Il conflitto pensionistico/Debito pubblico implicito

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Il debito pubblico implicito o debito implicito è il debito che lo Stato deve pagare per erogare le future prestazioni previdenziali, sanitarie ed assistenziali secondo quanto previsto dalla legislazione vigente, nell'ipotesi che la legislazione sulla previdenza sociale e sulla sanità resti invariata in futuro.

Viene stimato sviluppando delle ipotesi sulla evoluzione della demografia della popolazione dello Stato, secondo scenari macroeconomici di sviluppo e di inflazione.

Il debito pubblico implicito è quindi il valore attualizzato, ipotizzando un fattore di sconto convenzionale, delle obbligazioni future dello Stato nel campo della previdenza sociale.

Definizione[modifica | modifica sorgente]

Il debito pubblico implicito consiste principalmente nelle obbligazioni derivanti dalle prestazioni previdenziali previste dai sistemi pensionistici pubblici, generalmente privi di patrimonio di previdenza e consistente quindi nel debito pensionistico latente.

Queste obbligazioni non patrimonializzate esistono in quanto i governi hanno promesso ai propri cittadini molti servizi in futuro - nella forma di pensioni, sanità, assistenza sociale ecc. - ma non hanno raccolto o accantonato le entrate provenienti dalla tassazione ancorché previste per tali servizi in quanto tali servizi pubblici sono determinati con uno schema pensionistico con formula delle rendite predefinita (es. metodo di calcolo retributivo) e sono finanziati con l'imposizione fiscale (contributi previdenziali) e erogate da enti previdenziali.[1]

Differenze e similitudini tra debito pubblico implicito e debito pubblico esplicito[modifica | modifica sorgente]

Il debito pubblico esplicito è la somma di obbligazioni che sono state liquidate senza la disponibilità finanziaria, per il quale è stato assunto il debito, mentre il debito pubblico implicito è la somma attualizzata di obbligazioni che dovranno essere liquidate in futuro in base alle normative vigenti.

Il debito pubblico esplicito consiste nei titoli di stato emessi in cambio di un finanziamento e quindi alla base dello stesso vi è un contratto rappresentato dal titolo che deve essere onorato a meno di un default o ristrutturazione del debito.

Il debito pubblico implicito rappresenta invece il valore delle promesse pensionistiche, insieme ad altre promesse di servizi nel campo della sanità e dell'assistenza che per essere mantenute necessitano dell'accantonamento di quella somma.

Tali promesse non debbono essere onorate in una unica soluzione ma nel tempo es. per le pensioni nel periodo di pensionamento del singolo cittadino.

Quindi di anno in anno, una quota del debito pubblico implicito deve essere pagata con le entrate correnti della fiscalità.

Nel caso in cui tale somma non sia totalmente pagabile con le entrate fiscali correnti, o si decide di non pagarlo o lo si paga aumentando il debito pubblico esplicito, quindi trasferendo alle future generazioni tale quota di debito implicito.

Nel caso in cui si decide di non pagarlo, allora lo Stato attua una riforma previdenziale ossia una modifica delle regole alla base della determinazione dell'importo del debito pubblico implicito.


Descrizione debito pubblico esplicito debito pubblico implicito
modalità di costituzione del debito contratto/emissione titoli pubblici legge speciale sulle assicurazioni sociali obbligatorie
utilizzo del debito liquidazione di obbligazioni passate liquidazione di obbligazione future
effetti del non pagamento del debito perdite per i creditori non pagamento di prestazioni previdenziali promesse
modalità di non pagamento del debito default dello Stato riforma previdenziale o default previdenziale
modalità di pagamento del debito imposizione fiscale consolidamento fiscale imposizione fiscale contributi obbligatori per le assicurazioni obbligatorie

Esempi di normative che hanno determinato l'esplosione del debito pubblico implicito[modifica | modifica sorgente]

Il sistema retributivo totalmente in uso fino al 2011, e successivemente in forma pro-quota fino ad esaurimento del metodo di calcolo misto riconosce un elevato rendimento individuale (attraverso il tasso di rendimento apparente) volto ad anticipare alle generazioni di pensionati attuali i vantaggi di veder pagata la pensione da una generazione di lavoratori più numerosa e meglio retribuita.

