Il conflitto pensionistico/Bolla previdenziale

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< 4 - Storia pensionistica italiana >

Si definisce bolla previdenziale[1][2] o bolla pensionistica, il risultato della degenerazione del diritto della previdenza sociale ovvero in un sistema pensionistico senza patrimonio di previdenza la differenza tra il debito pensionistico latente e il patrimonio preda, in assenza di un patrimonio di previdenza. Coincide con la somma per tutti gli iscritti ad un sistema pensionistico pubblico del furto intergenerazionale relativo a ciascuno, pensionato o lavoratore attivo.

Nel caso di assenza totale del patrimonio dell'ente previdenziale gestore del sistema pensionistico, la bolla previdenziale coincide con il debito pensionistico latente. La bolla previdenziale si forma all'avvio dei sistemi pensionistici senza patrimonio di previdenza sia nel caso del modello previdenziale universale sia nel caso del modello previdenziale corporativo fascista.

La bolla previdenziale si forma sia con la creazione artificiale di un elevato debito pubblico implicito ovvero di un elevato debito pensionistico latente al quale non corrispondono versamenti di contributi obbligatori per le assicurazioni obbligatorie nel rispetto dell'equilibrio finanziario attuariale, sia con l'utilizzo dei fondi versati per la previdenza per altre spese correnti.

La bolla previdenziale è quindi una costruzione fittizia della politica, attaverso il diritto della previdenza sociale, per giustificare legalmente un elevato livello di spesa corrente primaria[3] per le pensioni, visto che nei sistemi pensionistici pubblici (primo pilastro della previdenza) le pensioni si pagano con le imposte come chiarito nella teoria costituzionale nel diritto della previdenza sociale.

In un sistema pensionistico privato fully funded, l'indice di patrimonializzazione deve essere del 100% o superiore. Il patrimonio di previdenza ha la funzione di trasferire il proprio risparmio previdenziale attuale nel futuro, quando verrà utilizzato per i bisogni del pensionato.

In un sistema pensionistico pubblico con indice di patrimonializzazione nullo o lontano dal 100%, il trasferimento di risparmio è tra generazioni, nello stesso tempo e non nel futuro ed avviene con l'imposizione della tassazione da parte dello Stato. Più le generazioni che si trasferiscono la ricchezza non sono in equilibrio demografico o economico, come ad esempio nella fase di avvio di un sistema pensionistico con il modello previdenziale corporativo fascista più si ha una amplificazione della bolla previdenziale.

Caratteristica fondamentale per la creazione della bolla previdenziale è che chi paga le promesse pensionistica| attuali, lo fa nella convinzione che un domani tali vantaggi saranno assicurati anche a lui, anche se ciò è smentito dalla documentazione ufficiale. Il sistema si basa quindi su una asimmetria informativa dovuta all'utilizzo di un gergo finanziario non comprensibile agli utenti e sulle affermazioni rassicuranti degli esperti (politici, sindacati, professori universitari, commissioni parlamentari) sulla sostenibilità del sistema pensionistico in realtà insostenibile per definizione.[4]

Nel caso in cui si manifesta l'evidenza della disparità di trattamento tra le generazioni o dovuta a diversi livelli di tassazione o a diversi livelli delle prestazioni previdenziali, si può compromettere la sostenibilità sociale dei sistemi pensionistici pubblici in quanto gli stessi si basano sulla coesione sociale.

Nel momento in cui la bolla previdenziale crea la crisi del sistema economico, si verificano i seguenti effetti:

  1. trasferimento di risorse tra generazioni| con sistemi di spoliazione legale in casi particolari amplificati dal patrimonio preda;
  2. aumento dell'aliquota contributiva pensionistica di finanziamento;
  3. riduzione del reddito disponibile dei lavoratori associato a forme di lavoro flessibile e contratti basati sul tradimento intergenerazionale;
  4. riduzione delle promesse pensionistiche|;
  5. decrescita o crescita ridotta dell'economia;
  6. crollo dei consumi;
  7. aumento del cuneo fiscale sul lavoro ossia dell'aliquota fiscale effettiva sul lavoro;
  8. aumento della disoccupazione;
  9. diminuzione del monte dei salari sul PIL;
  10. aumento del rapporto tra debito pensionistico latente e spesa pensionistica;
  11. aumento del rapporto tra la spesa pensionistica ed il PIL;
  12. diminuzione del monte dei contributi previdenziali raccolti dagli enti previdenziali;
  13. aumento dei disavanzi di gestione degli enti previdenziali;
  14. spirale di aumento del debito pubblico per la spesa pensionistica| corrente;[5]
  15. aumento della tassazione per il pagamento degli interessi sul debito pubblico;
  16. ulteriore crollo dei consumi conseguente al consolidamento fiscale;
  17. diminuzione degli investimenti pubblici in infrastrutture;[6]
  18. deflazione;
  19. tasso annuo di capitalizzazione per la rivalutazione del montante contributivo individuale nozionale negativo;
  20. Crollo dei versamenti volontari ai w:fondi pensione;
  21. Decremento demografico;
  22. Diminuzione dei salari;
  23. Esplosione dell'indice di beneficio relativo;
  24. Per alcune categorie le pensioni medie superano i redditi medi es. INPGI ha tasso di sostituzione del 104%;
  25. conflitto pensionistico;[7]
  26. fine della sostenibilità sociale dei sistemi pensionistici pubblici.

