Teoria unificante delle conoscenze

Da const.

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Lo maggior don che Dio... Fesse creando... Fu della volontà la libertate (Dante)


"Io sono uno studioso e sento tutta la sete di conoscere che può sentire un uomo. Vi fu un tempo nel quale io credetti che questo costituisse tutto il valore dell'umanità; allora io sprezzavo il popolo che è ignorante. È Rousseau che mi ha disingannato. Quella superiorità illusoria è svanita, ho imparato che la scienza è inutile, se non serve a mettere in valore l'umanità". (I. Kant, "Critica della Ragion pratica"). suggerita da Luca Maria Blasi


"Tutte le verità sono facili da capire una volta che sono state rivelate. Il difficile è scoprirle."


Galileo Galilei


Né le scienze sociali sembrano, a tutt'oggi, riconducibili a una teoria generale in grado di unificarle. Anche a questo proposito non sono mancati i tentativi di determinare una piattaforma teorica comune alle varie discipline che studiano la società, o per lo meno la società umana; ma sempre questi tentativi si sono dimostrati inadeguati, e hanno finito per emarginare qualcuna delle scienze che avrebbero dovuto, invece, tenere insieme. cit. Treccani



Con questo lavoro si propone una teoria unificante delle conoscenze che, partendo dalla definizione dei fenomeni, mette in relazione le scienze assolute, le dottrine volontarie e la loro applicazione con le tecnologie sociali.

Questo perché tutti i fenomeni sono responsabili della trasformazione della energia originaria del Big Bang che è un valore costante in base alla legge di conservazione dell'energia (Vito Mancuso).

Attualmente abbiamo come base di partenza la distinzione tra scienze dure e scienze molli.

Sulle scienze dure c'è poco da dire; partendo dalla definizione dei mattoni della materia, le particelle che compongono l'atomo, si sviluppano tutte le varie scienze che essendo univoche nella definizione dei fenomeni le ho rinominato scienze assolute.

Per quanto riguarda le scienze molli, ho preso spunto da una citazione di Dante per mettere al centro anziché l'uomo, la volontà.

Le scienze molli correntemente fanno riferimento alle "scienze sociali" o "scienze umane".

L'uso del termine "scienze" è la prima aberrazione che ha preso piede nelle università, non tutte per fortuna.

Discipline è il termine che era usato in passato.

Oppure dottrine.

Verrebbe naturale aggiungere il termine sociali o umane, altri li chiamano studi sociali.

Prendendo spunto da Dante le ho chiamate discipline volontarie perché esse non hanno nulla a che vedere con le scienze deterministiche.

Il tentativo generale delle "scienze sociali" è quello di scimmiottare le scienze dure, cercando di utilizzare metodi che ricordano il metodo scientifico.

L'università è arrivata al punto di classificare tutti gli scienziati con la bibliometria.

Anche l'economia ha preso la strada delle formule matematiche per spiegare i fenomeni economici addirittura in contrasto con la finanza comportamentale.

Quindi definire disciplina volontaria l'economia significa confutare alla radice tutta l'impostazione corrente dove la si vuole riportare ad una scienza assoluta deterministica ove i fenomeni si riproducono con il metodo sperimentale.

Stessa cosa vale per le discipline politiche, della comunicazione, le scienze sociali, per tutte le parti che vogliono giustificare delle pseudo leggi con un metodo pseudo scientifico.

Tutte queste definizioni sono superate dalla definizione di discipline volontarie che hanno come oggetto il fenomeno volontario ossi la volontà.


Nella definizione di fenomeno volontario vi è un passaggio fondamentale ossia il collegamento tra volontà e fenomeno assoluto.


Il punto unificante le conoscenze è che tutti i fenomeni, volontari ed assoluti avvengono grazie alla energia originaria del Big Bang.

La volontà è la molla che tra tutte le opzioni che il fenomeno umano elabora con la sua intelligenza, quella che lo fa accadere i fenomeni volontari che sono una trasformazione di energia.


Volontà, sinonimo di vita intelligente, come causa dei fenomeni volontari, è l'equivalente della legge assoluta naturale per i fenomeni assoluti.


Quindi sviluppare una teoria unificante delle conoscenze negando la peculiarità della volontà rispetto alle leggi di natura significa negare l'unicità dell'uomo.


Guardando l'universo come un sistema chiuso, secondo il metodo sperimentale se non ci fosse la vita, tutto quello che accade dal primo istante fino all'ultimo istante dell'esistenza dell'universo, è già tutto scritto nelle leggi assolute (conosciute e sconosciute) e può essere alterato solo dalla volontà.


La distinzione dei fenomeni quindi non va fatta in base alla materia viva o inerte, ma in base al fatto se sono volontari o involontari in quanto i primi cambiano la storia dell'universo, i secondi no.


La volontà è quindi il fenomeno unificante solo di tutte le discipline volontarie, dalla storia, alla filosofia, al diritto, all'economia, alla finanza, è da essa scaturiscono tutte le regole più disparate che le dottrine volontarie raccolgono.


L'unione di tutte le conoscenze è data dal fatto che tutti i fenomeni sono una trasformazione di energia.


E = m c²


Quindi la semplice vita è diversa dalla vita intelligente in quanto questa non può essere definita da nessuna formula che sarebbe la negazione della esistenza della volontà dell' uomo e quindi della capacità di fare la storia.


http://www.sacromontevarese.net/it/cronaca/riflessioni-dal-sacro-monte-f-magnani/3266-e-l-uomo-che-fa-la-storia


Ma, come le leggi dei fenomeni involontari, le leggi assolute, di natura, non stanno in nessuna parte della equazione di Einstein, così il fenomeno intelligente, quello che fa accadere i fenomeni volontari, che è capace di cambiare la storia, è altro, lo spirito, l'intelligenza, l'anima, la volontà, la morale, l'etica, la dignità o come altro la si voglia chiamare.


L'uomo vive nell'universo sociale, crea infinite strutture sociali e, solo all'interno di esse che si sviluppa la storia.


Ed è spesso chi non ha nulla da perdere che fa la storia.


Concludendo i fenomeni involontari nel loro manifestarsi svelano il disegno assoluto naturale che vi è dietro, i fenomeni volontari svelano la volontà dell'uomo che vi è dietro.


Il più grande inganno è far credere che la volontà dell'uomo sia imprigionata in una legge assoluta, e quindi che il libero arbitrio non esista perché allora non esisterebbe la capacità di intendere e di volere, ossia l'intelligenza riflessiva e di conseguenza la responsabilità morale che è l'essenza della vita. Un uomo se non le manifesta è uno schiavo limitato alla intelligenza reattiva ed alla responsabilità legale.


Banalizzando, nell'universo fisico, i fenomeni accadono perché c'è la legge assoluta (legge naturale) affiancata alla legge dell'uomo ossia la volontà (legge artificiale).


Dialoghi[modifica | modifica sorgente]

Mario Paolo Rossi gli amici sono risorse.


Mario Paolo Rossi mi piace molto. Ha molto senso. Almeno per chi ha orizzonti di senso.


Carmela Gioscia in sintesi tutto si muove per l'energia originaria dell'universo, la materia inerte in base alle leggi naturali, la materia vivente in base alla volontà dell'uomo che si fa legge e coinvolge anche la materia inerte secondo le proprie leggi. L'elemento unificante delle scienze non sono le leggi ma l'energia, senza la quale non potrebbe accadere nulla.


Mario Paolo Rossi molto bello. Da una rapida scorsa avevo intuito la sintesi. Leggerò con attenzione. Spunti molto significativi.


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