Modello previdenziale corporativo fascista

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Il modello previdenziale corporativo fascista indica un insieme di modalità con cui è gestito il sistema pensionistico pubblico in Italia.

Esso è stato implementato in epoca fascista in Italia con il Regio Decreto - Legge 4 ottobre 1935, n. 1827 in merito di "Perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale" convertito, con modificazioni, dalla legge 6 aprile 1936, n. 1155 e la successiva modifica del 1939.[1]

La norma si basa sulla applicazione dei principi XXVI e XXVII della Carta del lavoro del 21 aprile 1927.[2]

Il Codice Civile all' art. 2214 evidenzia l'aspetto corporativo dei fondi previdenziali previsti dalla legge es. INPS o casse di previdenza dei liberi professionisti.

La normativa è vigente nell'ordinamento italiano, anche se con successive modifiche, a tutto il 2014, come evidenziato dal D.Lgs. 564/1996 art.1 e quindi è alla base del sistema pensionistico pubblico in Italia.[3]

Il Regio Decreto Legge 4 ottobre 1935, n. 1827 rappresenta quindi l'unico testo unico in materia di previdenza sociale in Italia che sia stato mai approvato dall'unità d'Italia. Ciò in virtù del fatto che istituzionalizzando una moltitudine di enti previdenziali, è giocoforza che per ognuno si sia sviluppata una normativa specifica.

Il modello previdenziale corporativo fascista, si fonda sulla coesione sociale ristretta a singole comunità o corporazioni, legate da particolari vincoli di attività e non alla cittadinanza, distinguendosi dal modello previdenziale universale che si fonda sulla coesione sociale tra tutti i cittadini di uno Stato.

Il modello si basa essenzialmente sull'implementazione di uno schema pensionistico con formula delle rendite predefinita denominato metodo di calcolo retributivo fascista.

Il sistema pensionistico pubblico in Italia ancora nel 2014 continua ad essere basato sul modello previdenziale corporativo fascista e ciò è stato determinante alla creazione della bolla previdenziale difesa strenuamente dalle lobby previdenziali.

Il sistema pensionistico pubblico, nelle nazioni del nord Europa, è basato sul modello previdenziale universale ed è orientato a sviluppare una maggiore coesione sociale attraverso una più elevata qualità della sicurezza sociale fornita. Con tale modello esso risulta meno costoso in quanto la bolla previdenziale è ridotta poiché il sistema deve assorbire i costi per il solo rischio economico mentre quelli determinati dal rischio demografico sono distribuiti sul lungo periodo in quanto non sono legati alla singola corporazione ma all'intera popolazione di uno stato.

Il modello previdenziale corporativo fascista ha le stesse caratteristiche generali del modello previdenziale universale di seguito elencate:

Il modello previdenziale corporativo fascista si distingue dal modello previdenziale universale per:

  • fondato sulla coesione sociale ristretta a singole comunità o corporazioni, legate da particolari vincoli di attività e non alla cittadinanza.
  • previdenza fornita al cittadino lavoratore;[9]
  • organizzazione di gestioni per categorie professionali;[10][11][12]
  • ridistribuzione dei redditi regressiva e tra categorie ossia a parità di versamenti, trattamento diverso migliore per impiegati e inferiore per operai;[13]
  • livello minimo di aiuto ai meno abbienti vista la ridistribuzione regressiva dei redditi.

Template:Citazione necessaria[14][15][16]

Il modello è stato ampiamente sviluppato in epoca repubblicana con numerose aberrazioni (baby pensioni, pensione gonfiata, pensione di anzianità) fin quando, per ragioni economiche, non avendo più la sostenibilità fiscale dei sistemi pensionistici obbligatori si è legificato nel 1995, con la riforma Dini, per il suo graduale superamento in un arco di almeno 50 anni.

Una accelerazione si è avuta nel 2011, con la riforma delle pensioni Fornero che ha avviato la transizione da completarsi in ca. 20 anni scaricando il rischio economico, il rischio demografico sulle coorti future di lavoratori.