La bolla previdenziale può crearsi anche con i fondi pensione se gli incentivi fiscali per creare un reale risparmio previdenziale, valutati nell'ottica globale del sistema previdenziale e del sistema economico, sono tali da causare gli stessi effetti.

L'uscita da una bolla previdenziale può avvenire o con politiche di consolidamento fiscale[8] abbinate al politiche di qualità della spesa pubblica che stimolino gli investimenti e la crescita economica|,[9] o con la sua esplosione e quindi con il default di uno Stato.

Come nasce la bolla previdenziale[modifica | modifica sorgente]

In fase di avvio di un sistema pensionistico senza patrimonio di previdenza, è possibile garantire le prestazioni previdenziali anche in assenza di versamenti dei contributi obbligatori per le assicurazioni obbligatorie in quanto non vi è la necessità di un patrimonio di previdenza.

Le promessa pensionistica che nasce dallo schema pensionistico con formula delle rendite predefinita determina la formazione di un debito pensionistico latente ovvero di un debito pubblico implicito.

Nei sistemi che utilizzano il modello previdenziale corporativo fascista tale schema si moltiplica tante volte quante sono le corporazioni che implementano un sistema pensionistico proprio.

A ciò si aggiungono le distorsioni, truffe, inganni inseriti nel singolo sistema pensionistico[10] nel rispetto della teoria della spoliazione legale.

Gli effetti sull'economia si manifestano quando per pagare le promesse pensionistiche al momento della maturazione dei requisiti, si aumenta in modo insostenibile il cuneo fiscale e si aumentano i trasferimenti dalla fiscalità generale al livello tale da alterare la crescita economica per la riduzione marcata degli investimenti.

Poiché la sostenibilità sociale dei sistemi pensionistici pubblici ha nella crescita un parametro fondamentale, si innesca un circolo vizioso di stagnazione o decrescita che porta alla loro insostenibilità.

La previdenza complementare e la bolla previdenziale[modifica | modifica sorgente]

Può sembrare che non vi sia alcun collegamento tra la previdenza complementare, basata sul principio della capitalizzazione integrale rispetto ai sistemi pensionistici obbligatori che creano la bolla previdenziale.

Lo sviluppo del sistema pensionistico complementare va invece visto nell'ottica globale del sistema economico.

Nel caso italiano la previdenza complementare infatti contribuisce ad amplificare gli effetti della bolla previdenziale.

Come si riduce o elimina la bolla previdenziale[modifica | modifica sorgente]

La soluzione più traumatica ma risolutiva è il default dello Stato e l'azzeramento di tutte le promesse pensionistiche con la ripartenza di un nuovo sistema pensionistico obbligatorio.

Il caso è limite nel senso che da un punto di vista economico, il semplice default previdenziale senza il default dello Stato è sempre possibile in quanto in base alla teoria costituzionale nel diritto della previdenza sociale non vi sono diritti costituzionali che tutelano le generose promesse pensionistiche.

Tali promesse sono tutelate per scelta politica in quanto l'elettorato legato a tali aspettative rappresenta un'ampia percentuale della popolazione e pertanto i politici sono restii a penalizzarli.

Il debito pubblico implicito che misura l'entità della bolla previdenziale non è sottoscritto dallo Stato come nel caso del debito pubblico esplicito, ma la sua cancellazione, da un punto di vista delle garanzie dello Stato, ne mette comunque in discussione la sua affidabilità.

La soluzione quindi se la crescita economica non riesce a riavviare un circolo virtuoso, non può essere che il default dei sistemi pensionistici obbligatori.

La nazionalizzazione dei fondi pensione[modifica | modifica sorgente]

Alcuni paesi europei hanno optato per la nazionalizzazione dei fondi pensione al fine di consolidare, con il loro patrimonio di previdenza, il debito pubblico.

La bolla previdenziale in Italia[modifica | modifica sorgente]

Le origini storiche[modifica | modifica sorgente]

La bolla previdenziale in Italia ha origine nel sistema pensionistico frammentato tra decine di gestioni finanziarie.[11]

Nella fase di avvio dei sistemi, essendo il rapporto pensionati iscritti favorevole, con basse aliquote contributive pensionistiche di finanziamento, si riesce a garantire la sostenibilità del sistema, garantendo anche un tasso di rendimento apparente elevato.

Ciò si sostanzia anche con l'abbassamento dell'età per il pensionamento di vecchiaia, utilizzo del metodo di calcolo retributivo con alti coefficienti di rendimento e calcolo del reddito medio di pensionamento solo sugli ultimi redditi.

In questo modo si riesce a restituire pensioni che hanno un valore attuariale multiplo del montante contributivo individuale.

Un esempio pratico[modifica | modifica sorgente]

Per comprendere come si forma una bolla previdenziale, può essere utile l'esempio di Inarcassa che gestisce un sistema pensionistico senza patrimonio di previdenza aggravato dal patrimonio preda secondo il modello previdenziale corporativo fascista.

Nel 2008 e nel 2012 sono state approvate due riforme previdenziali e l'analisi fatta dalla Corte dei Conti fa comprendere come si è sviluppata e a chi si accollano i costi.

Prima della riforma del 2008[modifica | modifica sorgente]

Bisogna avere innanzi tutto presente che gli iscritti ad Inarcassa dal 1990 al 2010 sono praticamente quadruplicati, da ca. 40.000 a ca. 160.000.

