Paolo Rosa

Da const.
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< Spoliazione del pensiero>


Le domande che non avranno mai risposta[modifica | modifica sorgente]

Paolo Rosa io ho fatto le domande regina che fanno superare la dissonanza cognitiva a qualsiasi imbecille indotto di buona volontà.

Non sono necessarie le tue risposte all'imbecille indotto per diventare un imbecille indotto consapevole della spoliazione legale che involontariamente tuteli.

Le élite di contro potere sono un'altra cosa.


1[modifica | modifica sorgente]

Nel report ALM che hai fatto redigere per Cassa Forense, se lo hai letto, quale asset copre il 72% del debito pensionistico latente?


2[modifica | modifica sorgente]

http://www.dirittoegiustizia.it/news/23/0000079266/La_doppia_tassazione.html

Come si fa la doppia tassazione sul debito pensionistico latente?


Conclusioni[modifica | modifica sorgente]

Fin quando ci sarà una rivista come Diritto e Giustizia, edizioni Giuffre che pubblica le puttanate dell'ex presidente di Cassa Forense avv. Paolo Rosa, avremo la certezza di vivere nella imbecillocrazia.

La svolta del 1 luglio 2019[modifica | modifica sorgente]

Oltre che iniqua, la ripartizione tradizionale è anche accusata di essere ‘strutturalmente insostenibile’. La causa ultima dell’insostenibilità risiederebbe nel fatto che ogni generazione è chiamata a provvedere non già alla propria vecchiaia bensì a quella della generazione precedente. In altre parole, i contributi si configurano come reddito prelevato per essere consumato da altri, cioè trasferito nello spazio, anziché risparmiato per essere consumato più tardi, cioè trasferito nel tempo. Perciò i contributi stessi sono percepiti come ‘imposte’ e le pensioni come ‘spesa pubblica’. In tali condizioni, diventa labile il confine fra il bilancio del sistema pensionistico e quello dello stato. Si fa allora strada il convincimento che alla ‘forma pura’ della ripartizione è possibile rinunciare lasciando che al finanziamento del sistema pensionistico concorra la fiscalità generale. Tanto più che l’intervento di imposte a carattere progressivo avvantaggia l’equità mitigando la rigida proporzionalità dei contributi cit

LE CASSE DOVREBBERO CONSEGNARE IL PATRIMONIO ALLO STATO E RIENTRARE IN INPS


8 luglio ricomincia la coltivazione[modifica | modifica sorgente]

https://www.mondoprofessionisti.it/intervento/la-scelta-lungimirante-per-le-casse-di-previdenza/

Interventi[modifica | modifica sorgente]

varie[modifica | modifica sorgente]

2021 03 22[modifica | modifica sorgente]

In fondo le informazioni non disaggregate sugli attivi e sulle politiche di investimento delle Casse sono già note alla Covip, ma il passaggio importante è equiparare le Casse di Previdenza alle forme pensionistiche complementari, di fatto entrambe sono private, ed entrambe gestiscono il risparmio previdenziale che nel caso delle Casse sono di natura obbligatoria e quindi ricadono nel cosiddetto primo pilastro della Previdenza. E’ troppo importante questo risparmio per non essere sottoposto ad attenta vigilanza, esattamente come i Fondi Pensione.

Il sistema del controllo degli attivi sarà monitorato tramite un sistema chiamato Inostat-Covip elaborato da Banca d’Italia, dettaglio importante perché il controllo/analisi sarà su dati granulari e i movimenti di portafoglio potranno essere monitorati con i dati “real time” (quindi a valori di mercato) e non su dati contabili, che sono disponibili solo dopo l’approvazione del bilancio.

Maggiore trasparenza porterà a rendimenti più elevati per i patrimoni delle Casse? Non è certo questo il fine ultimo della consultazione, ma piuttosto mettere in grado i Ministeri Competenti (Lavoro ed Economia) di avere più sotto controllo una parte rilevante delle risorse per le future pensioni degli italiani



Le casse non gestiscono il risparmio in quanto casse. I fondi lo fanno.


Sempre risparmio previdenziale è caro tuttologo

2021 02 11[modifica | modifica sorgente]

FLEXICURITY e Previdenza La flessibilizzazione del rapporto di lavoro viene vista da circa un decennio come il fulcro su cui basare una riforma del mercato del lavoro, capace sia di generare occupazione come di rendere i sistemi produttivi più competitivi. Si vorrebbe dunque arrivare ad avere un mercato del lavoro flessibile, con minori costi della manodopera per le imprese, una maggiore facilità di ricorso a forme di lavoro temporaneo pur tenendo alte le tutele e le protezioni previste dall’ordinamento in capo ai lavoratori. Questa esigenza da parte dei datori, dovuta congiuntamente all’ampliamento delle dimensione globali dei mercati economici e alla variabilità del costo del lavoro, è intesa sia come un allentamento dei vincoli relativi al rapporto lavorativo tutto inteso, dall’instaurazione alla sua risoluzione, ovvero ad una minor regolamentazione sullo svolgimento del rapporto stesso.A mio giudizio occorre superare le strettoie della contrapposizione deregolazione vs regolazione e flessibilita' vs sicurezza, per affermare invece la possibilità di perseguire simultaneamente buoni livelli di flessibilità nel mercat del lavoro e di sicurezza dell'occupazione.Resta il problema della copertura previdenziale a fronte di percorsi lavorativi discontinui che puo' essere assicurata cambiando il paradigma per farla garantire dallo Stato, attraverso le imposte, uguale per tutti i lavoratori in applicazione puntuale dei principi costituzionali consentendo poi a ciascuno di dotarsi di uno zainetto previdenziale di secondo pilastro.Gli operatori, a mio giudizio, dovrebbero muoversi in questa direzione trasformando, come diceva un Grande, le difficoltà in opportunità.

2020 12 30[modifica | modifica sorgente]

https://www.mondoprofessionisti.it/intervento/la-previdenza-obbligatoria-di-primo-pilastro-dovrebbe-essere-uguale-per-tutti-i-lavoratori/




2020 12 22[modifica | modifica sorgente]

DIRITTOeGIUSTIZIA

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PREVIDENZA FORENSE | 22 DICEMBRE 2020 Previdenza obbligatoria e mercati finanziari: cui prodest? di Paolo Rosa - Avvocato Ieri, 20 Casse di previdenza privata hanno aderito all’AdEPP che rappresenta oltre 1 milione e mezzo di professionisti. Una realtà complessa, emanazione di professioni anche molto diverse fra loro ma che si configurano unitariamente come un modello innovativo, che coniuga l’autonomia privata degli Enti stessi con la funzione pubblica esercitata. La maggior parte degli Enti iscritti all’AdEPP eroga prestazioni previdenziali in forma sostitutiva alla previdenza pubblica. Le uniche eccezioni registrate sono quelle relative a CASAGIT e ONAOSI che erogano prestazioni di natura assistenziale e quella relativa ad ENASARCO che eroga prestazioni di previdenza integrativa.

Negli ultimi sette anni il Patrimonio delle Casse di Previdenza ha registrato una crescita continua e costante passando dai circa 65,6 miliardi di euro del 2013 ai circa 96 miliardi di euro di fine 2019 con un incremento complessivo di 46 punti percentuali. Tale incremento ha riguardato tutti gli anni in analisi con un tasso di crescita percentuale pari al 9,55% tra il 2013 e il 2014, al 4,96% tra il 2014 e il 2015 e al 6,05% tra il 2015 ed il 2016, 6,6% tra il 2016 ed il 2017, 2% tra il 2017 ed il 2018 e 10,33% nell’ultimo anno considerato. La crescita va analizzata alla luce di due fattori interconnessi ovvero, da un lato i contributi complessivamente incassati sono superiori alle uscite derivanti dalle prestazioni erogate - per un saldo positivo complessivo di circa 20,6 miliardi nel periodo di analisi - e dall’altro i rendimenti conseguiti sugli attivi che ammontano a circa 1,5% netto annuo in media tra il 2013 ed il 2019. (X Rapporto ADEPP)

Nel suo rapporto l’ADEPP non quantifica né il debito patrimoniale latente delle Casse né il funding ratio, che io stimo essere pari a circa 3 volte la loro patrimonializzazione. Al fine di assicurare la sostenibilità 50ennale, rappresentata dall’introito della contribuzione e dal rendimento del patrimonio, le Casse sono costrette ad investire i vari asset, che compongono il patrimonio sui mercati finanziari, trasferendo così il rischio dei mercati sugli iscritti, obbligati per legge ad esserlo. E in questa ottica, correttamente, il Presidente di Cassa Forense ebbe pubblicamente a dire che dipendiamo dai mercati e dall’andamento dello spread. A fronte delle turbolenze dei mercati finanziari e della volatilità degli stessi, è tempo di valutare, nell’ambito della previdenza obbligatoria di primo pilastro, se sia giusto traslare sugli iscritti i rischi dei mercati finanziari. Certamente questo sistema giova soprattutto all’industria finanziaria nella gestione dei vari asset. Per gli iscritti vi è solo il rischio pensione.



1,5% di rendimento netto lo avevo già determinato nel 2013 sviluppando i dati da Inarcassa e CNPADC. Poi comparvero i seminari di Brambilla sul rendimento obiettivo e capii la truffa della gestione patrimoniale.

Ed oggi, grazie ai numeri che riporti, ho la conferma.


2019

SE L'AVVOCATURA FOSSE.UNA CATEGORIA SAREBBE GIA' SCESA IN.PIAZZA invece organizza agora'

2020 12 10[modifica | modifica sorgente]

zia

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PREVIDENZA FORENSE | 10 DICEMBRE 2020 La riforma allo studio in Cassa Forense Non se ne sa nulla e ciò che filtra è contraddittorio di Paolo Rosa - Avvocato «Dopo il Regolamento Unico, Cassa Forense si è proposta un nuovo importante obiettivo: la revisione del sistema previdenziale forense. Allo studio ci sono possibili soluzioni e modifiche normative che tengano conto delle mutate condizioni socio-economiche dell’avvocatura, che hanno inciso e incideranno sulla nostra categoria professionale, anche a seguito delle difficoltà causate dal periodo di emergenza sanitaria che stiamo vivendo… … Un obiettivo complesso, quello di modificare il sistema previdenziale forense mantenendone invariato l’equilibrio finanziario e i valori di solidarietà che lo fondano. Siamo già al lavoro per realizzare la riforma, attenti all’ascolto delle richieste che ci giungono dai vari settori dell’Avvocatura: con la mano tesa per aiutare gli avvocati di oggi e lo sguardo al futuro, per salvaguardare gli iscritti di domani. Con tutto il nostro impegno e con passione, come sempre» (Presidente di CF su Previdenza Forense).

