Sistema pensionistico pubblico

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Il sistema pensionistico pubblico in Italia detto anche sistema pensionistico obbligatorio o previdenza di primo pilastro consiste nell'insieme di circa 50 enti previdenziali italiani pubblici o amministrazioni pubbliche che gestiscono le assicurazioni sociali obbligatorie regolate da leggi di diritto pubblico.

Il sistema pensionistico pubblico è quindi predisposto ai sensi dell'art. 38 della Costituzione, per garantire i cittadini italiani nelle situazioni di bisogno.

Il sistema pensionistico pubblico è finanziato con l'imposizione fiscale, da cui deriva il termine obbligatorio, ossia con l'obbligo di pagare agli enti previdenziali i contributi obbligatori per le assicurazioni obbligatorie che assumono la forma di imposte dirette o imposte indirette a seconda dei soggetti contribuenti. Nel caso di gestioni in deficit il finanziamento è integrato con ulteriori trasferimenti dalla fiscalità generale.

Da ciò discende che le pensioni si pagano con le imposte e che la spesa pensionistica fa parte della spesa corrente primaria[1] del bilancio dello Stato| valutata complessivamente nel conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche.

La gestione finanziaria è quindi quella dei sistemi pensionistici obbligatori senza patrimonio di previdenza detta impropriamente a ripartizione. Infatti le prestazioni previdenziali sono calcolate con una formula derivante da uno schema pensionistico con formula delle rendite predefinita che è slegato alla gestione a capitalizzazione dei contributi versati come avviene nei sistemi pensionistici privati che attuano il principio della capitalizzazione integrale.

Ciò comporta che le prestazioni pensionistiche sono derivate da scelte politiche e pertanto svolgono anche una funzione di politiche di redistribuzione dei redditi.

Gli enti previdenziali svolgono sempre una attività istituzionale di previdenza ed assistenza a carattere pubblicistico correlata all'interesse pubblico[2] tipica delle amministrazioni pubbliche sia che abbiano personalità giuridica pubblica (enti pubblici) sia che abbiano personalità giuridica privata (associazioni o fondazioni di cui al D.Lgs. 509/1994 o D.Lgs. 103/1996).

Si distingue dal sistema pensionistico privato in Italia (detto anche previdenza di secondo pilastro), regolata da norme di diritto privato che, in Italia, si attua quindi su base volontaria ed è con gestione finanziaria a capitalizzazione dei premi assicurativi versati.

Il sistema pensionistico pubblico italiano è basato sul modello previdenziale corporativo fascista con la legge istitutiva dell'INPS tuttora vigente nell'impianto fondamentale.

Nel caso di lavoratori che nel corso della vita lavorativa siano obbligati all'iscrizione a più enti previdenziali, al termine della propria vita lavorativa, possono essere costretti ad usufruire dell'istituto della ricongiunzione contributiva o della totalizzazione ossia è il lavoratore che insegue gli enti e non lo Stato che assiste il lavoratore cosa che non avviene nel modello previdenziale universale.

In Italia ciò è in contrapposizione con il sistema universalistico rappresentato dal Servizio Sanitario Nazionale che ha superato il sistema delle mutue frammentato e iniquo.[3]

Il sistema pensionistico pubblico italiano[modifica | modifica sorgente]

I caratteri fondamentali del sistema pensionistico pubblico italiano derivano dalla legge di istituzione dell'INPS del 1935 che, insieme alle modifiche del 1939, ha forgiato il modello tuttora vigente anche se con le riforme Dini e Fornero si è iniziato ad eliminare le distorsioni più eclatanti che ne minacciano la sostenibilità.

Essi sono definiti dal modello previdenziale corporativo fascista che prevede la costituzione di una pluralità di enti previdenziali destinati ciascuno ad una o più gestioni di casse o fondi per ristrette categorie (corporazioni) di lavoratori.

Nel 2014 si potevano contare più di 40 diverse gestioni pensionistiche, anche se con la riforma Monti del sistema pensionistico pubblico obbligatorio, l'INPS gestisce più del 90% delle posizioni previdenziali dei lavoratori italiani attraverso qualche decina di gestioni (fondi o casse).

L'accentramento dei vari enti previdenziali in Inps deriva dal fatto che nel tempo le varie gestioni si sono trovate nell'impossibilità finanziaria di erogare le prestazioni pensionistiche per la naturale insostenibilità finanziaria di una gestione senza copertura patrimoniale con schema pensionistico con formula a rendite definite, riferita una platea ristretta di lavoratori che nel lungo periodo sono soggetti ad ampie oscillazioni demografiche ed economiche dovute anche alla estinzione delle professioni per ragioni tecniche, normative, economiche.

Questo fenomeno non si verifica con lo stesso impatto fatale nel modello previdenziale universale ove la platea è comprensiva di tutti i cittadini di uno Stato.

Attualmente il sistema pensionistico obbligatorio italiano è quindi un ibrido di gestioni dalle più disparate regole di contribuzione, pensionamento ed assistenza, in alcuni casi finanziate da trasferimenti da altre gestioni in attivo o da trasferimenti dalla fiscalità generale e nel caso di gestioni in fase di avvio con il trasferimento dei risparmi tra generazioni successive.

Da ciò ne consegue che per lo Stato italiano, quando si tratta del servizio pubblico istituito ai sensi dell'art. 38 della Costituzione, i cittadini lavoratori non sono uguali di fronte alla legge ma vige la più ampia discriminazione possibile ed immaginabile dovuta ad una serie indiscriminata di normative che determinano la più ampia varietà di prestazioni previdenziali, ciò in base al potere politico assunto nel tempo dalle varie lobby o corporazioni.

La classifica dei privilegiati del sistema pensionistico pubblico italiano[modifica | modifica sorgente]

La valutazione di come avviene il diverso trattamento dei vari cittadini lavoratori, dal punto di vista numerico può essere valutata calcolando il tasso di rendimento apparente dei contributi obbligatori per le assicurazioni obbligatorie versati oppure, attraverso altri indici.[4]

Valore della pensione in rapporto ai contributi versati[modifica | modifica sorgente]

Se si considera il valore attuariale della prestazione pensionistica in rapporto ai contributi obbligatori versati è possibile individuare alcune categorie di cittadini italiani particolarmente avvantaggiate dal sistema pensionistico attuale.

I multipli dei contributi versati oltre il primo, sono quindi pagati dal contribuente.

Valore attuariale della pensione:

  • Oltre 100 volte i contributi versati

La pensione dei sindacalisti permette di ottenere un vitalizio integrativo basato sull'ultimo stipendio, anche con un solo mese di versamento dei contributi.

  • Oltre 10 volte dei contributi versati

I vitalizi dei parlamentari| sono sicuramente al primo posto e possono restituire fino ad oltre 40 volte l'importo dei contributi versati. Le normative che regolano tali prestazioni previdenziali sono stabilite dai vari organi costituzionali e normalmente non vengono pubblicate.

