Spesa pensionistica pubblica

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    La spesa pensionistica pubblica in Italia è l'insieme di tutte le spese dello Stato italiano attraverso il sistema pensionistico pubblico in Italia per garantire il cittadino nelle situazioni di stato di bisogno previste dall'art. 38 della Costituzione.

    Lo Stato, una volta definiti con delle leggi speciali, quali devono essere i livelli di tutela dei lavoratori e dei cittadini da garantire con le assicurazioni sociali obbligatorie provvede alla copertura delle spese, che prende il nome appunto di spesa pensionistica in quanto tali provvidenze sono garantite con una pensione corrisposta da enti previdenziali.

    Il finanziamento della spesa pensionistica in Italia[modifica | modifica sorgente]

    Il sistema pensionistico pubblico in Italia ha la gestione finanziarie tipica del sistema pensionistico pubblico a redistribuzione dei tributi e quindi senza copertura patrimoniale delle promesse pensionistiche pertanto non essendovi il patrimonio a garanzia delle obbligazioni assunte dallo Stato, la spesa pensionistica dell'anno corrente è pagata con le entrate fiscali correnti.

    Le imposte sono raccolte o direttamente dagli enti previdenziali, che sono enti impositori, tramite la riscossione dei contributi obbligatori per le assicurazioni obbligatorie ovvero nel caso dell'INPS con integrazioni al bisogno provenienti da trasferimenti dalle entrate della fiscalità generale.

    Ciò significa che le pensioni erogate nell'anno corrente sono pagate con le entrate fiscali dell'anno corrente e, in caso di squilibrio si ricorre, attraverso il bilancio dello Stato, alla emissione di titoli di debito pubblico esplicito.

    Significa anche che le pensioni erogate in passato, sono state pagate con le imposte correnti raccolte nel passato e che le pensioni che saranno erogate in futuro saranno pagate con le imposte che sarà possibile raccogliere dallo Stato o direttamente o tramite pubbliche amministrazioni a ciò destinate (enti previdenziali) e che quindi le pensioni erogate hanno contribuito, essendo una spesa corrente, al deficit corrente del bilancio dello Stato, cosi come le pensioni che saranno erogate in futuro saranno condizionate sia dal livello del debito pubblico che dal deficit corrente dell'anno in cui saranno erogate.

    La spesa pensionistica nel modello previdenziale corporativo fascista[modifica | modifica sorgente]

    In Italia gli enti previdenziali sono organizzati secondo il modello previdenziale corporativo fascista.

    Tale applicazione è, fin dall'origine, la fonte di tutti gli squilibri e dei regali pensionistici operati in Italia, attraverso pubbliche amministrazioni, che ha portato l'Italia ad avere un debito pubblico implicito per le sole prestazioni pensionistiche in essere di 100 punti percentuali di PIL, superiore a quello della Germania.

    Tale sistema ha anche gli stessi effetti di una tassazione regressiva in quanto opera il trasferimento delle imposte dai meno abbienti ai più abbienti con apposite politiche di redistribuzione dei redditi.

    Quindi la spesa pensionistica è un campo in cui si esplica il conflitto intergenerazionale attraverso il metodo della spoliazione legale.

    Ciò è facilmente constatabile andando a verificare i bilanci dei singoli enti previdenziali o delle singole gestioni, fondi, casse come diversamente chiamate e confrontandoli con le rispettive leggi speciali che regolano i metodi PAYG che applicano ai propri iscritti.

    Perché l'indicatore della spesa pensionistica è il suo rapporto con il PIL[modifica | modifica sorgente]

    È interessante osservare che per valutare la sostenibilità della spesa pensionistica si veda il suo rapporto con il PIL di un paese e non con i contributi versati.

    Infatti, come evidenziato dalla ormai indiscussa teoria costituzionale nel diritto della previdenza sociale le pensioni sono un servizio pubblico e non è importante valutarne i costi in rapporto ai contributi versati, ma alle potenzialità di un paese di produrre reddito, visto che alla fine il servizio e pagato con le imposte che possono essere raccolte in qualsiasi modo e non solo attraverso i contributi.

    Tale sistema in Italia è chiaramente evidente con i trasferimenti dal bilancio dello Stato all'INPS, soprattutto dopo la riforma Monti che ha accorpato in INPS il 95% delle posizioni previdenziali.

    Se fosse valida la teoria assicurativa nel diritto della previdenza sociale la sostenibilità sarebbe valutata esclusivamente sui contributi incassati dalla singola gestione, ma la storia italiana insegna che le gestioni corporative non sono sostenibili per l'instabilità finanziaria causata essenzialmente dalle oscillazioni demografiche delle singole corporazioni con la nascita e la scomparsa di intere professioni.

    Il debito pensionistico latente in Italia[modifica | modifica sorgente]

    Il debito pensionistico latente è passato dal 150% del PIL nel 1960 al 400% del PIL nei primi anni 1990.[1]

    Una parte consistente di tale debito pensionistico latente deriva dalle promesse pensionistiche| dei partiti politici in materia pensionistica e non dalla reale contribuzione| dei lavoratori.

    Le serie storiche della spesa pensionistica in Italia[modifica | modifica sorgente]

    La serie storica della spesa pensionistica è rilevata dall'ISTAT.[2]

    Altre importanti grafiche sulla spesa pensionistica sono fornite dall'ISTAT qui.

    Un report sulla spesa pensionistica italiana è stato redatto nel 2014 dal Comitato Scientifico di Itinerari Previdenziali.

    Rapporto completo

    Sintesi

    Tabella 1

    Tabella 2

    Grafici Casse Professionali

    Prestazioni a sostegno del reddito

    Le previsioni di spesa dal 2014[modifica | modifica sorgente]

    Secondo il rapporto dell FMI in base all'Articolo 4 del trattato, l'Italia dal 2014 dovrebbe intervenire sulla spesa per le pensioni, nonostante le recenti riforme previdenziali, in quanto la spesa pensionistica è la più alta tra i paesi OCSE, essa rappresenta circa il 30% di tutte le spese del bilancio dello Stato e poiché i trasferimenti per altre politiche sociali rivolte ai giovani sono ridotte al minimo (un settimo della spesa per le pensioni).

    Documenti[modifica | modifica sorgente]

    Agenzia ANSA: Ocse: in Italia età pensionabile futura tra più alte, 71 anni. https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2021/12/08/ocsein-italia-eta-pensionabile-futura-tra-piu-alte71-anni_c63efdc2-91a5-4b09-ac3c-d0725f217feb.html

    Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

    Web[modifica | modifica sorgente]

    Note[modifica | modifica sorgente]

    1. Morcaldo 2007, pag. 12 - Il “debito pensionistico”, cioè l’ammontare delle riserve che sarebbe stato necessario accumulare in un regime di capitalizzazione per far fronte agli impegni presi, per effetto della progressiva estensione del sistema e dei continui miglioramenti apportati alla normativa cresceva rapidamente, passando da una volta e mezzo il prodotto interno lordo annuo nel 1960 a poco meno di quattro volte nei primi anni novanta.
    2. Previdenza e assistenza sociale (PDF), in ISTAT, 2010. URL consultato l'8 settembre 2014.
      «v. Cap. 5 tab. 5.1.».

    2 - Sistemi pensionistici pubblici

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