Tuttavia, pensiamo che tra non molto anche il sistema previdenziale sarà chiamato in causa in tutti i suoi aspetti: i requisiti per l’accesso alla pensione, l’adeguatezza degli assegni in relazione all’incidenza del PIL e dell’inflazione, i contributi versati e omessi, l’impatto della spesa per pensioni sul debito pubblico. Se è vero, come attestato da analisi dell’ISTAT, che il rischio povertà si riduce in modo significativo nei nuclei familiari nei quali è presente un pensionato, questa osservazione potrà essere ancora più vera nei mesi e negli anni a venire in cui, in un contesto già difficile, la ripresa sarà ancora più ardua e aumenteranno le situazioni di difficoltà lavorativa ed economica. Allo stesso tempo, però, non si può sottovalutare il fatto che il sistema previdenziale si regge sui contributi versati da lavoratori e imprese e per la parte rimanente sul contributo dello Stato, vale a dire sul gettito derivante dalla fiscalità e che nella crisi economica si riducono entrambi. In questa situazione è evidente come sia innanzitutto prioritario rilanciare il lavoro ma sarebbe necessario anche mettere in campo, in modo più incisivo e capillare di quanto sia mai avvenuto, azioni per contrastare l’evasione fiscale e contributiva, perché se una cosa ci insegna il COVID-19 è che nessuno si salva da solo. (L’aggiornamento 2020 del Dossier Previdenza della CISL). Sembra che il consulente della supercommissione, e cioè il prof. Alberto Brambilla, spinga per il contributivo secco. Qui bisogna intendersi bene e soprattutto fare i conti con i numeri che io traggo dall’ultimo bilancio consuntivo, tenendo a mente che Cassa Forense non può fruire di aiuti di Stato.

«Il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo. Il sistema retributivo di calcolo delle prestazioni perviene a regime con la Legge 30 aprile 1969, n. 153. Nel modello retributivo la pensione è commisurata alle retribuzioni percepite negli ultimi anni di attività. La sostenibilità finanziaria del sistema dipende, sostanzialmente, dall'equilibrio tra lavoratori attivi e pensionati. Nel corso degli anni, il costante invecchiamento della popolazione italiana unitamente all'andamento demografico, hanno segnato la crisi del modello retributivo, avviandone il processo di rivisitazione. La Legge 8 agosto 1995, n. 335 di "riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare" (c.d. riforma Dini) introduce il sistema di calcolo contributivo, disponendone la totale applicazione nei confronti di tutti gli assicurati a decorrere dal 1° gennaio 1996. Il sistema contributivo rappresenta una forma più equa di determinazione della prestazione pensionistica, in quanto pone in diretta correlazione quanto versato con quanto il soggetto verrà a percepire; i contributi accantonati (c.d. montante) vengono, infatti, convertiti in rendita attraverso coefficienti di trasformazione calcolati in ragione dell'età di pensionamento e della conseguente attesa di vita. La transizione al modello contributivo è stata completata con l'entrata in vigore del Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201 convertito con modificazioni dalla Legge 22 dicembre 2011, n. 214 (c.d. riforma Fornero). Il sistema contributivo è stato esteso infatti a tutte le anzianità maturate a decorrere dal 1° gennaio 2012, con applicazione del calcolo "pro rata"» (dal sito del Ministero del Lavoro).

Venendo al bilancio consuntivo 2019 di Cassa Forense risulta che al 31.12.2019 il numero delle pensione è di 29.868 della quali solo 1.741 di tipo contributivo, per un importo medio di pensione di € 28.015,00 che scende a € 5.319,00 per le pensioni contributive, mentre il costo delle prestazioni previdenziali è pari a 957,6 milioni a fronte di contributi dell’esercizio 2019 pari a 1.762,4 milioni. Al 31 dicembre 2019 lo stato patrimoniale di Cassa Forense da un totale di attività per 13.745.445.127 nei quali però vi sono crediti per 1.296.071.602, molti di dubbia esigibilità. Nel passaggio dal sistema di calcolo retributivo al sistema di calcolo contributivo, dove ciò che versa l’iscritto va a finire sul montante individuale che servirà per il calcolo della pensione, bisogna valutare attentamente come si finanziano le 30 mila pensioni retributive in essere. Bisogna quindi valutare attentamente il funding ratio (rapporto tra passivo e attivo) e l’ammontare del debito latente per vedere come finanziarlo. A differenza del debito pubblico, quello pensionistico non è negoziabile (non si possono acquistare e/o vendere i futuri diritti alla pensione); il suo rinnovo è obbligatorio (lo è il pagamento dei contributi sociali e delle tasse). Infine il rendimento di questa passività implicita dello Stato non è determinato dal mercato e dipende dalla relazione tra la somma dei contributi previdenziali pagata e la somma delle pensioni ricevuta da un individuo nel corso della sua vita. I fattori che spiegano il rendimento del debito pensionistico sono quindi di tipo demografico (durata attesa della vita), istituzionale (età e norme di calcolo della pensione) ed economico (dinamica della carriera lavorativa) (sapere.it il debito pensionistico).

«Bisogna a questo punto osservare che non è corretto “sommare” debito pubblico (esplicito) e debito pensionistico (implicito). Il secondo si differenzia dal primo per varie ragioni: (a) l’entità e la tempistica del suo “rimborso” – contrariamente a quelle di un titolo pubblico – non sono certe ex ante, ma dipendono dalle scelte di pensionamento dei singoli cittadini e dalla loro longevità; (b) il debito pensionistico pubblico non deriva da un contratto esigibile di fronte a una corte ordinaria: lo Stato può cambiare entro certi limiti la tempistica e l’entità del “rimborso”, incorrendo certamente in costi “sociali e politici”, ma non in costi “giuridici”; (c) il “cittadino‒creditore” non può alienare il suo “credito pensionistico” su un mercato secondario, derivandone, tra l’altro, che il debito pensionistico non comporta rischi di breve periodo connessi con il suo “rifinanziamento” Il punto cruciale è che il debito implicito si trasforma gradualmente in debito esplicito nel corso del tempo, nella misura in cui la spesa pensionistica concorre a determinare i disavanzi futuri» (Ignazio Visco, Covid shock. Debito pensionistico e debito pubblico, 5 novembre 2020).

Per legge l’opzione al sistema di calcolo contributivo può avvenire solo con il pro rata temporis il che significa che sino all’approvazione della riforma continueranno a maturare pensioni retributive e solo dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale scatterà il nuovo regime che varrà per il futuro e non per il pregresso. Purtroppo si è perso molto tempo e si sono consolidate molte pensioni retributive e quindi trovare la via d’uscita non sarà certo facile anche perché la contribuzione è già stata aumentata cosi come l’età pensionabile. Come scrivevo qualche anno fa, recentemente è stato pubblicato il quarto Rapporto di Itinerari previdenziali “Il bilancio del sistema previdenziale Italiano”, dal quale, alla pag. 49, si certifica che il rapporto pensione media/contributo medio, presenta valori che vanno da 1,41 a 4,34, ovvero la pensione media per tutti gli Enti è più alta del contributo medio. Il record spetta agli avvocati la cui pensione media è pari a 4,34 volte il contributo medio; seguono Inarcassa, Commercialisti, Ragionieri e Geometri per i quali la pensione media è più di due volte e mezzo il contributo medio. Le altre Casse mantengono un rapporto più basso, in particolare i medici (ENPAM) che presentano una pensione media pari quasi al contributo medio (1,06). Quindi in Cassa Forense, mediamente, paghi 1 e ricevi 4,34. La conseguenza è che le pensioni, oggi, non sono, salvo per gli iscritti che dichiarano redditi largamente sopra il tetto pensionabile, finanziate dalla contribuzione e non lo saranno per molti anni, quantomeno sino alla entrata a regime della ultima riforma. Questo genera un debito previdenziale latente... che continua ad aumentare e che oggi, prudenzialmente, stimo pari a tre volte la patrimonializzazione, con un funding ratio al 30% circa. Il dato dell´esistenza e della quantificazione del debito previdenziale latente cosi come il tasso di sostituzione vengono sistematicamente ignorati, anche nel Report di Itinerari previdenziali, perché del debito latente non si deve parlare mentre, invece, va enfatizzato il saldo attivo!

Concludo con quanto riportato dal CENSIS nel suo 54° Rapporto sulla situazione sociale del paese in tema di pensioni: «Pensioni, non più ostaggio dell’economicismo. Il rapporto tra occupati e pensionati nel 2018 era pari a 1,45 (era 1,36 nel 2008). La spesa previdenziale (pari a 293,4 miliardi di euro, il 16,6% del Pil) ha avuto un incremento annuo del 2,2% in termini reali (nel 2008 fu del 5,1%). Ma se la spesa pensionistica propriamente detta è pari all’11,7% del Pil, quella inclusiva anche della Gestione interventi assistenziali arriva al 16,6%. È il segnale di un supplenza esercitata rispetto a pezzi di welfare che non funzionano e che la crisi Covid-19 ha rilanciato. Durante l’emergenza sanitaria, 16 milioni di pensionati hanno svolto il ruolo di «silver welfare» a supporto di figli e nipoti, facendo scoprire il valore sociale ed economico delle pensioni. Ricordo da ultimi che la legge 12 luglio 2011, n. 133 (cosiddetta legge Lo Presti) nel modificare l’articolo 8 del decreto legislativo 103/1996, ha disciplinato la facoltà per le Casse e gli Enti di previdenza privati dei liberi professionisti che adottano il sistema di calcolo contributivo, di innalzare l’aliquota della contribuzione integrativa a carico dei committenti, fino ad un massimo del 5%, con la finalità di destinare una parte della stessa direttamente ai montanti previdenziali degli iscritti, al fine di migliorare la prestazione pensionistica obbligatoria. Condizione normativa imprescindibile, per la devoluzione sui montanti previdenziali della quota di contribuzione integrativa, è che sia garantito l'equilibrio economico, patrimoniale e finanziario delle casse e degli enti di previdenza. Il testo normativo, infatti, prescrive la esclusione di qualsiasi onere economico a carico dello Stato. La norma, quindi, condiziona la efficacia delle deliberazioni assunte dagli Enti di previdenza che intendono migliorare le prestazioni previdenziali anche con la utilizzazione della quota del contributo integrativo, alla necessaria preventiva approvazione dei Ministeri vigilanti, che valuteranno la sostenibilità della gestione complessiva e le implicazioni in termini di adeguatezza delle prestazioni».

