Istituzioni di spoliazione illegale

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Da Facebook 4 aprile 2019

Ferdinando Camon

Mafia accademica a Padova e Bologna. Esce oggi da Guanda il mio libro “Scrivere è più di vivere”, che contiene 98 ragionamenti sulla vita. Il ragionamento più lungo, quasi 20 pagine, è dedicato alla mafia accademica. L’avevo promesso un anno fa, quando ne ho anticipato qui una piccola parte, che riguarda l’università di Padova. C’è un’altra parte, che riguarda l’università di Bologna. Adesso pubblico tutto. Rileggo il tutto e stento a credere che una simile esperienza possa accadere, sia accaduta, sia accaduta a me, e chiami in causa la facoltà di Lettere di Padova, il preside di Lettere a Padova, il rettore di Padova, la facoltà del Dams di Bologna, il fondatore e preside di quella facoltà, il ministro e il ministero della Pubblica Istruzione. Nel ministero una funzionaria, quando scoprì che l’università di Padova le aveva inviato un verbale di facoltà falsificato, lanciò un urlo gigantesco per cacciare tutti dalla sala e impedire che ci fossero testimoni. Io ero convinto che se il ministero scopriva una cosca della mafia accademica s’infuriava come una belva, bruciava il rettore, impiccava i professori, fucilava i presidi, insomma scatenava il finimondo. Nulla di tutto questo. Il ministero si è schierato spontaneamente con la mafia, ha nascosto il verbale falso, ha cacciato i testimoni, e mi ha rispedito a casa con un ordine secco che era uno scherno: “Se ne vada!”. Da allora non ho più fiducia nello Stato, nella Giustizia, nei giudici, nella Legge. In questo nuovo libro, le pagine sulla mafia accademica sono tragiche, comiche, horror: le rileggo e non riesco ad accettarle. Ho due figli maschi, molto adulti ormai, ognuno con una famiglia. Non vorrei che leggessero quel capitolo. Mi vergogno che quelle cose siano accadute, ad opera e per volontà dello Stato nel quale sono nato e vivo, e nel quale li ho fatti nascere e vivere. Per tutta la vita ho insegnato e ho scritto libri e articoli, sempre col massimo scrupolo morale, per incoraggiare a fare quel che riteniamo il bene, quel che riteniamo giusto. Ma è come combattere una battaglia mortale e scoprire che il comandante che ti guida all’assalto è un nemico travestito che vuol farti morire. Gli interrogativi principali che mi lascia la mafia accademica sono questi: com’è possibile che una facoltà metta a verbale una delibera che il senato accademico respinge definendola “illegittima” e la facoltà la ripeta più volte tale e quale, con la stessa illegittimità? E com’è possibile che, nell’ufficio del ministero, la funzionaria che scopre di avere in mano un verbale falsificato cacci tutti fuori perché non ci siano testimoni e nasconda il verbale nel cassetto? E com’è possibile che un’altra facoltà, in un’altra università, stavolta Bologna, inventi un incarico abusivo, per offrirlo alla vittima della mafia e distoglierla dall’incarico ufficiale che le spetta? A me han dato quell’incarico abusivo e all’università di Bologna ho organizzato un corso, ho tenuto lezioni, fatto esami, firmato libretti. Visto che non ritiravo il ricorso di Padova, Bologna ha smesso subito di pagarmi. Mi son detto: non posso abbandonare gli studenti. E ho continuato a far lezione, gratis. Ora non è che può saltar fuori qualche pm che dice: lezioni, esami, libretti, tutto da invalidare, perché tutto condizionato dalla mafia? Mi vengono i brividi. Il danno più grave che ti provoca la mafia accademica protetta dallo Stato non è toglierti un posto di lavoro, ma è mostrarti che lo Stato non è onesto o neutrale, ma è disonesto, e se tu vuoi essere onesto devi combattere contro lo Stato. E qui ti trovi solo. Ha senso combattere solo contro tutti, o è meglio rassegnarsi alla sconfitta? È saggio mettere quel capitolo sulla mafia accademica nel nuovo libro, o era meglio sopprimerlo? Lo chiedo a tutti. Il libro ha 207 pagine, per 17 euro, un prezzo tirato, più basso non è stato possibile. Ormai quel capitolo l’ho messo, potete leggerlo. Se mi dite che era meglio non metterlo, nella eventuale seconda edizione lo tolgo.


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