a personalità, associazioni (come la nostra), magistrati, giornalisti. Lo abbiamo visto fin troppe volte. Pensate alla quasi depenalizzazione dell’abuso di ufficio, ad esempio, nei reati commessi all’università, pensate ai tentativi di imbavagliare le intercettazioni, pensate alle norme sulla prescrizione dei reati, pensate al depotenziamento e alle sempre minori risorse attribuite all’autorità anticorruzione, pensate alla mancata legge sulle lobby (a differenza di paesi come USA o Germania), e adesso, dulcis in fundo, questo affossamento della normativa su chi denuncia, anonimamente, la corruzione. La politica, i sindacati, i gruppi di potere a vario livello, antepongono gli interessi di bottega dei propri “rappresentati” ad una vera azione di lotta alla corruzione. Addirittura si è arrivati al punto di indicare in chi denuncia, lo abbiamo visto all’università, da parte di rettori e dipartimenti (pensate al ghetto del dipartimento di Foggia), come un attentatore alla serenità dei colleghi nell’ambiente di lavoro, come fosse una specie di traditore o di delatore, dando fiato a calunnie e falsità solamente per coprire chi continua ad abusare usando soldi pubblici per fare interessi privati. Per concludere, permettetemi una considerazione o meglio una domanda (retorica): ma siete così sicuri che la vera gravissima epidemia di questo paese sia il coronavirus e non sia la corruzione? Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2021 11 21[modifica | modifica sorgente]

La rivoluzione di Trasparenza e Merito inizia a dare i suoi frutti! Ancora DUE GRANDISSIMI SUCCESSI! Ancora due donne simbolo del coraggio e del merito... Sono felicissimo di comunicare a tutti voi, a nome dell’associazione, che Ariane Droescher e Federica Fernandez, due colleghe iscritte, delle cui storie di coraggio e competenze scientifiche ho scritto nel libro Mala università e abbiamo parlato sul nostro sito (qui trovate i link: https://www.trasparenzaemerito.org/post/ancora-mala-universit%C3%A0-a-firenze-vittima-la-ricercatrice-tedesca-in-italia-cora-ariane-droschner , https://www.trasparenzaemerito.org/post/terzo-ricorso-accolto-e-3-commissioni-sconfessate-federica-fernandez-e-l-universit%C3%A0-di-palermo), dopo infiniti ricorsi e sentenze favorevoli e commissioni che continuavano a far vincere i predestinati, oggi hanno ricevuto comunicazione di aver vinto i rispettivi concorsi e quindi di poter prendere servizio nei rispettivi atenei di Firenze e Palermo. Iniziamo dunque col mettere dentro l'università le persone che meritano davvero, le persone che non piegano la testa, le persone perbene anziché i raccomandati e gli amici degli amici! Sono notizie importantissime, a dimostrazione che la perseveranza e la tenacia, quando si hanno tutte le ragioni di merito e dei tribunali, alla lunga pagano, anche grazie all’attività asfissiante, costante, anzi inarrestabile, di Trasparenza e Merito per cambiare l’università, azione che sta veramente iniziando a darei i suoi frutti. Ancora una volta due donne a fare da simbolo alla determinazione e al coraggio di non piegarsi al sistema di potere accademico e di riuscire alla fine ad ottenere il meritato traguardo. Dopo i casi di Anna Maria (Monteverdi), Monica (Lazzarin), Riccardo (Benedettini), Riccardo (Cavallo), Antonio (Zuorro), Luca (Cegolon), Elena (Ferretti) e di recente di Agnese (Rapposelli), solo per citarne alcuni, adesso si aggiungono al palmares dei nostri reintegri dopo contenziosi, Ariane e Federica. A loro vanno i nostri complimenti e auguri! Quanto a me, come sapete, la mafia dell’Ateneo di Catania (e l’attuale Rettore, nonostante le sue parole durante il famoso incontro del febbraio 2020: “devi tornare a fare il ricercatore, da questo punto di vista potresti essere, in qualche modo, il paladino della legalità per una rinascita di questo ateneo”) continua a fare muro e a non dare esecuzione alla sentenza del Tar, evitando di avviare la procedura per la proroga del contratto, nonostante il decreto del Tribunale che parla di abuso di potere dell’ufficio legale e nonostante un nuovo recente documento dimostri che perfino all’epoca la sede di Lingue di Ragusa, nella persona dell’allora presidente del dipartimento, aveva scritto una lettera ufficiale al rettore dell’epoca (quel Pignataro poi mandato alla sbarra per vari pesanti reati al processo di “università bandita”) nella quale chiedeva di fare la proroga del mio contratto, come fatto per tutti gli altri contratti da ricercatore, visto che c’era esigenza didattica e di ricerca, che c’erano gli studenti che erano rimasti senza corsi, senza possibilità di fare esami e senza docente, e visto che alla riunione per chiedere la proroga aveva partecipato, illegittimamente (avrei dovuto partecipare io al suo posto perché la sentenza del Tar era già immediatamente esecutiva), l’architetta al mio posto, la quale per danneggiarmi aveva chiesto di non prorogare il proprio contratto (l’unico caso al mondo di ricercatore che evita di chiedere la proroga del proprio contratto!). Poco male, io vado avanti per la mia strada nella meritoria e imprescindibile battaglia dell’associazione, felice e orgoglioso che tanti riescano finalmente a vedere riconosciute le proprie ragioni, anche grazie alla nostra battaglia, con il reintegro e la vittoria al concorso come meritano, cioè quello che sarebbe dovuto capitare anche a me se l’università di Catania non fosse gestita dalla mafia accademica e se le istituzioni di questo Paese fossero dalla parte della giustizia e delle vittime anziché coprire i carnefici. Avanti così per cambiare questa Università: ormai è chiaro a tutti che il vento è cambiato e che stiamo davvero iniziando a scardinare la struttura del sistema di potere con un ruolo sempre più attivo e propulsivo e con risultati un tempo davvero impensabili! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo Casa Editrice Chiarelettere


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Agnese, ovvero un sorriso di nome perseveranza (e coraggio)...

E’ bello vedere come un ateneo, un dipartimento, un intero settore scientifico disciplinare, siano finalmente costretti a piegarsi al rispetto della legge e fare il reintegro, nel settore di Statistica economica, ad Agnese, cioè ad una persona a me cara che è l’emblema della perseveranza (e del coraggio) perché ha all’attivo una lunga serie di ricorsi (su Asn e concorsi locali all’ateneo di Chieti-Pescara) e anche un bel numero di denunce fatte, compresa la registrazione ad un noto barone del suo settore. Che il reintegro avvenga per scorrimento di graduatoria - cioè dopo il ritiro del primo classificato, illegittimo, e con ricorso di Agnese accolto - in realtà poco importa, a dire il vero. Sono davvero felice per lei, come se il reintegro lo avessero fatto a me! Ad Agnese l’augurio di cuore di poter proseguire a fare ricerca e a lavorare nell’università, nonostante i tanti contenziosi promossi e vinti, a dimostrazione che il blocco del sistema di potere accademico si può scalfire, anzi rompere, perfino abbattere, chissà. L’augurio è che lei (come tanti altri d’ora in poi) possa presto fare ricerca in una università diversa, in una università migliore, più equa, più corretta, più trasparente, più meritocratica. L’università che tutti insieme noi di "Trasparenza e Merito", statene pur certi, cercheremo di costruire, con le unghie e con i denti, per il bene delle generazioni a venire. Alè! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo Casa Editrice Chiarelettere Ps. qui trovate l'articolo su Repubblica con la notizia: https://www.repubblica.it/cronaca/2021/11/02/news/universita_agnese_e_stata_chiamata_come_ricercatrice-324746611/ Per chi volesse conoscere la sua emblematica vicenda di mala università, la può trovare raccontata, compresi tanti particolari e dettagli, nel mio libro: https://bit.ly/Scirè_MalaUniversità

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Oggi siamo sul "Corriere della Sera" a tutta pagina con un bel titolo: “Cattedre rubate, il cacciatore di imbrogli”. Scrive Marta Ghezzi, la giornalista che ha fatto l’intervista e che ringrazio: “Le recenti cronache descrivono un sistema e un modus operandi radicato di gestione avvelenata e codici etici disattesi nelle università. La onlus Trasparenza e Merito, che conta ormai più di 800 membri, lotta contro la corruzione accademica, i bandi su misura e i dottorati ad hoc. Tra-Me è nata dal basso e senza aiuti, c’è voglia di una Università migliore, pulita. Giambattista Scirè racconta nel suo libro le diverse storie, tutte impressionanti e ingiuste, per dare a chi tace il coraggio di ribellarsi”. La foto sul Corriere in primo piano ci coglie, in gruppo durante una riunione, in una posa che sembra quasi quella dell’epico film “The untouchables” (Gli intoccabili). Avanti così, abbiamo vinto qualche battaglia, ma la guerra contro gli artefici della Mala università è ancora lunga. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo Casa Editrice Chiarelettere

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La mia intervista andata in onda di ieri sera nel servizio “Concorsopoli in Sicilia” di Giulia Palmieri (che ringrazio molto) al TG1 RAI delle ore 20. Vi prego di condividerla, quanto più possibile, con i vostri contatti per diffonderne i contenuti. E’ importante adesso avere il vostro supporto.

"Sono tornato, dopo più di 6 anni, sul luogo del mio “omicidio” di studioso, ricercatore e docente universitario. La sede di lingue di Ragusa, ateneo di Catania. Delitto - metaforicamente - perché di questo si tratta. In questi giorni si celebrano al tribunale di Catania le udienze del processo “università bandita” che ha come imputati per “associazione a delinquere accademica” 10 docenti tra rettori, ex rettori, prorettori e direttori di dipartimento e 45 altri docenti dell’ateneo catanese per reati vari. A Firenze, a Medicina, non è accaduto nulla di molto di diverso da Catania, a Perugia uguale, altrove ancora lo stesso. E’ un sistema di potere pericoloso, grave per i cittadini, perché usa risorse pubbliche per fare interessi privati in modo corruttivo e clientelare, lo dicono i pm. E abbassa sempre più il livello della ricerca scientifica e dei servizi formativi offerti. Il sistema di potere è così potente e sicuro dell’impunità che non sono bastate tutte le sentenze dei tribunali italiani, amministrativi, penali e contabili, per permettermi di essere reintegrato come avrei dovuto nell’università, come avrei meritato e come è stato riconosciuto dalla legge. Ma la legge dello Stato negli atenei italiani, purtroppo, non può entrare perché la regola dei baroni è più forte. Hanno la copertura del potere politico. L’unica istituzione che in questi anni di sofferenza e sacrificio mi ha supportato è stata la magistratura, che ringrazio. Il rettore di Catania (che nell’incontro fatto l’anno scorso mi ha letteralmente preso in giro, non rispettando nemmeno la parola di impegnarsi per trovare una soluzione) ha fatto carta straccia della lettera del Presidente della Repubblica che mi ha manifestato solidarietà e appoggio, parlando di trasparenza, legalità, merito per l’Università e augurandomi di trovare soddisfazione per la mia carriera accademica. Nemmeno per sogno. Una cosa gravissima. Le istituzioni italiane, a partire dal ministero, non rispondono, e dunque sono totalmente delegittimate ai miei occhi e agli occhi di tutti i colleghi che come me hanno avuto il coraggio di denunciare. Mi rivolgerò, per questo, con tristezza e rammarico, alle istituzioni europee, alla Corte di giustizia europea per avere riconosciuti i miei diritti umani violati. Chiederò che sia avviata una procedura di infrazione nei confronti di questo Paese e dell’università italiana. Mi chiedi se mi sono mai pentito di aver denunciato? No, credo di essere stato un esempio, per tutti. Mi chiedi se dopo dieci anni di battaglia giudiziaria e pubblica spero ancora di entrare all’università? No, in una università degradata e ingiusta come questa non vorrei mai entrare. Solo qualora cambiasse veramente qualcosa nei metodi e si affermasse una università più giusta, più trasparente, più legale, allora forse in quel caso sarei felice di farne parte. E felici sarebbero sicuramente gli studenti, la vera unica asse portante dell’università. Purtroppo da anni non posso più fare il mio lavoro, per colpa di questo muro di gomma e di questa ostinazione che è un vero e proprio boomerang che si ritorcerà alla lunga contro l’ateneo. Da tre anni mi occupo dell’associazione Trasparenza e Merito per supportare e aiutare chiunque altro abbia subito come me abusi e ingiustizie all’università, per non farlo sentire isolato. L’accademia è un mondo omertoso, ma insieme si può rompere il muro del silenzio. Diamo una bella lezione di stile, di giustizia e di moralità all’ateneo di Catania e all’università italiana.” Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2eb906ad-8c58-44e3-8b5c-1d053cfc6790-tg1.html

https://www.trasparenzaemerito.org/post/scir%C3%A8-al-tg1-rai-l-ateneo-di-catania-continua-ad-abusare-ricorrer%C3%B2-alla-corte-di-giustizia-europea

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La rivoluzione di Trasparenza e Merito inizia a dare i suoi frutti! Ancora DUE GRANDISSIMI SUCCESSI! Ancora due donne simbolo del coraggio e del merito... Sono felicissimo di comunicare a tutti voi, a nome dell’associazione, che Ariane Droescher e Federica Fernandez, due colleghe iscritte, delle cui storie di coraggio e competenze scientifiche ho scritto nel libro Mala università e abbiamo parlato sul nostro sito (qui trovate i link: https://www.trasparenzaemerito.org/post/ancora-mala-universit%C3%A0-a-firenze-vittima-la-ricercatrice-tedesca-in-italia-cora-ariane-droschner , https://www.trasparenzaemerito.org/post/terzo-ricorso-accolto-e-3-commissioni-sconfessate-federica-fernandez-e-l-universit%C3%A0-di-palermo), dopo infiniti ricorsi e sentenze favorevoli e commissioni che continuavano a far vincere i predestinati, oggi hanno ricevuto comunicazione di aver vinto i rispettivi concorsi e quindi di poter prendere servizio nei rispettivi atenei di Firenze e Palermo. Iniziamo dunque col mettere dentro l'università le persone che meritano davvero, le persone che non piegano la testa, le persone perbene anziché i raccomandati e gli amici degli amici! Sono notizie importantissime, a dimostrazione che la perseveranza e la tenacia, quando si hanno tutte le ragioni di merito e dei tribunali, alla lunga pagano, anche grazie all’attività asfissiante, costante, anzi inarrestabile, di Trasparenza e Merito per cambiare l’università, azione che sta veramente iniziando a darei i suoi frutti. Ancora una volta due donne a fare da simbolo alla determinazione e al coraggio di non piegarsi al sistema di potere accademico e di riuscire alla fine ad ottenere il meritato traguardo. Dopo i casi di Anna Maria (Monteverdi), Monica (Lazzarin), Riccardo (Benedettini), Riccardo (Cavallo), Antonio (Zuorro), Luca (Cegolon), Elena (Ferretti) e di recente di Agnese (Rapposelli), solo per citarne alcuni, adesso si aggiungono al palmares dei nostri reintegri dopo contenziosi, Ariane e Federica. A loro vanno i nostri complimenti e auguri! Quanto a me, come sapete, la mafia dell’Ateneo di Catania (e l’attuale Rettore, nonostante le sue parole durante il famoso incontro del febbraio 2020: “devi tornare a fare il ricercatore, da questo punto di vista potresti essere, in qualche modo, il paladino della legalità per una rinascita di questo ateneo”) continua a fare muro e a non dare esecuzione alla sentenza del Tar, evitando di avviare la procedura per la proroga del contratto, nonostante il decreto del Tribunale che parla di abuso di potere dell’ufficio legale e nonostante un nuovo recente documento dimostri che perfino all’epoca la sede di Lingue di Ragusa, nella persona dell’allora presidente del dipartimento, aveva scritto una lettera ufficiale al rettore dell’epoca (quel Pignataro poi mandato alla sbarra per vari pesanti reati al processo di “università bandita”) nella quale chiedeva di fare la proroga del mio contratto, come fatto per tutti gli altri contratti da ricercatore, visto che c’era esigenza didattica e di ricerca, che c’erano gli studenti che erano rimasti senza corsi, senza possibilità di fare esami e senza docente, e visto che alla riunione per chiedere la proroga aveva partecipato, illegittimamente (avrei dovuto partecipare io al suo posto perché la sentenza del Tar era già immediatamente esecutiva), l’architetta al mio posto, la quale per danneggiarmi aveva chiesto di non prorogare il proprio contratto (l’unico caso al mondo di ricercatore che evita di chiedere la proroga del proprio contratto!). Poco male, io vado avanti per la mia strada nella meritoria e imprescindibile battaglia dell’associazione, felice e orgoglioso che tanti riescano finalmente a vedere riconosciute le proprie ragioni, anche grazie alla nostra battaglia, con il reintegro e la vittoria al concorso come meritano, cioè quello che sarebbe dovuto capitare anche a me se l’università di Catania non fosse gestita dalla mafia accademica e se le istituzioni di questo Paese fossero dalla parte della giustizia e delle vittime anziché coprire i carnefici. Avanti così per cambiare questa Università: ormai è chiaro a tutti che il vento è cambiato e che stiamo davvero iniziando a scardinare la struttura del sistema di potere con un ruolo sempre più attivo e propulsivo e con risultati un tempo davvero impensabili! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo Casa Editrice Chiarelettere

2021 11 15[modifica | modifica sorgente]

SE IRROMPONO GLI STUDENTI PER GLI ARTEFICI DELLA MALA UNIVERSITA' E' DAVVERO FINITA.

Se e quando iniziano a muoversi attivamente anche gli studenti gli artefici della Mala università sono perduti…sono finiti…sarà assolutamente impossibile arginarci! Forse avrete ascoltato oggi le parole, vere, spontanee, argute, intelligenti, della studentessa universitaria Rosalia Selvaggi, intervenuta alla presenza del Presidente Mattarella all’inaugurazione dell’anno accademico all’Università di Siena davanti ai tanti ermellini, sepolcri imbiancati, intenti a ripetere le solite idiozie su performance, competizione, meritocrazia, ricordando loro che il fine ultimo deve essere la crescita degli studenti e non il guadagno dell’azienda universitaria, aggiungendo “Che nessuno si aspetti ringraziamenti né di trovarci in silenzio. Forse è arrivato il momento di ascoltarci”. Oggi due belle notizie, per noi, proprio su questo fronte…guardiamo agli studenti e ad una proficua collaborazione con loro. E’ stato accolto il nostro progetto sulla legalità all’università (bando della Fondazione Falcone / Ministero dell’università) da realizzare insieme agli studenti della rivista Leggere Scomodo (rivista nazionale, con sede a Roma) e promosso dal rettore Montanari e dall’Università per stranieri di Siena. E’ la prima volta che accade che la nostra associazione, mediante il contributo attivo degli studenti, collabori ufficialmente con un ateneo su un tema a noi così caro. E’ stato ideato e verrà gestito in completa autonomia e libertà dagli studenti e si svolgerà nell’arco di 12 mesi con 6 incontri totali in presenza rispetto a tematiche riguardanti l’università, la terza missione e la legalità, sviluppando le tematiche con vari soggetti, associazioni e ospiti. In particolare: Università e rappresentanza, Università e legalità, Università e accessibilità/trasparenza, Università e integrazione, Università e rapporto docenti - studenti/studentesse, Università e giornalismo partecipativo. Presto vi darò notizie più dettagliate e il progetto completo, ma è già un bel risultato! Sempre oggi è stato pubblicato un altro bell’articolo sul libro, stavolta sulla rivista Sistema Critico, scritta da studenti universitari di Bologna, Pesaro e Urbino, dal titolo emblematico: “Mala Università: quanto è corrotto il mondo accademico?”. Molto bello il finale del pezzo-recensione, intitolato “I danni della Mala università”. Come vedete, e come dimostra il discorso della studentessa di Siena, l’approccio degli studenti di Scomodo, è da qui che bisogna ripartire. Scrivono gli studenti: “In tutto questo marcio che emerge da un’istituzione fondamentale come l’Università, viene da chiedersi quali siano effettivamente i danni causati, diretti o indiretti che siano. Si pensi per esempio al danno subito dall’educazione superiore degli studenti. Spesso si ritrovano davanti ad un personale non abbastanza qualificato, o perlomeno non meritevole del posto che ricopre. Educazione che si ripropone poi sull’intera società…Un danno più diretto è invece quello subito dagli accademici che decidono di parlare, di fare ricorso, di diventare whistleblowers, termine anglofono non a caso poco conosciuto in Italia. Esso indica appunto il soggetto aziendale che denuncia un illecito alle autorità e che, utopisticamente parlando, dovrebbe essere tutelato da qualsiasi tipo di ritorsione. Peccato però che questi ultimi vengano costretti a passare attraverso episodi di mobbing, una burocrazia lenta, disorganizzata, un precariato infinito e spesso al trattamento del silenzio. Le conseguenze? Cervelli in fuga, perdita di credibilità all’estero, una perdita disastrosa di capitale umano e via dicendo… È evidente come il sistema universitario italiano necessiti di una riforma consistente. Un processo che parta dalla rieducazione dei suoi membri, come sostiene Trasparenza e Merito. Tutto ciò in nome della giustizia, della res publica italiana, che altro non è se non l’applicazione consapevole delle leggi”. Che dire, davvero bravi e complimenti agli studenti di Scomodo e di Sistema critico. Avanti così, tutti insieme, docenti e studenti, per cambiare questa università! Qui trovate l'articolo: https://www.sistemacritico.it/2021/11/15/mala-universita-quanto-e-corrotto-il-mondo-accademico/

Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo Casa Editrice Chiarelettere



C'è un passaggio fondamentale che gli studenti non hanno chiaro: la spoliazione legale si regge sulla segmentazione sociale legale.

Ci sono gli studenti della Luiss che portano avanti le tesi taroccate degli ordinari massoni, per far parte della élite della spoliazione legale .

https://const.miraheze.org/wiki/Modello_della_segmentazione_sociale_legale

2021 11 12[modifica | modifica sorgente]

Nel suo libro “Il Quarantotto” quel finissimo pensatore che fa al nome Leonardo Sciascia, parlando della rivoluzione del ’48 la descrive non come una vera trasformazione ma come “un modo di sostituire l’organista senza cambiare né strumento né musica”. E’ esattamente quello che accade all’Università di Catania (e anche altrove, purtroppo). Il nuovo rettore Priolo, come dimostra il suo atteggiamento sul mio caso (ancora una non esecuzione di una nuova sentenza del Tar, l’ennesima!) e la sua non costituzione come parte civile al processo di “Università bandita”, dopo che le precedenti gestioni di Pignataro-Basile sono state apparentemente spazzate via, altro non è che - come scriveva lo scrittore siciliano - un diverso organista che suona la stessa, identica, musica dei predecessori. Una musica chiamata mala università. Ne abbiamo parlato ieri all’incontro-presentazione tenutosi a Catania e seguito da SudPress (qui trovate l’intero video: https://www.sudpress.it/destinazione-news/post/144955/ ). Mi è parso, letteralmente, un déjà-vu. Oggi come dieci anni fa, uno stesso spartito che richiama alla memoria il più ben noto gattopardo: tutto cambi perché nulla cambi. L’ho scritto a chiare lettere nel libro: non ho più alcuna fiducia nelle istituzioni di questo Paese che coprono la masso-mafia accademica e per questa ragione, ieri, mi sono rivolto direttamente a voi cittadini: ciò che è accaduto a me potrebbe succedere un giorno, in ogni ambito lavorativo, anche ai vostri figli. Ribellatevi, fate sentire alta la vostra voce davanti a soprusi come questi! E’ l’unica vera ragione che mi fa andare avanti in questa mia testarda, infinita, battaglia e mi fa impegnare ogni giorno ad aiutare gli altri con Trasparenza e Merito. Affinché non succeda ad altri la mia stessa sorte. Nell’articolo di CataniaToday e Andrea Sessa, che ringrazio, trovate le parole durissime contro l’ateneo di Catania di Nicola Morra, Lorenzo Fioramonti e Simona Suriano. Buona lettura! https://www.cataniatoday.it/cronaca/il-ricercatore-vittima-di-un-concorso-truccato-l-universita-non-rispetta-le-sentenze.html Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo Casa Editrice Chiarelettere




Scusa, non mi dire che non credi più nella giurisdizione! Sono due anni che ti dico che è inutile, e tutti a dire che è l'unico modo, ora mi dici che ti rivolgi alla gente, che si dovrebbe ribellare. Il regime è imbecillocratico e si regge sulla ignoranza istruita , in primis dei laureati. Guarda che se mi copi anche questa ti denuncio (!  :) ) per violazione dei diritti di autore.

2021 11 08[modifica | modifica sorgente]

https://www.informazionesenzafiltro.it/e-se-la-quarta-mafia-fosse-luniversita/

2021 11 08[modifica | modifica sorgente]

Recensioni senza filtro. E se la quarta mafia fosse proprio l'università?

Splendida recensione a Mala università, spontanea e inattesa, e come sapete bene tutte le cose inaspettate sono sempre le più belle. Si intitola "E se la quarta mafia fosse l'università?". Sottotitolo: "Baroni e lobbisti sono solo la punta dell'iceberg: chi ci lavora definisce l'accademia "mafia di Stato". Vediamo perché". Scrive Alessandra Quaranta su Senza Filtro: "Leggere questo libro è uno schiaffo in pieno viso il cui segno rimane impresso per parecchio tempo (...) Ho dovuto metabolizzare Mala università per parecchi giorni prima di scriverci su. La rabbia con cui l’autore ci guida in questo sistema malato è viva in ogni pagina e mi ha colto di sorpresa: pensavo di essere già preparata – assuefatta – alla cattiva gestione delle risorse pubbliche in Italia. E invece no. Non si è mai troppo consapevoli dei disastri pianificati a tavolino dai vertici di potere, settari ed elitari, che stanno contribuendo da decenni a privarci del futuro, di un pensiero critico, di un ascensore sociale, di una meritocrazia essenziale non solo nella teoria, ma soprattutto nella pratica. Perché il danno, come Scirè intitola un capitolo del libro, non colpisce solo le vittime dei concorsi truccati, estromesse a priori da un accesso al ruolo, ma si riflette su tutti i cittadini. Pensiamo alla sanità, a quanto è sconvolgente comprendere come il Servizio sanitario nazionale non sia in mano ai più bravi e competenti, ma a logiche di potere (accademiche e politiche) che hanno sistematicamente la meglio sull’esigenza primaria di un servizio medico-assistenziale pubblico ottimale. Il diritto del cittadino a essere curato al meglio è pura utopia oppure questione di fortuna, effettiva o evocata a suon di telefonate (...) L’Università è un “postificio” referenziato, “gerarchico, verticistico, piramidale”; è prigioniera di un sistema di potere che la ricatta e la gestisce, dall’interno ma soprattutto dall’esterno, come fosse una proprietà privata, “una cosa nostra”. Oltre al capitolo sulle molestie, di cui da donna ho la nausea, una sezione del libro davvero inquietante e da approfondire è quella che racconta perché la “masso-mafia” gode di protezioni e coperture ad alti livelli politico-istituzionali (...) Le lobby accademiche, potenti e stimate, fanno parte di ogni partito e movimento politico, e consolidano il rapporto tra la politica e l’università attraverso fondazioni, istituzioni e associazioni, le quali mettono spesso a disposizione “ingenti somme di denaro” per costruire borse di studio pubbliche e assegni di ricerca, con i relativi vincitori già predeterminati. Questa è l’università pubblica, oggi: un’enorme marchetta culturale (...) Ritengo che leggere Mala università sia necessario per comprendere appieno quanto gli interessi clientelari, settari, maschilisti e mafiosi di un sistema così elitario innalzino pochi e sottraggano a tutti. Da cittadina non posso permettere che il mio senso etico e culturale sia annebbiato e rovinato da un sistema così corrotto (...) Un libro non può certo cambiare un sistema, ma può avviarlo al cambiamento".

Se vi piace condividete con i vostri contatti questo pezzo illuminante sul libro e sul sistema di potere accademico. Grazie! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo Casa Editrice Chiarelettere

https://www.informazionesenzafiltro.it/e-se-la-quarta-mafia-fosse-luniversita/

Ps. qui invece il link per prenderlo qualora qualcuno di voi non l'avesse ancora sul tavolo a casa: https://bit.ly/Scirè_MalaUniversità



Io penso che ogni studente prima di intraprendere il percorso universitario debba leggere questo libro. Non bisogna permettere ai giovani di credere in un mondo che non esiste, di illudersi, di farsi del male.Prevenire e prendere coscienza puo' servire a un possibile cambiamento, rende più forti.Ricordo me stessa quando avevo vent'anni

2021 10 19[modifica | modifica sorgente]

https://www.trasparenzaemerito.org/post/le-dieci-domande-di-trasparenza-e-merito-al-rettore-di-pisa-mancarella

2021 10 08[modifica | modifica sorgente]

Ho una bella notizia da darvi: abbiamo raggiunto gli 800 ISCRITTI formali! (con più di 4 mila e 500 sostenitori via social in tutta Italia), così composti: 470 Uomini, 330 Donne, 184 professori ordinari-associati, 324 ricercatori, 288 tra assegnisti-dottorandi-docenti a contratto-etc, così suddivisi e distribuiti: nord 30%, centro 29%, sud 28%, estero 13%. Per darvi solo una vaga idea del lavoro che incessantemente e quotidianamente svolge Trasparenza e Merito…come spiego in dettaglio nel libro Mala università, faccio una eccezione e rendo nota questa mail di oggi, visto che è un bel giorno (ho eliminato i dati sensibili, ovviamente). Ne arrivano a centinaia, come queste, che ci ringraziano per il lavoro svolto a servizio degli iscritti e della collettività. Dunque, avanti così per cambiare insieme l’università!

“Buongiorno Giambattista, le scrivo una mail di aggiornamento. Intanto il concorso si è concluso e ha vinto chi doveva. Ho contattato gli esperti che mi aveva consigliato e sono stati molto gentili e disponibili per chiarimenti ed indicazioni. In sostanza posso fare sia il ricorso amministrativo che denuncia penale al direttore di dipartimento, con buona probabilità di successo. Il mio dilemma è duplice. Il primo: questa azioni comportano delle spese, purtroppo, con l’incertezza di vincere il concorso dal momento che il direttore di dipartimento è sempre lì e ha già affermato che sebbene abbia sbagliato non esiterebbe a ripetere le sue azioni perché fatte “per il bene del settore”. Un bene molto personale a me sembra, e comunque non un bene pubblico né per il dipartimento che si ritrova senza risorsa e con un possibile ricorso. La seconda remora è la paura delle ritorsioni, non su di me che sono ormai fuori, ma sul mio compagno che lavora all’università e che a breve deve diventare ordinario. Ha già detto il direttore che la sua posizione è compromessa ma non vorrei essere la causa di una carriera troncata. Purtroppo il sistema è del tutto marcio. L’idea sarebbe quella di procedere intanto per via amministrativa e poi nel caso di muro passare al penale. La considerazione finale che mi viene di fare è che rimango stupita di come azioni consuete che sono all'ordine del giorno nella gestione di un dipartimento universitario siano in realtà dei reati perseguibili. E questo è uno stimolo a non far passare certe azioni impunite quando si ha la possibilità di farlo. Se l’università va alla deriva dipende anche da chi non reagisce! La terrò aggiornato su come procede la situazione. Grazie ancora per la gentilezza dimostrata e per il supporto che è stato fondamentale per orientarmi. A presto.” (Lettera firmata)

Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo






La mia intervista di oggi sul Il Fatto Quotidiano.it (nella rubrica "Giustizia di Fatto" diretta Antonio Massari) dal titolo "Mala università, dal mondo accademico un silenzio assordante". Mentre le inchieste sui concorsi negli atenei si susseguono a ritmi spaventosi, ultima quella milanese, nell'intervista parto dalla mia esperienza personale e dal libro per elencare i mali che affliggono il mondo universitario e indicare le soluzioni di Trasparenza e Merito. Ringrazio Saul Caia per il pezzo. Domani mattina se vi sintonizzate su Radio 24 nel ascolterete davvero delle belle. Stay tuned! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo Casa Editrice Chiarelettere


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Dieci, cento, mille università bandite. Catania come Roma come Firenze come Milano…e quante altre ancora. Nuova inchiesta a Milano (che coinvolge gli atenei di Pavia, Torino e Palermo) con altri 23 docenti indagati per concorsi universitari truccati, per i reati di turbativa e falso ideologico, tra cui l’infettivologo prof. Massimo Galli, Lo stesso disprezzo per il concorso, le stesse modalità illegali per usare l’università pubblica per fare interessi privati, condizionando la società, sperperando risorse che si potrebbero destinare altrove, con un paese in sofferenza. Si contesta ovunque l’associazione a delinquere accademica negli atenei, almeno nei luoghi dove qualche coraggioso collega trova il coraggio di superare la paura di un ambiente omertoso e di denunciare. Le parole del presidente Mattarella nel suo discorso di ieri in occasione del conferimento della laurea honoris causa all’università di Parma (che vi consiglio vivamente di leggere: https://www.quirinale.it/elementi/60032) sono emblematiche: “Per l’università, occorre consentire che emergano possibili protagonisti della ricerca e del sapere, SENZA CHE VENGA LORO PRECLUSO L’ACCESSO AGLI STUDI SUPERIORI, PRIVANDO LA SOCIETA’ DI POSSIBILI CONTRIBUTI DI ALTO VALORE. La meritocrazia non può essere sinonimo di una formula che legittimi chi si trova già in posizione di privilegio, bensì quella di chi aspira a mettersi in gioco". Esattamente ciò che accade negli atenei e che le inchieste delle procure stanno scoperchiando grazie alle nostre denunce! Una nuova ondata di lotta alla corruzione accademica parte in questi giorni ed ha per protagonisti i cittadini , finalmente consapevoli dei danni arrecati, che si riappropriano dell’università pubblica. Anche Tangentopoli ebbe inizio così. Il sistema, come ho spiegato nel libro Mala università, non è affatto invincibile. Noi abbiamo le soluzioni per abbatterlo e ricostruirlo. Avanti così con Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo.

https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_ottobre_05/concorsi-universitari-truccati-massimo-galli-indagato-altri-professori-falso-ideologico-34134fae-25a7-11ec-9c26-509de9bc1f2d.shtml

2021 09 02[modifica | modifica sorgente]

Finalmente ci siamo! Da dieci lunghi anni aspettavo questo momento… Condivido con voi, di cuore, la notizia dell’uscita dal 16 settembre in libreria di MALA UNIVERSITA’ per l’editore Chiarelettere!

Privilegi baronali, cattiva gestione, concorsi truccati. I casi e le storie. La ricostruzione completa del sistema di potere accademico, un sistema di interessi clientelari, famigliari, maschilisti e talvolta mafiosi. Una mappa impressionante di casi e di storie. “Si tratta di una patologia grave e pervasiva che sta cagionando seri danni all’Italia, spingendo le migliori eccellenze e le persone di carattere a emigrare all’estero” (dalla prefazione del giudice Piercamillo Davigo)

Sì, questa è proprio emozione pura! La copertina mi piace tantissimo, voi cosa ne pensate? Secondo me è di grande impatto, mi ricorda tanto quei pamphlet di denuncia di una volta…sobria ma efficace. L’editore Chiarelettere lo conoscete tutti, non ha bisogno di presentazioni, è quello della saggistica delle grandi inchieste su mafia, massoneria, banche, mala sanità, servizi segreti, vaticano e tanto altro…insomma è il “top”. E non poteva mancare, dunque, un libro sulla mala università. Felice e onorato che il direttore editoriale Lorenzo Fazio mi abbia dato fiducia. Non ero tagliato, evidentemente, a leccare sederi per fare carriera all’università, a cercarmi la raccomandazione e aspettare buono il mio turno come fanno in tanti, in troppi, alla faccia del merito e a scapito dei tanti bravissimi colleghi vittime di abusi di ogni tipo… No, la mia strada era un’altra, il mio destino era segnato, ed era questo…fare da megafono, da portavoce, ai tantissimi “dannati” estromessi ingiustamente dall’università italiana e costretti ad andare all’estero, a fare ricerca indipendente o a cambiare lavoro. Studiare il fenomeno della Mala università da un punto di vista scientifico…un pezzo di storia contemporanea, vera, vissuta sulla propria pelle, studiata e raccontata. Fare proposte per cambiare questa università e con essa questo paese...credo di essere molto più utile alla cittadinanza così… Condivido la gioia di questo istante con tutti voi che mi siete stati vicini nei periodi più tristi e difficili della mia vita, quando ho rischiato davvero di mollare. Nel libro, che parte proprio dal racconto del mio caso, c’è la mappatura del sistema di potere accademico, una vera e propria mafia di Stato, con la copertura della massoneria, delle istituzioni e della politica, c’è il racconto della mala università, del modo di truccare i concorsi truccati e della cooptazione nella storia d’Italia, ma c’è anche la storia di Trasparenza e Merito e ci sono i casi di tutti noi…più di una quarantina di narrazioni sviscerate a fondo, passando dall’elaborazione teorica all’esempio pratico… ci sono i falsi in atto pubblico, le sentenze più importanti che hanno creato una breccia sul muro del reclutamento, i casi di corruzione, le molestie, i suicidi, la spiegazione dei danni vivi ai pazienti (a medicina) e ai cittadini provocati da questo sistema perverso e degenerato, la “masso-mafia accademica”, ci sono infine le intercettazioni delle inchieste (a partire da “Università bandita” a Catania, Firenze etc)…in appendice la novità assoluta della lettera aperta dell’associazione (inviata in tutte le lingue, inglese, francese, spagnolo) alla Presidente della Commissione Europea (di cui parleremo presto sul sito)...e tanto altro... Il countdown al 16 settembre sarà scandito da alcuni video di anteprima di Trasparenza e Merito sugli argomenti affrontati, il che ci permetterà di dare avvio ad un nuovo modo di comunicare, non più solo con post e comunicati sul sito, ma con video nei quali ci rivolgiamo direttamente ai cittadini (apriremo anche un canale YouTube). Questo è un libro che sento molto e che mi rappresenta, molto più dei miei scritti precedenti, perché è un pezzo della mia vita: l’ho scritto io, dunque, ma è come se l’avessimo scritto tutti insieme con i colleghi dell’associazione…è infatti una ricostruzione “corale”. Sono sicuro che vi piacerà perché leggerete quello che mai è stato detto o scritto finora sulla mafia universitaria, quello che non si può e non si deve dire in pubblico, pena la messa al bando. Probabilmente farà scandalo, subirà attacchi, minacce, sarà messo all’indice. Ma come sapete mi piacciono le sfide impossibili e dunque correrò questo rischio. Nel caso avrete la grande idea di acquistarlo darete una mano a me e all’associazione TRA-ME, e Dio solo sa quanto ce n’è bisogno. Intanto se volete aiutarmi condividete questo post con il link sul vostro profilo in modo da suscitare il più possibile interesse nei vostri tanti amici e contatti…è l’unico modo per rendere pervasivo, efficace e diffuso il messaggio rivoluzionario di cambiamento radicale dell’università che vogliamo lanciare. Vi allego, oltre alla card dell’editore, anche i risvolti e l’indice...
e QUI, soprattutto, trovate il link per ordinarlo, già da oggi, ma lo troverete comunque dal 16 settembre in tutte le librerie d’Italia, anche in quella vicino casa vostra:
 https://bit.ly/Scirè_MalaUniversità 
Un caro saluto! A presto, GB Ps. Aspetto da voi commenti, proposte, idee...vorrei tanto che l'occasione di questo libro diventasse un modo per unire menti e pensieri, suscitare emozioni, realizzare sogni... Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo Casa Editrice Chiarelettere

  1. malauniversita #trasparenzaemerito #vaffanculobaroni #chiarelettere

2021 07 19[modifica | modifica sorgente]

Per onorare veramente (ovvero senza velleità, ipocrisia o peggio propaganda) la memoria di un uomo come Paolo Borsellino che ha dedicato tutta la propria vita, sacrificando affetti, amicizie, progetti, per gli ideali di giustizia e di legalità, battendosi ogni santo giorno, tutta la vita fino alla morte, per la lotta alla corruzione e alla criminalità, ci sono tre modi. Onorarlo nel passato, nel presente e nel futuro. Come? Con l’esempio, con la quotidianità, con il progetto (o anche il sogno). Ognuno di noi conosce la propria vita, la propria esistenza, e sa come può fare, se veramente lo vuole, nel proprio quotidiano, tra le persone attorno, nel lavoro, ovunque, a onorare la memoria di Paolo. Nel mio piccolo ho sempre cercato di lottare e battermi per una società migliore, più giusta, più legale, ed ho sempre cercato di agire concretamente nell’ambito in cui mi muovevo, cioè l’università.

1) Passato. L’esempio. Ho denunciato un concorso universitario quando non lo faceva nessuno. Sono stato messo ai margini da quel mondo accademico per la mia coraggiosa denuncia. Ho dimostrato in tutti i tribunali di ogni ordine e grado le mie ragioni ed ho fatto condannare i colpevoli di quel reato, anche a pagare il danno erariale fatto alla collettività. E’ servito a qualcosa tutto questo? Per la mia vita personale, individuale, lavorativa, di carriera, assolutamente no. Per la società, per gli altri, credo di sì. 2) Presente. La quotidianità. Ho fondato un’associazione che contrasta la corruzione e combatte l’illegalità all’università. Provo a sintetizzare in breve questa esperienza, emotivamente. Chi fa una denuncia in ambito universitario viene a trovarsi in una condizione di estrema difficoltà e di isolamento, visto che le leggi sul whistleblowing nel nostro Paese risultano assolutamente arretrate e poco efficaci. E’ difficilissimo per chi ha subito degli abusi accademici, trovare la forza di denunciare all'autorità giudiziaria. Risulta ancor più complicato e arduo riuscire a raccontarle ad un collega e a denunciarle pubblicamente. Questa è stata, sul piano umano, la parte più intensa e difficile dell'attività dell'associazione, cioè a dire il contatto per fornire il supporto e l'aiuto psicologico. L'empatia creata, fin dal primo contatto via email, e poi alla prima telefonata, è fondamentale. Si tratta di costruire una atmosfera di fiducia reciproca, a fronte di un ambiente lavorativo in cui la fiducia è stata del tutto smarrita. Il muro di silenzio eretto dentro gli atenei è spaventoso. Ragion per cui ogni singolo elemento di queste storie è preziosissimo per capire cosa c'è dietro l'apparenza. Come vi ho detto tante volte non è affatto facile convincere la vittima di un sopruso accademico a far ricorso, tanto meno a denunciare l'accaduto ad un estraneo, e quindi a partecipare alle attività dell'associazione. E’ una motivazione che, fondamentalmente, ognuno può e deve trovare in sé stesso. Ma a volte può accadere che un aiuto, un consiglio, una parola, possa sbloccare. Non è affatto facile, infatti, anche solamente pensare di mettersi contro il “sistema di potere”. Il primo contatto tra chi segnala e l'associazione è sempre fondamentale. Altrimenti la collaborazione non andrebbe in porto. C'è un mail che mi arriva, spesso anonima inizialmente, e con poche informazioni sommarie. Il secondo passaggio, il più difficile, è quello di riuscire a convincere chi sta dall'altro lato del computer, spesso in una città lontana dalla mia, nello studio di un dipartimento “ostile” o nel silenzio della sua abitazione privata, di fornire qualche informazione in più e, nella migliore delle ipotesi, di prendere il telefono e chiamarmi. Se si arriva a questo punto, significa che la motivazione c'è, dunque c'è anche la speranza che si possa arrivare ad avere una conversazione, franca, serena, obiettiva. Superando la paura. Dopo la conversazione ed una prima valutazione sull'accaduto, condita da consigli e rassicurazioni, si tratta di spiegare tutti i rischi di una denuncia, si tratta di renderlo partecipe e consapevole delle possibili azioni da compiere e dell'importanza che queste attività possono avere nella direzione di un cambio di passo, di mentalità, nel modo di intendere l'università, e quindi il beneficio per la collettività. Infine si tratta di mettere in contatto il segnalante con un esperto di diritto per decidere la strada da percorrere per il ricorso o la denuncia. Con l’associazione abbiamo suscitato centinaia e centinaia di sentenze che hanno fatto giurisprudenza sul reclutamento universitario e che hanno già in parte cambiato questa università. E’ servito a qualcosa tutto questo? Credo di sì. Sicuramente quando dopo un po’ di tempo il denunciante mi telefona e mi dice “grazie per avermi dato la forza con il tuo esempio e con le tue parole”, credo di aver fatto qualcosa di molto più utile nella mia vita che non se avessi vinto, per gentile concessione di un barone, un posto all’università per andare a far parte di un sistema di servitù intellettuale, di un sistema fondamentalmente corrotto. 3) Futuro. Il progetto (o anche il sogno). Ho scritto un libro per un importante editore (che uscirà a settembre) nel quale cerco di spiegare il sistema di potere accademico, la perversione e dannosità per la comunità scientifica e soprattutto per la cittadinanza dei comportamenti irregolari, illegali, clientelari e corrotti che la nostra associazione combatte. Ho in mente, con l’aiuto di tutti voi, di potenziare al massimo l’attività dell’associazione in modo da renderla, ancora più di quanto non lo sia già, una vera e propria macchina da guerra contro i baroni e contro la corruzione accademica.

Credo che tutte queste cose siano un modo concreto, vivo, reale, di onorare la memoria di Paolo Borsellino. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2021 07 13[modifica | modifica sorgente]

La Mala università non dorme mai, soprattutto d’estate…scandaloso all’ASN (abilitazione scientifica nazionale) , due docenti imputati al processo di Catania per gravi reati non subiscono il procedimento disciplinare dall'ateneo ma vengono premiati e nominati in commissioni nazionali per giudicare i colleghi..una vergogna assoluta!

Non per fare dello spirito ma la cosa che più contraddistingue gran parte dell’accademia italiana non è tanto la corruzione e l’illegalità (questo ormai lo sapete già) quanto l’arroganza nei comportamenti e la sicurezza di impunità. Ad esempio, di recente, casualmente, abbiamo scoperto che alcuni dei docenti imputati al processo di Catania per aver “truccato” e fatto “truccare”, secondo la Procura, i concorsi che li hanno resi professori ordinari sarebbero stati nominati in commissione nazionale per valutare tutti i loro colleghi, cioè decidere a chi concedere l’idoneità all’abilitazione scientifica, titolo indispensabile per partecipare ai concorsi per professore associato e ordinario banditi nei vari atenei d'Italia. Per dirla in breve, chi commette irregolarità (ed anche eventuali reati), nell’università italiana, non viene multato ma viene premiato. Non si direbbe vero, ma è proprio così. Ve lo ricordate, a questo proposito, il mitico Sordi che nel film di Fellini “I vitelloni” fa il gesto dell’ombrello ai lavoratori e in un altro film nei panni del celebre Marchese del Grillo se ne esce con l’ormai famosa frase “io so io e voi nun siete un cazzo”? Ebbene la stessa sprezzante arroganza la dimostrano all’università certi docenti nei confronti degli studenti, delle loro famiglie, dei cittadini. Per fortuna però c’è Trasparenza e Merito che si accorge dei loro giochetti, spesso li smaschera e li sbugiarda, li rende noti all’opinione pubblica, se necessario denuncia in procura e che, come sempre, rimane l’unico baluardo di resistenza agli abusi, alle irregolarità, alle ingiustizie che si perpetrano nell’accademia dalla notte dei tempi. Volete sapere, dunque, cosa è successo? In pratica siamo rimasti letteralmente esterrefatti quando abbiamo letto l’elenco, recentemente pubblicato, dei commissari per le sessioni 2021-2023 dell’ASN. Nei settori di diritto amministrativo e patologia generale sono stati sorteggiati/nominati due docenti, noti alle cronache per essere stati protagonisti, seppure di secondo piano, dell’inchiesta della Procura denominata “università bandita”. No, non è un film, anche se potrebbe essere tranquillamente paragonabile per surrealismo ed efferatezza delle scene dei linguaggi (reali purtroppo) ad un “Pulp Fiction” di Tarantino. Per esempio in alcune intercettazioni di questi soggetti, c’era chi etichettava con il termine “Cita” (la scimmia di Tarzan) una candidata che non voleva ritirare il ricorso sul concorso, e c’era chi parlando del più e del meno definiva i candidati non raccomandati degli “stronzi da schiacciare”. Il fatto che non sia un film è di tutta evidenza, visto che i due soggetti in questione sono a processo al Tribunale di Catania imputati per gravi reati. Ora voi non ci crederete ma a questi due signori spetterebbe, d’ora innanzi, per due anni, secondo quanto stabilito dal ministero, il compito di valutare tutti i colleghi del settore scientifico di loro pertinenza e decidere o meno se attribuire loro l'idoneità all'abilitazione scientifica nazionale. Immaginate con quale stato d’animo andranno a farsi giudicare i candidati all’idoneità, almeno quei pochi sereni, corretti, forti delle proprie pubblicazioni e titoli, e non parte del “sistema di potere” che gioca tutto sullo scambio, sulla clientela, sulla raccomandazione, sul consiglio o la minaccia di “aspettare il proprio turno”. Nel comunicato che trovate sul sito di Trasparenza e Merito (ne link sotto) potrete trovare i nominativi e vedere in dettaglio i reati di cui sono accusati e farvi un’idea più precisa. In ogni caso, al di là dei reati contestati dalla Procura e dal Tribunale (Gip), che sarà compito della magistratura accertare, si pone, anche in questo ennesimo caso, un problema di etica pubblica grande quanto una casa, che solleva alcuni interrogativi. 1) Come può un docente imputato in un processo per aver commesso gravi irregolarità in un concorso del suo settore scientifico-disciplinare, e che ha utilizzato un linguaggio che rivela il disprezzo per la legalità e per l'imparzialità della pubblica amministrazione, essere nominato in una commissione nazionale per valutare i propri colleghi? 2) Con quale coraggio tali docenti si sono proposti, pur sapendo di essere sotto processo? 3) Come mai il rettore dell'ateneo di Catania, malgrado abbia più volte dichiarato che l’università di Catania avrebbe davvero potuto voltare pagina, non ha predisposto alcun procedimento disciplinare nei confronti di questi (e altri) docenti? 4) Cosa ha da dire oggi la ministra che tempo fa aveva dichiarato “chi trucca ai concorsi deve pagare”? Peraltro la roboante affermazione della ministra è smentita dal testo del bando per gli aspiranti commissari ASN, che, invece di inserire la classica dicitura sui carichi giudiziari pendenti (come in tutti i concorsi pubblici!), si limita a richiedere che i candidati indichino “a pena di esclusione, dichiarazione di non essere in situazioni che determinino la sospensione dall’esercizio di pubbliche funzioni o dal servizio”, aprendo di fatto la porta a chi è sotto processo. Nel silenzio generale del mondo accademico e più in generale della cultura, sperando di sollecitare con questo intervento, la stampa, i giornali, le riviste e le tv, rendo noto all'opinione pubblica quanto di vergognoso e indecente sta accadendo in ambito di attribuzione delle commissioni ASN. TRA-ME chiede ai suddetti docenti di rassegnare spontaneamente le dimissioni dalle commissioni dei loro settori scientifici e, qualora ciò non avvenisse, chiede che il rettore di Catania avvii il procedimento disciplinare a loro carico e che la ministra Messa prenda al più presto gli opportuni provvedimenti, cancellando i due nominativi dalle rispettive commissioni. E’ mai possibile che non ci si possa distrarre un solo attimo, nemmeno sotto la calura estiva di metà luglio, perché l’accademia e la politica passano tutto il loro tempo a cercare di fare porcherie e sotterfugi alle spalle dei cittadini? Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

https://www.trasparenzaemerito.org/post/asn-barone-e-libra-imputati-al-processo-di-catania-per-i-concorsi-truccati-nominati-commissari

2021 06 08[modifica | modifica sorgente]

Continua l'incredibile caso di Agnese : il Tar Abruzzo con la sentenza di ottemperanza bacchetta l’Ateneo e invia gli atti in Procura e a Corte dei Conti!

Il Tar Abruzzo – Sezione Pescara ci ha abituati a sentenze molto importanti che hanno creato dei precedenti nella giustizia amministrativa. E’ il caso della recente sentenza del 5 giugno 2021 per il giudizio di ottemperanza del giudicato non eseguito dall’Università di Chieti-Pescara sul cosiddetto “caso” Rapposelli. Il Tribunale Amministrativo Regionale è perentorio e non lascia spazio a dubbi rilevando come l’Ateneo e il Dipartimento di Economia, a proposito del concorso per ricercatore in Statistica Economica, dopo ben due commissioni censurate in precedenza dai giudici, abbiano dimostrato un comportamento “che denota una certa superficialità e poca attenzione nell’eseguire il comando giurisdizionale”, procedendo a “ripetuti inutili sorteggi” e non curandosi di acquisire le disponibilità dei professori ordinari a fare da commissari e di verificare “le ragioni delle eventuali indisponibilità”, producendo un “ingiustificato ritardo nell’esecuzione” della sentenza n. 4 del 7.1.2020. Ciò stabilito, il Tar ritiene opportuno trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica di Chieti (la Procura di Pescara era già stata investita dello stesso compito nella precedente sentenza breve n. 4 del 2020) e alla Corte dei Conti per il danno erariale perché l’Ateneo è condannato a pagare delle spese ulteriori (3 mila euro), oltre alla penalità di mora, che purtroppo al momento gravano sulle spalle dei contribuenti. Nomina inoltre, ed è questo un aspetto importantissimo che crea un precedente (era già accaduto nel mio caso peraltro), un Commissario ad acta, il Prefetto di Chieti (o un funzionario di idonea professionalità dal medesimo individuato) che, nel caso di perdurante inerzia da parte dell’ateneo, assicuri l’esecuzione corretta della sentenza nei successivi 30 giorni. Stabilisce infine che, tenuto conto dei precedenti in uso in tanti altri atenei e per tanti altri casi di elusione del giudicato, l’Università paghi una somma di 100 euro per ogni ulteriore giorno di ritardo dalla notifica della sentenza fino all’insediamento del Commissario ad acta. Perché sia da monito! Ciò detto, ripercorriamo, in sintesi, cosa è accaduto in questo concorso ad Agnese. La prima commissione, non regolarmente composta in violazione delle regole dell’Anac, viene censurata dai giudici per difetto di proporzionalità e ragionevolezza nelle valutazioni (ordinanza 87 del 2019); la seconda commissione, noncurante dell'ordinanza del TAR, riconferma l’esito irregolare, costringendo nuovamente i giudici amministrativi ad intervenire (sentenza 4 del 2020). A questo punto cosa accade? Ebbene, inizia un tristissimo e gravissimo gioco a rimandare l’esito del concorso ormai scontato (“operare nel rispetto di tutti i principi esposti nella sentenza”, scrivono i giudici), cioè ratificare la vittoria di Agnese. Va nominata la terza commissione per decidere ed inizia così la pigrizia o inerzia dell'Università, del dipartimento e soprattutto delle commissioni, cioè dell'intero settore scientifico. Una epidemia di mala università pare infatti contagi tutti i docenti ordinari del settore di Statistica Economica dell’università italiana, nessun ateneo escluso. I professori ordinari del settore sono 48. Se sottraiamo i docenti delle precedenti due commissioni dei due concorsi annullati dal TAR, ne rimangono 43. Dunque 43 commissari sorteggiabili. Sapete in quanti, da marzo 2020 ad oggi, non hanno accettato di far parte della commissione per la nuova valutazione, comunicando al direttore del dipartimento la propria indisponibilità? 13 hanno comunicato subito la propria indisponibilità. Inizia quindi una serie di 14 “ripetuti inutili sorteggi”, ai quali “sono seguite una serie di rinunce, peraltro motivate su ragioni non tutte giustificate da previsioni normative”. Altri 21 professori si sono dimessi a partire dal giugno 2020. Dulcis in fundo, ulteriori 3 docenti hanno dichiarato la mancanza di requisiti di qualificazione scientifica per far parte della commissione, quindi si sono ritirati anch’essi, oltre al docente che, dopo aver accettato l'incarico ed aver inviato la documentazione necessaria, dopo l'udienza di ottemperanza dei giudici tenutasi ad aprile, ha comunicato di rinunciare all'incarico stesso. Una assurdità. Dunque, ricapitolando: 13+21+4=38. Trentotto professori ordinari su quarantatré (già altri cinque avevano agito illegittimamente) del settore di Statistica Economica hanno rinunciato a far parte della commissione sul concorso “di Agnese”, pur di non soggiacere ai criteri e ai parametri imposti dalle sentenze amministrative, ma continuano ad essere presenti in commissioni dello stesso settore in giro per altri atenei d’Italia. Ovviamente, come potete immaginare, non si conoscono le vere e reali motivazioni fornite dai commissari per sottrarsi ad un atto che la legge qualifica come non rinunciabile senza valide ragioni. No, per la Mala università, Agnese non deve passare. Ma lei, caparbia, come la goccia che scava la pietra, va avanti. L’audio registrato, depositato alla Procura di Pescara e reso noto nell’inchiesta di “Repubblica”, rivela che un professore del suo settore scientifico, presidente della prima commissione, Roberto Benedetti, le dice chiaramente che ad ogni concorso presente e futuro (“tutti, tutti, tutti”) sarà costretta a ricorrere alla magistratura perché non li vincerà. In pratica le dice esattamente quello che sarebbe puntualmente accaduto con le dimissioni dei commissari al concorso. O ritira i ricorsi, questo lascia intendere il docente, oppure nell’università non entrerà perché dice lui “Del mondo accademico io rappresento tutto un sistema”. Agnese, come ricorderete, rifiuta sdegnata perché “È contro la mia morale... - gli dice coraggiosamente - c'è un bando, partecipa chi vuole, vince il migliore... L’università è res publica”. Adesso attendiamo di sapere: 1) cosa farà il rettore di fronte a questo atto fondamentale del Tribunale: o si sta dalla parte della legalità o dalla parte degli abusi, delle due l’una; 2) cosa faranno le Procure di Chieti e di Pescara in concreto di fronte a denunce così circostanziate e dettagliate e di fronte al Tar che per ben due volte invia gli atti alla magistratura ordinaria; 3) se l’università deve ambire ad essere un luogo dove regni la giustizia, la legalità, la trasparenza e il merito, e in tal caso Agnese potrà vincere il posto che le spetta, come da sentenze, perché la più titolata e meritevole, oppure se l’università continuerà ad essere quel “sistema di potere” di cui parla quel docente che ci fa vergognare di fronte all’opinione pubblica e all’intera comunità scientifica internazionale; 4) cosa dirà adesso la Ministra Messa che nel confronto in tv durante la video intervista aveva dato la propria solidarietà ad Agnese. No, cara Ministra, l’Università che noi vogliamo è una università che premia il merito e che agisce nella legalità, quindi anche ricorrendo alla magistratura se necessario, e che non deve sottomettersi a nessun “sistema di potere”. Coraggio Agnese, forza...andiamo avanti tutti insieme! La sentenza integrale la trovate sul sito di Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo :

2021 06 01[modifica | modifica sorgente]

Vergogna politici…State cercando di spazzare via anni di battaglie e di persone distrutte... casi di mala università…merito umiliato e deriso…Regalo ai BARONI fatto l’altro giorno dalla Commissione Cultura della Camera che ha approvato un testo che rende possibile il CONCORSO FARSA cioè la creazione di un profilo specifico per il candidato, è come se il concorso non esiste più, ci sarà già la FOTOGRAFIA del VINCITORE ma nessun candidato potrà contestare o fare ricorso contro questa irregolarità, contro questo abuso sancito per legge. Solidarietà all Osservatorio Indipendente Concorsi Universitari che si è sciolto... E’ una vergogna, mi rivolgo direttamente ai cittadini. L’università è un bene comune, un bene pubblico, non lasciate che un gruppo di delinquenti accademici e un gruppo di politici venduti usi i vostri soldi pubblici per fare i proprio interessi. Condividete tutti e denunciamo insieme questa porcata! Leggi il comunicato di "Trasparenza e Merito".

La Commissione Cultura della Camera fa un regalo ai baroni universitari: il finto concorso profilato.

Qualche giorno fa, alla Camera, la VII Commissione (Cultura, Scienza e Istruzione) ha approvato alcune modifiche al testo della legge sul reclutamento universitario. Si tratta di modifiche, targate CRUI e PD e controfirmate dal M5S, che aumentano il potere dei BARONI universitari grazie alla cooptazione e che rendono ancora più privilegiato un gruppo di persone che dentro il mondo accademico usano risorse pubbliche per fare interessi clientelari e privati alle spalle dei cittadini i quali pagano le tasse e tengono in piedi il sistema universitario (la baracca sarebbe meglio dire, visto il livello di degrado raggiunto, evidenziato dagli scandali sui giornali e dalle inchieste delle procure, e visto lo sdegno dell'opinione pubblica e della comunità internazionale). Si mantiene il concorso pubblico in modo finto e si dà mano libera ai baroni di poter individuare il vincitore dello stesso senza vera competizione, senza vera comparazione, ma attraverso la possibilità di creare e ritagliare un profilo specifico. In poche parole quando inizia il concorso la commissione giudicatrice può già mettere la fotografia di chi lo vincerà, tagliando fuori gli altri candidati. E’ una vergogna! Entreremo presto nel merito di ogni singolo emendamento approvato in Commissione in un prossimo comunicato (articolo). D’altronde abbiamo già più volte reso pubblico, sui giornali e sul nostro sito, l’impianto di una vera riforma radicale dell’università e del reclutamento, che il Paese necessita perché l'istituzione universitaria è un bene pubblica e non è una proprietà privata di pochi autoreferenziali docenti. Dopo l’approvazione del testo da parte della Commissione, l’Osservatorio indipendente sui concorsi universitari, che è un’associazione con la quale siamo gemellati ed abbiamo fatto diverse iniziative in comune, si è sciolto perché ha ritenuto questo atto da parte delle forze politiche come un affronto verso l’impegno che anche loro avevano sostenuto da anni e soprattutto un tradimento verso la cittadinanza. Capiamo ma non approviamo questa scelta, che rischia di essere autolesionista, anzi in questo momento occorre serrare ancora di più le fila ed unirsi con i cittadini. Per questa ragione invitiamo tutti i colleghi e i sostenitori dell’Osservatorio oggi purtroppo sciolto di partecipare alle nostre attività e confluire nella nostra Associazione. Abbiamo sentito al telefono il presidente dimissionario, Marco Federici, il quale ci ha detto che, dopo una pausa di riflessione, deciderà se proseguire la sua azione individuale a favore di una buona e migliore idea di università insieme a noi e dentro il nostro gruppo. Ricordiamo che il M5S, a firma di numerosi suoi portavoce eletti e anche di personalità molto note, si era schierato a parole contro il baronato e contro i concorsi truccati ed aveva prodotto un gran numero di interrogazioni parlamentari segnalando proprio l'abominio dei bandi "profilati" o "fotografia", salvo poi oggi approvare un emendamento che contraddice tutto quello che avevano detto e scritto all’epoca. Evidentemente c’è una ignoranza enorme dei meccanismi universitari da parte di questi politici oppure, peggio, è stato fatto un regalo consapevole ai baroni (dopo l'altro precedente regalo fatto dal governo Conte con la depenalizzazione del reato di abuso di ufficio nelle procedure universitari), quindi sarebbero dei venduti. Troppe chiacchiere inutili, troppa strumentalizzazione aberrante dei nostri casi, delle nostre battaglie, delle nostre idee. Quando è uscita l'inchiesta "Agnese nel Paese dei baroni" (su "Repubblica) che evidenziava i metodi brutali, clientelari, irregolari, di tantissime vicende di mala università, tutti (le forze politiche e perfino una parte del mondo accademico stesso!) a fare a gara per dire parole di solidarietà, poi invece quando si tratta di votare le leggi si strizza l'occhio a chi abusa. Per concludere riportiamo l'elenco con tutti i nomi dei parlamentari delle diverse forze politiche, che fanno parte della Commissione Cultura, e che hanno votato questo vergognoso testo di legge contro i cittadini e a favore dei privilegiati accademici. E' bene che l’opinione pubblica sappia.

