Il conflitto pensionistico/Conflitto pensionistico e non generazionale

Da const.

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Il momento più delicato nella scrittura di un libro su Wikibooks è la scelta del titolo in quanto va fatta prima di iniziare a scriverlo e non alla fine come avviene correntemente.

In questo caso, per un tema affrontato da autodidatta ossia quello del diritto costituzionale e del diritto della previdenza sociale legati all'economia politica ed alle scienze economiche, la scelta di "Il conflitto pensionistico" in luogo di "Il conflitto generazionale" o "I sistemi pensionistici" è stata assolutamente azzeccata visti gli sviluppi dopo un anno di scrittura.

Due sono gli aspetti salienti per confermare la scelta del titolo: il primo è che non esiste il patto generazionale che regola i rapporti nei sistemi pensionistici ma esiste il contratto sociale ossia il rapporto che lega lo Stato ai suoi cittadini e il sistema pensionistico pubblico non è finanziato solamente da una generazione di lavoratori ma da tutti i protagonisti economici della nazione.

Il secondo aspetto è invece il fatto che i beneficiati dalle pensioni regalate non sono gli appartenenti a specifiche coorti di pensionati bensì da chi rientra in specifici parametri di reddito, occupazione, anzianità e che abbia operato opportune scelte.

Ad esempio due donne nate nel 1951 che abbiano iniziato la stessa professione nel 1976, possono aver optato la prima per la baby pensione dopo appena 9 anni e mezzo di lavoro (riscattando la laurea) e la seconda per il lavoro, magari ritrovandosi la seconda nell'impossibilità di andare in pensione prima dell'entrata in vigore della riforma delle pensioni Fornero e di conseguenza di dover andare in pensione a 67 anni nel 2018.[1] [2] [3] Abbiamo il caso del lavoratore precario che ha pagato pochi contributi, non per sua scelta ma per scelta dello Stato e che gli stessi saranno rivalutati in modo ridotto con il metodo di calcolo contributivo mentre gli stessi lavoratori che avevano nel 1996 più di 18 anni di anzianità si ritroveranno i contributi versati nello stesso periodo rivalutati a tassi di rendimento apparente che sono considerati legalmente tassi usurari.

Un prontuario intitolato semplicemente "I sistemi pensionistici" non avrebbe evidenziato che l'istituzione dei sistemi pensionistici pubblici, attraverso politiche di redistribuzione regressive dei redditi, fosse degenerata in questo momento in una situazione di conflitto sociale generata dallo Stato attraverso le sue leggi.

Leggi sviluppate nel tempo con un filo conduttore: violare i principi Costituzionali. Se questi fossero stati applicati, non esisterebbe il conflitto pensionistico.

Il conflitto pensionistico vuole quindi evidenziare le aberrazioni di un sistema legale che a più riprese ha portato il Paese sull'orlo del default.


Le origini del conflitto pensionistico[modifica | modifica sorgente]

Come si vedrà nei vari capitoli il conflitto pensionistico in Italia deriva dal difetto di origine del sistema pensionistico pubblico basato sul modello occupazionale corporativo che fin dalla nascita dei primi enti ha creato una differenziazione delle prestazioni di previdenza sociale.

Nella legge istitutiva dell'INFPS nel 1935 c'è stato un tentativo di universalizzazione del sistema pensionistico subito degenerato nel 1939 con il metodo di calcolo retributivo fascista.

La Costituzione Italiana del 1948 ha stabilito i principi di uguaglianza e di solidarietà che sono spiegati nella teoria Costituzionale del diritto della previdenza sociale ma che sono sostanzialmente rimasti lettera morta.

Nel dopoguerra sono state infatti istituite nuove casse di previdenza dei liberi professionisti secondo la segmentazione prevista nella legge del 1935.

La istituzione delle baby pensioni e dei vitalizi estesi poi alle 21 nuove regioni hanno moltiplicato i beneficiari dei regali pensionistici.

Dopo un primo tentativo di riordino della situazione con la riforma Amato nel 1992, un intervento di Ciampi ha dato il via libera alle Casse di previdenza dei liberi professionisti nel 1994.

Infine nel 1995 con la riforma delle pensioni Dini si sono creati i presupposti nel più totale spregio della carta costituzionale per l'esplosione del conflitto pensionistico creando i tre gruppi di cittadini con prospettive pensionistiche totalmente diverse e la Gestione separata INPS con la ghettizzazione del mondo dei precari figli della nuova cultura del lavoro.

E' nata contemporaneamente l'illusione della sostenibilità del nuovo sistema contributivo quando in realtà la transizione dal metodo di calcolo retributivo a quello contributivo sarebbe avvenuta nell'arco di decenni.

Infatti analizzando la spesa pensionistica dal 1995 al 2002 si ha un peggioramento della copertura previdenziale dal 92% al 75% ossia un crollo mai visto nei precedenti 70 anni di previdenza sociale.

In questa fase è nata anche la pensione gonfiata dei sindacalisti come legge Treu definita da lui stesso una legge venuta male.

Sempre Treu è autore della legge sulla moltiplicazione delle casse dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi, addirittura con soli 5.000 iscritti, anch'essa definita dallo stesso Treu istituzioni dai costi non sostenibili proprio per lo spezzettamento amministrativo.

Quindi il sostanziale mantenimento dei precedenti privilegi non ha migliorato i conti ma addirittura la riforma delle pensioni Dini li ha peggiorati in quanto il nuovo metodo contributivo, più sostenibile fiscalmente non avrebbe avuto effetti significativi sulla determinazione della rendita pensionistica se non dopo il 2025 circa.


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  1. Pensioni. Donne classe '53,in pensione con 30 anni di differenza, 12/10/2015. URL consultato il 3 gennaio 2016.
    «Compagne di banco alle elementari, ma in pensione a trent'anni di distanza una dall'altra. E' il destino che potrebbe toccare in sorte a due donne nate nel 1953, che, con il rinvio delle modifiche alla Legge Fornero in tema di flessibilità, potrebbero ora uscire dal lavoro con trent'anni di differenza di età:».
  2. Pensioni, dal 2016 le donne lavoreranno 22 mesi in più, 28/12/2015. URL consultato il 28 dicembre 2015.
    «La classe di età più penalizzata è quella delle donne nate nel 1953 dato che si ritroveranno a rincorrere la pensione fino al 2020 (nel 2018, quando compiranno 65 anni e 7 mesi sarà scattato un nuovo scalino mentre nel 2019 ci sarà nuovo aumento della speranza di vita).».
  3. Luca Cifoni, Pensioni, il caso della classe del 1953: fuori dal lavoro solo nel 2020, 29/12/2015. URL consultato il 31 dicembre 2015.
    «Ma per le signore nate nell’anno immediatamente successivo, che lavorano nel settore privato, le tappe della riforma Fornero disegnano una sorta di percorso a ostacoli che le farà accedere alla pensione di vecchiaia solo nel 2020, alla soglia dei 67 anni (per la precisione 66 e 11 mesi).».