  • Oltre cinque fino a dieci volte dei contributi versati

Gli assegni di alcune casse dei liberi professionisti privatizzate ai sensi del D.Lgs. 509/1994 es. ragionieri arrivavano a restituire fino ad otto volte i contributi versati.[5]

  • Oltre tre fino a cinque volte dei contributi versati

Le baby pensioni potevano restituire oltre tre volte i contributi versati. La pensione minima di Inarcassa restituiva quattro volte i contributi versati.

  • Oltre due fino a tre volte dei contributi versati

Ancora nel 2014 il tasso di sostituzione per i nuovi pensionati dell'INPGI era del 104% che corrispondeva ad una prestazione dal valore doppio rispetto ai contributi obbligatori versati.

  • Oltre una volta e mezzo fino a due volte dei contributi versati

Il metodo di calcolo retributivo per la stragrande maggioranza dei lavoratori restituisce oltre una volta e mezza i contributi versati.

  • Oltre una volta fino ad una volta e mezzo dei contributi versati

Per i giovani iscritti all'INPS dopo il 1996 o agli iscritti alle casse dei liberi professionisti di cui al D.Lgs. 103/1996 o anche alla gestione separata INPS ai quali viene applicato per intero ai contributi versati il metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata sulla crescita nel caso in cui sia rispettata la previsione di crescita del PIL dell'1,5% annuo, l'importo della pensione che sarà erogata non restituirà più del 140% dei contributi versati. Ipotesi attualmente lontana dalla realtà.

  • Oltre l'80% fino al 100% dei contributi versati

La gestione separata INPS applicando il metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata sulla crescita per i contributi versati negli ultimi anni, a breve verrà applicata un tasso annuo di capitalizzazione per la rivalutazione del montante contributivo individuale negativo determinando di fatto una restituzione parziale dei contributi versati.

  • Meno dell'80% dei contributi versati

Secondo le critiche rivolte dagli iscritti dell'ENPALS, gli stessi avrebbero avuto prestazioni pensionistiche di molto inferiori ai contributi versati. Ciò vale anche per una piccola percentuale di ex lavoratori dipendenti, di retribuzioni elevate, in ragione del metodo di calcolo retributivo che, partendo da coefficienti di trasformazione che assegnavano il 2% della retribuzione media degli ultimi 10 anni di lavoro per ogni anno di anzianità, sino a retribuzioni di 43.000 euro lordi annui, riduceva le prestazioni a 1,5% della retribuzione per la fascia di retribuzione tra 43.000 e 81.500 euro lordi annui, per arrivare allo 0,9% della retribuzione media per la parte di retribuzione superiore a 81.500 euro lordi/anno.

Valore della pensione in rapporto ai contributi versati calcolato in anni di pensione regalati dallo Stato italiano[modifica | modifica sorgente]

Gli stessi regali pensionistici sopra indicati, possono essere valutati in termini di anni regalati ai pensionati come calcolato nel 2001 dalla Commissione governativa presieduta dal prof. Alberto Brambilla.[6]

Gli anni di pensione regalati, sono quindi pagati dal contribuente.

Valore attuariale della pensione:

  • più di 20 anni di pensione regalati

pensione gonfiata dei sindacalisti

  • 20 anni di pensione regalati

artigiani e commercianti

  • 10 anni di pensione regalati

dipendenti pubblici

  • 8 anni di pensione regalati

dipendenti privati

  • 1 anno di pensione rubato

gestione separata INPS per i pensionati del 2014 a seguito della svalutazione reale del 5% del montante contributivo individuale per l'applicazione del tasso annuo di capitalizzazione per la rivalutazione del montante contributivo individuale.

  • Periodi variabili rubati

ex lavoratori dipendenti con retribuzioni medio alte (indicativamente superiori a 100.000 lordi/anno)

Valore assoluto della integrazione della pensione in aggiunta ai contributi versati[modifica | modifica sorgente]

Se si considera il valore attuariale in termini monetari, della prestazione pensionistica rispetto ai contributi obbligatori versati è possibile individuare l'importo della integrazione che avvengono per alcune categorie di cittadini italiani particolarmente avvantaggiate dal sistema pensionistico attuale.

Gli incrementi dei contributi versati, sono quindi pagati dal contribuente.

Valore attuariale della integrazione della pensione:

  • incremento di oltre cinque milioni di euro
  • incremento di oltre un milione di euro

Con la pensione gonfiata dei sindacalisti, con uno stipendio da dirigente, si arriva a superare il milione di incremento rispetto ai contributi versati.

  • incremento di oltre cinquecentomila euro
  • incremento di oltre duecentomila euro
  • incremento di oltre centomila euro
  • incremento di oltre cinquantamila euro
  • decremento di oltre cinquantamila euro
  • decremento di oltre centomila euro

Classifica secondo il tasso di sostituzione[modifica | modifica sorgente]

Il metodo classico di verifica dell'adeguatezza della prestazione pensionistica è tramite la valutazione del tasso di sostituzione.

Tale metodo valuta l'adeguatezza della prestazione pensionistica, ma non i costi.

Aliquota contributiva di calcolo restituita rispetto al cuneo fiscale comprensivo dell'aliquota contributiva di finanziamento[modifica | modifica sorgente]

Se si considera il valore attuariale in termini di aliquota contributiva pensionistica di calcolo restituita dalla prestazione pensionistica rispetto all'aliquota corrispondente al cuneo fiscale o alla pressione fiscale legale comprensivo dell'aliquota contributiva pensionistica di finanziamento è possibile valutare l'importo della integrazione che avvengono per alcune categorie di cittadini italiani particolarmente avvantaggiate dal sistema pensionistico attuale.

Tale metodo evidenzia la percentuale di reddito pensionistico pagata dallo Stato ossia dal contribuente al pensionato.

  • tendente ad infinito

Nel caso della pensione gonfiata dei sindacalisti, considerata la quasi insussistenza dei versamenti contributivi, si può arrivare ad un valore infinito.

  • tra 50 e 100
  • tra 21 e 50
  • tra 11 e 20
  • tra zero e 10
  • zero

Classifica degli schemi pensionistici con formula a rendite definite applicati in Italia in base al tasso di rendimento apparente[modifica | modifica sorgente]

Un altro modo di classificare i metodi di calcolo della pensione di vecchiaia è quello di valutare il tasso di rendimento apparente applicato ai contributi obbligatori per le assicurazioni obbligatorie versati, in relazione alla riserva matematica restituita con l'erogazione della pensione di vecchiaia.

Tale metodo evidenzia la disparità di trattamento che lo Stato riserva ai suoi cittadini premiandoli in modo diverso con tassi di rendimento apparente diversi, per alcuni negativi.