CASA Vittoria MOVIMENTO 5 STELLE (presidente) FRASSINETTI Paola FRATELLI D'ITALIA (vicepresidente) FRATOIANNI Nicola LIBERI E UGUALI (vicepresidente) COLMELLERE Angela LEGA - SALVINI PREMIER (segretario) TOCCAFONDI Gabriele ITALIA VIVA (segretario) ACUNZO Nicola MISTO - CENTRO DEMOCRATICO ANZALDI Michele ITALIA VIVA APREA Valentina FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE BASINI Giuseppe LEGA - SALVINI PREMIER BELLA Marco MOVIMENTO 5 STELLE BELOTTI Daniele LEGA - SALVINI PREMIER CARBONARO Alessandra MOVIMENTO 5 STELLE CARELLI Emilio MISTO - non iscritto ad alcuna componente politica CASCIELLO Luigi FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE CIMINO Rosalba MOVIMENTO 5 STELLE DE ANGELIS Sara LEGA - SALVINI PREMIER DEL SESTO Margherita MOVIMENTO 5 STELLE DI GIORGI Rosa Maria PARTITO DEMOCRATICO FUSACCHIA Alessandro MISTO - FACCIAMO ECO-FEDERAZIONE DEI VERDI IORIO Marianna MOVIMENTO 5 STELLE LATTANZIO Paolo PARTITO DEMOCRATICO MARIANI Felice LEGA - SALVINI PREMIER MARIN Marco CORAGGIO ITALIA MATURI Filippo LEGA - SALVINI PREMIER MELICCHIO Alessandro MOVIMENTO 5 STELLE MOLLICONE Federico FRATELLI D'ITALIA NITTI Michele PARTITO DEMOCRATICO ORFINI Matteo PARTITO DEMOCRATICO PALMIERI Antonio FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE PATELLI Cristina LEGA - SALVINI PREMIER PICCOLI NARDELLI Flavia PARTITO DEMOCRATICO PRESTIPINO Patrizia PARTITO DEMOCRATICO RACCHELLA Germano LEGA - SALVINI PREMIER ROSSI Andrea PARTITO DEMOCRATICO SACCANI JOTTI Gloria FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE SGARBI Vittorio MISTO - NOI CON L'ITALIA-USEI-RINASCIMENTO ADC SPADAFORA Vincenzo MOVIMENTO 5 STELLE TESTAMENTO Rosa Alba MISTO - L'ALTERNATIVA C'È (assente) TOCCALINI Luca LEGA - SALVINI PREMIER TUZI Manuel MOVIMENTO 5 STELLE VACCA Gianluca MOVIMENTO 5 STELLE VALENTE Simone MOVIMENTO 5 STELLE VIETINA Simona CORAGGIO ITALIA VIZZINI Gloria MISTO - non iscritto ad alcuna componente politica ZICCHIERI Francesco LEGA - SALVINI PREMIER

Leggi il passaggio specifico nel testo approvato in Commissione Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

https://www.trasparenzaemerito.org/post/la-commissione-cultura-della-camera-fa-un-regalo-ai-baroni-universitari-il-finto-concorso-profilato

2021 05 30[modifica | modifica sorgente]

Lo vedete questo signore nella foto? Si chiama Luigi Dei, Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Firenze. Come riportano in queste ore le agenzie stampa e gli articoli di Repubblica e Corriere, è stato appena interdetto e sospeso dal Tribunale di Firenze (il GIP Pezzuti) per 5 mesi dai pubblici uffici (quindi dalla carica di rettore, dallo svolgimento delle funzioni di presidente e commissario di commissioni di concorso e di Asn, etc) perché ritenuto dalla Procura il vertice di una associazione a delinquere accademica finalizzata alla corruzione nell'ambito dell'inchiesta sui concorsi pilotati a Medicina di Careggi. "Accordi spartitori" nella gestione dei posti e "vincitori predeterminati". Ricordo che due anni fa quando nessuno ne parlava, né i giornali, né i tribunali, né nulla, io e l'associazione Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo che mi onoro di rappresentare scrivemmo più di un post e più di un comunicato sul sito che ipotizzava e parlava proprio di ciò che poi si è avverato. Siamo dei maghi, amici? No, semplicemente conosciamo a fondo il pericoloso "sistema di potere" ormai svelato dell'università italiana che umilia il merito e crea danni enormi al nostro paese.


Ma il Ministro che fa... Ricerca..Pontificato... quando apre la questione morale nelle Università al 99% i suoi Rettori sono inquisiti.. Il predecessore visto che ha fatto molto per l'Università lo condidano come premio a sindaco di Napoli...


Peppe Polinari la ministra è espressione della Crui cioè la conferenza dei rettori, molti dei quali indagati o a processo per gravi reati..l'ex ministro era presidente della stessa crui, come capisci mettere a controllare gli atenei il capo dei rettori sarebbe come affidare la lotta alla mafia a toto riina o come mettere a capo del ministero dell'economia il presidente di confindustria, con tanti saluti per i lavoratori...solo in un paese disastrato e ridicolo come il nostro possono accade cose simili..aggiungo solo che altrove, tipo in Austria o in Germania, per cazzate tipo avere copia-incollato pezzi di una tesi di laurea o di dottorato, i ministri si sono dimessi..qui da noi se i docenti o i rettore abusano ai concorsi e usano soldi pubblici per fare interessi clientelari e privati gli danno il premio alla carriera o li candidano al parlamento...degni rappresentanti di un popolo di bestie


Giambattista Scirè Queste informazioni dovrebbero circolare maggiormente. Gli studenti non immaginano neppure il livello di corruzione rilevabile.

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La mannaia della censura degli accademici negazionisti (Roars) ma all’università il re è nudo ormai.

L’inchiesta sulla mala università ha colpito nel segno e, a quanto pare, ha dato molto fastidio al mondo accademico. Come sapete il quotidiano la Repubblica nelle sue tre lunghe pagine di articolo ha parlato di tanti casi e dati forniti da Trasparenza e Merito e Osservatorio Indipendente Concorsi Universitari, ma anche da autorevoli riviste scientifiche e dal sito della Giustizia amministrativa, fonti inequivocabili. Ebbene, la reazione dell’accademia è stata veemente. In un articolo sul “Mulino” (la classica rivista elitaria) intitolato nientemeno che “In difesa dell’università italiana” si critica l’inchiesta per non aver affrontato “i mali dell’università” con argomentazioni evidence-based, senza però poi fornirne una sola a sostengo della loro tesi che l’università italiana sia il migliore dei mondi possibili, a parte qualche ridicola classifica (i “ranking” sono come i sondaggi in politica, dipendono dai criteri con cui si fanno) Per il resto, se ne sono lette di tutti i colori, in particolare sul blog di un gruppo di accademici che era partito per cambiare l’università ed è diventato espressione del più bieco conservatorismo accademico. Il blog si chiama “Roars” (Return on academic research and school). Parliamoci chiaro. Se vai a casa di qualcuno, gli chiedi se puoi andare in bagno per i bisogni fisiologici, e poi quando esci gli dici “Dai una pulitina al tuo wc perché sembra una latrina pubblica, anzi una discarica abusiva”, ci sta che il padrone di casa si risenta leggermente. E non perché il suo cesso non sia davvero simile a una discarica, con una puzza bestiale, ma perché non vuole sentirselo dire. Ma questi signori accademici dimenticano un piccolo particolare: l’università è un bene pubblico e non il cesso di casa propria. Hanno un po’ di confusione in testa evidentemente. Ma finché si difendono istintivamente, c’è anche da capirli. Il problema è quando, in risposta, mettono in campo dati assolutamente inattendibili per contestare il contenuto dell’inchiesta e dell’attività di contrasto alla corruzione accademica della nostra associazione. Provo a spiegare il motivo. Ora, come qualcuno di voi forse sa io non posso avere neanche accesso alla pagina pubblica del gruppo facebook di Roars, dove è in corso un dibattito (del quale alcuni colleghi mi riportano alcuni passaggi) proprio suscitato dall’articolo che parla anche di me e della associazione. La ragione? Il gruppo accademico dei "Roars" censura e blocca i profili (non sono il solo purtroppo) di coloro che esprimono sull’università opinioni diverse dalla loro. A differenza di quanto sostengono nel loro stesso regolamento a proposito dei post e dei commenti della loro pagina facebook in cui moralizzano e ciarlano su libertà di critica e opinione per tutti. Se fosse una questione personale pace, ma il punto qui è che non mi è possibile né leggere gli articoli e i post né commentare per esprimere non solo il mio punto di vista ma quello dell’associazione che rappresento, cioè a dire il punto di vista di ben 695 (sono aumentati già di 25 unità nel giro di due giorni dopo l’inchiesta) tra ricercatori e docenti che mandano avanti una importante rivoluzione culturale di mentalità nell'università e un'azione di contrasto al sistema di corruzione accademica. Questo, a mio avviso - ma fatemi sapere cosa ne pensate voi - è un fatto molto grave. L'associazione "Trasparenza e Merito" ha sempre dato diritto di parola e libertà di espressione sulla propria pagina a chiunque, anche a chi la pensa in modo diametralmente opposto, non ha mai rimosso nulla né vietato a nessuno di esprimersi. Già anche solo in questo si evidenzia la differenza di idea di università inclusiva e non esclusiva, e più in generale si dovrebbe dire di società, che vogliamo. Laddove il bisogno massimo della cultura, dell'arte, della scienza, della ricerca, della scuola, dell'università, quindi in generale dell'umanità, è critico, di scelta, di libertà, queste espressioni umane potranno ancora rispondervi e soddisfarlo ma solamente se esistono delle figure, delle personalità, dei soggetti che stimolano anziché addormentare l'attività critica della mente umana, la libertà di pensiero, dunque il massimo sviluppo della ricerca, della scienza, dell'università stessa. Questo di "Roars" è, invece, un comportamento censorio, antidemocratico e discriminatorio. Che sia messo in atto da un gruppo di rappresentanti del mondo accademico la dice lunga sul livello zero di apertura mentale, di disponibilità al confronto dialettico e, più in generale, sul degrado ormai irreversibile dell’università italiana. E’ giusto che l’opinione pubblica sia informata su questi esecrabili e vergognosi atti di discriminazione e censura nei confronti di liberi cittadini e ricercatori dello stato italiano da parte del mondo accademico. Ma torno all’inchiesta da cui ero partito. Un docente universitario, nel dibattito in corso proprio sulla pagina di Roars in cui si parla anche dell’associazione che rappresento e nel quale non posso intervenire perchè il mio profilo è stato bloccato, ha sostenuto, per minimizzare la portata dell’inchiesta e dunque dei dati forniti che “Sono stato direttore di dipartimento per due mandati. Con riferimento a 200 concorsi in 6 anni non c’è mai stato nessun esposto/ricorso/denuncia. Per quello che so personalmente di dipartimenti con i quali ho rapporto di vario tipo, la situazione è analoga”. Dal ragionamento di questo signore lui vorrebbe convincere i cittadini (anzi in realtà vuole solo chiamare a raccolta altri colleghi del mondo accademico che non sanno cosa sia l’obiettività perché negano l’evidenza e continuano a difendere l’indifendibile) che siccome non sono stati fatti ricorsi e denunce allora i concorsi sarebbero regolari. Sembra una barzelletta. Facciamo una stima di quanti concorsi vengono fatti nella pubblica amministrazione e quanti ricorsi e denunce vengono fatte, numeri irrisori, salvo poi scoprire con le indagini della magistratura che quei concorsi erano irregolari, abusi, illeciti, illegali. E’ come dire che siccome l’automobile cammina ancora, il motore funziona apparentemente, allora non serve andare dal meccanico a fare un controllo. Ad un certo punto l’auto si ferma, il motore anche, e non cammina più. Questo significa che siccome continuava a camminare l’auto fosse valida? Ecco, andrebbe spiegata a questo accademico una cosa semplicissima, che non ho detto io ma che ha detto e scritto la Procura della Repubblica di Catania a proposito dei concorsi dell’ateneo catanese (se su 100 concorsi 80 sono così significa che è un sistema, una prassi delinquenziale). A parte il fatto che alla maggior parte di questi concorsi si presentava solo un candidato, quello che doveva vincere, mentre gli altri candidati venivano indotti, con le buone o con le cattive, quindi con minacce e azioni varie a non partecipare. Ma sapete perché nessuno di solito fa ricorso o denuncia un concorso pur sapendo che è irregolare? Semplice, lo ha spiegato benissimo la Pm Raffaella Agata Vinciguerra durante la conferenza stampa del Procuratore Zuccaro a proposito di “università bandita”. Sapete cosa dice? Vi riporto le sue testuali parole e vi riporto anche il video della conferenza stampa, andate al minuto 23.20 così potete ascoltarlo voi direttamente: “Sul codice sommerso di comportamento dei docenti noi siamo rimasti con i colleghi magistrati molto basiti nel ritrovare, e perdonatemi l’abbinamento, delle conversazioni e delle modalità procedurali “paramafiose”. E’ un codice sommerso che è basato essenzialmente sul ricatto e sul guadagno reciproco che prescinde assolutamente dal merito. Nel senso che poteva pure capitare che vincesse o accedesse al concorso una persona che era meritevole ma era già stato predestinato e deciso. I concorsi infatti non venivano nemmeno più chiamati per materia ma venivano chiamati per nome. Questo è il codice e il patto scellerato che stava alla base di tutto. L’università doveva essere in mano solo a pochi, figli dei figli, o comunque soggetti che facevano parte e che mantenevano questo accordo e questo patto ed questo sostanzialmente quello che è emerso. Si prescinde totalmente dalla meritocrazia o dalla possibilità che un qualunque studente che si sia laureato possa senza conoscere nessuno o senza addirittura accettare di dare qualcosa in cambio, accedere e vincere per esempio un dottorato o un concorso, purtroppo questo è arrivato fino anche a colpire fin dall’inizio il momento di chi deve poi divenire professore associato o ordinario ed è una macchia che dall’origine e dall’inizio poi va sostanzialmente a infettare tutto il sistema universitario. La cosa che rattrista è che quella che dovrebbe essere la cultura, la culla della scienza, e quindi la speranza del paese, in realtà adotta gli stessi metodi che noi magistrati molte volte ritroviamo nelle associazioni mafiose. E’ la stessa identica cultura della forza e del ricatto, se sei dentro quel circuito bene, se sei fuori da quel circuito, non ottieni assolutamente nulla, quindi anche il ragazzo o il professore tendenzialmente perbene, se non accetta la condizione a sua volta di ricambiare il favore, tanto vale che se ne vada da un’altra parte.” (https://www.youtube.com/watch?v=-CHSTMKflVo) Ecco, non c’è bisogno di aggiungere altro alle sue parole. Il docente dunque ciurla nel manico, per dirla alla milanese. Avete capito perché negli atenei quasi nessuno, in pochissimi, ha il coraggio di fare i ricorsi o di denunciare un concorso truccato? E quindi le stime che noi riportiamo, che già sono devastanti in sé, in realtà sono assolutamente sottostimate, sono solo la punta dell’iceberg, perché il sistema è veramente marcio e malato e va cambiato al più presto. Con ogni mezzo. Va aggiunto che il danno non è fatto tanto alle vittime dei concorsi truccati ma alla qualità del sistema universitario generale e soprattutto ai cittadini e alle famiglie che pagano le tasse e lo tengono in piedi a vantaggio proprio degli interessi di parte di “delinquenti accademici”. Inoltre mi pare che dal vergognoso comportamento censorio da parte di questo blog del mondo accademico, Roars, si capisca chiaramente quale sia la loro idea di istituzione universitaria, che non potrà mai trovare riscontro e approvazione tra i cittadini comuni ma che è un modo autoreferenziale e consolatorio di vivere la vita dell’università che noi non potremo mai accettare. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo Corrado Zunino Lorenzo Fioramonti Nicola Morra Antonio Massari Pierluigi Pigi Di Rosa Nello Trocchia Giornalista Silvia Vaccarezza Vittoria Iacovella Mariagrazia Gerina Alessio Moriggi Fabio Giuffrida Simona Angela Gallo Irene Stracuzzi Silvia Quaranta Jacopo Tondelli Antonio Fraschilla Ismaele La Vardera Filippo Poltronieri Laura Margottini Augusto Cavadi Nadia Urbinati Giuseppe Giustolisi Saul Caia Marco Benanti Graziella Lombardo Andrea Sessa Laura Distefano Dario De Luca Salvo Catalano Antonio Condorelli Luisa Santangelo Eleonora Mastromarino


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Ascoltate voi stessi le parole pronunciate dal Prof. Crisanti! Le finalità di trasparenza e merito che la nostra Associazione persegue con tenacia da tre anni si possono ben sintetizzare nelle parole pronunciate ieri dal prof. Andrea Crisanti, docente di microbiologica clinica, scienziato e grande divulgatore, uno dei massimi esperti che ha insegnato e lavorato nelle più grandi università del mondo (in Germania e in Inghilterra). Ebbene, sentite cosa ha detto ieri durante la trasmissione Otto e mezzo andata in onda su La7: “Vorrei dare il mio contributo la mia esperienza personale a proposito di università. Ho lavorato venticinque anni nella terza migliore università del mondo, che è l’Imperial College, e le posso assicurare che quando io ero professore ordinario a Imperial College, in Italia ero tecnico perché non sono riuscito a vincere un concorso per anni e anni, ho dovuto fare causa in un concorso per riuscire a spuntarla. Questo è il punto fondamentale. Prima di chiedere i soldi, diamo i posti alle persone brave”. Anche lui dunque, il luminare Cristanti, per farsi strada in Italia ha dovuto fare un ricorso, una causa in tribunale, e poi ha deciso, giustamente, di andare a cercar fortuna all’estero, l’unico modo per vedere valorizzate le proprie competenze, le proprie qualità scientifiche. Bene, abbiamo un nuovo compagno di strada, dunque. Dalla nostra parte le persone perbene, i cittadini e le famiglie, quei docenti onesti e competenti e adesso anche uno tra gli scienziati più avvertiti. Dall’altra parte la difesa di casta, di corporazione di un mondo accademico che agisce per interessi privatistici e clientelari. Condividete tutti quanti...che diventi un mantra, un ritornello questo brano...magari prima o poi le istituzioni ci ascolteranno. Avanti così, la battaglia è ancora lunga! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2021 04 27[modifica | modifica sorgente]

La mannaia della censura degli accademici negazionisti (Roars) ma all’università il re è nudo ormai.

L’inchiesta sulla mala università ha colpito nel segno e, a quanto pare, ha dato molto fastidio al mondo accademico. Come sapete il quotidiano la Repubblica nelle sue tre lunghe pagine di articolo ha parlato di tanti casi e dati forniti da Trasparenza e Merito e Osservatorio Indipendente Concorsi Universitari, ma anche da autorevoli riviste scientifiche e dal sito della Giustizia amministrativa, fonti inequivocabili. Ebbene, la reazione dell’accademia è stata veemente. In un articolo sul “Mulino” (la classica rivista elitaria) intitolato nientemeno che “In difesa dell’università italiana” si critica l’inchiesta per non aver affrontato “i mali dell’università” con argomentazioni evidence-based, senza però poi fornirne una sola a sostengo della loro tesi che l’università italiana sia il migliore dei mondi possibili, a parte qualche ridicola classifica (i “ranking” sono come i sondaggi in politica, dipendono dai criteri con cui si fanno) Per il resto, se ne sono lette di tutti i colori, in particolare sul blog di un gruppo di accademici che era partito per cambiare l’università ed è diventato espressione del più bieco conservatorismo accademico. Il blog si chiama “Roars” (Return on academic research and school). Parliamoci chiaro. Se vai a casa di qualcuno, gli chiedi se puoi andare in bagno per i bisogni fisiologici, e poi quando esci gli dici “Dai una pulitina al tuo wc perché sembra una latrina pubblica, anzi una discarica abusiva”, ci sta che il padrone di casa si risenta leggermente. E non perché il suo cesso non sia davvero simile a una discarica, con una puzza bestiale, ma perché non vuole sentirselo dire. Ma questi signori accademici dimenticano un piccolo particolare: l’università è un bene pubblico e non il cesso di casa propria. Hanno un po’ di confusione in testa evidentemente. Ma finché si difendono istintivamente, c’è anche da capirli. Il problema è quando, in risposta, mettono in campo dati assolutamente inattendibili per contestare il contenuto dell’inchiesta e dell’attività di contrasto alla corruzione accademica della nostra associazione. Provo a spiegare il motivo. Ora, come qualcuno di voi forse sa io non posso avere neanche accesso alla pagina pubblica del gruppo facebook di Roars, dove è in corso un dibattito (del quale alcuni colleghi mi riportano alcuni passaggi) proprio suscitato dall’articolo che parla anche di me e della associazione. La ragione? Il gruppo accademico dei "Roars" censura e blocca i profili (non sono il solo purtroppo) di coloro che esprimono sull’università opinioni diverse dalla loro. A differenza di quanto sostengono nel loro stesso regolamento a proposito dei post e dei commenti della loro pagina facebook in cui moralizzano e ciarlano su libertà di critica e opinione per tutti. Se fosse una questione personale pace, ma il punto qui è che non mi è possibile né leggere gli articoli e i post né commentare per esprimere non solo il mio punto di vista ma quello dell’associazione che rappresento, cioè a dire il punto di vista di ben 695 (sono aumentati già di 25 unità nel giro di due giorni dopo l’inchiesta) tra ricercatori e docenti che mandano avanti una importante rivoluzione culturale di mentalità nell'università e un'azione di contrasto al sistema di corruzione accademica. Questo, a mio avviso - ma fatemi sapere cosa ne pensate voi - è un fatto molto grave. L'associazione "Trasparenza e Merito" ha sempre dato diritto di parola e libertà di espressione sulla propria pagina a chiunque, anche a chi la pensa in modo diametralmente opposto, non ha mai rimosso nulla né vietato a nessuno di esprimersi. Già anche solo in questo si evidenzia la differenza di idea di università inclusiva e non esclusiva, e più in generale si dovrebbe dire di società, che vogliamo. Laddove il bisogno massimo della cultura, dell'arte, della scienza, della ricerca, della scuola, dell'università, quindi in generale dell'umanità, è critico, di scelta, di libertà, queste espressioni umane potranno ancora rispondervi e soddisfarlo ma solamente se esistono delle figure, delle personalità, dei soggetti che stimolano anziché addormentare l'attività critica della mente umana, la libertà di pensiero, dunque il massimo sviluppo della ricerca, della scienza, dell'università stessa. Questo di "Roars" è, invece, un comportamento censorio, antidemocratico e discriminatorio. Che sia messo in atto da un gruppo di rappresentanti del mondo accademico la dice lunga sul livello zero di apertura mentale, di disponibilità al confronto dialettico e, più in generale, sul degrado ormai irreversibile dell’università italiana. E’ giusto che l’opinione pubblica sia informata su questi esecrabili e vergognosi atti di discriminazione e censura nei confronti di liberi cittadini e ricercatori dello stato italiano da parte del mondo accademico. Ma torno all’inchiesta da cui ero partito. Un docente universitario, nel dibattito in corso proprio sulla pagina di Roars in cui si parla anche dell’associazione che rappresento e nel quale non posso intervenire perchè il mio profilo è stato bloccato, ha sostenuto, per minimizzare la portata dell’inchiesta e dunque dei dati forniti che “Sono stato direttore di dipartimento per due mandati. Con riferimento a 200 concorsi in 6 anni non c’è mai stato nessun esposto/ricorso/denuncia. Per quello che so personalmente di dipartimenti con i quali ho rapporto di vario tipo, la situazione è analoga”. Dal ragionamento di questo signore lui vorrebbe convincere i cittadini (anzi in realtà vuole solo chiamare a raccolta altri colleghi del mondo accademico che non sanno cosa sia l’obiettività perché negano l’evidenza e continuano a difendere l’indifendibile) che siccome non sono stati fatti ricorsi e denunce allora i concorsi sarebbero regolari. Sembra una barzelletta. Facciamo una stima di quanti concorsi vengono fatti nella pubblica amministrazione e quanti ricorsi e denunce vengono fatte, numeri irrisori, salvo poi scoprire con le indagini della magistratura che quei concorsi erano irregolari, abusi, illeciti, illegali. E’ come dire che siccome l’automobile cammina ancora, il motore funziona apparentemente, allora non serve andare dal meccanico a fare un controllo. Ad un certo punto l’auto si ferma, il motore anche, e non cammina più. Questo significa che siccome continuava a camminare l’auto fosse valida? Ecco, andrebbe spiegata a questo accademico una cosa semplicissima, che non ho detto io ma che ha detto e scritto la Procura della Repubblica di Catania a proposito dei concorsi dell’ateneo catanese (se su 100 concorsi 80 sono così significa che è un sistema, una prassi delinquenziale). A parte il fatto che alla maggior parte di questi concorsi si presentava solo un candidato, quello che doveva vincere, mentre gli altri candidati venivano indotti, con le buone o con le cattive, quindi con minacce e azioni varie a non partecipare. Ma sapete perché nessuno di solito fa ricorso o denuncia un concorso pur sapendo che è irregolare? Semplice, lo ha spiegato benissimo la Pm Raffaella Agata Vinciguerra durante la conferenza stampa del Procuratore Zuccaro a proposito di “università bandita”. Sapete cosa dice? Vi riporto le sue testuali parole e vi riporto anche il video della conferenza stampa, andate al minuto 23.20 così potete ascoltarlo voi direttamente: “Sul codice sommerso di comportamento dei docenti noi siamo rimasti con i colleghi magistrati molto basiti nel ritrovare, e perdonatemi l’abbinamento, delle conversazioni e delle modalità procedurali “paramafiose”. E’ un codice sommerso che è basato essenzialmente sul ricatto e sul guadagno reciproco che prescinde assolutamente dal merito. Nel senso che poteva pure capitare che vincesse o accedesse al concorso una persona che era meritevole ma era già stato predestinato e deciso. I concorsi infatti non venivano nemmeno più chiamati per materia ma venivano chiamati per nome. Questo è il codice e il patto scellerato che stava alla base di tutto. L’università doveva essere in mano solo a pochi, figli dei figli, o comunque soggetti che facevano parte e che mantenevano questo accordo e questo patto ed questo sostanzialmente quello che è emerso. Si prescinde totalmente dalla meritocrazia o dalla possibilità che un qualunque studente che si sia laureato possa senza conoscere nessuno o senza addirittura accettare di dare qualcosa in cambio, accedere e vincere per esempio un dottorato o un concorso, purtroppo questo è arrivato fino anche a colpire fin dall’inizio il momento di chi deve poi divenire professore associato o ordinario ed è una macchia che dall’origine e dall’inizio poi va sostanzialmente a infettare tutto il sistema universitario. La cosa che rattrista è che quella che dovrebbe essere la cultura, la culla della scienza, e quindi la speranza del paese, in realtà adotta gli stessi metodi che noi magistrati molte volte ritroviamo nelle associazioni mafiose. E’ la stessa identica cultura della forza e del ricatto, se sei dentro quel circuito bene, se sei fuori da quel circuito, non ottieni assolutamente nulla, quindi anche il ragazzo o il professore tendenzialmente perbene, se non accetta la condizione a sua volta di ricambiare il favore, tanto vale che se ne vada da un’altra parte.” (https://www.youtube.com/watch?v=-CHSTMKflVo) Ecco, non c’è bisogno di aggiungere altro alle sue parole. Il docente dunque ciurla nel manico, per dirla alla milanese. Avete capito perché negli atenei quasi nessuno, in pochissimi, ha il coraggio di fare i ricorsi o di denunciare un concorso truccato? E quindi le stime che noi riportiamo, che già sono devastanti in sé, in realtà sono assolutamente sottostimate, sono solo la punta dell’iceberg, perché il sistema è veramente marcio e malato e va cambiato al più presto. Con ogni mezzo. Va aggiunto che il danno non è fatto tanto alle vittime dei concorsi truccati ma alla qualità del sistema universitario generale e soprattutto ai cittadini e alle famiglie che pagano le tasse e lo tengono in piedi a vantaggio proprio degli interessi di parte di “delinquenti accademici”. Inoltre mi pare che dal vergognoso comportamento censorio da parte di questo blog del mondo accademico, Roars, si capisca chiaramente quale sia la loro idea di istituzione universitaria, che non potrà mai trovare riscontro e approvazione tra i cittadini comuni ma che è un modo autoreferenziale e consolatorio di vivere la vita dell’università che noi non potremo mai accettare. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo Corrado Zunino Lorenzo Fioramonti Nicola Morra Antonio Massari Pierluigi Pigi Di Rosa Nello Trocchia Giornalista Silvia Vaccarezza Vittoria Iacovella Mariagrazia Gerina Alessio Moriggi Fabio Giuffrida Simona Angela Gallo Irene Stracuzzi Silvia Quaranta Jacopo Tondelli Antonio Fraschilla Ismaele La Vardera Filippo Poltronieri Laura Margottini Augusto Cavadi Nadia Urbinati Giuseppe Giustolisi Saul Caia Marco Benanti Graziella Lombardo Andrea Sessa Laura Distefano Dario De Luca Salvo Catalano Antonio Condorelli Luisa Santangelo Eleonora Mastromarino

2021 04 25[modifica | modifica sorgente]

Liberiamoci dalla Mala università. E’ questa la vera Resistenza da fare tutti insieme. Oggi siamo su “la Repubblica” edizione cartacea! Una inchiesta sull’università malata di tre lunghe pagine, dense di contenuti, significati. Concorsi pilotati per favorire amici e parenti, giovani ricercatori costretti a lasciare il Paese. Sulla strage silenziosa del merito. Un sistema di potere che nemmeno la valanga di ricorsi e le inchieste della Procura riescono a scalfire. Ci sono i numeri delle sentenze suscitate da "Trasparenza e merito", l’associazione che mi onoro di rappresentare a livello nazionale, ci sono i concorsi truccati ma soprattutto ci sono le persone in carne ed ossa che hanno coraggiosamente denunciato e ci hanno messo la faccia, nel silenzio della politica e delle istituzioni che coprono i misfatti del mondo accademico. C’è una donna coraggiosa, una ricercatrice, di nome Agnese, che deve essere di esempio per tutti. Non è un caso che sia di Tra-Me e che sia una donna, in un paese dove imperversano gli uomini di potere, in politica, nelle istituzioni, a segnare purtroppo l’arretratezza di prospettiva di una nazione. E' già questo, invece, un segnale di cambiamento. Agnese nel paese dei baroni. E la proposta indecente del docente di statistica, che ho analizzato ieri nel lessico del sistema accademico. L’orologio rotto e il garzone Modigliani. Il luminare di Agraria di Foggia fuori dal recinto. Catania, tutti parenti. Il sistema di medicina a Firenze. Il muro di gomma degli atenei. Messina, il rettore e il commissario seriale d’esame. Una riforma esiziale. Di fronte allo scempio che ridicolizza l’istituzione universitaria, abbassa il livello scientifico dell’università, mette in fuga i meritevoli e distrugge la fiducia dei cittadini, il ministero e gli atenei continuano imperterriti a proteggere il sistema masso-mafioso dell’Accademia, la cooptazione clientelare e i favori tra amici e parenti. La questione è che questi sono ancora concorsi pubblici, perché così dice l’art. 97 della Costituzione, fondata proprio sui valori della Resistenza e dell’Antifascismo che oggi ricordiamo. Spiegatelo dunque che questa università non è un “luogo di cultura e di scienza” e che agisce, invece, con logiche corporative, privatistiche e clientelari. Spiegatelo alle migliaia di giovani Agnese italiane. Ringraziamo Corrado Zunino e la Repubblica per il coraggio e la professionalità dimostrati con questa bella pagina di giornalismo italiano. Ad maiora! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2021 04 21[modifica | modifica sorgente]

Il lessico autoreferenziale e solipsistico del linguaggio del barone nell'audio di “Agnese nel paese dei baroni”.

Ascoltate attentamente questo audio reso noto dal quotidiano "la Repubblica" nell’inchiesta dell’altro giorno “Agnese nel paese dei baroni. Inchiesta sulla università malata e sulla strage silenziosa del merito”. Quando è nata l’associazione ed ho iniziato a prendere coscienza della ramificazione, diffusione e pervasività dei casi di Mala università, ho capito l'esigenza e l'importanza di costruire un metodo di lavoro per studiare il fenomeno. Per capire questo fenomeno così complesso occorre, infatti, darsi un metodo, una strategia di studio, procedere con la massima cautela e verificare tutto ad ogni passo. Accumulare dati, informazioni, dinamiche, fatti, fino alla nausea. Questo permette di avere un quadro complessivo e quindi di poter valutare razionalmente le dinamiche, i flussi, gli elementi necessari per mandare avanti il contrasto alla corruzione accademica. Il resto sono chiacchiere, ipotesi, supposizioni, suggestioni, emozioni, che lasciano il tempo che trovano e che non mi interessano. Vediamo, dunque, il linguaggio di questa registrazione che va ascoltato con molta attenzione. L’ “offerta” fatta ad Agnese per ritirare i ricorsi e fare carriera dentro l’università è politica. Fare parte di un "sistema di potere" che agisce dunque con dinamiche che non hanno nulla a che vedere con la scienza, con la cultura, con la competenza ma con l’affiliazione, l’amicizia, l’appartenenza, la gerarchia, la politica (nella sua accezione deteriore). L’ “offerta” è fatta da parte del mondo accademico, del sistema, che lui il docente in quel momento rappresenta. Un sistema, appunto, di potere. Non entrerai mai dentro facendo ricorsi o denunce alla magistratura, dice il docente. Dunque c’è qui il disprezzo per la legge, dovuto all’arroganza e alla certezza di impunità (garantita dalla politica e dalle istituzioni). Legge e giustizia che negli atenei non può e non deve dunque entrare perché il “sistema di potere” è più forte della legge stessa, almeno nella visione e nel linguaggio del barone. Potrai entrare nell’Accademia solo se il concorso te lo gestisco io - continua il docente - ti appronto una commissione che decide tutto in modo predeterminato e ti garantisco che vincerai tu (te lo scrivo con il sangue, tipico riferimento di sapore mafioso). Il bando viene concesso, come se non fosse pubblico, ed ecco che viene fuori l’aspetto gravissimo dell’illegalità. Lui, il docente, dice di ritenere Agnese all’altezza di poter far parte del sistema di potere come concessione e quindi le appronterebbe il bando. Stai buona, stai buona, dice. Qui ci troviamo di fronte al paternalismo, al maschilismo, al sessismo più becero, un aspetto che caratterizza i rapporti di potere nell’università ma più in generale direi nella società italiana. Ovviamente Agnese, che è un esempio per tutti di legalità, di fierezza, di coraggio, di determinazione e di indipendenza, e non a caso è parte integrante e protagonista delle battaglie di Trasparenza e Merito, rifiuta sdegnata, dice che non fa parte della sua morale, che l’università non è mercimonio ma è “res publica”. Bene, detto questo, un piccolo approfondimento. Il termine “barone”, secondo la definizione del vocabolario Treccani, significa: “Docente universitario che sfrutta abilmente il suo prestigio e le sue relazioni per esercitare un vero e proprio potere politico sia all'interno del mondo universitario sia fuori di esso”. Qui, come vedete, in questo linguaggio, c’è tradotta questa stessa definizione. Faccio, infine, alcune considerazioni più generali. Il “barone” è un vero personaggio, come capite. Ha una sua psicologia, una sua liturgia, è osannato e odiato allo stesso tempo, dentro e fuori l'università. Il “barone” non agisce mai per convinzione personale, ma fa solo quel che vuole il “sistema”. Dunque il suo potere individuale è molto relativo. Non sa cosa sia la spontaneità, non sa cosa sia la coerenza, qualunque suo comportamento è dettato unicamente dal calcolo, dalla strategia. Il “barone” non perde nessuna occasione, in qualsiasi circostanza, per esercitare il suo potere, perfino in una conversazione normalissima. Lo schema psicologico vale in aula, a lezione e durante gli esami, vale durante le procedure di concorso in commissione, vale in occasione dei convegni pubblici. Vale sempre e ovunque, sempre e comunque. La vera arma che usa non è tanto la concessione del posto o del favore certo, ma è la promessa: illudere, perennemente, il candidato di qualcosa di più. L'obiettivo è fare in modo che lui dipenda da esso, dalla propria decisione. In ogni momento. Ed ecco la cosa più importante da capire: il suo potere più grande esiste solamente nella misura in cui il candidato soggiace a questo meccanismo. Assoggettarlo in qualunque modo, con qualunque forma e strumento è il suo mestiere. Il “barone” senza il “sistema” e senza gli allievi, le scuole accademiche e i candidati sottomessi altro non è che una nullità umana. Nella vita reale, in mezzo alla gente comune, nella cittadinanza, è nulla. Preso da solo è nulla. Preso singolarmente, per dirla alla Totò, non è un uomo, nemmeno un ominicchio ma un è quaquaraquà. Ed infatti Agnese, e con lei mi sento di dire anche io e tutta Trasparenza e Merito, lo abbiamo umiliato con il richiamo al rispetto della legge. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2021 04 18[modifica | modifica sorgente]

"Vaffanculo barone!”. Questo è il titolo originale di un articolo pubblicato in lingua inglese su “London Review of books” del 4 marzo 2021 e scritto da un docente universitario firmato John Foot. Per la serie, il prestigio e l’autorevolezza dell’università italiana all’estero, pari a una barzelletta. E’ riproposto in Italia, questa settimana, dalla rivista “Internazionale” con il titolo, un po’ più "politically correct", “Studiare tra i baroni”. Siccome sostiene cose che noi di “Trasparenza e Merito” affermiamo da quando siamo nati, può essere utile riportarne qui qualche stralcio.

“Ho vissuto in Italia per vent’anni, giorno più giorno meno, e anche se non ho mai lavorato a tempo pieno in un’istituzione italiana ho avuto abbastanza a che fare con le sue università da non sorprendermi per le accuse di corruzione. Per fare carriere in un’università italiana bisogna affiancare assiduamente un professore ordinario, di solito un uomo, di solito di una certa età. Questi personaggi immensamente potenti sono noti come “baroni”, e possono essere di destra o di sinistra. Tutti gli incarichi e gli altri privilegi passano per le mani dei baroni: senza un barone dalla vostra parte potete anche gettare la spugna. In genere all’università le docenze sono assegnate con un concorso pubblico aperto a chiunque abbia le qualifiche necessarie, ma in pratica di solito i concorsi sono manovrati. Sono concepiti in funzione di una sola persona, di solito il candidato interno, che aspetta quel particolare concorsi da anni. Il nuovo ricercatore o professore associato deve il suo lavoro al barone, e gli resterà fedele. Con il tempo e un po’ di fortuna , i nuovi arrivati potranno a loro volta diventare baroni. Il contrasto tra le regole ufficiali e la loro applicazione è una caratteristica tipica dell’Italia. Queste reti di potere e clientelismo sono state studiare anche dagli antropologi, per esempio le reti di rapporti familiari e parentali si estendono per generazioni. Le controversie e le divisioni spesso ruotano intorno ai baroni principali. In una università sono stati creati due dipartimenti autonomi ma sostanzialmente identici intorno a due studiosi potentissimi ed enormemente influenti. Molti accademici rimangono nella stessa università dove hanno studiato (e che spesso ha sede nella loro città natale). Trasferirsi, tagliare i legami con l’istituzione madre equivale a un suicidio per la carriera. Un accademico affermato usa spesso un giovane ricercatore per fare il lavoro che non ha avuto il tempo o la voglia di portare a termine di persona. Tu continui a stare lì, con la testa bassa, sapendo che i meriti del tuo lavoro saranno attribuiti ai grandi professori, fino a quando arriverà il momento tanto atteso e sarai ricompensato con un incarico assegnato tramite concorso. MA anche dopo dovrai porgere i tuoi rispetti al barone in ogni occasione favorevole, organizzare eventi speciali in suo onore, citarlo continuamente nel tuo lavoro (…) L’istituzione universitaria in quanto tale non è mai stata riformata. Le gerarchie non sono mai state messe davvero in discussione. Le università sono rimaste esamifici (…) Gran parte della vita universitaria è teatro, forse soprattutto in Italia, e che l’apice è rappresentato dalla discussione della tesi. I professori in toga sono seduti dietro la cattedra in una piccola aula. Uno studente sta appollaiato su una sedia davanti a loro. Familiari e amici sono raggruppati in uno spazio riservato agli spettatori. Forse sì e no uno dei professori ha veramente letto la tesi (potrebbe anche non essere la persona designata come relatore del candidato), ma sono tutti provvisti di una copia rilegata. C’è una rapida presentazione della tesi da parte dello studente, qualche domanda. Poi lo studente e il suo gruppo escono dall’aula. A questo fa seguito una discussione privata che in realtà è un gioco di potere. Tutti gli studenti promossi, perciò il dibattito riguarda solo il voto finale. Il massimo è 110 e lode , e questo riconoscimento ha spesso più a che fare con la politica interna della facoltà che con la qualità del lavoro dello studente (…) Una volta ho esaminato una tesi di dottorato in un’università dell’Italia centrale, una delle più antiche e prestigiose del mondo. Mi è sembrato che, parlando con lo studente, i professori in realtà si rivolgessero al pubblico. Alcuni si erano preparati con cura, altri si erano limitati a scribacchiare qualche appunto sul retro della tesi. La prassi non prevede una relazione ufficiale. Per qualche motivo, il relatore dello studente cercò di abbassare il voto. Non capii perché. La spuntò, anche se lo studente non saprà mai per colpa di chi (…) La maggior parte degli studenti che ottengono il dottorato si metterà a fare altro invece di restare a lavorare gratis o con contratti a termine. Così il sistema rafforza il ruolo dei baroni, con un gran numero di aspiranti accademici che competono per un numero di cattedre sempre più esiguo. Di tanto in tanto scoppiamo scandali, ci sono anche degli arresti, inchieste. Ma finisce tutto nel nulla”. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2021 04 11[modifica | modifica sorgente]

"Nessuno mi ha spiegato come mai non sono stata chiamata; dubito che sia perché ho i capelli ricci”. “Vorrei capire perché da vincitrice attendo da più di un anno...il Consiglio di Stato mi ha dato ragione ma alla Stranieri tutto tace” - dice Sabrina al “Corriere dell’Umbria”. E' il caso della ennesima follia anti-meritocratica dell’università italiana, quello della prof.ssa Stroppa e dell'Università per Stranieri di Perugia. Ormai nell’università italiana può accadere questo e ben altro. Può accadere anche che una studiosa di letteratura italiana, professoressa associata all’università di Torino, con un curriculum vitae chilometrico e di livello internazionale, si presenti da “esterna” ad un concorso per professore ordinario, risulti la legittima vincitrice sulla base della valutazione di una commissione imparziale, tutta composta da esterni, luminari del suo settore, ma che non venga chiamata dall’università (lo stesso ateneo al centro dello scandalo del "caso Suarez" e per altri concorsi truccati) e che sia costretta a ricorrere lei stessa (questa è follia pura!) al tribunale amministrativo per vedere riconosciuto il suo diritto, in quanto vincitrice regolare, ad essere chiamata in servizio dalla pubblica amministrazione. E che l’ateneo, dopo più di un anno, non la chiami lo stesso. Non ci credete? In pratica in questo caso siamo allo scempio della legge: una persona vince un concorso regolarmente ma non viene chiamata “perché ha i capelli ricci”. E’ del tutto evidente che le istituzioni di questo paese non garantiscono al cittadino il rispetto della legge, e del pubblico concorso, cioè lo stato di diritto, nelle università. Risultiamo ormai ridicoli agli occhi del mondo intero: l’università italiana è ricordata all’estero, oggi, solo per le inchieste delle procure sulle associazioni a delinquere accademiche, che dimostrano l’uso clientelare di risorse e posti pubblici, e per gli atenei che se ne fottono della legge e non eseguono le sentenze dei tribunali. Che il governo intervenga e metta fine a questa ipocrita truffa alle spalle dei cittadini (che tengono in piedi la baracca dei postifici universitari con i loro soldi), rendendo private queste università pubbliche e non elargendo più un solo centesimo di euro. Che quantomeno i soldi se li trovino con i loro metodi illegali coloro che abusano della legge. Pare che Sabrina abbia scritto alla ministra. Giacché la ministra, se trova tempo, risponda intanto alla nostra lettera sui docenti “ghettizzati” all’ateneo di Foggia. Ghettizzati, il termine non è casuale, tanto per dare l'idea dello stato in cui versa l'università italiana. Nel frattempo con Sabrina ci siamo sentiti. Mi ha scritto: “Le faccio i miei complimenti per la determinazione con la quale persegue la denuncia di questi casi, alcuni dei quali davvero spaventosi”. La ragione di tutto ciò, cara collega che giustamente non ti capaciti di come sia possibile, è drammaticamente evidente a chi combatte come noi da anni, nel silenzio generale anzi nell’irrisione, questo “sistema”: gli atenei sono "far west", zone franche, dove le leggi che vigono per tutti gli altri cittadini non esistono e vengono calpestate a seconda della bisogna di chi comanda, i “signori degli atenei”. E' una lobby potente, coperta a più livelli, nelle istituzioni, nella politica, nello Stato, nell'informazione, ovunque. Ormai appare chiaro, inoltre, che i tribunali amministrativi (Tar e Consiglio di Stato) non hanno poteri reali perché gli atenei possono benissimo eludere la legge e nessuno chiede loro conto. Se un cittadino comune non paga una ridicola multa dopo un po’ gli pignorano la casa e lo perseguono penalmente. Avete mai sentito di atenei pignorati per non eseguire le sentenze o per i danni erariali prodotti? Le istituzioni sono complici di un sistema di potere accademico che si auto-elegge da solo (unico caso al mondo di atenei che senza alcun controllo eleggono le proprie cariche in modo clientelare) e gestisce in modo abusivo milioni di euro (8,2 milioni di euro del bilancio dello Stato non sono noccioline), che comporta solo danni per i singoli candidati più meritevoli costretti a ricorrere al tribunale senza ottenere alcun ristoro ma soprattutto comporta danni per tutti i cittadini che con le loro tasse contribuiscono a tenere in piedi questa baracca da smantellare. E con grave pesantissimo danno, soprattutto, sul profilo morale ed educativo degli studenti e dei giovani. Solidarietà assoluta a Sabrina e avanti così senza sconti per nessuno nella direzione intrapresa. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2021 04 10[modifica | modifica sorgente]

Ieri l’accoglimento come parte civile di Trasparenza e Merito da parte del Tribunale di Catania nel secondo troncone del processo di “università bandita”. Dopo il sì, in dicembre, della giudice Rizza, quello odierno della giudice Ragazzi - secondo l’orientamento costante della Corte di Cassazione e in particolare secondo la sentenza a Sezioni Unite n. 38343 del 2014. L’evento sancisce un importante riconoscimento e un decisivo precedente giuridico (il secondo) che fa ben sperare per la stessa dinamica nei processi di Firenze e di Foggia. Ormai siamo una realtà, un faro, nel contrasto alla corruzione e al malaffare accademico e un esempio di buone pratiche universitarie, riconosciuto dai giornali, dalle tv e ora dai tribunali dello Stato. Sempre ieri un lungo articolo di Lucia Piemontese (che ringrazio), due pagine intere su “L’Attacco”, con una mia intervista in cui parlo dei nostri sogni di università, della costante attività di contrasto alla mafia accademica, dell’atteggiamento delle procure in materia di illeciti universitari, e la pubblicazione integrale della lettera aperta inviata dall’associazione alla ministra Messa sul caso dei colleghi di agraria ghettizzati a UniFoggia. Non daremo tregua e combatteremo con ogni mezzo la “mala università”, a tutti i livelli. Siamo l’unica vera speranza di legalità, trasparenza e merito in questo disastrato paese. “Ad maiora” e all’Attacco sempre! Buona lettura.

Il quotidiano l’Attacco ha intervistato l’amministratore e responsabile scientifico di Trasparenza e Merito.

"Professor Scirè, che idea si è fatto negli anni di UniFg?

L'idea che mi sono fatto su UniFg, sulla base dell'osservatorio privilegiato dell'associazione a proposito di segnalazioni su irregolarità varie e denunce di illeciti, è che regni, tra i docenti foggiani, un'atmosfera abbastanza generalizzata di conformismo acritico nei confronti di chi gestisce l'ateneo e i dipartimenti (il cerchio magico), cosa che lascia pochissimo spazio alle denunce e ai ricorsi. Rispetto ad altri atenei (del Centro-Nord, come Firenze, ma anche in atenei del Sud come Catania) in cui le denunce di alcuni coraggiosi hanno spinto e invogliato altri a contestare, carte alla mano, i metodi opachi, spesso letteralmente illegali e clientelari con cui è gestita l'istituzione universitaria, a UniFg riscontriamo poche iscrizioni e poche segnalazioni e non certo perché la gestione qui sia più corretta o trasparente che altrove.

Ha già avuto riscontri alla sua lettera alla ministra Messa?

Ad oggi, sono passati solo pochi giorni, la lettera è stata protocollata ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta da parte della ministra. Speriamo che l'eco avuto sul piano nazionale e locale presso la stampa spinga ad una risposta le istituzioni, che dovrebbero esercitare una funzione di controllo e garanzia rispetto a comportamenti di atenei che noi di Tra-Me riteniamo, come in questo caso, assolutamente fuori dalle righe.

Quale è l'azione della sua associazione?

“Trasparenza e Merito” ha avuto una crescita esponenziale in termini di iscrizioni e attività. Siamo nati tre anni fa ed eravamo in 10 adesso siamo più di 670 tra ricercatori e docenti, diventati un vero e proprio faro, un punto di riferimento per la lotta alla mala università. Considera che a Tra-Me appartengono studiosi di tutti i settori scientifici e di tutti gli atenei d'Italia, che le segnalazioni trasformatesi in ricorsi e denunce sono ormai più di 750, che le sentenze amministrative su abusi universitari sono più di 5 mila (dal 2014 ad oggi) e che da quando siamo nati c'è stato un incremento complessivo dei ricorsi del 40%. Ultimamente l'associazione è stata anche accolta come parte civile per rappresentare le buone pratiche universitarie al processo di "università bandita" dell'ateneo di Catania, creando così un importante precedente giuridico per processi in corso presso altri atenei.

Quali sono le proposte di "Trasparenza e Merito"?

I continui scandali legati ai concorsi universitari impongono una riflessione profonda, una presa di coscienza dei cittadini e una riforma radicale del sistema che passa, secondo Tra-Me, attraverso le seguenti proposte di modifica: l'università italiana è l'unico caso in cui l'elezione della "governance" è gestita esclusivamente dagli accademici, senza controlli, dunque occorre modificare in senso democratico (secondo il principio “una testa un voto” per docenti, personale tecnico-amministrativo, studenti) le attuali norme che regolano l'elezione del rettore secondo procedure clientelari, feudali e oligarchiche; eliminare tutte le figure precarie e istituire un ruolo unico della docenza universitaria; cancellare i concorsi locali in cui proliferano favoritismi e corruzione; predisporre dei criteri di valutazione in base ad una griglia ministeriale e monitorare costantemente l’attività del docente selezionato con una valutazione ex post della sua produzione scientifica; diminuire i fondi ordinari nella misura del 3-5% agli atenei che non ottemperano alle sentenze, non vigilano sui conflitti di interesse e non perseguono le procedure irregolari e prevedere sanzioni severe (multe, sospensioni e procedimenti disciplinari) nei confronti dei commissari coinvolti in concorsi “truccati”, in modo che il danno subìto non gravi sulla collettività ma ricada sui diretti responsabili.

Pensa che sia cambiato l'atteggiamento delle Procure nel perseguire gli illeciti nelle università?

In linea generale va detto che l'atteggiamento delle Procure nei confronti delle denunce di illeciti e reati all'università è migliorato gradualmente nel corso degli anni, parallelamente con la maggiore sensibilizzazione da parte dell'opinione pubblica attraverso le inchieste giornalistiche e l'azione della nostra associazione, come dimostrano le vicende di Catania, Firenze, Perugia, Torino, ma anche di Roma Tor Vergata e Pisa. Il problema principale è invece dato dalla politica e dalle istituzioni che tendono a minimizzare quando non addirittura a coprire certi abusi (si pensi alla riforma del reato di abuso di ufficio). La ragione di ciò è che la presenza nelle forze politiche (al governo e al ministero) da parte di personalità del mondo accademico, in tutti i settori, in particolare in quello economico, medico e del diritto, è massiccia e rappresenta una sorta di lobby di potere. Questo purtroppo tende a rallentare, in alcuni casi, l'azione stessa della magistratura, suscitando disillusione e scoramento nel cittadino che vuole denunciare. E' quanto ci sembra sia accaduto, negli ultimi anni, nella realtà di indagini su atenei come Milano, Padova, Pescara, Bologna, Napoli, Reggio Calabria, Messina, e anche, nella fattispecie, nel caso di Foggia. Per ultimo va detto che andrebbe fatta una seria riforma della giustizia amministrativa in modo tale che le sentenze dei tribunali siano efficaci e riconoscano finalmente il diritto essenziale del ricorrente vincitore al bene primario per eccellenza, ovvero il reintegro nel posto di lavoro, e non un semplice annullamento del concorso o un irrisorio risarcimento del danno pagato purtroppo sempre con i soldi dei cittadini."

https://www.trasparenzaemerito.org/post/scir%C3%A8-a-l-attacco-in-unifg-poche-segnalazioni-e-denunce-rallentata-l-azione-della-magistratura

Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo Lucia Piemontese Quotidiano l'Attacco

2021 03 30[modifica | modifica sorgente]

Se un ateneo (UNIFG) "ghettizza" e "marchia" i docenti che denunciano abusi e irregolarità.

Ormai l’università italiana ha perso ogni credibilità. All’estero lo sanno e parlano di mafia universitaria. L’opinione pubblica, i cittadini ormai lo hanno capito. Il linguaggio delle intercettazioni con cui i docenti gestiscono persone e concorsi li avete letti tutti sui giornali, non servono ulteriori processi giudiziari, basterebbe l’etica pubblica che evidentemente in questi contesti non esiste. Deplorevole, squallido. Ci saranno comunque i processi per le “associazione a delinquere accademiche” a Catania e Firenze. Se facessero intercettazioni altrove in altri atenei non sarebbe diverso. Gli atenei, inoltre, non eseguono le sentenze dello Stato italiano, è accaduto in tanti, troppi casi (a partire dal mio), pensate l’ultima vicenda di Pisa, con ricorrenti costretti a perdere anni decenni delle loro vite dietro a carte bollate e tribunali amministrativi che non hanno alcuna concreta efficacia. Ma la realtà supera la fantasia e quindi sono qui a raccontarvi l’ennesima allucinante, surreale storia, accaduta ad 4 nostri colleghi dell’associazione. Per l’Università di Foggia se qualche docente osa denunciare abusi e irregolarità che hanno condotto a numerosi procedimenti amministrativi, penali, contabili, tutti fondati, nuocerebbe alla salute degli altri colleghi, che per questa ragione vanno protetti, sino al punto di istituire un nuovo dipartimento, dal quale i "ribelli" sono immediatamente banditi. Sembra incredibile a dirsi, c'è da non crederci, ma è accaduto proprio così. E’ successo al dipartimento di agraria. Quando i 4 docenti (in testa Sandro Del Nobile) hanno formulato richiesta di afferenza al nuovo dipartimento (nel quale sono afferiti 56 dei 60 docenti complessivi), il senato accademico e il rettore hanno negato loro tale possibilità, “considerata la situazione conflittuale e il rischio che si riproduca nel dipartimento Dafne”, come si legge nei verbali riportati in un articolo del quotidiano L’Attacco (16 marzo 2021, pag. 5). L’ateneo di Foggia ha stabilito che i 4 docenti potranno andare in altri dipartimenti, ma mai in quello cui sarebbe naturale (per le discipline trattate) svolgessero docenza e ricerca. Gli altri docenti, dunque, non devono essere turbati dalle denunce, ma i 4 “esclusi” devono invece sopportare l’odiosa esclusione e l’inclusione forzata in contesti lavorativi lontani dai loro interessi scientifici, come dei reietti, "ghettizzati" e "marchiati" per sempre per quanto correttamente denunciato. Avete capito bene: l’università italiana non prende provvedimenti, sulla base del codice etico di comportamento, contro quei docenti che truffano o commettono abusi, ma lo fa nei confronti di chi denuncia gli illeciti per conto della collettività. Siamo al paradosso, alla follia. Forse la salute di chi lavora all’interno del nuovo dipartimento dell’ateneo di Foggia sarà d’ora in avanti migliore, visto l’allontanamento di una causa di conflittualità, ma la conclusione di questa vicenda appare una sconfitta per l'Università italiana, oltre che un pericoloso precedente e un odioso deterrente per chiunque pensi di criticare o denunciare qualcosa, con grave limitazione della libertà di espressione e di critica. Oltre alla brutale vergogna dal punto di vista umano e professionale aggiungiamo, come associazione, alcune cose, e qualcuno dovrà rispondere presto in sede politica, in sede giudiziaria e in sede accademica: lo statuto dell’ateneo di Foggia non giustifica simili barbarie, così come non lo giustifica la tuttora vigente Carta Europea dei Ricercatori e il Codice di condotta dell'Istituzione Superiore; inoltre c’è una sentenza del Consiglio di Stato che tutela il diritto del ricercatore in situazioni come queste. Cosa hanno da dire in proposito le istituzioni di questo malmesso e devastato Paese? Esiste ancora un ministero che svolge la funzione di controllo e di garanzia sull’attività degli atenei? Noi sinceramente, negli ultimi tempi di fronte a tutti questi scempi pubblici nelle università italiane, sinceramente ne abbiamo perso le tracce… Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2021 03 24[modifica | modifica sorgente]

Condivido con voi e cerco di integrare l'interessante riflessione di spazioetico sulla tossicità dell'ambiente accademico che fa esplodere il rischio di corruzione. L'università italiana attuale è purtroppo una scuola di formazione di corruzione. Se esiste un altissimo tasso di corruzione nel Paese è anche perché gli stili relazionali distorti che si apprendono all'università nei percorsi formativi vengono riproposti negli ambiti professionali, pubblici e privati. La prevenzione della corruzione e l’emersione dei conflitti di interessi nelle università è la vera sfida del futuro. L'atteggiamento che gli studenti apprendono negli atenei poi si pratica nei luoghi di lavoro, nella società, nelle amministrazioni o nelle aziende. È importante costruire, dunque, una rete di protezione contro questo mostro. È proprio ciò che sta cercando di fare, giorno dopo giorno, Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo. Vediamo cosa accade nella dinamica dei comportamenti psicologici e delle relazioni durante i concorsi universitari. Il Professor Baroni è a capo di un dipartimento universitario. Sull’orlo del suo pensionamento l’università decide di selezionare tramite concorso un nuovo direttore. Ovviamente il Professor Baroni non fa parte della commissione di valutazione del concorso, ma conoscendo assai bene alcuni dei commissari per averli fatti partecipare ad alcune inutili ricerche, e vantando dei crediti relazionali, cioè avendoli aiutati a sua volta a piazzare altri candidati loro allievi, pone in essere diversi tentativi al fine di orientare la decisione finale a vantaggio di tal dottor Lo Schiavo, factotum del Professor Baroni e candidato in pectore a sostituirlo. Si tratta di un caso di corruzione? Probabilmente sì. Ma quale è l’utilità, cioè il vantaggio del Professore? Qui ci possono essere situazioni diverse tra loro che chiamano in causa i comportamenti psicologici e le relazioni. Potremmo trovarci di fronte ad una classica relazione di scambio in perfetto stile corruttivo: il bisogno del Professor Baroni, in questo caso, viene interpretato come la volontà di garantirsi ulteriori entrate economiche. Oppure potremmo essere di fronte ad una intensa relazione tra il Professore e il candidato, che assomiglia molto alla relazione che esiste tra padre e figlio (lo abbiamo letto nelle intercettazioni di “università bandita” all'ateneo di Catania). Il maestro si assicura, attraverso una condotta distorsiva dell’imparzialità, la stabilizzazione del proprio allievo e, attraverso di lui, la prosecuzione della propria “vita professionale” e della “scuola accademica”. Oppure potremmo trovarci, ancora, di fronte ad una relazione di scambio, un debito relazionale per la precisione. Lo Schiavo si rende disponibile a qualsiasi attività istituzionale e collaterale e Baroni lo premia orientando il giudizio della commissione a suo favore. Oppure ancora una relazione di appartenenza fa convergere gli interessi verso la scelta del candidato più “fedele” e utile alla promozione di interessi politici o economici di tutto il dipartimento, cioè di tutto il “sistema di potere”. Il Professor Baroni e tutto il dipartimento riterrebbero una sciagura che quel posto cadesse in mano ad un soggetto esterno. Come potete notare, in alcune di queste ipotesi non ci troviamo di fronte ad un evento di corruzione, tuttavia è presente l’inquinamento dell’azione amministrativa e l'interferenza rispetto alla correttezza e imparzialità del concorso. Indubbiamente siamo di fronte a comportamenti eticamente scorretti a danno della collettività e a favore di singole persone. Il processo che chiamiamo di “concorsi e prove selettive” soffre enormemente di relazioni tossiche, di sovrapposizioni tra sfera privata e pubblica e, quindi, di conflitti di interesse. Come unica misura di prevenzione viene richiesto ai commissari del concorso di compilare una dichiarazione in cui attestano di non essere in conflitto di interessi. L’art. 51 del codice di procedura civile obbligherebbe, infatti, i commissari a dichiarare l’eventuale incompatibilità qualora vi sia, appunto, un conflitto di interessi o un possibile interesse personale tale da non permettere una valutazione imparziale. I componenti di una commissione giudicatrice di un concorso pubblico sono paragonabili, dunque, al collegio giudicante di un processo. I professori di commissioni giudicatrici, come dice la stessa parola, sono giudici. Come possono dichiarare tranquillamente di essere nelle condizioni di poter giudicare in modo imparziale una compagna, un collaboratore stretto, un portaborse, un allievo? È eticamente accettabile un simile comportamento? Prendete, ad esempio, il modulo stesso che i commissari firmano quando prendono parte come membri della commissione di valutazione. Esso recita questa formula: “Successivamente, presa visione dell’elenco dei candidati, ciascun commissario ha dichiarato che non sussistono situazioni di incompatibilità con i candidati ai sensi degli art. 51 e 52 c.p.c.”. Dietro questa formula c’è la più grande ipocrisia, il più grande imbroglio dei concorsi universitari italiani. Firmando sotto questa frase i commissari, molto spesso, alcuni di loro commettono un palese reato, cioè dichiarano il “falso in atto pubblico”. È solo uno ma gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Per questo sostengo, sulla scorta delle interessanti osservazioni dei colleghi di "Spazioetico", che la tossicità dell'ambiente accademico fa esplodere il rischio di una sempre più elevata corruzione nel Paese e che occorre fare tutto il possibile affinché questo cancro di comportamenti e relazioni venga assolutamente e al più presto sradicato. Trovate da oggi la loro interessante riflessione anche sul sito di "Trasparenza e Merito" a questo link:

2021 03 22[modifica | modifica sorgente]

Sentenza epocale della Cassazione a sezioni unite che demolisce il mito della cooptazione accademica!!! Le sezioni unite civili della Cassazione mettono la parola fine alla "arbitrarietà" delle commissioni sulle abilitazioni scientifiche nazionali (ASN) all'università, confermando quanto già stabilito dal Consiglio di Stato che aveva ordinato al Ministero dell'Università di abilitare una docente di seconda fascia alle funzioni di ordinaria. Ricordate il nostro comunicato dal titolo "Clamorosa sentenza del CdS che pone fine a discrezionalità ed eccesso di potere delle commissioni" a proposito del pronunciamento del Consiglio di Stato, che va scolpito nella storia della giurisprudenza relativa al reclutamento universitario? L'appellante, Carmen, professoressa associata dal 2001 e collega iscritta a "Trasparenza e Merito", partecipava nel 2012 alla procedura di ASN per la prima fascia (professore ordinario) nel suo settore scientifico disciplinare, Ius/07 Diritto del lavoro (settore concorsuale 12/B2), ricevendo un giudizio illegittimo e immotivato di non idoneità da tre commissioni diverse, e dopo varie sentenze giungeva il pronunciamento del Consiglio di Stato che infliggeva un colpo mortale all'eccesso di potere delle commissioni, imponendo al Ministero competente di concedere l'idoneità, bypassando le commissioni accademiche dimostratesi totalmente inaffidabili. I giudici avevano giustamente ritenuto che non fosse accettabile che la "crisi di cooperazione tra amministrazione e cittadino" potesse risolversi "in una defatigante alternanza tra procedimento e processo, senza che sia possibile addivenire ad una definizione positiva del conflitto, con grave dispendio di risorse pubbliche e private". Dal punto di vista tecnico il Ministero, che aveva presentato per conto delle università un ricorso in Cassazione contro l'originaria sentenza dei giudici amministrativi, invocava la violazione di una disposizione risalente addirittura al 1865 riguardante gli ambiti discrezionali riservati alla pubblica amministrazione. Ebbene, udite uditi cari amici colleghi e cari cittadini, la Suprema Corte, confermando il giudicato amministrativo, ha sancito che il giudice, a determinate condizioni, può "sostituirsi" a una Commissione inadempiente. Crolla, dunque - e aggiungerei finalmente - il mito della cooptazione universitaria e si amplia la sfera di intervento del giudice amministrativo. La speranza, ora, è che i vari Tribunali Amministrativi facciano tesoro (e buon uso) del precedente, in particolare nelle decine e decine di casi in cui gli Atenei rifiutano di applicare correttamente le sentenze. Si potrebbe dire che con questa sentenza si è passati dal "primato della scienza" al "primato della legge" con buona pace per quei "baroni" (molti dei quali Rettori, ex Rettori o Ministri) hanno sostenuto che il reclutamento universitario debba essere organizzato in presenza di poche regole in modo da favorire le loro scelte arbitrarie e inopportune! Speriamo, a questo punto, che la nuova Ministra ben saprà diffondere la decisione della Cassazione, chiedendo ai vari soggetti del "sistema" universitario di adeguarsi opportunamente. Trovate l'articolo e la sentenza integrale sul sito di Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

https://www.trasparenzaemerito.org/post/una-sentenza-epocale-della-cassazione-a-sezioni-unite-demolisce-il-mito-della-cooptazione-accademica

2021 03 20[modifica | modifica sorgente]

http://www.stampalibera.it/2021/03/20/le-dieci-domande-scomode-al-magnifico-cuzzocrea-dellassociazione-trasparenza-e-merito/


La mia intervista andata in onda di ieri sera nel servizio “Concorsopoli in Sicilia” di Giulia Palmieri (che ringrazio molto) al TG1 RAI delle ore 20. Vi prego di condividerla, quanto più possibile, con i vostri contatti per diffonderne i contenuti. E’ importante adesso avere il vostro supporto.

