Il conflitto pensionistico/Fondo preda

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La finanza è il metodo più rapido ed efficace per separare gli stupidi dai loro soldi

cit. C.A. Carnevale-Maffé

Il fondo preda o patrimonio preda, nel pensiero dell'economista Frédéric Bastiat che aveva individuato e svelato la tecnica della spoliazione legale, è la raccolta di denaro effettuata dallo Stato o da enti pubblici in forza di normative di spoliazione legale imposte ad una collettività di saccheggiati e destinato ai gruppi di potere attraverso specifiche norme predisposte dalle élite.

Si distingue da un qualsiasi fondo o patrimonio pubblico per la funzione specifica del patrimonio preda o fondo preda che è quello di fornire un vantaggio economico ai gruppi di potere che gestiscono la spoliazione legale.

Es. il patrimonio dell'ente carceri costituito dalle strutture, è funzionale al servizio ma il patrimonio accantonato per costruire nuove carceri sulla base di una normativa che prevede l'assegnazione di lavori con prezzi enormemente superiori ai prezzi di mercato, senza controlli o con controlli inefficaci, non ha lo scopo principale nella realizzare di nuove infrastrutture carcerarie, bensì nel creare una riserva da trasferire ad un gruppo di petere che gestisce il meccanismo di spoliazione legale.

Tipologie del patrimonio preda[modifica]

Patrimonio degli enti previdenziali[modifica]

Il patrimonio degli enti previdenziali è particolarmente appetibile come patrimonio preda in quanto costituito da attività finanziarie e si sa che la "finanza è il modo più rapido ed efficace per separare gli stupidi dai loro soldi".

Fondi per il rafforzamento patrimoniale delle banche in crisi[modifica]

Il 23 dicembre 2016 pochi giorni dopo l'insediamento del governo Gentiloni viene varato dal consiglio dei ministri in mezzora il Decreto Legge n. 237 del 23 dicembre 2016.

Art. 24 Risorse finanziarie 1. Nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze e' istituito un Fondo con una dotazione di 20 miliardi di euro per l'anno 2017, destinato alla copertura degli oneri derivanti dalle operazioni di sottoscrizione e acquisto di azioni effettuate per il rafforzamento patrimoniale (ai sensi del Capo II) e dalle garanzie concesse dallo Stato su passivita' di nuova emissione e sull'erogazione di liquidita' di emergenza (ai sensi del Capo I) a favore delle banche e dei gruppi bancari italiani.


Risorse naturali[modifica]

Il referendum del 17 aprile 2016, sulle trivelle entro le dodici miglia dalle coste italiane, ha portato in evidenza un tema sconosciuto alla maggioranza degli italiani: il saccheggio delle risorse naturali italiane.

Le risorse naturali, in questo caso il petrolio e il gas naturale, sono dello Stato e quindi indirettamente di tutti i cittadini italiani.

Lo sfruttamento delle stesse dovrebbe essere fatto garantendo un ritorno alla collettività e ciò dovrebbe essere ancora più elevato nel caso delle risorse energetiche di cui l'Italia è deficitaria ed importatrice.

Nella prima fase dello sfruttamento delle risorse naturali energetiche del secondo dopoguerra, ciò avveniva attraverso l'ENI ed essendo questa controllata dallo Stato Italiano, tutti i guadagni che derivavano dallo sfruttamento di queste risorse erano immediatamente, o direttamente o indirettamente trasferiti agli italiani, o attraverso politiche dei prezzi o poiché gli utili rientravano nelle casse dello Stato.

Dopo 70 anni tutto è cambiato e lo sfruttamento delle risorse energetiche avviene con il solo vantaggio per lo Stato delle royalties e l'imposizione fiscale.

E qui è emerso il caso del patrimonio preda legato alle risorse naturali in quanto le royalties sono legate alle solite formule di matematica finanziaria della spoliazione legale per cui operando nello spazio di una franchigia il versamento delle royalties è nullo. E così facendo non si decommissionano mai le piattaforme di trivellazione.

Se si confronta il regime fiscale italiano e quello norvegese sullo sfruttamento delle risorse, si evidenzia la differenza e si capisce come avviene il saccheggio del patrimonio preda.[1]

Nel caso norvegese, non esistono royalties ma vi è una tassa aggiuntiva del 51% sui profitti che porta l'aliquota marginale al 78%.

La Norvegia inoltre controlla la maggior parte degli operatori del settore e detiene le licenze di sfruttamento delle risorse.

Politici schierati contro il referendum[modifica]

Romano Prodi[2]; Matteo Renzi; Giorgio Napolitano]; Benedetto Della Vedova[3]; Massimo Teodori[4]

Politici schierati per il referendum[modifica]

Alfonso Pecoraro Scanio Secondo Pecoraro Scanio il referendum è contro il fatto che solo per i petrolieri la legge consente la durata illimitata delle concessioni che per tutte le altre attività in Italia ha un termine come lo avevano anche le concessioni, per lo più trentennali, per le estrazioni entro le 12 miglia, prima della approvazione di questa legge.

Da questa affermazione emerge che la legge ha creato, per i petrolieri, il patrimonio preda, consistente nello sfruttamento delle risorse naturali a condizioni vantaggiose che non sono concesse agli altri italiani nella vita quotidiana quando vanno a chiedere una qualsiasi concessione, come nel caso delle concessioni degli stabilimenti balneari.

Sinonimi[modifica]

Bibliografia[modifica]

6 - Spoliazione legale (indice)

< Indice >
  1. Enrico Verga, Trivelle sì, trivelle no? Facciamo due conti, 14 aprile 2016. URL consultato il 16 aprile 2016.
    «Curioso notare come, dati alla mano di una analisi di Ernst & Young, l’Italia sia tra le nazioni con le royalty più basse nel mondo. Cioè, già non abbiamo molte risorse energetiche (in proporzione al mondo) e in più le svendiamo? Sono un poco perplesso da questa strategia che dovrebbe “incentivare le estrazioni di risorse scarse”».
  2. Romano Prodi, Energia pulita, una proposta per evitare la guerra delle trivelle, 3 aprile 2016. URL consultato il 16 aprile 2016.
    «Gli idrocarburi in questione provengono da impianti che da tempo esistono senza provocare danni al turismo o ad altra attività economica, come dimostra il caso dell’Emilia-Romagna, dove si concentra il massimo numero di queste “trivelle”. Se non utilizzeremo questi impianti anche per il futuro, il nostro paese sarà obbligato a esborsi di denaro all’estero e alla rinuncia di sostanziali royalties.».
  3. Radio Radicale, Verso il referendum del 17 aprile, 16 aprile 2016. URL consultato il 16 aprile 2016.
    «I Italia l'unico disastro ambientale è stato con il Vaiont».
  4. Massimo Teodori, Referendum stravolto giochi nascosti dietro al voto, 16 aprile 2016. URL consultato il 16 aprile 2016.
    «Il referendum di domani, invece, sa di imbroglio. Perché il suo contenuto è tutt’altro che chiaro e rilevante in quanto si dovrebbe decidere se proseguire con l’estrazione del gas e petrolio fino all’esaurimento dei giacimenti, oppure se interrompere a metà strada le sole concessioni che si trovano entro 12 miglia. In pratica 47 milioni di elettori dovrebbero andare alle urne per ciò che il vecchio saggio Totò avrebbe chiamato bazzecola, quisquilia o pinzellacchera.».