Il conflitto pensionistico/Introduzione

    Da const.

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    Per conflitto pensionistico si intende un conflitto economico all'interno della società italiana legato alla spesa pensionistica ed al finanziamento della stessa.

    La spesa pensionistica contempla due aspetti: il primo più evidente e significativo è legato ai pensionati ai quali lo Stato provvede, attraverso enti pubblici, con l'erogazione del servizio pubblico "pensione"; il secondo riguarda i costi di gestione del sistema pensionistico e contemplano sia gli enti gestori ma soprattutto le modalità di amministrazione dei patrimoni costituiti con i tributi non spesi immediatamente.

    Il finanziamento della spesa pensionistica avviene tramite i tributi che gravano principalmente sui lavoratori attivi e le imprese ma anche sui contribuenti in genere che insieme coprono i costi del sistema pensionistico.

    Esso si svolge tutto in termini legali in quanto il sistema pensionistico pubblico è regolato da norme di diritto pubblico.

    Il conflitto pensionistico è quindi il risultato degli eccessi o meglio alle aberrazioni delle politiche di redistribuzione dei redditi, rivendicate da corpi ed organizzazioni sociali, che hanno avuto il sostegno e l'approvazione dei partiti politici che hanno governato il Paese.

    Mentre la logica vorrebbe che i padri pensassero al futuro dei figli, la legislazione nel campo della previdenza sociale pubblica basata sul modello previdenziale corporativo fascista ha portato allo sviluppo di lobby previdenziali che si battevano per ottenere il massimo a prescindere dal bene comune.

    Non esistendo nella politica italiana una lobby dei giovani o dei figli, ne è risultato che la lobbycrazia ha caricato tutti i costi economici sulle giovani generazioni attraverso il debito pubblico esplicito ed il debito pubblico implicito ed attuando politiche di redistribuzione dei redditi contro i giovani.

    Ad esse si sono aggiunte politiche di discriminazione generazionale nel mondo del lavoro che esulano da questa trattazione ma che sono collegate dal punto di vista della discriminazione previdenziale come nel caso della Gestione Separata INPS.

    Ogni singola riforma previdenziale è quindi un tassello del conflitto pensionistico dove uno di questi corpi sociali emergenti poneva a carico dei soccombenti nuovi costi economici e sociali slegati da principi di equità.

    Quella che dovrebbe essere la corretta gestione di un servizio pubblico come avviene in molte parti del mondo, in Italia ha raggiunto dei costi che la popolazione attiva non riesce più a sostenere, costi che contribuiscono in modo significativo, in concomitanza della crisi economica iniziata nel 2007, all'aggravarsi della stessa con l'aumento della disoccupazione, aumento del deficit e del debito pubblico e la diminuzione del PIL per via dell'elevata tassazione legata al costo del lavoro.

    Le promesse pensionistiche dagli anni '70 in poi hanno portato ad un debito pensionistico latente dal 150% al 400% del PIL negli anni '90.

    La spesa pubblica pensionistica ha superato il 16% del PIL nel 2013 ed è pari a circa il 40% della spesa pubblica. Con la spesa sanitaria la spesa per il welfare supera il 50% della spesa corrente primaria.

    La spesa pubblica pensionistica della Germania che ha le stesse componenti demografiche dell'Italia è del 12% del PIL ossia quattro punti di PIL che corrispondono a circa 60 miliardi di euro ma il costo del servizio al debito pubblico italiano è quattro volte superiore a quello tedesco.

    Le riforme delle pensioni degli ultimi 20 anni hanno lasciato invariati i costi e diminuito le aspettative pensionistiche dei lavoratori attivi i quali devono accollarsi i costi dei regali previdenziali pregressi.

    La segmentazione del mercato del lavoro ha portato ad uno sviluppo asimmetrico delle gestioni pensionistiche con lo Stato che restituisce le pensioni con diversi tassi di rendimento apparente a seconda della professione e del percorso lavorativo penalizzando i precari e le forme di lavoro flessibile.

    Il conflitto pensionistico, per alcuni conflitto generazionale o questione generazionale è legato a leggi di diritto pubblico quali sono quelle che regolano il sistema pensionistico pubblico in Italia.

    Indagare sulle origini, lo sviluppo e l'esplosione del conflitto pensionistico significa quindi semplicemente analizzare la normativa italiana sul diritto della previdenza sociale dell'ultimo secolo in generale e degli ultimi 25 anni in particolare.

    Si tratta di normative che gestiscono la redistribuzione dei redditi attraverso la raccolta di tributi da parte di enti pubblici preposti e di analizzare la spesa pensionistica pubblica attuata secondo il principio della discriminazione generazionale.

    In novanta e più anni una serie di istituzioni pubbliche hanno subito una mutazione genetica e anziché essere strumento per risolvere problemi sociali sono diventati la fonte dei problemi sociali economici e politici di una nazione.

    Ma le istituzioni sono lo specchio di una nazione quindi la mutazione è avvenuta nei corpi sociali di rappresentanza, dai sindacati ai partiti alle corporazioni rappresentate da ordini o professioni che hanno abbracciato un solo credo: la pensione a qualunque costo e contro ogni logica.

    Gli italiani si sono ritrovati drogati di pensioni e assistenza sociale chiudendo gli occhi su tutto quello che accadeva intorno.

    A questo si aggiungono i costi di gestione dei sistemi pensionistici che, per le casse di previdenza dei liberi professionisti, sono aggravati dallo schema pensionistico adottato che comprende l'accumulo dei tributi in patrimoni che spesso hanno rendimenti inferiori a quello del debito pubblico.

    Se in passato è avvenuto che la distruzione della nazione può essere additata a singoli condottieri con le loro scelte, in questo caso la responsabilità è collettiva anche se alcuni portano la responsabilità delle leggi più deleterie.

    Quella che oggi viene chiamata crisi pensionistica legata ai fattori economici e demografici era già stato ampiamente anticipato in uno studio della World Bank del 1994.

    Questo libro vuole evidenziare le aberrazioni che eccedono nella redistribuzione dei redditi quanto già ampiamente previsto.

    Le modalità di uscita dal conflitto pensionistico sono ugualmente chiare e conosciute ma i partiti si guardano bene dallo svolgere la loro azione di guida per ovvie ragioni di convenienza elettorale.

    Si tratta semplicemente di ridurre e riequilibrare le pensioni in essere per riportarle in linea con i costi economici e sociali sostenibili.

    Economisti, professori universitari, giornalisti partecipano all'opera di disinformazione.

    Il testo vuole mettere a confronto quanto previsto dalla World Bank (v. Parte I) con quanto accaduto (v. Parte IX e X).

    Gli esperti di sistemi pensionistici possono quindi saltare tutte le parti intermedie che invece risultano utili per comprendere le modalità con cui il sistema pensionistico italiano si è materializzato.

    Lo strumento per quantificare il conflitto pensionistico è quello della contabilità generazionale introdotto da Laurence Kotlikoff nel 1994 che evidenzia il debito somma del debito pubblico esplicito e del debito pubblico implicito, lasciato alle generazioni che ancora devono nascere ovvero dall'analisi dei bilanci dello Stato.


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