2020 11 19[modifica | modifica sorgente]

https://www.laleggepertutti.it/444310_il-patrimonio-delle-casse-di-previdenza

2020 11 01[modifica | modifica sorgente]

https://www.mondoprofessionisti.it/intervento/noi-dipendiamo-dai-mercati-e-la-frase-ormai-celebre-detta-da-un-presidente-di-cassa-in-commissione-bicamerale-di-controllo-degli-enti-previdenziali/


Mio commento

Dopo 8 anni ancora la barzelletta che le amministrazioni pubbliche non prendono finanziamenti dallo Stato.

Allora tutti gli aumenti contributivi obbligatori fatti negli ultimi anni in base a norme di diritto pubblico cosa sono?

2020 10 30[modifica | modifica sorgente]

Diritto e Giustizia �PROFESSIONE � � � PREVIDENZA FORENSE | 30 Ottobre 2020 Noi dipendiamo dai mercati di Paolo Rosa - Avvocato È la frase, ormai celebre, detta da un Presidente di Cassa in Commissione bicamerale di controllo degli enti previdenziali. È dice pure il vero. Una volta però accertato che le Casse di previdenza sono “amministrazioni pubbliche”, ci si deve porre due domande: - possono investire i montanti contributivi sui mercati finanziari? - e lo possono fare senza una normativa cogente? Sin qui lo hanno fatto di comune accordo tra vigilati e vigilanti anche perché 1.700.000 iscritti, obbligati per legge a esserlo, non se ne danno cura, salvo lamentarsi solo al momento del pensionamento.   Rebus sic stantibus, poiché le Casse hanno rinunciato alla copertura finale dello Stato, è evidente che debbano far “fruttare” il patrimonio di garanzia accumulato per assicurare la sostenibilità di lungo periodo che a loro viene chiesta dalla legge. Da questo equivoco normativo bisogna cercare di uscire perché le pensioni obbligatorie di primo pilastro non possono dipendere dai mercati.   «Il regolamento che non c’è. Come l’isola di Eduardo Bennato. È dal luglio 2011, Governo Berlusconi IV, che le Casse di previdenza attendono un sistema di regole per gli investimenti. Otto anni. Nel decreto 98 del 2011 veniva affidato a Covip, authority di vigilanza dei fondi pensione, il compito di monitoraggio e di ispezione (non di sanzione) degli enti di previdenza dei professionisti» (Vitaliano D'angerio).   Gli Enti operano secondo il principio della sana e prudente gestione e perseguono l’interesse collettivo degli iscritti e dei beneficiari della prestazione pensionistica. Mi pare evidente che per raggiungere questi obiettivi le Casse di previdenza debbano essere fornite dal legislatore degli strumenti adeguati per poterlo fare e in particolare del regolamento per gli investimenti che si attende da moltissimi anni.   È evidente che alle Casse non va bene il richiamo alle gare ad evidenza pubblica, indigesto anche all’industria finanziaria nazionale che non vuole perdere questa fetta di mercato, disponibile com’è a finanziare convegni, dibattiti e quant’altro e a indirizzare gli investimenti a seconda del timing. Sullo sfondo la responsabilità di vigilati e vigilanti per mala gestio. «La giurisprudenza ritiene che versi in colpa grave «colui che agisce con straordinaria e inescusabile imprudenza e che omette di osservare non solo la diligentia media del buon padre di famiglia[,] ma anche quel grado minimo ed elementare di diligenza che tutti osservano. La prevedibilità dell’evento non è di per sé sola elemento caratterizzante della colpa grave». È grave, pertanto, «l’errore inescusabile in ragione della sua grossonalità, o l’ignoranza incompatibile con la preparazione media esigibile dal professionista[,] o l’imprudenza, sintomatica di superficialità e disinteresse per i beni primari che il cliente ha affidato alla cura del professionista». Quello appena esposto è un primo parametro che riposa sulla divergenza tra la condotta effettivamente tenuta e quella da attendersi in ossequio alla norma cautelare in rilievo nel caso di specie; ma occorre anche apprezzare quanto fosse in concreto prevedibile e, quindi, evitabile la realizzazione dell’evento che la norma violata era preposta a scongiurare, il grado di rimproverabilità personale dell’agente sul piano dell’esigibilità della regola (sotto i profili dell’adeguatezza del soggetto alla sua osservanza e delle circostanze dell’azione), la motivazione del contegno tenuto e la consapevolezza della sua pericolosità» (Diligenza e figura del buon padre di famiglia tra responsabilità contrattuale e responsabilità extracontrattuale, Gaetano Anzani, Professore a contratto di Istituzioni di Diritto Privato nell’Università di Pisa).   Da www.missionepensione.it: «Dove sta andando il sistema pensionistico italiano Raccomandazione #2. C’è un senso nelle cose, perfino nelle riforme pensionistiche. La conoscenza è un mezzo per affrontare meglio la realtà e decidere con maggiore consapevolezza, cercando il più possibile di basarsi su dati oggettivi. Stiamo facendo riforme da quasi trent’anni per gestire il picco di spesa pensionistica che si verificherà nei prossimi 25 anni, a causa del pensionamento dei baby boomers. I vari Recovery Fund stanno aprendo scenari impensabili: gli Stati stanno scoprendo che i vincoli di spesa non sono scolpiti nei regolamenti dell’Europa, ma sotto circostanze eccezionali possono essere sovvertiti e si può creare (tanto) nuovo debito. Ma a quale costo per il futuro? Quali nuovi vincoli avranno le generazioni future? I numeri aggiornati ci dicono che, a causa della recessione 2020, sommata al picco di spesa dovuto alle riforme 2019, il tanto temuto picco di spesa pensionistica del 2045 è già qui tra noi! Le conseguenze le capiremo probabilmente tra qualche anno. Nel dubbio, è responsabilità di ogni cittadino occuparsi da subito di se stesso nel futuro, perché attendere possibili evoluzioni positive dei sistemi di welfare potrebbe rivelarsi una scommessa molto pericolosa».   Nelle Casse di previdenza, prive della garanzia dello Stato, anche peggio.


LE MIE OSSERVAZIONI

Dalla fine.

Una amministrazione pubblica ha sempre la garanzia dello Stato perché se va in default significa che ha fatto default lo Stato.

Il regolamento investimenti non può essere più fatto perché quando lo hanno previsto nel 2011 non era stata ancora fatta la riforma costituzionale dell'articolo 97, entrata in vigore nel 2014, che ha chiarito definitivamente la natura di amministrazione pubblica delle Casse.

Ora noi abbiamo una élite di vigilanti e vigilati che ignorano volontariamente ed impunemente le leggi.

Se fossimo in uno stato di diritto, così come manganellano ed arrestano chi non porta la mascherina, così dovrebbero manganellare ed arrestare dai presidenti che hanno acquistato immobili all'estero, ai funzionari del ministero che hanno autorizzato queste operazioni, agli altri che non hanno ancora visto l'art.97 della costituzione e che fanno finta di non conoscerlo.

Ma il regime imbecillocratico si regge sugli imbecilli indotti inconsapevoli.

Se voi mettete in uno stadio 80mila italiani a guardare una partita di cricket, nessuno dirà nulla se ognuno gioca violando le regole.

Stessa cosa vale per le Casse.

Se invece mettete 13 calciatori che ogni tanto si passano la palla con le mani, anche l'ultimo imbecille è pronto ad invadere il campo e linciare tutti.

Ecco, noi paghiamo i nostri presidenti per farci la telecronaca di una partita di cricket taroccata.

2020 09 07[modifica | modifica sorgente]

DA DOMANI SARO' IN BICI IN UMBRIA e quindi ribadisco due concetti guida: in previdenza, che è scienza di lungo termine , non si fanno le rivoluzioni per slogan o like MA SI STUDIA FUNDITUS e si propongono soluzioni tecnicamente sostenibili; Cassa Forense e' l'unico bene della avvocatura italiana e quindi va difesa, cambiata, ristrutturata ma non "scassata " come ho letto sui social. A me, buona pedalata !



Paolo Rosa finalmente hai gettato la maschera. I 100 mld sotto il controllo diretto della massoneria fanno l'ago della bilancia del sistema politico occulto. Giustamente Nunzio ha detto che non c'è nessun politico che si è espresso contro questo equilibrio.



2020 08 10[modifica | modifica sorgente]

Pietà per la nazione i cui uomini sono pecore

e i cui pastori sono guide cattive.

Pietà per la nazione i cui leader sono bugiardi

i cui saggi sono messi a tacere.

Pietà per la nazione che non alza la propria voce

tranne che per lodare chi ha potere

e acclamare i prepotenti come eroi

Pietà per la nazione che non conosce

nessun'altra lingua se non la propria,

nessun' altra cultura se non la propria

.

pieta' per chi tace e acconsente

https://mobile.ciaoamigos.it/blogs/148446/4012/qui-tacet-consentire-videtur




FONDO ATLANTE 2.....è un fondo alternativo chiuso riservato. Fondi alternativi Noti soprattutto come fondi hedge (o fondi speculativi), i fondi alternativi si distinguono dai prodotti "tradizionali" perché hanno la possibilità di investire in una gamma di strumenti più ampia rispetto agli altri fondi comuni. La regolamentazione dei fondi alternativi prevede vincoli specifici per la strategia di gestione e per la scelta dell'asset allocation. Proprio per questo motivo sono considerati strumenti con un profilo di rischio/rendimento non adatto a tutte le tipologie di clientela.

2020 05 27[modifica | modifica sorgente]



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PREVIDENZA FORENSE | 28 MAGGIO 2020 Il pericolo sono le pecore, non i lupi: digressioni a margine di un fallimento annunciato di Paolo Rosa - Avvocato Il mio collega Romano Zipolini, lucida penna toscana di Barga, come il mio amico Valeriano Vasarri, ha scritto oggi un post che ritengo esaustivo della situazione dell’avvocatura italiana… Il mio collega Romano Zipolini, lucida penna toscana di Barga, come il mio amico Valeriano Vasarri, ha scritto oggi un post che ritengo esaustivo della situazione dell’avvocatura italiana: “Collaborazionismo: ecco la parola indicibile che viene oggi in mente. Collaborazionismo: quello degli avvocati. Agli avvocati è precluso l’accesso ai Tribunali, purché non siano travestiti da Giudici (leggi GOT). Agli avvocati spetta, al massimo, la repubblica di Vichy. Agli Avvocati non si garantisce l’esercizio della loro funzione. Si gradisce solo che comprino suppellettili, carta igienica, amuchina, guanti di lattice (dove si è più evoluti: scanner, microfoni e persino compensi al personale), o che si vestano da giudici e lavorino a cottimo. Senza gli avvocati il regime crolla, ma gli avvocati lo sostengono, perché si illudono che sia ancora da difendere questo regno delle ombre. La giustizia si riforma solo cessando ogni collaborazionismo. Solo dimostrando in concreto che senza di noi la giustizia non esiste e quello che ne è rimasto oggi se lo possono anche tenere”.