L'aliquota contributiva pensionistica di equilibrio previdenziale, secondo la relazione della Corte dei Conti del 2008, sarebbe passata dal 5% del 2007 al 30% del 2045 circa.[12]

Significa che il costo del servizio in base allo stesso schema pensionistico con formula delle rendite predefinita sarebbe aumentato di sei volte al momento della stabilizzazione demografica della cassa, visto che il rapporto tra pensionati ed iscritti sarebbe passato da 1/8 a 1/1 .[13]

Ma l'aliquota contributiva pensionistica effettiva veniva mantenuta al 13% ca.

Quindi la Corte dei Conti evidenziava che chi ha pagato il 13% del reddito (mediamente) riceve una prestazione che vale il 30% (mediamente) poi vi sono in realtà casistiche specifiche tra i vari iscritti per cui alcuni sono penalizzati rispetto a tale media ma altri sono ancora di più avvantaggiati. Da notare che il 30% è viziato da parametri dello scenario macroeconomico su cui è sviluppato il bilancio tecnico attuariale assolutamente fantasiosi.

La differenza rappresenta la bolla previdenziale che viene caricata sulle generazioni successive attraverso il debito pensionistico latente.

Normative antecedenti al 2003 dovevano essere ancora più generose visto che il limite di sostenibilità non superava i 10 anni (con la riforma Fornero il limite è di almeno 50).[14]

La riforma del 2008[modifica | modifica sorgente]

La riforma del 2008, entrata in vigore nel 2010, è una riforma solo sul lato delle entrate, (v. pto. 2) quindi si aumenta l'aliquota contributiva pensionistica effettiva dal 13% ca. al 18% ca. caricando i costi della bolla previdenziale sulle nuove generazioni, alle quali comunque non si disdegna di mantenere le insostenibili promesse pensionistiche ed infatti non cambia la aliquota contributiva pensionistica di equilibrio previdenziale anche se il grafico 3 nella relazione della Corte dei Conti è palesemente contraffatto in confronto ai dati del 2008.[15]

Nella elaborazione del bilancio tecnico 2010, in base a uno scenario macroeconomico più stringente, si evidenzia in modo più eclatante l'entità della bolla previdenziale; l'aliquota contributiva pensionistica di equilibrio previdenziale arriva al 44,2% "fino a raggiungere nel 2059 un livello di due volte superiore a quanto attualmente richiesto agli iscritti alla Cassa."[16][17] tendenzialmente destinato a crescere esponenzialmente.[18]

La bolla si manifestava in tutta la sua evidenza quando con la crisi economica la pensione media superava il reddito medio degli iscritti.

Ciò era dovuto anche all'aumento di iscritti definiti come falsa partita Iva (v. pto. 3).

La riforma del 2012[modifica | modifica sorgente]

La riforma del 2012, è stata fatta sul taglio delle promesse pensionistiche, l'aliquota contributiva pensionistica effettiva si mantiene al 20% ca. mentre l'aliquota contributiva pensionistica di equilibrio previdenziale cresce dall'8% del 2012 al 18,91% del 2061, senza superare l'aliquota effettiva ma diminuendo dal precedente 42% (v. p.to 4).

La previsione sconta una crescita del 3,5% del monte dei redditi quando lo stesso in termini reali negli ultimi 5 anni è diminuito.

La Corte dei Conti segnala che "Il nuovo Bilancio Tecnico 2011, inviato ai Ministeri Vigilanti il 13/9/2012, ha evidenziato una situazione di equilibrio strutturale dei conti finanziari di lungo periodo di Inarcassa, conseguente all’adozione della riforma in senso contributivo; i risultati, di conseguenza, si differenziano in modo significativo da quelli del precedente Bilancio Tecnico 2009, in particolare con riferimento alla (minore) spesa per prestazioni. Il 19 novembre 2012, i Ministeri vigilanti hanno approvato la riforma contributiva di Inarcassa. La riforma segna il passaggio, a partire dal 1º gennaio 2013, dal metodo di calcolo retributivo della pensione a quello contributivo in base pro-rata che si differenzia in diversi aspetti da quello definito dalla legge 335/1995, riservando, inoltre, spazio agli interventi per la solidarietà e l’equità tra le generazioni. "

Quindi si può affermare che la bolla previdenziale sarà riassorbita secondo quanto schematizzato nel bilancio tecnico 2011.

Lo sviluppo della bolla previdenziale[modifica | modifica sorgente]

Dopo la fase di avvio del sistema, per garantire le promesse pensionistiche, in una prima fase si ha l'aumento delle aliquote contributive previdenziali di finanziamento per garantire l'aliquota di equilibrio del sistema pensionistico.

Quando l'aliquota raggiunge un elevato livello, si inizia ad attingere alla fiscalità generale per coprire i disavanzi di gestione degli enti previdenziali.

Per fare ciò o si aumenta la tassazione sia con le imposte dirette che indirette o si ricorre all'indebitamento dello Stato.

Si ha quindi anche l'aumento del debito pubblico per la spesa corrente per le pensioni.

La scelta politica di difesa della bolla previdenziale[modifica | modifica sorgente]

Secondo la teoria costituzionale nel diritto della previdenza sociale le prestazioni previdenziali sono un servizio pubblico.

Non esiste un rapporto sinallagmatico tra contributi previdenziali e pensioni.