Caratteristiche del modello previdenziale corporativo fascista[modifica | modifica sorgente]

In Italia, il modello previdenziale corporativo è stato compiutamente inquadrato con Regio Decreto - Legge 4 ottobre 1935, n. 1827 in merito di "Perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale"[17] e il regio decreto 14 aprile 1939, n. 636,[18][19] che ne ha fissato i principi cardine.

  1. Gestione della previdenza sociale con un ente pubblico;
  2. Gestione della previdenza con il sistema senza copertura patrimoniale;
  3. Finanziamento con l'imposizione fiscale (anche i contributi previdenziali sono tributi);
  4. Affidabilità della gestione e garanzia delle prestazioni previdenziali da parte dello Stato;
  5. Minori costi per cittadini e lavoratori (essendo la previdenza sociale gestita da un ente pubblico che non persegue fini speculativi e non deve lucrare profitti);
  6. Prestazioni previdenziali distinte per categoria di lavoratori;[20]
  7. Solidarietà intragenerazionale ovvero trasferimento di risorse tra generazioni successive, in fase di avvio del sistema;
  8. Ridistribuzione dei redditi regressiva ovvero dai meno abbienti verso i più abbienti secondo il metodo di calcolo retributivo fascista;
  9. Mancanza di equità.

Le conquiste del modello previdenziale corporativo fascista[modifica | modifica sorgente]

Nell'evoluzione storica del diritto della previdenza sociale, il testo unico contenuto nel Regio Decreto - Legge 4 ottobre 1935, n. 1827 in merito di "Perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale" rappresenta una pietra miliare ed è tutt'ora la base normativa che regge il sistema pensionistico pubblico in Italia. Nel testo, tuttora vigente negli aspetti fondamentali, si rilevano chiaramente i principi cardine del sistema pensionistico senza copertura patrimoniale, finanziato con il pagamento delle imposte e destinato a garantire le protezioni delle assicurazioni sociali per i lavoratori dipendenti che rappresentavano la stragrande maggioranza dei lavoratori.

In Italia quindi il sistema di protezione e sicurezza sociale assume un impianto organico, con il testo intitolato appunto "Perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale".

Si elencano di seguito i punti significativi del sistema.

Art. 1[modifica | modifica sorgente]

Le iniquità del modello previdenziale corporativo[modifica | modifica sorgente]

Il sistema di spoliazione legale insito nel modello previdenziale corporativo fascista è facilmente verificabile dalla lettura della norma dove si evincono la semplicità con la quale l'iniquità veniva implementata:

  • Dal lato delle entrate agli impiegati ed agli operai si applicavano la stessa aliquota contributiva pensionistica di finanziamento sostanzialmente costante (applicata per scaglioni per il sistema allora vigente delle marche);[21]
  • Dal lato delle prestazioni viene discriminato l'operaio rispetto all'impiegato e la donna rispetto all'uomo.[22]

L'art. 12 del R.D.L. 636/1939[modifica | modifica sorgente]

" L'ammontare della gestione annua è determinato:

a ) per gli assicurati impiegati, in ragione del 54 per cento delle prime 1500 lire di contribuzione, del 39 per cento delle successive 1500 lire e del 24 per cento del rimanente importo dei contributi;

b ) per gli assicurati operai, in ragione del 54 per cento delle prime 700 lire di contribuzione, del 39 per cento delle successive 700 lire e del 24 per cento del rimanente importo dei contributi;

c ) per le assicurate impiegate, in ragione del 43 per cento delle prime 1500 lire di contribuzione, del 31 per cento delle successive 1500 lire e del 19 per cento del rimanente importo dei contributi;

d ) per le assicurate operaie, in ragione del 43 per cento delle prime 700 lire di contribuzione, del 31 per cento delle successive 700 lire e del 19 per cento del rimanente importo dei contributi.

La pensione, calcolata secondo le norme di cui al comma precedente, è aumentata di un decimo del suo ammontare per ogni figlio a carico del pensionato, di età non superiore ai 15 anni o anche di età superiore purché inabile al lavoro.