Credo anch’io che si debba fuggire da questo sistema per prosciugare quello che è rimasto della giurisdizione. Ma io mi occupo soprattutto di previdenza ed è su questo che intendo ritornare. Cassa Forense ha 245.000 iscritti e il Presidente ha comunicato ufficialmente di avere erogato il reddito di ultima istanza (600,00 euro di marzo) a 139.311 iscritti per un totale di € 83.586.600,00, anticipato per conto dello Stato. Il decreto cd. del rilancio ha previsto, forse, ma chissà quando, altri € 600,00 per i mesi di aprile e maggio (forse 1000) ma per l’erogazione serve un decreto interministeriale tra il MEF e il Lavoro, che è stato annunciato. Naturalmente Cassa Forense, senza la certezza della provvista, di altri € 167.173.200,00 o di più, se mille per maggio, non ha anticipato alcunché, nonostante le proteste sui social! È facile prevedere che 139.311 iscritti, bisognosi del reddito di ultima istanza, per il 2020 e, presumibilmente anche per il 2021, non verseranno contributi a Cassa Forense. Non ho certo la pretesa di fornire un quadro completo dei problemi che interrogano oggi la previdenza forense, né tantomeno di avanzare soluzioni definitive. Il mio intento, piuttosto, è quello di condividere interrogativi, prima che risposte, e offrire stimoli per una riflessione pacata e non contingente sulle questioni, a mio avviso, più importanti e critiche nella speranza che le mie modeste riflessioni possano alimentare ricerche più approfondite, non solo individuali, ma anche comuni, e soprattutto nella super commissione che ho notizia essere stata varata in Cassa Forense, peraltro, mi dicono, senza l’ausilio di consulenti esterni.

Ai fautori del “nulla sarà più come prima” ritengo davvero che la crisi pandemica comporterà un’accelerazione, certamente drammatica, di processi di trasformazione economico – sociale che erano, dove più dove meno, già in corso. Due elementi mi piace sottolineare in questo contesto: - il primo è che il principale motore dei suddetti processi sarà certamente rappresentato dalle tecnologie digitali, il cui peso economico sociale uscirà ulteriormente potenziano dalla crisi in atto; - il secondo è che la principale risposta sistemica al nuovo stato di cose dovrà ruotare attorno al verbo della “sostenibilità” di Cassa Forense. Ho già evidenziato, in precedenti interventi, le criticità del sistema previdenziale forense che sono la demografia, nel senso dell’aumento esponenziale del numero degli avvocati, rapportata al calo dei redditi e alla contrazione del PIL. Questi fattori, uniti alla situazione di povertà, rappresentata per tabulas dal ricorso massiccio al reddito di ultima istanza, dimostra anche ai più smaliziati sostenitori, l’insostenibilità di lungo periodo del sistema.

Ieri è stato pubblicato il Manifesto per un diritto del lavoro sostenibile, 20.05.2020, a cura di Bruno Caruso, Riccardo Del Punta e Tiziano Treu, Catania, Firenze, Roma, a cura del Centro Studi Massimo D’Antona. È un compendio davvero lungimirante di 92 cartelle che si legge d’un fiato per la sua attualità e per la sua capacità di analizzare il passato, il presente e il futuro. Tutti gli avvocati dovrebbero leggerlo e non solo i lupi. La caduta dei redditi e l’impoverimento dell’avvocatura dovrebbe spingere anche il nostro legislatore autonomo a varare misure urgenti a sostegno dell’avvocatura. Il Manifesto lancia una proposta che merita la massima attenzione perché l’idea è “di andare oltre un approccio basato su correttivi parziali e procedere a una revisione strutturale del sistema pensionistico pubblico in modo tale da costruirlo su due componenti: una prestazione pensionistica di base finanziata dal fisco, secondo la logica universalistica, destinata a garantire a tutti i cittadini anziani bisognosi prestazioni adeguate alle esigenze di vita; un secondo livello, di tipo contributivo puro, o addirittura costituito su basi di capitalizzazione, garantirebbe prestazioni aggiuntive correlate ai contributi versati dai singoli soggetti nel corso della loro vita (anche questo secondo pilastro avrebbe rilievo generale e, quindi carattere obbligatorio). Resterebbe la possibilità di pensioni complementari volontarie costituite nelle forme attuali, aggiornate e sostenute da agevolazioni fiscali più adeguate”. La proposta prevede, in via di iniziale sperimentazione, di trasferire parte del finanziamento in capo ai consumi, attraverso la cd. IVA sociale. “La grande trasformazione di questi ultimi anni, che ha cambiato i principali aspetti dei sistemi economico – sociali, ha modificato in profondità anche le relazioni fra le diverse età della vita, alterando i principali indicatori delle condizioni di vita di giovani e anziani in modo tale da far ritenere che il patto generazionale che ha sostenuto per secoli la coesione sociale si sia inclinato o anzi, secondo alcuni, si sia già rotto. I fattori determinanti di questa crisi dei rapporti fra generazioni sono strutturali, essendo radicati nelle tendenze demografiche che segnalano una riduzione della natalità da una parte e l’allungamento dell’aspettativa di vita dall’altra. Queste tendenze sono influenzate da componenti biologiche, ma possono essere corrette da scelte politiche e sociali, come risulta dalla diversità con cui esse si presentano nei diversi Paesi.

L’Italia è un caso estremo tra i Paesi sviluppati in quanto presenta da anni il tasso di natalità più basso d’Europa, che, se non corretto, preconizza nei prossimi anni un calo drammatico sia della popolazione generale sia ancora di più della popolazione attiva. L’impatto combinato dell’allungamento della vita e del basso tasso di natalità ha conseguenze preoccupanti su molti aspetti del nostro sistema sociale; a cominciare dagli equilibri del sistema pensionistico, perché la crescita, che esso comporta, dell’indice di dipendenza tra popolazione attiva e popolazione anziana, sta scaricando sui giovani un peso crescente di pensioni e sanità, e minaccia di renderlo insostenibile. Lo squilibrio generazionale e il peso sui giovani sono destinati a crescere se si considerano le loro condizioni di reddito e di occupazione. Da tempo le retribuzioni dei giovani sono minori di quelle degli adulti di quasi il 40%, e dall’altra parte, i giovani sono stati i più colpiti dalla crisi economica, come si vede dal tasso di disoccupazione che è ancora il triplo della media nazionale. Lo squilibrio dell’occupazione fra giovani e anziani si è accentuato negli ultimi anni in conseguenza dell’allungamento dell’età pensionabile (la mia riforma del 2008 ha portato l’età pensionabile per noi avvocati a 70 anni) che ha mantenuto al lavoro quote crescenti di persone altrimenti in uscita dal mercato del lavoro, senza che ciò abbia comportato un aumento significativo dell’occupazione giovanile. Se non si vuole che le tensioni crescano fino al punto di rottura occorre trovare un nuovo equilibrio con misure coerenti e necessariamente di medio periodo che incidano su tutti gli elementi di crisi. L’equilibrio non può che essere ricercato su basi diverse dal passato, perché le trasformazioni di questi anni sono non solo economiche ma culturali e persino antropologiche, e hanno cambiato in profondità il rapporto tradizionale tra giovani e adulti.”

Ieri, 26 maggio 2020, sono accaduti due fatti importanti: senza Giorgino e senza enfasi il DG di Cassa Forense è intervenuto in streaming al Convegno di Itinerari Previdenziali per dire, tra il resto: “….Cassa Forense ha avuto ed ha problemi legati alla liquidità perché come tutte le Casse di previdenza, qualcuno già lo ha detto, ha dovuto anticipare per conto dello Stato, ora calcolate che solo per marzo abbiamo anticipato 85 milioni e altrettanti saranno per aprile e probabilmente anche di più per maggio, una volta che uscirà il decreto, in più abbiamo dovuto sospendere tutti i contributi. Noi fino a fine anno non riscuoteremo nulla, rispetto a un’attesa di bilancio di previsione di circa un miliardo e sei. Quindi dilazioniamo nel tempo e chissà poi se entreranno, tra l’altro aggiungo, un miliardo e sei di contributi. In più abbiamo dovuto aumentare le nostre spese per l’assistenza, abbiamo impiegato tutti i fondi speciali che avevamo a disposizione per aumentare le nostre spese per l’assistenza. Capite bene che ci può essere a questo punto un problema di liquidità, problema di liquidità che noi come Cassa Forense, per fortuna, avevamo gestito bene in precedenza, abbiamo in questo momento circa un miliardo di liquidità ma pensiamo che arrivare a marzo-aprile quando ricominceranno gli incassi ecc.. questo miliardo di liquidità andrà esaurito. Quindi lo spazio per gli investimenti in questo momento non c’è o è molto ridotto. Quello che noi abbiamo fatto è, diciamo, un piccolo cabotaggio: manutenzione sul nostro portafoglio cercando di contenere la rischiosità e cercando di portare a casa qualche plusvalenza attraverso qualche arbitraggio e cose di questo genere...” Nella stessa giornata di ieri, Cassa Forense ha pubblicato CF News che non dice una parola, che non sia una, sulla crisi di liquidità di Cassa Forense, quasi che non sia di interesse per gli iscritti. Il DG di Cassa Forense ha concluso il suo intervento con una riflessione sulla sostenibilità del sistema previdenziale pubblico e privato dichiarando che Cassa Forense potrebbe aver bisogno di una messa in sicurezza per essere rimasta al retributivo. Se non ora quando? Sono anni che pochi lungimiranti portano avanti, inutilmente, questa battaglia e ora, a mio giudizio, l’opzione al sistema di calcolo contributivo della pensione, di fronte a 30 mila pensione retributive, diventa praticamente impossibile se non aumentando la contribuzione. I conti sono presto fatti: a fronte di una previsione di entrate contributive di 1,6 miliardi, un miliardo se ne va per il pagamento delle pensioni in essere e quindi ben poco resterebbe per implementare i montanti contributivi. Si è perso troppo tempo e ora tutti i nodi, e le conseguenti responsabilità, stanno venendo al pettine.



Ha ha ha, Treu conosce bene tutti i guasti del sistema, li ha fatti lui!