Storicamente risulta che molte prestazioni previdenziali sono assolutamente generose.

Ciò nonostante le riforme previdenziali hanno sempre teso a tutelare le promesse pensionistiche insite nel sistema pensionistico.[19]

Questo in quanto ci sono delle lobby previdenziali in Italia che hanno assunto un forte potere di ricatto politico elettorale nei confronti dei partiti politici.

La riforma Dini ha inserito nei principi della Repubblica il tradimento intergenerazionale e il furto intergenerazionale quali principi per garantire le aspettative pensionistiche alle pensioni in essere.

La giurisdizione ha confermato tale scelta politica.

L'aggravarsi della bolla previdenziale con l'avvio della previdenza complementare[modifica | modifica sorgente]

Il caso italiano è emblematico di come la previdenza complementare contribuisca ad aggravare gli effetti negativi della bolla previdenziale.

La tassazione in Italia è già ai più alti livelli dei paesi OCSE con la pressione fiscale legale ampiamente sopra il 50% e l'aliquota contributiva pensionistica di finanziamento è di molti punti superiore a quelle degli altri paesi.

Ciò significa che il 33% del reddito è tassato dallo Stato con i contributi obbligatori per le assicurazioni obbligatorie per finanziare il sistema pensionistico obbligatorio.

Il sistema pensionistico complementare, in fase di avvio è stato incentivato fiscalmente dallo Stato e continua ad esserlo.

I costi di tali interventi sono ben evidenziati nella Tabella 1 p.to 20 della riforma delle pensioni Dini.

In particolare si è incentivato il trasferimento del trattamento di fine rapporto che ha un peso pari a circa il 7,4% del reddito che, sommato agli incentivi, supera una quota dell'11%.

Quindi in Italia la quota di reddito destinata alla previdenza supera il 44% con tutte le conseguenze sulla riduzione dei consumi, aumento della disoccupazione e problemi di crescita.[20]

Bisogna inoltre evidenziare che i lavoratori che trasferiscono il TFR sono quelli che hanno un reddito disponibile elevato, per via degli incentivi fiscali che agiscono come una tassazione regressiva nel rispetto della teoria della spoliazione legale.[21]

Quindi un paese con una bolla previdenziale incentiva l'accantonamento di ulteriori quote di reddito soprattutto ai più abbienti, togliendo ulteriori entrate fiscali in una situazione di elevato debito pubblico e deficit.

Reddito annuo lordo Aliquota marginale IRPEF 2008* Versamento ai Fondi Pensione Risparmio fiscale
€ 15.000,00 23% € 5.164,57 € 1.187,85
€ 28.000,00 27% € 5.164,57 € 1.394,43
€ 55.000,00 38% € 5.164,57 € 1.962,53
€ 75.000,00 41% € 5.164,57 € 2.117,47
€ 85.000,00 43% € 5.164,57 € 2.220,76

[22]

A questo si aggiunge la tassazione finale delle rendite da previdenza integrativa che è con una imposta sostitutiva del 15% che diminuisce dello 0,3% per ogni anno di permanenza nei fondi oltre il quindicesimo fino ad un tasso minimo del 9%. Tale tassazione è favorevole rispetto al TFR in azienda.

Considerato che con il 33% di aliquota contributiva si ha un tasso di sostituzione adeguato, l'ulteriore quota dovrebbe servire in caso di rischio demografico| o rischio economico|.

Ma se ciò si verificasse, ne risentirebbero anche gli investimenti, mobiliari o immobiliari e se per cautelarsi si investe in mercati esteri, si penalizza comunque la crescita.

Il sistema pensionistico complementare ha senso come diversificazione dei rischi in un sistema equilibrato di aliquote altrimenti contribuisce ad aggravare gli squilibri macroeconomici.

Su 100 miliardi di euro di patrimonio di previdenza accantonato, lo Stato ha rinunciato ad incassare subito circa un terzo di imposte, indebitandosi quindi per lo stesso importo sul quale paga gli interessi sul debito pubblico agli stessi fondi pensione che ne detengono per un 50% circa del patrimonio.

Con tutti gli aumenti di costo dovuti alle varie commissioni per gestire un risparmio previdenziale che oggi è pari al 5,6% ca. del PIL a fronte di un debito pubblico implicito, solo per le pensioni in essere di oltre il 300% del PIL.

I tentativi di raffreddare la bolla previdenziale[modifica | modifica sorgente]

Le riforme previdenziali a partire dalla riforma Amato ha iniziato a ridurre le prestazioni pensionistiche per i futuri pensionati e a raffreddare la rivalutazione delle pensioni in essere passando da indici basati sulla crescita dei salari ad indici legati all'inflazione.

I numeri della bolla previdenziale in Italia[modifica | modifica sorgente]

Secondo Tito Boeri (2010) "Un giovane che entri oggi nel mercato del lavoro vede gravare su di sé 80 mila euro di debito pubblico e 250 mila euro di debito pensionistico. I primi 330 mila euro che pagherà allo Stato serviranno soltanto a “fare pari” con il buco lasciato da una generazione che ha avuto il posto fisso e la pensione a 50-55 anni."[23]

Il debito pensionistico latente è passato dal 150% del PIL nel 1960 al 400% del PIL nei primi anni 1990.[24]

L'esplosione della spesa pensionistica è rilevata dall'ISTAT nella serie storica dalla quale risulta che il deficit previdenziale[25] cumulato dal 1991, senza gli interessi è di ca. 900 miliardi, praticamente con gli interessi supera il 50% del debito pubblico esplicito italiano del 2014.