Per i pensionati ai quali è stata liquidata la pensione come appartenenti alla categoria impiegati, il limite di età dei figli a carico, per la corresponsione dei decimi supplementari di cui al comma precedente, è stabilito a 18 anni."


Il metodo PAYG che ha fatto scuola[modifica | modifica sorgente]

Tra le errate convinzioni che circolano sul modello previdenziale corporativo fascista vi è quella che poiché il calcolo della pensione di vecchiaia si basava sul conteggio dei contributi versati, che il modello applicasse la gestione a capitalizzazione o che vigesse una sorta di metodo di calcolo a capitalizzazione.[23] [24]

In realtà le modalità di calcolo dell'ammontare annuo della pensione (definito nella norma "ammontare della gestione") è un classico metodo PAYG che è sempre legato ad un sistema pensionistico senza patrimonio di previdenza ove i costi a carico dell'ente previdenziale sono totalmente svincolati dall'ammontare dei contributi versati.

Ciò può avvenire in quanto gli enti previdenziali sono enti pubblici e quindi con la garanzia implicita dello Stato sulla loro solvibilità.

Il modello previdenziale corporativo fascista in sostanza ha applicato fin dall'origine la teoria costituzionale nel diritto della previdenza sociale in quanto le leggi fondamentali che regolano il sistema pensionistico in Italia, sono per lungo tempo rimaste quelle anteguerra e le modifiche hanno riguardato l'entità delle prestazioni, via via ridotte per ragioni economiche, ma solo aspetti marginali dell'impostazione finanziaria globale.

Il modello corporativo fascista può quindi essere tranquillamente letto con i contributi obbligatori per le assicurazioni obbligatorie come imposte e le prestazioni previdenziali come servizio pubblico gestito dallo Stato.

La previdenza è quindi di tipo politico e viene implementata con leggi ad hoc che non hanno nulla a che vedere con le assicurazioni private e la desueta teoria assicurativa nel diritto della previdenza sociale.

Non vi è alcun rapporto di corrispettivo che si possa configurare come un rapporto assicurativo classico dove al premio corrisponde una prestazione previdenziale.

L'applicazione del modello previdenziale corporativo fascista in epoca repubblicana[modifica | modifica sorgente]

Le casse di previdenza dei liberi professionisti[modifica | modifica sorgente]

La gestione separata INPS[modifica | modifica sorgente]

La gestione separata INPS, istituita nel 1996 è l'ultima variante del metodo previdenziale corporativo fascista, applicato alla spoliazione legale tra corporazioni o categorie di lavoratori.

Fino alla sua istituzione, la ridistribuzione è sempre avvenuta all'interno di una stessa categoria di lavoratori.

L'istituzione della gestione separata INPS ha segnato una innovazione utile alla transizione verso il modello previdenziale universale in quanto i contributi versati con aliquote sempre più paragonabili a quelle dei lavoratori dipendenti, sono immediatamente utilizzati per coprire il deficit di altre gestioni.

La novità è che mentre in precedenza all'avvio di una nuova gestione i primi pensionati si ritrovavano con le prestazioni più generose, nel caso degli iscritti alla gestione separata INPS, gli stessi si ritrovano con le norme più penalizzanti ossia con lo schema pensionistico con formula delle rendite predefinita più rigido in quanto si utilizza immediatamente il metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata sulla crescita, mentre i contributi alimentano il pagamento delle promesse pensionistiche del passato di altre gestioni quali baby pensioni, pensione gonfiata, pensioni d'oro, pensioni con il metodo di calcolo retributivo, tutte all'origine della bolla previdenziale in Italia e tutte difese dalle varie lobby previdenziali in Italia.