"Sono tornato, dopo più di 6 anni, sul luogo del mio “omicidio” di studioso, ricercatore e docente universitario. La sede di lingue di Ragusa, ateneo di Catania. Delitto - metaforicamente - perché di questo si tratta. In questi giorni si celebrano al tribunale di Catania le udienze del processo “università bandita” che ha come imputati per “associazione a delinquere accademica” 10 docenti tra rettori, ex rettori, prorettori e direttori di dipartimento e 45 altri docenti dell’ateneo catanese per reati vari. A Firenze, a Medicina, non è accaduto nulla di molto di diverso da Catania, a Perugia uguale, altrove ancora lo stesso. E’ un sistema di potere pericoloso, grave per i cittadini, perché usa risorse pubbliche per fare interessi privati in modo corruttivo e clientelare, lo dicono i pm. E abbassa sempre più il livello della ricerca scientifica e dei servizi formativi offerti. Il sistema di potere è così potente e sicuro dell’impunità che non sono bastate tutte le sentenze dei tribunali italiani, amministrativi, penali e contabili, per permettermi di essere reintegrato come avrei dovuto nell’università, come avrei meritato e come è stato riconosciuto dalla legge. Ma la legge dello Stato negli atenei italiani, purtroppo, non può entrare perché la regola dei baroni è più forte. Hanno la copertura del potere politico. L’unica istituzione che in questi anni di sofferenza e sacrificio mi ha supportato è stata la magistratura, che ringrazio. Il rettore di Catania (che nell’incontro fatto l’anno scorso mi ha letteralmente preso in giro, non rispettando nemmeno la parola di impegnarsi per trovare una soluzione) ha fatto carta straccia della lettera del Presidente della Repubblica che mi ha manifestato solidarietà e appoggio, parlando di trasparenza, legalità, merito per l’Università e augurandomi di trovare soddisfazione per la mia carriera accademica. Nemmeno per sogno. Una cosa gravissima. Le istituzioni italiane, a partire dal ministero, non rispondono, e dunque sono totalmente delegittimate ai miei occhi e agli occhi di tutti i colleghi che come me hanno avuto il coraggio di denunciare. Mi rivolgerò, per questo, con tristezza e rammarico, alle istituzioni europee, alla Corte di giustizia europea per avere riconosciuti i miei diritti umani violati. Chiederò che sia avviata una procedura di infrazione nei confronti di questo Paese e dell’università italiana. Mi chiedi se mi sono mai pentito di aver denunciato? No, credo di essere stato un esempio, per tutti. Mi chiedi se dopo dieci anni di battaglia giudiziaria e pubblica spero ancora di entrare all’università? No, in una università degradata e ingiusta come questa non vorrei mai entrare. Solo qualora cambiasse veramente qualcosa nei metodi e si affermasse una università più giusta, più trasparente, più legale, allora forse in quel caso sarei felice di farne parte. E felici sarebbero sicuramente gli studenti, la vera unica asse portante dell’università. Purtroppo da anni non posso più fare il mio lavoro, per colpa di questo muro di gomma e di questa ostinazione che è un vero e proprio boomerang che si ritorcerà alla lunga contro l’ateneo. Da tre anni mi occupo dell’associazione Trasparenza e Merito per supportare e aiutare chiunque altro abbia subito come me abusi e ingiustizie all’università, per non farlo sentire isolato. L’accademia è un mondo omertoso, ma insieme si può rompere il muro del silenzio. Diamo una bella lezione di stile, di giustizia e di moralità all’ateneo di Catania e all’università italiana.” Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2eb906ad-8c58-44e3-8b5c-1d053cfc6790-tg1.html

https://www.trasparenzaemerito.org/post/scir%C3%A8-al-tg1-rai-l-ateneo-di-catania-continua-ad-abusare-ricorrer%C3%B2-alla-corte-di-giustizia-europea

2021 03 19[modifica | modifica sorgente]

https://www.trasparenzaemerito.org/post/scir%C3%A8-al-tg1-rai-l-ateneo-di-catania-continua-ad-abusare-ricorrer%C3%B2-alla-corte-di-giustizia-europea

2021 03 08[modifica | modifica sorgente]

La scelta dello storione. La solitudine e la forza di chi nuota controcorrente. Potevo, dopo aver vinto a tutti i livelli, sul piano giudiziario, il mio caso, concentrare le energie su una strada alternativa alla mia vita. Ne avevo i mezzi e le capacità intellettuali. Candidarmi in politica, me lo hanno proposto in tanti, o dedicarmi ad altro (è ciò che avrebbero voluto i miei detrattori e i miei nemici perché così avrebbero avuto vita facile). Ho scelto la strada più difficile da percorrere, quella dello storione, che continua a nuotare controcorrente. Ho mandato avanti la lotta fino in fondo, senza far sconti, senza esclusione di colpi, coinvolgendo prima la commissione di quel concorso (condannata), poi il dipartimento e l’ateneo (decapitati e a processo), poi le collusioni a tutti i livelli, dall’ufficio legale a tutto il resto. Ma non mi sono accontentato del mio caso. Ho spostato la lotta a livello di tutti gli atenei, di tutti i settori scientifici. E’ nata infatti l’associazione, ed ho dedicato tutta la mia vita, il mio tempo, a supportare gli altri. Sono arrivate 3200 segnalazioni, 650 colleghi si sono iscritti. Più di 600 casi sono diventati ricorsi e le sentenze sono aumentate nel corso degli ultimi anni del 40% in termini assoluti su contenziosi all’università. Più di 5 mila le sentenze che hanno cambiato il volto del reclutamento, costringendo i delinquenti accademici a correre ai ripari. Adesso si inventeranno qualcos’altro, lo so, con la complicità della classe politica, dopo la depenalizzazione dell’abuso di ufficio, probabilmente la cooptazione resa legale, come ha dichiarato l’altro giorno l’ex rettore di Firenze (“anche se cambiano le leggi, tanto decidono sempre i baroni”), in modo da bloccare la magistratura. Ma non servirà. Supporteremo coloro che hanno denunciato e che denunceranno. Sono già venute fuori, infatti, le inchieste delle procure che stanno facendo emergere i pesanti reati, le associazioni a delinquere, la masso-mafia accademica insomma. Qualcuno oggi mi chiede, ma tu personalmente cosa hai ottenuto da tutto ciò? Eh già, personalmente in termini materiali e pragmatici non ho ottenuto proprio nulla. Ma ci sono ideali, battaglie, che non sono per ottenere risultati per noi stessi come individui ma per la collettività, per il futuro delle generazioni che verranno. Ed è questa la soddisfazione più grande di tutte: guadagnarsi non soldi o prestigio o fama ma, più semplicemente, un posto, nella storia della lotta alla corruzione. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2021 03 04[modifica | modifica sorgente]

Concorsi universitari a Medicina. Firenze, dunque, come Catania. Indagato il rettore insieme ad altri 29 docenti: per la Procura è associazione a delinquere. Oggi altre perquisizioni della Guardia di Finanza negli uffici dell'azienda ospedaliera, e in altre citta, Milano, Roma e Ancona. Per alcuni dei docenti oltre a turbativa del procedimento e abuso di ufficio si aggiunge il reato di concussione. Anche qui, come per "università bandita", tutto nasce a seguito di una denuncia di colleghi amici membri di Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo. Non mi meraviglia affatto che la rete si estenda a più atenei. Considerate solo questo particolare : nelle intercettazioni di Catania, per il passaggio di consegne del "pactum sceleris" dal precedente rettore al successivo (entrambi adesso a processo), si può leggere che i due rettori coinvolgono e chiedono il "permesso" per l'operazione ai due rettori dell'epoca degli atenei di Messina e Reggio Calabria. Capite di cosa stiamo parlando? Quale sarà, dunque, il prossimo ateneo?

https://www.rainews.it/tgr/toscana/articoli/2021/03/tos-inchiesta-procura-firenze-concorsi-truccati-aouc-careggi-universita-facolta-medicina-fiamme-gialle-e286ad0d-fc0d-4601-84c9-4174659cc2e3.html

2021 03 02[modifica | modifica sorgente]

Raccontatemi la vostra storia sull’università truccata. Questo è un appello, una (metaforica) chiamata alle armi. Come sapete sono in piena fase di stesura del libro la Mala università e i professori di illegalità, che sarà pubblicato da un importante editore nazionale. Ci sto mettendo dentro tutto me stesso. Da dieci anni mi ero bloccato nella scrittura, adesso però tutte le emozioni, tutte le cose che ho da dire, vengono fuori come un vulcano in eruzione, come lava che cola inesorabile, incontenibile. Diventano le parole del libro. Parlerò del mio assurdo caso, parlerò dell’associazione Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo e dei tanti casi denunciati, parlerò del sistema di potere massonico-mafioso dell’università italiana. Al momento ho selezionato, tra i centinaia e centinaia, 25 casi davvero clamorosi di cui parlare, 35 sentenze che hanno fatto la storia di questi anni, e 3 inchieste ampie delle procure che evidenziano un sistema esteso di condizionamento che va ben oltre il mondo accademico. SI tratta di una piovra. Considerate che le sentenze importanti sull'università sono più di 5 mila. All’indirizzo nell’associazione, da quando siamo nati, mi sono arrivati più di 3 mila messaggi e segnalazioni, delle quali prenderò in considerazione nel libro, per dovere di sintesi, solo quelle più significative. Non è affatto semplice perché ho già tantissimo materiale, ma vorrei coinvolgere tutti i miei amici e contatti che hanno qualcosa da dire davvero sull’argomento. Siccome vorrei che questo fosse un libro “corale”, il mio invito a tutti voi è di contattarmi qui, oppure anche in privato, in mail al mio indirizzo (gs@giambattistascire.it) o a quello dell’associazione (trasparenzaemerito@gmail.com), per raccontarmi la vostra storia o quella di qualcuno che conoscete molto bene. Per raccontarmi dal vostro punto di vista la Mala università e le grandi porcherie che combinano i “baroni” e i delinquenti accademici negli atenei. Ma anche altro, tutto quello che ci ruota attorno. Vorrei dare uno spaccato quanto più completo di queste vicende. Non cerco solo vittime di pesanti ingiustizie, ma anche semplicemente trombati ingiustamente, raccomandati pentiti, docenti pentiti, cervelli fuggiti ma soprattutto cacciati. Questa una breve premessa per capire un po’ meglio di cosa sto parlando.

  • * *

La mia descrizione della Mala università si fonda su fatti veri, quantitativi e qualitativi. Occasionalmente userò anche numeri, tabelle, grafici e dati statistici per dare ancora più efficacia alla mia descrizione, ma per la maggior parte mi baserò sulle storie e sulle narrazioni. I fatti che ricordiamo meglio sono sempre legati a storie, tutto il resto è facile che si dimentichi. Le storie hanno per protagonisti le persone. L’università, infatti, non è una istituzione teorica o virtuale, fatta solo di leggine, bandi, pubblicazioni e corsi d’esame, ma è una realtà viva, empirica, fatta da docenti, quindi da persone in carne ed ossa. Ragion per cui, per capire a fondo e analizzare al meglio la Mala università non si può prescindere dal modo in cui questi esseri umani agiscono e vengono in essa reclutati. Cercherò, non so con quale fortuna - lo stabilirà il lettore -, di comporre dei racconti lineari, realistici. Non semplici, ma lineari. Non c’è nulla sulla faccia della terra che sia una cosa semplice. Tanto meno lo è l’università, un mondo assolutamente complesso. So bene che ciò che più conta per chi scriva un libro è riuscire a suscitare reazioni, emozioni, in chi legge. Il lettore non troverà nel libro testi di intrattenimento, che intendano distrarre, far arrabbiare o commuovere. Troverà, invece, documenti sotto forma di racconto e il loro intento è quello di persuadere. Per questa ragione cercherò di darmi un metodo empirico di studio, fondato appunto su persone e fatti. Sono stati scritti, in un recente passato, tanti libri sugli scandali del malcostume accademico, sulla Università Truccata, sulla Parentopoli, sui Baroni, con tagli diversi, dall’inchiesta giornalistica al saggio scientifico, alle memorie. È la prima volta, però, che un libro incentrato su questo argomento si cimenta in un racconto “corale”, in una analisi critica del sistema di potere accademico, scritto contemporaneamente da chi è dentro l’Accademia e da chi ne è rimasto fuori. È una sorta di Mala università 2.0, nel senso che la questione non si esaurisce con una serie (seppure numerosissima) di scandali, di entità più o meno grave, ma va affrontata nei termini di un vero e proprio “sistema di potere”, bidimensionale, cioè a dire dentro l’Accademia e soprattutto fuori da essa. Il risultato finale di tutto ciò non è solo un ambiente lavorativo in cui la “cooptazione” anti-meritocratica (e non la valutazione comparativa trasparente) rappresenta la prassi, ma anche un luogo in cui si assiste ad un forte condizionamento in negativo delle linee di sviluppo e della qualità del pensiero scientifico. Una cosa impossibile da studiare e da documentare, invece, è il numero elevatissimo di persone che, proprio per colpa della Mala università, hanno evitato di partecipare a concorsi pur avendone i titoli e i requisiti perché demotivati dall’esito predeterminato o addirittura spinti o finanche costretti a non partecipare. In situazioni in cui prevalgono nepotismo, corruzione, clientelismo, raccomandazione e favoritismo, sono proprio i candidati migliori, quelli che ambiscono ad un sistema corretto, trasparente e meritocratico, ad andare all’estero, a rivolgersi al settore privato della ricerca, oppure a cambiare mestiere. Con un danno economico, sociale e culturale inestimabile per il paese, difficile da poter quantificare. Questo libro intende squarciare il velo di ipocrisia che i commentatori e i “media” sono abituati ad usare nei confronti dell’Accademia. Non capisco perché quando si parla di “delinquenti” accademici si tenda sempre a minimizzare, per una sorta di reverenza nei confronti dei curriculum scientifici di personalità che dovrebbero rappresentare appunto la Cultura e la Scienza, con le iniziali maiuscole, e che invece, spesso, sono più assimilabili ad una cricca di malavitosi. Quando si parla di sistema della Mala università si tende sempre a ridimensionare le cose, usando l’aggettivo “para-mafioso”. Come per dire che fino in fondo mafioso non lo è. No. Va fugato ogni dubbio a questo proposito: la mafia o meglio la “masso-mafia” universitaria è mafia a tutti gli effetti, ed il contenuto di questo libro starà lì a dimostrarlo. [Gb]

2021 0227[modifica | modifica sorgente]

Leggete voi stessi con i vostri occhi. Questa è la lettera del nuovo rettore all’ex ministro, che rendo pubblica oggi dopo un anno esatto, e che non ha mai avuto esito né risposta, nella quale scrive: “Considerato che è intendimento di questo Ateneo dare riscontro alle richieste del dott. Scirè, rimaniamo ad assoluta disposizione di codesto on.le Ministero qualora ritenga di poter individuare una possibile soluzione, giuridicamente percorribile, alla vicenda”. Ma per favore! Lo sanno anche le pietre che c’è l’autonomia degli atenei quindi la chiamata in causa del ministero è una presa per i fondelli. Quando si tratta di abusare e di truffare l’ateneo di Catania è autonomo, quando si tratta di riparare un danno l’ateneo avrebbe le mani legate. Evidentemente il nuovo rettore preferisce appoggiare i “delinquenti” accademici, come dimostra la sua non costituzione come parte civile al processo di “università bandita”, e prendere in giro ed escludere le persone perbene (sul contenuto esatto dell’incontro del febbraio 2020 parlerò presto). L’Italia è un paese incivile, che non ha futuro, perché le istituzioni non rispondono. Uno Stato che non dà risposte ad un cittadino che ha dimostrato le sue ragioni è una vergogna senza fine. Chi denuncia il datore di lavoro per abusi o illeciti commessi a danno della collettività, anziché essere protetto e tutelato viene isolato, emarginato, fatto fuori. Questo dicono le storie dei tanti “whistleblowers” italiani. La mia vicenda la conoscete a memoria ormai. Ma la ripeto fino alla nausea finché qualcuno delle istituzioni non si decida ad ascoltarmi e porre rimedio al massacro. Ho denunciato una commissione di concorso all’università (condannata penalmente), ho reso noto che l’ateneo non ha dato esecuzione alle sentenze, ho fondato l’associazione Trasparenza e Merito per contrastare e combattere proprio episodi come questi subiti da tanti altri, ho avuto tutte le ragioni dai tribunali dello Stato, il conforto di una lettera del presidente della Repubblica, ma tutt’oggi l’attuale rettore (il terzo in ordine di tempo, gli altri due sono a processo per associazione accademica a delinquere) mi ha preso in giro (in un incontro rimasto lettera morta) e l’università mi tiene fuori, in modo ipocrita. La mia sofferenza materiale, psicologica e morale non ha fine, la mia esclusione dall’università è ingiusta, scorretta, subdola e vanno avanti da 10 anni. Nessun sentenza di un tribunale, in realtà, potrà risarcirmi del danno arrecato alla mia carriera e alla mia vita, di cui chiederò conto in ogni sede, nazionale ed estera. La mia azione testarda, pervicace, è finalizzata a cambiare l’università non a entrarvi a fare parte di questa università malata, truccata, destinata a morire. Purtroppo il mio non è un caso isolato, magari lo fosse, altro che! Ce ne sono tantissimi, diffusi ovunque. Questa mia storia, come quella di altri amici e colleghi (che racconterò presto nel libro che sto scrivendo e che sarà pubblicato da un importante editore), sottolinea quanto sia urgente che l’Italia recepisca la direttiva europea (2019/1937) sul “whistleblowing”. Se la legge fosse entrata in vigore, sarebbe possibile proteggere casi di persone che hanno messo la faccia ed evitare le ritorsioni sicure a cui vanno incontro, come il mio caso dimostra plasticamente. Ma io non mi arrendo mai, vado avanti nella battaglia come un “caterpillar” insieme a tutti gli amici (e siamo sempre di più…) che credono nella legalità e nella giustizia, nella trasparenza e nel merito. Certo, ci sono momenti di scoramento, di sconforto, ma questo è umano. Piuttosto, vi invito a denunciare, denunciare, denunciare gli abusi e le ingiustizie in ogni luogo e tempo, e di andare avanti a testa alta nella vita, magari senza soldi ma con la coscienza pulita e la dignità intatta, e la sera quando tornerete a casa e vi guarderete allo specchio avrete la faccia tranquilla, serena, a differenza di tanti altri! Conte ora fa le lectio magistralis in pompa magna all’università? Quando era al governo avrebbe potuto agire nei fatti contro la corruzione accademica, contro gli abusi di potere, ma non lo ha fatto. In una università come quella di Firenze, peraltro, dove risultano ben 11 (!!!) provvedimenti penali di inchieste in corso (con oltre 33 notizie di reati corruttivi riguardanti l’azienda ospedaliera universitaria). Dunque, per quanto mi riguarda, sull’università, Conte ha fallito. La sua lectio magistralis perde qualsiasi significato di coerenza. Cosa ha da dire, invece, il nuovo governo Draghi e la nuova ministra dell’università Messa a proposito di questioni gravi e spinose come questa? Non esiste solo il Covid, purtroppo per alcuni… Se potete, amici, condividete questo messaggio a pioggia, in modo da diffondere e rendere pubbliche ai vostri contatti le malefatte di questi “signori delle università”, che almeno questo messaggio gli vada di traverso! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo Lorenzo Fioramonti Nicola Morra Giuseppe Giustolisi Corrado Zunino Antonio Massari Saul Caia Pierluigi Pigi Di Rosa Marco Benanti Nello Trocchia Giornalista Silvia Vaccarezza Vittoria Iacovella Graziella Lombardo Andrea Sessa Laura Distefano Dario De Luca Salvo Catalano Antonio Condorelli Luisa Santangelo Eleonora Mastromarino Mariagrazia Gerina Alessio Moriggi Giuliana Zanca Fabio Giuffrida Simona Angela Gallo Irene Stracuzzi Antonello Piraneo Silvia Quaranta Nadia D'Amato Giuseppe La Lota Jacopo Tondelli Antonio Fraschilla Ismaele La Vardera Filippo Poltronieri Laura Margottini

2021 02 15[modifica | modifica sorgente]

Sulla vicenda del ridicolo cambio del logo istituzionale da parte del Rettore e sulla sua (finora) mancata costituzione di parte civile al processo di "Università bandita". Ringrazio Pierluigi Pigi Di Rosa e Sud Press per lo spazio nell'articolo. Gli studenti si sono lamentati per non essere stati minimamente coinvolti, lo stesso mondo accademico lo ha appreso a cose fatte, la cittadinanza è sdegnata per un atto superficiale che calpesta una istituzione universitaria millenaria. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo ne chiede le dimissioni.

Simboli e fatti: UniCT, se perfino il cambio del logo sostanzia un metodo di abuso di potere.

Fa impressione che un evento apparentemente simbolico riesca a suscitare sdegno e riprovazione molto più che la sostanza stessa dei fatti - questi sì veramente vergognosi e oltraggiosi - che, come abbiamo letto tutti – si sono compiuti tra le mura dell’Ateneo di Catania e che vedranno presto entrare nel vivo, a questo proposito, le udienze del processo denominato “Università bandita”.

Se 1+1+1 è uguale a 3 ci pare ovvio, quasi scontato, che i metodi e le prassi abituali di “autoritarismo del capo” e “abuso di potere” non possano cambiare certo con un banale restyling nel giro di pochi mesi.

Almeno in un Ateneo dove, fino qualche tempo fa - come documentano le intercettazioni dell’inchiesta penale -, il precedente Rettore Basile, il suo predecessore Pignataro, nonché alcuni capi dei dipartimenti usavano frasi come “quando abbiamo ripartito i posti di ricercatore” “si tratta di fare un passo indietro, adesso, per avere il concorso tranquillo liscio come l’olio tra due mesi” “non è un’attività illegale ma insomma...gli fai una telefonata e gli preannunci un bigliettino…così mando un autista in giro con tutte queste buste” “gli studenti me li chiamo io e gli dico l’indicazione è questa” “abbiamo fatto questo consiglio di amministrazione…abbiamo votato con i pizzini, in piena democrazia” “se non si dimette lo destituiamo” “non sono né io come singolo né lui come singolo ma stiamo lavorando insieme..un gruppo di persone che vogliamo vedere un attimino di sistemare al meglio la nostra situazione...” “famiglie che hanno piazzato centinaia di parenti” “insomma i concorsi universitari si fanno per predestinazione e per, insomma, clientela”. E tanto altro. In poche parole un Ateneo di docenti che consideravano l’istituzione alla stregua del cesso di casa.

In un Ateneo dove, appena eletto, il nuovo Rettore Priolo si affrettava a dare un segnale alla comunità accademica, o meglio sarebbe, forse, usare un termine più appropriato - “tribù” - che lo aveva eletto in continuità rispetto agli impegni di reclutamento presi dai suoi “illustri” predecessori: “Mi preme ragguagliarvi su un punto che sta a cuore a molti di noi: i concorsi e le prese di servizio. Vi dico subito che nello scorso Consiglio di Amministrazione abbiamo proceduto con le chiamate che erano in stallo e dato mandato di procedere con le nuove commissioni… Sia chiaro: le regole relative alla composizione delle commissioni non sono state toccate…Le scelte a favore di questa nostra proposta non rappresenteranno certo un giudizio di merito rispetto al nostro operato di sempre” (Lettera di Priolo al personale dell’Ateneo, 8 ottobre 2019). Come dire, tutto bene, procediamo come sempre, Madama la Marchesa!

Ma questo del simbolo è il classico caso in cui si squarcia il velo di un metodo che è quello che ha sempre contraddistinto i vertici di questo Ateneo e che, forse – ahi noi - sempre lo contraddistinguerà. È anche un classico caso di eterogenesi dei fini, ovvero di conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali. Di cosa stiamo parlando?

Semplice, del cambio del logo simbolo dell’Ateneo di Catania, reso noto qualche giorno fa.

Senza aver coinvolto adeguatamente la comunità accademica, né i docenti né gli studenti, il nuovo Rettore ha imposto dall’alto, con spesa di circa 8 mila euro, il cambio del logo dell’istituzione, affidando la modifica per realizzare la cosiddetta nuova “brand identity - per la serie “ tu vo fa l’americano” - ad una agenzia di comunicazione con sede a Milano (come se Catania non potesse esprimere menti e progetti altrettanto degni, tanto per dirne una).

Il nuovo logo, simboleggiante un elefante stilizzato, che sembra più quello “pop” di un gruppo musicale o quello “sportivo” di una squadra di basket Nba, piuttosto che lo stemma di una istituzione culturale e storica millenaria, non ha affatto convinto la comunità accademica e quella studentesca ed ha suscitato riprovazione e sdegno anche da parte della società catanese, con critiche e polemiche emerse sui social e sentite anche per le strade.

Per dare l’idea dello stupore e del malcontento diffuso, basti riportare il testo del messaggio sms inviato da un noto professore ordinario dell’Ateneo: “Ho ricevuto ieri una telefonata di un collega, preoccupato per le voci su una presunta volontà dell’Ateneo (e Tua in particolare, ndr “del Rettore”) di cambiare l’emblema e il nome dell’istituzione…Manifesterò pubblicamente il mio dissenso da questa iniziativa, che - soprattutto in questo momento della vita dell’Ateneo - giudico del tutto intempestiva e inopportuna… Tutti i loghi degli atenei più antichi hanno una impostazione grafica simile perché vogliono rappresentare una precisa tradizione comune, direi nazionale. D’altronde siamo una università statale e pubblica. Ma ti immagini se Harvard o la Columbia si sognerebbero di modificare il simbolo? Il simbolo di una istituzione storica è fondamentale… Capisco che ci sono cose più importanti ma io credo che il simbolo (e il nome…pare infatti che si parli di cambiare anche quello) costituiscano la sintesi di una “visione” che comprende tutte le altre cose importanti per la vita della nostra comunità accademica”.

Altrettanto significative le parole scritte dagli studenti, che contro il nuovo logo hanno promosso addirittura una petizione pubblica su change.org e che hanno votato in modo negativo nella seduta di approvazione del logo al Consiglio di Amministrazione: “Questa scelta è stata frutto, per l’ennesima volta, del mancato coinvolgimento della rappresentanza studentesca e del mancato dialogo con l’Ateneo. "Alleanza universitaria non entra nel merito in ordine al design, all’attrattività e al dispendio economico, ma indubbiamente non passa in secondo piano il fatto che si è preferito svolgere un’indagine di mercato volgendo lo sguardo verso aziende del nord Italia dimenticandosi di meritevoli aziende siciliane e dell’Accademia delle Belle Arti di Catania che vanta studenti e docenti esperti nel settore che hanno portato a termine diverse opere di utilità pubblica. Ai fini di una democratica e trasparente amministrazione potrebbe essere più opportuno essere più aperti al dialogo con i rappresentanti degli studenti e non solo, soprattutto a fronte della situazione pandemica che stiamo ormai vivendo da un anno in tutto il territorio nazionale. Continuano a manifestarsi episodi che non ci permettono ciò poiché si sta prestando attenzione a fatti e cose che distolgono lo sguardo dai veri problemi amministrativi e didattici di cui il nostro Ateneo soffre”.

Eh già, distogliere lo sguardo dalla sostanza e gettare un po’ di fumo negli occhi della gente. Sintesi perfetta.

Ma c’è un aspetto più generale del rapporto tra immagini/simboli e fatti/parole che a nostro avviso andrebbe toccato, approfondito. Non è forse vero che i simboli, più o meno vuoti, più o meno post-moderni, più o meno ritoccati, senza i fatti veri, concreti, fulgidi di cambiamento, parlano solo i linguaggi della mistificazione e della menzogna?

Un logo rinfrescato, modernizzato, può forse spezzare il continuum storico senza la profondità dei gesti e delle azioni dei docenti? L’università è fatta di uomini, non di simboli o di loghi e tanto meno di slogan. E a noi non sembra che nella programmazione didattica e ricerca dell’Ateneo e tanto meno nel reclutamento del personale docente, la nuova gestione abbia cambiato alcunché, anzi. Ecco perché il surreale cambio del logo si stacca dal simbolo in sé e, invece, lascia affiorare quello che è un metodo e una prassi di abusi che ben conosciamo, purtroppo. Ce n’è quindi abbastanza per pensare che il rapporto tra i fatti (la storia) e l’immagine (il simbolo/logo), così come il rapporto tra questa (nuova?) classe dirigente, che si esprime bene con il nuovo logo dell’ateneo, anzi che addirittura si simboleggia in esso, e la cittadinanza, debba necessariamente esaurirsi in un groviglio di sfiducia e di sdegno. Forse ancora maggiori che della precedente, perché ancor più amare in quanto velate dall'ipocrisia.

Per questa ragione - cioè a dire per il modo (con sprezzo autoritario) in cui è stato deciso il cambio del logo, senza alcun coinvolgimento della comunità accademica e cittadina, ma in realtà per quello che non è stato fatto realmente e concretamente per porsi in reale discontinuità con il triste e vergognoso recente passato dei concorsi truccati (come l’immediata costituzione di parte civile al processo avrebbe invece dimostrato) – chiediamo ufficialmente le dimissioni immediate dell’attuale Rettore.

https://www.trasparenzaemerito.org/post/simboli-e-fatti-unict-se-perfino-il-cambio-del-logo-sostanzia-un-metodo-di-abuso-di-potere

https://www.sudpress.it/destinazione-news/post/112392/unict-ed-il-caso-del-nuovo-logo:-si-%C3%A8-persa-una-grande-occasione-lassociazione-trame-chiede-le-dimissioni-del-rettore-priolo

2021 02 08[modifica | modifica sorgente]

Modigliani, l’economista maestro di Draghi e la sua opinione durissima sull’Università italiana.

Come sapete l’economista Modigliani è stato “maestro” dell’economista Draghi. Modigliani in una biografia dal titolo “Avventure di un economista” (Laterza 1999), racconta alcuni episodi della sua vita, tra cui delle chicche a proposito di ciò che lui pensava dell’Università italiana. Eccovi qualche brano tratto dal blog "Faust e il governatore". L’economista parla senza mezzi termini di “insopportabile impersonalità delle università italiane: pochi baroni che insegnavano a masse di studenti sconosciuti, attorniati da piccole folle di petulanti e servili assistenti” e ancora “Nel 1955 tornai in Italia come lettore. La mia impressione negativa fu fortissima. Avevo scordato quanto profonde fossero le differenze tra il sistema di educazione universitario negli Stati Uniti e in Italia. Il sistema italiano era una struttura a tre caste, in cui i pochi, e per la maggior parte anziani professori, occupavano la casta superiore, immediatamente inferiori a Dio, mentre un gruppo consistente di speranzosi e servili assistenti rappresentava la seconda casta, lo stato intermedio, e gli studenti, dei quali nessuno si occupava, costituiscono la base della piramide”. E poi: “Il Rettore dell’Università di Roma mi definì, mentre in America ero già full professor, un giovine promettente, mentre il professor Corrado Gini, un “barone”, in occasione di un convegno di economisti a Washington, ad un certo punto tirò fuori l’orologio dal taschino e mi chiese “Senta, ieri mi si è rotto l’orologio, me lo potrebbe far accomodare per cortesia, e poi me lo fa recapitare in albergo?”. Ebbene il “giovane” Modigliani gli rispose che la richiesta avrebbe dovuta farla al garzone della portineria dell’albergo. Ecco come si saggiava di che pasta era fatto l’allievo-assistente, quanto era in grado di subire pur di accattivarsi la benevolenza del capo. Solo così nell’Università italiana si andava e si va tuttora avanti. “Questa - scrive l’economista nella sua biografia - è una delle origini profonde della crisi italiana. Perché una classe universitaria e una classe dirigente che è stata selezionata in base alla sua capacità di subire umiliazioni, di non avere amor proprio, è quella che non è in grado di guidare l’Italia”. Anche oggi, lo continuiamo a predicare come una voce nel deserto, da anni, noi di "Trasparenza e Merito", l’università italiana è alla deriva scientifica proprio per colpa di questo sistema di potere e produce l’attuale devastazione morale e produttiva di una intera classe dirigente, proprio perché i meccanismi di reclutamento e di funzionamento dell’Accademia sono pressoché immutati dagli anni cinquanta: un sistema massonico e “mafioso” fondato sulla cooptazione e la raccomandazione che umilia il merito. Nessun magistrato potrà mai sanzionare e quantificare i danni causati alla collettività da un sistema universitario in cui i candidati migliori spesso nemmeno si presentano ai concorsi perché sanno che sono gia decisi e predeterminati, e in cui quelli che aspettano buoni e zitti il loro turno e si ritirano per far vincere il prescelto del barone, lo fanno per ricevere in cambio, a loro volta, una concessione, una grazia. Questo è un sistema perverso che abbassa la qualità scientifica e umilia l'istituzione universitaria che, lo ricordo per chi non lo sapesse o facesse finta di non saperlo, è pubblica ed è di tutti i cittadini. La speranza è che Draghi abbia la stessa tempra del maestro economista e che condivida la stessa idea e opinione negativa dell’università italiana, proponendo scelte di cambiamento radicali e riforme necessarie. Attendiamo segnali. Ringrazio Clarastella per avermelo suggerito. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

Vvvvvvvvv

L'università? Affare di famiglie. Quello che più mi avvilisce e mi infastidisce, al punto da cominciare ad averne seriamente repulsione e ribrezzo, non sono i tanti concorsi truccati in sé (ormai un “non scandalo”, non fanno più notizia da quanto sono diffusi), ma il fatto che i metodi illegali usati, siano accettati dalla maggioranza del mondo accademico, anche da persone riconosciute perbene o qualificate che minimizzano sempre: come ogni sistema chiuso, massonico, mafioso, non accetta ingerenze al proprio dominio di potere, chiunque può andare avanti ed essere cooptato ma solo a patto che sia ossequioso, fedele e servo, non dunque grazie alle proprie qualità ma per grazia ricevuta; nei confronti della vittima di turno che si ribella a questo stato di cose si attua la strategia dell’isolamento, poi dello sfinimento, e tutti gli altri devono contribuire ad emarginare chi contesta gli abusi di potere perché "occhio non vede cuore non duole"; la maggioranza dei colleghi, per quieto vivere o per scambio di favore, solidarizza non con le vittime ma con i colpevoli (perché un giorno potrà capitare anche a lui di esserlo). Su un mondo universitario del genere, lontano anni luce dai miei valori e dalla mia idea trasparente e meritocratica di università, io ci sputo sopra, non vorrei entrarne a far parte nemmeno se il posto me lo regalassero perché sarebbe una pura concessione. Ecco la ragione perché lo combatto strenuamente e ne propongo la distruzione, senza far sconti, per ricostruirlo dalle fondamenta. L'attuale ministro dell'università e ricerca rappresenta oggi l'esatto contrario di ciò che ho in mente. Posso dire quello che penso senza freni, perché da questo genere di mondo accademico sono affrancato e libero.



Finalmente ti ritrovo sulla mia visione, il conflitto sociale è altra cosa rispetto alla semplice violazione della legge. Non si risolve con la giurisdizione ma con la politica. Ma il nemico come hai inquadrato non è l'elite dei massoni ma tutti noi imbecilli indotti inconsapevoli che per quieto vivere cediamo al loro ricatto morale. Questa è la rivoluzione da fare ossia la guerra all'imbecille indotto inconsapevole .

https://const.miraheze.org/wiki/20200112_Dichiarazione_di_guerra_culturale



Sabina Passamonti , non sa quanto mi fa piacere il suo like.


Mario Paolo Rossi il punto è la "spoliazione legale"


Carmela Gioscia certamente, la grande differenza tra noi e gli altri è che negli altri paesi con l'alternanza c'è una nuova serie di leggi che annullano le precedenti in modo alternativo mentre da noi le annullano nella continuità della spoliazione legale

2021 01 22[modifica | modifica sorgente]

Ringrazio Corrado Zunino per l'articolo di oggi su Repubblica dal titolo "La riforma dell'abuso di ufficio pietra tombale per i concorsi falsi", che riporta la comunicazione di "Trasparenza e merito": "Questo governo ha fatto un regalo alla lobby degli accademici e la Cassazione ha conferito alla pietra tombale del diritto un valore retroattivo, ci rivolgeremo alla Corte di giustizia europea". Con due sentenze nelle ultime settimane su bandi delle università di Pescara nel caso di Agnese Rapposelli, Foggia nel caso di Sandro Del Nobile, con e una richiesta di archiviazione su Macerata nel caso di Anna Grazia Quaranta, i tribunali hanno archiviato denunce sulle selezioni su misura: "Con la depenalizzazione dell'articolo 323 non si può procedere", scrivono i giudici. I legali: "Create praterie di impunità". La battaglia per una università legale non avrà battute di arresto, anzi prosegue con maggiore forza e convinzione, non ci fermiamo! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo


Quello che stanno facendo con INPGI, gli altri non ci avrebbero mai provato.

2021 01 21[modifica | modifica sorgente]

Ho conosciuto Celia Arroyo-Lopez. Lei è una ricercatrice spagnola sopravvissuta a pesanti molestie in ambito accademico e universitario, perpetrate da dieci anni a questa parte (dai tempi del suo dottorato di ricerca al post-dottorato), che ha coraggiosamente denunciato ma che sono rimaste impunite. Per ben due volte ha fatto una petizione al Parlamento Europeo che però non le ha mai dato una risposta, a dimostrazione di una sottovalutazione del “bullismo” accademico e delle continue e diffusissime ritorsioni messe in atto dai supervisori, dai tutor, dai docenti superiori nei confronti dei soggetti sottoposti all’Università, in primo luogo verso i ricercatori e le ricercatrici più giovani. Di recente Celia ha scritto un interessante articolo sulla rivista di Marie Curie Alumni, un importante programma di ricerca a livello internazionale, dal titolo “SPECIFIC ACTIONS NEEDED TO SUPPORT RESEARCHERS WHO ARE VICTIMS OF HARASSMENT” ( https://medium.com/marie-curie-alumni/specific-actions-needed-to-support-researchers-who-are-victims-of-harassment-be91251c1711 ), nel quale ha avanzato una nuova petizione (la n. 1132/2020) al Parlamento Europeo, dove si chiede la creazione di un UFFICIO EUROPEO per far fronte efficacemente alle molestie e agli abusi nei settori dell'istruzione superiore e della ricerca e innovazione. Le proposte che Celia fa sono assolutamente condivisibili: occorre infatti garantire ambienti universitari di lavoro sani e comportamenti etici negli accademici, in particolare nelle istituzioni di alta istruzione finanziate con fondi pubblici, in modo da salvaguardare maggiormente il rispetto dei diritti dei ricercatori; occorre individuare dei punti di riferimento per le vittime dei soprusi, anche a livello di procedure di concorso e avanzamento di carriera, fornendo supporto psicologico, giuridico, protezione; occorre incentivare buone pratiche sviluppando programmi per il miglioramento delle condizioni dei docenti e dei ricercatori rendendole più democratiche ed eque meno gerarchiche e fondate su rapporti di do ut des e scambio di favori. Tutto questo può permettere un miglioramento del livello di vivibilità in un ambiente accademico caratterizzato da stress e condizioni tossiche relative al rapporto gerarchico con i superiori e con i colleghi sottoposti a forme eccessive di competitività meritocratica, in direzione di sempre maggiori buone pratiche ed una sempre maggiore produttività etica. Ho dato alla collega spagnola la mia assoluta disponibilità e supporto, a nome di Trasparenza e Merito, per individuare insieme strategie utili nella comune direzione di marcia. Avanti così per una associazione all’avanguardia che guardi alle istituzioni estere che si occupano di tutelare l’integrità accademica e sempre più verso una dimensione europea e internazionale! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2021 01 20[modifica | modifica sorgente]

Noi non abbiamo paura di metterci la faccia, sempre in ogni momento, a prescindere da quale parte tira l’aria, nei confronti di questa politica indecente e di questa università truccata. Non solo denunciamo gli abusi all’università ma rendiamo pubblici i paradossi di chi finge di guidare il paese, dimenticando i cittadini e pensando solo a rimpinguare se stesso: poveri agnellini (gli studenti) che si rivolgono al lupo (il ministro Manfredi) mentre il governo Conte depotenzia la giustizia e dà copertura alla lobby accademica che gestisce gli atenei come una latrina. Gli studenti dell’Università per stranieri di Perugia, come pubblica ieri “il manifesto”, scrivono una lettera rivolgendosi al ministro Manfredi in cui chiedono un suo intervento di commissariamento dell’ateneo, nominando “una figura di specchiata onestà e di alto profilo”, in modo tale da ristabilire le condizioni minime di democraticità e governabilità, in una università devastata dai debiti accumulati per oliare gli avanzamenti di carriera dei docenti e travolta dallo scandalo “Suarez”, con l’inchiesta pesantissima della Procura che ha portato alle dimissioni della rettrice e della pro rettrice, nonché ad un prossimo processo nei confronti di alcune cariche apicali e di altri svariati docenti per concorsi truccati ( https://ilmanifesto.it/lettere/gli-studenti-scrivono-al-ministro-manfredi-sul-caso-suarez/ ) Purtroppo, cari amici, è come se l’agnello si rivolgesse al lupo. L’attuale ministro Manfredi è stato, fino ad un attimo prima di essere nominato ministro da Conte, presidente della Crui, ovvero di una associazione privata che fa gli interessi dei rettori, cioè di una parte in causa. Sarebbe come nominare ministro dell’Economia il presidente di Confindustria, con vergognoso conflitto di interessi, tagliando fuori tutte le altre parti in causa. Non solo. Manfredi è stato rettore dell’Università Federico II di Napoli e non mi meraviglierei affatto se lo trovassimo coinvolto in concorsi di dubbia regolarità. Durante una intervista al Tg2, alla domanda della giornalista a proposito dei concorsi truccati e in particolare del baronato all’università, l’attuale ministro ha risposto che NON ESISTE. Non mi pare ci sia bisogno di aggiungere altro sui di lui. Come se non bastasse è stato nominato da Conte, un Presidente del Consiglio, a sua volta docente universitario oltre che avvocato, che copre una lobby accademica massonica che gestisce gli atenei italiani come “cosa propria”. E’ lo stesso governo che ha praticamente depenalizzato l’abuso di ufficio, in particolare proprio per i concorsi e i regolamenti degli atenei. Ha ragione il giudice Davigo (che vedrei volentieri Presidente della Repubblica, o anche il magistrato Gratteri, per un paese in cui d’esempio sia non la corruzione come adesso, ma l’anticorruzione) quando sostiene che la classe politica agevola i delinquenti cambiando le leggi a loro favore. Sentite, infatti, cosa scrive di recente in una sentenza il Gup di Pescara a proposito della denuncia della collega Agnese Rapposelli nei confronti di una commissione di docenti che già era stata sanzionata a tutti i livelli della giustizia amministrativa (Tar e Consiglio di Stato) per aver commesso un pesante abuso: “In sostanza, a seguito della novella normativa, il reato di cui all’art. 323 cp può configurarsi solo in conseguenza della violazione di regole di condotta previste dalla legge o da atti aventi forza di legge, cioè da fonti primarie, con esclusione dei regolamenti attuativi, e che abbiano, inoltre, un contenuto vincolante percettivo da cui non residui alcuna discrezionalità amministrativa (…) Le disposizioni di cui al decreto legislativo 76 del 2020 che hanno modificato il precetto del reato di cui all’art 323 cp, riducendo l’estensione dell’area del penalmente rilevante, COSTITUISCONO PREVISIONI NORMATIVE PIU’ FAVOREVOLI AL REO che, ai sensi del disposto di cui all’art. 2 comma secondo cp, DEVONO TROVARE APPLICAZIONE ANCHE ALLE CONDOTTE, COME QUELLA DESCRITTA NELL’IMPUTAZIONE, POSTE IN ESSERE ALL'EPOCA ANTECEDENTE ALL'ENTRATA IN VIGORE DELLA NOVELLA (…) Di conseguenza può affermarsi che la condotta descritta nell’imputazione non ha rilievo penale, potendo essere oggetto di valutazione esclusivamente in sede amministrativa. Ciò posto deve emettersi il proscioglimento degli imputati, per insussistenza del fatto di reato”. Tutto questo grazie al regalo vergognoso di questo governo (e delle forze politiche che ne fanno parte, non solo il PD ma anche il M5S) fatto alla lobby degli accademici, alla faccia e sulle spalle dei cittadini costretti a subire zitti in silenzio e a rimanere nelle loro case per l’emergenza covid, e costretti ad assistere all’indecoroso spettacolo, nel frattempo, di questi signori degli atenei che continuano impunemente a truccare concorsi con il favore delle istituzioni. Nelle quali, purtroppo, non ci riconosciamo più da tempo. Saremo costretti a rivolgerci, infatti, alla Corte di Giustizia Europea. A tutti questi signori diciamo solo una parola: vergogna! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo


Per quanto riguarda il mio caso ci tengo a sottolineare che la modifica introdotta dal Decreto Semplificazioni (che ha ristretto la portata applicativa del reato di abuso di ufficio) ha fatto in modo che in Italia, da settembre 2020, aggiungere, quando è già scaduto il termine per la presentazione delle domande di partecipazione (!!), titoli ulteriori e diversi rispetto a quelli previsti dal decreto ministeriale che regola i concorsi pubblici da ricercatore universitario, non è più reato (questo è avvenuto nel concorso al quale ho partecipato). Come definire tutto ciò? Una PORCHERIA (passatemi il termine!), avallata da un governo che ieri, per voce del Presidente del Consiglio, ha detto davanti al Senato “la legalità è nel nostro DNA”. Nicola Morra Marco Bella Marco Bella Lorenzo Fioramonti Pierpaolo Sileri Dino Giarrusso In sintesi, trattasi di un regalo ai baroni che (a chiacchiere) avete combattuto (questo è, altrimenti avreste detto almeno una parola sull’argomento). Di certo non mi stupisce, visto l’elevato numero di baroni presente nel governo (ministri, sottosegretari e quant’altro... mi risparmio di elencare la lista perché la conoscete).

2021 01 16[modifica | modifica sorgente]

Come ribaltare in poche mosse l’esito di un concorso universitario truccato e vincerlo. Istruzioni per l’uso. Questo è un post di speranza ed è rivolto a tutti quei ricercatori e docenti che hanno subito una ingiustizia ad un concorso universitario in giro per gli atenei italiani, ma anche a tutti quei cittadini che intendono denunciare i soprusi per cambiare le sorti di questo martoriato paese in cui la meritocrazia non esiste e la legalità troppo spesso latita. E’ un post che racconta la lunga battaglia del medico tenace, l’amico e collega Luca Cegolon contro l’Università di Trieste, che ha lottato con le unghie e con i denti per avere il posto toltogli ingiustamente. Battuto al concorso da una persona che non aveva i requisiti per partecipare al bando, il medico non ci sta. Fa ricorso prima al Tar, ma l’ateneo non esegue. Viene pubblicato un articolo sul giornale locale “Il Piccolo” di Trieste che rende nota la sua storia fuori dagli addetti ai lavori. L’ateneo alla sua richiesta di eseguire la sentenza, in tutta risposta, scrive una nota a firma del direttore generale nella quale sostiene che i tribunali possono fare tutte le sentenze che vogliono ma non contano nulla perché a decidere sarà comunque il dipartimento. Nel frattempo Luca (siamo giunti nel giugno 2019), si iscrive a Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo. L’Associazione fornisce appoggio al collega e divulga a livello nazionale la vicenda, con un comunicato ( https://www.trasparenzaemerito.org/post/tar-annulla-un-concorso-a-medicina-uni-trieste-per-incoerenza-rispetto-al-settore-s-d-messo-a-bando ). Successivamente intanto l’appello della controparte viene respinto anche dal Consiglio di Stato che conferma la sentenza del Tar Veneto, con buona pace dell’Università. Ed ora veniamo alla parte più recente e più interessante (a proposito del tema: istruzioni per l’uso) in cui cambia felicemente l’esito di situazioni simili finite purtroppo diversamente. A questo punto, come forse ricorderete, il 16 dicembre pubblico in un post con omissis (per la privacy), suscitando lo scandalo di tanti cittadini e colleghi sui social, la incresciosa nota dell’ateneo (https://www.facebook.com/giambattista.scire/posts/3508873029161457 ). La vicenda rimbalza così sulle pagine del “Corriere della Sera”, con Gian Antonio Stella che, menzionando il lavoro meritorio della nostra Associazione, titola un più che ironico articolo dal titolo “Atenei, sentenze e follie burocratiche: ottenere verdetti a favore non basta” (https://www.trasparenzaemerito.org/post/stella-sul-corriere-atenei-sentenze-e-follie-burocratiche-ottenere-verdetti-a-favore-non-basta ). Ecco, cari amici, per fortuna a volte non è così. Infatti, a seguito delle due sentenze perentorie dei giudici e del clamore pubblico suscitato dall’Associazione e dal “Corriere”, alla fine l’ateneo di Trieste ha deciso di deporre le armi, rimangiandosi il contenuto della precedente nota. Lo abbiamo saputo pochi giorni fa dall’amico Luca, che ci ha inviato l’importantissimo decreto rettorale dell’11 gennaio 2021, nel quale viene estromessa finalmente dalla graduatoria la vincitrice illegittima, e in cui si legge che l’ateneo intende “dare avvio al procedimento inteso alla chiamata del Dott. Cegolon al ruolo di ricercatore in Igiene generale e Statistica medica”. Dunque alla fine la partita tra Luca Cegolon/Trasparenza e Merito vs Università di Trieste finisce 2-0, come scrive oggi il giornale “La Tribuna” di Trieste e alla fine il medico ricercatore vince il posto che gli spettava. L’anno nuovo inizia, cari amici, con una bella vittoria costruita tutti insieme, in direzione dell’università che vogliamo. Il consiglio mio e dell’Associazione è quello di fare esattamente come ha fatto Luca, seguendo tutti i passaggi de manuale del perfetto iscritto. Ogni mossa può essere esiziale infatti. Ad maiora!

2020 12 22[modifica | modifica sorgente]

“Altro che licenziata, la prof del concorso dichiarato illegittimo è stata promossa!”. Così titola incredibilmente Il Tirreno - Pisa di oggi, riportando il caso dell’amica e collega Alessandra Gavazza, di cui avevamo parlato tempo fa sul sito dell’associazione. L’altra candidata, la vincitrice, dichiarata illegittima dalle sentenze precedenti, partecipò alla selezione nonostante fosse la moglie di un docente dello stesso dipartimento. I giudici: “Il rapporto lavorativo andava estinto”. Questo lo scrive non l’associazione, non l’avvocato di Alessandra, ma niente meno che il massimo consesso della giustizia amministrativa, cioè il Consiglio di Stato. Eppure, come abbiamo sottolineato, l’ateneo continua tutt'oggi a ignorare la sentenza! Scrive il Tirreno: “L’amarezza resta e viene denunciata dal sito di Trasparenza e Merito, censore nazionale di quello che non va nelle università italiane”. La Gelmini fissa fino al quarto grado di paretela il divieto di assunzioni con simili legami familiari. E i verdetti lo hanno confermato. Ma quello che l’associazione Trasparenza e Merito rileva è la mancata esecuzione delle sentenze. Nel suo ultimo verdetto, marzo 2020, il Consiglio di Stato ha dichiarato l’ennesimo ricorso della docente controparte inammissibile, sottolineando la responsabilità dell’Ateneo di Pisa per “non aver portato alle definitiva conseguenze l’estinzione del rapporto instauratosi con la vincitrice della procedura annullata”. Conclude il blog: “Ad oggi non ci risulta sia pervenuto alcun atto formale da parte dell’ateneo di Pisa che dunque non ha applicato né adempiuto ad una sentenza del massimo tribunale amministrativo dello Stato italiano e che non ha, a quanto risulta fino ad oggi, estinto il rapporto lavorativo con la contro-interessata dichiarata illegittima, che risulta tuttora in servizio. La dottoressa Gavazza, costretta a tanti ricorsi giudiziari e amareggiata di fronte al silenzio dell’ateneo pisano, aveva concorso e vinto un posto da ricercatore (tipo B) in un altro ateneo (Camerino). L’ateneo di Pisa e il suo rettore farebbero bene a rivedere l’atteggiamento di ostilità nei confronti di chi denuncia gli abusi ottenendo tutte le ragioni, attenendosi piuttosto all’esecuzione delle sentenze dei giudici”. Cosa ha da dire, dunque, il rettore di Pisa? Cosa hanno da dire le istituzioni di questo Paese di fronte ad abusi continui delle leggi dello Stato? Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

https://iltirreno.gelocal.it/pisa/cronaca/2020/12/21/news/altro-che-licenziata-la-prof-del-concorso-dichiarato-illegittimo-e-stata-promossa-1.39686202


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Vi ricordate la nota con gli omissis che ho pubblicato giorni fa in un post dal titolo “Sono entrato in possesso di un documento…” ( https://www.facebook.com/giambattista.scire/posts/3508873029161457 ) e che aveva suscitato tanta indignazione? Ebbene oggi ne parla Gian Antonio Stella sul “Corriere della Sera”, citando “Trasparenza e Merito”, in un articolo dal titolo “Atenei, sentenze e follie burocratiche: ottenere verdetti a favore non basta”. Si tratta dell’esemplare vicenda di un medico trevigiano, Luca Cegolon, iscritto alla nostra associazione, il quale bocciato ad un concorso dall’Università di Trieste, in cui aveva vinto una persona che non aveva il titolo adeguato a partecipare al bando (vi ricorda qualcosa?) ha fatto ricorso ed ha ottenuto ragione sia dal Tar sia dal Consiglio di Stato. Ma, come vi avevo anticipato nel mio post, l’ateneo, letteralmente, se ne fotte. Scrive Stella: “L’annullamento di un atto non può fondarsi sulla mera esigenza di ripristino della legalità”. Quasi quindici anni dopo quel “verdetto” amministrativo (cosa fatta capo ha) pronunciato dall’allora direttore generale della Pubblica Istruzione Antonello Masia a proposito di un celeberrimo concorso truccato di otorinolaringoiatria scoperto, processato e condannato dalla magistratura, qualche ateneo è ancora convinto di essere al di sopra delle sentenze giudiziarie? Risponde l’ultima sentenza del Consiglio di Stato, poco più di un mese fa, a favore di Luca Cegolon, un medico trevigiano che già aveva vinto al Tar dopo essere stato bocciato dall’Università di Trieste in una “selezione per l’assunzione di un ricercatore a tempo determinato (con contratto triennale) per il settore concorsuale 06/M1 Igiene generale e applicata e statistica medica, settore scientifico disciplinare Med/42”. In pratica, spiegarono ad aprile “il Piccolo” di Trieste e l’Associazione Trasparenza e Merito, “la prima classificata era priva dei titoli adeguati alla tipologia di bando, ovvero la laurea in Medicina”, quindi il Tar aveva dato ragione allo sconfitto, “disponendo l’esclusione della candidata vincitrice con conseguente aggiornamento della graduatoria”. In sintesi, secondo i giudici, il tipo di incarico di ricercatore previsto dal bando presupponeva la laurea in Medicina, mentre la vincitrice aveva una laurea in biotecnologie, considerata di “ramo tecnico”. Giusto? Sbagliato? Interessa fino ad un certo punto. Il tema centrale infatti è: la sentenza del Tar andava applicata o no? Il Consiglio di Stato ha ribadito: sì. E ha respinto il ricorso dell’ateneo: “La completa parificazione dei laureati in medicina e dei laureati in discipline sanitarie, contrariamente a quanto sostenuto dall’Università, non trova alcun riscontro nella normativa citata dall’appellante”. E torniamo al nocciolo: il doppio verdetto sarà rispettato? Vedremo. E’ interessante rileggere la lettera di risposta, inviata, dopo la sentenza del Tar, dal direttore generale dell’Università. Così contorta che ci permettiamo di riproporre ai lettori almeno la leccornia finale di burocratese stretto: “La proposta di chiamata costituisce, infatti, espressione di un diritto protestativo ad esercizio procedimentalizzato…”. La Crusca, attenta all’eleganza e alla semplicità, non potrebbe raccomandare di meglio…”. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo



https://www.corriere.it/editoriali/20_dicembre_22/atenei-sentenze-follie-burocratiche-ottenere-verdetti-favore-non-basta-4a9df392-4497-11eb-850e-8c688b971ab0.shtml

2020 12 19[modifica | modifica sorgente]

Sono emozionato e davvero felice di potervi dare la notizia che tutti quanti attendevamo. Adesso Trasparenza e Merito è diventata grande. Ad maiora!

Notizia epocale: Trasparenza e Merito ammessa come parte civile a “Università Bandita” di Catania per rappresentare la buona università e i cittadini. Assenti all'udienza ateneo e ministero!