Tavola 5.2 - Principali indicatori relativi agli enti di previdenza - Anni 1921-2008 (valori in euro)

Anni Deficit previdenziale
(migliaia di
euro correnti ) (a)
Tasso
di copertura
previdenziale (b)
Spesa
per prestazioni
sul PIL (c)
Deficit
previdenziale
pro capite (d)
Spesa
per prestazioni
pro capite (e)
Riforma previdenziale
1921 € 136,00 1295,5 -0 € 0,00 € 0,00
1922 € 158,00 1233,3 -0 € 0,00 € 0,00
1923 € 165,00 1066,7 -0 € 0,00 € 0,00
1924 € 216,00 666,2 -0 € 0,01 € 0,00
1925 € 245,00 778,6 -0 € 0,01 € 0,00
1926 € 261,00 632,6 -0 € 0,01 € 0,00
1927 € 236,00 385 -0 € 0,01 € 0,00
1928 € 266,00 399,4 -0 € 0,01 € 0,00
1929 € 284,00 314,8 -0 € 0,01 € 0,00
1930 € 218,00 207,1 -0 € 0,01 € 0,01
1931 € 117,00 142,7 -0 € 0,00 € 0,01
1932 € 54,00 117,2 -0 € 0,00 € 0,01
1933 € 87,00 122,1 -0 € 0,00 € 0,01
1934 € 123,00 129 -0 € 0,00 € 0,01
1935 € 175,00 132,4 -0 € 0,00 € 0,01 nascita dell'INPS
1936 € 195,00 130,8 -0 € 0,01 € 0,02
1937 € 297,00 138,5 -0 € 0,01 € 0,02
1938 € 402,00 143,8 -0 € 0,01 € 0,02
1939 € 818,00 198,2 -0 € 0,02 € 0,02 modello previdenziale corporativo fascista
1940 € 977,00 149,4 -0 € 0,02 € 0,05
1941 € 826,00 125,1 -0 € 0,02 € 0,07
1942 € 865,00 116,7 -0 € 0,02 € 0,12
1943 € 373,00 106,4 -0 € 0,01 € 0,13
1944 € 567,00 108,8 -0 € 0,01 € 0,14
1945 -€ 1.308,00 90,1 -0 -€ 0,03 € 0,29
1946 € 4.753,00 113,4 -0 € 0,10 € 0,78
1947 € 16.854,00 118 -0 € 0,37 € 2,03
1948 € 9.203,00 105,6 -0 € 0,20 € 3,56 I principi della Costituzione Italiana|
1949 € 31.166,00 117,3 -0 € 0,67 € 3,86
1950 € 29.121,00 114,7 -0 € 0,62 € 4,20
1951 € 41.241,00 117,1 -0 € 0,87 € 5,10
1952 € 43.440,00 113,5 -0 € 0,91 € 6,75 Legge 4 aprile 1952
1953 € 43.355,00 110,9 -0 € 0,90 € 8,29
1954 € 83.202,00 119,1 -0 € 1,72 € 9,03
1955 € 88.963,00 117,7 -0 € 1,83 € 10,33
1956 € 79.992,00 113,2 -0 € 1,64 € 12,35
1957 € 87.746,00 113,5 -0 € 1,78 € 13,25
1958 € 30.728,00 103,8 -0 € 0,62 € 16,37 Legge 20 febbraio 1958
1959 -€ 3.632,00 99,6 -0 -€ 0,07 € 18,68
1960 € 186.665,00 118,3 -0 € 3,72 € 20,34
1961 € 143.608,00 112,9 -0 € 2,84 € 22,07
1962 € 169.821,00 112,4 -0 € 3,34 € 26,81
1963 € 262.236,00 115,5 -0 € 5,12 € 32,93
1964 € 363.935,00 120,3 -0 € 7,04 € 34,67
1965 -€ 19.637,00 99,1 -0 -€ 0,38 € 43,54
1966 -€ 19.739,00 99,2 -0 -€ 0,38 € 47,28
1967 -€ 92.116,00 96,6 -0 -€ 1,74 € 51,71
1968 -€ 4.259,00 99,9 -0 -€ 0,08 € 57,79
1969 € 60.957,00 101,8 -0 € 1,14 € 64,74
1970 € 206.770,00 105,3 11,2 € 3,84 € 73,16
1971 € 478.165,00 109,9 12,5 € 8,84 € 88,89
1972 € 85.000,00 101,6 12,9 € 1,56 € 100,31
1973 € 169.467,00 102,6 12,6 € 3,10 € 117,31 Decreto del presidente
della Repubblica
29 dicembre 1973, n. 1092
baby pensioni
1974 -€ 127.195,00 98,5 13,2 -€ 2,31 € 155,24
1975 -€ 471.009,00 94,6 11,8 -€ 8,50 € 157,92
1976 -€ 554.675,00 94,8 11,5 -€ 9,96 € 192,75
1977 -€ 602.705,00 95,3 11,3 -€ 10,77 € 227,45
1978 -€ 1.795.204,00 88,7 12 -€ 31,97 € 283,64
1979 -€ 373.915,00 97,9 11,2 -€ 6,64 € 322,31
1980 -€ 855.769,00 96,3 11,3 -€ 15,16 € 408,93
1981 -€ 1.025.683,00 96,3 11,4 -€ 18,15 € 489,44
1982 -€ 322.786,00 99 11,7 -€ 5,71 € 597,05
1983 -€ 1.325.745,00 96,8 12,2 -€ 23,44 € 723,08
1984 -€ 1.594.302,00 96,5 11,7 -€ 28,18 € 794,15
1985 -€ 2.649.940,00 94,9 12,1 -€ 46,82 € 916,09
1986 -€ 1.426.970,00 97,5 12,2 -€ 25,21 € 1.021,03
1987 -€ 1.157.896,00 98,1 12 -€ 20,46 € 1.100,55
1988 -€ 1.527.680,00 97,8 11,9 -€ 26,98 € 1.215,41
1989 -€ 874.362,00 98,9 12,1 -€ 15,43 € 1.349,70
1990 -€ 1.022.068,00 98,8 12,3 -€ 18,02 € 1.522,69
1991 -€ 759.708,00 99,2 12,4 -€ 13,39 € 1.674,73
1992 -€ 6.477.402,00 94 13,3 -€ 114,05 € 1.887,45 Decreto legislativo 30 dicembre 1992
1993 -€ 4.710.087,00 95,8 13,5 -€ 82,88 € 1.967,28
1994 -€ 11.161.667,00 90,6 13,5 -€ 196,36 € 2.085,79 Decreto legislativo 30 giugno 1994
1995 -€ 9.895.831,00 92,1 13,3 -€ 174,09 € 2.216,25 Legge 8 agosto 1995
1996 -€ 23.460.754,00 84,6 15,1 -€ 412,60 € 2.674,16 Decreto legislativo 10 febbraio 1996
1997 -€ 24.492.301,00 85,1 15,7 -€ 430,52 € 2.898,91
1998 -€ 35.793.955,00 78,8 15,5 -€ 628,99 € 2.970,38
1999 -€ 48.821.909,00 73,7 16,5 -€ 857,78 € 3.264,67
2000 -€ 50.786.666,00 73,4 16 -€ 891,90 € 3.348,36
2001 -€ 47.981.534,00 75,9 16 -€ 842,12 € 3.501,33
2002 -€ 54.024.411,00 74,7 16,5 -€ 945,19 € 3.735,41
2003 -€ 51.643.271,00 76,7 16,6 -€ 896,51 € 3.852,28
2004 -€ 54.434.093,00 76,3 16,5 -€ 935,69 € 3.951,59
2005 -€ 55.778.004,00 76,5 16,6 -€ 951,73 € 4.048,84
2006 -€ 58.426.154,00 76,3 16,6 -€ 991,26 € 4.187,78 Decreto-legge 2 febbraio 2006
2007 -€ 54.340.716,00 78,9 16,7 -€ 915,21 € 4.341,59
2008 -€ 54.115.382,00 80,1 17,4 -€ 904,45 € 4.549,95
2009
2010
2011 Riforma delle pensioni Fornero
2012
2013
2014