La previdenza sociale come politica dei redditi[modifica | modifica sorgente]

La previdenza di primo pilastro o previdenza sociale è il principale strumento di politica dei redditi di uno Stato moderno. In Italia il maggiore ente previdenziale, l'INPS, con 18 milioni di pensionati e oltre 20 milioni di iscritti, raccoglie in modo diretto o tramite trasferimenti oltre 250 miliardi di euro, e distribuisce appunto oltre 18 milioni di prestazioni previdenziali. Poiché opera con il sistema di gestione a ripartizione, le prestazioni sono stabilite da leggi dello Stato e quindi con scelte politiche svincolate dall'effettiva contribuzione degli iscritti.

Classificazione dei sistemi pensionistici pubblici (forme di previdenza di primo pilastro) in base alla tipologia dei lavoratori e dei contratti[modifica | modifica sorgente]

Lavoratori dipendenti|[modifica | modifica sorgente]

  • Dipendenti privati e pubblici - AGO gestita dall'INPS di personalità giuridica pubblica con il Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti;
  • Altre tipologie - Previdenza sociale integrativa gestita dall'INPS attraverso appositi fondi;
  • Altre tipologie di lavoratori dipendenti - AGO gestita dall'INPS con appositi Fondi Sostitutivi;

Lavoratori autonomi|[modifica | modifica sorgente]

  • Gestione previdenziale per coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli - A.G.O. gestita dall'INPS con apposita gestione speciale
  • Gestione previdenziale per artigiani - A.G.O. gestita dall'INPS con apposita gestione speciale
  • Gestione previdenziale per commercianti - A.G.O. gestita dall'INPS con apposita gestione speciale
  • Altre forme di lavoratori parasubordinati e autonomi (L.335/1995) - A.G.O. gestita dall'INPS con la gestione separata INPS;
  • INPS Gestione ex ENPALS (dal 1/1/2012) per i lavoratori dello spettacolo e dello sport professionistico

Liberi professionisti|[modifica | modifica sorgente]

Forme sostitutive dell'A.G.O. gestite dagli enti previdenziali di personalità giuridica privata;

Elenco delle pubbliche amministrazioni che gestiscono sistemi pensionistici pubblici (forme di previdenza sociale obbligatoria)[modifica | modifica sorgente]

L'ISTAT ogni anno compila l'elenco delle pubbliche amministrazioni|.[7]

Enti con persona giuridica di diritto pubblico[modifica | modifica sorgente]

L'INPS ha in gestione diversi sistemi pensionistici obbligatori riguardanti diverse categorie di lavoratori.

Dipendenti privati[modifica | modifica sorgente]

      • Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti
      • Fondo volo
      • Fondo dazieri
      • Lavoratori dello spettacolo (ex ENPALS)
      • Sportivi professionisti. Fondo pensioni per gli sportivi professionisti. (ex ENPALS)
      • Personale dipendente dalle aziende private del gas: Fondo Gasisti (Gas). Integrativo.
      • Personale dipendente dalle aziende private del gas: Fondo Gasisti (Gas). Integrativo.
      • Lavoratori delle miniere, cave e torbiere: gestione minatori. Integrativo.
      • Dipendenti della ex azienda autonoma delle ferrovie, trasformata prima in Ente pubblico economico e, successivamente, in S.p.A. La gestione affidata in precedenza alla stessa azienda ferroviaria, tramite il Fondo pensioni del personale delle ferrovie dello Stato, è stata trasferita all’INPS, mediante la costituzione di apposito Fondo sostitutivo, con la legge 23 dicembre 1999, n. 488, articolo 43.

Dipendenti pubblici[modifica | modifica sorgente]

    • Dipendenti pubblici (ex INPDAP)
      • Dipendenti delle amministrazioni statali (ex INPDAP)
      • Dipendenti degli enti locali
      • ufficiali giudiziari ed aiutanti ufficiali giudiziari. Per questi soggetti in precedenza erano previste alcune Casse pensionistiche amministrate dalla Direzione Generale degli Istituti di Previdenza del Ministero del Tesoro. Ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo n. 479/1994 le Casse sono state trasformate in gestioni autonome.


L'INPDAP era competente per la gestione delle prestazioni pensionistiche dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche iscritte alle casse degli ex istituti di previdenza. Ciò include tanto l'adozione dei provvedimenti di pensione (di vecchiaia, di anzianità e di inabilità) che dei provvedimenti di riconoscimento di servizi e periodi utili a pensione (riscatti, ricongiunzioni, contribuzione figurativa, totalizzazione).

      • Cassa trattamenti pensionistici statali (CTPS)
      • Cassa pensione sanitari (CPS)
      • Cassa pensione dipendenti enti locali (CPDEL)
      • Cassa pensioni ufficiali giudiziari (CPUG)
      • Cassa insegnanti (CPI)

Lavoratori autonomi[modifica | modifica sorgente]

    • Autonomi
      • Commercianti e Artigiani

Lavoratori atipici e parasubordinati[modifica | modifica sorgente]

Regimi pensionistici degli eletti di Organi costituzionali[modifica | modifica sorgente]

Regimi pensionistici dei dipendenti di Organi costituzionali[modifica | modifica sorgente]


Pubbliche amministrazioni con personalità giuridica di diritto privato[modifica | modifica sorgente]

Le casse trasformate con il D.Lgs. 509/1994 sono indicate nell'Elenco A[8] dello stesso decreto legislativo:

Le casse nate con il D.Lgs. 103/1996[10] sono indicate nel Primo rapporto ADEPP:[11]

  • Ente nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei biologi (ENPAB)
  • Ente nazionale di previdenza e assistenza della professione infermieristica (ENPAPI)
  • Ente nazionale di previdenza ed assistenza per gli psicologi (ENPAP)
  • Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura (ENPAIA - gestione separata periti agrari e gestione separata per gli agrotecnici)
  • Ente nazionale di previdenza ed assistenza periti industriali e dei periti industriali laureati (EPPI)
  • Istituto nazionale di previdenza ed assistenza dei giornalisti italiani "Giovanni Amendola" (INPGI - gestione separata)
  • Ente di previdenza e assistenza pluricategoriale degli attuari, dei chimici, dei dottori agronomi e dei dottori forestali, dei geologi (EPAP).