Cavolo, sa fare i conti, ha scoperto che il cuneo fiscale non può aumentare, solo l'IVA può essere usata per riequilibrare il sistema.

È dal 2012 che lo scrivo, questa è la prima volta in assoluto che sento qualcuno che ha la stessa idea.

Ma cosa dice treu delle casse 103/1996??

Per capire se è ancora favorevole ai massoni.




Qui ancora ragioni come se il malato Covid19, entrato in terapia intensiva non si affida ai dottori ma si mette a studiare Medicina per capire quale trattamento deve votare.





Quando il cortomirante ti prende per i fondelli, la difesa è la memoria.

https://const.miraheze.org/wiki/Paolo_Rosa#Interventi

2020 05 25[modifica | modifica sorgente]

Effetto covid pensioni contributive giù del 3 per cento


2020 05 08[modifica | modifica sorgente]

Ti do un input fondaco tematic

Roviste li e vedrai le sorprese Li puoi scoprire tante cose Setaggiate fund thematic

2020 04 24[modifica | modifica sorgente]

cassa forense e il suo patrimonio


Oggi leggo una miriade di proposte per affrontare la crisi economica conseguente al Corona virus ma bisogna intendersi su due passaggi: il virus ha solo fatto emergere la polvere che stava sotto il tappeto e che non si voleva vedere e per secondo bisogna intendersi sulla funzione del patrimonio di ogni Cassa di previdenza che ha rinunciato allo ausilio di Stato: il patrimonio è una riserva a protezione delle pensioni future, un salvadanaio di contributi a garanzia della tenuta del patto generazionale. Se attingi al patrimonio rischi di far venir meno la garanzia per le pensioni future e il patto generazionale. La previdenza è una scienza esatta ed è sempre in agguato, ad ogni mossa avventata l’effetto domino


Vedi che chi ha messo mi piace non capisce nulla di casse a ripartizione è di come coltivi l'imbecillità indotta inconsapevole Mauriizio Rodinò Ulisse Io Angela La Marca


Stai diventando un imbecille indotto consapevole


Che ti piaccia o no il sistema delle casse e misto cioè ripartizione con parziale garanzia del patrimonio


E la cassa commercialisti ha raggiunto lo 81Pet cento di capitalizzazione


Lo dico per il tuo libbrone


Ma loro hanno il tasso di sostituzione al 28% e il contributivo da 15 anni, il contributo di solidarietà praticamente sono extraitaliani, e non sono all'81%. Ammesso che lo siano, a quel punto la solidarietà intergenerazionale non c'entra più nulla in quanto se chiudono con la copertura al 100%, hanno il patrimonio che copre interamente il debito pensionistico. La solidarietà ce l'hai con Inps che non ha patrimonio preda. Quelli sotto a 100, la Svizzera li ha chiusi 10 anni fa, chiedere perché.


Per tutte le altre casse, il patrimonio ha solo la funzione di patrimonio preda, ossia in parte di copertura delle pensioni regalate , ed in parte di copertura della politica, con le poltrone che spesso hai esacrato


Parnasi lo ha spiegato bene Ulisse Io







2020 04 23[modifica | modifica sorgente]

https://www.mondoprofessionisti.it/intervento/recessione-globale-borse-giu-e-le-casse-di-previdenza/


Ma che senso ha la proposta a) dopo che sono scappati i buoi?

Io l'ho messa sul libbrone anni fa, perché ho spiegato che il sistema della spoliazione legale lucrava qualche miliardo l'anno, con le commissioni e le truffe. Ora se vai in Inps senza il patrimonio sparito anche per la pandemia, pensi che ti dicono bravo? Ormai per i giovani è andata, il debito raddoppierà di suo, non avranno reddito, figurati se possono preoccuparsi della previdenza che non sanno cosa è.


2020 03 22[modifica | modifica sorgente]

BASTA INSULTI A CF cio' che è inadeguato si cambiera' ORA SERVE: -CHIEDERE ALLO STATO DUE ANNI DI SGRAVI FISCALI E FISCALIZZAZIONE ONERI SOCIALI PER 150 MILIONI; -AGGIUNGERE DUE ANNI DI ASSISTENZA per 130 milioni; -aggiungere 100 milioni dallo avanzo di esercizio 2019 ; .aggiungere i 20 milioni eventi eccezionali a bilancio TOTALE 400 MILIONI DA DESTINARE ALLA EMERGENZA


MPR


Un sistema marcio dove Nunzio dice che CF non è lo Stato?

2020 03 21[modifica | modifica sorgente]

PR Auspichiamo, infine, che tutte le componenti dell'Avvocatura non formulino richieste di misure inattuabili ed insostenibili anche perché non praticabili da un punto di vista normativo, statutario e regolamentare, ricordando che Cassa Forense non è lo Stato e non può adottare con le sue risorse misure sostitutive del reddito per 245.000 colleghi.


MPR.


Ignorante, nel senso che ignori


Muratorio disse: Inarcassa è come l'Inps


Vedi l'importanza del libbrone? Quando dicevi che non lo leggeva nessuno, io ti risposi che mi serviva a me per capire. Ora posso dire che tra i 2 milioni di imbecilli indotti inconsapevoli, io sono l'unico che ha chiarissima la situazione, ma non da oggi, dal 2013. Da quando ho iniziato a dare degli imbecilli indotti inconsapevoli i miei 2 milioni di colleghi. La pandemia non cambierà nulla, basta leggere il libbrone.


Basta che vedi come si sono persi Vanna Renella, Angela La Marca, Mauriizio Rodinò


A capire che ci sono 2 milioni di imbecilli indotti inconsapevoli ci è arrivato Lucignano, ma siccome lo è anche lui, chiede ancora la cassa privata :)


Comunque, la cosa che fa ridere del comunicato, è che cassa forense è sempre stata insostenibile socialmente, come è scritto in tutti i bilanci tecnici da 10 anni in qua, ma gli imbecilli indotti inconsapevoli, pur capendolo guardando il loro conto in banca, non lo sanno leggere guardando i documenti ufficiali.

2020 03 06[modifica | modifica sorgente]

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PREVIDENZA FORENSE | 06 MARZO 2020 L’avvocatura invecchia, le iscrizioni diminuiscono, il PIL stagna: quale futuro per la previdenza forense? di Paolo Rosa - Avvocato Negli ultimi anni l’età media di coloro che svolgono la professione forense, e non sono ancora pensionati, è aumentata di circa 3 anni ed è passata da 42 anni del 2007 a 45 del 2017. Vedremo il trend in aumento anche negli anni successivi. Secondo l’interpretazione economica del ciclo di vita, l’inizio del pensionamento dovrebbe coincidere con il massimo di ricchezza accumulata e con l’inizio della fase di decumulazione, ossia del risparmio negativo. A quel momento, molti rischi sono alle spalle o, come si dice, molti giochi sono fatti, in particolare per quanto riguarda il reddito da lavoro e la ricchezza accumulata con il risparmio. Il rischio di longevità è misurabile anche se, inevitabilmente, in modo impreciso. Le proiezioni della speranza di vita non sono tecnicamente difficili, ma non riescono, per esempio, a tenere in adeguato conto i progressi della medicina sotto forma della riduzione della mortalità a tutte le età. Il differenziale di mortalità tra gli individui di una stessa generazione rappresenta il rischio individuale di morire prima o dopo l’età media della generazione. Il rischio di longevità non è totalmente assicurabile. (Elsa Fornero, Chi ha paura delle riforme, Università Bocconi Editore, maggio 2018). La facoltà di giurisprudenza è in crisi, in dieci anni le matricole sono quasi dimezzate. Dal 2006 al 2018 (fonte MIUR) il numero totale degli iscritti a giurisprudenza è diminuito di ben 53.000 unità. È evidente che la progressione geometrica del numero degli iscritti, se ha inciso negativamente sulla qualità e sulla professionalità, ha rappresentato un vantaggio per l’Ente di previdenza. Da qualche anno il PIL dell’avvocatura ristagna e questo trend credo sia destinato a dilungarsi nel tempo stante la gravità della situazione economico finanziaria di questi anni e nella crisi sostanziale della domanda di giustizia nel suo complesso. Oggi però analizzando l’ultimo bilancio tecnico di Cassa Forense, chiuso al 31.12.2017, sappiamo con certezza statistico-matematica, che i saldi previdenziali, ovvero le differenze tra contributi in entrata e prestazioni in uscita, si mostrano negativi dal 2042 al 2062 e cioè per 20 anni. Per ovviare a questo saldo previdenziale negativo il management è costretto a ricercare sui mercati finanziari un rendimento maggiore confidando nello spread e nella generosità dei mercati. Di questi giorni, con le borse mondiali in forte ribasso, appare ancor più un azzardo perché si opera su una provvista costituita da contribuzione previdenziale obbligatoria di primo pilastro la cui finalità è quella di garantire pensioni. Questo il quadro che un legislatore previdenziale lungimirante dovrebbe avere ben chiaro per raddrizzare la barca prima che sia troppo tardi. A mio giudizio, a fronte di tutti i dati macroeconomici, le opzioni sono due e non tre. Confluire in un’unica Cassa di previdenza ed assistenza per tutti i professionisti italiani così da poter affrontare le crisi demografiche e reddituali, anche attraverso un ingente risparmio di spese, oppure rientrare in INPS il che significa recuperare la garanzia finale dello Stato alla quale, con la privatizzazione del 1994/95, si è volutamente rinunciato. Tertium non datur! Come scrive la prof. Elsa Fornero nell’opera citata, che tutti dovrebbero leggere, un buon sistema previdenziale deve avere la capacità di svolgere efficacemente un ruolo di riduzione delle diseguaglianze entro le generazioni. Sebbene la previdenza non abbia uno specifico mandato ad eliminare le diseguaglianze e sia preferibile affidare la redistribuzione alla tassazione progressiva dei redditi e delle ricchezze e non a un sistema finanziato con aliquote proporzionali, ragioni di equità sociale richiedono tuttavia che il sistema previdenziale svolga normalmente un ruolo di promozione dell’equità. E questo vale, a maggior ragione, se si pensa che il sistema previdenziale consente di redistribuire risorse riferite non già all’anno ma all’intero ciclo di vita. L’universalismo del sistema previdenziale e la sua vocazione equitativa permettono, in un contesto di giustizia sociale, di assicurare chi nasce con una limitata capacità di generare reddito, per disabilità o per condizioni sociali svantaggiose. Per favorire la giusta direzione della redistribuzione, è però molto importante - continua sempre la prof. Elsa Fornero - che il sistema possegga un’altra caratteristica: la trasparenza perché l’opacità delle regole facilita la creazione di privilegi mentre la trasparenza è generalmente associata a criteri di equità. Nella stessa direzione della trasparenza opera anche l’uniformità delle regole: la frammentazione dei regimi è in genere premessa per favoritismi e ingiustizie, oltre che causa di sprechi di risorse e duplicazioni di costi; per contro, regole uniformi sono compatibili con eccezioni motivate da equità e non dall’obiettivo, squisitamente ma non nobilmente politico, di favorire alcune categorie perché considerate più vicine al potere oppure ritenute elettoralmente conquistabili. La segmentazione dei regimi pensionistici tende inoltre a generare rincorse sociali e comportamenti opportunistici, che mirano alla separazione e all’autonomia fino a che la gestione è in avanzo, per poi pretendere l’entrata nel regime generale quando si manifestano perdite strutturali, secondo la pratica, purtroppo diffusa in Italia, di tenersi i guadagni/privilegi per socializzare le perdite. Ogni uno ci faccia una attenta analisi con lungimiranza cercando di vedere nei numeri, e non nella palla di vetro che in previdenza non esiste, ciò che potrebbe ragionevolmente accadere in un futuro prossimo. Io vengo considerato un antisistema ma solo perché scoperchio i numeri, soprattutto quelli negativi, e li analizzo con lungimiranza. Agli stati generali della previdenza, slittati a maggio 2020, di cosa vogliamo parlare? Col cd. welfare attivo non si va da alcuna parte in previdenza.