Gli effetti della riforma delle pensioni Fornero[modifica | modifica sorgente]

La crisi economica in Italia iniziata nel 2007 portava ancora di più all'ampliamento della bolla previdenziale in Italia.

La riforma delle pensioni Fornero per alcuni aspetti tendeva a ridurre i fattori negativi, mentre per altri aspetti tendeva ad esasperarli.

parametro effetti della riforma
trasferimento di risorse tra generazioni| sostanziale intangibilità per le pensioni in essere e quindi mantenimento del
modello previdenziale corporativo fascista basato sulla teoria della spoliazione legale
aumento dell'aliquota contributiva pensionistica di finanziamento per alcune categorie (commer., artig., agric., gestione separata, professionisti)
riduzione del reddito disponibile dei lavoratori per alcune categorie (commer., artig., agric., gestione separata, professionisti) + blocco stipendi P.A. in atto
riduzione delle promesse pensionistiche| per le donne del 20% ca, per tutti pro-quota dal 2012
decrescita o crescita ridotta dell'economia dati macroeconomici italiani
crollo dei consumi
aumento del cuneo fiscale sul lavoro aumento imposte indirette
aumento della disoccupazione v. decreto Poletti
diminuzione del monte dei salari sul PIL
aumento del rapporto tra la spesa pensionistica ed il PIL al 2014 non si era invertita la crescita
diminuzione del monte dei contributi previdenziali leggero aumento legato all'aumento delle aliquote
aumento dei disavanzi di gestione degli enti previdenziali v. Bilancio sociale INPS 2012
indebitamento dello Stato| per la spesa pensionistica| corrente v. Bilancio sociale INPS 2012 (Trasferimenti)
aumento della tassazione per il pagamento degli interessi sul debito pubblico v. pressione fiscale apparente e pressione fiscale legale
ulteriore crollo dei consumi conseguente al consolidamento fiscale
deflazione| Italia in deflazione nel 2014 dopo 50 anni
tasso annuo di capitalizzazione per la rivalutazione del montante contributivo individuale negativo Tasso negativo nel 2014 per la prima volta dal 1996
deflatore del PIL Aumenta il costo reale del servizio al debito pubblico e si riduce lo spazio fiscale per la spesa pubblica

La sostenibilità del debito pubblico: esplicito, implicito, a breve e medio termine[modifica | modifica sorgente]

Gli organismi internazionale[modifica | modifica sorgente]

Nel settembre 2014 l'FMI segnalava l'eccessiva onerosità del sistema pensionistico pubblico e consigliava di ridurre la spesa pensionistica.[26]

Il superamento della bolla previdenziale in Italia[modifica | modifica sorgente]

Il superamento degli squilibri economici finanziari determinati dalla bolla previdenziale sono particolarmente problematici in Italia in quanto si tratta di fare riforme strutturali che non sono state fatte per venti anni, a partire dalla riforma Amato e dalla riforma delle pensioni Dini.