La sentenza del Consiglio di Stato del 28 novembre 2012 e del TAR n. 300034/2010[modifica | modifica sorgente]

La sentenza[12] confermato l'elenco delle pubbliche amministrazioni redatto dall'ISTAT che pertanto sono inserite nel Conto economico delle amministrazioni pubbliche.[13] Ciò conferma che questi enti amministrano delle spese pubbliche|. Già la precedente sentenza del TAR 30034/2010 del 4 agosto 2010 evidenziava la contraddizione tra la personalità giuridica privata degli enti trasformati ai sensi del D.Lgs 509/1994 con il fatto che non dovrebbero usufruire di finanziamenti dello Stato quando usufruiscono dell'imposizione fiscale conseguente ai contributi previdenziali obbligatori.[14]

Vigilanza degli enti pubblici con personalità giuridica di diritto privato[modifica | modifica sorgente]

La vigilanza è delegata:

La previdenza sociale pubblica e la pressione fiscale[modifica | modifica sorgente]

Gli enti gestori di forme di previdenza obbligatoria, sono inseriti dall'Istituto nazionale di statistica ISTAT ai sensi del co.3, art.1 della legge 31 dicembre 2009, nell'elenco delle pubbliche amministrazioni[15] che concorrono al conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche. Gli oneri sociali o contributi previdenziali| versati agli enti, indipendentemente dalla fruizione dei servizi (ad esempio imprese), sono quindi imposte ai sensi dell'art. 23 della costituzione.[16] In definitiva la gestione previdenziale incide sul rapporto tra il gettito fiscale ed il PIL a livello generale dello Stato, sia nei confronti del singolo contribuente, con l'aliquota fiscale effettiva.[17][18]

Gestione finanziaria degli enti[modifica | modifica sorgente]

Gli enti gestori di forme di previdenza obbligatoria possono avere diverse modalità di gestione finanziaria:[19]

  1. gestione finanziaria senza patrimonio di previdenza| ossia senza capitali di copertura es. INPS;
  2. gestione finanziaria senza patrimonio di previdenza| ma con parziale copertura di capitali es. alcuni di quelli trasformati ai sensi del d.lgs. 509/1994;
  3. gestione finanziaria senza patrimonio di previdenza| ma con capitali di copertura come quelli costituiti ai sensi del d.lgs 103/1996 grazie alla adozione dello schema pensionistico con formula delle rendite predefinita denominato metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata sulla crescita. Con questa strana combinazione, alcune casse sono costrette a "regalare" i maggiori interessi agli iscritti.

Il segreto di Pulcinella sulla sostenibilità del sistema pensionistico pubblico italiano[modifica | modifica sorgente]

L'Italia, come in tutti i paesi OCSE ha il sistema pensionistico pubblico detto anche primo pilastro della previdenza con gestione secondo lo schema PAYG ovvero di sistema pensionistico senza patrimonio di previdenza ma dal 1992 si sono succedute almeno 7 riforme previdenziali| che ogni volta hanno cercato di riequilibrare, senza mai riuscirvi minimamente ma anzi aggravandoli, i conti del bilancio dello Stato.

Tutti gli esperti nel campo dei sistemi pensionistici ed i politici sanno perché con 7 riforme previdenziali| non si è ancora riusciti a risolvere la situazione, ma anzi si è continuato e si continua ad alimentare la bolla previdenziale.

Il segreto di Pulcinella è che il sistema pensionistico pubblico italiano, è basato sul modello previdenziale corporativo fascista a differenza degli altri paesi OCSE come ad esempio la Svizzera che hanno il sistema pensionistico pubblico basato sul modello previdenziale universale.

Quello che può sembrare un dettaglio di poco conto agli occhi di un normale cittadino è invece il fulcro della crisi politica, economica e sociale dello Stato Italiano da oltre 20 anni ossia la tutela dei privilegi che gli enti previdenziali garantiscono ai privilegiati delle varie gestioni secondo il principio della discriminazione generazionale esaltato con il benestare dei sindacati italiani all'approvazione del principio del pro rata con la riforma Dini.

All'avvio di ogni nuova gestione pensionistica basata sul modello corporativo, la politica ha ogni volta rinnovato, nei confronti dei cittadini, l'illusione di un sistema pensionistico generoso che permetteva la moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Il modello italiano ha il difetto congenito di ripetere più e più volte e precisamente oltre 60 l'illusione di una finta crescita economica ponendo a carico della collettività attraverso il debito pubblico implicito prima ed esplicito poi dei costi delle promesse pensionistiche quando queste sono divenute insostenibili.

La politica illusionista ha giocato per 70 anni su questo segreto di Pulcinella confidando sulla crescita economica senza limiti.

Il sistema si è inceppato quando con la gestione separata INPS i nuovi iscritti dovevano sostenere i costi delle altre gestioni pur avendo delle promesse pensionistiche inferiori ponendo le basi per lo sviluppo del conflitto intergenerazionale.

La fine per le nuove generazioni dell'Eldorado pensionistico italiano[modifica | modifica sorgente]

Il 2014 ha segnato la fine del sogno pensionistico italiano con il primo segno negativo nel tasso annuo di capitalizzazione per la rivalutazione del montante contributivo individuale nozionale.

Significa che il meccanismo di salvaguardia della sostenibilità fiscale del sistema pensionistico pubblico italiano prometteva la restituzione di un importo inferiore sia in termini nominali ma soprattutto reali inferiore di molti punti percentuali rispetto ai contributi obbligatori versati.

La politica, con le sue sette riforme previdenziali| a partire dal 1992 voleva portare ad un sistema pensionistico pubblico secondo il modello previdenziale universale con una transizione lenta ed indolore confidando sulla capacità dell'economia italiana di sopportarne i costi stratosferici.

Il debito pubblico implicito somma dei costi delle pensioni retributive, delle baby pensioni, delle pensioni gonfiate o dei vitalizi dei parlamentari è stato fatto arrivare al 400% del PIL.

Per pagare tali costi si sono alzate le aliquote contributive pensionistiche di finanziamento| con le quali determinare l'importo dei contributi obbligatori per le assicurazioni obbligatorie e conseguentemente alzando il gettito fiscale in rapporto al PIL ai più alti livelli mondiali.

A questo si sono aggiunti i trasferimenti dalla fiscalità generale con una drastica riduzione delle spese per investimenti, istruzione ed il taglio di tutte le spese sociali che non siano destinate alle pensioni.

Quindi si operava una politica di consolidamento fiscale intervenendo su tutta la spesa corrente primaria ad eccezione della spesa pensionistica per le prestazioni previdenziali in essere.

Complice la crisi economica la bolla previdenziale contribuiva alla diminuzione del PIL reale del 10% dal picco del 2007. La riforma delle pensioni Fornero interveniva scaricando il costo della correzione dei conti su specifiche categorie come le donne e gli esodati e contribuendo al blocco del turn-over con l'aumento della disoccupazione giovanile oltre il 40%.

La tutela, da parte della riforma Fornero delle posizioni previdenziali maturate,[20] continuava la tradizione inaugurata con la riforma Dini ove il "cantiere previdenziale" sempre aperto scarica solo sul futuro i costi del passato[21] lasciando le lobby previdenziali in Italia indenni dal pagare i costi di una politica economica fallimentare.