Ma è un trattato di puttanatologia, non hai capito nulla di come si legge il bilancio tecnico di una cassa senza patrimonio di previdenza. Tu ragioni come se fosse un fondo con il funding ratio al 100%


Non posso spaventarli del tutto non mi crederebbero ti manca psicologia della comunicazione



I tuoi tempi vanno oltre il rischio di longevità


Ma ti rendi conto che su 240mila avvocati non ce ne è uno che ha un centesimo delle mie competenze previdenziali ?

2020 01 17[modifica | modifica sorgente]

https://www.laleggepertutti.it/358597_lextra-rendimento

Ulisse Io, stai condividendo un articolo fonte di imbecillità, puttanatologia, coglionature. Stai passando da imbecille indotto inconsapevole a imbecille totale. Il prodotto finanziario non esiste, sono contratti, il report ALM non viene diffuso perché NON ESISTE un imbecille che possa stimare quanto vale un avvocato.





https://www.avvocatirandogurrieri.it/news/il-funding-ratio-di-cassa-forense

Tratto da Rando Gurrieri su Facebook

CV[modifica | modifica sorgente]

Paolo Rosa

Sono nato a Cles nel 1948. Ho conseguito la laurea in giurisprudenza a Bologna con una tesi in diritto agrario. Ho superato gli esami da procuratore legale nel 1974. Da allora esercito la professione forense in Trento. Sono Avvocato Cassazionista, specializzato in diritto del lavoro e della previdenza sociale. Arbitro di calcio dal 1972, poi Giudice sportivo per oltre 10 anni e Dirigente sportivo nazionale benemerito. Attualmente nel campo sportivo svolgo le funzioni di Sostituto Procuratore Federale Nazionale della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Sono Legale e consulente del Patronato Acli di Trento da 40 anni e componente di diritto dell’Unione Triveneta dei Consigli dell’Ordine. Già Consigliere e Segretario dell’Ordine degli Avvocati di Trento e per 14 anni Delegato per la Regione Trentino Alto Adige alla Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense in Roma. Il 01.04.2005 sono stato eletto nel CDA di Cassa Forense, pochi giorni dopo eletto Vice Presidente Nazionale e dal 2007 al 2009 Presidente, con introduzione, primo tra tutte le Casse, della tecnica ALM – Asset Liability Management per guidare l’attivo in funzione del passivo. Sono autore del testo pubblicato nell’aprile 2005 da Giuffré “La riforma della previdenza forense” e del manuale “Previdenza Forense”, Giappichelli Editore. Ho scritto numerosi articoli in materia giuslavoristica e previdenziale e sono attualmente autore di articoli settimanali sulla Rivista online “Diritto e Giustizia” (ed. Giuffrè). Sono appassionato di mountain bike , politica e natura.

Documenti[modifica | modifica sorgente]

2020 05 10[modifica | modifica sorgente]

Diritto e Giustizia

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PREVIDENZA FORENSE | 14 MAGGIO 2020 Sapiens nihil affirmat quod non probet di Paolo Rosa - Avvocato L’inizio della corruzione a Roma. La sete di denaro e di potere aumentò e con essa, si può dire, divamparono tutti i mali. Fu la cupidigia a spazzar via la buona fede, la rettitudine e tutte le norme del vivere onesto, indusse gli uomini all’arroganza, alla crudeltà, alla negligenza degli dèi, alla convinzione che non c’è cosa che non sia in vendita. L’ambizione indusse molti a fingere, a tener chiuso in cuore un pensiero e a manifestarne un altro, a considerare amici e nemici non per i loro meriti ma per il vantaggio che potevano ricavarne, a parere onesti più che ad esserlo. Sulle prime, questi vizi aumentarono lentamente; a volte furono anche puniti. Ma poi il contagio si diffuse a guisa di pestilenza, la città mutò volto e quel governo che era il più giusto, il migliore, divenne crudele e intollerabile. Nei primi tempi, peraltro, più della cupidigia turbava gli animi l’ambizione, un difetto sì ma non molto lontano da un pregio: alla gloria, infatti, agli onori, al potere aspirano tutti allo stesso modo, i valenti e gli inetti; ma i primi vi tendono percorrendo la retta via, i secondi, privi di qualità, cercano di raggiungere la mèta con la frode e il raggiro. L’avidità altro non è che l’amore del denaro; e il saggio non ne ha desiderato mai. Essa, quasi fosse intrisa di veleni mortali, snerva il corpo e l’anima più virile; non conosce limiti né sazietà, non l’attenuano né l’opulenza né il bisogno. Ora, quando Silla si fu impadronito del potere con le armi e ai suoi fausti inizi fecero seguito fatti atroci, tutti si misero a commettere stupri e rapine. Chi voleva una casa, chi un podere; i vincitori non conoscevano freno né misura e si macchiavano di atti turpi e feroci a danno dei concittadini. Silla, inoltre, per attirarsi il favore delle truppe che aveva condotte in Asia, contrariamente al costume degli avi nostri le aveva trattate con indulgenza eccessiva. L’amenità dei luoghi, i piaceri, l’ozio ben presto fiaccarono lo spirito fiero di quei soldati. Laggiù per la prima volta un esercito del popolo romano sperimentò piaceri che non conosceva, l’amore e il vino; imparò ad apprezzare opere d’arte, statue, quadri, vasellame cesellato, e incominciò a portarli via sia dalle case private sia dallo Stato, a spogliare templi, a profanare ciò che apparteneva agli dèi e agli uomini. Quei soldati, dopo la vittoria, non lasciarono nulla ai vinti. Sallustio, De coniuratione Catilinae, 10, 3-11, 7 Trad. di Lidia Storoni Mazzolani

Ognuno tragga le sue conclusioni.


2020 03 12[modifica | modifica sorgente]

DEJUREBIBLIOTECA GFLPORTALI giovedì 12 marzo 2020

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PREVIDENZA FORENSE | 12 Marzo 2020 Il cigno nero reale di Paolo Rosa - Avvocato Il 29 ottobre 2019 Cassa Forense è stata audita dalla Bicamerale di Controllo. Del resoconto stenografico, che è visibile sul sito del Parlamento, io mi limito a soffermarmi sui passaggi che ritengo più qualificanti.


Il Presidente di Cassa Forense, nella sua introduzione, ha fatto presente che Cassa Forense “è un sistema a ripartizione (come lo sono tutti) e, nel momento in cui mancheranno o diminuiranno i giovani, dobbiamo essere in grado di pagare le pensioni future. Si tratta quindi di un impegno che dobbiamo rispettare”. Di particolare interesse l’intervento della dott.ssa Cinzia Carissimi, dirigente del Servizio contabilità e finanza, che val la pena di riprodurre per intero perché spiega, con parole comprensibili, l’importanza e la funzione dell’ALM introdotto in Cassa Forense sotto la mia presidenza e affidato proprio alla dirigente. Com’è stato giustamente sottolineato, il denaro della Cassa è denaro previdenziale. In tal senso è stata dunque attivata tutta una serie di presidi che sostanzialmente mettono in azione una serie di organi per gestire il complesso patrimonio dell’ente. Gli organi coinvolti nel processo, aventi tutti una funzione autonoma di giudizio, sono: il comitato dei delegati; la commissione bilancio e patrimonio, nominata dal comitato dei delegati e, infine, il consiglio di amministrazione, all’interno del quale è presente una commissione denominata comitato investimenti. Vi sono poi gli uffici, che sono separati: uno è l’ufficio investimenti, che propone i singoli investimenti; l’altro è l’ufficio contabilità e patrimonio, che sostanzialmente avvia le attività di middle and back office, nonché di controllo finanziario. Più precisamente, in merito alle funzioni, il comitato investimenti si occupa dell’analisi e della valutazione delle proposte del dirigente dell’ufficio investimenti e le propone al consiglio di amministrazione, il quale ha facoltà di approvarle oppure di rigettarle. In ogni caso, il consiglio di amministrazione ha il precipuo scopo di formulare i criteri di gestione generale dell’asset allocation elaborati sempre sulla base del modello di asset and liability management. Questa formulazione viene sostanzialmente analizzata poi dalla commissione bilancio e patrimonio, che fa un’analisi autonoma e propone le sue conclusioni al comitato dei delegati.