La riforma delle pensioni Fornero era un mezzo passo in avanti sul lato delle spese per le prestazioni che dovevano maturare, salvo alcune forti penalizzazioni a ristrette categorie di pensionati quali le donne già prossime alla pensione e gli esodati.

Il documento di economia e finanza del 2014 con le previsioni di spesa fino al 2018 metteva in evidenza lo squilibrio della spesa per le pensioni rispetto a tutte le altre voci del bilancio dello Stato.[27]

La riforma Fornero avviava la transizione al modello previdenziale universale lasciando intatte le 21 casse di previdenza di cui al D.Lgs. 509/1994, senza toccare le baby pensioni il vitalizio del parlamentare o la pensione gonfiata.

Il primo passaggio doveva quindi essere la transizione rapida al modello previdenziale universale con rimodulazione delle prestazioni previdenziali basate su insostenibili regali dello Stato.

Differenze tra la bolla previdenziale e lo schema Ponzi[modifica | modifica sorgente]

Bolla previdenziale Schema Ponzi
Legale Illegale
Partecipazione obbligatoria Partecipazione volontaria
Basato sull'illusione della coesione sociale Basato sull'illusione dei rendimenti da capitale
Versamenti obbligatori aliquota sul reddito Versamenti del risparmio volontario
Remunerazione al tasso di rendimento apparente Remunerazione al tasso di interesse offerto
I versamenti obbligatori sono trasformati in un conto "nozionale" Perdita del capitale versato