I sistemi pensionistici pubblici sono senza patrimonio di previdenza e con indice di patrimonializzazione nullo. In Italia non si è sviluppato per ragioni storiche il modello previdenziale universale ma il modello previdenziale corporativo fascista tuttora vigente.

Questo metodo se applicato quando sono attesi periodi sviluppo demografico ed economico è un ottimo "acceleratore" economico in quanto la pensione viene concessa come un servizio pubblico anche alle prime generazioni di pensionati senza un adeguato versamento di contributi, ma è anche vero che i suoi meccanismi vanno rivisti e moderati man mano che la curva di sviluppo tende a diventare piatta, o peggio in discesa.

Il sistema politico italiano, per motivi di gestione del consenso, ha tardato nel fare questi adeguamenti e soprattutto ha consentito, e a volte sviluppato direttamente, una grande quantità di eccezioni, determinando l'esplosione della cosiddetta bolla previdenziale, proprio grazie al modello previdenziale corporativo fascista, dove le categorie più "privilegiate" continuavano, e continuano anche oggi, a conservare condizioni più favorevoli. Prima fra tutte proprio la categoria stessa dei politici, ma anche i giornalisti, i sindacalisti, gli artigiani, i commercianti, gli ingegneri ed altri.

Giova osservare che molti di questi meccanismi di privilegi sono legati ai particolari schemi pensionistici con formula delle rendite predefinita|, e possibili proprio con il sistema retributivo tramite regole scritte "ad hoc" come quella citata al punto precedente delle pensioni baby, mentre con il sistema contributivo della riforma Dini, come corretto con le modifiche della riforma delle pensioni Fornero sono quasi del tutto cancellati ed addirittura ribaltati con il tasso di rendimento apparente degli ultimi anni negativo.

Solo una politica più attenta alla coesione sociale e meno agli interessi delle lobby previdenziali potrà eliminare del tutto questo tipo di problemi.

Nel frattempo il sistema pensionistico pubblico opera una politica di redistribuzione dei redditi| a favore dei più abbienti ponendone i costi a carico della collettività attraverso l'aumento del debito pubblico implicito.

Il debito pubblico implicito nella teoria del saccheggio legale[modifica | modifica sorgente]

Se si considerano le pensioni calcolate con il metodo di calcolo retributivo una forma di saccheggio legale della cosa pubblica, il debito pubblico implicito rappresenta in parte il valore attuale delle obbligazioni dovute per il versamento dei contributi e in parte il valore attuale della quota di saccheggio legale che sarà consumato nel futuro.

Studi recenti sul debito pubblico implicito[modifica | modifica sorgente]

L'importanza della valutazione del debito pubblico implicito è stata recentemente evidenziata negli studi di Éric Pichet.

Il debito pubblico implicito in Italia[modifica | modifica sorgente]

Il debito pensionistico latente è passato dal 150% del PIL nel 1960 al 400% del PIL nei primi anni 1990.[2]

Secondo Michael Spence, premio Nobel per l'economia del 2001, "le passività dei sistemi previdenziali e dei fondi pensione, in base alle stime, sono di quattro volte e anche di più al volume del debito sovrano."

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. Foundation Market Economy, Implicit state debt, which, at 147 percent of GDP, comprises the lion’s share of total public debt, consists primarily of unfunded social security liabilities. These unfunded liabilities exist because our government has promised its citizens more services in the future – in the form of pensions, health care, and nursing care, among others – but has failed to raise the revenue from taxation or insurance contributions that is necessary to pay for these new services.
  2. Morcaldo 2007, p. 12 - Il “debito pensionistico”, cioè l’ammontare delle riserve che sarebbe stato necessario accumulare in un regime di capitalizzazione per far fronte agli impegni presi, per effetto della progressiva estensione del sistema e dei continui miglioramenti apportati alla normativa cresceva rapidamente, passando da una volta e mezzo il prodotto interno lordo annuo nel 1960 a poco meno di quattro volte nei primi anni novanta.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Mattia Persiani, Diritto della previdenza sociale, 19ª ed., Padova, CEDAM, 2012, ISBN 978-88-13-33206-8.

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News[modifica | modifica sorgente]


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