LUCIANO. Signor Presidente, vorrei invitare la dottoressa a spiegare che cosa sia il modello di asset and liability management: lo diamo tutti per acclarato, ma forse è opportuno fare una precisazione. CARISSIMI. Lo avrei spiegato in seguito, ma forse è il caso di approfondirlo adesso. Il modello di asset and liability management è sostanzialmente un sistema di controllo che combina l’attivo patrimoniale con il passivo previdenziale sulla base dei flussi attuariali. A partire da questo si determina un modello di sostenibilità, che condiziona il processo di formazione dell’asset allocation, la quale a sua volta individua sostanzialmente la distribuzione degli investimenti attuati nel corso dell’anno. Infatti, proprio all’interno del «documento autorizzativo del processo d’investimento» si capisce bene la complessità di quest’ultimo, che viene seguito e approvato sia dal consiglio di amministrazione, sia dal comitato dei delegati. All’interno di questo «documento autorizzativo» vengono definiti innanzitutto «i criteri generali» a cui si ispira la Cassa per la gestione del suo patrimonio, come la conservazione del valore reale del patrimonio, la redditività coerente con il bilancio attuariale e la copertura dei flussi finanziari correnti e prospettici in funzione del modello ALM. Cosa significa? La Cassa fondamentalmente non persegue soltanto il massimo rendimento del portafoglio, ma lo bilancia con la copertura dei rischi per preservare il patrimonio iniziale, quindi per minimizzare eventuali perdite conseguenti al mercato finanziario. La seconda sezione del documento individua precisamente alcuni rischi: «mercato», «tasso», «credito», «cambio» e «liquidita`» – rischi che vengono tenuti sotto controllo per l’intero anno, fino a misurarli a consuntivo. La terza parte del documento è il cosiddetto ALM, overo asset and liability management, il quale determina, attraverso un indicatore (il funding ratio), il rapporto tra il patrimonio proiettato, come se la cassa dovesse chiudere l’indomani, in funzione degli iscritti attivi, attualizzandolo rispetto al valore attuale delle prestazioni pensionistiche maturate per determinare la sostenibilità dell’ente. Sulla base di queste tre sezioni viene elaborata la distribuzione degli investimenti, ovvero l’Asset allocation strategica e tattica. Attenzione: in questo complicato processo, la Cassa viene a coinvolgere anche l’advisor ex post (che nello specifico – penso di poterne fare il nome tranquillamente – e` Prometeia). E’ l’advisor infatti che, sulla base di richieste di dati annuali, elabora l’aggiornamento di questo modello attuariale, che combina le passività con le attività: infatti, una volta che ha elaborato il modello e calcolato il funding ratio, sulla base della sostenibilità formula la proposta di asset allocation, che poi viene presentata in consiglio di amministrazione. Qui si attiva un altro processo interno, tale per cui il consiglio di amministrazione acquisisce la distribuzione degli investimenti, cosı` come viene proposta dall’advisor, in base alla sostenibilità; ne verifica l’efficienza e in seguito la sottopone alla commissione del comitato dei delegati, che esprime in una prima istanza le sue formulazioni. Il consiglio di amministrazione, sulla base della formulazione della commissione del comitato dei delegati, può recepire o meno le osservazioni e approvare definitivamente l’asset allocation a livello di consiglio di amministrazione. Ma l’asset allocation ricomincia tutto il proprio processo di formulazione all’interno del comitato dei delegati, tornando nuovamente in commissione bilancio e patrimonio e ufficialmente in comitato dei delegati per la sua approvazione definitiva. Una volta definita la distribuzione della classificazione degli investimenti, intervengono i due uffici: l’ufficio investimenti propone e seleziona; il comitato investimenti analizza le singole proposte e avvia la discussione. L’investimento può essere approvato o respinto da parte del Comitato investimenti: quelli approvati arrivano in consiglio di amministrazione; attenzione, pero`, perché, anche se il comitato investimenti è una commissione del consiglio di amministrazione, quest’ultimo rimane autonomo nell’accettare o meno i singoli investimenti. Se il consiglio approva, si attiva tutta l’attività del middle and back office e del controllo che passa a un altro ufficio, che è quello che io presidio. Nella sostanza, tutto questo discorso ci serve per dire che l’asset allocation al 31 dicembre 2018 – esposta principalmente nel Paese Italia, come anticipava il presidente – è costituita in maniera semplificata al 44,5 per cento da obbligazioni (delle quali mi permetto di ricordare che circa 2,5 miliardi sono espressione di titoli di Stato italiani). Vi poi sono le azioni, al 23,5 per cento (alcune delle principali le ha già citate in precedenza il mio presidente). Infine, il 13,8 per cento riguarda una componente immobiliare la maggior parte della quale è costituita dal nostro fondo immobiliare Cicerone. Vi sono poi una liquidità al 7,2 per cento (mi permetto di ricordare che Cassa forense non investe, se non trova appunto questo bilanciamento tra rischio e rendimento in funzione del modello di asset and liability management); una componente del 5,5 in absolute return; un 4,2 di beni reali (investimenti in commodities, infrastrutture – che citava prima il Presidente – il private debt o partecipazioni come CDP Reti) e infine un private equity all’1,3. Sulla parte investimenti, signor Presidente, avrei terminato: se lo ritiene, posso andare avanti sui costi, altrimenti mi fermo qui.

Interessante l’intervento del DG, dott. Michele Proietti: PROIETTI. Signor Presidente, farò una brevissima premessa per precisare che comunque la nostra mission principale è sempre la previdenza. Abbiamo un sistema previdenziale sostenibile e garantito da bilanci tecnici a cinquant’anni, con un elevato grado di flessibilità, sia in entrata, con riduzioni di pagamento per i giovani nei primi otto anni d’iscrizione, sia in uscita, con un’età pensionabile che ormai dal 2021 sarà a regime a settant’anni, con la possibilità però di uscita anticipata fino a sessantacinque. La vera novità degli ultimi quattro o cinque anni della Cassa forense è l’idea del nuovo welfare. Sul nuovo regolamento del welfare approvato nel 2015 e in vigore dal 1º gennaio 2016 chiedo alla Presidenza l’autorizzazione a lasciare agli atti della Commissione un documento riassuntivo e una tabella esplicativa degli stanziamenti per le varie voci. PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso. PROIETTI. La filosofia del nuovo regolamento è di abbracciare i bisogni dell’avvocatura in tutto l’arco della vita dell’avvocato. Ci sono cinque macro aree d’intervento riguardanti sia le classiche situazioni di bisogno, sia le prestazioni a sostegno della famiglia, della salute e della professione e, alla fine, le spese funerarie. Il paradigma potrebbe essere un’assistenza per l’avvocato dalla culla alla bara, da quando inizia il momento d’iscrizione all’albo degli avvocati, fino alla fine della vita, con un intervento per le spese funerarie a vantaggio degli eredi. Tutto questo percorso è finanziato annualmente – e questa è una cosa cui abbiamo prestato particolare attenzione – con fondi che hanno tetti e limiti verso l’alto, rappresentati dai famosi 63 milioni di cui abbiamo parlato e che in realtà rappresentano le entrate della Cassa forense per una parte del contributo integrativo. Come sapete, gli avvocati riversano sul cliente, quindi espongono in fattura, un 4 per cento, ossia un contributo integrativo che va alla Cassa forense, lo 0,5 per cento del quale è destinato all’assistenza). Un ottavo delle entrate contributive legate al contributo integrativo dell’anno precedente è quindi destinato all’assistenza. Questo è il tetto che ci siamo dati, perché anche l’assistenza dev’essere sostenibile: i bisogni assistenziali aumentano nel corso del tempo, pertanto dobbiamo avere limiti collegati alla nostra realtà economica. E` quindi molto importante, a mio avviso, sottolineare che vi è un finanziamento costante e legato a una parte di solidarietà che viene dal contributo integrativo del 4 per cento. Per quanto riguarda i vari istituti che trovate elencati e descritti nella relazione scritta, parliamo non di venti – e qui mi permetto di correggere il nostro Presidente – ma di più di trenta istituti, una parte dei quali è a regime e una parte viene rinnovata ogni anno attraverso bandi specifici. Ovviamente, oltre ai casi ordinari di bisogno individuale, dobbiamo segnalare come spesa maggiore la polizza sanitaria per i grandi interventi chirurgici e i gravi eventi morbosi. La Cassa investe circa 20 milioni di euro ogni anno per tale copertura assicurativa, sgravando in parte il sistema sanitario nazionale. Ogni nostro iscritto, infatti, ha una copertura sanitaria garantita da Cassa forense e si rivolge meno, per queste gravi patologie, al sistema pubblico nazionale, quindi incide meno sulla spesa sanitaria dello Stato. Abbiamo poi, a sostegno della salute, convenzioni con case di cura, polizze per lungodegenza, la long term care (LTC) per i casi di anziani non autosufficienti e i contributi per l’assistenza domiciliare. A sostegno della famiglia abbiamo borse di studio per studenti, per orfani, per figli iscritti al primo anno di scuola superiore; abbiamo anche ulteriori contributi – oltre all’indennità di maternità – per la genitorialità, cioè abbiamo stanziamenti specifici per famiglie numerose e per famiglie monogenitoriali che non hanno avuto la possibilità di accedere al contributo di maternità. La maggiore innovazione rispetto a questo schema di welfare sono le cosiddette prestazioni a sostegno della professione: abbiamo innanzitutto ampliato l’assistenza indennitaria, cioè eroghiamo contributi specifici per l’avvocato che, a causa di malattia o infortunio, sia per almeno due mesi temporaneamente inabile a proseguire nella sua attività professionale. PRESIDENTE. Si tratta di contributi soggetti – ahimè – a tassazione. PROIETTI. Sı`, ovviamente per la tassazione seguiamo le regole ordinarie, quindi quasi tutta l’assistenza è soggetta a tassazione. Vi sono alcune eccezioni, per esempio per i contributi ai terremotati e ultimamente c’è stata una detassazione per patologie particolari. Abbiamo l’assistenza per catastrofi o calamità naturali e abbiamo agevolazioni anche per l’accesso al credito. Queste ultime si esplicano in due modi: in primo luogo, vi è un contributo in caso di mutui per l’acquisto di prima casa o primo studio (in tal caso il contributo è limitato alle spese notarili e di istruttoria della pratica); in secondo luogo, abbiamo dei prestiti d’onore per i giovani iscritti sotto i trentacinque anni fino a 15.000 euro. Anche in questo caso abbiamo fatto una convenzione con un istituto bancario. Vorrei aggiungere che tutte le nostre convenzioni, compresa la scelta dell’advisor, sono naturalmente frutto di gare pubbliche. Una banca ha accettato questa partnership per l’erogazione di prestiti d’onore fino a 15.000 euro per i giovani iscritti sotto i trentacinque anni, in cui Cassa forense si fa carico sia degli interessi che della garanzia nel caso in cui il giovane iscritto abbia un reddito inferiore ai 10.000 euro annui, cioè non sia bancabile. In questo caso, Cassa forense garantisce anche per conto dell’iscritto. Ovviamente ci sono dei limiti di spesa complessiva che comunque vengono annualmente confermati e rispettati. Abbiamo poi una serie di agevolazioni per la cessione del quinto delle pensioni e contributi a supporto di asili nido e per l’acquisto di strumenti informatici. Quest’ultimo bando ha avuto molto successo: rimborsiamo fino a 1.500 euro e fino alla metà delle spese sostenute dall’avvocato per l’acquisto di strumenti informatici che sono ovviamente utili e necessari per la professione. Abbiamo poi, ovviamente, finanziato moltissimo la formazione. Aggiungo che abbiamo realizzato ultimamente anche un sistema di formazione a distanza. Il nostro sito Internet contiene un link che indirizza al nostro portale di formazione, in cui diamo la possibilità a tutti i nostri iscritti di assistere a videofilmati in materia di previdenza e acquisire crediti formativi, una innovazione che è stata molto gradita dagli iscritti. Pensate che nei primi quindici giorni di attivazione abbiamo già 7.000 accessi a questo portale, con 7.000 avvocati che hanno già visionato almeno uno dei vari video messi a disposizione. Abbiamo anche favorito, con borse di studio specifiche, sia le competenze professionali, sia l’accesso al titolo di cassazionista. A coloro che superano l’esame da cassazionista, eroghiamo una borsa di studio ad hoc. Sapete che adesso, dopo la nuova legge professionale, per arrivare al titolo di cassazionista occorre superare un esame. Chi supera tale esame ha anche un contributo da parte di Cassa forense. In questo quadro generale, alla fine di ogni anno e di ogni esercizio finanziario, spendiamo circa 63 milioni di euro e abbiamo già soddisfatto, con riferimento al 2018, circa 13.500 istanze. Il sistema, quindi, ha preso piede e, devo dire la verità, dopo un primo momento di scetticismo da parte dei nostri iscritti, che parlavano di mancette o di interventi poco incisivi, adesso c’è una grande attesa e un notevole gradimento rispetto ai vari istituti di assistenza che, come avete visto, coprono abbastanza bene tutto il panorama. Sono una trentina di istituti, lo ripeto, alcuni annualmente rinnovati con dei bandi ad hoc e altri che operano a regime. Lo sforzo economico che Cassa forense fa in questo campo è piuttosto elevato. Il regolamento di assistenza del nostro ente è uno dei più strutturati. In questo senso ringraziamo anche i ministeri vigilanti, che hanno avuto la sensibilità di approvare il nostro regolamento a suo tempo, con piccolissime modifiche. Ovviamente non è possibile fare tutto autonomamente, ad esempio non sono possibili maggiori coperture di previdenza sanitaria integrativa o addirittura l’istituzione di una cassa mutua integrativa che richiedono uno sforzo comune con altre casse. Stiamo avviando tali studi in sede ADEPP e vedremo cosa sarà possibile fare. Comunque pensiamo che il nostro livello di assistenza sia molto buono rispetto al panorama dei bisogni che i nostri iscritti ci segnalano. Qual è il problema che viene fuori dall’intervento del dott. Michele Proietti? Il fatto che i grandi studi legali, che rappresentano circa l’8%, producono più del 50% del PIL dell’intera avvocatura Continua il DG di Cassa Forense affermando che: Dobbiamo, inoltre, con tale aliquota (4 per cento del contributo integrativo), sostenere tutte le pensioni minime: diamo integrazioni al minimo della pensione che arrivano a circa 12.000 euro annui (pensione di oggi), per cui un pensionato minimo della Cassa forense prende circa 12.000 euro l’anno; si tratta di poco meno di 1.000 euro al mese, ripartite su tredici mensilità, ed è circa il doppio della pensione sociale erogata dall’INPS. Per garantire questo livello, occorre innanzitutto che si paghino i famosi e bistrattati contributi minimi soggettivi da parte degli avvocati che, soprattutto nei primi anni di attività, fanno fatica. Su questo siamo sensibili, però abbiamo dato una fascia di tolleranza in cui il contributo è ridotto alla metà o addirittura a un quarto nei primi otto anni di attività, nei quali c’è un’attenzione a questo percorso; dal nono anno in poi, il contributo minimo soggettivo – circa 2.800 euro l’anno, per capirci – è comunque dovuto, anche nel caso in cui i redditi restino sotto i 10.000 euro (e comunque servono a finanziare, non in tutto, ma per circa l’80 per cento, la pensione minima, che riteniamo adeguata per la vecchiaia dell’avvocato). Ripeto che si tratta di circa 12.000 euro l’anno. Questo sinallagma non si può rompere: se si elimina il contributo minimo, bisogna eliminare la pensione minima, quindi occorre fare una scelta del tipo l’uovo oggi o la gallina domani. Chi si lamenta oggi, domani è contento di ricevere comunque una pensione che viene integrata al minimo. Per concludere l’intervento finale del Presidente di Cassa Forense: Signor Presidente, se mi è consentito, vorrei aggiungere, in relazione a questo, che, come diceva giustamente il senatore Lannuti, noi abbiamo il 44,5 per cento del capitale investito in obbligazioni. Oggi quei titoli di Stato praticamente non rendono nulla. Da una parte, quindi, dobbiamo tenere quei titoli, ma dall’altra dobbiamo trovare strumenti che ci consentano di bilanciare. Abbassare il rischio ci farebbe effettivamente molto piacere ma noi abbiamo l’obiettivo del 3 per cento su base annua, dunque dobbiamo trovare delle classi che compensino il dato relativo alle obbligazioni. Da una parte, quindi, dobbiamo anche rischiare un po’, altrimenti dovremmo vendere i titoli di Stato e lei sa meglio di me che cosa significhi vendere i titoli di Stato, con lo spread che poi schizza. In questo momento abbiamo un rendimento finanziario molto interessante, speriamo che il mercato regga e che lo spread non faccia brutti scherzi perché ci consentirebbe di portare a casa un’importante performance. Non lo dico perché è un numero quasi a doppia cifra, però è chiaro che dobbiamo vedere cosa succede sui mercati, visto che dipendiamo dai mercati.