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. S.Vinci, Il fascismo e la previdenza sociale, in Annali della facoltà di giurisprudenza di Taranto. URL consultato l'8 ottobre 2014.
    «In tale ottica si comprende come l’attuazione del «nuovo modello di organizzazione sociale» di stampo corporativo— che mirava a sopprimere le strutture intermedie tra il cittadino e lo Stato riducendo lo spazio ad ogni espressione di libero associativismo — tese a giustificare il prelievo in chiave impositiva eliminando ogni aspetto di libera adesione e contribuzione all’ente al quale era demandato il compito di realizzare la funzione previdenziale e, dall’ altro , la trasformazione di questo in ente pubblico.».
  2. Carta del lavoro 21 aprile 1927, principi XXVI e XXVII
  3. D.Lgs. 564/1996 art.1, 1. Dal 1 gennaio 1997 il riconoscimento del periodo di cui all'art. 56, n. 2, del regio decreto-legge 4 ottobre 1935, n. 1827, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 aprile 1936, n. 1155, e' aumentato nella misura di due mesi ogni tre anni fino al raggiungimento di ventidue mesi, per eventi verificatasi nei rispettivi periodi.
  4. R.D. - Legge 4 ottobre 1935, n. 1827 2, art. 1 - L'Istituto nazionale fascista della previdenza sociale è ente di diritto pubblico con personalità giuridica e gestione autonoma.
  5. R.D. - Legge 4 ottobre 1935, n. 1827 2, art. 52 - I contributi di assicurazione obbligatoria possono essere riscossi, per i lavoratori agricoli, anche con le forme e con la procedura privilegiata stabilite per la riscossione delle imposte dirette.
  6. R.D. - Legge 4 ottobre 1935, n. 1827 2, art. 47 - Si provvede agli scopi indicati nel capo precedente col contributo dei datori di lavoro e dei lavoratori. Il datore di lavoro è responsabile, per tutte le assicurazioni obbligatorie contemplate dal presente decreto, del pagamento del contributo, anche per la parte a carico del lavoratore. Qualunque patto in contrario è nullo.
  7. R.D. - Legge 4 ottobre 1935, n. 1827 2, art. 59 - Lo Stato contribuisce nelle forme seguenti alle prestazioni delle Assicurazioni contemplate nel presente decreto: a) concorre alla costituzione delle pensioni nell'assicurazione obbligatoria per l'invalidità e per la vecchiaia con una quota di lire 100 all'anno per ogni pensione;
  8. OECD Overcoming vulnerabilities of pension sistems, Figure 7. The size of pension reserve funds
  9. R.D. - Legge 4 ottobre 1935, n. 1827 2, art. 37 - Le assicurazioni per l'invalidità e per la vecchiaia, per la tubercolosi e per la disoccupazione involontaria, salvo le esclusioni stabilite dal presente decreto, sono obbligatorie per le persone di ambo i sessi e di qualsiasi nazionalità che abbiano compiuta l'età di 15 anni e non superata quella di 65 anni , e che prestino lavoro retribuito alle dipendenze di altri.
  10. R.D. - Legge 4 ottobre 1935, n. 1827 2, art. 3 lett. f) - per determinate categorie di lavoratori per le quali siano stabilite speciali norme di previdenza;
  11. R.D. - Legge 4 ottobre 1935, n. 1827 2, art. 43 Le categorie di lavoratori e di addetti a pubblici servizi, di cui alla lettera f) dell'art. 3 del presente decreto, sono le seguenti: a) personale addetto ai pubblici servizi di trasporto; b) personale addetto ai pubblici servizi di telefonia; c) personale dipendente dalle esattorie delle imposte dirette; d) personale delle gestioni delle imposte di consumo.
  12. R.D. - Legge 4 ottobre 1935, n. 1827 2, art. 44 - l'Istituto, quando ne sia legalmente incaricato, provvede alla organizzazione e gestione di casse o fondi di previdenza per ogni altra categoria di soggetti a regime speciale di previdenza obbligatoria od organizzata da accordi sindacali o da norme corporative.
  13. Elsa Fornero 2013, nota 5 - This was later cancelled by the Constitutional Court, who considered the “solidarity contribution” equivalent to an ordinary income tax, ignoring that the defined benefit formulae on which those pensions were calculated implied a very loose connection, at the individual level, between contributions and benefits, and thus realized a regressive redistribution, favoring high income earners. Regrettably, this decision deprived the reform of one of its most noticeable traits of fairness.
