Il conflitto pensionistico/Vitalizio del parlamentare

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Il vitalizio[1] del parlamentare è una rendita vita natural durante concessa al termine del mandato al conseguimento di alcuni requisiti di anzianità di permanenza nelle funzioni elettive. Il vitalizio del parlamentare, nell'ordinamento italiano è riferibile sia ai deputati, ai senatori ma anche ai consiglieri regionali.

Il carattere distintivo del vitalizio, rispetto alle altre provvidenze dello Stato, è che arriva a restituire oltre 40 volte i contributi previdenziali ad esso correlati ossia versati dal beneficiario o dall'ente statale.

Poiché tale istituto previdenziale appartiene al primo pilastro della previdenza gli squilibri finanziari dei fondi che gestiscono tali erogazioni, sono integrati per la quasi totalità attingendo al bilancio dell'organo costituzionale che eroga tali prestazioni.[2]

Il caso di riduzione dei vitalizi in Trentino[modifica | modifica sorgente]

Il Consiglio Regionale del Trentino Alto-Adige ha deliberato la riduzione dei vitalizi dei consiglieri regionali.[3][4]

Il regime di cumulo dei vitalizi[modifica | modifica sorgente]

Nel caso in cui il beneficiario abbia svolto l'attività politica presso più organi costituzionali, ha il diritto a percepire altrettanti vitalizi e, nel caso di mandato anche al Parlamento Europeo, si possono cumulare anche tre vitalizi.[5]

Critiche all'informazione previdenziale sui vitalizi dei parlamentari[modifica | modifica sorgente]

"Gli importi dei vitalizi non si possono rivedere"[modifica | modifica sorgente]

Come tutte le prestazioni degli enti pubblici, esse sono soggette a norme di diritto pubblico e non di diritto privato con l'assunzione tra le parti di obblighi contrattuali. Quindi la volontà di non modificare le situazioni passate, deriva da precise scelte politiche e non da norme costituzionali o di altro livello a tutela di eventuali diritti acquisiti che non esistono né in campo previdenziale, né tanto meno nelle prestazioni di questo tipo.[6] La conferma di tale assunto è data dalla riforma delle pensioni Fornero che per tutelare le situazioni pregresse, contemplava un apposito comma della legge (v. art. 24 c. 3 "Salva Italia").

Ciò è in linea con quanto previsto nella teoria costituzionale nel diritto della previdenza sociale.

Le prestazioni previdenziali sono un servizio pubblico e lo Stato può rivedere in ogni momento i livelli dei servizi che intende fornire al cittadino, così come, per esigenze di bilancio si possono ridurre ad esempio, le prestazioni sanitarie, la scuola, l'università, la sicurezza o bloccare gli aumenti degli stipendi ai dipendenti pubblici.

La riduzione retroattiva della aspettative pensionistiche per i liberi professionisti[modifica | modifica sorgente]

La modifica dell'art. 3 c. 12 della riforma delle pensioni Dini che nel campo del sistema pensionistico pubblico in Italia è una legge fondamentale della Repubblica Italiana che ha rango superiore alle altre leggi, ha portato alla definitiva eliminazione retroattiva delle aspettative pensionistiche per gli iscritti alle casse di cui al D.Lgs. 509/1994[7]

L'art. 1 comma 2 della riforma Dini stabilisce che "Le disposizioni della presente legge costituiscono principi fondamentali di riforma economico-sociale della Repubblica. Le successive leggi della Repubblica non possono introdurre eccezioni o deroghe alla presente legge se non mediante espresse modificazioni delle sue disposizioni.".

Ciò significa che una semplice modifica della riforma delle pensioni Dini che specifichi chiaramente che nel caso di squilibri finanziari del sistema pensionistico pubblico in Italia, ad esempio se la spesa pensionistica sul PIL superi il 16% tetto fissato dalla World Bank nel 1994 come limite da raggiungere e non superare nel 2030, si possono rivedere gli importi delle rendite pensionistiche concesse o attenuare il principio del pro rata che invece per gli altri cittadini lavoratori italiani che non siano iscritti alle casse di cui al D.Lgs. 509/1994 nel rispetto del principio della discriminazione generazionale come confermato dalla sentenza della corte di Cassazione n. 24221 del 13/11/2014.[8]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. SardiniaPost, ... nel pieno delle polemiche sui vitalizi degli onorevoli regionali.
  2. Enrico Zanetti, Taglio baby-pensioni dei politici, Zanetti: questione di volontà politica, Scelta Civica va avanti, youtube.com, 20/11/2014. URL consultato il 21 novembre 2014.
    «La voce di costo per gli ex consiglieri regionali è superiore alla voce di costo per i consiglieri regionali. Un paese che ha un passato che costa più del presente non ha futuro.».
  3. Bliz 17/09/2014, Vitalizi d’oro, il Trentino chiede indietro i soldi a 127 consiglieri regionali. In tutto si tratta di 29 milioni di euro. Che fanno, in media, quasi 228mila euro a testa, come sottolinea Diodato Pirone sul Messaggero.
  4. Il Gazzettino 17/09/2014, Inviate le raccomandate per farsi restituire una parte della maxi liquidazione Dellai sarà invitato a riconsegnare 572mila euro, Durnwalder 190mila
  5. Jacopo Orsini, Vitalizi, oltre 200 ex consiglieri regionali ne hanno due. Nel Lazio 28 con la doppia pensione, in Il Messaggero. URL consultato il 27 ottobre 2014.
    «Fra i più incredibili, per quanto perfettamente legali, c’è sicuramente quello del doppio vitalizio. Sono un esercito gli ex consiglieri regionali campioni della doppia (e a volte anche tripla e quadrupla) pensione.».
  6. Info Oggi, "In base al principio di equità ridurremo di circa il 20% i vitalizi dei consiglieri, prendendo come riferimento la riduzione effettuata nei confronti dei parlamentari. Come secondo provvedimento, sempre in base al principio di equità, prevediamo di portare a 66 anni l'età per il godimento del vitalizio. La Regione non è un ente previdenziale"
  7. Sentenza Corte di Cassazione n. 24221 del 13/11/2014, teleconsul.it. URL consultato il 13 novembre 2014.
    «Ciò non vuol dire che ci sia un diritto quesito alla pensione calcolata secondo un più favorevole criterio previgente - tra quelli in vigore al momento del versamento della contribuzione - rispetto a quello vigente al momento del collocamento in quiescenza.».
  8. Sentenza Corte di Cassazione n. 24221 del 13/11/2014, teleconsul.it. URL consultato il 13 novembre 2014.
    «Ciò non vuol dire che ci sia un diritto quesito alla pensione calcolata secondo un più favorevole criterio previgente - tra quelli in vigore al momento del versamento della contribuzione - rispetto a quello vigente al momento del collocamento in quiescenza.».

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Web[modifica | modifica sorgente]

News[modifica | modifica sorgente]


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