L’ammissione come parte civile di “Trasparenza e Merito” da parte di un Tribunale della Repubblica, nel corso dell'udienza preliminare tenutasi ieri pomeriggio nell'aula 2 al piano terra del Palazzo di Giustizia di Catania, in un importante processo, come quello scaturito dall’inchiesta denominata “Università Bandita” per le gravi ipotesi di reati commessi all’Ateneo di Catania, rappresenta un momento epocale, una prova di maturità ed un precedente importantissimo – anche in vista di altri processi che coinvolgono atenei - che certifica l’attività svolta in questi anni, secondo statuto, dalla nostra associazione a supportare chi intende contrastare episodi di “mala” università e corruzione ai concorsi. Il Tribunale di Catania legittima e riconosce la dignità morale dell’associazione a rappresentare e farsi portatrice dell’interesse diffuso che tutela la buona università, cioè quella parte sana della comunità accademica, e tutti i cittadini contro il grave danno arrecato (stipendi a persone non meritevoli, disservizio universitario e mancata alta formazione) dai pesanti reati di cui sono imputati alcuni docenti. D’ora in poi "Trasparenza e Merito", che finora ha già avuto un crescente riconoscimento in termini di iscritti (da 10 oggi siamo diventati circa 600 tra docenti e ricercatori che hanno fatto segnalazioni, ricorsi o denunce), in termini di consenso presso l’opinione pubblica e in termini di capacità di comunicazione presso i mass media, rappresenterà sempre più, con maggiore forza e autorevolezza, un punto di riferimento per chi intenda denunciare abusi e ingiustizie all'università, e interpreterà sempre più il ruolo di soggetto attivo nei confronti delle istituzioni per una proposta di riforma radicale dell’attuale sistema universitario. Facciamo dunque appello ai colleghi dell'università e ai cittadini affinché si rivolgano a noi in misura sempre crescente. Provoca rammarico, indignazione e preoccupazione l’assenza alle udienze, almeno fino ad oggi, dell’Ateneo catanese del Ministero dell’Università e della Ricerca, ambedue inclusi nell’elenco delle parti offese stilato dalla Procura, e non può che evocare scenari di "fedeltà" alle reti del precedente potere accademico inquinato, rafforzate da consolidate alleanze politiche. Fatto gravissimo se le istituzioni si defilano perché scoraggiano e disincentivano le vittime e i cittadini a reagire al sistema corruttivo. Speriamo, dunque, in un provvidenziale, seppur tardivo, ravvedimento. Un sentito ringraziamento per il risultato ottenuto va a tutti i nostri associati e sostenitori sparsi per l’Italia, alla competenza tecnica dimostrata dall’avvocato Giovanni Inzolia che assiste l'associazione in questa causa, e alla limpida decisione del Giudice del Tribunale di Catania, Dott.ssa Marina Rizza, che l'ha ammessa. Catania, 19 dicembre 2020

Giambattista Scirè (Amministratore e responsabile scientifico di Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo)

Il link del comunicato ufficiale sul sito di Tra-Me: https://www.trasparenzaemerito.org/post/notizia-epocale-tra-me-ammessa-parte-civile-a-universit%C3%A0-bandita-per-rappresentare-i-cittadini

2020 12 12[modifica | modifica sorgente]

L’italiano coraggioso è uno scherzo della natura, siamo il paese dei senza coraggio. Prendete l’Università, ad esempio. Manca il coraggio dei candidati più qualificati che vengono esclusi ingiustamente dalle commissioni. Il coraggio di ribellarsi, denunciando pubblicamente gli esiti vergognosi dei concorsi. Manca il coraggio dei docenti. Il coraggio di tirarsi fuori dalle logiche di favoritismo e dello scambio di favori in modo da selezionare e premiare i migliori e far crescere il livello scientifico. Manca il coraggio della società, dei cittadini, di pretendere che l’università rappresenti il meglio del Paese, e non una istituzione alla deriva, che non viene più menzionata perché considerata irrilevante. Manca il coraggio degli studenti di denunciare i docenti incapaci e pretendere il meglio dei servizi pagati con le tasse delle proprie famiglie. Manca il coraggio dei politici di andare contro le lobby accademiche e cambiare le regole clientelari che governano l’università. Manca il coraggio dei magistrati, di andare sempre, fino in fondo, a perseguire l'accertamento della verità. In poche parole manca tutto ciò che "Trasparenza e Merito", in solitudine, sostiene da quando è nata. Ma noi andiamo avanti, senza fretta, con la certezza di dettare i modi di una vera rivoluzione culturale che ha bisogno di tempo. E qualcuno, un giorno - probabilmente le future generazioni - ci ringrazierà. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2020 12 11[modifica | modifica sorgente]

Ciò che il potere non tollera è il dissenso organizzato. Il dissenso individuale, come quello che si manifesta nei post dei singoli individui sui social network, dà l’idea apparente di una grande libertà di espressione e di critica ma in realtà fa solo il solletico al potere costituito. Ora siamo più di 600 individui tra docenti e ricercatori (e più in generale 3800 sostenitori, per non parlare delle tantissime migliaia di osservatori "silenti" che ci appoggiano). Non più singoli frammenti ma gruppo coeso. Ecco perché “Trasparenza e Merito” fa così paura all’attuale sistema dell’Università e dell’Accademia italiana. L’attività corale di contestazione, fatta di segnalazioni, ricorsi, denunce in ambito giudiziario, attacchi pubblici e mediatici, cioè a dire il vero dissenso organizzato. Ma Tra-Me fa doppiamente paura perché oltre al dissenso organizzato è proposta concreta di una radicale e rivoluzionaria riforma del sistema universitario. Beninteso che cambiare l'università di un Paese - in pochi purtroppo ne hanno la consapevolezza - significa mettere il primo tassello per cambiare tutto il resto, la classe dirigente, la pubblica amministrazione, la sanità, la giustizia, tutto, in poche parole la società stessa. Presto vedrete come si fa a mettere in serissima difficoltà il rettore di un ateneo prima ancora che intervenga la magistratura. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2020 12 10[modifica | modifica sorgente]

Oggi sul Fatto quotidiano è stato pubblicato un importante articolo dell’amico e collega Francesco Saverio Regasto, ordinario di diritto pubblico comparato all’Università di Brescia, intitolato “L’abuso di ufficio non esiste più: ha vinto l’impunità di gregge” (che ringrazio per avermi citato), nel quale parla del devastante impatto della recente modifica della norma sul sistema universitario, menzionando la meritoria battaglia condotta da Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo. Scrive Regasto: “Quel che sembrava impossibile un anno e mezzo fa oggi è triste realtà ed è avvenuto utilizzando, come grimaldello, la pandemia e la necessità di procedere speditamente e anche “arbitrariamente”, nella cauterizzazione dei lavori (…) Quel che era impossibile e indicibile per un governo gialloverde è diventato realtà per l’esecutivo giallorosa: l’abolizione, di fatto, del reato, avvenuto in una calda giornata estiva con il del cosiddetto “semplificazioni”. Non si è trattato di una mera “svista”, ma di una scelta volontaria volta a rendere impuniti i comportamenti di amministratori locali che potranno violare i Regolamenti comunali (…) una sentenza della Cassazione ha messo una pietra tombale in senso tecnico sulla vicenda, statuendo che la modifica apportata al codice ha efficacia retroattiva. Mi domando, francamente, se in nome di una presunta semplificazione, e soprattutto, dell’esigenza di “accelerare” i procedimenti amministrativi giacenti, valesse la pena di creare una sorta di “impunità di gregge” per l’unica fattispecie che consentiva ai pubblici ministeri di aprire un fascicolo di indagini (…) così facendo all’Università, dunque, sfuggono dalla novella dell’art. 323 del codice penale. In buona sostanza, nel reclutamento del personale docente e ricercatore e in ogni altra procedura, non è più contestabile l’abuso di ufficio. Certo è che la pubblica amministrazione si ritrova oggi in una diarchia: quella “governata” esclusivamente dalla legge e quella, al contrario, in cui la normazione regolamentare prevale sulle norme primarie. Per i funzionari della prima è ipotizzabile il reato di abuso di ufficio, per quelli della seconda è del tutto escluso. Si impone, credo, una riflessione anche in termini di violazione del principio di uguaglianza e di compatibilità del nuovo abuso di ufficio con la Costituzione. Si deve dunque sperare, ancora una volta, in un intervento demolitorio della Corte”. Disamina impeccabile. Null’altro da aggiungere, se non che questo governo di presunti paladini, parolai, della trasparenza e della giustizia, ancora una volta, ha dimostrato le proprie contraddizioni e inadeguatezze. Purtroppo tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, espressione evidentemente delle lobby accademiche, disseminate nei vari partiti (basti guardare i nomi degli accademici presenti nei ministeri e in parlamento), che hanno interesse a che si violino i regolamenti per fare interessi personali sulla pelle dei cittadini, si sono rivelate d’accordo con questo scempio. Poco male! Noi andiamo avanti nella nostra coraggiosa, solitaria e meritoria battaglia, brandendo la Costituzione, che prescrive secondo l’art. 97 il concorso pubblico fondato sulla trasparenza della procedura. Abbiano almeno il coraggio di istituzionalizzare la raccomandazione all'università, cancellando il pubblico concorso, alla faccia dell'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, in modo da poter sistemare allievi, amici e parenti. Sarà l'opinione pubblica, saranno i cittadini a capire chi veramente agisce nell’interesse generale, pulito, trasparente, meritocratico e non di parte, e a spazzare via, presto, questi ridicoli parolai e strumentalizzatori nelle precedenti campagne elettorali delle battaglie altrui.

2020 12 05[modifica | modifica sorgente]

https://video.repubblica.it/edizione/roma/0612-imbrogli-universitari/372453/373070

Ascoltate bene le parole di questo signore (avrei voluto evitare visto che è domenica e avrei preferito fare altro, ma davvero ne succedono tre quattro al giorno di abusi o di "rilevelazioni", sì, proprio così ha scoperto l'acqua calda). E’ professore universitario - ed è importante che sia uno interno al mondo accademico con ruolo importante a dirlo - rivela a tutti, finalmente senza mezzi termini, con schiettezza, quello che noi di "Trasparenza e Merito" sosteniamo da anni, in solitudine. Parla di minacce, accordi sottobanco, sembra che anziché parlare di una istituzione universitaria parli di una cricca di delinquenti. I concorsi universitari sono tutti truccati (diciamo il 95%), i professori ( diciamo quasi tutti ) passano il tempo a fare accordi sottobanco non certo a prepararsi e a migliorare le proprie competenze, le ricerche, le pubblicazioni sono tutte pompate costruite per far vincere i candidati scelti a tavolino. Faccio notare che questo signore sostiene pacatamente che i docenti di ambito medico, parla di oculisti, chirurghi etc, non hanno alcuna competenza clinica...poveri pazienti, poveri cittadini, e questo accade con l'avallo delle istituzioni, della politica, del ministero, oltre che dei rettori. Questa è purtroppo l’università italiana che, con i metodi rivelati finalmente da questo signore che rappresenta l’accademia italiana, infatti è degradata e scesa in tutte le classifiche sul merito rispetto a tutti gli altri paesi europei e del mondo. A cosa serve iscrivere i vostri figli in questa università? Vanno a imparare competenze scientifiche o a imparare come si trucca nella vita e come si fanno accordi per sistemare gli amici, come dice questo signore? E’ una presa per il culo a tutti i cittadini onesti. Vergogna, dovrebbero dimettersi in blocco il ministro dell’Università e gli attuali rettori degli atenei che gestiscono una risorsa una istituzione pubblica come una "res" (lo scrivono i giudici nelle sentenze, non lo dico io) per fare interessi privati o di lobby. Ma vi chiederemo presto il conto, signori, statene certi. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo















Una nazione dove per ogni procedimento occorra un processo è senza speranza. Che cittadinanza è quella (universitaria, amministrativa, dirigenziale) che ha bisogno di un poliziotto per ogni cittadino altrimenti è incline a imbrogliare? Son persone adulte quelle il cui comportamento è corretto solo all'apparenza e in pubblico? Sarebbe consolatorio che fosse così ovunque, ma ho enormi dubbi.



Gian Paolo infatti manca totalmente etica pubblica, a cominciare dalle istituzioni e dai politici, quindi cosa vuoi aspettarti? Ora tolgono pure la possibilità di perseguire certi reati...siamo al liberi tutti, al far west..poi non si lamentino se qualcuno inizia a girare con la pistola per auto difendersi visto che lo stato latita anzi, in certi casi di colletti bianchi, copre i delinquenti


Giambattista Scirè E' proprio questo il punto desolante per cui si sposta il bersaglio: non puo' ridursi a questione giuridica (reato o amministrativa o sottposta a giudizio della magistrautra). A mio avviso dovrebbe essere lo stesso organismo (ente, universita', ufficio) che, in condizioni di "normalita'", funzioni senza il continuo bisogno dell'intervento di un esterno che giudichi (tipo la magistratura). Per questo uso il paragone del bambino che si comporta male finche la mamma non lo scopre. Un adulto "normale" non agisce di nascosto o contro l'interesse del proprio ente. Per fare un esempio: nell'azienda in cui lavoro (non in Italia) ogni anno c'e' un piccolo corso di etica. Tra i criteri che vengono indicati per valutare i propri comportamenti ce n'e' uno che e' di una semplicita' spiazzante. Se un tuo collega, un vicino di casa, una persona a te cara o estranea vedesse o sapesse della tua azione, come reagirebbe? Se pensi che non sia cosi', discutine con il tuo manager. E' chiaro che un reato nei confornti dell'azienda venga perseguito, ma il comportamento "normale" e' lineare. Riportando all'universita': se il contenuto della email di Tizio a Caio fosse letto da Sempronio, sarebbe percepito corretto? Non dalla mamma (la magistratura), ma da un pari, adulto. Inasprire o modificare "la legge" puo' poco quando "il sistema" non riconosce sbagliato un certo comportamento. La formazione e il rispetto di una legge, in fondo, riflette i valori di un certo contesto storico e sociale.




Gian Paolo magari ne bastasse uno di processo per ogni procedimento!


e speriamo in un intervento demolitorio della Corte...speriamo sempre. Mah.




Ma è assodato che questo è in assoluto il governo ed il parlamento più scarso e degradato di tutti i tempi in ex equo solo con il governo gialloverde precedente.



Ora non mi allargherei....nel degrado e nella mediocrità sguaziamo da 40 anni....semmai il buon segno è che oggi qualcuno si scandalizza...



Cecilia Lucenti sono loro che si sono allargati.. Nello squallore.. e il fatto che prima vi era pure squallore e degrado certamente non può costituire alibi per il peggior parlamento e governo. Alla norma cancella/dimezza abuso d'ufficio non era arrivato ancora nessuno...diciamo che al degrado ed allo squallore non vi è fondo e che si scende ancora più giù..



Non sono per niente d'accordo... La memoria è il primo e principale male italico....



Cecilia Lucenti io invece credo che uno dei principali mali degli italiani sia la mancanza assoluta di memoria storica, tanto è vero che si ricade sempre ciclicamente negli stessi errori, con le aggravanti



di certo anche solo 15 anni fa le battaglie che si fanno oggi per la legalità non avrebbero trovato alcun seguito nella società civile e le istituzioni non si sarebbero minimamente vergognate a far sparire tutto (anche con ricatti e metodi ben poco istituzionali ma semmai mafiosi).....oggi qualcuno si sveglia, meglio che niente. Forse non tutti hanno capito in che palude siamo perchè chi poteva ha preso e arredato il suo pezzettino di palude o è emigrato..... ma dato che non sarò la più vecchia qui credo che uno sforzino di memoria vi basterà per ritornare ai meravigliosi anni 90 dove i figli di baroni avevano appelli personali in pausa pranzo....dove ci si pensionava con 16 anni 6 mesi e 1 giorno...........



Cecilia Lucenti nessuno rimpiange gli anni novanta, di certo non rimpiangiamo questi due ultimi governi che hanno fatto l'esatto contrario di quanto detto in campagna elettorale , almeno a proposito di lotta al baronato ai concorsi truccati e di riforma dell'università. Su questo, purtroppo, non ci sono dubbi ormai



siamo accerchiati



politicamente siamo accerchiati...ma non c'è solo la politica...la politica italiana oggigiorno è screditata agli occhi dell'opinione pubblica e anche agli occhi degli osservatori internazionali...noi dobbiamo puntare sulla denuncia pubblica attraverso la stampa e la tv, quei giornalisti ancora indipendenti e con la schiena dritta, quei pochi che ancora esistono...dobbiamo puntare su qui tribunali e quei giudici esempio di imparzialità ed equilibrio che pure ci sono in questo martoriato e devastato paese, e non bisogna mai mollare, mai sentirsi scoraggiati, ma resistere resistere resistere, ad oltranza..perché la goccia alla fine perfora la roccia.



E' sicuro che questo sistema imploderà, per questo bisogna continuare a lavorare e studiare ed essere pronti.



Se è vero siamo messi male / dove è andata a finire la responsabilità individuale ?


Johnny Padulo come se è vero? 😂 Altro che...ci sono già tra casi su tre con richiesta di archiviazione...in poche parole se si fa una denuncia è bene dimostrare altri reati limitrofi oltre all'abuso di ufficio, che ci sono molto spesso, ma che avvocati e pm raramente avanzano e cercano di provare..come nel caso di Firenze, invece, con la procura che ha contestato accanto all'abuso di ufficio la turbativa del procedimento, il falso e la corruzione degli atti


2020 12 02[modifica | modifica sorgente]

Così le università italiane discriminano gli studenti/ricercatori stranieri nei concorsi.

Mi scrive ieri una ricercatrice straniera all’indirizzo dell’associazione. La lettera è firmata ma chiede (è ormai notorio anche agli stranieri che l’ambiente accademico italiano è molto vendicativo, non solo nei confronti degli indigeni) di togliere i dati sensibili dal suo testo. In sintesi: “Ho notato che nella maggior parte dei casi il professore conosceva già in anticipo il candidato vincitore e in alcuni casi lavorava con quello studente. Nella maggior parte dei casi non mi è stato permesso di partecipare neppure al colloquio. Il professore o il collegio dei professori sanno già chi sceglieranno. In tal caso il concorso stesso diventa inutile. Ho anche chiesto ad alcuni amici e accademici in Italia, che hanno confermato che per essere scelti per un particolare posto di “ricercatore” / “assegno di ricerca” bisogna conoscere in anticipo il professore. Che senso ha sforzarsi per fare domanda per un posto accademico in Italia se è già tutto deciso? E se la commissione giudicatrice ha già un candidato interno, perché mette a bando un posto aperto anche a candidati esterni?”. Parla dei concorsi universitari in Italia al quale ha partecipato. Parole che a noi di Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo suonano, purtroppo, molto, troppo familiari. Ma che siano addirittura gli stranieri (ci hanno scritto in tanti, non solo ricercatori, anche studenti stranieri) a mettere alla berlina e sotto accusa in questo modo, senza mezzi termini o mezze misure, il sistema dei concorsi universitari italiani, amareggia e spiace più di qualsiasi altra cosa e dovrebbe far interrogare seriamente il ministro dell’Università e i rettori degli atenei, che farebbero meglio a prendere precauzioni e a riformare immediatamente questo sistema che all’estero ormai bistrattano e ridicolizzano, piuttosto che riempirsi la bocca con la parola “internazionalizzazione”, l’ennesimo falso mito dell’Università italiana. Pochissimi studenti e ricercatori stranieri vogliono venire da noi a studiare e a fare ricerca o a insegnare nei nostri atenei. L’università italiana non è attrattiva né per gli studenti stranieri perché non garantisce programmi e piani di studio, corsi di laurea spendibili in termini di competitività internazionale, né per gli studiosi stranieri perché è gerarchica e anti-meritocratica, cioè fondata su criteri di ingresso e di avanzamento di carriera che tengono in considerazione solo l’anzianità e non la produttività e la qualità della ricerca scientifica, e perché essa manda avanti solo gli “interni” dei dipartimenti. La ragione è dovuta anche ad un fattore psicologico: se lo stipendio e la carriera dei docenti non dipendono dalla loro bravura, dalla loro produttività e qualità scientifica, ma solamente dall’anzianità e dalla raccomandazione, si capisce benissimo come qualsiasi docente – iper garantito nel momento stesso in cui entra di ruolo all’università – non avrà alcun interesse a perdere tempo, a prepararsi, a studiare, a migliorarsi per attrarre con i propri corsi gli studiosi stranieri e non avrà altrettanta voglia di mettersi in collaborazione o in competizione con gli studiosi stranieri, attraendoli in Italia. Ne ho scritto oggi sulla rubrica di MicroMega. Nel caso, condividete e fatemi sapere cosa ne pensate…buona lettura!

2020 11 30[modifica | modifica sorgente]

Cui prodest?

“Cui prodest?” mi chiede un collega, riferendosi alle mie tante, continue, anzi quotidiane, segnalazioni di concorsi su concorsi truccati e di sentenze, e alludendo chiaramente alla mia personale carriera. In effetti, un delinquente accademico per truccare o far truccare un concorso ci mette meno di un’ora: mezz’ora per pilotarlo con qualche telefonata, mezz’ora per manipolare i verbali. Noi dell’associazione, per denunciare pubblicamente l’accaduto ci mettiamo: giorni o intere settimane, a volte, prima di riuscire a convincere un quotidiano a scriverne; mesi o anni, a volte, per ottenere una sentenza favorevole; anni o decenni per arrivare ad una condanna vera o costringere al pagamento di un risarcimento o di una multa. Come capite sembrerebbe, oggettivamente, che non ne valga affatto la pena. Eppure, credetemi quando vi dico che non è così. Perché c’è una certa soddisfazione nel vedere un delinquente accademico arrogante e altezzoso, così tronfio e sicuro dell’impunità, costretto a dare spiegazioni della propria condotta e spesso a dover rimettersi a manipolare da capo nuovamente, per la serie Monopoly ritorna al punto di partenza; c’è una certa soddisfazione a costringerlo a pagarsi degli avvocati per difendersi al processo; c’è una certa soddisfazione a vedere un rettore piegarsi ad eseguire gli ordini di un Tribunale come un bidello qualunque; c’è una certa soddisfazione a vedere un delinquente universitario sbattuto sul giornale e messo al pubblico ludibrio. Dunque, caro collega che mi dici “Cui prodest?”, di certo non ne varrà la pena per la mia individuale carriera accademica, ma sono sicuro che varrà d’esempio e d’incoraggiamento per le tante brave persone, oneste e coraggiose, che ancora esistono su questo pianeta. E poi comunque, come si dice, chi vivrà vedrà.




Mi giunge voce che siccome i delinquenti accademici hanno capito che la politica e le istituzioni ormai coprono apertamente i loro abusi allora sentite questa: prima sono stati messi a bando dei concorsi per ricercatore o professore in alcuni atenei, ma nel caso in cui il candidato che vince non è quello predeterminato o predestinato, perché siccome ha un curriculum troppo forte rispetto all’altro e la commissione giudicatrice del concorso non può fare vincere quello desiderato dal dipartimento, allora sapete cosa fanno il dipartimento e l’ateneo? Possono dire, ok abbiamo scherzato: siccome il candidato vincitore non è quello che volevamo vincesse, allora non esiste più l’esigenza didattica del posto messo a bando e allora lo annulliamo… Vi rendete conto della presa per il c..? Per i candidati, per la stessa commissione che ha valutato (quindi docenti), e per i cittadini e gli studenti frodati? Peccato che esistano sentenze dei tribunali che lo vietano espressamente, ma chi interviene? Il ministero? Sì ciao, come no! L’ex rettore e capo dei rettori che dovrebbe controllare sulla regolarità degli atti dei suoi amici rettori...sembra una barzelletta. Chi ha messo a capo del ministero il capo dei rettori dovrebbe solamente vergognarsi perché si chiama conflitto di interessi istituzionalizzato. Intanto, oggi su “Repubblica”, un nuovo articolo che parla di "veleni all'università", su un nuovo ennesimo concorso annullato dalla giustizia amministrativa, per l’ennesimo conflitto di interessi, stavolta certificato in una sentenza del Tar di Genova per un concorso a Giurisprudenza di diritto tributario nell'ateneo genovese. Che dire, cara istituzione universitaria - per dirla alla Moretti - continua pure così, continua pure a farti del male. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo




“Concorso regolare tutti assolti i professori” titolava ieri "il Centro" (con un titolo fuorviante, peraltro, al contenuto dell’articolo). Concorso regolare ?!?!? Quel concorso è stato IRREGOLARE e abusivo e lo hanno già scritto due sentenze dei tribunali, il Tar Pescara, con un pronunciamento chiaro e inequivocabile che individua irregolarità e abusi, e il Consiglio di Stato (tanto è vero che, ripetuto successivamente con le regole corrette, ha vinto la persona più meritevole, cioè Agnese Rapposelli). Le irregolarità commesse sussistono (cioè la violazione del decreto ministeriale n. 243 del 2011 da parte della Commissione e l’inevitabile alterazione della par condicio dei concorrenti che dovevano essere posti in condizione di conoscere sin dalla pubblicazione del bando quali fossero i titoli oggetto di valutazione da allegare alla domanda di partecipazione) solo che il tribunale di Pescara (GUP)ha ritenuto di archiviare perché la legge sull’abuso di ufficio è stata modificata in corsa nel settembre 2020, come vi avevo anticipato tempo fa in un articolo su Micromega! Adesso, grazie al regalo fatto da questo governo (PD + M5S) alle lobby accademiche, che ha appunto depenalizzato (e non semplificato!) il reato di abuso di ufficio, gli accademici potranno manomettere regolamenti di ateneo e violare decreti ministeriali, tanto l’abuso negli atenei non sarà più condannabile penalmente. E’ bene che sia chiaro che Trasparenza e Merito non ha paura di nessuno, tanto meno di questo governo di fantocci, e che farà di tutto per contrastare la collusione tra mala politica e mala università. E’ già accaduto pochi giorni fa a Foggia, ora accade di nuovo a Pescara, dopo la porcheria di questa modifica di legge che è addirittura retroattiva. Quindi magari fra qualche tempo sentiremo dire che avranno assolto in appello anche la commissione del mio concorso perché il fatto non sussiste, vero? E qualcuno avrà il coraggio di farlo sapere ai cittadini, dopo il danno erariale accertato e dopo anni di devastazione psicologica e materiale per le vittime? E poi qualcuno si meraviglia se le persone oneste, spesso le più preparate e meritevoli, che hanno avuto il coraggio di denunciare sono costrette a espatriare (e i meno forti psicologicamente a fare chissà quale insensato gesto…) da questo paese ingrato, in cui si manda avanti solo chi trucca i concorsi o chi si fa raccomandare. Cosa hanno da dire oggi i paladini a parole della lotta al baronato che si sono venduti agli atenei per un piatto di lenticchie? Cosa ha da dire il presidente Conte, che conosce bene come funziona l’università e che i REATI di abuso di ufficio sono all’ordine del giorno? D’ora in poi se una sola personalità pubblica delle istituzioni italiane avrà il coraggio di parlare di trasparenza, di whistleblowers e avrà l’ardire di invitare i cittadini a denunciare le ingiustizie, andrò personalmente a prenderla per il collo, visto che la politica autorizza a commettere illeciti e che tutto ciò comporta per i malcapitati solamente spese di avvocati (gli avvocati più seri facciano sentire la loro voce…perché non troveranno più clienti vista la colossale presa per i fondelli), sofferenze materiali e psicologiche, isolamento e ritorsioni, e poi tanto tutto viene archiviato. Vergogna politicanti incompetenti e collusi che fate favori ad accademici parassiti (passano le giornate al telefono a pilotare concorsi - come dimostrano tante intercettazioni - piuttosto che a fare ricerca) che vivono sulle spalle dei cittadini onesti! Al seguente link trovate la dichiarazione di Agnese Rapposelli nel comunicato dell’associazione: https://www.trasparenzaemerito.org/post/comunicato-stampa-su-caso-rapposelli Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo si riserva di tornare sull’argomento con un testo specifico (faremo i nomi di tutti i ministri, vice ministri, sottosegretari e parlamentari accademici, una lobby in parlamento e nel governo!) dopo che il contenuto della sentenza sarà reso noto. Aiutateci a diffondere quanto più possibile questo post, condividetelo tutti.


Ti ricordi quando ti dicevo di diffidare dei massoni a 5 stelle e che la magistratura non è la soluzione? Sono 2000 pagine di libbrone.

https://const.miraheze.org/wiki/Il_conflitto_sociale_legale

Il titolo è azzeccatissimo.

Il conflitto sociale È LEGALE!

CON LA LEGGE TI FREGANO SEMPRE!


a mio parere, l'analisi che hai effettuato è impeccabile in ogni passaggio, e determina una conseguenza ultima: nel momento in cui le leggi vengono introdotte allo scopo (palese nel contenuto delle leggi stesse, anche se non dichiarato) di favorire cerchie-cupole ristrette ai danni della grande maggioranza della popolazione - che non ne trae alcun beneficio e che anzi rimane vittima dell' arbitrio di tali cupole esercitato attraverso le istituzioni - viene meno anche la rappresentanza di tale parte (certamente maggioritaria) della popolazione, e viene dunque meno, in ultima analisi, il fondamento morale dello Stato stesso (che cessa di essere Ente esponenziale degli interessi di una intera collettività per divenire strumento di una cerchia-cupola), dico bene? non Ti sembra che questa possa essere la conseguenza del conflitto sociale-legale, almeno fin quando la maggioranza della popolazione (danneggiata dalle cupole, in tutti i settori) non si sveglia e trova il modo di espellere le cupole ?


Luca Cerioni concordo al 100%


Luca Cerioni comunque le ultime riflessioni che sto facendo sono tra gli ordinamenti con la Costituzione e quelli senza, e sto apprezzando gli ultimi in quanto mi rendo conto che la Costituzione è uno specchietto per le allodole e l'idea che ci sia la sua protezione (cosa non vera certificata dai fatti) serve ad allontanare gli imbecilli indotti inconsapevoli dalla politica, in quanto si sentono tutelati. Invece il conflitto sociale legale è continuo, ogni legge è una battaglia, nulla è certo. Ogni diritto può essere rimesso in discussione in qualsiasi momento . Ecco quindi che il conflitto sociale è prima di tutto culturale perché il cittadino deve essere consapevole, non basta la delega, quella è l'ultima cosa. Giambattista Scirè ha il grande merito di averci dato le notizie per renderci consapevoli.


Luca Cerioni perché io non ho mai creduto alla battaglia con la giurisdizione (la giustizia non esiste)? Perché ho studiato a fondo le leggi di spoliazione legale . È già tutto scritto come avviene il saccheggio legale . Per questo sono arrabbiato con i giovani ricercatori, perché ignorano totalmente il problema.


Mario Paolo Rossi capisco...comunque posso dire che ho vissuto in un ordinamento senza Costituzione, cioè nel Regno Unito, ed ho visto che, anche lì, tanti accettavano supinamente ciò che il governo introduceva...avrei l' impressione che il fattore determinante sia la qualità della classe politica e la capacità della (maggioranza della) popolazione di comprendere che non può avere alcun interesse pratico nel selezionare una classe politica che consideri le istituzioni solamente quali strumenti per il perseguimento degli interessi di ristrette cerchie-cupole


Mario Paolo Rossi capisco anche questo punto di vista; direi che i giovani ricercatori ignorano il problema della spoliazione legale fin quando non li danneggia personalmente, ma proprio per tale ragione crederei che la consapevolezza del problema della spoliazione legale vada diffusa nel contesto della stessa battaglia socio-culturale che Tra-Me sta conducendo. In altre parole, crederei che una maggior diffusione, nell' opinione pubblica, della consapevolezza del problema della spoliazione legale possa essere parallela ad una maggiore efficacia anche della battaglia con la giurisdizione


Luca Cerioni rispondo sugli anglosassoni. Io penso che non essendoci la copertura di una costituzione, il conflitto sociale legale sia più controllato dalla opinione pubblica .


questa idea mi piace in linea teorica, ma per funzionare richiederebbe, in pratica, una opinione pubblica molto attenta e vigilante nei confronti dell' operato delle istituzioni...ora, in UK io non ho visto ciò, anzi ho  visto una opinione pubblica prevalentemente apatica

Luca Cerioni almeno non c'è l'ipocrisia della costituzione più bella del mondo


Ti dico questo perché tutte le leggi previdenziali di spoliazione legale sono scritte da ordinari di scienze attuariali .


Mario Paolo Rossi personalmente, non ho mai condiviso la frase sulla costituzione più bella del mondo...a mio parere, una Costituzione sarebbe bella se restringesse i poteri delle caste-cupole e conferisse autentici poteri di vigilanza alla popolazione per farla reagire contro gli abusi delle caste-cupole...in questa prospettiva, trovo - guardando alla storia - che il famoso Articolo 61 della Magna Charta del 1215, che conferiva il diritto alla legittima ribellione esercitabile smettendo di pagare i tributi, avrebbe potuto essere all' avanguardia (se non fosse stato abrogato) e che possa costituire un precedente storico utilizzabile per chi volesse redigere una Costituzione veramente bella e democratica


Mario Paolo Rossi ok in questo caso occorre che le vittime della spoliazione previdenziale perpetrata da tali ordinari si sveglino e sappiano identificare, nomi e cognomi, coloro contro cui devono difendersi


2020 11 25[modifica | modifica sorgente]

Che bei soggetti popolano l’università italiana. Apprendiamo che, solamente adesso, dopo anni, l’Università di Padova ha deciso finalmente di sospendere dalle attività di insegnamento e dallo stipendio un suo docente, l’ex direttore di Medicina legale. Il motivo? Nulla di ché, solamente perché imputato da tempo in quattro inchieste giudiziarie e cioè per i reati di favoreggiamento personale, frode processuale penale e depistaggio, falsità ideologica commessa in qualità di pubblico ufficiale e truffa aggravata, oltre che per abuso d’ufficio ed evasione fiscale. Sapete quanti docenti che hanno truffato e abusato ai concorsi e in altre attività e in tanti atenei d'Italia, se le istituzioni di questo paese funzionassero a dovere, dovrebbero avere identica sorte? Tanti, credetemi, ma proprio tanti. La nostra associazione ha la sua ragione di esistere proprio affinché certa gente sia sbattuta fuori dall’università a calci nel sedere e per dare invece spazio a docenti meritevoli, preparati e moralmente onesti. Avanti così! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo https://www.padovaoggi.it/cronaca/universita-sospende-ex-direttore-medicina-legale-professor-montisci-padova-24-novembre-2020.html#:~:text=Il%20professor%20Massimo%20Montisci%2C%20ex,giugno%2C%20di%20un%20procedimento%20disciplinare.

2020 11 20[modifica | modifica sorgente]

Con viva e vibrante soddisfazione sono lieto di comunicare che il collega e amico Riccardo Cavallo, iscritto all’Associazione Trasparenza e Merito, al quale tempo fa avevo dedicato personalmente sul mio profilo e sul sito dell’associazione ben 4 comunicati (in data 14 aprile, 10 maggio 2019 e poi 24 e 25 giugno 2020, ripresi poi da "SudPress", "Catania Today" e da altre testate giornalistiche), è stato finalmente reintegrato (a partire dai primi di questo mese) per il posto da ricercatore (tipo “a”) in Filosofia del Diritto al Dipartimento di Giurisprudenza dell’ateneo di Catania, dopo un lunghissimo contenzioso durato circa 10 anni (prima su un assegno di ricerca, poi per il suddetto posto da ricercatore). A lui vanno i miei complimenti personali e gli auguri di tutti gli amici dell’associazione. Bene, avanti così! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

Ps. Sotto, per chi fosse interessato, i link dei precedenti articoli che ricostruiscono il suo “caso”.

https://www.trasparenzaemerito.org/post/l-universit%C3%A0-di-catania-recidiva-negli-abusi-ai-concorsi-dopo-scir%C3%A8-il-caso-cavallo

https://www.trasparenzaemerito.org/post/il-consiglio-di-giustizia-d%C3%A0-ragione-anche-a-cavallo-unict-illegale-pronte-le-ispezioni-del-miur

https://www.trasparenzaemerito.org/post/il-caso-cavallo-a-unict-un-decennio-di-abusi-e-ritardi-a-giurisprudenza

https://www.trasparenzaemerito.org/post/sud-press-sentenza-della-corte-dei-conti-su-unimessina-e-caso-cavallo-a-giurisprudenza-unict

2020 11 19[modifica | modifica sorgente]

Delinquenti allo stato puro quelli di questo governo che ha approvato la modifica di legge che rende sempre meno perseguibile dalla magistratura il reato di abuso di ufficio in atti pubblici. Un regalo fatto ai politici, agli amministratori e agli atenei che delinquono a loro volta. Come si sa, cane non mangia cane. Ne avevo parlato su Micromega, unico in assoluto tempo fa, nel silenzio totale della stampa nazionale. Ieri esce un pezzo sul Sole24ore che quantomeno ne parla affinché i lettori, i cittadini sappiano. Che dire... noi andiamo avanti a denunciare irregolarità, reati e colpevoli nell'ambito che ci riguarda, non ci abbattiamo perché abbiamo sempre dalla nostra la forza della verità. Vorrà dire che le nostre denunce alzeranno il tiro d'ora in poi: falso e corruzione, perché di questo si tratta in tanti atenei. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2020 11 19[modifica | modifica sorgente]

Delinquenti allo stato puro quelli di questo governo che ha approvato la modifica di legge che rende sempre meno perseguibile dalla magistratura il reato di abuso di ufficio in atti pubblici. Un regalo fatto ai politici, agli amministratori e agli atenei che delinquono a loro volta. Come si sa, cane non mangia cane. Ne avevo parlato su Micromega, unico in assoluto tempo fa, nel silenzio totale della stampa nazionale. Ieri esce un pezzo sul Sole24ore che quantomeno ne parla affinché i lettori, i cittadini sappiano. Che dire... noi andiamo avanti a denunciare irregolarità, reati e colpevoli nell'ambito che ci riguarda, non ci abbattiamo perché abbiamo sempre dalla nostra la forza della verità. Vorrà dire che le nostre denunce alzeranno il tiro d'ora in poi: falso e corruzione, perché di questo si tratta in tanti atenei. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2029 11 18[modifica | modifica sorgente]

L'Università, i ricercatori precari e il baratro.

Il rapporto-indagine del CPRU (Comitato precari ricercatori universitari) con interviste a centinaia di studiosi in università ed enti di ricerca dimostra un mondo accademico e una realtà italiana sull'orlo del baratro: minacce, baronato e maltrattamenti. Solo promesse non mantenute. “In uno dei colloqui che ho provato a fare per vincere un dottorato, il presidente della commissione mi ha detto che, se non c’è un professore che mi vuole, non ha senso nemmeno presentarmi” - dice un ricercatore dell'Università di Padova. Uno dei tantissimi, a caso. Il ritornello è quasi lo stesso, per tutti. Quello venuto fuori dal report è ciò che Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo sostiene da un pezzo in solitudine, e cioè un mondo universitario caratterizzato spesso da ricatti, discriminazioni, promesse non mantenute e professionalità non valorizzate. L’impressione che emerge dal report è che molti docenti tendano a premiare obbedienza e fedeltà piuttosto che la bravura. Quasi il 36% ha detto di essere stato ingannato da false promesse che riguardano presunti avanzamenti di carriera. Il 38% dichiara di aver subito minacce, di essere stato demansionato, denigrato o isolato da parte dei superiori. Il 44,4% si sente obbligato e teme ripercussioni. Secondo il rapporto a demotivare i ricercatori precari si sono soprattutto i mancati riconoscimenti, a partire dalle citazioni scomparse dalle pubblicazioni a cui però contribuiscono per la gran parte. Sono percentuali impietose, devastanti, e certamente sottostimate rispetto al dato reale, sulle quali è bene che le istituzioni, le forze politiche e la cittadinanza rifletta. L'articolo lo trovate al seguente link: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/11/11/senza-protettori-non-entri-odissee-da-ricercatori-precari/5999352/


Io non ho mai considerato i maestri uffici di collocamento, anche se intorno a me tutti mi spingevano a legarmi a qualcuno, a rendermi indispensabile e a farmi conoscere. Ero troppo impegnata a far ricerca per regalare il mio tempo ad altri. Un giorno, un famosissimo barone universitario, che ben mi conosceva, mi disse: "Helga, Lei non entrerà mai in un dipartimento perché è brava, pensa con la Sua testa e fa paura. Nei dipartimenti servono soldatini fedeli." Aveva proprio ragione.

2020 11 10[modifica | modifica sorgente]

Mala Università, concorsi e Covid, come prima più di prima… ma, per la prima volta, un presidente di commissione si dissocia pubblicamente.

Vi chiedo: qual è, secondo voi, la ragione per cui il nostro Paese arranca di fronte all’emergenza del Covid? Forse perché nei posti di comando, nella cabina di regia, cioè la classe politica, e nei posti di gestione clinica e sanitaria, ci stanno in grande maggioranza persone assolutamente non qualificate e impreparate? Pe quale motivo degli assoluti incompetenti si trovano a gestire una simile delicata situazione che necessiterebbe, invece, la massima preparazione e qualifica nei posti di comando? La ragione è semplice: non stupitevi, dipende dal degrado e dalla corruzione del sistema universitario, che ha un ruolo chiave, in particolare del sistema con cui viene reclutata la classe docente, fondata su logiche clientelari e corporative, che poi diventa INADEGUATO PERSONALE di primo piano a livello POLITICO e a livello SANITARIO. Peccato che la stampa e la tv non lo metta in evidenza mai, abituandoci purtroppo a slogan triti e ritriti e una descrizione dei fatti assolutamente semplicistica. In tutti i settori scientifici, in particolare in quelli di medicina che ci interessano ai fini del nostro discorso, i concorsi sono predeterminati, decisi prima dell’esito, per cui la comparazione valutativa è una farsa, una messa in scena. Non si premia il più meritevole tra i candidati, innalzando il livello scientifico, ma si fa vincere l’amico, l’allievo, il parente, il servo di turno, abbassando vertiginosamente e drasticamente la qualità. Andate a guardare la commistione di interessi tra atenei, fondazioni private e policlinici. Andate a guardare quanti docenti universitari (un po’ in tutti i settori) si trovano in parlamento a fare da lobby nelle forze politiche e nel governo. Bene, preso atto di ciò, attendo vivamente che qualcuno venga a contestare questa mia valutazione e poi ne riparliamo. Risultato? Di fronte all’emergenza Covid ne usciamo con le ossa rotte e mettiamo a rischio tutto il sistema sanitario, l’intero sistema economico-sociale, e la vita stessa dei cittadini. Ma come capite bene non si tratta solo di sanità, piuttosto di ingegneria, giurisprudenza, urbanistica, etc., ovunque insomma. Oggi però qualcosa sta iniziando a cambiare soprattutto grazie all’azione di denuncia pubblica di Trasparenza e Merito. Un esempio concreto? Tempo fa, sul sito e sui giornali, avevamo denunciato la storia e il caso di Celestina Fazia e il concorso congelato da dieci anni per ricercatore in urbanistica bandito dall’Università Mediterranea della Calabria ( https://www.trasparenzaemerito.org/post/ancora-illeciti-a-unimediterranea-calabria-concorso-nel-congelatore-dal-2011-il-miur-sta-a-guardare e https://www.trasparenzaemerito.org/post/uni-mediterranea-calabria-e-il-concorso-sospeso-dal-2012-il-miur-attiva-il-potere-ispettivo ). Dopo le sentenze amministrative tutte eluse dall’ateneo avevamo pubblicamente invitato a denunciare in procura l’accaduto. Avevamo inoltre allertato il ministero che all’epoca, a sua volta, aveva inviato ben tre note di controllo sull’ateneo, intimando che fosse espletato quanto prima il concorso. La procedura era rimasto ancora congelato (tanto per cambiare!), nonostante il colloquio si fosse svolto a fine gennaio, fino a pochi giorni fa. Ebbene alla fine il concorso, dopo dieci anni di rinvii, si è finalmente svolto. Risultato? Intanto pare che la commissione avrebbe nuovamente agito in violazione del giudicato di due sentenze del tribunale e anche dello stesso parere dell’avvocatura, in sfregio di ogni normativa. Ma stavolta - ed è la ragione di questo post - è accaduta una cosa molto importante, è la prima volta che accade in modo così plateale di contrasto. Il presidente della commissione di quel concorso, dissociandosi dalle valutazioni degli altri due docenti della commissione, ha messo a verbale una relazione di minoranza, analitica, precisa, circostanziata e motivata, in cui dichiara in modo netto e inequivocabile che i due colleghi hanno sopravvalutato i titoli e le pubblicazioni della candidata risultata vincitrice ed hanno sottovalutato puntualmente quelli della candidata giunta al secondo posto. In questo modo ha riscritto la graduatoria attribuendo la vittoria del concorso alla candidata che aveva fatto in precedenza i ricorsi e denunciato. Solo che, al momento, nell’esito del concorso ha avuto la prevalenza il punteggio attribuito dai due commissari che il presidente ha pubblicamente denunciato nel verbale (si trova sul sito visibile a tutti dell’ateneo calabrese: https://unirc.portaleamministrazionetrasparente.it/archivio22_bandi-di-concorso_0_4325_641_1.html ). Ed il rettore, ieri, ha approvato gli atti. Gli facciamo gli auguri ma stavolta è bene che qualcuno vada fino in fondo e che non individui solo responsabilità in commissioni o dipartimento ma anche al vertice che di fronte a tutto quello che è accaduto a proposito di quel concorso, in dieci anni da noi ben documentati (e si spera ben documentati anche in procura), fa finta di nulla ed approva come se nulla fosse. Come ben capite, invece, si tratta di un passaggio importante perché per la prima volta un presidente di commissione fa una importante denuncia pubblica che potrebbe far saltare il blocco che di solito avviene quando un concorso è “blindato” da parte dell’ateneo, del dipartimento o di alcuni docenti del settore scientifico disciplinare messo a bando. La ragione di questa decisione del docente non la conosciamo e saremmo curiosi di saperla. Probabilmente la volontà di non rendersi complice di una valutazione anti-meritocratica insieme al timore di incappare in una denuncia? Di recente la Corte dei Conti, come ricorderete, ha condannato in toto tre commissari a risarcire il danno erariale di un concorso truccato (il “mio”). Che il docente volesse evitare questo possibile rischio? Poniamo questi interrogativi, rinnovando l’appoggio a Celestina da parte dell’associazione per l’importante battaglia intrapresa ormai da dieci anni, e consigliamo due atti: ricorso immediato alla giustizia amministrativa e denuncia in procura. Intanto, però, questa presa di posizione pubblica di discontinuità da parte di un presidente di commissione appare un primo importante segnale dato all’ambiente. Occorre, più in generale, una decisa inversione di tendenza nei concorsi universitari affinché si torni a premiare la competenza, la qualità scientifica, il merito in modo da cambiare definitivamente passo a questo martoriato e devastato paese. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2020 11 09[modifica | modifica sorgente]

Università: se l’abuso di ufficio rischia di non essere più perseguibile penalmente. E’ il titolo del mio articolo di oggi per MicroMega. E’ davvero molto grave che il governo, con una modifica di legge contenuta nel “decreto semplificazioni” di settembre, passato sotto silenzio sulla stampa, abbia depotenziato e depenalizzato il reato di abuso di ufficio, infliggendo un duro colpo ai contenziosi pendenti e futuri sui brogli concorsuali, in particolare sui regolamenti di ateneo, e in direzione contraria alla tanto sbandierata trasparenza e legalità. I primi effetti si iniziano a vedere in alcune prime archiviazioni di procedimenti (ad esempio parlo del recente caso a Uni Foggia) dovute proprio a quella modifica della legge. Riporto nel testo il parere di autorevoli giuristi, a partire da Padovani e Regasto, che parlano di "assurdità legislativa", "ircocervo dalle fattezze mostruose", "disastro", e via discorrendo, e la sentenza della Cassazione penale (2008) che parla chiarissimo e dovrebbe mantenere intatto il significato del reato: “Qualora il pubblico funzionario compia dei favoritismi, in violazione dell’obbligo di trattare equamente tutti i soggetti portatori di interessi tutelabili, in cui si traduce il principio di imparzialità sancito dall’art. 97 della Costituzione, è ravvisabile il delitto di abuso d’ufficio”. L'auspicio di "Trasparenza e Merito" è che una giurisprudenza onesta e attenta possa ovviare a questo pasticcio. E se tutto questo complica la vita ai pubblici ufficiali, pazienza: la legalità viene prima di tutto! Con buona pace del governo e del cosiddetto “decreto semplificazioni”. Chiedo ai miei amici di condividere in massa tra i propri contatti perché si tratta di un argomento importantissimo che deve essere assolutamente reso noto all’opinione pubblica. Buona lettura! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/?p=31067

2020 11 03[modifica | modifica sorgente]

E’ con una certa soddisfazione che torno a pubblicare un articolo di storia contemporanea, dopo anni di assenza forzata. Non lo faccio, ovviamente, su una rivista specialistica di storia contemporanea. L’accademia italiana mi ha giurato guerra e non me lo permette. I docenti del mio settore scientifico hanno siglato un patto scellerato e vergognoso con i commissari del noto concorso, dunque il mio nome di studioso deve essere totalmente cancellato in ambito universitario. Pensate che in una rassegna curata qualche tempo fa dall’ex Insmli (Istituto Nazione Storico Movimento di Liberazione in Italia) i curatori sono riusciti addirittura ad omettere il titolo del mio libro sul divorzio in Italia (B.Mondadori 2007), che è, ad oggi, l’unica vera ricostruzione completa di carattere storiografico su quella vicenda. Sarebbe come non parlare dei film di Totò in una rassegna di comici italiani. Non solo. Prima di fare la mia ormai famosa denuncia per quel concorso, i giudizi degli stessi commissari, ma anche le recensioni sulle riviste specialistiche, si esprimevano in questi termini a dir poco lusinghieri a proposito di questo mio libro: “Il ben documentato saggio di Scirè possiede le seguenti caratteristiche cioè caparbio e intelligente, arricchito da una notevole padronanza bibliografica e da un’apprezzabile eleganza di scrittura. E’ un testo che, meritoriamente, traccia uno scenario indispensabile da conoscere, dà conto in maniera precisa e accurata del vasto dibattito culturale che ha accompagnato la vicenda. E’ un libro che mancava e che riempie uno dei tanti vuoti sulla storia italiana degli anni settanta. Temi e modi di sviluppo delle ricerche risultano di notevole interesse e originalità e del tutto congrui con il settore scientifico disciplinare. Il candidato dimostra una notevole attitudine alla ricerca e un’apprezzabile capacità di problematizzazione e concettualizzazione dei temi affrontati, alimentata da una solida sensibilità storica e critico-interpretativa, con una valutazione della sua attività scientifica, per originalità di temi, costanza nella produzione e rilevanza dei risultati, altamente positiva”. Ebbene, dopo il ricorso e la denuncia, il giudizio è totalmente cambiato. Riporto solo uno dei recenti giudizi, vergognoso, ipocrita e falso: “Siamo di fronte ad un racconto cronologico giorno per giorno, poco interessato a confrontarsi col dibattito metodologico e interpretativo nazionale e internazionale e teso invece ad una pura ricostruzione fattuale.” Il mio lavoro di storico è stato, dunque, ghettizzato, ignorato e cancellato dal panorama accademico del mio settore non per il suo valore in sé, come dimostrano i precedenti giudizi oggettivi, ma per il fatto di essermi permesso di aver denunciato un abuso di una commissione di concorso. Ecco cosa è l’accademia italiana. Un gruppo di pressione e di potere, vendicativo, che umilia la scientificità e abbassa sempre più il livello della storiografia italiana nel mondo per ragioni di bottega. Oggi, però, sono lieto di tornare a pubblicare un articolo di carattere storico, non su una rivista specialistica di storia contemporanea, di quelle gestite e maneggiate solo dagli accademici e che pubblicano solo i saggi degli affiliati (di società scientifica) o allievi o amici e parenti, ma sul prossimo numero, in edicola e in libreria dai primi di novembre, della rivista MicroMega (n. 7 / 2020) per i 50 anni dall’approvazione della legge sul divorzio, a cui è dedicata una terza parte del numero. Nell’articolo ripercorro storiograficamente le tappe che condussero all’approvazione della legge Fortuna-Baslini e successivamente al referendum, con una sezione delle lettere che Giorgio La Pira scrisse in quel frangente a Enrico Berlinguer nel tentativo di convincerlo a boicottare la legge. Nel numero sono presenti anche gli interventi di tre protagonisti dell’epoca, Gianfranco Spadaccia, Luciana Castellina e Raniero La Valle, che ci raccontano invece il clima culturale e politico nel quale si svolse quel dibattito. Ho cercato di ricostruire l’atmosfera di un’Italia in trasformazione, sospesa tra la crisi del miracolo economico e le mancate riforme di struttura, tra le novità del Concilio Vaticano Secondo e l’onda lunga del Sessantotto. E’ con la battaglia per il divorzio che la società civile italiana irrompe davvero sulla scena politica, dimostrando di essere ben più avanti della propria classe politica nel considerare l’acquisizione dei diritti civili come un fondamentale termometro del livello di democrazia di un paese. Ed ho cercato di dare un quadro completo, andando oltre i soliti cliché, ma restituendo il peso del valore dell’azione messa in campo da tutti i protagonisti di allora, dai radicali, ai socialisti, ai comunisti fino ai cattolici democratici. Con uno sguardo al passato per cercare di comprendere i cambiamenti della nostra società e la fase d di modernizzazione e secolarizzazione che sta attraversando ancora oggi. E' la dimostrazione che si può fare ricerca storica anche fuori dagli autoreferenziali circuiti accademici, dalle conventicole. Basta allargare il proprio orizzonte, sicuri della qualità dei propri strumenti del mestiere. Buona lettura!



http://temi.repubblica.it/micromega-online/micromega-72020-ci-crimini-coloniali-dell-italia-in-africa-presentazione-e-sommario/


2020 10 30[modifica | modifica sorgente]

Ringrazio molto Andrea Sessa che oggi su CataniaToday ha scritto un articolo dal titolo “Catania: Università, dagli “stronzi da schiacciare” a un altro concorso per professore associato”, che ha riportato la mia (credo molto importante!) segnalazione nel post pubblicato qui l’altro giorno sul Dipartimento di Scienze politiche e le sue consuete porcherie, dandone maggiore visibilità. Sono cose che accadono nel silenzio del mondo accademico, se non le denuncia pubblicamente qualcuno (nella fattispecie io...). Per fortuna esistono ancora (pochi per la verità) giornalisti liberi e coraggiosi che non sono al soldo dei poteri politici o delle lobbies universitarie. Scrive Sessa: "Il caso è stato sollevato da Giambattista Sciré, il ricercatore vittima di un concorso truccato proprio nell'ateneo etneo, e dalla sua associazione Trasparenza e Merito che ha denunciato pubblicamente quella che viene considerata, a loro dire, "l’ennesima surreale vicenda di scienze politiche. La denuncia dell'associazione di Sciré riguarda una questione di opportunità. Sciré commenta così: "Ferma restando la non colpevolezza fino a condanna definitiva, qui c’è un problema grande quanto una casa, un problema di etica pubblica da parte di un ateneo come quello catanese. E mi rivolgo dunque al ministero dell’università e soprattutto ai cittadini. Perché questo non è affatto un problema solamente di chi sta dentro l’università ma, evidentemente, è una questione che devono conoscere e sapere tutti. Dovremmo dire che è solo questo il mondo per diventare professori universitari o per fare qualsiasi tipo di carriera in Italia?". Aggiungo solo una cosa e la ripeto ora, a scanso di equivoci, come scrissi anche giorni fa: non ho nulla di personale nei confronti di quello che lui definisce nell’articolo, a ragione, un “protetto” del professore Barone, cioè a dire Granata, ma credo che chi agisce e parla in quei termini (quanto emerso pubblicamente dalle intercettazioni, quindi inconfutabile perché alle parole sono seguiti poi i fatti, cioè l'esito del concorso e la condotta materiale della commissione: su questo ci sarà un processo al quale ovviamente si rimanda per la questione strettamente giudiziaria) pone una gravissima questione sul ruolo d’esempio morale che deve dare un docente universitario. Nulla da dire sulla eventuale professionalità e scientificità della persona. Queste cose non le dovrei dire io, o non le dovrebbe segnalare l’associazione, ma dovrebbe dirle pubblicamente un rettore che ha un ruolo di pubblico ufficiale o un ministro. E invece, come si chiude emblematicamente l'articolo, scrive il giornalista: "Catania Today ha contattato l'ateneo per una replica sul "caso" ma, al momento, i vertici hanno preferito non rilasciare alcuna dichiarazione.“ Buona lettura! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

https://www.cataniatoday.it/cronaca/universita-dagli-str-i-da-schiacciare-a-un-altro-concorso-per-professore-associato.html


Università italiana uno SCANDALO INFINITO che avviene sotto gli occhi increduli dei cittadini e con le connivenza delle istituzioni accademiche a tutti i livelli: l’ennesima surreale vicenda di Scienze politiche dell’Università di Catania!

Mentre nel Paese l’emergenza del Covid purtroppo imperversa e mette in ginocchio i poveri cittadini, la gente comune, le persone perbene, nell’Università italiana (il mondo dei privilegi) la realtà supera di gran lunga la fantasia, quella dei peggiori incubi o film dell’orrore. Ah si? Cosa è mai successo - chiederete voi - più di quello che abbiamo già ascoltato e letto e che ha portato al processo per gravi reati un folto gruppo di docenti nell’inchiesta di Università bandita? Ebbene sentite questa... Ho provato a spiegare cosa è accaduto ad alcuni colleghi delle università straniere e mi dicono che non è possibile, che non ci credono, che è inaudito, che voglio vedere le carte perché è inconcepibile. L’ho detto ad alcuni colleghi docenti italiani e mi hanno detto invece “C’era da immaginarselo” oppure “Di cosa ti meravigli?”. Come ben capite, già in questa semplice diversità di approccio mentale si coglie la differenza stessa dei sistemi accademici, da cui ne usciamo con le ossa rotte. In ogni caso, vengo ai fatti, ma con una premessa: non ho nulla di personale contro tal Sebastiano Granata, che non conosco personalmente. In molti nel mondo accademico italiano, dopo le mie denunce pubbliche e giudiziarie, e soprattutto dopo i miei recenti articoli, mi hanno dato dell’infame (termine tipicamente mafioso…). Ecco adesso che me lo diano, dal loro punto di vista, almeno per una ragione. Perché io non devo difendere nessuna corporazione, nessun collega che abusa, e e tanto meno nessuna mentalità mafiosa. Qui si parla di Istituzione Universitaria pubblica, dunque mi sento tranquillamente di potermi esprimere a nome di (quasi) tutti i cittadini di questo disastrato Paese, accademici esclusi! (non tutti per fortuna…). Ora vengo davvero ai fatti. Nell’inchiesta “Università bandita”, tra le intercettazioni agli atti della Procura di Catania, pubblicate da molti quotidiani (nel caso specifico metto sotto alcuni link, ci sono quelle a proposito del concorso per l’assegnazione di un posto di ricercatore di Storia contemporanea (il mio settore specifico, quindi conosco bene di cosa si parla!) al Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Catania, assegnato nel 2017 a Granata. Gli inquirenti catanesi sostengono che il concorso era stato del tutto pilotato dallo stesso candidato risultato poi vincitore e dal direttore di Dipartimento, il Prof. Uccio Barone. Pilotato TOTALMENTE vuol dire, secondo i magistrati, che il candidato avrebbe indicato i membri della commissione e, insieme al direttore avrebbe poi persino redatto egli stesso i verbali, poi sottoscritti dalla commissione. Durante le conversazioni telefoniche, Barone avrebbe rivelato a Granata chi erano gli altri concorrenti, rivelandogli i nomi e incaricandolo di informarsi sui loro curricula per stabilire i criteri di valutazione e selezione che sarebbero poi stati indicati (suggeriti? imposti?) alla commissione, così da evitare a priori che candidati più meritevoli potessero superare Granata. E’ qui che viene intercettata la frase ormai divenuta celebre “vediamo chi sono questi stronzi che dobbiamo schiacciare”. Bene, anzi male direi. Ferma restando la non colpevolezza fino a condanna definitiva, qui c’è un problema grande quanto una casa, un problema di ETICA PUBBLICA da parte di un Ateneo come quello catanese. E mi rivolgo dunque alla stampa siciliana e nazionale, alle istituzioni di questo Paese, al ministero dell’università (che aveva parlato a vanvera un anno fa quando uscì fuori lo scandalo!), e soprattutto ai cittadini. Perché questo non è affatto un problema solamente di chi sta dentro l’università ma evidentemente è una questione che devono conoscere e sapere tutti. Ecco perché ve ne parlo. Ed ecco che giungo alla notizia di cui vi ho accennato all’inizio, davvero incredibile, che supera la fantasia. Mi risulta, infatti, e potete verificare voi stessi dal link qui sotto, che il ricercatore Granata, protagonista di quei fatti emersi dalle intercettazioni (su cui c’è un processo) e che parlano già da soli e i cui eventuali reati penali andranno accertati in modo definitivo (o meno) dai magistrati, è stato successivamente PROMOSSO come Professore Associato, presso lo stesso Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Catania, con un avanzamento di carriera, mediante concorso pubblico e con UN SOLO CANDIDATO presente, lui stesso. Tengo ad aggiungere, semplicemente, tre ulteriori elementi. I nomi della commissione che lo ha promosso da ricercatore a professore associato, nonostante i fatti descritti sopra, li trovate nel link. I docenti (tutti?) del Dipartimento di Scienze politiche hanno votato positivamente e non si sono affatto opposti a questo esito e alla chiamata in servizio, cioè alla promozione di carriera. Il nome del Rettore che ha approvato gli atti lo conoscete tutti perché è lo stesso che non si costituirà parte civile al processo, nonostante i giudici abbiano individuato l’Università di Catania (intesa come istituzione) come parte lesa. Purtroppo non è una eccezione ma è la regola, almeno a Catania, perché mi risulta - l'ho letto oggi sul giornale - che uno dei principali imputato del processo, il Prof. Basile, è stato nominato da poco presidente della Società italiana di chirurgia. E che tempo fa - lo denunciai pubblicamente io (chissà perché devo essere sempre io a dover dire ai cittadini queste cose!) - anche un altro imputato illustre dello stesso processo, appunto il Prof. Barone, aveva ricevuto un incarico da 12 mila da parte di Musumeci e della Regione siciliana. Questo significa che le istituzioni, la gente “che conta”, premia coloro che (lo dicono le intercettazioni, non c’è bisogno di aspettare le eventuali condanne del processo) tengono comportamenti moralmente scorretti, non etici, molto probabilmente anche illegali. Ed emargina, isola, ghettizza le persone, i cittadini, che denunciano le scorrettezze. Ora vi chiedo: che speranza può avere un Paese del genere per i nostri giovani, per le persone oneste che lavorano senza raccomandazioni? Cosa possiamo insegnare d’ora in poi ai nostri figli di fronte a certe azioni? Cosa possiamo dire di sensato, che non sia ridicolo, agli studenti di fronte a un simile scempio? Dovremmo dire che un docente (o anche uno studente a questo punto!) che si scrive da solo i verbali di valutazione per vincere un concorso pubblico (o che trucca le carte per un esame), una qualsiasi comparazione scientifica, è una persona da premiare? Dovremmo dire che è solo questo il mondo per diventare professori universitari o per fare qualsiasi tipo di carriera in Italia? Qui non si discute la preparazione e il valore scientifico di un collega, su cui non mi permetto di esprimermi, ma è in discussione l’assoluta mancanza di etica pubblica in un ruolo fondamentale cioè da pubblico docente universitario. Contano o no per lo Stato italiano, per le martoriate istituzioni di questo Paese il comportamento e l’esempio che dà un pubblico insegnante? Lo chiedo a voi adesso... conta qualcosa per voi cittadini, oppure è meglio cercarsi un santo in paradiso, un "papà" a cui chiedere i favori? Noi di "Trasparenza e Merito" avevamo chiesto già all’epoca di annullare l’esito di questo concorso, il che avrebbe evitato quello che, come avete visto, è accaduto successivamente. Non credo ci sia altro da aggiungere se non una parola: vergogna all'ateneo di Catania! Ps. Noi continueremo a lottare contro gli episodi di mala università, nonostante intimidazioni e quant'altro, e continueremo a raccontarvi i fatti, cari amici, ma senza il contributo e l’aiuto attivo di tutti voi cittadini perbene, credetemi, questo scempio non finirà mai… Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

https://www.unict.it/it/content/bando-docenti-e-ricercatori?k=846

http://www.stampalibera.it/2019/07/01/universita-bandita-le-intercettazioni-di-santi-fedele/

https://catania.meridionews.it/articolo/79234/concorsi-truccati-vincitore-valuto-i-suoi-contendenti-a-scienze-politiche-rimborsi-per-convegno-fantasma/

https://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2019/09/10/news/universita-catania-baroni-1.338533

https://www.messinatoday.it/cronaca/inchiesta-ateneo-catania-fedele-docente.html

2020 10 24[modifica | modifica sorgente]

BOOM! Oggi ho avuto notizia di una recentissima sentenza (risale ad appena due giorni fa) del Tar Toscana che è DESTINATA A CAMBIARE UNA VOLTA PER SEMPRE LA STORIA DEL RECLUTAMENTO UNIVERSITARIO ITALIANO. Mentre avanza l’emergenza covid, nel silenzio dei diretti interessati e del ministero, procedono per fortuna i provvedimenti a dir poco storici dei tribunali italiani contro le università che abusano. Sono quelle giornate che sembrano ripagare, quanto meno psicologicamente, per tutti i danni e le ritorsioni materiali subite nel corso degli anni. Vale, soprattutto, per il futuro dell’Università in generale. Significa che la nostra battaglia, quella di "Trasparenza e Merito", è stra-giusta e soprattutto che può portare al risultato concreto, se si riesce ad andare avanti fino in fondo, senza arrendersi agli ostacoli. E’ una sentenza STRATOSFERICA questa, rivoluzionaria. Aiutatemi a diffonderla, condividetela. E’ evidente che ormai i tribunali amministrativi italiani si sono sentiti presi letteralmente per il culo dagli atenei che non eseguono le sentenze e da un ministero che glielo permette. Ebbene, PER LA PRIMA VOLTA IN ASSOLUTO un collegio giudicante esautora totalmente la commissione di un concorso universitario e decide di assegnare il posto al legittimo vincitore senza ulteriori concorsi o commissioni (cioè perdite di tempo e soldi per lo Stato). Leggete voi stessi: “La dichiarazione di nullità della delibera impugnata per violazione ed elusione del giudicato comporta l’ESAURIMENTO DELLA DISCREZIONALITA' DELL'ATENEO per effetto del principio del one shot temperato oramai accolto dalla prevalente giurisprudenza. Per cui LA DECISIONE relativa alla scelta del docente a cui conferire la chiamata non può nuovamente essere rimessa all’Ateneo e DEVE ESSERE, invece, ASSUNTA DA QUESTO TRIBUNALE nell’esercizio della giurisdizione estesa al merito di cui gode in questa sede. Il Tribunale ritiene che in assenza di plausibili ragioni per prescindere dai giudizi di merito comparativo espressi dalla Commissione valutatrice la chiamata debba essere effettuata in favore del Prof. (…) Dispone la trasmissione della presente sentenza alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pisa.” Era ora. E’ un giorno importante, e accade, ironia della sorte, proprio nel caso di un concorso illegittimo per un posto da professore ordinario di Linguistica all’ateneo di Pisa. Giorni fa, infatti, avevo ricevuto (e ve la allego) all’indirizzo dell’associazione una stringata letterina di diffida/intimidazione da parte del Rettore, alla quale non avevo onestamente dato alcuna importanza, che scriveva di riservarsi di agire per le vie legali (e bla bla) a proposito del nostro ultimo comunicato relativo al caso di progettazione architettonica, perché a suo dire sarebbero state scritte inesattezze e imprecisioni. Gli atenei non sono nuovi a questo genere di lettere che preannunciano querele, poi mai andate in porto, era accaduto con l’Università di Venezia, con il Politecnico di Milano, come forse ricorderete. Cioè, sembra una barzelletta, uno scherzo: di fronte ad atenei che commettono abusi reiterati e non esecuzione di sentenze e che non pagano nessuna penale, dovremmo preoccuparci noi con i nostri comunicati che avvisano e allertano l’opinione pubblica sui modi abusivi e illegali di gestire le università italiane. Ebbene, da Pisa e Livorno sono stato contattato da molti colleghi che mi hanno incitato ad andare avanti, inviandomi ulteriori casi con sentenze e altri casi con denunce, di cui parleremo più avanti, e la cui anticipazione è già uscita in un articolo di qualche tempo fa sul “Tirreno”. In particolare sono felice di parlavi oggi del caso della collega iscritta (ora anche amica!) Alessandra Gavazza che sempre con l’Università di Pisa ha un contenzioso vinto in tutte le sedi con l’ateneo, e di cui scriviamo in questo comunicato di oggi sul sito. Si aggiunge a tanti altri casi che hanno visto protagonista, sempre in negativo, l'ateneo pisano. Per citare solo i più clamorosi: il caso di Giulia Romano a Economia aziendale, che ha vinto tutti i gradi di giudizio dei ricorsi amministrativi ma che non sono bastati per ottenere il posto da professore ordinario che avrebbe, senza alcun ombra di dubbio, meritato (sulla vicenda pesa l'aspetto penale con il rinvio a giudizio per un componente di quella commissione); i casi di Progettazione architettonica appunto, con l'ateneo che ha eluso le sentenze; il caso di Paolo Rognini a Geografia economico-politica, anch'egli vincitore di sentenze amministrative che hanno riconosciuto le sue ragioni ma senza esito concreto, costretto a fare un esposto in procura. Nello specifico, Alessandra non solo è stato costretta ad andare a svolgere e vincere un concorso da ricercatore in un altro ateneo, ma ha proseguito la sua battaglia giudiziaria, fino a far condannare l’ateneo e la controparte dal Consiglio di Stato. Solo che, udite udite, lo dico soprattutto al rettore di Pisa che ci minaccia di querele per imprecisioni nel comunicato, l’Ateneo pisano NON HA ESEGUITO ad oggi la sentenza del Consiglio di Stato e non ha estinto, a differenza di quanto stabiliscono i giudici, il rapporto di lavoro con la controparte, tuttora in servizio. Per concludere mi chiedo e vi chiedo: la smetteranno prima o poi questi signori di usare l’università come un oggetto personale, di trarre vantaggio individuale o lobbistico dalle risorse pubbliche? E infine mi rivolgo a tutti i cittadini onesti e responsabili: quando torneremo a riprenderci, tutti insieme, l’università pubblica togliendola dalle mani di questi signori che la usano e la depredano senza ritegno? Questo è il link della RIVOLUZIONARIA sentenza (in forma integrale) del TAR Toscana: https://www.giustizia-amministrativa.it/portale/pages/istituzionale/visualizza/?nodeRef=&schema=tar_fi&nrg=202000267&nomeFile=202001253_01.html&subDir=Provvedimenti Qui trovate invece il comunicato di Tra-Me sul caso di Alessandra: https://www.trasparenzaemerito.org/post/unipisa-casoveterinaria-silenzio-comitato-etico-sentenza-non-eseguita-rapporto-lavoro-non-estinto Ps. Sotto allegata trovate la simpatica letterina del Rettore di Pisa. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2020 10 17[modifica | modifica sorgente]

Come sapete non mi arrendo mai, ormai avete imparato a conoscermi da 9 anni a questa parte. Dopo essermi rivolto INUTILMENTE, e più volte, al Ministero dell'istruzione università e ricerca, ho appena inviato una PEC all'indirizzo del Ministro di Grazia e Giustizia On. Bonafede.