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. LaVoce.info 30/09/2014, Sgonfiare la “bolla” di un risparmio previdenziale (o quasi), per trasferirlo, anche per aiutare la crescita, sui redditi e sui consumi, – la debolezza dei quali è alla radice dell’attuale crisi – è un obiettivo importante.
  2. Michele Tronconi, Tfr in busta paga, un siluro alla previdenza integrativa, in intermediachannel, 07/10/2014. URL consultato il 7 ottobre 2014.
    «È VERO CHE ESISTE UNA BOLLA PREVIDENZIALE? ... No, se ci si riferisce al secondo pilastro; sì, se ci si riferisce al primo. ... Per contro, sul versante pubblico, la bolla esiste ed è data dal fatto che i diritti acquisiti dai pensionati e pensionandi superino di oltre il 25 per cento quello delle contribuzioni di chi lavora e lavorerà nell’immediato futuro, ...».
  3. Claudio Romini, L'Opinione, 15/11/2014, http://www.opinione.it/editoriali/2014/11/15/romiti_editoriale-15-11.aspx#.VGceFCKkNSM.twitter. URL consultato il 15 novembre 2014.
    «Fin da quando ho cominciato ad interessarmi di politica, mi sono sempre posto una domanda: se la mano pubblica si espone eccessivamente dal lato della spesa corrente, come può farvi fronte nel caso di una molto prolungata recessione?».
  4. B2Corporate 02/10/2014, Il mondo della finanza è straordinariamente chiuso e autoreferenziale, caratterizzato da svantaggi informativi per i risparmiatori. Gli operatori istituzionali utilizzano un linguaggio gergale e complicato e prodotti finanziari complessi, spesso allo scopo di nascondere i costi.
  5. Vito Lops, Il Pil non cresce più ma il debito sì. L’Italia è in una spirale da incubo. Che farà Renzi?, in Il Sole 24 Ore, 14/11/2014. URL consultato il 14 novembre 2014.
    «L'Europa potrebbe dirci “no, cara Italia, così non ci siamo, stai deviando troppo dal percorso di rientro dal debito pubblico, correggi la rotta e insisti nel consolidamento fiscale…”.».
  6. (EN) Lawrence Summers, Why public investment really is a free lunch, ft.com. URL consultato il 7 ottobre 2014.
  7. Francesco Pacifico, Se i figli non pagano la pensione ai padri?, in Il Garantista, 06/11/2014. URL consultato il 6 novembre 2014.
    «Il problema è che qui si stanno mettendo le basi per un conflitto intergenerazionale, che va evitato.».
  8. Claudio Romini, L'Opinione, 15/11/2014, http://www.opinione.it/editoriali/2014/11/15/romiti_editoriale-15-11.aspx#.VGceFCKkNSM.twitter. URL consultato il 15 novembre 2014.
    «se la mano pubblica si espone eccessivamente dal lato della spesa corrente, come può farvi fronte nel caso di una molto prolungata recessione? O taglia la medesima spesa corrente o aumenta i debiti - tertium non datur - è l’unica risposta possibile.».
  9. G20, Renzi: "Austerità non basta, servono investimenti e riforme", in Adnkronos, 15/11/2014. URL consultato il 15 novembre 2014.
    «"I grandi paesi del mondo condividono idea di fondo: austerità non basta, servono investimenti e riforme".».
  10. LaVoce.info 03/10/2014, Che il welfare italiano abbia un urgente bisogno di essere riformato è indubbio, stante che si tratta di uno dei sistemi più frammentati, più pieni di buchi, più esposti a manipolazioni e imbrogli tra quelli europei.
  11. LaVoce.info 03/10/2014, Che il welfare italiano abbia un urgente bisogno di essere riformato è indubbio, stante che si tratta di uno dei sistemi più frammentati, più pieni di buchi, più esposti a manipolazioni e imbrogli tra quelli europei.
  12. Inarcassa Relazione della Corte dei Conti 2006-2008, p.48 tab. 45
  13. Inarcassa Relazione della Corte dei Conti 2006-2008, p.50 tab. 47
  14. Inarcassa Relazione della Corte dei Conti 2006-2008, p.46 tab. 43
  15. Inarcassa Relazione della Corte dei Conti Esercizio 2009, p.44 grafico 3
  16. Inarcassa Relazione della Corte dei Conti Esercizio 2010, p.46
  17. Inarcassa Relazione della Corte dei Conti Esercizio 2010, p.46 tab. 41
  18. Inarcassa Relazione della Corte dei Conti Esercizio 2010, p.47 grafico 3
  19. Mauro Maré, Tutte le verità sui sistemi pensionistici, in Il Sole 24 Ore, 24/10/2013. URL consultato l'11 ottobre 2014.
    «Perciò, l'opportunità di ulteriori aggiustamenti si restringe dato il potere elettorale crescente dei pensionati.».
  20. LaVoce.info 30/09/2014, Al 33 per cento di aliquota per la previdenza obbligatoria si aggiungono altri 11-13 punti circa per chi ha la previdenza integrativa, portando il contributo complessivo destinato alle pensioni attorno al 45 per cento (di molto superiore a quello esistente in tutta Europa): un livello che rischia di essere incomprensibile in un paese con drammatici problemi di crescita e occupazione.
  21. Pensione Integrativa Deducibilità Fiscale dei Fondi Pensione, Ogni anno è possibile portare in deduzione dal proprio reddito imponibile i contributi versati a favore della Previdenza Complementare fino ad un massimo, per anno, di 5.164,57 Euro
  22. Pensione Integrativa Deducibilità Fiscale dei Fondi Pensione, v. tabella
  23. http://www.libertiamo.it/2010/10/27/inps-e-bolla-pensionistica-una-battuta-ci-seppellira/, Inps e bolla pensionistica. Una battuta ci seppellirà, in libertiamo, 27/10/2010.
    «Un giovane che entri oggi nel mercato del lavoro vede gravare su di sé 80 mila euro di debito pubblico e 250 mila euro di debito pensionistico. I primi 330 mila euro che pagherà allo Stato serviranno soltanto a “fare pari” con il buco lasciato da una generazione che ha avuto il posto fisso e la pensione a 50-55 anni.».
  24. Giancarlo Morcaldo, Pensioni, necessità di una riforma (PDF), bancaditalia.it. URL consultato il 31 agosto 2014.
    «pag. 12 - Il “debito pensionistico”, cioè l’ammontare delle riserve che sarebbe stato necessario accumulare in un regime di capitalizzazione per far fronte agli impegni presi, per effetto della progressiva estensione del sistema e dei continui miglioramenti apportati alla normativa cresceva rapidamente, passando da una volta e mezzo il prodotto interno lordo annuo nel 1960 a poco meno di quattro volte nei primi anni novanta.».
  25. Previdenza e assistenza sociale (PDF), in ISTAT, 2010. URL consultato l'8 ottobre 2014.
    «v. Cap. 5 tab. 5.2. Colonna a) Deficit previdenziale».
  26. Quifinanza, FMI di nuovo all'assalto delle pensioni italiane: "Troppo alte, tagliatele", in Quifinanza. URL consultato l'11 ottobre 2014.
    «Tuttavia il FMI si mostra scettico sui reali benefici della spending review se non saranno toccate almeno le pensioni, la cui spesa è la più alta in Europa e che rappresenta il 30% del totale in Italia.».
  27. Mitt Dolcino, In assenza di un’uscita dall’euro il taglio delle pensioni “medie” è la misura necessaria per pensare di superare la crisi: il nuovo fascismo è alle porte, ecco [[:Template:Sic]], 21/11/2014. URL consultato il 21 novembre 2014.
    «Dunque, da fine economista e buon oratore il nostro economista di sinistra portò la platea al punto nodale ossia le pensioni: ogni medio conoscitore della materia sa che senza un taglio delle pensioni non se ne esce, conti della serva oggi lo Stato spende circa 800 miliardi di euro annui e di questi circa 400 sono pensioni/prestazioni sociali e sanità, a cui bisogna aggiungere 85 mld circa di interessi sul debito incomprimibili su base euro ed europea (non su base lira ipotetica). Dunque è su pensioni e sanità che bisogna incidere.». Wikilink compreso nell'URL del titolo (aiuto)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Libri[modifica | modifica sorgente]

News[modifica | modifica sorgente]

Web[modifica | modifica sorgente]

  • Bilanci tecnici attuariali|: 2011, docs.google.com, BilancioTecnico2011. URL consultato il 12 aprile 2014., 2009, docs.google.com, BilancioTecnico2009. URL consultato il 20 marzo 2013., 2006, docs.google.com. URL consultato il 20 marzo 2013.

4 - Storia pensionistica italiana

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