  14. LaVoce.info 03/10/2014, Che il welfare italiano abbia un urgente bisogno di essere riformato è indubbio, stante che si tratta di uno dei sistemi più frammentati, più pieni di buchi, più esposti a manipolazioni e imbrogli tra quelli europei.
  15. ANSA 02/10/2014,  I ragionieri versano un contributo previdenziale ”del 15% con tendenza a crescere. E, se e quando andremo in pensione, lo faremo con un assegno di 800 euro. I colleghi che hanno destinato, col sistema retributivo, circa l’8%, l’altro anno hanno invece chiuso l’attivita’ con almeno 3.500 euro mensili”.
  16. Elsa Fornero 2013, nota 5 - This was later cancelled by the Constitutional Court, who considered the “solidarity contribution” equivalent to an ordinary income tax, ignoring that the defined benefit formulae on which those pensions were calculated implied a very loose connection, at the individual level, between contributions and benefits, and thus realized a regressive redistribution, favoring high income earners. Regrettably, this decision deprived the reform of one of its most noticeable traits of fairness.
  17. R.D. - Legge 4 ottobre 1935, n. 1827, R.D. - Legge 4 ottobre 1935, n. 1827-Perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale.
  18. R.D. 14 aprile 1939, n. 636, Sicurezza sociale (assicurazioni obbligatorie) Regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636 (in Gazz. Uff., 3 maggio, n. 105). -- Modificazioni delle disposizioni sulle assicurazioni obbligatorie per l'invalidità e la vecchiaia, per la tubercolosi e per la disoccupazione involontaria.
  19. R.D. 14 aprile 1939, n. 636 Slex, Sicurezza sociale (assicurazioni obbligatorie) Regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636 (in Gazz. Uff., 3 maggio, n. 105). -- Modificazioni delle disposizioni sulle assicurazioni obbligatorie per l'invalidità e la vecchiaia, per la tubercolosi e per la disoccupazione involontaria.
  20. LaVoce.info 03/10/2014, Soprattutto, lui che è così ossessionato dal peso morto del “vecchio”, dovrebbe liberarsi da una logica puramente lavoristica nel pensare al welfare. Questa logica è stata alla base del welfare come lo conosciamo, e in Italia ancor più che altrove: salvo la sanità, pressoché tutte le politiche sociali sono di tipo categoriale e lavoristico, anziché essere dirette ai cittadini in quanto tali.
  21. R.D. 14 aprile 1939, n. 636, art. 6 e All. 1 Tab. A
  22. R.D. 14 aprile 1939, n. 636, art. 12
  23. Ordinamento Pensionistico, pag. 11 - b) il regime tecnico-assicurativo della capitalizzazione.
  24. Ordinamento Pensionistico, pag. 12 - ... venne riordinata con la legge 4 aprile 1952 n. 218. Con questa legge il sistema tecnico della capitalizzazione venne di fatto abbandonato.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Leggi[modifica | modifica sorgente]

REGIO DECRETO-LEGGE 14 aprile 1939, n. 636 ((Modificazioni delle disposizioni sulle assicurazioni obbligatorie per l'invalidita' e la vecchiaia, per la tubercolosi e per la disoccupazione involontaria e sostituzione dell'assicurazione per la maternita' con l'assicurazione obbligatoria per la nuzialita' e la natalita')).(039U0636) (GU n.105 del 3-5-1939 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 18/05/1939. Regio Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 6 luglio 1939, n. 1272 (in G.U. 07/09/1939, n. 209).


REGIO DECRETO-LEGGE 4 ottobre 1935, n. 1827 Perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale. (035U1827) (GU n.251 del 26-10-1935 - Suppl. Ordinario n. 251 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 26/10/1935 Regio Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 6 aprile 1936, n. 1155 (in G.U. 26/06/1936, n.147).



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