POSTA CERTIFICATA: Ateneo di Catania non esegue le sentenze dei tribunali dello Stato italiano: caso Scirè

Per conto di: giambattista.scire@pec.it posta-certificata@pec.aruba.it tramite pec.it Allegati 10 19:26 (2 minuti fa)

Messaggio di posta certificata

Il giorno 16/10/2020 alle ore 19:24:44 (+0200) il messaggio "Ateneo di Catania non esegue le sentenze dei tribunali dello Stato italiano: caso Scirè" è stato inviato da "giambattista.scire@pec.it" indirizzato a: gabinetto.ministro@giustiziacert.it


Forwarded message ----------

Da: "giambattista.scire" giambattista.scire@pec.it A: gabinetto.ministro@giustiziacert.it Cc: Data: Fri, 16 Oct 2020 19:24:45 +0200 Oggetto: Ateneo di Catania non esegue le sentenze dei tribunali dello Stato italiano: caso Scirè

All'attenzione del Ministro di Grazia e Giustizia della Repubblica Italiana On. Alfonso Bonafede Palazzo Piacentini, Via Arenula 70 Roma

Spettabile e Onorevole Ministro, mi rivolgo a Lei, dopo aver ricevuto una risposta (che le allego) anche da parte della Presidente della Repubblica che mi ha manifestato la Sua solidarietà e mi ha detto, con le parole del Prof. Erbani, di tenere sotto osservazione la mia incredibile e incresciosa vicenda. Gliela sintetizzo con una semplice domanda e le allego tutte le sentenze dei tribunali italiani e quattro articoli (!) di Gian Antonio Stella sul Corriere, l'ultimo di qualche giorno fa, a dimostrazione dell'indignazione dell'intera opinione pubblica oltre che dei mezzi di informazione. Le scrivo, dunque, per porle semplicemente una domanda: come è possibile che nel corso di 9 lunghi anni un Ateneo (nella fattispecie l'Università di Catania) possa non dare esecuzione alle sentenze dei tribunali (amministrativi, penali e contabili), provocando un danno non risarcibile alla carriera e vita di un cittadino italiano (che, nella fattispecie, sarei io) ? A cosa servono i tribunali dello Stato e le leggi se non vengono eseguite né rispettate nemmeno dalla Pubblica Amministrazione? Le scrivo a nome di tutti quei cittadini che vorrebbero ancora poter credere nelle istituzioni dello Stato italiano, ma che non ci credono più. Spero in una Sua gradita e cortese risposta. La saluto molto cordialmente. Giambattista Scirè http://www.giambattistascire.it/ Ricercatore (ex), amministratore e responsabile scientifico di Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo https://www.trasparenzaemerito.org/ Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2020 10 12[modifica | modifica sorgente]

Vi consiglio vivamente la lettura dell’articolo di oggi su Sud Press dal titolo “UNICT: condannata la commissione del caso Scirè…e non solo” di Pierluigi Pigi Di Rosa che scrive “E’ ormai, per eccellenza, il più noto tra i ricercatori massacrati dal sistema dei baroni più scarso del mondo, quello catanese. Scirè continua a vincere in tutte le aule di giustizia, ma la Giustizia non riesce ad ottenerla davvero perché i veri responsabili restano tutti ai loro posti, anzi vengono promossi”. L’articolo, incalzante ed efficace come ci ha abituato SudPress, titola e riprende la notizia della sentenza della Corte dei Conti che condanna la commissione al pagamento del danno erariale per il noto concorso truccato, rende pubblico il testo stesso della sentenza (per chi fosse curioso e interessato a leggerla) e riporta per intero il mio post di ieri, che ha riscosso davvero tantissimi consensi, condivisioni e commenti (ringrazio tutti per aver smentito, in questa occasione, la regola della timidezza e del timore ad appoggiare post su argomenti seri e importanti come le denuncia giudiziarie in pubblico) e poi fa una panoramica su quello che sta accadendo all’Università di Catania in questi giorni. Come saprete tra qualche giorno avrà inizio il processo ai responsabili (dieci docenti, tra cui ex rettori e direttori di dipartimento), secondo la Procura, della “associazione a delinquere” che ha gestito tutto il reclutamento e i concorsi pilotati (che dovrebbero invece essere pubbliche procedure di selezione) nell’ateneo catanese. Non sappiamo se il nuovo rettore Priolo, come chiede a gran voce la cittadinanza, la parte buona (che pure esiste) del mondo accademico e la nostra associazione da tempo, deciderà di costituirsi parte civile a processo, visto che, insieme al MIUR è stato individuato dai giudici come “parte lesa”. Una decisione doverosa, in qualsiasi Paese civile, ma a ma che a Catania diventa un rebus. La non costituzione significherebbe una sorta di avallo a tutto quello che di ignobile e vergognoso è stato descritto nelle centinaia di pagine di intercettazioni e che costituisce i capi di accusa al processo. D’altronde non ci risulta, ad oggi, che sia stato preso nei confronti dei professori imputati al processo per gravissimi reati alcun tipo di procedimento disciplinare mentre invece sarebbe importantissimo un segnale in direzione del rispetto dell’etica pubblica, senza dover aspettare le condanne della magistratura. Nemmeno dal MIUR si hanno notizie in proposito, quindi anche questo sarà un’incognita. Certo sarebbe davvero clamoroso (nonché divertente)se UNICT e MIUR non si costituissero e a rappresentare la cittadinanza tutta (non solo catanese ma direi italiana) e la parte onesta e rispettosa delle regole della comunità accademica (tutta e non solo catanese) fosse l’Associazione che mi onoro di rappresentare, qualora i giudici, come si spera e come dovrebbe essere più che logico (visto che siamo nati nel 2017 quando ancora erano in corso le indagini di questa inchiesta e visto che, proprio per statuto, abbiamo la finalità di combattere questo genere di malpratiche nell’Università), ci ammettessero come parte civile al processo. Sarebbe la nostra prima importante azione pubblica diretta, al di là delle azioni amministrative e delle denunce pubbliche e mediatiche, in un importante processo penale. Vedremo cosa accadrà...intanto buona lettura! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo




LA CORTE DEI CONTI CONDANNA UFFICIALMENTE PER DANNO ERARIALE LA COMMISSIONE DEL “MIO” CONCORSO PER CONDOTTA ANTIGIURIDICA. Aspettavo da un po’ questo momento, cari amici. Presto o tardi arriva sempre il giorno in cui anche i blasonati e invidiati professoroni universitari che credono di aver il potere di fare qualsiasi cosa ai concorsi, agendo fuori dalla legge, sono costretti ad abbassare la testa e a pagare per le proprie colpe. Abbiate coraggio, denunciateli. Fatelo se non per voi, per il futuro dei vostri figli. Se decidete di avviare un contenzioso giudiziario in ambito universitario (o in qualsiasi altro settore del mondo del lavoro), ed avete tutti gli elementi per provare le vostre ragioni e per vincerlo, fatelo fino in fondo! Perseverate, non mollate mai, andate fino alla fine. Non vi arrendete al primo ostacolo, alle consuete avversità. Troppo spesso si pensa che un singolo individuo da solo non possa fare nulla contro i poteri forti: ebbene non è così. Sono andato avanti a testa bassa (per 9 anni), testardo come un mulo, cocciuto come sempre, anche dopo la sentenza di condanna penale e sono felice di comunicarvi l’esito e il testo della sentenza N. 545/2020, emessa qualche giorno fa, il 9 ottobre 2020, stavolta dalla PROCURA GENERALE DELLA CORTE DEI CONTI di Palermo, che condanna ufficialmente per DANNO ERARIALE la commissione (composta dai professori SIMONE NERI SERNERI, LUIGI MASELLA, ALESSANDRA STADERINI) del noto concorso di storia contemporanea bandito dall’Università di Catania (per la sede di Lingue di Ragusa), già condannata in sede amministrativa (Tar e Consiglio di Giustizia) e penale (primo grado per il reato di abuso di ufficio in concorso tra loro, a un anno di reclusione e interdizione dai pubblici uffici). Si tratta di un ATTO SIMBOLICAMENTE IMPORTANTISSIMO perché va oltre quello che è il danno ad una singola persona, a me in quanto studioso al quale purtroppo è stata distrutta la carriera e la possibilità di lavorare (mi rivarrò fino alla morte in sede civile per il danno materiale e morale subito), ma riguarda il danno economico inferto da questi signori a tutta la collettività, ai contribuenti, a tutti i cittadini e le famiglie, a tutti voi, nessuno escluso. Ricordate cosa c’era scritto in un passaggio molto significativo nella sentenza penale? “ In diritto, ai sensi dell’art. 97 della Costituzione, quella decisione si risolve in una violazione del principio di buon andamento e di imparzialità dell’esercizio della pubblica funzione, disattendendo gli scopi definitori delle declaratorie, adottando una decisione inappropriata, affidando l’insegnamento di storia contemporanea ad un architetto, privando un settore di studenti della opportunità di un percorso formativo conforme al settore scientifico disciplinare di riferimento, offrendo loro, inopinatamente, un insegnamento da un angolo prospettico privo di metodo storico, amputando le aspettative di chi, frequentando il corso di storia contemporanea, non avrebbe potuto attingere a quel metodo. In tale gratuito e non condivisibile progetto i tre imputati hanno arrecato un danno economicamente risarcibile al dott. Scirè, ipotecandone il futuro, obliterandone l’entusiasmo, rallentandone il cammino professionale“. Come se non bastasse i commissari, nuovamente, a difesa del loro illegittimo operato hanno chiamato in causa (come era accaduto già al processo penale) tutta l’artiglieria accademica, la più pesante (dall’Anvur alla Sissco, la società degli storici contemporaneisti, che tempo fa ha addirittura scritto un documento nel quale, a difesa della “casta accademica”, ha contestato addirittura la decisione della condanna penale del Tribunale di Catania), fino a tutta una serie di docenti del settore che hanno messo il peso del loro potere e del loro (apparente) prestigio per tentare di condizionare i giudici con la loro testimonianza (perdendo completamente la faccia!), difendendo l’indifendibile. Anziché ammettere le tristi colpe e cercare di risarcire in qualche modo la vittima (e sapete bene quante altre vittime ci sono ai concorsi universitari, costrette ad andare all’estero o a cambiare mestiere, con un danno incalcolabile per il paese!), questi docenti continuano a difendere ad oltranza il diritto di trasgredire la legge dello Stato italiano. Ebbene, i giudici della Corte dei Conti, nel passaggio cruciale della sentenza, scrivono parole che vanno scolpite sulla pietra della storia della legislazione sul reclutamento universitario: “Gli elementi probatori acquisti al presente giudizio sono ampiamente idonei a consentire una autonoma e compiuta disamina della fattispecie, ai fini della valutazione della sussistenza e quantificazione della responsabilità erariale a carico dei convenuti, indipendentemente dall’esito del processo penale. Nel merito, la condotta dei convenuti è da ritenersi PALESEMENTE ANTIGIURIDICA. Le difese dei convenuti si sono strenuamente spese nel tentativo di dimostrare che, nel mondo scientifico e accademico, l’accezione del concetto di storia contemporanea si è, nel tempo, estremamente dilatato, ritenendo che tanto possa essere sufficiente ad escludere l’antigiuridicità della condotta dei convenuti o, almeno, l’elemento soggettivo della responsabilità erariale. In realtà, il punto nodale è un altro. A prescindere da cosa il mondo scientifico e accademico intenda per “storia contemporanea”, ciò che rivela in questa sede è unicamente cosa prevedono la normativa di settore e il bando di concorso. Con la precisazione che, l’interpretazione della citata normativa andrà effettuata non sulla base della evoluzione del pensiero scientifico e accademico, ma secondo gli ordinari canoni di interpretazione della legge, applicabili anche alla normativa secondaria, e, quindi, sulla base dell’art. 12 c.c. secondo cui, per quel che qui rileva: “Nell’applicare la legge non si può ad esse attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse e dalla intenzione del legislatore”. Tanto premesso, vengono in rilievo, il decreto ministeriale 4 ottobre 2000 e il decreto ministeriale del 29 luglio 2011, entrambi richiamati nel bando, recante le declaratorie dei settori M-Sto/04 “storia contemporanea”, area 11 “scienze storiche, filosofiche, pedagogiche, psicologiche” 11/A “discipline storiche” in A/3 con la declaratoria “storia contemporanea”. Ebbene, dal semplice esame della lettera delle disposizioni, appare evidente che le declaratorie innanzi trascritte non menzionano affatto gli argomenti oggetto dei titoli e delle pubblicazioni, con riguardo alla storia delle trasformazioni ambientali e territoriali, della dott.ssa Nucifora. Nè è possibile una interpretazione estensiva della lettera delle disposizioni tale da condurre a ricomprendervi gli argomenti innanzi detti, senza stravolgerne il complessivo senso. E, peraltro, laddove si fossero voluti introdurre detti argomenti nell’ambito della declaratoria o nel bando, nulla lo avrebbe impedito, così come è stato fatto nel d.m. del 2011 per la storia dell’Europa orientale. Mentre invece non vi è traccia alcuna in nessuno dei due decreti, né bel bando di concorso che ad essi fa richiamo, COME EVIDENZIATO NELLE ARGOMENTAZIONI DEL GIUDICE AMMINISTRATIVO E DEL GIUDICE PENALE, che qui si intendono richiamate. Ciò considerato, quindi, la condotta dei convenuti, che, nonostante l’accoglimento della istanza cautelare, HANNO PERSEVERATO in una interpretazione della normativa di settore e del bando di concorso ASSOLUTAMENTE PRIVA DI QUALSIVOGLIA FONDAMENTO GIURIDICO, va ritenuta antigiuridica e, almeno, GRAVEMENTE COLPOSA, atteso che neppure la pronuncia, resa in sede cautelare del TAR, è riuscita a indurre i componenti della commissione ad una interpretazione del concetto di storia contemporanea conforme alla normativa di riferimento. E’ evidente pure il nesso causale tra detta condotta e la produzione del danno. Chiaro è che se la commissione di concorso avesse operato nel rispetto della normativa di settore, il vincitore del concorso sarebbe risultato il dott. Scirè e pertanto, allo stesso, l’Università non avrebbe dovuto alcun risarcimento del danno. Inconferenti, poi, sono le osservazioni sulle successive vicende di carriera della dottoressa Nucifora, atteso che, per un verso, i concorsi cui fanno riferimento le difese sono stati espletati diversi anni dopo e, nel loro ambito, sono stati valutati anche altri titoli ed altre pubblicazioni e, per altro verso, la circostanza che altre commissioni di concorso possano aver commesso analogo errore nella interpretazione della normativa di riferimento, certo non vale a giustificare e/o sanare l’errore commesso dagli attuali convenuti.” In sostanza i giudici contabili tengono a precisare, una volta di più, dopo che lo avevano già fatto i tribunali amministrativi e quello penale, che NON PUO’ ESISTERE ALCUN POTERE ARBITRARIO AUTOREFERENZIALE SCIENTIFICO DELLA COMUNITA’ ACCADEMICA CHE PUO’ AGIRE AL DI FUORI DELLA LEGGE. Non ci crederete ma nonostante DUE sentenze definitive della Giustizia amministrativa e Una (in primo grado) del Tribunale Penale e una, adesso, della Corte dei Conti, il presidente della commissione condannata ha scritto ieri una lettera in cui fa un appello e chiama a raccolta i colleghi storici della società Sissco, sostenendo che tali sentenze metterebbero in discussione il diritto dei commissari di valutare cosa è coerente per un concorso e cosa non lo è, e sostenendo che l’aver eluso le indicazioni del Tar già in fase di ordinanza cautelare non sarebbe affatto un colpa grave, cioè di aver perseverato nell’azione illegittima. Che dire? Solamente che, da questo momento in poi, ben oltre il singolo presidente di quella commissione di concorso, tutti i docenti universitari in commissioni, sono AVVISATI: rispettate la normativa - non siete al di sopra delle leggi! siete semplicemente come tutti i comuni cittadini - altrimenti pagherete di tasca propria (oltre alla condanna di reclusione e all’interdizione dagli uffici) anche il risarcimento economico del danno. Aggiungo un’ultima cosa: il mondo dell’Università (c’è anche quello serio e rispettoso delle regole, che pure esiste anche se silenzioso e manca di coraggio), anziché darmi dell’ “infame” per le mie denunce e i miei interventi pubblici (termine tipicamente mafioso), e anziché minacciare i colleghi di non mettere mi piace ai miei post , come hanno ha fatto alcuni docenti (proprio così, è accaduto perfino questo), dovrebbe RINGRAZIARE me e l’associazione perché, tenendo alto il nome dell’istituzione universitari italiana, facciamo un servizio alla collettività tutta (e quindi anche a loro). Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo



So’ mago... La settimana scorsa, come forse qualcuno di voi ricorderà, ho scritto un articolo sulla rubrica di MicroMega dal titolo “Il disastro dell’Università italiana: una storia di manipolazione dei regolamenti degli atenei…”. Ebbene, vi sembrerà incredibile ma SUCCESSIVAMENTE, il 1 ottobre 2020, il Tar Cagliari ha pubblicato una sentenza importantissima, anzi a dir poco EPOCALE, proprio sul tema di cui parlavo nel pezzo. Qualche giorno fa, infatti, un concorso per il posto di professore ordinario in Diritto Privato bandito nel 2019 dal Dipartimento di Giurisprudenza dell'ateneo di Cagliari è stato dichiarato illegittimo. Con una sentenza dei giudici che segna un nuovo indirizzo da parte della giustizia amministrativa in ambito di reclutamento universitario e che avrà sicuramente ripercussioni anche su altre procedure di concorso di altri settori, ben oltre l'Università di Cagliari ma anche per altri atenei. La novità di questa sentenza, infatti, è che ad essere travolta, concettualmente, non è solamente la singola procedura, ma, ab origine, le stesse regole (i regolamenti degli atenei) scelte per tutte le procedure. E’ infatti, come scrivevo nel suddetto articolo, il sistema scelto dall'Università, come sancisce finalmente e per la prima volta il Tar, a essere contro la legge, non solo il bando di concorso per il singolo posto bandito. Come sappiamo la legge 240/2010 impone che ogni ateneo si doti di un regolamento "generale e astratto" per la disciplina di tutti i concorsi. Invece i singoli atenei, in questo caso quello cagliaritano (ma se iniziassero ad essere avviati ricorsi e denunce su altre procedure di altri atenei se ne vedrebbero delle belle) delegano alle singole commissioni di concorso il compito di individuare le regole della loro specifica selezione, senza attenersi a determinati principi che garantiscano la trasparenza della procedura (come vuole anche la Carta europea dei diritti del ricercatore e del docente universitario), proprio a causa del mancato rispetto della legge che governa la gestione stessa dei criteri di selezione. Perché? Semplice: in questo caso, i criteri decisi dalla commissione valutativa sarebbero stati forzati rispetto ai paletti generali per l'assegnazione del punteggio e sarebbero stati scelti dopo la prima seduta della commissione, che si è tenuta cronologicamente dopo che, chi avrebbe dovuto valutare in modo imparziale e trasparente, era già venuto a conoscenza dei nomi dei docenti che si candidavano a quel posto. In una parola, illegale. Che dire? Touché ai giudici amministrativi. Un nuovo importante segnale indirizzato al mondo accademico affinché segua le proposte e le richiesta avanzate in più occasioni in passato dalla nostra associazione affinché gli atenei italiani si dotino di regole più chiare, trasparenti e meritocratiche in modo da avvicinarci agli sistemi, ben più avanzati, dei altri paesi europei. Per l'importanza del contenuto e per l'effetto a catena che questo precedente giuridico potrà avviare, riportiamo sul sito (potete leggerlo tutti) per intero il passaggio centrale del pronunciamento del tribunale! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo


https://www.trasparenzaemerito.org/post/sentenza-epocale-tar-ca-concorso-universitario-annullato-per-regolamento-di-ateneo-non-trasparente

2020 09 28[modifica | modifica sorgente]

Ci sono notizie, ogni tanto, che infondono fiducia e permettono di continuare a credere nella giustizia. Una di queste è la recentissima sentenza (24 settembre) del Consiglio di Stato che ha annullato il concorso (del 2016) per professore ordinario in diritto amministrativo all’università di Foggia. I giudici amministrativi inaugurano così un nuovo indirizzo giurisprudenziale, riconoscendo il conflitto di interessi tra commissario e candidata vincitrice e ponendo così ulteriori vincoli nella composizione delle commissioni di un concorso universitario, in particolare nella presenza di un “maestro” nella commissione di concorso per l’ “allievo”. Sono molto contento per Francesca Cangelli che all’epoca del concorso aveva presentato subito istanza di ricusazione del commissario per conflitto di interessi, tale da minare la (di lui) imparzialità di giudizio, ma che non aveva visto inizialmente riconosciute le ragioni del suo ricorso dal Tar Puglia che lo aveva respinto (lei poi, seguendo la perfetta regola del decalogo di Tra-Me, aveva scritto all’ANAC e fatto un esposto in procura). In una intervista, riferendosi all’iter seguito dal suo ateneo, ha parlato di “legalità violata” ed ha detto: “E’ la fine di un incubo durato quattro anni pesantissimi per me e per la mia famiglia, anni nei quali la mia fiducia nella giustizia è stata fortemente minata da risposte negative o deboli, il mio amore per lo studio e la ricerca è stato messo a dura prova, persone che credevo amiche mi hanno voltato le spalle o, peggio, mi hanno apertamente pugnalato”. Mi fa piacere dire oggi che ho incontrato Francesca nel 2018, più di una volta, quando era ostracizzata e isolata nel suo ateneo, per parlare proprio di legalità e trasparenza nelle procedure di reclutamento universitario italiano, con riferimento particolare a quanto stesse accadendo in quegli anni nell’ateneo foggiano. Mi è sembrata subito, oltre che una raffinata e qualificata docente esperta di diritto amministrativo, anche una persona caparbia, con grande senso della legalità e con enorme coraggio, ed è nata così un’amicizia. Ora spero per lei che l’ateneo, per dare esecuzione alla sentenza, scelga la strada del rifacimento del concorso riprendendo la vecchia procedura e ripartendo dalla nomina di una nuova commissione, atto che rappresenterebbe almeno una forma di risarcimento morale a chi, come lei, per anni, ha lottato per l’affermazione della legalità nella sua università. Trovate i comunicato sul sito e l’articolo allegato. Buona lettura. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2020 09 24[modifica | modifica sorgente]

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/?p=30619

2020 09 17[modifica | modifica sorgente]

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/?p=30546

2020 08 05[modifica | modifica sorgente]

C’è da inorridire. Oggi è stata resa nota la seconda "tranche" della chiusura delle indagini dell’inchiesta “Università bandita” dell’Ateneo di Catania. Di materiale ce n’è in abbondanza per un "caso di studio" da proporre a una rivista scientifica internazionale per dimostrare il passaggio strutturale nell’Accademia italiana dalle comuni e comunque indecenti “malpratiche” accademiche ad un vero e proprio sistema di corruzione accademica, come insegnano le vicende di università in stati come Romania, Ucraina, Turchia, alcuni altri paesi dell’Europa dell’Est, ma anche Nigeria, Nepal, Cina, solo per nominare qualche stato esempio. La prima tornata, come ricorderete per il clamore dato alla notizia, aveva portato i magistrati della Procura di Catania ad avvisare di reato e chiedere il rinvio a giudizio per una vera e propria associazione a delinquere formata da 10 PROFESSORI, nel ruolo di capo (rettore), promotore (ex rettore), partecipanti (pro-rettore e direttori di dipartimento), associatisi tra loro allo scopo di commettere più reati: turbativa della procedura concorsuale, con la quale hanno pilotato e diretto l'assunzione di personale docente (e non), e di ulteriori crimini contro la pubblica amministrazione, in particolare abuso d'ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione per atti contrari a doveri d’ufficio, falsi ideologici e materiali, finalizzati a garantire la nomina di docenti, ricercatori, dottorandi e personale amministrativo nelle materie precedentemente identificate dagli associati stessi. In questa seconda tornata vengono avvisati di reati ben 54 DOCENTI (non solo dell’ateneo di Catania, per esempio nell’elenco è compreso l’attuale rettore de La Sapienza di Roma, i nomi li trovate nell'articolo allegato) che con quella associazione a delinquere hanno partecipato, a vario titolo, alla spartizione dei posti o allo scambio di favore. Le indagini coinvolgono tutti i dipartimenti di UniCt (scienze biomediche e biotecnologiche, chirurgia generale, di Economia e impresa, di ingegneria civile e architettura, di matematica e informatica, di scienze biologiche, geologiche e ambientali, di scienze chimiche, di scienze del farmaco, di scienze politiche e sociali, di giurisprudenza, di scienze umanistiche). In aggiunta a queste nuove vicende giudiziarie dell’ateneo di Catania, mi preme oggi rendere noti i risultati della recente relazione degli ispettori inviati dal Mef che rivelano ben 12 IRREGOLARITA’ sulla gestione economico finanziaria dell’ateneo, cioè mancata contenimento della spesa, e sul personale docente cioè i concorsi, ma anche problematiche relative alle qualifiche dirigenziali e al personale tecnico amministrativo, sugli obblighi di didattica, sul tempo pieno, sugli appalti e le procedure di gara. Nel frattempo si è generato un buco di 35 milioni di euro nel bilancio del 2019 e il bilancio di previsione 2020 prevede già una ulteriore perdita di 65 milioni. Il tutto coperto con riserve patrimoniali. In poche parole, questi signori si stanno mangiando per fare interessi privati e clientelari l’università pubblica di Catania. Per gli amanti dell’horror, un’ultima notizia: l’Università di Catania si colloca nelle classifiche penultimo in assoluto tra gli atenei statali, con il dipartimento di giurisprudenza ultimo per il quinto anno di fila, e con posizioni tra le più basse in assoluto in Italia per dipartimenti come Farmacia, Scienze umanistiche, Economia, Pedagogia, Lingue, Scienze politiche, ovunque in pratica. Le iscrizioni degli studenti sono, ormai da anni, in caduta libera, con perdita di decine di migliaia di unità rispetto agli anni passati. Purtroppo anche l’attuale nuova dirigenza dell’ateneo, rettore compreso, come dimostra la gestione del mio caso, continua imperterrita con le stesse modalità dei predecessori, visto che come i precedenti rettori mi è stato accordato un incontro a febbraio, al quale sono seguite soltanto parole di propaganda (peraltro stavolta il nuovo rettore voleva farsi una foto di gruppo con me a fine incontro, ed ho gentilmente declinato l’offerta) ma ad oggi nessun atto concreto di discontinuità, nessuna proroga del mio contratto (ed è nelle sue prerogative di legge) dopo gli abusi continui che proseguono dal 2011, nonostante di recente sia stato avvisato di reato, sul mio caso, perfino l’ufficio legale dell’ateneo per abuso di potere e di ufficio con un provvedimento che non avrebbe mai potuto emettere. Che dire, l’università di Catania fa scuola, nel senso che è un vero e proprio incubo, nella gestione clientelare dei concorsi, nella gestione pessima dei conti, e nell’immagine che dà nel mondo dell’istituzione universitaria italiana. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2020 08 01[modifica | modifica sorgente]

“The Lancet”, rivista scientifica inglese, tra le cinque riviste di maggior impatto nel mondo in ambito medico, intitola un articolo “Asphyxia of Italian academia” e cita Trasparenza e Merito.

“Non vincerai mai. Non verrai mai chiamato neanche se tu vincessi il concorso. E’ un certezza assoluta”. Avete capito? Così dice un docente di cardiochirurgia, direttore del dipartimento, un barone dell’università di Firenze, ad un candidato per convincerlo a non fare storie ed accettare di buon grado l’esito del concorso truccato, secondo quanto emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta su “concorsopoli a Medicina” pubblicate ieri in un articolo su Repubblica di Firenze: https://firenze.repubblica.it/cronaca/2020/07/30/news/firenze_concorsopoli_non_vincerai_mai_cosi_il_barone_avviso_l_esluso-263267431/ Il candidato però non si è lasciato intimidire. La denuncia che ha portato all'inchiesta e all'avviso di reato a ben dieci docenti (tra cui l’attuale rettore), per tentata concussione e abuso di ufficio, è partita infatti da un collega e amico dell’associazione Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo, Sandro Gelsomino, a cui va tutto il mio incoraggiamento. Ormai questi casi di corruzione, nepotismo, familismo, favoritismo ai concorsi dell’accademia italiana non fanno nemmeno più notizia, sono la prassi, la normalità. Ho smesso perfino di pubblicarli nei post del mio profilo e dell’associazione perché troppo ripetitivi, sempre la stessa storia. Le università italiane sono gestite allo stesso modo di paesi come la Romania del 2008 e l’Ucraina del 2015, cioè con tassi estremamente alti di abusi ai concorsi e di corruzione nella pubblica amministrazione. Con la differenza che in quei paesi da molti anni è stata avviata una politica di riforme e risanamento delle università mentre da noi la politica, il ministero e la guida degli atenei negano la questione, come sempre all’italiana, nascondendo lo schifo sotto il tappeto. Il fatto è che la polvere lo schifo sta debordando. Basti dare un dato: secondo The Global Competitiveness Report, l’Italy si colloca in 126a posizione su 148 paesi del mondo a proposito di lotta contro “favoritism in decisions of government officials”. Noi lo abbiamo ripetuto in tutte le lingue, e continuiamo a gridarlo scandalizzati, ma finalmente anche la comunità scientifica internazionale inizia ad occuparsi preoccupate del grave problema. In un articolo in lingua inglese (che vi allego), uscito oggi, 31 luglio, su una delle più importanti rivista scientifica di area medica del mondo, “The Lancet”, dal titolo “Asphyxia of Italian academia in medicine and political deference”, scritto dai colleghi Oreste Gallo e Pasquale Gallina, si pubblicano i risultati di uno studio scientifico. Vi ricordate quando sono andato in tv alla trasmissione Mediaset di Mario Giordano "Fuori dal coro" a dire, con tanto di palla di vetro scenica del giornalista, che i concorsi degli atenei italiani sono tutti pilotati e predeterminati con tanto di pec che arrivano all'indirizzo di Tra-Me? Qualcuno all'epoca si sarà fatto una sonora risata... Ebbene, ora questo studio dimostra, dati alla mano, come negli anni dal 2012 al 2019 (quasi) tutti i concorsi per professore associato e professore ordinario banditi dalle tre università toscane di Firenze, Siena e Pisa per l'area biomedica sono stati vinti da candidati interni e in grandissima parte a questi concorsi si è presentato un solo candidato, quello che ha vinto. Le percentuali dello studio sono impressionanti: nel 94,3% dei casi vince il candidato interno raccomandato, nel 61,9% dei casi si presenta un solo candidato, nonostante siano centinaia ad aver conseguito l’abilitazione scientifica nazionale sul settore che gli permetterebbe quantomeno di partecipare per concorrere. Semplicemente non lo fanno perché vengono "consigliati", indotti o minacciati, come dimostrano certe intercettazioni di inchieste delle procure (Catania docet). Nello studio si citano alcuni articoli di “Trasparenza e Merito”. Considerate che in tutti i settori scientifici di tutti i dipartimenti di tutti gli atenei italiani i metodi e le modalità sono le stesse, con percentuali che possono variare di qualche punto, ma che non cambiano il trend. Peraltro, uno studio pubblicato dal collega Giovanni Abramo su “Scientometrics” e su “Economia politica”, emerge che un totale di 323 casi di favoritismo/discriminazione (“lack of merit's evalutation”) sui 422 candidati vincitori in concorsi per professore associato in tutti i settori banditi dalle università italiane. Il risultato complessivo è una più bassa qualità della ricerca e dell’insegnamento, e in casi come ambito medico, un grave rischio per la vita dei cittadini con la promozione di medici/studiosi incompetenti ma raccomandati. Altro che “asfissia italiana”, se non è mafia accademica questa?



Per chi fosse interessato allo studio di The Lancet , metto qui il link dell'articolo uscito oggi su "Repubblica" ed. Firenze e sotto chi volesse può andare a leggersi l'appendice supplementare dello studio con tutti i concorsi analizzati uno per uno...buon divertimento (si fa per dire!) ;-) https://drive.google.com/file/d/1namtX5jUuRWgzAT64kQKdwwtnNWFaSOA/view



Supplementary Appendix: https://drive.google.com/file/d/1lGaP3W_xdgteY65ix1J4MsYSpEWNYrdU/view

2020 05 25[modifica | modifica sorgente]

L’articolo di oggi su Sud Press riporta la notizia che il Gip del Tribunale di Catania ha avvisato di reato di abuso di ufficio l’avvocato dell’ufficio legale dell’ateneo di Catania a proposito dell’illegittimo diniego della mia proroga biennale del contratto da ricercatore ed ha censurato il Tar di Catania che sarebbe stato troppo “morbido”. Ringrazio l’amico avvocato Giuseppe Cavallaro che sta seguendo con grande maestria ed esperienza questo delicato passaggio. Scrive il direttore Pierluigi Pigi Di Rosa: “Già i tempi di questa storia allucinante lasciano attoniti: le condotte illecite in danno di Scirè, per come già acclarato da sentenze penali e amministrative, cominciano il 19 dicembre 2011 ed a distanza di quasi 10 anni non si riesce ad ottenere giustizia: è una vergogna! E Giambattista Scirè è solo una delle decine, forse centinaia di vittime del “Sistema UniCT” per come emerge dagli atti dell’inchiesta “Università Bandita” i cui esiti, occorre dirlo, tardano ad arrivare consentendo, ancora oggi, il perpetuarsi di metodi di gestione che lasciano più che perplessi (…) Nonostante l’accertamento penale della condotta illecita dell’Università di Catania, Scirè continua a non ottenere quanto gli spetta e gli atteggiamenti dilatori o ostruzionistici si moltiplicano: il muro è di gomma. Appiccicosa. Chiunque si sarebbe stancato, sfiancato, avvilito: Scirè non ha desistito. Ha fondato un’associazione nazionale, Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo, che conta centinaia di iscritti, molti dei quali vittime di analoghe vessazioni baronali, scrive al Presidente della repubblica, che gli risponde incoraggiandolo, e prosegue la sua battaglia giudiziaria. Nel decreto di rinvio a giudizio il giudice chiarisce come l’azione svolta dall’avvocato capo di Unict Vincenzo Reina “si colloca strumentalmente nel filone ostruzionistico percorso dall’Università in danno dello Scirè…” (…) Giambattista Scirè, letteralmente massacrato, continua una battaglia che non è solo sua ma dei tanti, troppi che abbiamo conosciuto e di cui abbiamo letto e scritto in questi anni.”

Che dire. Tempo fa, in un articolo sul Corriere dal titolo “Università e merito, non torniamo allo Statuto” ( https://www.corriere.it/opinioni/19_giugno_20/universita-merito-non-torniamo-statuto-764304e8-90e2-11e9-800d-4c08a8e6b4ca.shtml ) concludevo: “L’Università è un bene pubblico, una cosa troppo seria per essere lasciata in mano a docenti che fanno interessi privati, personali o di lobby con i soldi pubblici, nel disprezzo più totale delle regole, della legalità, della trasparenza e del merito. Se in fondo la classe dirigente è quella che ci troviamo oggi è anche per colpa di una istituzione universitaria che ha perso totalmente la sua credibilità e la sua funzione di selezione e di guida, per la ricerca e l’istruzione, del paese.” Ebbene, in tempi di emergenza da covid-19, queste parole dovrebbe essere SCOLPITE SULLA PIETRA DELLA COSCIENZA di tutti coloro che credono nella legalità e nella democrazia. L’inadeguatezza delle classe politica e l’assenza dell’università in questa fase sono state palesi, dovute proprio al reclutamento irregolare e alla selezione del personale. Non crediate dunque che il problema dell’università truccata riguardi solo una sparuta minoranza di persone, una specie di élite. No, riguarda da vicino tutti i cittadini ed ha ricadute enormi in termini economici e di servizi per ognuno di noi. Parleremo di tutto questo, degli ultimi sviluppi del mio caso e del nuovo romanzo “Il virus della paura” (edito da Santelli Editore) uscito da poco in libreria, insieme a Pierluigi Di Rosa e Lucia Murabito, nella presentazione on line su “Sud Press” intitolata “Il virus della mala università”, prevista domani martedì 26 maggio alle ore 18. Vi aspetto!

http://www.sudpress.it/unict-lavvocato-capo-vincenzo-reina-rinviato-a-giudizio-e-il-tar-di-catania-pesantemente-bacchettato/

2020 05 23[modifica | modifica sorgente]

“La natura dell’arte è tale che un vero scrittore risulta inaccettato e inaccettabile, inassimilabile, tanto per l’ufficialità di governo quanto per quella di opposizione” (Elio Vittorini, 1950).

Mai parole furono più vere. Ho sempre pensato da uomo libero, senza mai piegarmi al sopruso, né al compromesso. Ma pensare significa mettere in atto dopo aver pensato, nella realtà. Essere consequenziale ai propri pensieri e agire. Non ne avevo coscienza, non lo sapevo, perché non avevo mai pubblicato un vero romanzo (da narratore) prima d’ora, ma evidentemente nella vita reale pensavo così da sempre e non me ne rendevo conto.

Già, la scrittura e le parole possono essere fatti.

Molta gente non crede che un piccolo libro di niente, un oggetto apparentemente non utile, non pratico, non di guida a qualcosa, ma composto da semplici parole messe in fila una dietro l’altra, possa anche essere un grande fatto umano e contare molto, perfino moltissimo, nel tempo. Ehi, voi! Vedete questo libretto? Cento pagine, alcune migliaia di parole? Ebbene sì, può anche contare più di tanti fatti che vi sono stati raccontati sui giornali da un anno, da due anni, da molti anni a questa parte… si può dirlo e ridirlo, ma la gente solleva il capo, guarda, magari ascolta e va oltre. Semplicemente non ci crede. Non avere fede in qualcosa (non in termini religiosi ma in termini antropologici) è la più grande sconfitta, perché è una sconfitta in partenza.

Un romanzo, un libretto fatto di parole, può davvero essere un fatto maiuscolo e contare assai più di tanti fatti comuni che sono stati raccontati, nulla di nuovo per la coscienza dell’uomo. Ecco come stanno le cose. “Un fatto conta quando, in qualche modo, è nuovo per la coscienza dell’uomo, quando la sua coscienza si arricchisce”, così diceva Elio Vittorini. E, anche in questo caso, aveva ragione. Una parola, la scrittura, può creare un significato nuovo o, anche, può dare a un fatto non nuovo un significato nuovo. Anche di per se stessa una parola può essere significato. La parola può essere fatto. Così un piccolo libro di niente, di semplici parole, può anche essere il fatto più vero e più grande, dopo tanto tempo passato, trascorso tra inutili rumori. Questo (e tanto altro) potrebbe e dovrebbe insegnarci il momento di grande crisi e difficoltà, materiale e interiore, che ci ha dato la fase di emergenza e di isolamento obbligato che abbiamo vissuto. Il virus della paura - romanzo giallo psico-sociale di Giambattista Scirè

http://www.giambattistascire.it/ http://ilvirusdellapaura.spazioweb.it/ https://www.santellieditore.it/product/il-virus-della-paura/

2020 05 19[modifica | modifica sorgente]

Non diamogliela vinta, non arrendiamoci altrimenti il paese è destinato alla morte certa. Siamo l’unica speranza di salvezza, ma nella battaglia contro la mala università c’è bisogno dell’appoggio di tutti i cittadini onesti.

Durante l’emergenza Covid19 mentre nel paese impazzavano i morti e i cittadini erano costretti a rimanere chiusi nelle loro abitazioni senza poter lavorare, mettendo a rischio le condizioni psicologiche e materiali, di vita, dei propri cari e dei propri figli, la mala università ha continuato imperterrita ad agire nell’ombra, con le istituzioni dello Stato totalmente inerti, silenti. Mentre accadeva ciò, Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo, per rispetto dei cittadini in difficoltà e per i familiari dei morti, è rimasta in silenzio, non ha pubblicato un solo comunicato. Nel silenzio però, come da due anni e mezzo a questa parte, hanno continuato a giungerci mail di segnalazioni sempre più gravi, alcune delle quali veramente toccanti e accorate. Ci siamo attivati come al solito, senza i riflettori puntati, per aiutare, uno per uno, tutti coloro che si sono rivolti a noi. Lettere come questa: “Buongiorno Giambattista, come va? avrei bisogno del supporto dell'associazione...Ho ricevuto la mail dell'avvocato che mi rappresenta nella causa per il ricorso e che mi detta dei tempi che in questo momento faccio fatica a rispettare. Sarai certamente al corrente che la mia città, *, e l’ospedale in cui opero in qualità di universitario convenzionato, sono stati travolti dall'emergenza COVID.... ed io con loro. Sono stata chiamata, insieme ad altri colleghi in prima linea in questa "guerra"...ho rinunciato a vedere i miei figli, messo a rischio la mia salute (sono diabetica e quindi più a rischio di altri)... Tutto per il bene dei malati e perchè mi sembrava giusto offrire la mia professionalità in un momento cosi tragico... Nonostante dopo la bocciatura al concorso mi fossi giurata che mai più avrei prestato 1 minuto di servizio in più... Mentre io facevo ciò, la persona che ha vinto il concorso di professore associato è stato chiuso nel suo studio... non ha mosso un dito per questa emergenza... Anche se adesso va un po’ meglio non mi sento di mollare questi malati, che hanno bisogno ancora di me (24 ore al giorno) per dedicarmi al recupero di documenti e all' analisi di quanto potrebbe essere utile per fare il ricorso e ribaltare l’esito del concorso… C'ho provato ma sono troppo stanca fisicamente ed emotivamente fragile per affrontare questa battaglia (quella per il ricorso). Mi manca la lucidità, la determinazione, l'energia ed il tempo… c’ho provato in questi 2 giorni ma non sono riuscita a concludere niente... penso a quei sacchi gialli in cui ho visto chiudere salme perchè non avevamo più bare in ospedale, allineate fuori dalla chiesa perchè le stanze dell'obitorio erano piene, ad un cellulare che squillava da dentro uno di questi sacchi, alle persone che portavano in ospedale un affetto senza possibilità di salutarlo prima della sua morte, a quei poveri cristi morti da soli, all'impossibilità di abbracciare un tuo caro per consolarlo di una perdita... sono stati e sono ancora momenti difficili fisicamente (sono 2 mesi e mezzo che lavoriamo 24 ore al giorno) ed emotivamente... soprattutto emotivamente sono devastata... In questi giorni ho messo a rischio la mia vita senza pensare ai miei figli, ho perso amici e visto cose inimmaginabili … Ora avrei tanto bisogno del tuo aiuto... Mi chiedo se l’associazione possa aiutarmi a verificare la mia documentazione o possa suggerirmi una strategia… qualsiasi cosa che mi consenta di non farmi sopraffare da questa ingiustizia semplicemente perchè in questo momento ho solo la forza di continuare a fare il mio lavoro di medico e non ho energie per seguire questo ricorso... (oltre al fatto che lo Stato ci ha negato le ferie fino a che l'emergenza non sarà finita…). Se puoi per favore aiutami. Grazie mille”. Ci siamo attivati, come sempre. Ecco la risposta, data ieri, e che è bene sia resa nota: “Cara *, abbiamo letto il ricorso ed esaminato i documenti che ci hai inviato, cercando di essere celeri vista l'urgenza. Secondo noi, oltre alla strategia già pensata dal tuo avvocato, il motivo su cui può valere la pena insistere di più, considerato anche che ci sono alcune sentenze recenti che possono aiutare, è quello concernente la mancata predeterminazione del peso ponderale da attribuire ad ogni elemento di valutazione. In allegato trovi una rassegna giurisprudenziale che può essere utile e la puoi segnalare e inoltrare al tuo avvocato. Speriamo tanto che il nostro supporto possa esserti utile, considera che riceviamo tantissime segnalazioni, ma come vedi cerchiamo di fare il possibile per tutti. Un caro saluto e tienici aggiornati, Gb”.

Partono i ricorsi, le denunce, cercando di contrapporsi agli episodi sempre più frequenti di mala università, ad un sistema di reclutamento truccato. Ebbene, sapete cosa accade nonostante l’impegno di chi, come noi, ci ha messo la faccia (e purtroppo anche il culo, come dimostra la mia storia con l’ateneo di Catania) e nonostante le sentenze positive dei tribunali che attestano le irregolarità e gli abusi? Ve lo dico io cosa accade. Come si può leggere in un articolo del 17 maggio 2020 pubblicato su “Il Secolo XIX", ma gli esempi potrebbero moltiplicarsi all'infinito. All’Università di Genova, per l’esattezza a Lettere, al Dipartimento di antichità, filosofia e storia, l’anno scorso una giovane docente poco più che quarantenne, con circa 44 pubblicazioni, aveva vinto un concorso niente meno che per professore ordinario, battendo un collega molto più anziano, con all’attivo 175 pubblicazioni nel campo della filologia classica. Quest’ultimo fa ricorso al Tar, il quale gli dà ragione e, come scrive ieri il quotidiano genovese, annulla il concorso, anche per le modalità di svolgimento, cioè la nomina diretta della commissione del concorso da parte del consiglio di dipartimento, e non per sorteggio come prescritto dal piano anticorruzione dell’Anac, fatto proprio con atto di indirizzo dal Ministero e inviato a tutti gli atenei d’Italia. I regolamenti degli atenei, ovviamente, non sono stati aggiornati sulla base del piano e delle indicazioni del ministero. Su questo noi abbiamo inviato qualche mese fa una pec al ministro, indirizzata anche all’Anac e alla Procura della Repubblica. E quindi, direte voi, cosa è successo? Semplice. Il Tar obbliga l’ateneo a ripetere il concorso nominando una commissione per sorteggio, mentre il Rettore contesta apertamente e pubblicamente la sentenza. Sentite cosa ha detto: “Il nostro regolamento non obbliga i dipartimenti a seguire una specifica procedura per designare la commissione. Il Tar si è basato su una raccomandazione dell’Anac che, a mio parere, non è vincolate per le università, come invece hanno ritenuto le sentenze di altri Tar. Auspico che l’Avvocatura dello Stato impugni la sentenza al Consiglio di Stato”. Ora, se una persona che svolge una pubblica funzione autorevolmente riconosciuta, quale è un rettore di una università, si permette di contestare apertamente e sul giornale la sentenza di un tribunale italiano, dicendo “a mio parere”, e nessuno interviene, allora significa che questo paese ha perso il senso della misura. Se un rettore contesta apertamente e senza alcun pudore le sentenze dei tribunali significa che questo paese è malato, anzi definitivamente spacciato, destinato a morire. Ai più giovani un consiglio: fate qualsiasi altra cosa, qualsiasi altro lavoro, ma finché le modalità saranno queste, fuggite da questo scempio, evitate di iscrivervi a queste università italiane se siete persone oneste. Non ci sono altre parole da aggiungere se non che le persone che lavorano in silenzio, gratuitamente, per aiutare chi subisce abusi vengono costantemente umiliate da atteggiamenti come questo e come tanti altri e dal fatto che le leggi per gli atenei italiani sono considerate carta igienica, non valgono neppure a seguito di sentenze, ma soprattutto ferite e annichilite dal silenzio della classe politica e delle istituzioni, che in questo modo si rendono corresponsabili. Se non si dà seguito neppure alle sentenze dei tribunali, se le università sono zone franche dove le regole che valgono per tutti gli altri vengono quotidianamente calpestate, allora si chiudano una volta per sempre i tribunali, si mandino in pensione i giudici e si lasci in mano il paese a questi signori. Ma lo si faccia senza ipocrisie e falsi appelli alla legalità e alla trasparenza da parte dei politici. Tutti i cittadini e le famiglie che non vogliono soggiacere a questo andazzo vergognoso, per il bene della collettività, devono assolutamente scendere in strada, recarsi davanti agli atenei dove studiano i loro figli e ribellarsi a questo stato di cose. Ora più che mai c'è bisogno dell'appoggio di tutti coloro che credono nel merito e nello stato di diritto. Non c’è altra soluzione. Ci sono già stati i morti dovuti anche all'incompetenza e all'inadeguatezza di persone selezionate come sappiamo bene, più di questo cosa deve succedere?

2020 04 23[modifica | modifica sorgente]

Una nuova denuncia (l’esito), un ROMANZO, un nuovo sito e un blog: nonostante le ritorsioni e i problemi, mai fermarsi! mai perdere la speranza…è l’unico modo per onorare i tanti morti di questa immane tragedia…

Come gli amici e le amiche che seguono, da tempo, la mia pagina e la mia storia sanno bene, sono ormai 8 lunghi anni che lotto - come un leone - contro il muro di gomma dell’Università di Catania. Vinti tutti i ricorsi amministrativi, condannata penalmente la commissione del concorso, eppure non è bastato. Dopo la risposta del Presidente della Repubblica, il Rettore dell’ateneo mi aveva incontrato affinché fossi messo nelle condizioni di tornare a fare ricerca storica, a partire dalla proroga del biennio del mio contratto, a me letteralmente scippata. Da quell’incontro - e sono trascorsi ormai due mesi e mezzo - non ho avuto più notizie, come purtroppo era prevedibile, né dall’ateneo, né dal ministero. Per proseguire il reclutamento abusivo e gli avanzamenti di carriera c’è tutto tempo anche in mezzo ai morti nel paese, ma per riparare un pesantissimo danno alla vita e alla carriera di una persona, pare non ci sia tempo. Una nuova denuncia ha dato l'esito, qualche giorno fa, anch'esso prevedibile: il Tribunale di Catania ha avvisato di reato per abuso di ufficio, stavolta, il responsabile dell’Ufficio Legale dell’ateneo l’Avv. Reina, che illegittimamente mi negò la possibilità di avviare la procedura di proroga. Lo sapevano perfino le pietre. Ora i giudici, nella recente ordinanza, parlano apertamente, e in modo plateale, di azioni che si collocano tutte “strumentalmente nel filone ostruzionistico percorso dall’università in danno dello Scirè”. Spero che l’ateneo deponga una volta per sempre le armi in questa guerra, ormai è stucchevole e nauseante continuare perfino a parlarne. Eppure pare invece non ci sia alcun sussulto di dignità, che non ci sia pace. Dunque, vado avanti nella mia azione. Chiederò i danni del risarcimento fino all’ultimo centesimo. Ciò detto, in questi tempi di emergenza dovuta al corona-virus, ho provato a guardare dentro di me per cercare nuove strade. Come sapete, per colpa dell’ostruzionismo e delle ritorsioni subite, mi trovo, da tempo, senza un lavoro. Mentre i docenti colpevoli dei reati sono stati difesi e premiati dall’Università, da questa Regione e da questo Stato, mentre i candidati raccomandati sono stati portati avanti, io mi trovo ingiustamente a spasso. Ma non mi perdo d’animo e vado avanti. Sono abituato a lottare, senza scendere a compromessi, senza mai mollare di un centimetro i valori e gli ideali. I conti - come sempre - si faranno alla fine. Come dicevo, in questi due mesi, ho cercato di non perdermi d’animo, di mettercela tutta per non lasciarmi andare (nonostante i brutti momenti di depressione e di crisi, ora messi per fortuna alle spalle) e così ho ultimato due progetti, da affiancare alla guida dell’associazione “Trasparenza e Merito”, sempre più unico e solo vessillo, baluardo di speranza per un cambiamento vero delle prassi di corruzione e di illegalità in atto negli atenei italiani. ( https://www.trasparenzaemerito.org/ ) A pensarci bene era davvero tanto che non pubblicavo. Dal lontano 2012. L’ultimo mio libro, “Gli indipendenti di sinistra”, uscì in contemporanea con il fattaccio. Non ero riuscito, in tutti questi anni, a trovare la serenità e la giusta concentrazione per tornare a produrre. Ora, finalmente, ci sono riuscito. Sono felice di dirvi che ho scritto un romanzo e che sarà pubblicato l’11 MAGGIO. Un editore, a distribuzione nazionale (quindi sarà nelle librerie, oltre che su amazon e sul sito della casa editrice), ha deciso di credere in me per la narrativa. Ci tengo davvero molto a questo scritto e sono lieto che abbia trovato una casa. Si chiama Santelli Editore. Con il quale avvieremo anche una collana aperta a contributi di saggistica su vari settori scientifici o umanistici per conto dell’associazione (quindi agli iscritti dico: contattatemi in mail e fatevi avanti!). Ho riflettuto molto in questi ultimi tempi ed ecco che è venuto fuori questo libro. Si intitola “Il virus della paura” (ma per i più sofisticati sarà “I cerchi del sasso”) ed è un giallo, un thriller introspettivo, psicologico e sociale, che si ambienta nel 2020 a Roma, in Italia, ai tempi del corona-virus. Ispirato ad accadimenti veri (e con forti venature autobiografiche, quindi si parla anche di università!), racconta una storia surreale, con rocambolesche vicende e vari colpi di scena. Come capite è un tema molto delicato, che tocca corde ancora molto tese, suscitando le emozioni e le paure di noi tutti. Una bella sfida dunque: amore, amicizie, ricordi, riflessioni, tumulti sociali, emergenza sanitaria, crisi economica, intrigo internazionale, colpo di stato. Cerco di spiegare il mio punto di vista, a metà tra l’invenzione narrativa e la realtà, in un mix di pensieri e azioni che vi lascerà, spero, con il fiato sospeso... Ho poi costruito ed aggiornato il mio nuovo sito (interrotto anch’essa l’anno del maledetto concorso). Si intitola “GB Diario in pubblico” (in omaggio al grande Elio Vittorini) e ripercorre tutta la mia storia. Una prima parte di quando facevo lo storico, con la possibilità di scaricare tutte le mie pubblicazioni gratuitamente. Una seconda parte che mette insieme tutti i 170 interventi (non credevo neanche io che fossero così tanti!) tra articoli, servizi, interviste, editoriali scritti da altri sul mio caso e da me sulla mala università. Una terza parte dedicata all’attività dell’associazione e, infine, una sezione dedicata al narratore che ho scoperto in me. Questo è il link, mi farà piacere se lo visitate per avere il vostro parere: http://www.giambattistascire.it/ Insieme al nuovo sito ho creato anche un blog per il libro (e una nuova pagina su facebook), dove inserirò dettagli, curiosità, aneddoti, informazioni che ruotano attorno alla costruzione del romanzo. Eccovi il link e aspetto i vostri commenti: http://ilvirusdellapaura.spazioweb.it/ Spero di cuore che qualcuno di voi abbia un piccolo pensiero per me in questo difficile momento e che voglia provare a darmi una grande mano di aiuto appena l’opera sarà pubblicata (potete contattarmi personalmente per ordinare o scrivere a ordini@santellieditore.it), anche solo per la curiosità di leggermi, non solo attraverso i miei post di questi anni. Aggiungo che una parte dei proventi delle vendite di copie del romanzo - sperando che sia un successo! - andranno a sostenere l’azione dell’associazione in favore dei ricorsi e delle denunce di chi non può permettersi i costi degli avvocati. Insomma sarà una specie di chiamata alle armi per gli iscritti e gli associati, per capire su quali e quante forze possiamo contare, e aiuterà in concreto l’associazione che ultimamente - come avrete capito - si trova un po’ in difficoltà (dato che nessuno da tempo ha fatto più donazioni volontarie) e, non usufruendo di fondi pubblici e non essendo al soldo di nessun partito, non se la passa affatto bene, proprio come me. Come capite non è per nulla facile essere costretti a stare a casa (per decreto) senza poter lavorare, tutto è molto duro e complicato e quindi l’appoggio, la solidarietà degli altri, degli amici, diventa davvero importante. Io comunque ce la sto mettendo davvero tutta! A breve vi farò avere qualche altra informazione e il primo capitolo in modo che possiate dare un’occhiata e capire se il taglio e lo stile di scrittura vi piace. Infine, ho in caldo delle nuove bozze sulle quali sto lavorando alacremente per un altro libro che speriamo esca in futuro prossimo… sarà qualcosa a metà tra il pamphlet e il saggio divulgativo ed avrà come tema la “mala università” quindi parlerà anche di voi… ma non voglio anticiparvi nulla! Intanto vi mando un caro saluto e un abbraccio. A presto, Gb

2020 04 22[modifica | modifica sorgente]

Una verità sull’università sbattuta in faccia: i dinosauri e il “coronavirus”.

All'università. Dialogo durante una prova d'esame tra il professore e il candidato (tratto dal film “La meglio gioventù”) - "Questo è un paese immobile, inutile, destinato a morire, in mano ai dinosauri. Dia retta a me, vada via da questo paese finché è in tempo…” - “E lei allora, professore, perché rimane?” - "Come perché? Mio caro… io sono proprio uno dei dinosauri da distruggere”.