La responsabilità dei sindacati sulle riforme pensionistiche[modifica | modifica sorgente]

Nel campo delle riforme delle pensioni i sindacati in Italia hanno sempre avuto un potere di veto.[22]

Ciò è avvenuto anche nel caso della riforma Dini ove in una intervista del 2013 Dini ricordava che se fosse stato introdotto il metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata sulla crescita per tutti si sarebbe ribellata tutta l'Italia.

Ciò ha portato al calvario delle continue riforme previdenziali ed al dissesto dei conti pubblici.

Nel 2014 il segretario della UIL Angeletti confermava che il non aver introdotto fin dal 1996 il metodo contributivo pro rata per tutti era stato un errore.[23]

Il governo Renzi e la questione pensioni[modifica | modifica sorgente]

La principale azione del governo Renzi si sostanziava nella nomina di Tiziano Treu quale commissario straordinario dell'INPS.

Le promesse di riequilibrio delle pensioni contributive restavano nel primo anno lettera morta. Ciò era dovuto al peso dei pensionati nel corpo elettorale.

Critiche all'informazione sul sistema pensionistico obbligatorio italiano[modifica | modifica sorgente]

1) Critiche all'affermazione "L'Italia, come la Svezia, ha adottato il sistema contributivo per il calcolo dei trattamenti pensionistici"[modifica | modifica sorgente]

Italia e Svezia sono due paesi modello in tema pensioni. Entrambi gli stati hanno infatti adottato il sistema contributivo per il calcolo dei trattamenti pensionistici.(Riccardo Galli 6/12/2013)[24]

Il sistema pensionistico pubblico ha introdotto il metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata sulla crescita solo in forma pro rata| ossia solo per i contributi previdenziali versati dopo il 1/1/2012, a partire dalla Riforma delle pensioni Fornero. Nel 2012 oltre il 90% delle pensioni erogate erano calcolate con il metodo di calcolo retributivo. Pertanto la sostenibilità fiscale del sistema pensionistico pubblico in Italia| non è influenzata nei bilanci correnti dei prossimi anni per questa introduzione. Gli effetti si vedranno nel medio-lungo periodo.

Con la riforma delle pensioni Fornero, in Italia la transizione tra il sistema DB (metodo di calcolo retributivo) e quello NCD (metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata sulla crescita avverrà in più di quaranta anni a partire dal 2012, mentre in Svezia si avrà una transizione rapida in 15 anni[25], pertanto i precedenti metodo di calcolo sono stati garantiti al 100% alla coorte nata nel 1938 e proporzionalmente a scendere allo 0% alla coorte nata nel 1954 per la quale il nuovo sistema vale al 100%. I nati nel 1960 si sono visti quindi tagliare i diritti pensionistici maturati.

Sia l'Italia che la Svezia hanno inserito nel proprio sistema pensionistico obbligatorio lo schema NDC. La differenza è nel fatto che dal 2020 tutte le nuove pensioni svedesi saranno calcolate con tale sistema a differenza dell'Italia dove ciò avverrà per le coorti intorno al 1978 e quindi dal 2044 circa, mentre per le coorti dal 1960 al 1978 la riforma Dini prevede il metodo pro rata|.

Ma i costi maggiori derivano dalle coorti fino al 1952 che fino al 2012 sono andate in pensione di anzianità con trattamenti generosissimi e costosi per la sostenibilità fiscale del sistema pensionistico pubblico|. Si tratta quindi di capire l'incidenza di costo delle generazioni dal 1938 al 1952 sul sistema pensionistico obbligatorio italiano e il diverso costo della transizione tra i vari sistemi in Italia, per il ritardo con cui si realizzerà la transizione dal sistema DB al sistema NDC.

Ma la differenza sostanziale è nella incidenza della spesa pensionistica rispetto al PIL pari nel 2012 al 15,4% in Italia e all'8,2% in Svezia.

2) Critiche all'affermazione "L'Italia ha un sistema pensionistico sostenibile"[modifica | modifica sorgente]

Il fatto di essere un paese in cui tutti i contributi previdenziali vengono ormai versati nell’ ambito di un sistema pensionistico sostenibile ci offre peraltro anche un vantaggio nei confronti degli altri paesi della crisi del debito pubblico e della stessa Germania.(Tito Boeri 5/12/2013)[26]

Secondo questa teoria, con le riforme previdenziali| degli ultimi 5 anni si è finalmente dato un assetto sostenibile| del sistema pensionistico quando, per definizione, un sistema pensionistico senza copertura patrimoniale è legato a tutte le variabili economiche| e demografiche| che interessano la popolazione che vi partecipa.

E questo in condizioni normali. L'uscita dalla crisi economica iniziata nel 2007 in Italia non è ancora avvenuta nel 2013 ed il recupero del PIL non è probabile per forse un decennio e si riesce a definire sostenibile il sistema pensionistico pubblico italiano.

Senza considerare il bilancio sociale INPS 2012 dove si vede che la copertura della spesa pensionistica con i contributi obbligatori per le assicurazioni obbligatorie è di poco superiore al 60% e lo squilibrio derivante dalla incorporazione dell'INPDAP che ha portato il primo disavanzo della sua storia nel bilancio 2012 dell'INPS. Tutto ciò senza considerare il brusco aumento del rapporto tra la spesa pensionistica ed il PIL a partire dal 2007 a seguito del crollo del PIL dell'Italia e l'impennata delle aliquote contributive pensionistiche di finanziamento| ben rilevabile dalla serie storica dei contributi obbligatori per le assicurazioni obbligatorie.

Solo nel settembre 2014, a seguito della pubblicazione del rapporto FMI redatto ai sensi dell'art. 4 del trattato, risultava evidente che la riforma delle pensioni Fornero non aveva affatto affrontato i costi derivanti dalle situazioni passate.[27][28]

Nell'ottobre del 2014 un report del Melbourne Mecer Global Pension Index l'Italia era classificata in 25ª posizione su 25 paesi esaminati riguardo alla sostenibilità del suo sistema pensionistico, anche se visto nell'ottica globale del sistema pensionistico italiano ossia di quello pubblico e di quello privato|.

Associazione di associazioni[modifica | modifica sorgente]

Le casse di forma giuridica privata sono associate nell'ADEPP, Associazione degli enti previdenziali privati.

ISTAT Statistiche sul sistema pensionistico pubblico[modifica | modifica sorgente]

Serie storiche della spesa pensionistica sul pil anni 1971 2010[modifica | modifica sorgente]

ISTAT Serie storiche spesa pensionistica sul PIL anni 1971-2010 tavola 5.4.

I trattamenti pensionistici Anno 2011 - Raccolta di tavole ISTAT[modifica | modifica sorgente]

In questa raccolta di tavole statistiche sono indicati i dati relativi ai trattamenti pensionistici in Italia al 31/12/2011.

In evidenzia nel testo gli indici di beneficio relativo| per i diversi trattamenti pensionistici.