Il cigno nero Reale che ci è venuto addosso in questa tornata di tempo, ma i cigni neri sono frequenti, dimostra che le pensioni di primo pilastro non possono dipendere dai mercati e quindi, a mio giudizio, va cambiato l’approccio proprio per la natura previdenziale delle risorse come la dott. Carissimi non ha mancato di sottolineare. La provvista previdenziale, fatta di contributi obbligatori, non è denaro qualunque ma ha una mission che è quella di garantire previdenza e assistenza e non può essere affidata ai mercati proprio per l’elevato rischio di perdere, non solo gli interessi, ma anche il capitale che questo comporta. La previdenza di primo pilastro, obbligatoria per legge, non è la previdenza integrativa di secondo pilastro affidata ai mercati e dove l’interessato si sceglie la linea di investimento più adatta alle sue esigenze. Come ha esordito il Presidente, Cassa Forense deve essere in grado di pagare le pensioni future ma questa garanzia non può dipendere dai mercati. È la nostra bussola per orientarsi sul percorso che conduce il risparmio previdenziale verso un impiego virtuoso e mai rischioso proprio per la sua origine obbligatoria.

Commento[modifica | modifica sorgente]

È importante il documento che ci propone l'avvocato Paolo Rosa per capire come funziona il regime imbecillocratico.

Immaginate di ascoltare una riunione del consiglio superiore dei lavori pubblici in merito al ponte Morandi di Genova e magari di sentire che la affidabilità del nuovo ponte è verificata da diversi organismi composti da specialisti profumatamente pagati i quali descrivono come il nuovo materiale a base di mozzarella è una garanzia per i prossimi 50 anni.

Ora tutti comprendono che la mozzarella non è adatta per fare un ponte, ma nessuno capisce che un sistema pensionistico a ripartizione non è garantito da un patrimonio che copre solo il 25% del debito pensionistico latente.

Ebbene in questo documento noi abbiamo che gli esperti profumatamente pagati da cassa forense né si presentano al parlamento a 5 stelle, profumatamente pagato dagli italiani, ed ascoltano che la garanzia delle pensioni degli avvocati è verificata con il report asset liability management dove risulta un fonding radio delle 25% per cui nel caso in cui non ci fossero più iscritti e la cassa dovesse chiudere da un giorno all'altro il debito pensionistico del sistema a ripartizione, ossia senza patrimonio di previdenza è sostenibile con uno scoperto per 75%.


e Paolo Rosa nel criticare la situazione finanziaria non si sofferma sul fatto che debito pensionistico latente è coperto solo per il 25% ma si preoccupa delle modalità di investimento quando si sa che il patrimonio è un patrimonio preda saccheggiato con la tecnica della spoliazione legale.

Se non ci fosse il patrimonio preda il saccheggio sarebbe molto limitato.

Evviva l'imbecillocrazia.

2019 12 07[modifica | modifica sorgente]

https://www.laleggepertutti.it/345302_il-futuro-della-cassa-forense


MPR

Ha ha ha, sui numeri, l'esperto scivola. Il bilancio tecnico di Cassa Forense è uno dei migliori (per la sostenibilità della Cassa) infatti il rendimento è prudenziale ossia 1% (3%-2%) quando la legge ammette l'1,5%. Il problema è nella gestione del patrimonio, infatti dal 2011 gli imbecillocrati si ammazzano pur di non fare il regolamento investimenti.

Quanto al rischio del mercato, ti sono sfuggiti tre zeri, la signora non parlava di 900.000,00 ma di 900.000.000,00€. Con 900.000,00 € non ci fai 82 pensioni minime ma 4. Quindi il rischio sarebbe su 4000 pensioni. In realtà il rischio è niente in confronto alla sostenibilità sociale, prevista in Costituzione ma totalmente ignorata dalla Cassa, grazie agli investimenti sulla imbecillità indotta, ben riusciti, visto il livello di puttanatologia cui sono giunti gli esperti.

2019 11 17[modifica | modifica sorgente]

https://www.avvocatirandogurrieri.it/leggi-e-diritto/convegno-a-napoli-del-29-11-2019-proporzionalita-e-progressivita-della-contribuzione


https://www.laleggepertutti.it/305172_lazzardo-per-gli-iscritti-alle-casse-di-previdenza

Paolo Rosa 20190919


https://www.laleggepertutti.it/286477_i-misteri-di-cassa-forense


https://www.laleggepertutti.it/283890_cassa-forense-il-bilancio-desercizio-e-i-dati-non-propagandati


https://www.laleggepertutti.it/245541_ununica-cassa-nazionale-di-previdenza-per-tutti-i-professionisti

Facebook[modifica | modifica sorgente]

CON la prossima MANOVRA tutte le Casse tornano in INPS e con gli 85 miliardi si ripiana la situazione che ne direste ?


DI FRONTE AL SALDO PREVIDENZIALE NEGATIVO PER 20 ANNI si aumenta il contributo soggettivo in modo progressivo o si investe il patrimonio con piu' rischio ?

Collegamenti[modifica | modifica sorgente]

  1. Paolo Rosa su Facebook

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