Quando l'emergenza del virus inizierà a passare ad una fase meno grave, occorrerà dire le cose come stanno e fare i conti, una volta per sempre, con ciò che è accaduto in questi mesi e con il passato. Non ho fatto un solo post, dall’inizio di tutto ciò, per rispetto dei morti e dei loro familiari. Senza troppi giri di parole, occorre sbattere in faccia la verità, anche se fa male. Le università italiane, in questa emergenza, sono state totalmente silenti, assenti, colpevoli. In nessun settore fondamentale, in questa fase critica, esse hanno dato alcun vero contributo di proposta, di direzione e di guida. Sono ridotte ad un grande baraccone, un postificio, un ufficio di collocamento per amici e parenti, per privilegiati, e al più grande costante saccheggio di risorse pubbliche della storia, che avviene nel silenzio generale. Vi parlerò, a tempo debito, di ciò che sta continuando ad accadere nei concorsi dentro le università in questi giorni di videochiamate, in segreto, di nascosto, nel silenzio di tutto l’ambiente, e mentre altrove, tra la popolazione e la gente comune, si contano i morti. Sciacallaggio puro. L'antimeritocrazia che ha battezzato i morti diventa regola da seguire. Uno scempio. Troppa gente, nelle università, nella ricerca, nella sanità, infatti, è stata selezionata con un sistema di reclutamento truccato e mafioso, per fare solo gli sporchi interessi delle poche persone che hanno gestito tutto e dei loro amici, a scapito del merito, del valore, delle competenze, della legalità, della trasparenza. I migliori giovani e colleghi sono andati via, all'estero, o hanno dovuto cambiare lavoro, quando hanno potuto, con grave abbassamento del livello scientifico e morale del sistema. Io (e come me anche altri) ho avuto tutte le sentenze (amministrative e penali) a dimostrare le mie ragioni in quel noto concorso, ma questa università, questo Stato, hanno preferito lasciarmi a spasso, senza lavoro, per difendere i colpevoli, sostenere e portare avanti i raccomandati, piuttosto che sanare con il mio reintegro l’inestimabile abuso perpetrato ai miei danni, ma simbolicamente a i danni di tutti i cittadini onesti di questo paese. Non dimentico nulla, signori, e metto tutto in conto, con gli interessi. Non ho mai provato nella mia vita una rabbia e un disagio così profondo come quello che mi pervade da quando tutto pandemonio questo è iniziato. Il risultato di ciò è una classe accademica e una classe dirigente politica di incompetenti e di cialtroni, quando non direttamente di delinquenti. Il risultato di ciò, ancora, è l'inadeguatezza, l’indecisione, l'ipocrisia della politica e il ritardo negli interventi, e quindi medici mandati al macello, contagiati e deceduti, strutture ospedaliere allo sbando, nessun livello di protezione, e 25 mila morti (quelli accertati ma il numero è molto più alto) sulla coscienza, a fronte di presunti intellettuali a ciarlare in tv ogni giorno e presunti scienziati impegnati, piuttosto che a trovare rimedi efficaci, a blaterare opinioni o giustificazioni in tv e sui social. Ogni volta che ascolto un uomo di scienza o un accademico dire una cosa e poi un attimo dopo l’esatto contrario, per opportunismo e convenienza, mi viene la nausea, il voltastomaco. Ogni volta che ascolto qualcuno delle istituzioni che ha responsabilità di governo dire "Non sappiamo cosa si possa fare più di quello che è stato già fatto", mi prudono le mani. Dicevo, quando l'emergenza del virus sarà finita, faremo in modo che un dialogo del genere come quello del film, che purtroppo fotografa la realtà dell’università e della ricerca italiana meglio di qualsiasi saggio di sociologia, non abbia più ragione di esistere. Mi ha colpito, in particolare di questo dialogo, il passaggio “Magari ci fosse un’apocalisse, almeno saremmo tutti costretti a ricostruire”. Profetico? No, non solo. Non si tratterà, semplicemente, di ricostruire. Certa gente dovrà essere spazzata via. Non basteranno le scuse, il tempo è ormai scaduto. Vergogna. https://www.facebook.com/RaiPlay.it/videos/192315025398449/

2020 02 12[modifica | modifica sorgente]

Chissà...forse non ce ne rendiamo conto ma stiamo cambiando davvero la storia dell’Università. Mercoledì 12 febbraio 2020, Catania - Piazza Università. Sono le ore 13.40 quando esco dal Rettorato dell’Ateneo di Catania dopo il lungo incontro svoltosi alla presenza del Rettore Priolo, della Pro-rettrice Patané, del delegato alla Trasparenza Caserta e del delegato alla comunicazione per gli studenti Barbagallo. Proprio nell’istante in cui varco il portone in direzione di uscita, compare in neretto all’indirizzo mail della mia posta certificata un nuovo messaggio. Non è il solito messaggio, è qualcosa di speciale. Non riesco a credere ai miei occhi: è proprio lui. Il Presidente della Repubblica Mattarella mi ha risposto. In tanti, questi giorni, mi avevate detto che tanto non avrebbe potuto rispondere, che sarebbe stato un gesto troppo forte simbolicamente, che avrebbe assurto un significato troppo importante, ma io in fondo, dentro di me, ho sempre avuto fiducia in lui. Entrambi siciliani, persone di poche parole ma capaci di gesti forti. Leggere il suo messaggio in risposta alla mia lettera dei giorni scorsi, affidato alla penna del Segretariato Generale - Ufficio Affari dell’Amministrazione della Giustizia, poche righe ma una forza dirompente, è stato davvero emozionante e commovente: “Il Capo dello Stato segue con grande attenzione le questioni da lei evidenziate nella convinzione che, anche nel settore universitario, occorre sempre seguire i principi di LEGALITA’ e TRASPARENZA. Le Università italiane possono vantare livelli di eccellenza in vari campi del sapere e riscuotono i migliori risultati solo laddove si fondano sull’AUTONOMIA e LIBERTA’ dell’insegnamento, guidate esclusivamente dal principio del MERITO. Augurandole di trovare riscontro alle sue ASPETTATIVE nel corso della carriera universitaria, le porgo i più cordiali saluti.”. Il Presidente Mattarella, con tutto il peso intellettuale e morale della sua persona e della carica istituzionale che ricopre, lascia intendere senza mezzi termini di essere al mio fianco, al fianco di tutti noi, nel perseguire i principi di “legalità”, “trasparenza” e “merito” che sono le finalità fondanti dell’Associazione che mi onoro di rappresentare. Sappiano d’ora innanzi gli atenei e i dipartimenti che la bussola che deve orientarli nel loro cammino non potrà che essere quella da noi costantemente indicata e ora dal Presidente della Repubblica così autorevolmente auspicata e raccomandata. La massima autorità istituzionale del nostro Paese è con noi. Tutto mi sembra finalmente più chiaro, limpido adesso. Proprio come il cielo di Catania che ieri, uscito dall’Ateneo, ho visto all’orizzonte tra le nuvole bianche oltre la cupola della cattedrale. Tutto mi appare più chiaro, compreso il resoconto del tanto atteso incontro di ieri con il Rettore. Eravate idealmente al mio fianco durante il colloquio. Nel prendere fortemente le distanze a nome dell’Ateneo rispetto alle vergognose e ingiuste azioni che hanno arrecato un gravissimo nocumento alla mia vita, alla mia attività professionale e alla mia carriera accademica, Priolo, dichiarando di volersi porre in discontinuità con le precedenti gestioni dell’Ateneo, si è impegnato a rendere possibile tornare a svolgere il mio lavoro e la mia attività scientifica di ricerca, definendomi “una risorsa” per l’Università di Catania, non solo - ha detto - nell’ambito del settore e delle pubblicazioni di mia competenza (“sei un ricercatore proprio come me e quello devi tornare a fare”), ma anche come emblema di una attività universitaria fondata sulle finalità di trasparenza e merito che devono essere la guida da seguire per tutti. In concreto, tutti gli interlocutori presenti all’incontro si sono detti disponibili a cercare le strade che possano permettermi di potermi esprimere all’interno della comunità accademica per poter colmare così il “gap” nella mia produzione scientifica in questi anni di sospensione forzata della mia attività, individuando i dipartimenti dell’Ateneo eventualmente pronti ad accogliermi. Per quanto riguarda l’aspetto più importante, concretamente, per poter tornare a svolgere il mio lavoro di ricerca e attività didattica, ovvero la proroga del contratto (biennio) da ricercatore in Storia contemporanea, il Rettore si è impegnato a scrivere, celermente, una lettera che espliciti la volontà dell’Ateneo di procedere alla proroga del contratto, sottoponendo la procedura ad una previa autorizzazione del Miur, fatta salva ovviamente l’autonomia di azione degli atenei. Che dire. Rimango in attesa, insieme a voi, della proroga, ma che arrivi presto, prestissimo. Il tempo che in passato mi è stato illecitamente sottratto e rubato, nessuno potrà mai restituirmelo ed ogni giorno che passa è già troppo. Ieri mattina, in vista dell’incontro, una di voi, Delia, che ringrazio tanto, ha inviato una bella lettera al Rettore nella quale scrive: “Il danno causato a questo ricercatore, e badi bene, potrebbe essere il dott. Scirè, ma potrebbe essere anche chiunque altro, io, lei, i suoi figli, chiunque, non è stato causato da un errore scusabile e a dirlo non sono io ma la terza sezione del Tribunale penale di Catania. Ma il comportamento posto in essere non ha causato a mio parere un danno economico solo al candidato escluso, ma a tutto il sistema ed all’immagine stessa del suo ateneo, che ne è uscita inevitabilmente compromessa. Di fronte a tutto ciò, davvero inadeguata appare la replica dell’ateneo, e mi sono chiesta perché, nel paese delle eccellenze, ci si ostini a dare spazio a comportamenti di questo tipo, e mi sono chiesta, come cittadina, come avvocato, e come madre, che futuro vorrei per mio figlio. Mi rivolgo a lei dunque, perché una legge del 1989 ha sancito doverosamente l’autonomia delle università, dunque non il MIUR, non il Presidente della Repubblica, non i vari tribunali, ma solo Lei ha il potere di restituire dignità all’ateneo che rappresenta affermando senza se e senza ma che l’università italiana è il luogo delle eccellenze. Confidando in un positivo risconto, le auguro buon lavoro”. Ecco, se siete d’accordo, potreste fare come lei. Per questa ragione lancerei un hashtag da aggiungere alle vostre condivisioni con scritto #prorogasubitoperscire. Non voglio affatto illudermi, specialmente dopo le cocenti delusioni del passato nell’atteggiamento dei vertici dell’Ateneo, né illudere voi amici e amiche che credete - proprio come me - nella battaglia che da anni sto portando avanti, ma devo ammettere stavolta di aver percepito umanamente la sensazione di una reale volontà di chiudere con il triste passato e di aprire un nuovo capitolo di proficua collaborazione. Non demordete mai, non abbiate mai paura di lottare con coraggio per avere riconosciuti i vostri diritti quando siete dalla parte della verità e della ragione perché, presto o tardi, se non è oggi sarà domani, il risultato arriverà. Vi tengo aggiornati. A presto, Gb Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo


2020 02 09[modifica | modifica sorgente]

Vorrei partire dalle parole scritte dal collega Alessandro Orsini, docente universitario e sociologo, in un articolo del 7 febbraio sul “Messaggero”: “Una delle caratteristiche dell’università pubblica italiana è la corruzione (...) Per decenni, molti concorsi universitari sono stati truccati o pilotati, e questo contribuisce a spiegare perché, in Italia, ci siano oggi centinaia di ricercatori e di professori universitari con profili scientifici bassi - secondo i criteri che vigono nelle più importanti università del mondo - e privi di internazionalizzazione. Per verificarlo, basta fare un giro sui siti internet delle università italiane e cliccare sui profili di tanti rettori, direttori di dipartimento e professori di ogni grado (…) L’uomo comune ha compreso che riempire l’università di euro significa irrobustire una macchina troppo corrotta nei meccanismi di reclutamento, selezione e avanzamento delle carriere. Come vengano corrotti tali meccanismi, i professori universitari si guardano bene dal dirlo, e questo rende difficile spingere le persone comuni a protestare contro certe pratiche accademiche “invisibili”. I professori universitari italiani utilizzano il proprio sapere per criticare la corruzione dei politici, mai la propria. Ostili alla sociologia riflessiva di Pierre Bourdieu, la loro conclusione è nota: «L’università italiana non funziona perché i governi non investono adeguatamente nella ricerca». Tuttavia nessun professore universitario dice che, per decenni, larga parte dei finanziamenti pubblici è stata utilizzata per alimentare corruzione e clientelismo, come si evince chiaramente dai siti internet di tante università italiane e dagli esiti di numerosi concorsi accademici. Tutto questo ha ricadute dirette sulla nostra libertà perché un’università corrotta corrompe “a cascata”, e cioè dall’alto verso il basso, tutta la società. La corruzione accademica, per perpetuarsi, deve educare a tenere la bocca chiusa, non ad aprirla.” (https://www.ilmessaggero.it/editoriali/alessandro_orsini/editoriali_alessandro_orsini-5033917.html) Fa piacere che molte idee espresse in questi anni da Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo trovino conferme anche in analisi di altri importanti docenti. L’articolo, che pur dice cose giuste, però non è propositivo e non dice come provare a risolvere il problema che pone. Ieri, alla conferenza svoltasi al "Palazzo della Cultura" del Comune di Catania, partendo dall’analisi del mio caso, per poi parlare dell’inchiesta “Università bandita” all’ateneo di Catania e più in generale di cosa non funziona nell’università, ho avanzato, alla presenza di alcuni rappresentanti politici del M5S, Simona Suriano, Dino Giarrusso e Marco Bella, alcune proposte precise che ridurrebbero al minimo la questione da noi posta da tempo e riproposta da Orsini nei giorni scorsi. Il reclutamento truccato non è il problema principale ma è il modo con cui viene creato e pilotato il consenso che porta i rettori e gli organi direttivi degli atenei e dei dipartimenti a gestire risorse pubbliche con metodi che favoriscono individui, gruppi, lobby in modo assolutamente non trasparente, spessissimo irregolare, in certi casi illegale, in altri più estremi addirittura delinquenziale. Occorre, dunque, agire con azioni di contrasto a più livelli. Come? Il primo intervento deve essere sulla “governance” e l’elezione delle cariche direttive, a partire da quella di rettore (per poi a cascata consiglio di amministrazione, senato accademico, etc). Perché l’elezione deve avvenire, come accade oggi, su base oligarchica, e cioè perché una minoranza (docenti ordinari e associati, messi in cattedra in passato e ancora oggi con i metodi di cooptazione che sappiamo) deve decidere tutto? Si democratizzi l’elezione del rettore, dando lo stesso valore al voto del personale tecnico-amministrativo e soprattutto agli studenti, in questo modo avremmo una elezione vera e cambierebbero totalmente i rapporti di forza, il che limiterebbe la corruzione. In secondo luogo, si intervenga sul reclutamento in due modi: ruolo unico della docenza, in modo tale da eliminare e ridurre le occasioni di abusi e illegalità ovvero i tanti concorsi locali tutti predeterminati e decisi prima dell’esito, e si mettano regole e paletti più ferrei per il concorso di ingresso in ruolo, magari nazionale, con commissioni formate da molti più membri, sorteggiati realmente (e non su coloro i pochi che avanzano la candidatura), con criteri che limitino l’attuale discrezionalità o arbitrio assoluto delle commissioni. In terzo luogo, si usi lo “streaming” in tutte le fasi del concorso, filmando le sedute dei commissari, le prove dei candidati, insomma tutto deve essere trasparente e visibile da parte dei cittadini. In quarto luogo, si attivi un reale ruolo di controllo e garanzia del Ministero (che non può essere un baraccone che dà solo i fondi e poi, per colpa di una autonomia degli atenei che è diventata anarchia e possibilità di fare tutto, anche gli abusi, cioè “far west”, lascia fare qualsiasi cosa). Per esempio gli atenei devono essere obbligati ad eseguire le sentenze della magistratura (dalle quali la politica dovrebbe prendere spunto per imporre il rispetto delle leggi e per modificare quelle leggi sull’università che non funzionano), devono essere obbligati ad interdire i docenti coinvolti in abusi, devono essere obbligati ad applicare il piano anti-corruzione, e devono essere previste multe e sanzioni pesantissime a livello economico e di sospensione dall’incarico per chi ha commesso reati. Partiamo da qui, da alcune proposte precise e a costo zero che Trasparenza e Merito ha fatto da tempo e continua a fare alla politica, predicando nel deserto, avendo dalla propria l’appoggio assoluto dell’opinione pubblica, per ridurre al minimo la possibilità di corruzione negli atenei e per cambiare una volta per sempre questa università. Aggiungo che, senza queste imprescindibili modifiche che restituiscano una dignità e una pulizia all’immagine del mondo accademico agli occhi dei cittadini, qualsiasi aumento di fondi in dotazione agli atenei sarebbe solo soldi sprecati e dati in pasto a chi li gestisce in modo abusivo e distorto. Per chi fosse interessato, questo è l'articolo sull'evento di ieri, pubblicato da Live Sicilia : https://catania.livesicilia.it/2020/02/09/dagli-arresti-al-caso-scire-universita-vertice-m5s_521141/

2020 02 02[modifica | modifica sorgente]

https://www.open.online/2020/01/30/concorsi-truccati-catania-un-ricercatore-vince-8-anni-fa-ma-ancora-non-ha-il-lavoro-la-lettera-aperta-mattarella/


E’ successa una cosa importante e sono felice di questo primo risultato corale che vi rendo noto. Finalmente uno dei principali “mass-media” italiani, se pur nuovo e di recente nascita, ha deciso di squarciare il velo di silenzio sul sistema di reclutamento accademico e di affrontare la questione dei concorsi truccati con il giusto e doveroso taglio, sul quale noi di Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo battiamo ormai da tempo. Un approccio impensabile per la stampa, almeno fino a poco tempo fa. Open, il quotidiano on-line diretto da Enrico Mentana, ha dedicato un nuovo interessante articolo sul mio caso, intitolato “Concorsi truccati: un ricercatore vince 8 anni fa ma ancora non ha il lavoro. La lettera aperta a Mattarella”, dimostrando per la prima volta che, grazie all’insistente, costante e tenace azione di sensibilizzazione continua, quotidiana dell’opinione pubblica svolta ormai da due anni sul nostro sito, si inizia finalmente a guardare con preoccupazione alla "mala università" e al reclutamento truccato attribuendo alla questione la sua reale dimensione complessiva e globale (e non affrontare il singolo caso, più o meno clamoroso, qua e là come se si trattasse di poche mele marce). L’episodio - scrive la redazione di “Open” - è accaduto nella sede della maxi inchiesta “Università bandita”, una piaga, quella dei concorsi truccati, che in Italia RIGUARDA CENTINAIA DI RICERCATORI. La maxi indagine ha accertato come nell’università NESSUNO SPAZIO doveva essere lasciato a selezioni meritocratiche e NESSUN RICORSO amministrativo poteva esser presentato contro le decisioni degli organi statutari. Ma è UNA PIAGA - prosegue “Open” - quella della validità dei concorsi, che riguarda centinaia di ricercatori ogni anno, e dalla quale a volte non sembra esserci via d’uscita: frasi come “è inutile provarci” e “si sa già chi vincerà” si sentono ancora troppo spesso tra i corridoi degli Atenei di tutta Italia. Quella di Scirè è SOLO LA PUNTA DELL’ICEBERG di un PROBLEMA COMUNE tra i giovani che si apprestano a iniziare una carriera nel mondo accademico. La lettera di Scirè era stata inizialmente inviata via pec lo scorso 20 gennaio, ma Scirè ha poi deciso di condividerla pubblicamente, dato che la vicenda - scrive “chiama in causa tutti i cittadini, giovani e meno giovani, e riguarda, più in generale il triste e drammatico destino di un Paese senza dignità”. “Come può un cittadino o uno studente avere fiducia nelle istituzioni, nella politica e nell’università? Le chiedo di voler spendere una parola chiara e irremovibile di censura rispetto a certe azioni e a certi comportamenti”- conclude Scirè nella lettera rivolgendosi al Presidente della Repubblica. Adesso serve una trasmissione televisiva in fascia serale che affronti la questione con questo taglio. Bene così, avanti tutti insieme! Condividete in massa, in questi giorni ha funzionato meglio di qualsiasi altra cosa...

https://www.open.online/2020/01/30/concorsi-truccati-catania-un-ricercatore-vince-8-anni-fa-ma-ancora-non-ha-il-lavoro-la-lettera-aperta-mattarella/

https://www.trasparenzaemerito.org/post/open-concorsi-truccati-vince-ma-ancora-non-ha-il-lavoro-la-lettera-aperta-di-scir%C3%A8-a-mattarella

2020 01 28[modifica | modifica sorgente]



Ho molto dispiacere nel seguire le tue sofferenze perché mi confermano la spietatezza del regime imbecillocratico, dal quale non vedo una via di uscita. L'università ha il solo scopo di coltivare gli imbecilli indotti, non potranno mai accettare un uomo libero come te, sarebbe la loro fine.



https://m.catania.livesicilia.it/2020/01/29/concorso-di-storia-vinse-architetto-io-ricercatore-ancora-umiliato_519912/



“A stento riesce a trattenere la rabbia e quasi le lacrime agli occhi…”. Così inizia l’articolo di Antonio Condorelli pubblicato stamattina su Live Sicilia. Si intitola “Io, ricercatore, ancora umiliato dall’Università di Catania”. Lo ringrazio molto perché contiene almeno due fondamentali elementi di novità. Aspetti che, nel corso di questi lunghissimi otto anni nei quali si è parlato molto sui giornali della mia assurda e vergognosa vicenda, nessuno aveva mai avuto il coraggio di riportare espressamente - immagino per timore di non pestare i piedi a qualcuno con forti protezioni in ambito massonico, accademico, ministeriale e politico. Si tratta, dunque, di un ulteriore tassello messo sull’indicibile verità del mio caso, ed una delle ragioni che spiega l’accanimento e il muro che tutto l’ateneo, ex rettori, prorettore, direttori di dipartimento compresi, hanno tenuto nei miei confronti. “Sono deluso dall’Università di Catania e dal nuovo rettore Francesco Priolo, che doveva assicurare discontinuità col passato e, invece, sostanzialmente, nulla è cambiato” - chiude il pezzo Live Sicilia. Dunque vado avanti nella denuncia giudiziaria e pubblica senza timore, con perseveranza, caparbietà e pazienza, per cercare di cambiare in meglio questa università. Vedremo se e come risponderà il presidente Mattarella. Ho contro (quasi) tutto il mondo accademico, e il silenzio assordante della politica (governo e opposizione) che non fa nulla, ma ho dalla mia parte la stima, l’appoggio e l'amicizia di alcuni colleghi probi e coraggiosi, dei cittadini comuni, delle famiglie, degli studenti. Ho davanti agli occhi le parole a commento alla lettera aperta d’inizio anno, dopo aver superato il brutto momento della depressione: “Coraggiosissimo Giambattista la ringrazio a nome di tutti i dipendenti onesti dell’ateneo che continuano a scandalizzarsi impotenti (Adelita)…Vai Avanti Giambattista, in questa terra piena di viltà ci vogliono persone come te (Logaritmo)…Grazie, sono quelli come te che devono occupare ogni singolo spazio per non dare agio alle mafie politico-culturali-massoniche di potersi infilare in ogni fessura della città (Cittadino)…Lavoro in una società partecipata dal Comune che incarna tutto il marcio descritto da Giambattista, conosco sulla mia pelle frustrazione, isolamento, minacce, maldicenze e sono consapevole che solo con l’unione di forze sane e coraggiose ci possa ottenere qualche risultato, auguri alla tua associazione (Ribelle)…Da catanese tutta la mia ammirazione, non sono un prof universitario ma voglio aiutarvi anche con un contributo economico! (Giovanni)…Caro Giambattista, non fermarti, vai avanti sappi che hai dalla tua al tuo fianco la parte buona della città! (Manoscritto). E’ questa la più grande soddisfazione, l’unica cosa che conta davvero. Il momento è davvero cruciale, per questo chiedo a tutti di trovare un minuto del vostro tempo per aiutarmi a mettere pressione sull’ateneo e sul rettore (rettore@unict.it) con un “bombardamento di mail” a mio sostegno, ancora meglio se via pec (protocollo@pec.unict.it). L’opinione pubblica può avere un grande potere di pressione, soprattutto se supportato, come in questo caso dalla legge e dallo spirito della verità. Condividete e grazie ancora a tutti voi, Gb Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo



Non mollerò mai! Rendo nota la Lettera Aperta che ho inviato (via pec), in data 20 gennaio 2020, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Le vicende di cui parlo nel testo chiamano in causa tutti i cittadini, giovani e meno giovani, nessuno escluso, e - al netto dell’esito finale dell'inchiesta Università bandita, vicenda giudiziaria che farà il suo corso (la mia ha già avuto ben 3 sentenze amministrative e 1 penale favorevoli) - riguardano, più in generale, le incresciose sorti di una Università al contrario, come quella attuale, e il triste e drammatico destino di un Paese senza dignità. Ringrazio Andrea Sessa che ne parla oggi su CataniaToday con un articolo dal titolo “Università e silenzi. Vittima di un concorso truccato scrivere al Presidente della Repubblica” , in cui parla di “ennesimo grido di aiuto alle istituzioni” e “carriera irrimediabilmente distrutta”, accenna al servizio di una trasmissione Mediaset con interviste fatte ad ottobre e ancora non andato in onda, in cui il rettore Priolo, dopo aver riconosciuto le colpe dell’ateneo, ha parlato, in collegamento telefonico con me davanti alle telecamere, di un incontro per risolvere la questione, che però, nei fatti, dopo tanti mesi, non ha mai avuto luogo. Chiedo ai miei cari/e amici e amiche, per queste e mille altre ragioni, di condividere e diffondere il testo della lettera quanto più possibile sui social network. Grazie a tutti, Gb.

Lettera aperta al Presidente della Repubblica

Illustrissimo Presidente, mi chiamo Giambattista Scirè, sono siciliano come lei ed ho 44 anni. Avrei dovuto essere un ricercatore e docente universitario se in questo Paese l’Università rispettasse le leggi e premiasse il merito. Sono invece oggi, purtroppo, senza lavoro. Ecco la ragione per cui le scrivo. Otto anni fa, nel 2012, denunciai un concorso irregolare bandito dall'Università di Catania per un posto di ricercatore in Storia contemporanea nella sede di Lingue di Ragusa. Ben tre sentenze del giudice amministrativo (due del Tar Catania e una del Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione Siciliana, l’omologo del Consiglio di Stato) e una sentenza del giudice penale - che ha condannato per il reato di abuso di ufficio tre docenti - hanno stabilito, in forma ormai definitiva, che il vincitore reale di quel concorso ero io, e non già la persona che la commissione - con una decisione definita dai giudici “illogica e irrazionale e macroscopicamente falsa” - aveva dichiarato vincitrice: una studiosa laureata in architettura, con un curriculum incentrato su titoli totalmente incongrui al settore disciplinare del concorso bandito e non in possesso del titolo di dottore di ricerca, oggi obbligatorio per legge. Le sentenze hanno disposto un risarcimento economico in mio favore, il riconoscimento del titolo e il reintegro in forma specifica, allertando la Corte dei Conti per ingente danno erariale, ed hanno riconosciuto il danno cagionato dai commissari, non solo materiale ma anche psicologico ed esistenziale, alla mia vita e alla mia carriera, - scrivono - “ipotecandone il futuro, obliterandone l’entusiasmo, rallentandone (o meglio si potrebbe dire bloccandone) il cammino professionale”. Ebbene, nonostante le decisioni dei giudici, la condanna della commissione, le ripetute diffide, le segnalazioni sulla stampa e in televisione, le tante interrogazioni parlamentari e gli appelli di personalità intellettuali e politiche, nonostante il corso di Storia Contemporanea nella sede di Ragusa sia tuttora in vita, non ho potuto ottenere il posto a tempo determinato che mi spettava (se non per soli 4 mesi sui 5 anni previsti) perché l’Ateneo, ad oggi, non ha mai provveduto a risarcire il danno più grave, quello inferto alla mia carriera accademica, attraverso la stipulazione di un contratto regolare o quanto meno la proroga dello stesso. Questo non lo sostengo io, o i miei avvocati, ma lo hanno sostenuto prima i giudici del Tar e del CGARS stigmatizzando il comportamento elusivo e omissivo dell’Università, poi i giudici del Tribunale ordinario di Catania parlando di “collusione a più livelli”, infine, lo stesso ex ministro del Miur Lorenzo Fioramonti, che ha definito il mio caso “agghiacciante e simbolo dell’anti-meritocrazia universitaria”, prima di dimettersi. In sostanza, lo sostengono tutti, eccetto i vari Rettori che si sono succeduti in questi anni all’Ateneo di Catania. Al di là delle singole dirette responsabilità della commissione di quel concorso - i due Rettori, l’ex pro-Rettore (all’epoca Direttore del Dipartimento dove è stato commesso il reato), legati alle tristi e vergognose vicende del mio caso, risultano coinvolti nell’inchiesta giudiziaria condotta dalla Procura di Catania e denominata “Università bandita”, che contesta loro i reati di turbata libertà del procedimento, corruzione, induzione indebita, falso ideologico e abuso di ufficio, per aver costituito una associazione illecita che consentiva loro di controllare i principali organi collegiali e di pilotare, predeterminare e mantenere il controllo sul reclutamento dell’Ateneo, sanzionando e isolando chi tentava di partecipare liberamene ai concorsi. A tal proposito, qualche giorno fa ho avuto modo di leggere sui giornali una notizia che mi ha lasciato sgomento, come studioso ma soprattutto come cittadino di questo Paese: uno dei Direttori di Dipartimento, coinvolto - secondo la Procura - come partecipe e concorrente materiale all’associazione illecita di cui sopra, per aver indotto il rettore a promuovere la chiamata come docente di suo figlio e per aver, in concorso con il candidato vincitore, procurato ingiusto svantaggio e danno agli altri partecipanti al concorso, da lui definiti - come risulta dalle intercettazioni giudiziarie e come è stato pubblicato sulla stampa - “stronzi da schiacciare”, ha ricevuto dallo Stato, nella fattispecie dalla Regione Siciliana, un premio, un incarico per 12 mila euro di fondi pubblici conferitogli dal Presidente Musumeci, per uno studio accademico, in virtù della “professionalità del soggetto incaricato”. Tutto ciò, però, senza menzionare in alcun modo i reati per cui è imputato né il linguaggio dallo stesso utilizzato nelle sue funzioni di Direttore di Dipartimento, che fa letteralmente vergognare, purtroppo, di appartenere alla categoria dei docenti universitari, quando invece esistono all’Università tanti docenti corretti, onesti, esempi di eccellenza e serietà. In sintesi: chi ha coraggiosamente denunciato un concorso irregolare ed ha avuto ragione e soddisfazione dalle sentenze amministrative e penali di ogni ordine e grado, è stato messo fuori dall’Università, isolato, emarginato, sottoposto ad abusi e ritorsioni, mentre chi ha predeterminato e pilotato un concorso, recando ingiusto svantaggio a tanti colleghi - secondo quanto sostiene la Procura - riceva addirittura un premio. Per questa ragione, nonostante il totale isolamento posto in atto nei miei confronti dall’Università, sentendomi di far ancora parte idealmente della comunità accademica - quella virtuosa e meritevole di stima, non quella di chi commette irregolarità e abusi nei concorsi -, mi rivolgo a Lei, emblema di giustizia e simbolo di moralità sancite a chiare lettere nella Costituzione italiana, e Le chiedo di voler spendere una parola chiara e irremovibile di censura rispetto a certe azioni e a certi comportamenti, ristabilendo così la giusta misura in una vicenda che rappresenta un po' la silloge dei tanti mali che affliggono la nostra Università e ristabilendo l’ordine delle cose in una società come la nostra, dove troppo spesso chi agisce con onestà, facendo il proprio dovere di cittadino e denunciando gli abusi di potere, viene messo inesorabilmente ai margini. Di fronte a vicende come queste, mi chiedo e Le chiedo: come può un giovane cittadino o uno studente avere fiducia nelle istituzioni, nella politica e nell’Università, quando chi ha dimostrato le proprie ragioni, con tanto di sentenze giudiziarie, viene isolato da tutto, e invece chi è accusato di condotte illecite, e di linguaggio che è l’esatto contrario della funzione educativa svolta, viene addirittura premiato? Nel salutarla con stima e ammirazione, le porgo i miei più cordiali saluti.

Catania, 20 gennaio 2020 Giambattista Scirè

Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

2020 01 18[modifica | modifica sorgente]

E’ una VERGOGNA assoluta. Le istituzioni di questo paese lasciano solo chi, come me, ha denunciato ed ha ottenuto le sentenze di condanna e per questa ragione è rimasto fuori da tutto e dall’università e premiano con soldi chi commette i reati, quello che ha detto (con intercettazioni alla mano) “gli STRONZI DA SCHIACCHIARE”. (cioè coloro che si presentano al concorso pubblico senza chiedere il permesso a lor signori). A Barone viene riconosciuto un PREMIO dallo Stato per aver truccato dei concorsi, mentre io che ho denunciato con coraggio sono tuttora A SPASSO, senza lavoro. Questo è uno Stato che uccide gli onesti e premia chi abusa del proprio potere. Raccontatelo ai vostri figli. Oggi è la giornata in memoria di Norman Zarcone ( Inneres Auge )il giovane universitario che anni fa si è ucciso proprio per colpa di un sistema mafio-massonico all’università. A Catanzaro e a Catania si ricorda l'esempio eroico del magistrato Gratteri, al quale tutti dobbiamo far sentire il nostro appoggio per non lasciarlo solo, perché rischia ogni giorno la morte battendosi contro i poteri massonici e mafiosi. Ricordatevi sempre e solo dei giusti. Non mi rivolgo più alla politica, ne ho viste troppe da parte di qualsiasi parte, governo opposizione, destra o sinistra, che usa solo le storie della gente comune per farsi propaganda, mi rivolgo direttamente e solo a tutti i cittadini onesti e giusti. RIBELLATEVI, fatevi sentire, alzate la voce, costringete i politicanti a revocare questo iniquo e vergognoso provvedimento che è l’esempio plastico della mala politica e della mala università - l’UNIVERISITA' è una cosa troppo importante per essere lasciata in mano a certi personaggi -, se non per voi fatelo per il futuro dei vostri figli! Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo http://www.sudpress.it/regione-presidente-musumeci-ma-le-sembra-il-caso-di-conferire-incarico-ad-un-indagato/

2020 01 15[modifica | modifica sorgente]

DIFFIDIAMO IL MIUR. Come forse già sapete recentemente la Procura di Catania ha chiuso le indagini preliminari ed ha confermato la richiesta di procedere per associazione illecita, volta a decidere illegittimamente e preventivamente il reclutamento dell’ateneo di Catania, nei confronti di dieci docenti tra cui i due ex rettori, l’ex pro rettore e i capi dei dipartimenti, tutti risultano indagati per i seguenti reati contro la pubblica amministrazione e perché associatisi tra loro allo scopo di commetterli (art. 416 del codice penale): turbata libertà del procedimento; abuso d’ufficio; induzione indebita a dare o promettere utilità; corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio; falso ideologico e materiale; reati finalizzati a garantire la nomina come docenti, ricercatori, dottorandi e personale amministrativo di soggetti preventivamente individuati dagli stessi associati, sanzionando illegittimamente le condotte dei soggetti estranei che tentavano di entrare all’interno dell’ateneo attraverso la libera partecipazione ai pubblici concorsi. Coloro che accettavano questo sistema spartitorio e clientelare ottenevano benefici, coloro, in pochi per la verità, che osavano ribellarsi a questo sistema illegale erano considerati come “stronzi” da schiacciare. (https://www.trasparenzaemerito.org/post/universit%C3%A0-bandita-la-procura-conferma-l-associazione-a-delinquere-per-dieci-docenti-di-unict ) Nulla da commentare se non due parole: schifo e ribrezzo di fronte a certi metodi e a certe persone. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo aveva chiesto in tempi non sospetti il commissariamento di quell’ateneo, che però, per volontà del governo e del ministero, non c’è stato. Ora ci troviamo di fronte ad un ateneo che continua a perdere iscrizioni di studenti (nel corso degli ultimi anni si è passati da 52 ad appena 38 mila) e che si trova sull’orlo del dissesto finanziario, in sostanza a breve (entro uno due anni al massimo) chi gestisce l’ateneo non potrà nemmeno garantire i servizi ordinari e pagare gli stipendi. Serviva un’azione di bonifica ma dire ve l’avevamo detto, ovviamente, non basta. Piuttosto, proseguiamo imperterriti con segnalazioni, diffide, denunce. Ecco infatti l’altro importante avvenimento del quale vi accennavo: la recentissima sentenza del Tar Pescara. (https://www.trasparenzaemerito.org/post/repubblica-l-universit%C3%A0-di-pescara-non-cambia-giudizio-sul-concorso-il-tar-si-rivolge-alla-procura ) Agnese, con il suo coraggio e la sua determinazione, ottenendo questa sentenza ci ha fatto un bel regalo: ora, come associazione, possiamo inviare una bella DIFFIDA al Ministero (mettendo in copia il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione e il Procuratore della Repubblica di Roma) nel quale, sosteniamo qualcosa del genere: premesso che con proprio provvedimento del 14 maggio 2018 il Miur ha adottato un Atto di Indirizzo (ai sensi del combinato disposto dell’art. 4, comma 1, lett. a) del D.Lgs: 165/2001 e dell’art. 1, comma 2, della Legge 168/1989, che rappresenta l’aggiornamento per l’anno 2017 del Piano Nazionale Anticorruzione), considerato che a tutt’oggi le prescrizioni contenute nel suddetto Atto di Indirizzo paiono essere ignorate da larga parte degli atenei italiani, in virtù di una interpretazione “elusiva” del dettato della legge, secondo la quale le suddette disposizioni non assumerebbero il carattere di “norme imperative” per gli atenei, bensì quello di mere “raccomandazioni”, e visto che la recente sentenza (4/2020) del Tar Pescara ha stabilito che in applicazione delle norme di cui alla legge 190/2012, i Regolamenti universitari non conformi all’Atto d’Indirizzo sono irrimediabilmente viziati per violazione di legge e devono, pertanto, essere disapplicati dal giudice amministrativo, sancendo, altresì, l’obbligo per gli atenei di adeguarsi a quanto contenuto nel Piano Nazionale Anticorruzione, invitiamo il Ministro pro-tempore, nell’esercizio dei propri poteri di vigilanza e controllo e a tutela dell’unità dell’ordinamento, ad adottare ogni opportuno provvedimento volto a diffidare i rettori delle università italiane – entro un congruo termine comunque non superiore a 60 giorni – a modificare i propri Regolamenti universitari sul reclutamento dei docenti e dei ricercatori, in conformità a quanto contenuto nel Piano Nazionale Anticorruzione, avvertendoli che decorso infruttuosamente il perentorio termine di cui sopra, il medesimo ministro procederà alla nomina di un apposito commissario! Molto bene dunque, iniziamo a fare pesantemente sul serio e a far sentire il nostro fiato sul collo al Miur e agli atenei. Questo è solo l’inizio…

2020 01 13[modifica | modifica sorgente]

Rieccomi, buon anno. In tanti mi avete chiesto il motivo della mia assenza dai social negli ultimi tempi. Come qualcuno ha già capito è dipesa, purtroppo, dal fatto che non mi sono sentito bene, a seguito di un devastante accumulo di stress che mi ha costretto al riposo, a fermarmi totalmente su consiglio medico per riprendere fiato e ricaricare le energie, per evitare di rischiare quello che in gergo medico si chiama “stato depressivo reattivo”. Come quando si è stati ininterrottamente sui pedali della bici, dopo aver fatto Giro d’Italia, Vuelta spagnola e Tour de France insieme, bisogna fermarsi un po’ per poi ripartire. Ciò che mi è stato fatto in questi anni dall’università è qualcosa di subdolo, vergognoso, che grida vendetta. Anni di abusi, ingiustizie e ritorsioni, senza poter più fare il proprio lavoro, dedicandosi solo ad aiutare gli altri (centinaia di casi dell’associazione), senza mai fermarsi, senza tregua, sono lunghi da trascorrere per chiunque, anche per un combattente. Mentalmente oltre che fisicamente, si paga il prezzo del sacrificio, l’organismo ti porta il conto tutto insieme. Ma per fortuna il peggio è passato. Dicono che gli “scalatori” su due ruote danno il meglio di sé nella lunga distanza. Rieccomi qui, dunque, di nuovo in sella. Chi mi vuole male è servito, e dentro l’università italiana sono in tanti. Tanti, a decine, a centinaia, sono infatti i concorsi abusivi annullati dalle sentenze dei Tar, tante sono state le denunce penali su concorsi illegali. Evidentemente, far emergere alla luce del sole e rendere pubblico quello che tutti sanno ma che nessuno ha il coraggio di dire così a viso aperto, come ho sempre fatto - contate pure i post che ho pubblicato sul mio profilo in due anni sui casi più diversi e disparati, ne troverete a centinaia - fa molta più paura ai responsabili degli abusi di quanto si pensi. Sintetizzo per quei nuovi contatti che non conoscono la mia storia: ho denunciato un concorso truccato all’Università di Catania (sede Ragusa) e nel lontano 2012 il Tribunale amministrativo ordina alla commissione di riformulare la graduatoria nel rispetto del bando di concorso e del decreto ministeriale, ma la commissione riconferma il punteggio FOTTENDOSENE altamente. Il Tar Catania allora riscrive di suo pugno la graduatoria nella sentenza e nel 2014 mi dichiara vincitore - UNICO PRECEDENTE in cui i giudici si sostituiscono letteralmente alla commissione per la MACROSCOPICITA’ del reato -, ma l’ateneo se ne RI-FOTTE allegramente. Allora il Consiglio di Giustizia siciliano (corrispondente del Consiglio di Stato) nel 2015 riconferma tutto compreso il risarcimento danni ma l’ateneo continua, per 3 lunghi anni, a NON ESEGUIRE la sentenza. Due rettori, Pignataro e Basile, hanno continuato a FOTTERSENE e a prendermi in giro, non riconoscendomi il titolo di vincitore e dichiarando il FALSO (anche in registrazioni di interviste in trasmissioni televisive mai andate in onda ma in mio possesso). Successivamente i due rettori sono stati sospesi, interdetti e costretti a dimettersi dai loro incarichi nell’ambito dell’inchiesta “Università bandita”. Nel 2017 i giudici del Tar confermano l’elusione del giudicato sul mio caso da parte dell’ateneo, mentre nel 2019 il Tribunale penale CONDANNA la commissione ad un anno di reclusione e interdizione dai pubblici uffici per il reato di abuso di ufficio in concorso tra loro e parla di “COLLUSIONE A PIU’ LIVELLI” da parte dell’ateneo e di “TELA” ordita dalla controparte. Il DANNO alla carriera e alla mia vita, come confermano in giudici nella sentenza, risulta incalcolabile ma l’ateneo ha continuato a negarmi perfino la proroga del biennio, proroga concessa in 52 casi di Rtd su 53, tutti tranne il mio. La motivazione formale? Non avrei svolto materialmente il triennio precedente, come se la colpa per non averlo svolto fosse mia e non dei commissari condannati e dell’ateneo colpevole, verrebbe quasi da ridere ma purtroppo, come ben capite, c’è solo da piangere. Inoltre dall’ateneo dicono che non ci sarebbe stata l’esigenza didattica e di ricerca: FALSO, perché il corso di storia contemporanea è stato mantenuto in vita e sono stati banditi, negli anni seguenti, altri concorsi per lo stesso settore. I colleghi degli altri settori che all’epoca vinsero regolarmente i rispettivi concorsi in quella tornata del bando alla sede distaccata di Ragusa dell’Università di Catania in cui avrei vinto anch’io se tutto si fosse svolto correttamente e regolarmente, oggi sono divenuti PROFESSORI ASSOCIATI. Io invece sto a spasso. Intanto la persona (che per comodità i giornali avevano chiamato “l’architetta”, e non mi meraviglia affatto visto che all’epoca del concorso aveva laurea in architettura - nessun dottorato di ricerca - con titoli e pubblicazioni nel settore ICAR-15 Architettura del paesaggio) che ha usufruito del vantaggio patrimoniale, con tanto di danno erariale per tutti i cittadini, a seguito di concorso truccato, ha continuato ad avere contratti, grazie ai protagonisti di “Università bandita”, in particolare gli ex rettori e all’ex prorettore, all’epoca direttore del Disum, e a stare nello stesso dipartimento del reato, cioè all’ateneo di Catania, dove tuttora lavora. I fatti dicono che, nonostante ciò, la “raccomandata” o anche “favorita illegittimamente”, lo scrivono i giudici non io, ha fatto carriera mentre la VITTIMA è stata ISOLATA ed emarginata dall’ambiente accademico, “ipotecandone il futuro, obliterandone l’entusiasmo, rallentandone (o meglio si potrebbe dire bloccandone) il cammino professionale”. Questo purtroppo è accaduto in una università italiana e cose simili accadono in tanti altri atenei. La motivazione VERA di questo accanimento contro di me al limite della perversione? Chi è appoggiato politicamente e accademicamente deve andare avanti, chi è intoccabile è protetto e portato avanti, chi non lo è deve essere fatto fuori, con ogni mezzo. Nel 2011 quando mi presentai a quel concorso senza chiedere il permesso a nessuno - cosa che nell’università italiana, a detta candidamente di molti colleghi, non si deve mai fare perché si commette un atto di lesa maestà - avevo 5 monografie importanti pubblicate con editori nazionali (la controparte solo 2 con case editrici minori), 110 punti di pubblicazioni contro 60 di lei, quasi il doppio, ed avrei dato troppo fastidio a chiunque dal punto di vista scientifico nel mio settore, come infatti è accaduto in quell’occasione a Catania, ma anche, più in generale, in altri concorsi ed ecco la ragione delle ritorsioni e dell’accanimento: far fuori chi merita per piazzare gli amici o le “amiche”, i parenti delle “famiglie” o delle “scuole” o delle “società”; colpiscine uno per educarne cento, per citare le Br da cui una parte dell’università italiana purtroppo non sembra distanziarsi troppo per metodi. Altro termine di paragone più calzante? Semplice, questa si chiama mafia accademica, senza troppi giri di parole. La mia carriera accademica (dal quel momento mi hanno chiuso le porte per qualsiasi tipo di pubblicazione scientifica le riviste e le case editrici) si chiude nel momento stesso in cui ho preso il coraggio a quattro mani ed ho denunciato tutto alla magistratura e sui giornali. E’ un paese civile, secondo voi, quello che permette che possa accadere tutto ciò? Poi è nata Tra-Me e da quel momento ho messo davanti a tutto sempre e solo gli altri, con passione, dedizione totale, gratuitamente, facendo una battaglia corale non più individuale. Ma in tutti questi anni, a parte la magistratura che ha fatto correttamente il suo lavoro e che è l’unica istituzione dello Stato al quale mi sento di dire davvero grazie, COSA HA FATTO LA POLITICA per censurare certe azioni e certi comportamenti? Un emerito cazzo. Una interrogazione parlamentare del senatore Corsini (allora PD) è rimasta tutt’oggi senza risposta da parte del MIUR (sono trascorsi 7 anni). All’epoca, un amico giornalista mi disse di aver saputo direttamente da una senatrice molto vicina all’allora ministra Fedeli (anch’essa PD) che quest’ultima le aveva detto chiaramente di mettermi l’animo in pace perché il ministero “contro il muro della massoneria accademica catanese” non aveva il potere di fare nulla. Sì, amici, avete letto bene. Lo Stato e la politica che abdicano di fronte a poteri masso-mafiosi, proprio come dice Gratteri per la pubblica amministrazione, vale in particolar modo per l’Università. Successivamente il senatore Morra fece più di un appello al mio fianco dicendo che il M5S avrebbe “rotto i cabbasisi” a Viale Trastevere fin tanto che il clamoroso abuso ai miei danni non fosse stato sanato e poi , più recentemente, aveva dichiarato che l’ateneo di Catania ha agito nel mio caso con un “atteggiamento mafioso”. Peccato però che le cose sono poi andate esattamente come quando il MIUR era in mano al PD, anche con il MIUR in mano al M5S, nulla di concreto, solo parole al vento. Anzi peggio, solo aspettative create e disattese, illusioni, delusioni. Contro la mafia accademica (catanese ma non solo) è mai possibile che nessuna forza politica dell’arco parlamentare possa intervenire duramente? Forse perché in realtà non vuole realmente intervenire? Forse perché ha il suo tornaconto diretto o indiretto nel mantenere intatte certe rendite dei baroni e certi notabili accademici a gestire il ministero? Ripeto la domanda: è un paese che può dirsi civile quello che permette tutto ciò? No, non lo è. Ecco perché dovrò proseguire la sacrosanta battaglia contro il baronato universitario e contro il reclutamento pilotato, truccato, illegale, abusivo, rivolgendomi alla Corte di Giustizia europea e brandendo la Carta dei diritti del ricercatore. Ora, un governo degno di questo nome, un ministero funzionale (non un BARACCONE come questo che elargisce soldi dei cittadini agli atenei senza chiederne conto, come prevede anzi obbliga la sua funzione di controllo e garanzia, neppure dopo le sentenze penali), una università appena moralmente decente, avrebbero dovuto mettermi nelle condizioni, per provare quanto meno a limitare il grave danno commesso, di poter tornare a fare ricerca e cercare di recuperare il tempo perduto non per colpa mia. Come? Concedendomi almeno (era il minimo sindacale) la proroga del contratto, come accaduto per tutti gli altri. Il ministro del MIUR Fioramonti, prima di dimettersi, aveva DICHIARATO PUBBLICAMENTE che il caso è agghiacciante e rappresenta l’emblema di un sistema anti-meritocratico da abbattere e che quindi “Scirè deve essere reintegrato” (luglio e ottobre) ma evidentemente le sue parole non contavano già allora nulla, le sue lettere erano carta straccia proprio come le sentenze della magistratura di questo paese, perché anche il nuovo rettore gli ha fatto metaforicamente una PERNACCHIA. L’ateneo ora in mano a Priolo, che a parole avrebbe dovuto porsi in discontinuità con “l’associazione a delinquere” del passato - terminologia non mia ma pronunciata in conferenza stampa dal Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro e riconfermata nella recentissima ordinanza - continua imperterrito nel danneggiarmi. Forse il rettore sarà soddisfatto solo quando l’ateneo sarà costretto a risarcirmi per la causa civile che ho avviato, tanto il rettore sa bene che utilizzerà i soldi dei cittadini, ovvero della collettività, non li tirerà fuori certo di tasca propria. Dovrebbero essere infatti i cittadini ad andare a tirare le orecchie, uno per uno, ai vari rettori che si sono succeduti e che hanno permesso, grazie al silenzio complice della politica, danni erariali a profusione. Quello che appare ora evidente, dopo la sostituzione di Fioramonti con Manfredi, cioè a dire con il rettore di una Università (Napoli), nonché il presidente della CRUI, la conferenza dei rettori delle università italiane, è che gli uffici ministeriali erano già allora e sono, ancora di più oggi, in mano alla CRUI, e decidono tutto. In sostanza il vuoto e, nei fatti, la complicità della politica, permettono che tutto sia saldamente in mano alla burocrazia ministeriale gestita dagli atenei stessi. Uno scempio. Il comportamento dell’ateneo di Catania è vergognoso e grida vendetta, ma anche la strumentalizzazione pubblica e mediatica da parte di alcuni, riempiendosi la bocca con la lotta al baronato ai fini del consenso, per poi perseguire e raggiungere solo i loro scopi (politici o accademici) e non fare un solo atto concreto a fronte delle tante vite accademiche (e in alcuni casi non solo, visto che ci sono stati suicidi) di persone distrutte, è un fatto altrettanto grave sul quale non si può sorvolare o fare finta di nulla. In ogni caso eccomi qui, di nuovo in mezzo a voi, a lottare, come sempre, anzi ancora più agguerrito. No, non mi abbatteranno mai. Andrò fino alla Corte di Giustizia europea. I danni alla mia salute (con tanto di referti medici) compresi i danni alle relazioni familiari e sociali lì metterò tutti in conto ai commissari, all’ateneo e a coloro che hanno avuto responsabilità, dirette e indirette, sull’accaduto, quindi anche al MIUR per omissione di atti d’ufficio mai segnalati da loro ad alcuna procura, nonostante le ripetute comunicazioni sui reati commessi. Pagheranno e risarciranno tutto con gli interessi, fino all’ultimo centesimo. Sono sincero: di una università come questa, con la “u” minuscola, che seleziona e agisce con questi metodi truffaldini, metodi che fanno vergognare di far parte della categoria dei docenti universitari, non potrei mai far parte, a meno che non si attui una vera e propria rivoluzione sul reclutamento. La nostra università ideale, “l’università che vogliamo”, non è quella attuale dei raccomandati, dei predestinati, degli amici degli amici, dell’élite e delle “famiglie” che contano, ma è una università democratica, genuina, delle pari opportunità per tutti, trasparente, che sostiene chi è indipendente, autonomo e che premia il merito. Se poi anche qualche altro/a collega avrà come me il coraggio di denunciare tutto FINO IN FONDO, subiranno la stessa sorte coloro che hanno abusato e truccato i concorsi in giro per gli atenei d’Italia. Purtroppo ho avuto modo di constatare in questo periodo di “tregua” che mentre la mala università procede senza sosta (a ritmi da piano quinquennale sovietico per l’industria pesante), le segnalazioni degli abusi continuano ad aumentare e ci sono stati diversi gravi nuovi casi di cui vi parlerò presto, non hanno quasi avuto alcun risalto sulla stampa né sui social. In sostanza se mi fermo io, se si ferma l’associazione, a divulgare e rendere pubblici, un giorno sì e l’altro pure sui social, i casi di abusi negli atenei, tutto rimane nascosto come accadeva un tempo prima che esistessimo. Ed è ciò che auspicano i manipolatori e i truccatori di concorsi, i cosiddetti “delinquenti col curriculum”, cioè che cali il sipario sul reclutamento falsato per poter continuare a fare i loro porci comodi. In realtà, nonostante tutto sia rimasto quasi ignoto all’opinione pubblica, sta accadendo una cosa molto importante: il LIVELLO DELLO SCONTRO tra tribunali amministrativi, procure della Repubblica e gli atenei si sta innalzando. E’ come se, di fronte alle tante sentenze amministrative eluse, non eseguite dagli atenei, di fronte al silenzio complice del ministero e della politica (di qualunque parte e governo precedente e attuale), i magistrati, i procuratori, i pubblici ministeri, i giudici abbiano deciso di intervenire sempre più duramente. Ricordate i toni pesantissimi della sentenza penale sul mio caso che ha condannato la commissione? Un linguaggio che non aveva precedenti. Ecco, di recente, ci sono stati almeno altri due atti che vanno in questa direzione di innalzamento del livello dello scontro. Qualche giorno fa, la procura di Catania ha confermato, dopo la chiusura delle indagini, la richiesta di perseguire per diversi reati (turbata libertà del procedimento, corruzione, induzione indebita, falso ideologico, abuso di ufficio) dieci docenti all’apice di quella che per gli inquirenti sarebbe stata una “associazione a delinquere” che coinvolge direttamente e indirettamente tantissimi altri docenti, con tanto di capo, promotore e partecipi, che condizionava illecitamente tutto il reclutamento dell’ateneo. Si tratta di una inchiesta, quella chiamata “Università bandita” che non trova precedenti. Un secondo importante atto è stato, qualche giorno fa, quello del Tar Pescara che ha deciso di inoltrare direttamente gli atti della sentenza in Procura, in relazione al procedimento sul concorso irregolare per un posto di ricercatore (tipo b) in Statistica sul quale ha fatto un nuovo ulteriore ricorso accolto la carissima e coraggiosissima Agnese Rapposelli, collega di Tra-Me. Era accaduto in precedenza all’ateneo di Verona, ora accade nuovamente all’ateneo di Chieti-Pescara. Il segnale dei giudici è chiaro: c’è un sistema di reclutamento truccato sul quale non si può intervenire “solo” amministrativamente ma bisogna farlo penalmente e in modo sempre più pesante. L’importanza di questa nuova sentenza è che crea un precedente fondamentale riguardo al Piano Anac che, come scrivono i giudici, deve essere seguito dagli atenei e inoltre costringe la commissione di nuova nomina ad attenersi e a non potersi discostare dai dettami dei giudici inserendo nuovi criteri in corso. Un grazie dunque ad Agnese (anche a nome degli altri), che deve essere di esempio per tutti per il coraggio, l’intelligenza e la tenacia con cui sta portando avanti il contenzioso, a costo anche di pesanti ritorsioni nel suo lavoro quotidiano all’università. Nel frattempo, proprio per contrastare ancor di più queste pratiche illecite e illegali, ho da comunicarvi alcune importanti novità. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo, che di recente ha raggiunto ormai quota 500 iscritti tra ricercatori e docenti - numeri impensabili quando siamo nati nel novembre 2017 ed eravamo appena in 10 “matti”- diventerà un’associazione riconosciuta anche come soggetto giuridico tale da potersi costituire, d’ora in poi, non solo ad “adiuvandum” nei casi di ricorsi e denunce dei singoli iscritti ma anche nei processi penali sui concorsi truccati come parte offesa. Tra-Me inizierà così a inviare in prima persona, a tamburo battente, giornalmente, con l’ausilio di un sempre più ampio parco di studi legali di riferimento, denunce in procura a tutto campo sul reclutamento e a costituirsi nei processi. Collaborerà con il Codacons perché i reati commessi nelle università impattano fortemente, con danni enormi, nella vita di tutti i cittadini, degli studenti e delle famiglie. Non si tratta solo di supportare, dunque, i ricorsi amministrativi e rendere pubblici i casi, ma anche di colpire penalmente chi manipola i concorsi: questa sempre di più sarà la nostra missione come associazione. Visto che il ministero continua a non intervenire e a non mettere mano alle regole perché è in mano agli stessi rettori - cioè il controllore è la stessa persona di chi deve essere controllato - e visto che gli atenei continuano allegramente a fottersene delle sentenze amministrative - tanto i risarcimenti vengono pagati con i soldi dei contribuenti - allora l’obiettivo sarà che i diretti responsabili paghino di tasca propria, pesantemente, dopo le condanne penali. Più saranno costretti a pagare economicamente in modo salato e pesante, più qualcuno forse inizierà a pensare che non valga la pena andare in commissione e truccare per un favore da ricambiare. Questo sarà il primo importante obiettivo. Inoltre Tra-Me, d’ora in poi, avrà uno o più rappresentanti tra ricercatori e docenti in ogni ateneo d’Italia, in ogni anfratto delle università, dove esiste gente, seppure silenziosa e guardinga, che condivide i nostri valori e appoggia le nostre finalità, che faranno parte del nuovo gruppo di lavoro, il quale sarà esteso a nuovi ingressi. Ringrazio dunque per il contributo dato finora da Adamo, Agnese, Alice, Anna Maria, Antonella, Antonio e Cecilia. Serve linfa nuova e le “risorse umane“ ci sono eccome. Ad esempio il prof. Francesco Saverio Regasto (ordinario a Uni Brescia) e il prof. Oreste Gallo (associato a Uni Firenze) hanno già dato ampia disponibilità ad essere coinvolti direttamente in prima persona nel gruppo. Anche altri colleghi e colleghe come Anna, Francesco, Giuseppe, Helga, Luca, Mariacristina, Margherita, Monica, Nicola, Serena si sono detti disponibili. Tutti monitoreranno e segnaleranno, poi partiranno le denunce. Sarà prevista una piccola quota annuale fissa di contributo/donazione in modo da strutturare meglio le attività, sostenere il crowfunding, realizzare eventi in modo continuativo, definire le sedi (ad esempio a Catania). Sono state già avviate ricerche in vista di alcune importanti pubblicazioni scientifiche con i dati sul reclutamento pilotato nell’università italiana e saranno stilate delle classifiche degli atenei che commettono più e meno irregolarità, con una sorta di “bollino” di certificazione di Tra-Me, sentenze alla mano. Alcuni docenti finiti a insegnare all’estero, importanti luminari dei vari settori, ci hanno detto a chiare lettere che la ragione per cui non hanno potuto fare carriera in Italia è stata per colpa di un sistema accademico clientelare, familistico, nepotistico, in gran parte corrotto. Proprio quello che noi combattiamo strenuamente. Presto verranno a dirlo pubblicamente. Intanto il punto di partenza è solido: 448 segnalazioni di irregolarità delle quali il 70% si è trasformato, grazie all’associazione, in ricorso o denuncia; l’aumento del 40% di ricorsi amministrativi sull’Università nel corso degli ultimi due anni, inchieste o processi in corso su concorsi universitari truccati in molte procure d’Italia, grazie alle denunce di nostri iscritti. Saremo - d’ora in poi in modo ancora più organizzato ed efficace - sempre più una vera e propria SPINA NEL FIANCO di chi commette abusi negli atenei Italiani. Cambiare l’università è possibile, anche al costo di crearne una completamente nuova, fondata davvero su legalità, trasparenza e merito, che preveda nuove forme di partecipazione e di elezione della governance degli atenei, che modifichi in meglio le regole sul reclutamento della classe docente. La rivoluzione di Tra-Me, che si fonda sulle energie della parte migliore dell’università e di tutti i cittadini che credono nella giustizia e nel merito, è lenta, graduale ma è in atto. Mentre aumentano le tensioni tra magistratura e atenei, con la politica che purtroppo fa da sponda alla mala università, l’anima di Tra-Me è sempre più viva. Ma dobbiamo essere sempre di più a volerla fare. Siamo una associazione no-profit senza alcun appoggio politico, siamo a-partitici, non riceviamo finanziamenti da nessuno, quindi è necessario che sia ognuno a metterci tempo, impegno e risorse, in prima persona. Prende avvio dunque una “conta” tra tutti gli iscritti per sapere chi è disposto a metterci forze ed energie in modo attivo. Per informazioni e dettagli sulle novità scrivetemi quanti più numerosi/e, manifestando le vostre proposte e la vostra disponibilità, all’indirizzo: trasparenzaemerito@gmail.com o anche all’indirizzo personale: gs@giambattistascire.it Chissà, in fondo, se vi sono veramente mancato! In ogni caso rieccomi qui tra voi. Colgo l’occasione di questo mio “rientro”, se pur in ritardo, per augurare di cuore BUON ANNO a tutti i miei coraggiosi amici e alle mie impavide amiche, e che questo anno appena iniziato possa regalarvi il meglio in tutti gli aspetti della vita.

2019 11 17[modifica | modifica sorgente]

Raccontino domenicale, tra il serio e il faceto, di un concorso universitario di tanti anni fa.