I trattamenti pensionistici Anno 2010 - Raccolta di tavole ISTAT[modifica | modifica sorgente]

In questa raccolta di tavole statistiche sono indicati i dati relativi ai trattamenti pensionistici in Italia al 31/12/2010.

In evidenzia nel testo gli indici di beneficio relativo| per i diversi enti (v. pag. 18).

La posizione dei partiti politici italiani sul sistema pensionistico pubblico dopo la riforma Fornero[modifica | modifica sorgente]

Movimento 5 Stelle[modifica | modifica sorgente]

Imposta sostitutiva sulle prestazioni previdenziali[modifica | modifica sorgente]

Il Movimento 5 Stelle proponeva, nel novembre 2014, di sostituire la normale tassazione delle prestazioni previdenziali, con una imposta sostitutiva progressiva per scaglioni al fine di ridimensionare le cosiddette pensioni d'oro.[29][30]

Critiche alla proposta[modifica | modifica sorgente]

Il sistema pensionistico pubblico italiano è basato sul modello previdenziale corporativo fascista che genera un'ampia gamma di sperequazioni nella restituzione dei contributi previdenziali versati per cui andando ad intervenire sulla tassazione in base agli importi rischia di penalizzare chi ha versato regolarmente senza colpire effettivamente le situazioni patologiche come ad esempio il caso della pensione gonfiata.

Emendamenti alla legge di stabilità 2015[modifica | modifica sorgente]

Un primo emendamento prevede l'introduzione di un tetto massimo per le pensioni o i vitalizi erogati da gestioni previdenziali pubbliche in base al sistema retributivo "Le pensioni ovvero i vitalizi erogati da gestioni previdenziali pubbliche in base al sistema retributivo, non possono superare i 5.000 euro netti mensili. Sono fatti salvi soltanto le pensioni e i vitalizi corrisposti in base al sistema contributivo.Qualora il trattamento sia cumulato con altri trattamenti pensionistici erogati da gestioni previdenziali pubbliche in base al sistema retributivo, l'ammontare onnicomprensivo non puo' superare gli 8.000 euro netti mensili"

Il secondo emendamento prevede "Ai soggetti titolari di unico trattamento pensionistico o di più trattamenti pensionistici la cui somma degli importi percepiti, a prescindere dal requisito anagrafico, non superi la soglia di seicento euro viene comunque corrisposto un rateo integrato nella misura minima di 600 euro per dodici mensilita'"[31]

Critiche alla proposta di aumento della pensione a 600 euro[modifica | modifica sorgente]

L'aumento proposto dal Movimento Cinque Stelle si configurava come l'ennesimo aumento della spesa pensionistica in Italia che è già la più alta del mondo in rapporto al PIL e che ha già innescato la spirale della bolla previdenziale.

Infatti il finanziamento di tale aumento di spesa veniva proposto riducendo il bonus degli 80 euro,[32] prima manovra economica che tentava di riequilibrare il saccheggio legale operato attraverso la spesa pensionistica ai danni dei lavoratori italiani che avevano gli stipendi più bassi rispetto ai paesi europei avanzati.

Anche il movimento non si sottraeva alla logica del consenso elettorale nonostante già nelle precedenti elezioni europee avesse già denunciato che il partito dei pensionati era schierato contro di esso. Con questa proposta il movimento preferiva non schierarsi nel conflitto intergenerazionale che si stava accendendo e che avrebbe richiesto politiche di consolidamento fiscale ossia di riduzione della spesa pensionistica come richiesto anche dall'FMI nel giugno del 2014.

Forza Italia[modifica | modifica sorgente]

Il senatore forzista D'Alia ha affermato in Senato che “Forza Italia è pronta a usare ogni mezzo per bloccare qualunque tentativo di ridurre gli importi delle attuali pensioni”.[33]

Silvio Berlusconi invece prometteva che nel caso Forza Italia fosse tornata al governo le pensioni minime sarebbero innalzate a 1.000 euro per 13 mensilità.[34]

Lega Nord[modifica | modifica sorgente]

La Lega Nord ha promosso nella primavera del 2014 un referendum per l'abrogazione della Riforma delle pensioni Fornero.[35]

Partito Democratico[modifica | modifica sorgente]

Uscita flessibile[modifica | modifica sorgente]

Il presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano nel 2013 ha presentato una proposta di legge per l'uscita anticipata dal lavoro.[36]

Critiche alla proposta di uscita flessibile[modifica | modifica sorgente]

I coefficienti adottati prevedono penalizzazioni troppo ridotte per mantenere l'equilibrio attuariale e quindi la proposta è l'ennesimo tentativo di furto intergenerazionale con effetti dirompenti sulla bolla previdenziale.

In Svizzera la proposta di riforma prevedeva la penalizzazione di 3,6 punti percentuali per ogni anno anticipato contro i 2 massimi previsti dalla proposta Damiano.

Curioso inoltre che la proposta prevede che con l'aumento degli anni di contribuzione la penalizzazione diminuisca, introducendo l'ennesimo effetto regressivo al sistema pensionistico pubblico, visto che chi va in pensione con 40 anni di anzianità contributiva già usufruisce grazie al metodo di calcolo retributivo di altri vantaggi regressivi.

Per tali caratteristiche, tale proposta di legge è classificabile tra i tentativi di saccheggio legale.

La posizione dei sindacati italiani sul sistema pensionistico pubblico dopo la riforma Fornero[modifica | modifica sorgente]

Il Sindacato pensionati italiano SPI[modifica | modifica sorgente]

Il sindacato rivendicava la concessione degli 80 euro già concessi ai lavoratori dipendenti.[37]

UGL Unione generale del lavoro[modifica | modifica sorgente]

Nel novembre 2014 decideva di appoggiare il referendum della Lega Nord.

CGIL Confederazione generale italiana del lavoro[modifica | modifica sorgente]