Prima dell’estate del 2007, ormai un bel po’ di anni fa, mi trovavo davanti a una commissione di concorso all’università di Bari. Vi chiederete voi perché proprio a Bari, se sono siciliano ed ho vissuto per quasi vent’anni a Firenze. Eppure è proprio così. Non ne so spiegare la ragione ma quel giorno mi trovavo a Bari. Posso provare a ipotizzarne qualcuna, anche se dubito che possa rivelarsi quella esatta. La mia ex era di un paesino di provincia di Lecce, e forse è probabile fosse stata lei a cercare di convincermi di provare a partecipare a quel concorso per avvicinarmi, eventualmente, a casa sua. E’ altrettanto probabile che una ragione fosse la continua estenuante ricerca di concorsi in giro per gli atenei d’Italia, nella vana speranza di vincerne uno. Sicuramente è più verosimile questa ipotesi che non quella che mi trovassi lì a Bari quel giorno perché ero rimasto letteralmente rapito ed estasiato, una sera di qualche anno prima, dalla untuosa e saporita focaccia con i pomodorini e le olive, a mo' di pizza, fatta nel più squisito panificio di Bari davanti alla chiesa di San Nicola, a due passi dal mare. E che, dunque, fossi tornato a Bari quel giorno col pretesto di provare quel concorso solo per il gusto di poterla finalmente riassaggiare. In ogni caso, una cosa è certa: quel giorno mi trovavo a Bari, all’università, davanti a quella cazzo di commissione. Avevo già parlato con tutti gli altri candidati, per ammazzare un po’ del tempo che mi separava dal colloquio, o meglio, dal finto colloquio che consisteva nella discussione dei titoli e delle pubblicazioni del mio curriculum scientifico. Constatai desolato che provenivano anch’essi da ogni parte, tutti tranne uno, e questo mi induce a pensare una cosa del genere e cioè che la ragione per cui quel giorno mi trovavo proprio a Bari fosse veramente, un po’ come per tutti gli altri candidati, la spasmodica nonché illusoria speranza di vincere un concorso in giro per l’Italia. Insomma, ero in attesa, nient’affatto speranzoso, di essere esaminato dai commissari e mentre aspettavo, nelle pause dalle conversazioni con gli altri candidati, pensavo a tutto tranne che a quello stramaledetto concorso. Ero arrivato alla sede universitaria dopo aver preso il treno la sera prima. Avevo pernottato in un tugurio di bed and breakfast, pagandolo molto più del dovuto. Insomma avevo le scatole già piene ancor prima di cominciare. Avevo già avuto di prima mattina uno scambio verbale piuttosto brusco con il proprietario del b&b a proposito del numero di bottigliette di acqua che avevo bevuto, visto il caldo torrido di quella sera di prima estate. Faceva davvero caldo quel giorno, o forse pareva a me. Forse percepivo più caldo del dovuto solamente perché ero nervoso per via del bigliettaio del treno che, qualche ora prima, mi aveva costretto a pagare una somma aggiuntiva al prezzo ordinario del biglietto per il fatto che non lo avessi timbrato correttamente alla macchinetta prima di essere salito a bordo. Tutto ciò mentre una nuvola di passeggeri sedeva nei posti accanto al mio senza aver timbrato alcun biglietto, ma il bigliettaio si era incaponito su di me, ed aveva deciso di rovinarmi la giornata. Anche perché all’epoca quanto a soldi non me la passavo affatto bene, e qualche euro in più del dovuto bastava a farmi girare le palle ad elica. Ma torniamo alle bottigliette. Ne avevo bevute appena quattro durante la notte, a fronte delle due bottiglie da due litri che bevevo abitualmente nell’arco della mia giornata, ma il proprietario del b&b sosteneva che il numero massimo di bottigliette comprese nel prezzo della camera e della prima colazione fosse tassativamente due. Due erano infatti le bottigliette che stavano nel frigobar, non c’era da potersi sbagliare. Era la legge delle bottigliette. Dunque, secondo i suoi calcoli, avrei dovuto pagargli, prima di andar via di corsa a cercare il bus che mi avrebbe portato all’università, almeno altre due bottigliette. A nulla era valso il mio pistolotto sul vangelico dare da bere agli assetati. Lui non ne voleva sentir parlare, anzi aveva aggiunto di non essere nemmeno cristiano. Così a malincuore ero stato costretto a pagarle. Poi ero uscito ed ero salito sul bus. Ma non è tutto. Alla fermata del bus, ovviamente, con la testa tra le nuvole dei pensieri per il concorso, avevo pestato una merda. Voglio risparmiarvi le occhiate e le maledizioni dei passeggeri durante tutto l’arco del tragitto che mi portava da quello squallido b&b in periferia fino alla sede dell’università, quasi mezz’ora di improperi. Ero finalmente arrivato lì, a destinazione, e dopo qualche ora, dopo aver parlato con tutti gli altri candidati tranne quello locale, mi accingevo ad entrare nella stanza dove era presente al gran completo la commissione di quel concorso simulato. Nervosamente, prima di entrare, quando la porta si apriva e il candidato esaminato se la lasciava aperta per qualche attimo alle spalle prima di richiuderla, cercavo di sbirciare le facce di quei commissari per capire di quale morte certa sarei morto di lì a poco. Cercate di capirmi: era una buona mezz’ora che era uscito il penultimo candidato e quella commissione tardava a chiamare l’ultimo, che sarei stato io. In quel lasso di tempo erano passate almeno tre autoambulanze e due pattuglie di polizia a sirene spiegate, manco fossimo stati in pieno Bronx, ed erano entrati per ben due volte alcuni camerieri del bar di fronte a portare dei vassoi di cappuccini e cornetti. Qualcosa non quadrava: fuori da lì il Bronx, dentro quella stanza le brioche da principessa di Francia. Non ero solamente scocciato e nervoso, stavo diventando letteralmente furioso. La circostanza di quella ulteriore perdita di tempo, aggiunta a tutto il resto che l’aveva preceduta dalla sera prima, era probabilmente corresponsabile del mio attuale stato d’animo. Sapevo, anzi avevo la certezza matematica che, anche se fossi riuscito a fare un colloquio più che brillante, ad esporre esattamente e meticolosamente tutti i progetti di ricerca e le pubblicazioni della mia vita accademica in modo perfetto, non avrei mai vinto quel concorso. E questo non aiutava certo a coltivare la mia calma da Budda. E’ la imperitura legge dei concorsi universitari italiani. Accade così nella totalità dei casi, sono delle farse, già decisi in partenza. Hai solo una chance di poterlo vincere, e cioè se il tuo “padrino”, sempre che tu ne abbia uno, siede in commissione. Altrimenti sei spacciato. Il risultato è già scritto e, stanne certo, il nome del vincitore non sarà il tuo. Sei poi hai anche la malsana idea di presentarti da fuori sede, ricordati di indossare l’elmetto come se andassi in guerra. Una guerra che, ovviamente, perderai. Finalmente giunse il mio turno. La commissione chiamò il mio nome, storpiandolo. Feci finta di nulla, entrai e mi sedetti davanti al plotone di esecuzione. Mentre parlavo e rispondevo alle più che vaghe domande fatte solo per dovere di ufficio, uno dei tre commissari leggeva il quotidiano, un altro parlava al telefono cellulare con la moglie, il terzo, quello meno spocchioso, faceva finta di ascoltarmi. Quando fu tutto finito, firmai e mi chiusi la porta alle spalle. Pensando a quel momento ricordo che anche in quel senso di confusa frustrazione mentre ripercorrevo il tragitto che dal bus mi portava in stazione per prendere il fottuto treno che mi avrebbe riportato a casa, nulla, e dico davvero nulla, credetemi, nulla di quanto mi era mai successo nella vita, fino a quel momento, e di cose me ne erano successe, poteva anche solo lontanamente avvicinarsi, poteva essere così importante per me, poteva essere di un rilievo pari al fatto che quei tre tizi non avessero ascoltato una sola parola compiuta, e dico una, di ciò che quella mattina avevo detto, dopo tutti gli sforzi della mia vita intera di studio e dopo i sacrifici della sera prima e della mattina stessa per giungere lì davanti a quelle loro facce da culo intenti alla brioche. Ma presto mi resi conto, colloqui dopo colloqui e concorsi su concorsi, che non ero certo io ad essere più idiota e sprovveduto di tutti gli altri perché ad ogni concorso universitario che partecipavo giungevo sempre e comunque secondo perché il posto disponibile era solamente uno, quello del predestinato. Presto ebbi la certezza che quei concorsi erano tutti decisi così in quel modo a tavolino e che per vincerlo avrei dovuto passare il permesso, con tanto di ossequio. Non era roba per me. Da quel momento, cioè da quando capii che, per colpa del silenzio di tutti coloro che partecipavano a quelle macroscopiche farse di concorsi, le cose andavano e non potevano che inesorabilmente andare così, decisi di fare l'esatto contrario, cioè di tutto, fosse anche l’ultima cosa fatta nella mia vita, affinché quelle cose all’università potessero, magari un giorno, cambiare.

2019 11 11[modifica | modifica sorgente]

Lo sapete voi cos'è il FOIA? Oggi voglio occuparmi dell’ACCESSO AGLI ATTI ai concorsi universitari. Si tratta di un’azione che rappresenta un DIRITTO che i candidati che hanno partecipato alla procedura del concorso possono esercitare in modo da esaminare ed estrarre copia dei verbali delle valutazioni e dei punteggi che hanno portato la commissione a determinare l’esito del concorso stesso. E’ un atto che tutti i candidati dovrebbero sempre fare a tutela della validità e serietà dell’atto amministrativo. Molto spesso accade di essere all’oscuro di alcune cose e che gli uffici degli atenei adibiti alle procedure di concorso e al rapporto tra candidati e pubblica amministrazione diano informazioni assolutamente fuorvianti quando non del tutto erronee. In alcuni casi viene detto, infatti, che può fare richiesta di accesso agli atti solamente il candidato partecipante al concorso e cioè solo chi abbia quindi un interesse diretto e concreto alla procedura stessa. Inoltre, spesso, viene fatto presente a chi fa richiesta che non tutti i documenti del concorso possono essere accessibili. Infine, in alcuni casi, è stato perfino detto che i documenti delle valutazioni del concorso non possano essere resi pubblici. Dico subito che si tratta di informazioni sbagliate. Ma andiamo con ordine. Come si fa un accesso agli atti? Occorre che l’interessato invii una richiesta che può essere di tipo informale, la quale può venire soddisfatta dall’ufficio anche immediatamente, ma che potrebbe anche non esserlo. In tal caso l’interessato può inviare una richiesta formale, attraverso l’indirizzo pec dell’ateneo, indirizzata al Direttore generale oppure al responsabile dell’ufficio che ha seguito la specifica procedura del concorso, la quale DEVE essere soddisfatta entro e non oltre 30 giorni dal ricevimento della stessa. Cosa si può fare nel caso in cui anche dopo i 30 giorni l’accesso agli atti amministrativi del concorso viene negato dagli uffici? Non rimane altro che presentare un ricorso al tribunale amministrativo, sempre entro 30 giorni, ed un esposto alla procura. Non molti sanno però che è in vigore dal 2016, anche in Italia, il FOIA (Freedom of information act), introdotto con decreto legislativo e che è ormai andato a far parte integrante del processo di riforma della pubblica amministrazione proprio nell’ottica che a noi di Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo sta più a cuore, ovvero quella della TRASPARENZA delle procedure. Si tratta del cosiddetto ACCESSO CIVICO GENERALIZZATO che garantisce a CHIUNQUE il diritto di accedere ai dati e ai documenti posseduti dalle pubbliche amministrazioni, ivi compresi gli atenei. L’accesso civico generalizzato, istituito appunto dal FOIA, è diverso dalle due precedenti e più conosciute tipologie di accesso agli atti amministrativi, cioè a dire 1) dal diritto di accesso procedimentale o documentale (regolato dalla legge n. 241 del 1990) e anche 2) dal diritto di accesso civico “semplice” (regolato dalla legge 33 del 2013), che consentiva di accedere esclusivamente alle informazioni che rientrano negli obblighi di pubblicazione previsti dalla legge. Il nuovo accesso civico generalizzato garantisce, più in generale, al CITTADINO, chiunque esso sia, la possibilità di richiedere dati e documenti alle pubbliche amministrazioni, SENZA DOVER DIMOSTRARE DI POSSEDERE UN INTERESSE QUALIFICATO e si estende a TUTTI I DATI E I DOCUMENTI in possesso delle pubbliche amministrazioni, ad esclusione dei documenti coperti da segreto di Stato. Come ben capite - lo sanno in pochi ed è bene che lo sappiano in tanti invece! - si tratta di un importante elemento di conoscenza di un fondamentale strumento di trasparenza, controllo e garanzia che ognuno dovrebbe utilizzare alla fine di ogni procedura concorsuale all’Università in modo da poter valutare approfonditamente l’eventualità di un ricorso o di una denuncia.


Cit. un fatto realmente accaduto più di dieci anni fa: chiesi accesso ad atti all'Unict recandomi personalmente presso gli uffici centrali, ed in particolare presso l'area legale. Mi fu risposto che dovevo conformare la mia richiesta al regolamento d'ateneo, che stranamente non era pubblicato sul sito istituzionale .... ebbene ... chiedo quindi di poter visionare questo regolamento (peraltro ben fatto come ebbi modo di appurare) che già allora consentiva pieno accesso a tutti gli atti di interesse ... mi viene risposto da un alto dirigente che per prendere visione del regolamento di accesso agli atti dovevo fare istanza di accesso ... mi caddero le braccia, a sentire tanta assurdità ... quindi, il regolamento principe sulla trasparenza non sono non era pubblicato sul sito istituzionale, ma non era neppure reso visionabile pubblicamente ... davvero incredibile ... a seguito di rimostranze presso la direzione generale ottenni finalmente, di poter visionare il regolamento e di acquisirne anche copia senza alcuna istanza formale ... non ho notizia se successivamente sia stato pubblicato sul sito istituzionale ...

un'altra storiella, realmente accaduta all'Unict sempre in quel periodo: avevo chiesto accesso ad alcuni atti; mi reco presso l'ufficio competente per ritirarli; il dirigente mi dice che sono stati trasmessi alla sede centrale; mi reco presso la sede centrale; il funzionario mi dice che sono stati ritrasmessi presso l'ufficio competente da cui provenivo; ritorno all'ufficio competente; mi dicono che non sono ancora arrivati; ed io a quel punto osservo: scusi, signor dirigente, ma siccome vi separa la via Antonino di Sangiuliano, non è che per caso gli atti si trovano li, in mezzo alla strada? al che gli atti saltarono fuori, così, per miracolo ... peraltro pagati a peso d'oro, visto che Unict chiedeva un euro per due facciate ...

erano ancora gli albori di una stagione che avrebbe portato alla "università bandita", e quanto mai "inaccessibile" .... Xxx Rif.2018 Sono sconvolto. Si è suicidato giorni fa un ex ricercatore dell'Università La Sapienza che aveva denunciato degli illeciti nei bandi universitari, sostenendo che a vincere il concorso e ad aggiudicarsi i progetti erano stati dei colleghi non per meriti bensì perché legati da rapporti di parentela o conoscenza con alcuni docenti. Questo il suo profilo facebook con recenti riferimenti agli articoli della Costituzione, ad articoli di Riparte il futuro e pezzi contro la corruzione: https://www.facebook.com/luigi.vecchione197575 Aveva ricevuto nel 2016 la risposta di Cantone e dell'Anac che avevano ravvisato possibili estremi di reato e che avevano trasmesso la documentazione alla procura competente. Ma poi tutto era andato a rilento e nel frattempo lui era stato isolato, mobbizzato e infine , dopo due anni, il suo progetto non era stato rinnovato. Il tarlo lo logorava ed alla fine ha deciso di farla finita. Ha scritto questo biglietto prima di togliersi la vita: "Mamma, papà, scusatemi. Mi hanno trattato come un mafioso. Portate tutto all’avvocato". Davvero, non ho parole. Si faccia qualcosa presto sul fronte dei concorsi truccati, altrimenti , temo, non sarà certo (dopo il suicidio di Norman Zarcone) l'ultimo caso. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

http://www.linchiestaquotidiano.it/news/2018/11/11/alatri-ha-detto-addio-a-luigi-vecchione-ma-il-caso-resta/24530

2019 11 06[modifica | modifica sorgente]

La lettera di una studentessa e la triste legge del gattopardo da ribaltare…

Mi hanno inviato poco fa una lettera scritta nel lontano novembre 2013 da una studentessa dell’Università di Catania alla redazione di “Live Sicilia”, la bellezza di 6 anni fa. Non era ancora nata Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo, non c’era ancora stata l’inchiesta “Università bandita” ma il tempo sembra come essersi fermato. Si tratta, infatti, di parole che potrebbero essere sottoscritte, oggi, da ognuno di noi che lotta per l’Università che vogliamo. Mi piacerebbe che la studentessa di 6 anni fa ci contattasse, perché quelle cose che allora si era costretti a dire nascondendosi, senza nome, oggi vanno gridate davanti a tutti e scolpite sulla pietra, in pubblico, con coraggio, caparbietà e convinzione. Per lanciare una corda verso un passato da cancellare affinché certe cose in futuro non accadano mai più. VI ripropongo qui le sue parole perché davvero molto significative:

"Gentile Redazione, sono una laureata dell’Ateneo catanese che vuole denunciare ciò che si sta consumando in questi giorni tra le aule del Monastero dei Benedettini (…) Varie volte mi è stato detto - più o meno velatamente - che tali concorsi abbiano nome e cognome ancor prima di essere banditi, per tale ragione, dunque, credo si debba spostare l’attenzione sul fulcro della questione. Parlo del nepotismo, una delle leggi non scritte del mondo accademico, del “passi perché sei portato da…, perché sei parente/amante di…”. Ritengo che questo sia un vero e proprio ATTO MAFIOSO, di quella mafia pulita che non seppellisce tra i pilastri di cemento, ma che UCCIDE SOGNI portandoci ad uno stato di RASSEGNATA ACCETTAZIONE (vorrei permettermi di ricordare a tal proposito il collega Norman dell’Università di Palermo). COLORO CHE SI LAVANO LE MANI DI FRONTE AD UNA SITUAZIONE COSI’ ABERRANTE, ANCHE SE NON SI CALANO PERSONALMENTE NELLA CLOACA MALEODORANTE, SONO REI COME CHI PERPETRA UNA SIMILE MESCHINITA’, PERCHE’ CON IL SILENZIO E LE SPALLUCCE ALZATE SI RENDONO COMPLICI DI QUESTO PERVERSO MECCANISMO, LO AVALLANO CONSENTENDO CHE VENGANO ESCLUSI, SEMPRE E COMUNQUE, QUEI MERITEVOLI SENZA SANTI IN PARADISO A CUI VOTARSI. Del resto viviamo nell’Italia dei CONCORSI TRUCCATI e degli eterni ricorsi. Anche io avrei potuto fare ricorso, ma non lavoro e non posso permettermi di pagare un avvocato, e poi un ricorso rimane rinchiuso tra le aule dei tribunali, tra la burocrazia farraginosa e i tempi elefantiaci della giustizia. Auspico, piuttosto, che questo intervento faccia riflettere quanti conservano ancora un briciolo di integrità e di onestà intellettuale. Sono conscia che queste mie parole saranno portate via dal vento, che non si possa lottare contro il “sistema”, perché in fondo non è l’Italia che non funziona, è la mentalità degli italiani. Nessuno, quindi, si stupisca o si indigni se i giovani decidono di darsela a gambe dal Bel Paese per cercare di trovare lidi lontani in cui poter riprendere fiato e in cui poter respirare un’aria meno intrisa di questo tanfo nauseabondo." (28 novembre 2013).

https://catania.livesicilia.it/2013/11/28/dottorato-di-catania-un-caso-di-mala-universita_269753/

2019 10 31[modifica | modifica sorgente]

Oggi vi racconto altre due storie di ordinaria follia universitaria. Siamo arrivati al punto che Michael Douglas del noto film sembra quasi un agnellino rispetto alla giustificatissima incazzatura delle vittime di tantissimi concorsi. Non ci sono parole per commentare certi comportamenti perpetrati da veri e propri "delinquenti con il curriculum" che andrebbero cacciati dall’istituzione universitaria letteralmente a calci nel sedere. E sarà bene che lo capiscano presto i rettori e che lo capisca il ministero dell’università e ricerca, prima che sia troppo tardi e che le famiglie evitino di iscrivere i figli negli atenei anzi si convincano a farli girare quanto più possibile alla larga dalle università italiane. Il quadro tratteggiato dalle intercettazioni della Procura su un concorso truccato per un posto di professore associato in medicina all’Università di Torino, riportate nell’articolo su “La Stampa” di oggi, sono purtroppo la triste fotografia della gran parte dei concorsi universitari italiani. Indagati per corruzione e abuso di ufficio commissione e organizzatori del concorso pilotato. State a sentire: “Il canovaccio di questa storia muove i passi da una dettagliata denuncia presentata più di un anno fa da un aspirante al posto di professore associato in possesso di centinaia di pubblicazioni ed esperienza accademica (...) "Fu proprio il direttore a dirmelo in faccia nel corso di un colloquio nel quale chiedevo non raccomandazioni, ma di potermela giocare alla pari, senza favoritismi". Il candidato registra una conversazione e l'allega alla denuncia. Gli investigatori piazzano una microspia nell'ufficio del direttore. Viene così fuori che avrebbe contribuito a predisporre un bando "cucito su misura" della candidata "che corrispondeva alle caratteristiche professionali della predestinata. Come? Non prevedendo la conoscenza della lingua inglese (sulla quale invece il denunciante era molto preparato), valorizzando l'attività di organizzazione di convegni e l'aver ricoperto incarichi dirigenziali in aziende". Tutto questo sarebbe avvenuto "in accordo coi commissari". Questi ultimi "favorivano la vittoria della predestinata sia accordandosi col direttore sul nome, sia tentando di modificare i titoli da valutare prevedendo attribuzione di punteggi che favorissero la candidata" (...) Dalle intercettazioni emerge come la candidata vincente avrebbe aiutato il professore a scrivere delle mail di ringraziamento (per aver accettato l'incarico in commissione) ai suoi futuri esaminatori. Uno di questi, al telefono con un'altra persona, spiega la sua visione sul sistema dei concorsi universitari: "In Italia si deve fare un concorso che diventa ogni anno sempre più arzigogolato, più preciso, più quantitativo. E quindi diventa burocrazia. Allora tu devi studiare come fare per fottere un concorso. Hai capito qual è il problema?". La notizia sui giornali di un altro procedimento penale riguardante bandi pilotati non dissuadeva gli indagati dal continuare a tessere la trama per alterare il concorso in questione." (https://www.trasparenzaemerito.org/post/ancora-un-concorso-truccato-stavolta-all-universit%C3%A0-di-torino-medicina-sei-le-persone-indagate ). L’altro caso è invece di nuovo a Catania. Come vedete se c’è una cosa che unisce in lungo e in largo il Belpaese è proprio la diffusione ramificata al Nord al Centro e al Sud dei concorsi truccati. Anna La Bruna, che si è iscritta da poco ed è diventata membro di Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo, è una ricercatrice a tempo indeterminato, con abilitazione scientifica nazionale per il settore scientifico disciplinare della Storia del pensiero economico. La novità è che, da qualche mese, è stata finalmente reintegrata in servizio all’Università di Catania in esecuzione di una sentenza del Tar Catania risalente a ben 4 anni fa (pienamente confermata dal Consiglio di Giustizia Amministrativa nel 2016). I giudici avevano infatti accolto in pieno le sue ragioni ed avevano annullato tutti i provvedimenti dell’ateneo respingendo gli appelli incidentali presentati dai colleghi che - del tutto illegittimamente - l'avevano preceduta in graduatoria. In poche parole, gli altri colleghi a Scienze politiche erano passati a professori associati, lei non solo non era passata ma era stata incredibilmente collocata in quiescenza dall’ateneo. Ebbene, non ci crederete, ma la collega per poter riprendere il servizio e per poter tornare a percepire lo stipendio, incredibilmente sospeso dal 1 novembre 2015 (non ha percepito in quel periodo neppure il trattamento pensionistico poiché come già detto il provvedimento di collocamento in quiescenza era stato annullato) ha dovuto attendere più di quattro anni, e cioè una nuova sentenza del Tar per l'esecuzione del giudicato e l’insediamento di un "commissario ad acta”. Un danno enorme, inestimabile in termini di carriera, di vita professionale e sociale, e in termini economici. Anna adesso attende l’esecuzione delle altri parti della sentenza, quali la risoluzione dei rapporti di lavoro in essere con le controparti e l’indizione di una procedura di concorso corretta , sotto il controllo e la guida del "commissario” nominato dai giudici che si sostituisca ad una Amministrazione rivelatasi inadempiente ed elusiva, che le consenta di conseguire l’avanzamento di carriera alla quale aspira legittimamente da oltre quattro anni e che è stato assicurato a tutti i colleghi del suo dipartimento che la seguivano nella graduatoria dei ricercatori a tempo indeterminato abilitati ed in servizio. ( https://www.trasparenzaemerito.org/post/ancora-mala-universit%C3%A0-l-incredibile-odissea-di-anna-la-bruna-ricercatrice-all-universit%C3%A0-di-catania ). Ebbene questa sarebbe l’università italiana d’eccellenza? con due casi al giorno di abusi? “Ma ci faccia il piacere”…direbbe Totò!

Facebook 14 ottobre 2019[modifica | modifica sorgente]

L’ultimo, in ordine di tempo, il rettore di Brescia. Ci hanno preso gusto, a quanto pare, i rettori dei gloriosi atenei italiani a minacciare querele e azioni legali contro Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo. Ma per noi sono medaglie al valore! Ci scrive, in data 7 ottobre 2019, niente meno che il comunicato del 10 luglio 2019, dal titolo “Università di Brescia, Dipartimento di giurisprudenza: segnalazioni e articoli ma non si fermano!” , conterrebbe (notare il condizionale) alcune dichiarazioni non veritiere e potenzialmente diffamatorie, ragion per cui ci chiede l’immediata (sic!) rimozione dell’articolo e dei suoi allegati, nonché di indicizzazioni informatiche. Infine si riserverebbe di procedere con ogni azione legale, nelle sedi più opportune. Sì certo, come no, aspetta e spera che lo rimuoviamo subito...non abbiamo scritto nulla di non veritiero, anzi ci siamo perfino contenuti nei toni! Come ben capite, se i rettori, i direttori di dipartimento e compagnia cantando, iniziano a scomporsi così tanto e a minacciare azioni di ritorsione, allora si vede che l’associazione, comunicato dopo comunicato, ricorso dopo ricorso, denuncia dopo denuncia, sentenza dopo sentenza, ha colpito e colpisce nel segno, nel senso che sta iniziando a fare davvero paura e a mettere in serissima difficoltà il sistema del reclutamento pilotato e truccato. Ora, grazie alla “gentilissima” lettera di questo rettore, colgo l’occasione per aggiornarvi su alcuni recenti significativi dati sull’attività dell’associazione e sulla composizione della sua rete e struttura. Sul piano numerico, l'Associazione ha avuto, nel corso dei quasi due anni dalla nascita, una grande diffusione e rapida crescita, sia in termini di iscritti, sia in termini di segnalazioni, ricorsi, sentenze. Abbiamo fatto davvero passi da gigante. Da appena 10 che eravamo, oggi ne fanno parte ben 450 studiosi provenienti da quasi tutti i settori scientifico disciplinari: 265 di sesso maschile e 185 femminile, divisi in 80 tra professori ordinari e associati, 190 tra ricercatori (a tempo indeterminato e determinato di tipo a a e b), e il resto formato da varie tipologie di giovani studiosi (dottori di ricerca, assegnisti, contrattisti, post-doc, etc), sparsi nei diversi atenei italiani in questa composizione geografica: 27% a Nord, 29% al Centro, 27% al Sud e isole, 17% dall'estero. A questi iscritti vanno poi aggiunti i circa 2900 sostenitori, interessati alle questioni del reclutamento, dell'università e della ricerca. Abbiamo ricevuto 394 segnalazioni verificate delle quali il 65% si sono trasformate in ricorsi amministrativi o denunce penali. Un lavoro immane, come potete immaginare. I ricorsi amministrativi in ambito universitario sono aumentati del 40% nel corso degli ultimi 2 anni, grazie alla nostra concreta azione. Sono ben 50 inoltre i casi ormai conclamati di studiosi che hanno subito la sorte di concorsi irregolari e che hanno deciso di denunciare e di metterci la faccia pubblicamente, con uno spazio o un comunicato sul sito. Un vivo ringraziamento dunque va a tutti voi che, giorno dopo giorno, contribuite a far crescere l’associazione e a sbarrare la strada, grazie ad essa, a comportamenti scorretti, irregolari, abusivi e illegali nel reclutamento degli atenei italiani. Siamo una immensa fiaccola accesa nell’olimpiade per il cambiamento dell’Università. Due ultime “informazioni di servizio”: mercoledì "Trasparenza e Merito" darà seguito all’invito del Ministro Fioramonti e sarà presente, con il suo amministratore e portavoce, in Viale Trastevere alla firma del protocollo MIUR – ANAC finalizzato all’attuazione ed il monitoraggio delle misure di trasparenza, rotazione, formazione delle commissioni, astensione per incompatibilità o conflitto di interesse in riferimento alle attività di reclutamento del personale e ricerca nell’ambito delle Università. Il giorno stesso parteciperò ad una nota trasmissione televisiva, in prima serata, a parlare del mio ormai INFINITO caso (e speriamo sia l'ultima volta se verrà risolto!), di concorsi truccati e dell’attività meritoria e inesauribile dell’associazione. Vi tengo aggiornati. 😉

Facebook 11 settembre 2019[modifica | modifica sorgente]

Un incontro inatteso.

La settimana dopo, saranno state le tre di pomeriggio, caricai la mountain bike nell’auto, misi in moto e imboccai la strada che portava dalle parti di un paesino dell’Appennino. Quella mattina avevo parlato a lungo al telefono con un uomo che non conoscevo personalmente, ma col quale avevo scambiato alcuni commenti pubblici e qualche messaggio in privato su facebook. « Vieni a trovarmi nel pomeriggio» - mi aveva detto molto garbatamente.
 Posteggiai l’auto nel piccolo parcheggio che guardava la vallata e scaricai la bici. Rimasi immobile per qualche istante, a bocca aperta, davanti a quell’immenso, strepitoso paesaggio, poi mi incamminai a piedi, bici a mano, per dirigermi verso casa sua. Avevo un indirizzo segnato su un foglietto di carta che tenevo in mano e che di tanto in tanto guardavo per memorizzare il numero civico. Ad un tratto, mentre ero ancora in strada, mi sentii apostrofare. « Ehi! Ehi? Sei tu? » - gridò quella voce proveniente da lontano.
Mi voltai e vidi un uomo seduto al tavolino fuori da un bar. Si fece trovare seduto al tavolino di un piccolo esercizio a metà tra un alimentari e una latteria, tipico di quei paesini di montagna, con i prosciutti salati appesi dietro il bancone, le bottiglie di cedrata accanto ai fiaschi e gli immancabili gotti di vino. Aguzzai lo sguardo e mi avvidi che quell’uomo era proprio uno strano personaggio. A vederlo, con la sua giacca un po’ lisa e stropicciata ma indubbiamente elegante a suo tempo, il fisico asciutto ai limiti del macilento, un basco in testa e i calzini a righe, pareva un uomo uscito fuori dritto dall’Ottocento.
 « Ah, è lei professore? Pensavo di trovarla a casa... » - feci.
« No, no, figurati… dopo pranzo preferisco portare i libri e il portatile qui, per sedermi al fresco. Non sai quanto si produce meglio qui all’aperto che non dentro una polverosa biblioteca d’archivio… »
. « Ah bene, allora la pensa proprio come me! Strano, mi ha riconosciuto subito, e dire che non ci siamo mai visti prima d’ora ». 
« Voglio ben dire! Sei l’unico soggetto, a parte me, che passeggia alle tre del pomeriggio da queste parti. Sarebbe stato molto più difficile non riconoscerti! » - disse sorridendo. In effetti, in quel pomeriggio assolato ma freddissimo, non si poteva dire chi dei due fosse il soggetto più strano, se lui seduto col basco al tavolino della latteria o io in piedi come un fesso, con le orecchie congelate che mi facevano un po’ male, le dita che non riuscivo quasi più a muovere per il gelo, e con un piccolo zaino da mtb sulle spalle. Quando lo vidi non mi fece una gran bella impressione all’aspetto, secco allampanato, col naso rosso dal freddo, sembrava reggesse l’anima con i denti, tutto piegato in due al tavolino che sembrava anch’esso stesse su quasi per miracolo. Ma andando oltre le apparenze, si percepiva subito, fin dalle prime sue parole, un afflato, un calore umano, una passione civile, letteralmente fuori dal comune. Il professore mi mise subito a mio agio e mi fece segno di sedermi. Così feci, appoggiai al muro la bici e mi sedetti di fronte a lui. Prima di partire, avevo dato un’occhiata alla sua biografia, davvero notevole. Era un grande conoscitore della storia culturale e politica del nostro paese. Capii subito, dopo averlo sentito parlare per qualche minuto, che oltre ad essere un docente arguto e davvero colto, era soprattutto un uomo onesto, pulito, coraggioso e disinteressato, una vera e propria mosca bianca in quell’ambiente accademico in cui si muoveva ormai da decenni. Dopo i convenevoli di rito - gli dissi che ero nato a Vittoria, la terra del pomodoro ciliegino, del vino cerasuolo e del racket del mercato ortofrutticolo - mi addentrai a parlargli della ragione per cui avevamo deciso di incontrarci e così cominciai a raccontargli tutto quello che sapevo a proposito di quel maledetto concorso al quale avevo partecipato il mese prima. Come avevo saputo del bando, come si era svolta la prova, gli esiti dell’accesso agli atti richiesto dal mio avvocato. Gli dissi che era emerso che, con buona probabilità, i commissari avevano totalmente ritagliato i criteri del bando per far vincere una persona che non aveva né i titoli né le pubblicazioni per vincere, al punto che era di un altro settore di studi. Gli parlai aprendomi, sinceramente e spassionatamente, come si può fare solo con un perfetto estraneo del quale, a sensazione, ci si fida subito ciecamente. Gli dissi anche della mia più che precaria situazione dentro l’università di quella città e di quella facoltà in cui lavoravo, che non era quella dove avevo avuto l’ardire di partecipare al concorso. Il professore mi aveva ascoltato lisciandosi il pizzo, oltremodo lungo, filiforme e bianco, decisamente fuori moda. E mentre io raccontavo, lui abbassava il capo, interrompendomi, di tanto in tanto, aggiungendo, puntualizzando, spostando il discorso su terreni più generali e sterminati di giustizia, di moralità, di politica, di storia. Ebbene, secondo lui i fatti erano non chiari, chiarissimi. Avevo partecipato ad un concorso dove era già deciso che avrebbe vinto qualcun altro. « Accade così nella quasi totalità dei casi - disse - questi concorsi pubblici dell’università italiana sono delle farse, già decisi in partenza. Hai solo una chance di vincerlo, cioè se il tuo garante, il cosiddetto “padrino”, siede in commissione. Altrimenti sei spacciato. Evitati di pagare la tassa di iscrizione, giocati il corrispettivo al Lotto, perché avrai più probabilità di azzeccare una cinquina secca su una singola ruota che non di vincere quel posto. Evita di prepararti su tutto lo scibile umano del tuo settore, fai meno fatica a ingollare uno per uno i tomi dell’enciclopedia Treccani, il risultato tanto è già scritto e, stanne certo, il nome del vincitore sulla lista della graduatoria finale non sarà il tuo. Sei poi hai anche la malsana idea di presentarti, come hai fatto tu, da fuori sede, ricordati di indossare l’elmetto come se andassi in guerra. Una guerra che, ovviamente, perderai». Lo avevo guardato sbarrando gli occhi, ma in cuor mio purtroppo perfettamente conscio e consapevole di ciò che avevano appena sentito le mie orecchie. Avevo sempre visto e notato certe cose più che strane in quell’ambiente universitario dove mi muovevo e lavoravo da anni dopo il dottorato di ricerca, ma mi ero sempre illuso che si trattasse di sbagli, equivoci, irregolarità non volute. Insomma fino a quel momento avevo sempre guardato il mondo dell’accademia come qualcosa di sacro, inviolabile per via della scienza, della verità del sapere, come se quei docenti, quei presunti “maestri” fossero intoccabili, e quindi non era possibile, nella mia ingenuità di giovane studioso che aveva letto nei libri le loro convincenti descrizioni dei fatti, che potessero commettere reati dolosamente e favorire qualcuno per ragioni non di merito. Ad un tratto mi guardò fisso negli occhi, assumendo un’espressione dura, irreprensibile, e pronunciò poche solenni parole. Parole che avrei voluto scolpire, quel giorno, nella pietra, perché cambiarono una volta per sempre la mia vita e segnarono l’inizio di una storia completamente nuova. « Caro mio, ho capito perché sei qui ed è giunto il momento delle scelte importanti. Quella che stai per fare è una scelta difficilissima, esiziale, un esempio vivo e coraggioso non per te stesso, ma per tutti - aveva detto - Se farai questa denuncia non potrai più tornare indietro...te la senti davvero?». Dopo avergli sentito pronunciare quelle parole, ogni minimo dubbio che albergava in me fino a quel momento fu improvvisamente fugato. Feci “sì” con il capo, senza pensarci neppure un istante.
« Bene, - continuò - allora sono davvero fiero di poter contribuire, nel mio piccolo, e per quanto posso, ad inaugurare una nuova fase di "resistenza" ». Detto questo , fece un gesto della mano rivolto al barista, il quale in men che non si dica tornò al nostro tavolino con un fiasco di vino rosso e due bicchieri, quasi come fosse già tutto preparato. Al che il professore versò due dita di quel vino nei bicchieri, prese in mano il suo, mi porse l’altro, e lo alzò per brindare.
«Continuare a condurre la resistenza spetta certamente a voi giovani. E tu inizierai col battere questa dura e impervia strada. Ma vedo che hai buone gambe da bici, la salita è lunga e dura, e ce la puoi fare ». Lo guardavo mentre librava in aria il bicchiere insieme a parole che mi suonavano pericolose ma anche maledettamente affascinanti.
« Ti dirò di più. - continuò il professore - Nella questione non è soltanto in gioco un incredibile caso di evidente "malaffare” e “mala università” ma anche il confronto tra una concezione moralmente “alta" della cultura, del sapere, ed un'altra di meri orecchianti e dilettanti inevitabilmente predisposti ad ogni avventura del "dilettantismo" che mascherano da virtuosa "contaminazione". Ma così, procedendo da contaminazione a contaminazione, in concreto accertano soltanto la loro sostanziale e formale estraneità allo stesso lavoro culturale al quale pretendono, formalmente, di contribuire. Usandolo per i propri meschini e biechi scopi personali o di lobby, cioè a dire per piazzare tizio e caio sulla base di amicizia o parentela o relazioni di qualsiasi altra natura...insomma ci siamo capiti, non voglio andare oltre. Nel caso di questo concorso, si va ben oltre la "contaminazione": si contamina per imbrogliare! » « Sì - avevo timidamente aggiunto - ma bisogna provarle queste cose » - e così dicendo mi ero lasciato sprofondare sulla sedia dei miei pensieri.
« Indubbiamente, ma questa è una questione che si vedrà in un secondo momento. Intanto bisogna partire! E per questa ragione ti dico che un quarantennio di proba dedizione al lavoro di studioso - insieme a tutto quel che ne è stato conseguente in termini di sofferta navigazione tra gli intrallazzi della corporazione! - mi dà oggi titolo per parlare con libera coscienza, senza dovere più sopportare le ingiunzioni perniciose e i ricatti. E mi conforta grandemente il fatto che finalmente, anche per nuove leve di giovani studiosi come te, siano maturi i tempi per azioni di pulizia e di “liberazione”. Queste azioni colpiscono le resistenti ipocrisie accademiche che mascherano le malefatte e trascinano nel ridicolo i falsi "moralizzatori" ». Aveva lentamente preso in volto un colorito molto diverso da quando lo avevo visto all’inizio seduto al tavolino del bar, bianco e smagrito. Si era infervorato, accalorato, rianimato e forse la passione con cui parlava, mescolata ai fumi del vino che iniziavano a fare effetto, me lo rendevano simile, nella mia fervida immaginazione, ad una specie di struzzo stempiato coi capelli lunghi dietro, il naso aquilino, gli occhi grandi e sporgenti, ed il suo pizzo filiforme che sventolava al vento come un vessillo di speranza. « Sono sicuro che, anche per il contributo di un'opinione pubblica ormai in rivolta contro la corruzione accademica e per il meritorio impegno di denunzia di qualche collega con la schiena dritta - ne esisterà pur qualcuno, perbacco! - nonché con il coraggio di qualche giornalista di alto profilo civile, queste azioni saranno vittoriose. Coraggio, allora! Il tuo “caso”, ben al di là della sua limitata materia, è una silloge dell'università italiana nei suoi mali cronici, ma evidenzia anche le autentiche virtù di forze, per adesso ancora umiliate e confuse, che troveranno la strada per cambiare finalmente le cose. Via allora, non perdiamo tempo, ogni minuto perso è un regalo a questi cialtroni della finto sapere! Da oggi nascerà un progetto che cambierà una volta per sempre l’università italiana e tu, supportato dai giusti consigli e da persone probe, qualificate e coraggiose, un giorno lo guiderai! » - così detto si era alzato dalla sedia, mi aveva stretto la mano, e se n’era andato, lasciandomi mezzo intontito ma allo stesso tempo assolutamente carico di nuove energie per intraprendere quella dura, impervia e difficile strada che il professore mi aveva indicato.

Facebook 6 settembre 2019[modifica | modifica sorgente]


250 mila euro di possibile risarcimento danni per colpa della condotta di un ateneo e di commissioni ministeriali, tutto sulle spalle dei cittadini e dei contribuenti. Vedete quando vi dico che ci vuole obbligatoriamente un serio cambio di passo nell'approccio del Ministero rispetto a chi trucca le carte? Siamo ormai giunti alle barzellette, non più sui carabinieri, ma sugli atenei: "ed ora l'ateneo rischia il salasso", ironizza l'articolo. Il punto è che non è l'ateneo, ma sono i cittadini che ne pagano le conseguenze in termini economici dalle loro tasche. Vediamo sui giornali ormai un caso di mala università al giorno. Oggi su Il Piccolo di Trieste la storia dello psichiatra Poldrugo che viene risarcito con 60 mila euro di danno non patrimoniale per la cattedra scippatagli dopo addirittura 35 anni di silenzi (mentre il danno patrimoniale ammonta a 194 mila euro). I legali del professore hanno chiesto adesso anche il pagamento come sanzione ulteriore di 500 euro per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione dell'ordinanza, ed hanno fatto bene a mio avviso. La responsabilità, dopo che le tante sentenze della magistratura hanno accertano reati e danni, viene sempre rimpallata (l'ateneo dice che la colpa è stata delle commissioni ministeriali). Intanto la triste e drammatica realtà dei fatti è che un docente universitario per decenni - come purtroppo è accaduto a tanti altri che non hanno avuto la forza né il coraggio di denunciare - è stato umiliato, isolato, perseguitato, perché il giudice stabiliva che aveva ragione , l'ateneo faceva finta di eseguire e poi una nuova commissione lo trombava, tutto perché semplicemente aveva osato contrapporsi. Per non parlare del danno erariale perpetrato e pagato dai cittadini. In ballo un maxi risarcimento da 250 mila euro. Ora mi chiedo e vi chiedo: qualcuno ancora pensa che il Ministero potrà continuare a fare come è accaduto negli anni passati, ovvero avere un atteggiamento omissivo per non dire tante volte collusivo nei confronti di chi ha abusato in questo modo? Io credo proprio di no, e spero che il nuovo Ministro Fioramonti segnerà una nettissima linea di demarcazione tra questo incredibile indecente passato, come dimostra anche il mio caso, e il futuro del reclutamento nell'università italiana. Il Miur dovrà controllare i tanti bandi sartoriali e sanzionare le tante malefatte degli atenei, senza sé e senza ma. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

Facebook 5 settembre 2019[modifica | modifica sorgente]


L’università e la metafora della CARTA IGIENICA

Ieri ho letto in un suo post che il prof. Di Grado dell’ateneo di Catania sarebbe molto preoccupato per la nomina di Fioramonti a Ministro del’Istruzione. E’ un buon segnale che finalmente gli atenei si inizino seriamente a preoccupare perché qualcuno ha intenzione di mettere davvero mano al reclutamento truccato. Poi oggi ho letto su Sud Press un articolo intitolato “UniCt: l’avvocaticchio quaquaraquà e l’eleganza dell’imbecille” ed ho sorriso amaro. Mi permetto di ricordare ai tanti Di Grado sparsi negli atenei italiani il trattamento riservato, negli anni presi in esame dall’inchiesta Università bandita (ma è accaduto sempre così ai concorsi, prima e anche dopo), a coloro i quali coraggiosamente decidevano di non sottostare prima ai consigli, poi alle intimidazioni, poi alle minacce e perfino ai ricatti ed erano costretti a ricorrere ai giudici dei tribunali per far valere i propri diritti calpestati. Chiunque si permetteva di contrapporsi ad un verdetto illegale perché pilotato o anche solo di rivendicare il diritto a partecipare ad un concorso già predeterminato e deciso dalle varie cricche, e lo faceva non solo per se stesso ma anche per la collettività, nel nome della trasparenza e della meritocrazia del concorso pubblico, veniva puntualmente ostracizzato, deriso, insultato, umiliato, con una violenza brutale. Non una violenza fisica, ma psicologica. Molti docenti su questo continuano a minimizzare e dicono: ma che sarà mai, non esageriamo, sono concorsi, valutazioni, mica uccidiamo le persone. No, infatti, fanno qualcosa di subdolamente più grave: devastano e uccidono la legittima aspirazione, l’entusiasmo, l’aspettativa, la speranza di poter fare il proprio lavoro. Nel caso del pezzo riportato da "SudPress", come emerge dalle intercettazioni ambientali, l’avvocato dell’ateneo (quel Reina che nel mio caso, ovviamente istruito perfettamente dall’alto, da chi decideva il bello e il cattivo tempo, come ha scoperto la Procura, diede parere negativo all’esecuzione della mia sentenza, la ritardò comportando danni a catena per la mia vita) definiva “imbecille”, senza neppure conoscerlo di persona, un docente che aveva presentato legittimo ricorso amministrativo ad un concorso. Riferendosi a colui che un altro docente, interdetto dai pubblici uffici, aveva definito “un cretino, un uomo finito”, al quale, in combutta e con la complicità di rettori, prorettori e quant’altro, avevano tolto gli incarichi, la responsabilità di insegnamento, e la cui moglie, per ritorsione, era stata tolta da qualsiasi commissione di dottorato, e via dicendo. Di fronte a tutto ciò, non ho potuto non ripensare alle parole usate da lui stesso “ha pestato la merda, ora se la piange” e da un altro docente, interdetto anch’egli dai giudici, che aveva usato un'altra espressione molto colorita e anche evocativa, visivamente, di quella che può essere una metafora dell’università, parlando, a proposito di chi osava contrapporsi al sistema, di “stronzi da schiacciare”. Ebbene, come tutti notoriamente sanno, quando uno schiaccia uno stronzo, poi ha bisogno di pulirsi le scarpe per non rimanere sporco. Ed ecco il punto al quale voglio arrivare, cioè la metafora che vorrei aggiungere a quella già ampiamente rivelata dall’indagine della procura nelle parole di certi signori: la vera più grande piaga dell’università non è tanto la merda in circolazione, e intendo in questo caso l’esatto contrario di ciò che sostenevano gli intercettati, cioè a dire coloro i quali illegalmente maneggiano, pilotano, truccano i concorsi pubblici per fare interessi privati, quanto quel grandissimo enorme rotolo di CARTA IGIENICA rappresentato da tutti quei colleghi che, per quieto vivere o per ricambiare certi favori ricevuti, si voltano dall’altra parte di fronte agli abusi. La merda la puoi contrastare con le denunce, se la giustizia fa il suo corso e funziona, mentre per cambiare veramente lo stato delle cose nell’università bisogna agire culturalmente sulla carta igienica, promuovere una vera rivoluzione culturale a partire dagli studenti, dai dottorandi, dai giovani studiosi, dalle scuole, dalle università, fin dalla base e dalle radici, con una campagna persona per persona, pubblica, in tv e nei media, pervasiva ed efficace, che modifichi una volta per tutte i comportamenti dei singoli. Ed è proprio ciò che Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo sta facendo giorno per giorno.



Facebook 31 agosto 2019[modifica | modifica sorgente]






Nel 1994 ero al secondo anno di dottorato e mi disse "Mario, guarda che qui non puoi fare il cane sciolto!!!".....mi ero solo permesso di parlare della mia tesi di dottorato con un altro professore dello stesso ssd. Non capii l'avvertimento e continuai ad abbaiare....e la tesi di dottorato la conclusi da solo... il resto è storia, forse nota a qualcuno e in particolare nel mio Ateneo....fino al ricorso, le sentenze e le ordinanzeTAR e CGA a mio favore, gli articoli sui giornali (non valuti dal sottoscritto ma da qualcuno strumentalizzati)...il concorso che si rifà dopo sette anni....di cui due anni per rifare la commissione che cambia e ricambia...e l'esito scontato che mi ha fatto vincere con la nuova sconfitta....dandomi ragione mille volte...perché la verità è che nei concorsi universitari "vince chi tiene il banco"....e mica potevo tenerlo io con quel primo sorteggio del nuovo concorso...ora sono solo stanco...


Mario Minacapilli finora chi ha tenuto il banco cioè i commissari ai concorsi hanno fatto il bello e cattivo tempo ricambiando favori etc e non pagando mai le conseguenze delle proprie azioni, ma l'aria è cambiata, caro Mario, basta perseverare, non arrendersi mai, andare fino in fondo, fino alla fine..chi abusa ai concorsi d'ora in poi tiene il banco ma se sgarra le regole dovrà pagare in prima persona..le denunce andranno in porto, ci saranno altre condanne, interdizioni, pagamento di risarcimenti e poi sopratutto, si spera, un nuovo atteggiamento del Miur di fronte a chi commette reati, fino all'annullamento dei concorsi fasulli e alle sanzioni disciplinari



Caro Giambattista, sicuramente l'aria sta cambiando ma la strada è resa lunga dall'ipocrisia che ancora imbriglia molta accademia italiana. Da qualsiasi parte leggo e ascolto di "cooptazione come male inevitabile" o di "cooptazione virtuosa"...tutte cose che "potevano" esistere 30 anni fà, quando il denaro pubblico si buttava (purtroppo). Basterebbe una seria e nuova legge sul reclutamento universitario che annulli l'anomalia di un concorso che "recluta" gli universitari dopo almeno 15 anni di precariato, in piena contraddizione con l'etimologia del termine "recluta". Basterebbe rimuovere quel barocchismo che identifica il fare ricerca da precario con l'andare a bottega (mamma mia!!). Reclutare deve signifare solamente scegliere gli studenti migliori, mediante un concorso publico nazionale la cui commissione solo in parte deve comprendere universitari, in maniera analoga al concorso per magistrati. Questo meccanismo spingerebbe le scuole a formare nel modo migliore i propri studenti (prima e più nobile missione universitaria) con la speranza che poi qualcuno di loro, reclutato da terzi, possa rientrare, da reclutato, nella propria sede o in quella scelta in base all'esito del concorso e alle sedi libere che avranno richiesto un posto. Ciò comporterebbe in automatico una vera mobilità con scambi culturali indispensabili in una università moderna. Se si segue questa strada non serviranno le giuste punizioni per chi imbroglia, perché a nessuno interesserà imbrogliare.Mario Minacapilli bisogna agire su entrambi i fronti...le condanne servono come deterrente, certi imbroglioni sono senza freni, non li fermi senza le denunce

Facebook 30 agosto 2019[modifica | modifica sorgente]

Il mio durissimo articolo dal titolo "Abbandonare i concorsi è un errore" pubblicato oggi sul Il Sole 24 ORE, il quotidiano di Confindustria. E' bene che le nostre posizioni sull'università e sul reclutamento inizino a circolare anche in altri ambienti, in particolare su un giornale molto letto in ambito scientifico-economico e accademico. La mia, ovvero quella di Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo, è una risposta nettamente contraria alla proposta provocatoria del prof. Braga, fatta propria giorni fa, prima dell'elezione, anche da alcuni candidati a Rettore all'ateneo di Catania. A questo proposito sarei ben curioso di sapere cosa ne pensa il neo-Rettore Priolo, che ha scomodato più volte il termine "trasparenza delle procedure", sulla contrapposizione tra il concorso pubblico, legale, trasparente appunto, e aperto a tutti, da noi auspicato, e la cooptazione nominale regolamentata, ovvero quella che noi consideriamo la negazione in termini del concorso competitivo fondato sul merito, come chiedono invece alcune parti del mondo universitario, per stare fuori dalle regole. "Proporre la cooptazione legalizzata in Italia sul modello virtuoso di altri paesi avanzati con ben altro tasso di legalità, moralità e con più bassi livelli di corruzione nella pubblica amministrazione (si veda: Corruption: Good governance powers innovation, “Nature”, 18 febbraio 2015) vuol dire rendere possibile da parte dei gruppi dell'oligarchia accademica, l'abuso e la raccomandazione (…) Non è rispettoso il tentativo di sdoganare comportamenti illeciti al fine di alleggerire o snellire le procedure che intralciano certi giochetti". Buona lettura e condividete!

Facebook 9 agosto 2019[modifica | modifica sorgente]

http://www.bollettino.unict.it/comunicati_stampa/caso-scir%C3%A8-l%E2%80%99universit%C3%A0-di-catania-ha-ottemperato-le-sentenze-del-tar

Facebook 7 agosto 2019[modifica | modifica sorgente]

L'oligarchia accademica, come la mafia, non esiste!

Ho letto di recente un articolo pubblicato sul "Sole24ore" da Dario Braga intitolato "All'università la cooptazione funziona meglio dei concorsi" e poi altri commenti della maggioranza del mondo accademico (in particolare su Roars) che sbeffeggiano gli interventi congiunti di Miur e Anac (che hanno firmato di recente un nuovo protocollo di intesa) per attuare una forma (seppure ancora timida e poco convinta) di controllo sui concorsi tutt'oggi pilotati e predeterminati in atto in tutti gli atenei d'Italia e in tutti i settori scientifici. Si tratta di reazioni scomposte da parte di un mondo accademico incistato in un sistema di protezioni e clientele ormai agli sgoccioli grazie ai tantissimi ricorsi e alle denunce dei candidati, alle storiche sentenze della magistratura, alla campagna di denuncia pubblica di Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo. Proporre la cooptazione legalizzata in Italia, sul modello virtuoso di altri paesi con ben altro tasso di legalità, moralità e con livelli bassissimi di corruzione nella pubblica amministrazione, vuol dire rendere possibile da parte dei gruppi di potere dell'oligarchia accademica, l'abuso e la raccomandazione, cioè a dire l'esatto contrario di un sistema di reclutamento fondato sul concorso pubblico con regole certe e trasparenti, deciso sulla base del merito e dei curriculum scientifici. E' anche un modo - vero Braga? - per neutralizzare i ricorsi e le denunce che stanno bloccando e paralizzando questo sistema "malato". Non è grave ma è gravissimo a livello morale ed etico, e denota una desolante mancanza di censura pubblica di comportamenti scorretti in un ambiente che dovrebbe insegnare non solo la Cultura e la Scienza ma anche il rispetto delle regole e la Giustizia, minimizzare come fa lui insieme a gran parte del mondo accademico italiano. Questi signori parlano cautamente di "meccanismi concorsuali per reclutamenti e/o promozioni improprie", piuttosto che - come dimostrano ormai i fatti di sentenze e ordinanze - di abusi, illeciti, irregolarità, scambi di posti , scorrimenti e concorsi, distribuzione illegale di fondi, ritorsioni e minacce, isolamento e mobbing, come hanno dimostrato le tantissime denunce dei colleghi iscritti all'Associazione e come ha confermato plasticamente l'inchiesta "Università bandita" all'ateneo di Catania che ha decapitato, con interdizioni dei pubblici uffici e capi di imputazione per reati gravissimi, i vertici di una "associazione a delinquere". Avevamo dato l'opportunità al mondo accademico nel suo complesso di isolare i colpevoli degli abusi e di tornare sui propri passi, di fare autocritica sugli errori commessi, per ricostruire insieme una Università migliore ma non abbiamo avuto alcun ascolto. Cane non mangia cane, si dice, e così in effetti è stato. Gli ambienti universitari si sono arroccati sulle loro posizioni di privilegio, di elitarismo, di oligarchia che tutto comanda e decide, continuando a calpestare regole e leggi a vantaggio di amici, allievi e parenti. E' la dimostrazione che il mondo accademico da solo non può autoriformarsi, perché agisce con regole sue proprie, secondo metodi medievali, con coperture e collusioni a livello politico che coprono l'intero arco costituzionale. Avevamo dato al Ministero e a questo Governo la possibilità di appoggiare una riforma del reclutamento, intervenendo sui gravi reati commessi, facendo pulizia di metodi, modalità e personalità imputate di gravi abusi e di isolare gli ambienti collusi di un sistema clientelare, in gran parte massonico , che agisce con modalità mafiose. Non l'hanno raccolta. Poco male, noi andiamo avanti con la forza della verità, della giustizia, delle idee. Altro che cooptazione legalizzata, d'ora in poi ognuno si assumerà la responsabilità delle decisioni prese sui concorsi all'università, a partire dal mancato commissariamento di atenei i cui vertici e la cui gestione sono totalmente delegittimati.

Facebook 26 luglio 2019[modifica | modifica sorgente]

https://www.trasparenzaemerito.org/post/tra-me-se-il-miur-e-il-governo-non-commissariano-unict-risulteranno-politicamente-complici


ATTENZIONE. Comunicazione importantissima! Il giorno stesso della notizia della chiusura delle indagini di "Università bandita" avevamo detto che Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo si sarebbe costituita parte civile, e così abbiamo chiesto di fare agli eventuali candidati a rettore. Poi abbiamo chiesto al Miur e al Governo l'invio degli ispettori ministeriali e, data la gravità dei fatti e la conferma delle interdizioni dei massimi esponenti, dei vertici dell'ateneo catanese, la nomina di un COMMISSARIO per controllare che tutto si svolga, in questa fase così delicata, nei limiti della decenza e della legalità. Ebbene, come riporta oggi Sud Press, è stato finalmente inviato via pec, destinatari il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il Ministro dell’Istruzione Bussetti, quello che noi sosteniamo fin dal primo giorno - ma occorreva che lo facessero formalmente persone direttamente interessate all'elezione (docenti elettori) - un “invito”, in realtà una vera e propria diffida che mette in mora l’Esecutivo e annuncia ricorsi amministrativi qualora si insista su una condotta che viene denunciata come totalmente illegittima. In questo caso 4 giuristi cassazionisti, di cui due docenti universitari, hanno chiarito e confermato, con questo atto, come quanto sta accadendo a Catania sia del tutto surreale. Quello che vi abbiamo descritto in questi giorni ha superato infatti qualsiasi immaginazione. Trovate il documento integrale sul nostro sito in modo che possiate leggerlo e farvi finalmente una idea dal punto di vista giuridico ancora più precisa. Il decano ha fatto azioni illegittime, le elezioni non potevano essere convocate in quel modo, il commissariamento dell'ateneo è giuridicamente fattibile, anzi in questo caso auspicabile, l'unica soluzione decente che garantisca tutti i cittadini. All'ateneo di Catania, dopo gli atti sui concorsi truccati, con questa ulteriore azione è stato toccato il fondo. Bene, adesso si attende che risponda qualcuno dal Miur o dal Governo, ma speriamo che non affidino la risposta, come la volta scorsa ad una nota dell'Ufficio stampa, neppure firmata peraltro. Siamo un paese serio o una barzelletta di paese? Qualora nulla, ancora una volta, venisse fatto, allora per "Trasparenza e Merito" il Miur e il Governo si intesterebbero a mo' di medaglia - al di là degli esiti giudiziari che appunto spettano solo ed esclusivamente alla magistratura - il risultato politico di questo disastro.

Facebook 15 luglio 2019[modifica | modifica sorgente]

Assenza delle istituzioni: evitate quantomeno le prediche.

Ora vi farò un esempio che a qualcuno farà storcere il naso, potrà sembrare esagerato, ma invece non lo è affatto. In questi giorni, a proposito della morte dei due poveri bimbi Alessio e Simone per mano di un delinquente vicino ad ambienti mafiosi, si tende a puntare il dito nei confronti della cittadinanza, del terreno fertile attorno al quale proliferano certi comportamenti, parlando di mentalità feudale etc. E' innegabile che il problema esiste ma ora vi domando una cosa, e rispondete in coscienza: cosa fa lo Stato, cosa fanno le istituzioni, in concreto, per invogliare le persone perbene a rispettare le leggi e a denunciare gli abusi? Niente. Ora spostiamo il discorso su un piano che conosco bene, mio malgrado. Un piano che si trova ad un altro livello di reato ovviamente, ma che presuppone lo stesso identico ragionamento, che non cambia, nella sostanza, di una virgola. Quando nei concorsi universitari dei commissari commettono delle irregolarità macroscopiche e dei reati, cosa fanno le istituzioni universitarie e il mondo accademico? Cosa fanno le istituzioni in generale? Niente. Anzi, fanno di tutto tranne che isolare i colpevoli e invogliare i candidati vittime dei soprusi a denunciare. Diverso è il genere di reato, lo stesso è l'atteggiamento del contesto in cui viene perpetrato. E le istituzioni stanno a guardare. Come si può allora invogliare i cittadini, i candidati, a denunciare i soprusi quando il risultato che finora si è avuto è solo l'isolamento di chi ha denunciato per conto della collettività mentre invece chi ha abusato è rimasto al suo posto, anzi a volte è stato addirittura premiato? No, signori, finché non si agisce a questo livello, non cambierà mai nulla. Almeno che si faccia silenzio e si evitino le prediche, non abbiamo più alcuna voglia di sentirne.

Facebook 14 luglio 2019[modifica | modifica sorgente]

Questo mio scritto è di un bel po' di tempo fa. Troppo facile aprire bocca adesso. Lo ripropongo oggi, in memoria di Alessio e Simone, in questa tristissima domenica di dolore. Era il 1992 quando capii alcune cose sulla mia terra e sulla città. Cosi decisi di partire. E per venti lunghi anni rimasi lontano, a Firenze, per poi ritornare. Oggi, dopo ciò che è accaduto ai due poveri bimbi, due angeli che hanno sulla coscienza non solo il delinquente alla guida del veicolo, ma tutti coloro che finora sono rimasti silenziosi di fronte ai tanti soprusi consumati in città ogni giorno, oggi che ancora quella belva feroce, la cui ombra che avvolge ogni cosa, è visibile sulle mura di tutte le strade della città, forse finalmente oggi, veramente e sul serio, si è formata nella società civile ipparina quella consapevolezza e quella ferma, ferrea volontà di cambiare definitivamente strada e di aggredire la mafia ad ogni singolo gesto, ad ogni singola azione, nel quotidiano, partendo ognuno dal proprio piccolo, denunciando gli abusi, i reati e le ingiustizie. Speriamo sia la volta buona.

30 7 2018 Vittoria, la mia città sciolta per mafia: scandalizzarsi non serve, si deve agire prima

Nel luglio del '92 avevo diciassette anni. Un giorno di quel mese, in quell'anno, nell’ora in cui Paolo Borsellino veniva barbaramente ucciso dalla mafia, per conto di chi voleva coprire le gravi complicità dello Stato che il magistrato aveva scoperto, io ero in strada. Scendevo da Ragusa a Camarina con un amico, sospeso nella calura dell'estate, sfrecciando tra carrubi, ulivi e muretti a secco. Dal picco dove inizia la strada si vedevano, giù in fondo, le casupole di Comiso, poi Vittoria, e infine, lontano all’orizzonte, il mare e il sole, con la sua luce riflessa. In quei giorni Borsellino era per noi già come una pietra vivente di memoria. Significava stare dentro alle cose, lottarci dentro: non impugnando le armi come durante la guerra o la resistenza, ma dandoci dentro con una pala di idee. Era un esempio che bastava ad infiammarci, ad accenderci, a farci credere che ciò che avevamo sempre letto nei libri, nelle pagine di storia, poteva finalmente essere esempio concreto e vivo nella realtà. Mentre guidavo per tornare a casa, sconvolto da quella assurda notizia appena ascoltata alla radio, mi chiedevo: si può, una mattina di sole, vedere esplodere in mille pezzi non un uomo in carne ed ossa ma un'idea, un sogno, una speranza? Si può non rimanere sconsolati, almeno per un istante, credendo che non rimarrà più nulla di buono al mondo, da pensare, da dire, da fare? Che forse non resterà nulla di vivo per noi…un amore, un amico, un padre, o anche semplicemente un pensiero o un libro? Si può, certo, nella nostra vita può anche accadere, ma deve durare solo un momento, un istante. Poi si deve re-agire. Ricordo quella reazione, così come ho viva nella memoria la rabbia degli amici, della gente. Ma ricordo anche la paura. Due anni dopo, appena preso il diploma allo scientifico, partivo per sempre dalla mia terra per andare a studiare storia contemporanea all'università di Firenze. Ho sempre visto l'analisi della storia contemporanea come un grimaldello per scardinare le superficiali certezze della cronaca politica. All'epoca scrivevo, insieme ad alcuni cari amici, per un settimanale che faceva inchieste nel vittoriese e ragusano e, ad un certo punto, dopo qualche articolo e un po' di interviste e registrazioni, ci giunsero delle minacce. In realtà, non decisi di partire per quello, sono sempre stato un tipo abbastanza coraggioso. Quello che non potevo sopportare era l'atmosfera, il non detto, il silenzio delle persone, quel farsi, ognuno, i fatti suoi. Vedevo gente che si arricchiva a spese di altri, un po' in tutti i settori della vita della comunità, ma tutti stavano zitti e lasciavano fare, per quieto vivere, per non avere rogne. Bene, quello non era un ambiente che faceva per me. Dovevo partire. Sono passati anni ormai da allora, e qualche giorno fa ho letto la notizia che il comune di Vittoria, la città dove sono nato, è stato sciolto e commissariato per mafia. Mi sono sempre chiesto, dopo essere partito, dopo gli anni delle stragi vittoriesi e della fine del boom economico dovuto alla serri-coltura, dove fosse finita la mafia nella mia terra, visto che apparentemente non si vedeva più. E la risposta non può essere che una, come conferma la notizia di questo commissariamento. La mafia è sempre lì piantata dentro le viscere di questa terra. Sembra quasi di vedere il suo ghigno sprezzante vivere in ogni gesto, in ogni parola disonesta, ipocrita, opportunista, detta per caso, continuamente, da chiunque. Può valere in un qualsiasi affare illecito, in un sopruso evidente. Non è solo affarismo, distruzione, morte, ma può essere anche solamente silenzio, omertà. E quel ghigno mi pare di vederlo crescere sempre più fin quasi a sembrare normalità, routine, tanto da non scomporre né sconvolgere più nessuno. E' drammatico, triste, ma è così. C'è una mafia diversa che non uccide, non contrabbanda droghe, ma si insinua nella normalità della pubblica amministrazione e gestisce tutto. La mafia non esiste, disse qualcuno. In realtà la mafia è un qualcosa di impalpabile, davvero arduo e difficile da sconfiggere. E' più che altro un atteggiamento. Già. Eppure se vado a correre sul lungomare di Scoglitti, soffocato dalle case quasi fin dentro al mare, o se passo vicino alle grigie palazzine dei quartieri alla periferia di Vittoria, o pure se percorro il più alto ponte di Modica, sembra di sentirne come l’odore, nauseante, che si conficca in fondo al naso, un puzzo che arriva fin dentro lo stomaco e si trasforma in una fitta. E a volte sembra persino di vederne spuntare le sembianze, come l'ombra di un animale feroce impressa sul muro, sempre in attesa di assalire. Così come il profumo salmastro del mare che si sente sempre in quest'isola, ad ogni angolo, perfino nell'entroterra, a cento chilometri dalla costa, o fin sopra il vulcano, l'odore del mare fin dentro il suo splendore e le sue tempeste. Così, purtroppo, si sente sempre, continuo, imperterrito, l'odore di mafia. Dico Vittoria per dire qualsiasi città della Sicilia, e forse dell’Italia. E se si prova un attimo ad appuntire lo sguardo, se ne vedono le macerie, i calcinacci, le pietre, i rifiuti, tutto il degrado di una terra lasciata a sé stessa. Tutto il degrado e la desolazione di ciò che non è stato, di ciò che sarebbe - così bello - se regnasse la serenità, l'onestà e la giustizia. Non serve cadere dalle nuvole e scandalizzarsi, oggi, quando la nostra città balza al triste ludibrio delle cronache nazionali per essere sciolta per mafia, ma serve farlo prima che accada. Serve agire nel nostro piccolo, tutti i giorni, affinché quell'atteggiamento impalpabile e inesorabile non prenda il sopravvento. Nessuno dunque, di fronte a questo provvedimento, non può dirsi esente da colpe, non può dire "io non c'entro", "io sono pulito". Perché se si scioglie un comune per mafia, si vede che qualcosa, a tutti i livelli, dall'amministrazione fino all'ultimo dei semplici cittadini, non ha funzionato. Occorre agire, dunque, contrapporsi, lottare contro le ingiustizie senza dare tregua. Io ho scelto di andare via, ma ho cercato di mantenere salda l'onestà, il senso di giustizia, e il coraggio, ed ho fatto scelte difficili su un altro campo, denunciare un concorso universitario, farlo pubblicamente, e farne una battaglia corale, per tutti. Non sembri cosa facile, perché ci vuole fegato anche a far questo. Ci sono meccanismi psicologici devastanti che agiscono senza bisogno di armi o minacce fisiche. Ecco, lo stesso dovrebbe fare ognuno di noi, nel proprio ambito, nel proprio lavoro, con i propri amici, con la propria famiglia, contrapporsi giorno dopo giorno ai piccoli gesti mafiosi che vediamo perpetrare accanto a noi. Non serve scandalizzarsi ora, serve agire prima.