Nel novembre 2014 decideva di appoggiare il referendum della Lega Nord.[38]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. Claudio Romini, L'Opinione, 15/11/2014, http://www.opinione.it/editoriali/2014/11/15/romiti_editoriale-15-11.aspx#.VGceFCKkNSM.twitter. URL consultato il 15 novembre 2014.
    «Fin da quando ho cominciato ad interessarmi di politica, mi sono sempre posto una domanda: se la mano pubblica si espone eccessivamente dal lato della spesa corrente, come può farvi fronte nel caso di una molto prolungata recessione? O taglia la medesima spesa corrente o aumenta i debiti - tertium non datur - è l’unica risposta possibile.».
  2. sentenza del Consiglio di Stato del 1 ottobre 2014 n. 4882/2014 (XML), in Corte dei Conti.
    «la trasformazione operata dal d.lgs. n. 509 del 1994 ha lasciato immutato il carattere pubblicistico dell'attività istituzionale di previdenza ed assistenza svolta dagli enti in esame, che conservano una funzione strettamente correlata all'interesse pubblico: è a tale attività, e alla connessa rilevanza, che si correlano il potere di ingerenza e di vigilanza ministeriale e il controllo della Corte dei conti,».
  3. LaVoce.info 03/10/2014, Soprattutto, lui che è così ossessionato dal peso morto del “vecchio”, dovrebbe liberarsi da una logica puramente lavoristica nel pensare al welfare. Questa logica è stata alla base del welfare come lo conosciamo, e in Italia ancor più che altrove: salvo la sanità, pressoché tutte le politiche sociali sono di tipo categoriale e lavoristico, anziché essere dirette ai cittadini in quanto tali.
  4. Il Sole 24 Ore 03/09/2014, ... il sistema previdenziale che si è costruito negli ultimi decenni sia stato, e quindi sia ancora, caratterizzato da una serie di trattamenti che hanno creato una giungla di condizioni diverse, alcune di vero e proprio privilegio.
  5. ANSA 02/10/2014,  I ragionieri versano un contributo previdenziale ”del 15% con tendenza a crescere. E, se e quando andremo in pensione, lo faremo con un assegno di 800 euro. I colleghi che hanno destinato, col sistema retributivo, circa l’8%, l’altro anno hanno invece chiuso l’attivita’ con almeno 3.500 euro mensili”.
  6. Il Corriere della Sera 21/08/2014, Alberto Brambilla mise a confronto la spesa per le pensioni liquidate con il retributivo coi versamenti contributivi sottostanti e scoprì che in media tutte le categorie beneficiavano di alcuni anni di pensione non coperti da versamenti da un minimo di 8 anni per i dipendenti privati ai 20 di artigiani e commercianti (che allora pagavano contributi irrisori), passando per i 10 dei dipendenti pubblici
  7. ElencoISTAT, v. ISTAT 2012 Enti nazionali di previdenza e assistenza
  8. D.Lgs.509/1994
  9. BilancioPrevisione2013, p. 59
  10. D.Lgs.103/1996
  11. PrimoRapportoAdEPP2011
  12. SentenzaConsiglioStato28/11/2012
  13. ContoEconomicoAmministrazioniPubbliche2011
  14. SentenzaTAR30034/2010, Ci si deve mettere d’accordo una volta per tutte sulla natura dell’Ente previdenziale privato perché non lo si può far nascere privato perché privo di finanziamenti pubblici, diretti o indiretti, e poi dalla obbligatorietà della contribuzione e dalla natura solidale di parte di essa, condizioni già previste alla nascita, riportarlo nell’alveo degli organismi pubblici del legislatore comunitario.
  15. Elenco pubbliche amministrazioni
  16. costituzione, art. 23
  17. WSJ, Italians born in 1970, who are about 43 now, will pay 50% more in taxes as a percentage of their lifetime income than those born in 1952, according to research from the Bank of Italy and the University of Verona. The research also found they will receive half the pension benefits that Italy's 60-somethings are getting or are poised to get.
  18. A24
  19. SistemiGestionePrevidenziali
  20. Le misure per dire addio ai privilegi (e dare giustizia ai giovani), in Il Sussidiario, 18 novembre 2014. URL consultato il 23 novembre 2014.
    «Secondo quanto stabilito dalla riforma Dini che nel 1995 lavoravano già da 18 anni vadano in pensione con il metodo retributivo che garantisce un assegno mensile molto più ricco e sostanzioso.».
  21. Le misure per dire addio ai privilegi (e dare giustizia ai giovani), in Il Sussidiario, 18 novembre 2014. URL consultato il 23 novembre 2014.
    «Ricordiamo che negli ultimi 30 anni non è cambiato solo il metodo di calcolo della pensione ma anche i requisiti per averla. In pratica sono aumentati i contributi versati dai lavoratori e contemporaneamente è diminuita la misura delle pensioni: peggio non poteva capitare!.».
  22. Roma, marcia anti manovra, in Il Corriere della Sera, 12 novembre 1994. URL consultato il 31 ottobre 2014.
    «Scusi D' Antoni, ma in questo Paese si puo' decidere qualcosa senza l' accordo dei sindacati? "Certamente che si puo' ". Sulle pensioni no, pero' . "Su temi come le pensioni, che riguardano milioni di persone che danno fiducia al sindacato, non si puo' decidere senza il nostro accordo.».
  23. Le misure per dire addio ai privilegi (e dare giustizia ai giovani), in Il Sussidiario, 18 novembre 2014. URL consultato il 23 novembre 2014.
    «Un errore il sindacato lo ha fatto sulla riforma pensioni. Avremmo dovuto accettare il contributivo pro rata per tutti. Ci saremmo risparmiati tanti problemi che sono venuti dopo.».
  24. Bliz20131206, Italia e Svezia sono due paesi modello in tema pensioni. Entrambi gli stati hanno infatti adottato il sistema contributivo per il calcolo dei trattamenti pensionistici. Quel sistema per cui il peso dell’assegno della pensione è calcolato sui contributi realmente versati e, a differenza del sistema retributivo, non sulle ultime buste paga.
  25. InarcassaWorkshop, pag. 13 nati tra 1938-1953 sono inclusi nel nuovo sistema con una proporzione crescente. 100% per i nati 1954+. Parziale ricalcolo dei diritti pensionistici acquisiti dal 1960. Notevole accelerazione del processo di transizione.
  26. Triskel20131203, Il fatto di essere un paese in cui tutti i contributi previdenziali vengono ormai versati nell’ambito di un sistema pensionistico sostenibile ci offre peraltro anche un vantaggio nei confronti degli altri paesi della crisi del debito pubblico e della stessa Germania. Il fatto è che una riduzione dei contributi fa aumentare il disavanzo corrente, ma ridurrà automaticamente quelli futuri per il minor debito implicito associato al pagamento delle pensioni, man mano che queste andranno a maturazione.
  27. Il Sole 24 Ore 21/09/2014, Se da qui al 2018 le pensioni costeranno altri 30 miliardi in più, ogni taglio su altri settori verrà vanificato. Ovvio che alla base del costante incremento della spesa pensionistica ci sono nodi strutturali: dall'aumento del numero di pensionati e pre-pensionati, alla riduzione della forza lavoro e quindi dei contribuiti figli della lunga crisi italiana. Ma a far gonfiare quella montagna di miliardi di prestazioni ci sono gli effetti nefasti delle baby-pensioni, delle anzianità, delle pensioni pubbliche, mediamente più ricche del 40% rispetto alle pensioni dei dipendenti privati.
  28. FMI Article IV 2014, pag. 29 This reflects not only the high share of elderly population but also a high replacement rate for existing pensioners, who were largely unaffected by the recent pension reforms.
  29. Redazione, Pensioni d’oro, Walter Rizzetto M5S vuole tagliarle e supertassarle. Ma come?, in blastingnews, 31/10/2014. URL consultato il 21 novembre 2014.
    «Nel nostro sistema tributario sono presenti delle tipologie diverse di imposte sostitutive conformi al dettato costituzionale (in particolare in riferimento all’Articolo 53, quello impugnato dalla Corte per respingere i tentativi fatti). In sintesi, dunque, chiediamo al governo di introdurre un’imposta sostitutiva con aliquote progressive».
  30. Redazione, M5s: stangata fiscale su pensioni d’oro (50%) e sconto fiscale a minime (21%), in blastingnews, 8/11/2014. URL consultato il 21 novembre 2014.
    «In deroga al comma 1 dell’articolo 11 del DPR n. 917 del 1986, per i redditi di pensione si applica un’imposta sostitutiva determinata applicando al reddito complessivo, al netto degli oneri deducibili indicati nell’articolo 10 del DPR n. 917 del 1986, le seguenti aliquote per scaglioni di reddito:».
  31. Redazione, Pensioni Oggi, 15/11/2014, http://www.pensionioggi.it/notizie/previdenza/riforma-pensioni-il-governo-apre-alle-modifiche-559089#ixzz3J8CnrLsK. URL consultato il 15 novembre 2014.
    «Tra gli emendamenti "segnalati" e sui quali si svolgerà dunque la votazione compaiono anche due proposte presentate dal M5S che prevedono l'introduzione di un tetto massimo per le pensioni o i vitalizi erogati da gestioni previdenziali pubbliche in base al sistema retributivo e, dall'altra parte, pensioni minime a 600 euro.».
  32. Marinella La Scala, Il Pd boccia l’aumento delle pensioni minime proposto dai 5 Stelle, in Lamezia Live, 18/11/2014. URL consultato il 20 novembre 2014.
    «Oggi alla Camera è iniziata la sessione di bilancio sulla legge di stabilità 2015 e il M5s, con l’ emendamento 2.11, ha proposto al Governo di ridurre la cifra degli 80 € a 40 € e utilizzare le risorse avanzate che corrispondono esattamente alla cifra necessaria per aumentare le pensioni minime da 485€ (un importo ben al di sotto della soglia di povertà) a 600 €.».
  33. Claudio Romini, L'Opinione, 15/11/2014, http://www.opinione.it/editoriali/2014/11/15/romiti_editoriale-15-11.aspx#.VGceFCKkNSM.twitter. URL consultato il 15 novembre 2014.
    «Ma non basta. Il senatore forzista D’Alì, secondo un italico liberalismo di pastafrolla, ha recentemente intimato, nel corso di un duro intervento nella Camera alta, all’Esecutivo dei miracoli di “mettere giù le mani dalle pensioni”, dato che la drammatica congiuntura che sta vivendo il Paese renderebbe obbligatorio un intervento per salvaguardare la tenuta del sistema. “Forza Italia – ha tuonato D’Alì – è pronta a usare ogni mezzo per bloccare qualunque tentativo di ridurre gli importi delle attuali pensioni”.».
  34. redazione, Il Gazzettino, 20/11/2014, http://www.gazzettino.it/ITALIA/POLITICA/berlusconi_elezioni_pensionati_dentista_gratis/notizie/1022099.shtml. URL consultato il 20 novembre 2014.
    ««Quando torneremo al governo», promette, alzeremo le pensioni minime a 1000 euro.».
  35. Claudio Romini, L'Opinione, 15/11/2014, http://www.opinione.it/editoriali/2014/11/15/romiti_editoriale-15-11.aspx#.VGceFCKkNSM.twitter. URL consultato il 15 novembre 2014.
    «Peccato che tali importi rappresentino un costo proibitivo per una economia traballante, assorbendo oltre il 17 per cento del Pil. A tutto ciò fa da surreale corollario il referendum promosso dal nuovo corso leghista di Matteo Salvini, con il quale si vorrebbe cancellare la summenzionata riforma Fornero, onde accelerare allegramente il momento delle redde rationem finanziario.».
  36. pensioni oggi, Riforma Pensioni: nel 2015 il Governo riveda l’età pensionabile, in Finanza in Chiaro, 21/11/2014. URL consultato il 21 novembre 2014.
    «La proposta di legge prevede che le lavoratrici e lavoratori (pubblici, privati ed autonomi) che hanno raggiunto i 62 anni di età che abbiano maturato un’anzianità contributiva di almeno 35 anni, possono accedere a forme di pensionamento flessibili sempre che l’importo dell’assegno pensionistico, secondo l’ordinamento previdenziale di appartenenza, sia pari ad almeno 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale.».
  37. Claudio Romini, L'Opinione, 15/11/2014, http://www.opinione.it/editoriali/2014/11/15/romiti_editoriale-15-11.aspx#.VGceFCKkNSM.twitter. URL consultato il 15 novembre 2014.
    «Ovviamente anche dalle parti della sinistra radicale, Cgil e Sel in testa, non si scherza da questo punto di vista, con un esercito di demagoghi da strapazzo sempre pronti a fare i generosi coi quattrini degli altri, come la professionista del sindacato Cantone la quale, a giorni alterni, la troviamo in tutte le tivù nazionali a spiegarci la drammatiche condizioni dei pensionati, senza mai affrontare la basilare questioncina della tenuta finanziaria dell’Inps.».
  38. Claudio Romini, L'Opinione, 15/11/2014, http://www.opinione.it/editoriali/2014/11/15/romiti_editoriale-15-11.aspx#.VGceFCKkNSM.twitter. URL consultato il 15 novembre 2014.
    «Ovviamente anche dalle parti della sinistra radicale, Cgil e Sel in testa, non si scherza da questo punto di vista, con un esercito di demagoghi da strapazzo sempre pronti a fare i generosi coi quattrini degli altri, come la professionista del sindacato Cantone la quale, a giorni alterni, la troviamo in tutte le tivù nazionali a spiegarci la drammatiche condizioni dei pensionati, senza mai affrontare la basilare questioncina della tenuta finanziaria dell’Inps.».

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Leggi[modifica | modifica sorgente]

  • Template:Cita legge
  • Legge 8 agosto 1995, n. 335, in materia di "Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare."
  • Decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, in materia di "Attuazione della delega conferita dall'art. 1, comma 32, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, in materia di trasformazione in persone giuridiche private di enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza."
  • Decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, in materia di "Attuazione della delega conferita dall'art. 2, comma 25, della legge 8 agosto 1995, n. 335, in materia di tutela previdenziale obbligatoria dei soggetti che svolgono attivita' autonoma di libera professione."

Sentenze[modifica | modifica sorgente]

News[modifica | modifica sorgente]

Web[modifica | modifica sorgente]

2019[modifica | modifica sorgente]

https://www.startmag.it/economia/francia-macron-pensioni/

< Indice >