A questo punto che fare? La risposta è più semplice di quanto si immagini: non si deve fare altro che ripartire da zero, dalle macerie, e riconquistarsi la credibilità con i fatti, con le scelte, con le azioni. La politica non c'entra più (anche alla luce della degenerazione dei partiti e del luogo deputato a farla, in passato, nel territorio), c'entra il contributo civico di moralità ed esempio vivo da parte di ogni cittadino. Anzi, proprio ripartire da zero direi di no. Ripartiamo dagli esempi eroici, ripartiamo da Falcone, da Borsellino, e da chiunque altro ha avuto - prima e dopo -, ognuno nel proprio ambito, il coraggio di dire NO a quell'impalpabile e inesorabile meccanismo detto, per semplicità, mafia ma che vuol dire , in altre parole, sopruso, egoismo, opportunismo, raccomandazione.

Facebook 10 luglio 2019[modifica | modifica sorgente]

https://www.ialmo.it/news/in-evidenza/concorsi-truccati-alluniversita-il-racconto-di-giambattista-scire-vittima-di-quel-sistema-marcio/


https://www.trasparenzaemerito.org/notizie/decano-di-unict-illegittimo-gi%C3%A0-coinvolto-in-un-procedimento-per-danno-erariale-

https://www.trasparenzaemerito.org/notizie/inchiesta-su-panorama-universit%C3%A0-e-ora-scoppia-la-tempesta-sullo-strapotere-dei-baronied-eccesso-di-potere

Facebook 9 luglio 2019[modifica | modifica sorgente]

Oggi sul Il Fatto Quotidiano: "Corruzione, “essere un whistleblower è una scelta difficile”: il gioco di Riparte il futuro che aiuta a denunciare gli illeciti". Scrive il giornale: "Cosa succede quando si è testimoni di un illecito? Cosa faresti se scoprissi un illecito sul lavoro? A chi dovresti segnalarlo? Come proteggere la tua famiglia? Ci sono storie, casi ed esperienze di chi ci è già passato che possono aiutare a dare una risposta. Come il caso di Giambattista Scirè, storico, ricercatore e insegnante, che nel 2011 ha denunciato un concorso truccato a Catania, dove proprio nelle scorse settimane è partita un’inchiesta che sta coinvolgendo degli illeciti nei concorsi universitari. La vicenda di Giambattista, durata anni, si è conclusa lo scorso 17 aprile, quando la giustizia penale ha riconosciuto la condotta illecita dei docenti della commissione. Giambattista è uno dei whistleblower – cioè un “segnalatore di illeciti” – che Riparte il Futuro racconta in “Una scelta difficile“, il gioco pensato insieme a The Good Lobby per sensibilizzare sulle difficoltà e le sfide che chi segnala illeciti sul lavoro si trova a fronteggiare quotidianamente. L’organizzazione no profit che da anni si batte contro la corruzione ha pensato al gioco come un’esperienza interattiva in cui si prova in prima persona cosa significa essere un whistleblower e si impara a prendere la decisione giusta potendo contare sull’esperienza di chi ci è passato (...)". Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

Facebook 8 luglio 2019[modifica | modifica sorgente]

Miur: così non va, non ci siamo proprio. Ho rilasciato una intervista ad Alessio Moriggi di Radio Cusano Campus nella quale evidenzio come la risposta del Miur e del ministro Bussetti sia stata assolutamente tardiva e inadeguata: dove era il Miur quando, come associazione Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo, abbiamo fatto tantissime segnalazioni che evidenziavano in tanti altri atenei gli stessi metodi e sistemi poi emersi nell'inchiesta "Università bandita" all'ateneo di Catania? Avevamo chiesto a Fioramonti di fare un atto concreto e finalmente risolutivo sul mio caso, annullando gli atti e provvedendo al reintegro in accordo con l'ateneo, come parziale risarcimento alla carriera. Avevamo chiesto a Fioramonti il commissariamento dell'ateneo di Catania, misura necessaria e imprescindibile per ridare credibilità ad un ambiente ormai delegittimato, poi sono arrivate le dimissioni in massa di tutti i maggiori vertici (già interdetti), rettore compreso, e il viceministro, in un articolo su "La Sicilia" ha detto che lui avrebbe voluto farlo ma che il ministro Bussetti sarebbe contrario, e quindi ha deciso di congelare il commissariamento e attendere che si svolgano le elezioni per il rettore. Mi giunge voce che addirittura il Miur non si costituirà parte civile al processo al rettore di Tor Vergata, imputato per concussione e tentata corruzione, facendo quindi l'incredibile e vergognosa parte di Ponzio Pilato lavandosene le mani, e che addirittura l'avvocatura dello stato si costituirà come responsabile civile a favore del rettore. Come capite questo fatto gravissimo si aggiunge al mancato commissariamento dell'ateneo di Catania, mentre la Procura prosegue spedita le indagini e chiede a tutti i candidati di fare il proprio dovere e di segnalare gli illeciti con delle circostanziate denunce. Abbiamo chiesto di essere ascoltati dai magistrati che si stanno occupando della vicenda. Il rischio è che le minacce, le ritorsioni, gli attacchi diretti a chi ha denunciato aumentino ancora perché questi segnali dal ministero vengono letti da parte delle baronie, di Catania come altrove, come una sorta di via libera agli illeciti, agli abusi, alle porcate, ad una riorganizzazione dell'ancien regime, ad una restaurazione in piena regola, sotto le mentite spoglie del cambiamento, che vedrà qualche docente non troppo direttamente compromesso divenire rettore ma solo per garantire la continuità con la gestione precedente, quella venuta fuori dalle intercettazioni della procura. In questo caso, se così andassero le cose e se l'ateneo di Catania non venisse commissariato, la Lega e il ministro Bussetti avrebbero la responsabilità morale gravissima di questa operazione di restaurazione al ribasso negli atenei degli illeciti e di questo scempio, mentre il M5S griderà al "ve lo avevamo detto", griderà allo "scandalo", dirà che loro non volevano, che non è colpa loro ma in realtà la responsabilità politica sarà anche loro e, stavolta se nulla sarà fatto di concreto, se la dovranno assumere una volta per tutte fino in fondo di fronte ai cittadini.

https://www.tag24.it/podcast/giambattista-scire-lo-scandalo-universita/

Facebook 4 luglio 2019[modifica | modifica sorgente]

In molti di voi mi chiedete da un po' come abbia fatto per anni a resistere e a non abbattermi mai davanti agli abusi della commissione e poi al muro di gomma dell'ateneo e come faccia, dove trovi l'energia, per mandare avanti - a ritmi così serrati - le denunce di Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo Ora vi svelo il mio segreto. Non ci crederete ma è semplicemente la mountain bike. Quando mi lancio giù in picchiata, il mare scintilla lontano, il sole splende, ogni cosa naturale sembra perfetta, perfino la Sicilia. In curva governo la bici con minimi spostamenti del peso, e quando risalgo il lungo e impegnativo pendio della costa, se sincronizzo mente, cuore e gambe, trovo un ritmo alla mia pedalata. Ritmo significa felicità, anche davanti agli ostacoli che sembrano insuperabili, salite proibitive, sabbia scivolosa, ciottoli o pietre enormi. Una miriade di pensieri, preoccupazioni, quando sono in bici, si dissolvono come per magia. Il ritmo produce un'attività importante nel cervello, crea vuoto, l'organismo si ossigena, riprende linfa e quindi si ricomincia tutto da capo, i problemi sembrano scomparsi. Si torna pronti con nuovo entusiasmo a martellare. Non vale solo in bici, o contro i concorsi truccati: è una metafora della vita, vale per tutto. Il mio consiglio e auspicio è che la vostra vita sia vissuta con entusiasmo, grinta e coraggio, proprio come una bella uscita in mountain bike. Questa foto la dedico a tutte le amiche e gli amici che lottano, al mio fianco, per costruire, a suon di denunce e proposte, l'Università che vogliamo e che, finalmente, sia di gran lunga migliore di quella attuale.

Facebook 2 luglio 2019[modifica | modifica sorgente]

Dalle intercettazioni dell'ordinanza catanese sull'Università bandita, per i docenti che contano e che decidono il bello e il cattivo tempo, presentarsi a un concorso contando solo sulla forza del proprio curriculum era ritenuta «una follia». Anzi, Filippo Drago, il direttore del dipartimento di Scienze Biomediche dell'università di Catania, va oltre, riferendosi ad una candidata ad un concorso che non voleva ritirare la sua candidatura: «Il problema è questo... Nella follia di questa persona... Che non so se è follia o stupidaggine o stupidità assoluta». Ebbene, è quello che feci, 8 anni fa, a quel noto concorso: partecipai contando sulla forza dei miei titoli e delle mie pubblicazioni senza chiedere il permesso a nessuno. E già quello fu considerato un gesto folle, figuriamoci dopo l'accesso agli atti, il ricorso e la denuncia. So per certo che in molti, a partire dall'ex rettore Pignataro, mi hanno definito in privato un matto. Ebbene, meglio matto che complice e connivente di certa gente che ha rovinato così l'immagine di una istituzione universitaria. https://catania.meridionews.it/articolo/79251/unict-la-candidata-testarda-che-manda-in-tilt-i-prof-drago-non-so-se-la-sua-e-follia-o-stupidita-assoluta/

Facebook 2 luglio 2019[modifica | modifica sorgente]

Ieri in studio ospite a L'aria che tira La7 su La7 ho parlato di EMERGENZA COSTITUZIONALE sull'università a seguito dei comportamenti immorali, del linguaggio usato e dei reati commessi da parte di quella che la procura di Catania e i giudici del tribunale hanno definito come una vera e propria "associazione a delinquere", formata dai più alti vertici dell'ateneo e finalizzata a pilotare concorsi già predeterminati, con falsi ideologici, abusi di ufficio e turbativa di procedure amministrative. Non è un fatto grave come tanti in passato se ne sono visti nelle università, ma è gravissimo, e come attestano i giudici questo sistema coinvolge molti altri atenei italiani. L'inchiesta si espanderà. Le Università, sulla base dei commi l e 2 dell'art. 6 Legge 9 maggio 1989 n. 168, godono di autonomia regolamentare in materia organizzativa ma devono farlo nel rispetto dei principi fissati a livello sovranazionale, dalla Costituzione e dalla legge. Ciò, in questi casi, non è accaduto. Le università italiane, dovrebbero capire questi signori, non sono il far west dove ognuno fa quel che cazzo gli pare. Il danno di immagine, economico, morale, alla qualità della ricerca scientifica, agli studenti, ai pazienti, ai cittadini tutti è davvero inestimabile perché rischia di delegittimare l'intera istituzione e, oserei dire, il futuro del paese. Occorre una chiara netta e intransigente presa di posizione da parte delle alte cariche dello Stato mentre il ministro e il viceministro del Miur, direttamente interessati, devono COMMISSARIARE l'ateneo di Catania e gli atenei coinvolti in simili illeciti e abusi da parte di rettori, prorettori, direttori di dipartimenti, inviare ispezioni, sospendere e multare i docenti coinvolti da condanna, annullare i concorsi predeterminati. E dire che nell'ambiente accademico c'è perfino chi si meraviglia perché diminuiscono drasticamente le iscrizioni agli atenei, in particolare a Catania. Quale esempio per i nostri giovani? Quello di pontificare dalle cattedre e in pubblico e poi maneggiare nel segreto delle stanze? Per realizzare un decisivo cambio di passo occorre una seria e radicale riforma del sistema universitario. Noi di Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo abbiamo fatto molte proposte chiare e percorribili, finora siamo rimasti inascoltati. Faremo un appello al presidente della Repubblica. Sul mio caso, infine, altamente simbolico per ovvi motivi, visto e considerato il muro di gomma e la collusione dell'ateneo con la commissione condannata, tenuto conto di tutte le sentenze amministrative e penali, ho chiesto al Viceministro Fioramonti che era in collegamento telefonico con lo studio della trasmissione - ringraziandolo per l'interlocuzione con lui avviata ormai da tempi - di fare fatti e non più solo parole. Alla luce della recente sentenza penale di condanna della commissione, in accordo con il futuro nuovo commissario all'ateneo di Catania, si devono annullare gli atti di quel concorso illegittimo e dichiararmi vincitore dello stesso, procedendo all'immediata presa di servizio. Considererò il risarcimento danni fattomi in passato dopo la sentenza amministrativa come la parziale e limitata restituzione, in termini economici, di un danno ben più vasto, non quantificabile e inestimabile inferto alla mia vita e alla mia carriera di studioso. Questo è il video integrale del mio intervento in trasmissione, buona visione.

Facebook 22 giugno 2019[modifica | modifica sorgente]

Siamo al paradosso bello e buono, al capovolgimento della realtà... Ieri è stata recapitata, indirizzata personalmente a me e Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo, una lettera di intimidazione per un recente comunicato, scritta da parte di un rettore di un ateneo del nord che non menziono neppure per non darne immeritato risalto, che si chiude, valutate un po' voi: "l'Ateneo valuterà eventuali azioni legali a sua tutela". Ora, a fronte di atenei nei quali commissioni di concorso, membri del dipartimento, finanche rettori stessi si macchiano di reati come "abuso di ufficio", "falso ideologico", "omissione di atti di ufficio", "concussione", "tentata corruzione", "danno erariale" e via discorrendo, e nessuno, da parte delle istituzioni muove un dito finché non arrivano le condanne della magistratura, adesso noi che denunciamo gli illeciti, le irregolarità e gli abusi, appoggiandoci a sentenze della giustizia amministrativa e dei tribunali penali, dovremmo limitare la nostra attività di informazione pubblica perché un rettore si permette il lusso di minacciare querele? No, signori, temo che non abbiate capito come funziona: qui, dalle nostre parti, minacciare azioni legali provoca l'esatto effetto contrario rispetto a quello voluto, ovvero ANDARE AVANTI senza alcun timore, vuole dire che stiamo colpendo nel segno per cambiare questa Università!

Facebook 20 giugno 2019[modifica | modifica sorgente]

https://www.corriere.it/opinioni/19_giugno_20/universita-merito-non-torniamo-statuto-764304e8-90e2-11e9-800d-4c08a8e6b4ca.shtml

Facebook 16 giugno 2019[modifica | modifica sorgente]

https://www.roars.it/online/una-dolosa-violazione-della-normativa-le-motivazioni-della-sentenza-di-condanna-del-tribunale-penale-di-catania/


Facebook 2 giugno 2019[modifica | modifica sorgente]

"Condivido pienamente le sentenze di condanna penale e amministrativa irrogate dalla magistratura a carico della commissione del concorso di Storia contemporanea bandito anni fa dall'Università di Catania. Si tratta di uno degli episodi più SQUALLIDI e VERGOGNOSI di gestione concorsuale, che purtroppo ha coinvolto un gran numero di contemporaneisti, incredibilmente inconsapevoli della gravità del misfatto. Per fortuna sono intervenuti nel corso del processo altri contemporaneisti che hanno denunciato l’assoluta infondatezza del giudizio della commissione. La prevalenza di una giovane architetta, segretaria dell'ex preside della Facoltà di Lettere di Catania, priva di titoli storiografici adeguati e addirittura del dottorato di ricerca in qualsivoglia disciplina, rispetto a uno studioso che già aveva prodotto significativi volumi di storia contemporanea, è un gravissimo episodio che si iscrive perfettamente nel processo di INCALZANTE DEGRADO MORALE E CIVILE, nonché economico e sociale, del paese. Sono amico personale di uno dei membri della commissione e ho grande stima del valore storiografico di un altro. Non riesco a spiegarmi come e perché si siano lasciati coinvolgere in una operazione di ECCEZIONALE GRAVITA', che ha troncato la carriera universitaria di una studioso di grande valore. Francesco Barbagallo"

Il volume dalla copertina verde che vedete nella foto sarà capitato molto probabilmente tra le mani di tanti di voi (oppure semplicemente sfogliato in biblioteca), anche di chi non è esattamente un addetto ai lavori di storia. Si tratta della Storia dell'Italia repubblicana edita da Einaudi e curata proprio dal prof. Francesco Barbagallo, docente ordinario Emerito (adesso in pensione) di Storia contemporanea, che fu Direttore del Dipartimento di Discipline Storiche dell'Università di Napoli Federico II e che è stato per tanti anni, dal 1983, Direttore della rivista "Studi Storici" (nata nel lontano 1959, una tra le più importanti riviste, nonché rivista di fascia "A", del settore 11/A3 Storia contemporanea). Il prof. Barbagallo ha fatto importantissimi studi sulla storia contemporanea, sulla storia d'Italia, in particolare l'Italia repubblicana, nelle sue varie dinamiche sociali, politiche, culturali, sul Mezzogiorno d'Italia, specie dal Settecento ad oggi, ed è un grande esperto di storia della Camorra e studioso del fenomeno criminale, argomento cui ha dedicato diversi lavori e interventi, scientifico-accademico ma anche di taglio divulgativo. Non ho il piacere di conoscere personalmente il professor Barbagallo, che conosco se non per la fama e l'importanza dei suoi studi, così come non conoscevo, molti anni fa, il prof. Giuseppe Carlo Marino quando tenne a darmi, anni fa, la sua solidarietà per quanto era accaduto. Credo che la stima scientifica la si debba conquistare con gli scritti e le pubblicazioni e non con la consuetudine e la frequentazione personale, come troppo spesso accade ai concorsi degli atenei italiani. Per prendere le distanze totalmente dalle lettere che in queste ore sono arrivate da parte di molti esponenti della Sissco (società di studi di storia contemporanea), della quale fa parte il presidente della commissione condannata dal Tribunale, nonché due dei consulenti che hanno partecipato al processo a difesa della commissione stessa (uno è il presidente stesso della Sissco), e che sono stati smentiti e citati nella sentenza di condanna, il prof. Barbagallo ha tenuto a inviarmi in privato questa lettera (autorizzandone la diffusione) che ha girato a diversi autorevoli colleghi e che ha indirizzato ai membri del Dipartimento di Studi umanistici. Mi sembra che parli da sola.


Mi fa molto piacere ricordare oggi le parole iniziali e finali della lunga intervista fattami in tempi non sospetti, nel lontano 24 agosto 2012, cioè agli inizi della mia vicenda, quando ancora non c'era neppure una sentenza, da Mila Spicola su "L'unità" : "Ho pensato spesso, durante questa strana estate di non tregua, alla storia di Giambattista, il giovane storico siciliano che ha denunciato l'irregolarità di un concorso universitario, così spesso da volerlo incontrare, da volergli parlare. Per conservare insieme e riflettere ad alta voce sull'università e sul paese. Proprio prima qualche giorno prima che Monti parlasse di noi, della nostra generazione perduta (...) La convesazione con Giambattista vira su altro, sull'oggetto dei suoi studi, sulla politica, sui temi specifici che interessano ad entrambi, sul suo prossimo libro dedicato al gruppo parlamentare della sinistra indipendente. Non finiremmo mai di parlare e siamo come i "clerici vagantes" medievali, certi (forse illusi) del valore della conoscenza e del sapere oggi come allora, quando quel sapere creò l'Europa che tutti inseguono senza saperne granché. Ci sentiamo però come degli anarchici, quando anarchici non siamo. Siamo quelli che siamo fatti per rimanere. Io ho mollato, non faccio più ricerca, insegno in una scuola a Palermo. Lui combatte a Catania ed ha tutto il mio appoggio e sostegno. Forse nel mio caso il paese ci ha guadagnato una insegnante motivata, soddisfatta e fiera di quello che fa, piuttosto che una esperta di arte barocca, ma quando guardo, come in questo istante, i libri della mia vita, nello scaffale accanto alla mia scrivania, subisco per intero il fallimento e il dolore di una vita che poteva essere diversa, perché la mia vita è quei libri. Anche se del fallimento ne ho fatto una opportunità. Oggi compio 45 anni e sono la generazione perduta, arrabbiata da non volerne sentire parlare in modo inutile. Dico adesso a chi ha vent'anni, ascoltate Giambattista: denunciateli quando vi rubano il futuro in modo illecito. Non perché siete ribelli o anarchici, ma perché siete semplicemente onesti. "

Cara Mila, avevamo ragione, allora come abbiamo ragione adesso, entrambi. Ricordo di averti detto allora in quella intervista che avrei fatto una specie di libro nero dei concorsi irregolari all'università, in realtà, come sai, ho fatto di più. Queste tue parole, dopo la nascita di Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo, sembrano il manifesto perfetto di una speranza sempre più viva. Non più solamente per pochi, ma per tanti, sempre di più. Per non mollare, mai.

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10218979993435918&id=1386543525

Facebook 27 maggio 2019[modifica | modifica sorgente]

L'incoerenza e i tradimenti, alla lunga, si pagano cari. Vale in politica, così come nella vita. Anche l'avere ignorato ed emarginato le voci critiche e libere. Il M5S (e soprattutto chi lo ha guidato dall'insediamento al governo in poi) è il principale responsabile dell'exploit, senza precedenti, della Lega, la quale è stata letteralmente sdoganata dai pentastellati in questo anno e mezzo di governo falsato, tanto da ribaltare addirittura i rapporti di forza elettorale nel giro di un anno (cosa mai vista prima nella storia d'Italia). Non me la sento di dare troppa colpa e responsabilità al 44% (in termini di numeri il primo partito), cioè a milioni di italiani che non hanno votato. Lo hanno fatto perché non rappresentati da nessuna di queste forze politiche, non in assoluto dalla politica, il che è diverso. In molti casi non è anti politica o protesta ad oltranza, ma non voto consapevole, pronto a diventare voto al momento opportuno (in Sicilia addirittura il 64%, cioè i due terzi dell'elettorato non si è espresso). Ed è su questo che bisogna, in prospettiva, intelligentemente, lavorare. Recuperare al voto quest'area. Aggiungo che, come dimostrano queste elezioni, il mondo intellettuale e i media, i giornali tradizionali non hanno più alcuna influenza reale sulle scelte dei cittadini, mentre esistono invece sempre nuovi canali di comunicazione da utilizzare. Per tutte le persone che non hanno votato a questa tornata, si vede che l'esempio e la propaganda delle attuali forze politiche ha provocato solo sdegno, repulsione, disagio. Prendete la lotta ai soprusi, alle ingiustizie, alle irregolarità del baronato e la lotta all'università truccata che era nel programma: non pervenute. Ci vuole dunque un altro ESEMPIO, quello dei FATTI e non delle parole o delle chiacchiere. Ognuno nel suo piccolo, purché sia reale, concreto e coerente. E i cittadini certe cose, quando toccano la loro vita quotidianamente, le vedono. La trasparenza, il merito, la legalità non sono vessilli da sbandierare durante la propaganda elettorale ma devono essere nel dna di ogni azione, ogni giorno. Noi segnaliamo tutti i giorni ingiustizie e soprusi subiti dai candidati ai concorsi (non un caso qua e là, ma sempre, costantemente martellando chi dovrebbe vigilare e non lo fa), convincendo i cittadini appunto con l'esempio vivo (e pagando anche in prima persona) a fare fatti, cioè ricorsi e denunce, e non solamente a lamentarsi a parole. Lo facciamo per l'Università ma il concetto vale in generale, vale ovunque, in qualsiasi altro settore della società. E' da qui che bisogna ripartire. Ci vuole un nuovo esempio di cittadinanza critica, consapevole e attiva per cambiare le cose in questo paese.


Facebook 27 maggio 2019[modifica | modifica sorgente]

C'è una ragione fattuale, analizzando i dati reali di questa tornata elettorale, per dire che tutte queste forze politiche non hanno alcuna vera legittimazione popolare e che ci sarebbe estremamente bisogno di qualcosa di completamente nuovo che si fondi sull'esempio vero fatto di azioni concrete e non propaganda. Vi sembrerà un po' strano, ma è proprio così. Seguitemi nel ragionamento. La ragione è la seguente: in passato, prendiamo per esempio una tornata elettorale degli anni settanta, il 1976, la percentuale dei votanti era stata intorno al 94%, e solo una infima minoranza non aveva partecipato. Oggi la percentuale dei votanti è stata il 56%, davvero molto bassa. Quasi un italiano su due non legittima questo parlamento. Alla luce di ciò, dato che su 49.129.598 elettrici ed elettori, il 44% (primo partito) non ha votato, le vere percentuali sul totale sono le seguenti: Lega 18,58%, PD 12,22%, M5S 9,23%, Forza Italia 4,7%, Fratelli d’Italia 3,5%, Più Europa 1,67%, Europa Verde 1,23%, La Sinistra 0,94%. Pensate dunque che, se un tempo il totale dei votanti dei tre maggiori partiti (Dc, Pci, Psi) raggiungeva insieme la legittimazione popolare del 75% sull’intero elettorato, oggi i primi tre partiti più votati (Lega, PD, M5S) valgono appena il 40 % dell’intero elettorato votante e non votante. Una miseria a livello di vero consenso. Ecco, dunque, alla luce della bieca propaganda ascoltata in campagna elettorale da parte di tutti i partiti, e alla luce soprattutto della non legittimazione popolare in termini di voti reali a queste europee, mi pare evidente ci sia bisogno, quanto prima, di un nuovo laboratorio politico fondato su temi come diritto al lavoro, rispetto della legalità, trasparenza e merito nella selezione della classe dirigente del paese.

Facebook 17 maggio 2019[modifica | modifica sorgente]

Due pesi, due misure. Vorrei che vi soffermiate a riflettere su una cosa. Su una semplice segnalazione fatta da un suo sottosegretario, a proposito di un video o di alcune slides degli studenti, il Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca Bussetti e i suoi funzionari del ministero, interpretando in modo immediato, rapidissimo, e probabilmente forzando la normativa vigente sulla vigilanza e sul controllo, hanno mandato degli ispettori ed hanno sospeso per due settimane dal suo lavoro a scuola la povera insegnante palermitana, rea di non aver vigilato sul lavoro critico dei suoi studenti. Ora, sul mio clamoroso e agghiacciante caso, esistono tre interrogazioni parlamentari, l'ultima depositata qualche giorno fa, tre sentenze della Giustizia amministrativa, una sentenza del Tribunale di Catania, quindi non si tratta di un presunto video ma di atti formali della magistratura del nostro paese, i quali hanno stabilito che una commissione ha truccato un concorso, e questo fatto mi ha cagionato un danno alla carriera inestimabile (che non può essere ripagato con qualche ridicolo risarcimento), ed inoltre hanno stabilito che un ateneo non ha eseguito una sentenza per anni, il che ha comportato per me un ulteriore danno gravissimo a proposito del prosieguo della mia attività all'università, falsando la procedura di proroga del contratto (siamo sul penale). E in questo caso il Ministro cosa fa? Gli chiesi pubblicamente di intervenire in un servizio televisivo andato in onda su La7, ma lui e i funzionari del ministero si guardano bene dal mandare gli ispettori all'ateneo di Catania, nonostante tutti questi atti inequivocabili e nonostante il Viceministro con deleghe all'Università Fioramonti abbia scritto già una lettera in cui ha chiesto chiarimenti e spiegazioni all'ateneo e abbia censurato il suo operato. In che razza di paese viviamo se un Ministro può utilizzare le istituzioni a sua discrezione e a suo piacimento, usando due pesi e due misure? Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

Facebook 7 maggio 2019[modifica | modifica sorgente]

Uni Perugia, il concorso farsa di Diritto privato: si vince gareggiando da soli e senza i requisiti. Tempo fa avevo ironizzato sulla campagna "ti piace vincere facile all'università: concorri e vinci". Ma come si sa nell'università italiana la realtà supera di gran lunga la fantasia. Ed ecco che un concorso di diritto privato a Giurisprudenza nell'ateneo perugino racchiude un po' tutte le anomalie e le irregolarità in uso nell'accademia: bando profilatissimo, un solo candidato che partecipa al concorso e lo vince, ma non ha neppure i requisiiti minimi per parteciparvi e quindi doveva essere escluso. Sarebbe come dire che uno studente non in possesso del diploma di scuola media inferiore possa avere accesso all'iscrizione alla scuola media superiore, e che siccome chi di competenza non se ne è accorto per tempo, allora l'iscrizione, pur mancando il requisito di base, sarebbe comunque valida. Una follia. Le segnalazioni erano state fatte a suo tempo ma come sempre nessuno ha risposto. L'Università italiana dovrebbe essere una cosa seria e i concorsi pubblici non dovrebbero mai diventare nei fatti e nell'immaginario una vera e propria barzelletta. Almeno noi e l' Osservatorio Indipendente Concorsi Universitari non possiamo accettarlo e ci batteremo fino alla fine per cambiare questo ridicolo stato di cose. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo

https://www.trasparenzaemerito.org/notizie/uni-perugia-il-concorso-farsa-di-diritto-privato-si-vince-gareggiando-da-soli-e-senza-i-requisiti




Fanno quello che vogliono- e piu' franchi e sinceri lo hanno spesso ammesso (e anche con una certa durezza, ricordo).
Gianni Buganza caro Gianni, so che con me e accanto a me c'è la parte migliore dell'università, una minoranza che non scende a compromessi e a patti con nessuno e sono convinto che i giovani gli studenti certe cose le capiscano molto più di quanto si immagini
Si ma la domanda finale al ministero ed agli altri controllori fa capire che non riesci a superare la dissonanza cognitiva dell'esistenza del complotto.
Mario Paolo Rossi la domanda finale è quella di chi crede che se non oggi è domani ma si può invertire la rotta..ormai le sentenze fanno giurisprudenza e hanno modificato perfino alcuni passaggi nei bandi di concorso..chi trasgredisce inizia ad essere addirittura condannato, cosa impensabile un annetto fa quando siamo nati...ora il miur non può più fare finta che questi contenziosi non esistano..perche rischia seriamente di essere chiamato in causa in prima persona con tutti i responsabili delle omissioni...ecco perché sono convinto che qualcuno al miur inizi a capirlo..credo che difendere chi trucca, nella situazione attuale, sia un suicidio politico
Giambattista Scirè il suicidio è scritto nel programma e nelle persone, ma gli elettori imbecilli indotti non lo capiscono e quando lo capiranno è pronto il comitato 7 banane che sostituirà tutti.

Quindi mi confermi la mia teoria, vorresti essere una élite di contro potere ma ragioni con il pensiero unico della élite di potere come se il problema sono le persone e non le istituzioni.


Giambattista Scirè

https://const.miraheze.org/wiki/Dissonanza_cognitiva


Mario Paolo Rossi è qui che ti sbagli: c'è chi fa ricorso per risolversi un caso personale ed anzi per poter entrare dentro il sistema...c'è chi invece, come me, non solo fa ricorso e denunce contro le singole persone, vedi la commissione, e le fa condannare, ma fa la denuncia contro l'ateneo cioè il sistema, e poi fonda una associazione per lottare contro gli atenei, quindi sistema nel sistema..quindi la mia risposta alla tua domanda è nei fatti







Facebook 1 maggio 2019[modifica | modifica sorgente]

A me pare vergognoso che un intero parlamento di fronte agli scempi dell'ateneo di Catania (e a quelli che si perpetrano in tanti altri atenei e che Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo ha più volte reso pubblici nel silenzio delle istituzioni) non abbia detto e non dica una sola parola. Aggiungo che una interrogazione parlamentare sul mio caso fu fatta nel 2012 e poi ne fu fatta un'altra ne 2015, ma entrambe non hanno mai avuto risposta. E sapete perché? Perché di fronte a certe irregolarità e a certi abusi nessuno è nelle condizioni di poter rispondere, l'unica cosa che si può fare è andare avanti nella denuncia e far pagare uno ad uno TUTTI i responsabili diretti e indiretti. Perché di un sistema si tratta. Ringrazio, dunque, la deputata Simona Suriano per la nuova interrogazione che sta preparando e che riguarda il mio caso e quello del collega Riccardo Cavallo (e molti altri ne verranno fuori presto) , entrambi con incredibili soprusi da parte dell'ateneo di Catania. Dovrà rispondere in parlamento il ministro, ma in tribunale ne risponderà direttamente il rettore. Dice la Suriano : "E' inaccettabile che l’ateneo di Catania finisca agli onori della cronaca non per i suoi tanti meriti scientifici, di ricerca e culturali ma per continue e ripetuti scandali concorsuali che stanno contribuendo a minare la storica e conclamata immagine dell’istituzione etnea. Ho conosciuto personalmente Giambattista – ha aggiunto Suriano – e la sua lotta solitaria. Una lotta che provoca rabbia e indignazione proprio perché l’ha condotta nell’assoluto silenzio delle istituzioni e nell’isolamento delle baronie universitarie.“


Se ancora non la conoscevate, vi presento la recente campagna pubblicitaria degli atenei italiani a proposito dei nuovi (e vecchi) bandi "profilati", "sartoriali" o anche più semplicemente detti "fotografia" per il reclutamento delle figure professionali di ricercatori e docenti. Cosa sarebbero? Sono quei bandi di concorso dove anziché scrivere solamente il settore scientifico disciplinare del posto messo a bando (la declaratoria del settore), come prescrive la legge, viene specificato un passaggio nel testo dove è sinteticamente descritto il profilo del tipo di studi e percorso precedente del candidato predestinato a vincere, manca solo la carta d'identità, ecco perché sono anche detti "fotografia". La nuova campagna pubblicitaria si chiama "Ti piace vincere facile all'università...Concorri e vinci!" e si rivolge direttamente ai fortunati predestinati. Fatevi un rapido giro sul sito del Miur per i bandi universitari. Che dire, amici: benvenuti nell'università italiana. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo http://bandi.miur.it/jobs.php/public/cercaJobs

Facebook 30 aprile 2019[modifica | modifica sorgente]

Il blob degli atenei si espande alla strategia del candidato unico e alle griglie di valutazione ultra-dettagliate e sartoriali per evitare i colpi delle sentenze.

E' evidente che da quando è nata Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo sia iniziato un processo di rivoluzione copernicana nell'approccio dei candidati ai concorsi universitari. Le storiche sentenze di tipo amministrativo che hanno accolto importanti ricorsi, creando precedenti giuridici di grande livello, i primi reintegri e vittorie da parte di persone che avevano fatto contenziosi, le prime condanne penali, hanno invogliato molti di coloro che prima erano rimasti in silenzio, a proporre ricorsi e denunciare il reclutamento pilotato e truccato negli atenei italiani. Per questa ragione chi tira le fila di tutto e chi decide il bello e il cattivo tempo nei vari settori scientifici, alla luce delle recenti sentenze della giustizia amministrativa, ha deciso di mettere in atto una precisa strategia in modo tale da opporsi a questo tentativo di cambiamento vero del sistema, per cercare di tranciare alla base qualsiasi tentativo di possibilità di ricorso e contenzioso. E' l'evoluzione del sistema clientelare che viene attaccato al cuore e cerca di adeguarsi inventando metodi nuovi per aggirare la trasparenza e la legalità e continuare a favorire e far vincere chi vuole. Un vero e proprio blob che si espande , si adegua e fagocita tutto, anche la giustizia. Ci giungono molte segnalazioni da varie sedi, da parte di colleghi iscritti, secondo cui sarebbe in atto un'azione molto grave: perfino la richiesta di una delibera del Consiglio di amministrazione di un ateneo viene negata con la motivazione di "mancanza di interesse" del richiedente, perfino quando esso sia un componente della comunità scientifica e accademica, e non un esterno. In alcune sedi non vengono pubblicati neppure l'ordine del giorno e i rappresentanti colleghi sono diffidati dal diffondere gli argomenti ai loro rappresentati, con la minaccia di procedimento disciplinare per divulgazione di atti d'ufficio. Ovviamente i metodi prevedono appunto pressioni, mobbing, intimidazioni, senza alcuna traccia scritta, come nella più classica tradizione delinquenziale. Per non parlare delle azioni messe in atto dagli uffici stampa degli atenei nonché da chi gestisce i sistemi informatici di evitare che i dipendenti della pubblica amministrazione in ambito universitario possano avere accesso alle notizie sui tantissimi casi di mala università, sull'aumento dei contenziosi e dei ricorsi accolti, sulle sentenze, perfino l'accesso al nostro sito viene bloccato e negato dai terminali e dalle postazioni in dotazione agli atenei. Dunque il tentativo è fare in modo che sia costretto a presentare ricorso soltanto chi ha partecipato al singolo bando, e che si senta isolato. Invece è importante la vigilanza, il controllo, su tutte le procedure, e chiunque ha a cuore le sorti dell'università dovrebbero poterlo fare. A partire dalla pubblicità totale delle fasi del concorso, dalla prima all'ultima, ovvero dal pubblicazione del bando, alla nomina della commissione, ai criteri di valutazione, ai verbali delle valutazione, fino alla nomina del vincitore. Ma è ben evidente a tutti coloro che vivono nell'università che l'intimidazione nell'ambiente segue strade molto diversificate, spesso sottili, e a volte non è neppure necessario che sia esplicita, espressa in modo eclatante. E' altrettanto chiaro che si fa in modo che non si presenti al singolo concorso chi non sia espressamente invitato, non solo per non dispiacere alla commissione o al dipartimento che ha già in mente il predestinato, ma anche per non dispiacere ai propri "sponsor", rischiando di compromettere così eventuali future occasioni, futuri scambi di posti e di favori. Occasioni che, come capirebbe anche un bambino, nel corso degli ultimi anni , a seguito della riduzione dei fondi ordinari , sono diventate sempre più rare e diluite nel tempo. Ma nonostante ciò l'ambiente, perfino i più giovani docenti, continuano a fidarsi di queste promesse e così facendo alimentano il sistema clientelare, spesso anche in buona fede o inconsapevolmente. L'obbedienza e l'ossequio verso i baroni sono, oggi come ieri, requisiti imprescindibili richiesti ai candidati di tutti i settori, elementi che valgono più di qualsiasi altra cosa, curriculum, titoli, pubblicazioni, e che sono richiesti "a monte" di qualsiasi valutazione di merito. No, per noi di Trasparenza e merito non è così che dovrebbe funzionare l'università. E' importantissimo dunque, in questa fase così fluida e nuova, e alla luce delle importanti vittorie ma di fronte a questa gravissima strategia messa in campo dalla pubblica amministrazione universitaria, richiedere alle istituzioni proposte che sia applicata anche al reclutamento di docenti e ricercatori universitari, la regola prevista per tutti i bandi pubblici di un minimo almeno di tre concorrenti. E' chiaro che anche con più concorrenti il sistema della predeterminazione del candidato vincitore, della creazione di griglie di valutazione sempre più minuziose e precise, ritagliate ad hoc, della sartorialità dei bandi, non può essere del tutto sconfitto, ma ciò - così come altre proposte che abbiamo già fatto al Miur e che speriamo vengano prima o poi prese in seria considerazione - potrebbe quanto meno fungere da deterrente nella direzione di una dinamica più legale, meritocratica, competitiva e trasparente delle procedure di selezione del personale. Invito tutti a serrare le fila, a coinvolgere quanti più colleghi possibile in questa azione di contrasto ai concorsi truccati, nell'interesse di tutta la comunità scientifica seria e di tutti i cittadini.

Facebook 26 aprile 2019[modifica | modifica sorgente]

Autobiografia in tempi di guerra. Pedalare in salita ovvero prima che nascesse Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo.

Io so cosa vuole dire essere soli in una lotta impari. So cosa vuol dire passare anche anni e anni nel deserto dell'emarginazione e della solitudine, solamente per aver fatto la cosa giusta: aver denunciato. So cosa vuol dire, per anni, un uomo senza una donna, cosa vuol dire un uomo senza amici, cosa significa un uomo senza lavoro, senza nulla, eppure andare avanti nella lotta, mai una sosta, proprio come in trincea, per arrivare all'unico obiettivo, non per se stessi ma per tutti: la giustizia. Qualcosa che sia di esempio, pur pagando con la propria vita. Ho allenato la mia mente, temprando la mia resistenza psicologica, andando in bici. Pedalare, sempre e solo pedalare, in salita, senza scendere mai dalla bici. Questa è la metafora della mia vita. Per ottenere un centesimo di quello che gli altri ottengono con la strada spianata, attraverso amicizie, raccomandazioni, scambi: lottare senza tregua, senza aiuti, contando solo sulle proprie forze, come quando si è in bici in salita, fino all'obiettivo, al traguardo. Sì, io so cosa vuol dire essere da soli in una lotta impari.

Facebook 25 aprile 2019[modifica | modifica sorgente]

Alle falsità dell'ateneo di Catania risponde G.A.Stella sul Corriere della Sera: "Avete perso 8 anni e il senso della giustizia!".

Ieri una sbrigativa nota dell'ateneo di Catania (diramata dopo la condanna penale della commissione di concorso e a seguito della lettera del viceministro del Miur Lorenzo Fioramonti che aveva chiesto chiarimenti sul mio caso), ha scritto una sfilza di falsità. Non rispondo qui, lo farò nelle sedi più opportune, ma risponde oggi direttamente sul "Corriere della Sera (Sette)" Gian Antonio Stella con un articolo dal titolo che parla da solo: "A Catania l’università ha perso otto anni e il senso della giustizia". Non è la prima volta che Stella si occupa del mio incredibile caso e dell'ateneo catanese: nel 2015 aveva scritto un articolo dal titolo "La giurisdizione italiana s'è fermata a Ragusa?", poi nel 2018 un editoriale dal titolo "Il professore defraudato e le sentenze inutili", nel quale metteva sotto accusa un sistema di potere accademico che prima ignorava il merito e la correttezza della procedura al concorso e poi perfino l'applicazione corretta della legge: insomma il peggio del peggio, altro che specchiata commissione e blasonata istituzione culturale e universitaria.

Scrive oggi il noto giornalista e autore del bestseller "La casta": "Ci sono voluti otto anni (otto anni!) di ricorsi, processi e sentenze, perché i commissari di un concorso universitario fossero infine condannati dal Tribunale Penale di Catania (…) e nonostante le tre sentenze della giustizia amministrativa, cocciutissima nella sua scelta a dispetto delle interrogazioni parlamentari, delle denunce sui giornali, delle sentenze e dell’ordine dei giudici, e disposta al massimo a tentare accomodamenti con un contrattino temporaneo, l’Università ha resistito, resistito, resistito alla magistratura come se si trattasse di difendere l’ultimo isolotto asiatico ancora in mano all’ultimo giapponese. Ora la commissione, a differenza di quanto era scritto nella lettera del Viceministro, non più solo chiamata a giudizio: condannata. Sinceramente: che senso c’era?".

In aggiunta, faccio solo tre annotazioni: 1) i GIUDICI hanno scritto che la sentenza del Tar è stata elusa dall'ateneo, provocando lo "sfumare della proroga del contratto"; 2) mi è stato sottoposto un CONTRATTO ANOMALO, "capestro" e illegittimo di 4 mesi (una tipologia contrattuale Rtd inesistente, inventata ex novo dall'ateneo catanese), che ho dovuto impugnare con l'aggiunta di una "clausola di salvaguardia"; 3) mettere ancora in dubbio, come fa l'ateneo nel comunicato, che vi sia stato un DANNO ERARIALE (già certificato dal Tar nella sentenza trasmessa nel lontano 2014 alla Corte dei conti) è dir poco assurdo. Ci vuole fegato. Non costituirsi parte civile ad un processo nel quale i giudici indicano l'ateneo come parte lesa è a dir poco sconcertante. Per quale misteriosa ragione può mai accadere un simile scempio? Quale nascosto patto di potere accademico può spingere a superare il limite della decenza? Mi chiedo, in compagnia di Stella, del "Corriere" e di tutta l'opinione pubblica che ha seguito il mio caso fin dall'inizio: come si può resistere per anni e anni alle sentenze della magistratura, perdendo il senso della giustizia, delle istituzioni, dello Stato, della moralità e perfino del buon senso? Come si possono prendere così in giro gli studenti, i cittadini e i contribuenti? Come può non esistere pudore né vergogna, né alcuna forma di coscienza civile? Mi pare che all'università di Catania, e in particolare al dipartimento di Scienze umanistiche, si sia letteralmente persa la testa: il punto è che tutto ciò getta totale discredito e gravissime ombre su un intero sistema universitario, dato che non mi pare di intravedere docenti e rettori di altri atenei dissociarsi da questi comportamenti. E' proprio vero: il sistema di accordi e scambi all'università resiste a qualsiasi indecenza, cane non mangia cane. Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo https://www.corriere.it/sette/mano-libera/19_aprile_24/a-catania-l-universita-ha-perso-otto-anni-senso-giustizia-9ba995e4-61df-11e9-83f5-ccf392377deb.shtml https://www.trasparenzaemerito.org/notizie/alle-falsit%C3%A0-di-unict-risponde-g-stella-sul-corriere-avete-perso-8-anni-e-il-senso-della-giustizia

Facebook 24 aprile 2019[modifica | modifica sorgente]

Giambattista Scirè Facebook 24 aprile 2019

Facebook 22 aprile 2019[modifica | modifica sorgente]

Scriveva il prof. Perotti nel suo libro "L'Università truccata": "Neppure le azioni legali e le indagini ministeriali otterranno mai niente..i concorsi si basano su giudizi in gran parte soggettivi e nessun pubblico ministero riuscirà mai a dimostrare il dolo. Qualsiasi azione legale è uno spreco di tempo e denaro del contribuente. Al più, una volta su mille, qualcuno potrà forse riuscire a far annullare un concorso. Ma qual è il rischio per i baroni? Nessuno: solo, forse, di dover rifare il concorso".

Cari amici, mi pare che di bandi e concorsi insieme a Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo e Osservatorio Indipendente Concorsi Universitari ne stiamo facendo annullare una tempesta negli ultimi tempi. Inoltre sono arrivate le prime storie di persone che, dopo contenzioso giudiziario vinto, sono state reintegrate come è giusto che sia. Infine, nel mio caso, è arrivata una pesante e simbolica condanna penale, cioè dovranno pagare individualmente coloro che hanno commesso gli illeciti. Mi pare di poter dire, sembra ombra di dubbi, che l'analisi del prof. Perotti è stata smentita dai fatti e che quindi attraverso una rete fitta di ricorsi e denunce, ovviamente quando ci sono tutti gli elementi provati e le irregolarità commesse, si possa incidere molto, anzi moltissimo, e creare un meccanismo culturale che cambi la mentalità dei candidati che partecipano, invogliandoli a non sottostare al meccanismo psicologico dell'omertà e - si spera - anche dei futuri commissari che rischiano in prima persona. Aggiungo che, come dimostrano le analisi, gli articoli e le interviste di Nicola Gardini, Ferdinando Camon e Adriano Prosperi (che abbiamo pubblicato integralmente sul nostro sito e alle quali vi rimando: https://www.trasparenzaemerito.org/ ), finalmente il Re è nudo. Quello che un tempo non si poteva neppure bisbigliare all'orecchio del collega, adesso è argomento di dibattito pubblico, anche grazie all'azione congiunta delle due associazioni. Cosa che le istituzioni, a tutti i livelli, non possono più far finta di non vedere. Dice Gardini: "Il peggior crimine dei baroni: rubare il futuro ai giovani". Scrive Camon: "Ecco come funziona la mafia accademica" Scrive Prosperi: "All'Università la logica mafiosa dei concorsi produce stragi di speranze e intelligenze". Ecco, amici, rimbocchiamoci le maniche e cominciamo da qui per cambiare insieme questa università: a partire dalle denunce dei suoi malati, ingiusti e irregolari metodi di reclutamento, che creano un danno economico e della qualità scientifica inestimabile. Per approdare all'Università che vogliamo.

  1. cambiareluniversitasipuò
  2. luniversitachevogliamo

https://www.trasparenzaemerito.org/notizie/prosperi-all-universit%C3%A0-la-logica-mafiosa-dei-concorsi-produce-stragi-di-speranze-e-intelligenze

https://www.trasparenzaemerito.org/notizie/tvn-panam%C3%A0-la-universidad-truccarono-la-competencia-para-los-tres-comisionados-condena-penal

https://www.trasparenzaemerito.org/notizie/c-%C3%A8-un-giudice-a-berlino-caso-scir%C3%A8-condanna-penale-a-commissione-e-interdizione-da-pubblici-uffici


https://catania.meridionews.it/articolo/76902/caso-scire-condannata-la-commissione-del-concorso-una-lettera-del-ministero-chiede-chiarimenti-a-unict/


https://tg24.sky.it/palermo/2019/04/17/ragusa-concorso-universitario-condannati-docenti.html


20190416

Oggi è un grande giorno. Non solo per me, ma anche per Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo. Il Tribunale di Catania (Collegio Sezione Terza Penale) ha CONDANNATO per il reato di abuso di ufficio (art. 533/535 c.p.p.) alla pena di 1 anno di reclusione ciascuno, con INTERDIZIONE dai pubblici uffici, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, i membri della commissione (del tristemente noto concorso a cui partecipai), il presidente di commissione Simone Neri Serneri, Luigi Masella e Alessandra Staderini, riconoscendomi il risarcimento del danno. Entro 30 giorni ci sarà il deposito della sentenza e delle motivazioni della condanna. E' una condanna simbolicamente esemplare, che deve fungere da monito alle commissioni per il futuro del reclutamento universitario italiano. La macroscopica condotta irregolare, già sanzionata a livello amministrativo, è stata confermata in reato penale. Le sentenze della giustizia amministrativa (Tar Catania nel 2014 e Consiglio di Giustizia amministrativa della Regione Sicilia nel 2015) avevano infatti certificato le irregolarità, ma adesso il tribunale ha sentenziato il reato dal punto di vista penale, accertando l'intenzionalità e il dolo nella violazione del bando di concorso e del decreto ministeriale. La commissione, nel lontano dicembre 2011, aveva dichiarato vincitrice del posto per ricercatore in Storia contemporanea bandito dall'Università di Catania (per la sede di Lingue di Ragusa) l'unica candidata, di nome Melania Nucifora, che all'epoca non era in possesso del titolo di dottore di ricerca e che aveva un curriculum scientifico NON CONGRUO al settore messo a bando, per l'esattezza un profilo con titoli e pubblicazioni su Icar/18 e Icar/15 cioè Storia dell'architettura e Progettazione urbanistica e architettonica. Le indagini della Procura avevano messo in luce anche i rapporti in conflitto di interesse tra la candidata vincitrice e il presidente di commissione, in particolare la presenza di entrambi nel comitato scientifico dell'Aisu Associazione italiana di storia urbana, diversi saggi della candidata contenuti in volumi del presidente di commissione, il volume dello stesso inserito nel programma di esame per il corso da lei tenuto in Storia dell'architettura. INCREDIBILMENTE l'ateneo, nonostante il precedente collegio di giudici avesse indicato nell'Università di Catania una delle parti lese, per il danno erariale (segnalato dal Tar alla Corte dei conti) e arrecato dalla condotta della commissione, non si è mai costituito parte civile al processo. Verrebbe da chiedersi il perché. Chiederlo quanto meno al responsabile dell'ufficio legale e al rettore dell'ateneo. Dai docenti del mio settore scientifico disciplinare, salvo qualche rarissima persona, silenzio assoluto. La mia è stata dunque una battaglia dura, da solo contro tutti. Nel corso del dibattimento sono stati sentiti i testimoni prof. Lupo che non ha potuto non confermare il contenuto di una lettera inviata in cui dichiarava di aver scritto ai commissari, prima dell'esito del concorso, chiedendogli di resistere alle pressioni e di far vincere uno storico, il prof. Granozzi che ha confermato di aver scritto una lettera in cui definiva quel concorso una "gran porcheria" nota a tutti i docenti del settore e perfino all'ex rettore Pignataro, ed il prof. Marino che aveva messo in guardia il mondo accademico - dimostrando un rigore morale e una probità scientifica fuori dall'ordinario - dal continuare a manipolare con arroganza concorsi pubblici per fare interessi privati e personali con il paravento di una presunta non giudicabilità sull'arbitrio assoluto delle commissioni le uniche a detenere il possesso della scienza infusa. A difesa dell'indifendibile operato della commissione condannata, a dimostrazione di una scorretta difesa di corporazione, dettata in alcuni casi solamente da presunti vincoli di collaborazione scientifica quando non da legami di amicizia, sono intervenuti nomi molto noti di storici, almeno 6 (tutti respinti dai giudici nella fase precedente), che evito, per mia serietà, di menzionare in questa sede. Non possono non citare però l'attuale presidente della Sissco Cammarano (mi chiedo in virtù di quale mandato egli abbia rappresentato al processo, in difesa dell'indifendibile, tutti gli 800 membri del settore…) e un docente contemporaneista di nome Macry membro della commissione dell'Anvur per la valutazione del settore, che sono venuti al processo per difendere Neri Serneri ed hanno ingiustamente usato il loro pubblico ruolo, venendo smentiti dai fatti e dai giudici, come se già le sentenze amministrative non fossero bastate. Questa memorabile sentenza dimostra una cosa: abbiate il coraggio di denunciare, amministrativamente e penalmente, quando la verità dei fatti dimostra che avete subito un'ingiustizia. Forse pagherete con l'isolamento (fino a perdere il posto di lavoro come è accaduto a me), con le "bastonate" (come dicono le intercettazioni lette sui giornali questi giorni), sarete bersagliati e perfino calunniati. Ma siate sempre determinati e non arrendetevi mai, perché la speranza deve essere l'ultima a morire, finché giustizia non è fatta. Solo così si potrà cambiare davvero le cose in questo paese nel nome, appunto, della trasparenza e del merito. E' nel terreno di coltura dell'omertà e dell'indifferenza, di chi vede e sta zitto per paura e quieto vivere, che i reati rimangono impuniti e che i raccomandati proliferano. E' devastante, diseducativo che le istituzioni, a qualunque livello, non intervengano duramente a censurare comportamenti pubblici spesso commessi in aperta violazione delle leggi, in ogni caso moralmente scorretti, fino a che non si arriva la condanna penale da parte dei giudici. Troppo facile così. Aggiungo che chi denuncia pubblicamente e riferisce all'autorità azioni irregolari, illeciti e abusi per conto e nell'interesse della collettività dovrebbe essere tutelato dallo Stato. E' necessaria una legislazione più avanzata a difesa dei whistleblower. Il cambiamento di una mentalità illegale, arrivista, opportunista, immorale, deviata, purtroppo diffusa in ambito universitario come dimostrano le recenti inchieste, non può infatti essere demandato solamente alla forza e al coraggio di chi, isolato e nel silenzio generale, denuncia, o alle procure che indagano e ai giudici che per fortuna, quando hanno tutti gli elementi, condannano. E se è opportuno interdicono. Ci vuole ben altro da parte di un Ministero, di un Governo e di un Parlamento. No, non funziona così in un paese onesto e civile. Ringrazio il mio anziano avvocato penalista, Enrico di Martino, quanto più lontano per provenienza dal mondo accademico (e questo è stato un punto di forza), che mi ha incoraggiato ed ha dato battaglia fin dall'inizio, dimostrando professionalità e spessore quando si è opposto all'iniziale richiesta di archiviazione (chissà perché in prima battuta certe procure tendono ad archiviare gli esposti contro la pubblica amministrazione), inanellando dopo le indagini, una dietro l'altra, le ordinanze e i decreti di accoglimento di tutti i giudici e magistrati che si sono poi interessati al caso. Un grazie infine a tutti gli amici e colleghi di Tra-Me (che vorrei ma che non posso menzionare uno per uno) che mi sono stati vicini da quando, poco più di un anno fa, ci siamo incontrati ed abbiamo iniziato insieme questo splendido percorso nel nome dell'onestà, della legalità e della giustizia. Per cambiare questo paese partiamo dall'Università che vogliamo.


L'Università di Catania recidiva nell'illegalità e negli abusi ai concorsi. Io so bene cosa significa lottare con tutte le proprie forze contro un ateneo che commette abusi su abusi e so come si sente chi subisce una ingiustizia così grande come quella che ha subito Riccardo Cavallo dall'ateneo di Catania. Fa ricorso nel 2011 per un assegno di ricerca in Filosofia del diritto e vince dopo il Tar al Consiglio di giustizia amministrativa regionale siciliano che stabilisce che deve essere risarcito, poi nel 2017 partecipa ad un concorso per ricercatore sempre nella stessa materia e viene favorita nuovamente la stessa controparte, quella che per 6 lunghi anni aveva percepito lo stipendio dell'assegno rinnovato dall'ateneo nonostante i giudici avessero dichiarato nulla quella procedura, con un enorme danno erariale che ammonta a più di 100 mila euro. Ed è costretto dunque ad un nuovo ricorso straordinario stavolta passando per il Capo dello Stato. E nonostante ciò, dopo che la controparte dichiarata vincitrice al nuovo concorso è decaduta per ovvi motivi, l'ateneo preferisce addirittura non chiamarlo ma piuttosto annullare il posto che era rimasto libero, e bandire un nuovo concorso ex novo. Un accanimento inaudito e senza giustificazioni, proprio come quello che ho subito io. Non ci vuole molta fantasia per capire che, come accade purtroppo in tutti gli atenei italiani e come dimostrano le tante vicende segnalate da Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo, l'università catanese non voglia selezionare il candidato più qualificato e meritevole, quanto quello prescelto o predeterminato; quindi non c’è mai spazio per un candidato poco gradito (perché indipendente e autonomo) al dipartimento o all'ateneo, perfino dopo le sentenze della giustizia amministrativa, e dunque ogni mezzo è lecito pur di estrometterlo. Queste vicende dimostrano, una volta di più, che l'Università di Catania elude in maniera recidiva e sistematica le sentenze della magistratura. La lettera aperta di Riccardo all'ateneo e alle istituzioni la trovate sul nostro sito. All'amico e collega, dopo aver segnalato tutto alla Corte dei conti regionale (contratto mai interrotto né sospeso, malgrado le suddette decisioni giurisprudenziali e le numerose diffide), non rimane dunque che rivolgersi alla Procura della Repubblica. A lui va il mio incoraggiamento a proseguire, con forza e determinazione, la battaglia di legalità e trasparenza intrapresa.


https://www.trasparenzaemerito.org/notizie/l-universit%C3%A0-di-catania-recidiva-negli-abusi-ai-concorsi-dopo-scir%C3%A8-il-caso-cavallo


Meglio "blogger" che pecora in un ambiente accademico votato al silenzio e all'omertà

In un articolo del "Corriere" (ed. Firenze) intitolato "Regole sì, ipocrisie no", un certo Alessio Gaggioli mi definisce "blogger siciliano che si occupa di concorsi, merito e università e che ha preso il dottorato proprio a Firenze". Il giornalista riporta un passaggio di un mio precedente articolo in cui parlo di concorsi predeterminati commissioni giudicatrici che impongono le loro scelte con arbitrio assoluto, certi dell'impunità e di nuove tecno-baronie, chiedendosi "ha ragione il blogger citato poc'anzi?". Alla fine, per farla breve, dice di evitare il solito vecchio ritornello che i concorsi negli atenei sono già decisi prima e il rimedio che propone sarebbe: smantellare codici, codicilli e regole, e istituzionalizzare la raccomandazione. Ora, sostenere una soluzione del genere in un paese che si trova nelle posizioni più alte della classifica della corruzione nella pubblica amministrazione, e solo al 55esimo posto nella trasparenza delle procedure pubbliche, mi pare una corbelleria bella e buona. Sarebbe come dire a chi già adesso manipola e pilota i concorsi pubblici e che, quanto meno oggi, deve rendere almeno conto alla giustizia amministrativa (a volte penale) quando accoglie i ricorsi dei candidati esclusi illegittimamente: "liberi tutti!". Voglio ricordare a Gaggioli, qualora non lo sapesse, che fino a qualche anno fa, prima di fare ricorso ad un concorso e denunciare penalmente una commissione e poi un ateneo, facevo il ricercatore universitario e pubblicavo libri di storia contemporanea. Poi l'isolamento e le ritorsioni, a tutti i livelli, mi hanno messo fuori dall'università, la quale premia, appunto come vorrebbe Gaggioli, i raccomandati, i cooptati - che siano amici, allievi, parenti, coniugi o amanti poco importa - e mette fuori gli "ingestibili", quelli che pensano da indipendenti e sono liberi, come dovrebbero essere i veri rappresentanti di una Università con la U maiuscola. Anche per questa ragione, caro Gaggioli, ho fondato Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo. Aggiungo che, fino a prova contraria, l'ateneo di Catania , con 3 anni di ritardo - non eseguendo dunque correttamente una sentenza della magistratura - mi ha comunque riconosciuto il titolo di ricercatore, per cui fino a prova contraria, tuttora, sono ricercatore universitario anche se non sono messo nelle condizioni di poter fare ricerca né di insegnare (e faccio presente che la mia estromissione dall'ateneo, quindi la non proroga del biennio del contratto, è stata un unicum nell'ateneo catanese, che in sostanza su 53 contratti Rta della stessa tipologia ne ha prorogati 52, guarda caso solamente il mio è stato interrotto, "per motivi di opportunità"). Chiudo con una considerazione amara, non tanto per me ma per l'università: se essere definito "blogger" significa essere uno che dice quello che pensa, senza timore di nessuno, senza timore di subire ritorsioni, isolamento e minacce, beh allora sì rivendico quel termine, molto meglio "blogger" che pecora in un ambiente accademico clientelare e asservito al potere di chi decide perfino che un asino può volare, violando la legge.

Documenti[modifica | modifica sorgente]

https://www.trasparenzaemerito.org/notizie/uni-perugia-il-concorso-farsa-di-diritto-privato-si-vince-gareggiando-da-soli-e-senza-i-requisiti

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